La religione nella vita degli indiani americani


Una cerimonia religiosa
Il tema della religione pervade tutti gli studi sulla cultura indiana. Gli indiani erano un popolo particolarmentè pio e devoto, che considerava se stesso un’estensione della natura animata ed inanimata. La religione e il rituale erano quindi in funzione di qualsiasi attività: la ricerca del cibo e gli altri modi di sopravvivenza, la tecnologia, l’organizzazione sociale e politica, la guerra e l’arte. La religione e la magia erano connesse con la scienza pratica, in quanto la preghiera era usata in collegamento con le tecniche della caccia e della pesca, e gli incantesimi accompagnavano i rimedi a base di erbe per curare le malattie. Per gli indiani i fenomeni naturali erano inseparabili da quelli sovrannaturali.
Il mito era un modo di comprendere la realtà. La religione aveva un ruolo importante nell’interpretazione dell’universo e nell’adattamento dell’attività umana alla natura circostante.
Oltre al senso del sacro si possono anche fare altre considerazioni riguardo alla religione indiana. Una parte della loro relazione assai intima con la natura è costituita da un senso di parentela con il mondo naturale e dall’attribuzione di anime innate e proprietà umane a piante, ammali, oggetti inanimati e fenomeni naturali. La religione indiana implicava di solito la credenza che l’universo fosse pieno di forze soprannaturali e di spiriti potenti.
Lo sciamanesimo era una forma comune di pratica religiosa, in cui gli individui cercavano di controllare quegli spiriti attraverso l’uso della magia. Altre caratteristiche di molte culture indiane erano la ricchezza di miti e di leggende, cerimonie e oggetti sacri, la ricerca di visioni e l’uso di piante psicotrope per facilitare tali visioni, la musica e la danza come parte del rituale e il concetto del sacrificio per ottenere il favore degli spiriti.
Oltre a quei tratti comuni, la religione indiana presenta una mirabile varietà di credenze, simboli sacri e sistemi religiosi. Le diverse tribù o gruppi imparentati di popoli avevano una vista differente del mondo soprannaturale, con tipi svariati di divinità e di spiriti: spiriti monoteistici, onnipotenti ed universali come il Manitou degli Algonchini, l’Orenda degli Irochesi, e il Wakenda dei Sioux che sono la fonte di tutti gli altri spiriti; divinità panteistiche con immagini ed attributi specifici come il Quetzalcoatl del Messico, il Serpente Piumato, spettri o spiriti dei mostri, gli spiriti di fenomeni naturali come gli dei del sole e della pioggia, spiriti benevoli e di guardia come i Katchina degli Hopi e quelli maligni come i Wendigo degli Algonchini.


Un’efficace rappresentazione del Wendigo

Insieme a quei diversi tipi di esseri soprannaturali, i popoli indiani avevano mitologie e tradizioni diverse per quanto concerne la creazione e la struttura dell’universo, una serie di miti, cerimonie e oggetti sacri e sistemi differenti di organizzazione religiosa.
Alcune tribù avevano singoli sciamani o medici stregoni, altre avevano società segrete o di medici stregoni, ed altre ancora dei sacerdoti.
Per chiarire meglio il tema difficile della religione indiana, in questo articolo ci proponiamo di discutere le due maggiori correnti culturali, la tradizione della caccia a nord e quella dell’agricoltura a sud, che preludono alla grande diversità religiosa al momento dell’arrivo dell’uomo bianco, come anche i movimenti religiosi che sorsero come reazione all’uomo bianco.

L’evoluzione religiosa prima del “contatto”

Le credenze religiose, i rituali e i miti degli indigeni americani sembrano derivare dalla diffusione e dallo scambio intertribale di due distinte tradizioni culturali. La più vecchia di queste – la tradizione della caccia a nord – risale al primo arrivo di popoli paleosiberiani in Nord America, durante l’era glaciale. La loro ideologia e le forme di venerazione erano radicate nell’antico stile di vita paleolitico. Rituali di caccia e di guarigione e magia, gli stati di estasi visionarla degli sciamani e la venerazione di un dio degli animali che protegge la selvaggina e regola la caccia, sono i tratti caratteristici della tradizione venatoria del Nord. Forse l’espressione storica più pura di questa tradizione furono le cerimonie intorno all’orso polare, nelle quali l’orso veniva immolato e poi consumato in un pasto comune, dove si commemorava la parentela fra gli uomini e l’orso, dio della montagna. Tali pratiche di venerazione per l’orso esistevano in tutto il territorio lungo il circolo polare artico, dai Lapponi allevatori di renne, alla Scandinavia e, attraverso la Siberia, gli Ainu del Giappone settentrionale e gli Eschimesi e Algonchini delle latitudini settentrionali del Nord America.


Una cerimonia religiosa con la pelle d’orso

Quando le antiche credenze ed i rituali paleolitici si diffusero a sud, si mescolarono con la più giovane tradizione agraria meridionale che si stava espandendo verso il nord, con la diffusione del granoturco, dalla valle del Messico. In quella seconda tradizione sacerdoti e culti segreti sostituivano gli sciamani individualistici della tradizione venatoria settentrionale, quali capi religiosi della società, e la magia ed i rituali della caccia venivano integrati in cerimonie agrarie devote al ciclo stagionale dei frutti da raccogliere. Le storie sacre della Madre del Grano, reperite in società agrarie, interpretavano un’altra volta gli antichi miti degli Animal Masters, spostando quindi la fonte di fertilità e di vita nuova nelle piante.
In molte tribù del Nord America che coltivavano il granoturco, vestigia di una più vecchia cultura venatoria persistevano a fianco dei rituali della semina, della fertilità e del raccolto della più giovane tradizione agraria del sud. La ricerca di visioni da parte di tribù delle pianure e la pipa sacra, le sette di medici-stregoni e l’immolazione di cani, proprie delle civiltà delle Pianure e di Woodland, risalgono tutte ad antiche pratiche sciamanistiche. Anzi, quando il calendario dei rituali fu adattato al ciclo vitale del granoturco, come nel caso degli Irochesi e degli Hopi, l’inverno rimase la sacra stagione, com’era nella tradizione venatoria del Nord, quella delle danze (danze animali) e delle cerimonie di guarigione.
D’altro canto le pratiche religiose si unirono con la tradizione agraria del Sud diffusa anche in culture non agrarie.


Uno sciamano

Il culto dei Kuksu e i riti di personificazione con gli dei, reperiti nella California del Nord, le società segrete e le danze mascherate della costa del Nord-Ovest, condivisero elementi con le società di sacerdoti a sud, distinguendosi per il loro sistema gerarchico e la loro venerazione esoterica.

La resistenza religiosa dopo il “contatto”

Durante la conquista dell’America indigena, gli europei fecero guerra con mezzi sia ideologici sia militari ed economici contro l’integrità della cultura americana indigena.
Le potenze europee che colonizzarono il Nord America, portarono con loro non solo eserciti e mercanti, ma anche missionari per convertire gli indiani dai loro usi cosiddetti “pagani” e “primitivi” alla religione cristiana e ai costumi europei. L’effetto risultante dalla cristianizzazione fu veramente profondo come lo furono le guerre indiane, il commercio delle pellicce e le malattie europee.


Una missione cristiana tra gli indiani americani

Nei casi dove i missionari spagnoli, francesi o inglesi riuscirono a cristianizzare gli indiani, le tribù sparirono come entità politiche e culture distinte, i loro membri vennero assorbiti nella cultura dominante dell’uomo bianco e posti, di solito, in fondo alla scala sociale, come nel caso degli indiani della Missione Californiana che vivevano un’esistenza da servi nel sistema feudale spagnolo. In certi casi, comunque, i tentativi di cristianizzare la popolazione indigena incontrarono un’ostinata resistenza. La ribellione dei Pueblo del 1680 fu una delle prime rivolte contro le potenze straniere. Ispirati dalle dottrine del profeta Pope, i ribelli riuscirono, anche se solo per poco tempo, a cacciare gli spagnoli dal Nuovo Messico e a ristabilire la religione e la cultura indiane.
Tentativi successivi di espellere gli europei dal Nord America manifestarono un simile modello di profetismo e di resistenza. I movimenti intertribali dei Pontiac, dei Tecumseh e dei Black Hawk, nella seconda metà del secolo XVIII e nella prima metà del XIX, presero il loro impulso dalle dottrine dei profeti del Delaware, dello Shawnee e del Winnebago, e dai sacerdoti indiani che predicavano la resistenza contro la cultura dell’uomo bianco e il ritorno ai modi di vivere precedenti il Contatto.
Il tono apocalittico di quei profeti suggerisce che predicavano certi temi presi dallo stesso cristianesimo, specie il richiamo ai profeti del Vecchio Testamento, per purificare il popolo da influssi esterni e, con sofferenze, preparare un rifiorire della religione e della cultura indiane.
Altre correnti di rinnovamento religioso indiano, spesso con elementi cristiani, si verificarono nello stesso periodo. Nel 1799 Handsome Lake fondò la religione “Longhouse” tra gli Irochesi, che non solo affermò di nuovo la validità delle credenze irochesi, ma le adeguò anche alle realtà della sconfitta militare e alla sottomissione culturale, offrendo agli indiani un modo di passare dall’antico sistema tribale di proprietà comune, tenuta nelle mani dei clan, ad una nuova forma di fattoria familiare e di proprietà privata.


La Ghost Dance

Molti movimenti di rinascita seguirono durante l’ultima parte del secolo XIX, nelle pianure e nel Far-West, dovuti alla sconfitta militare e alla sparizione del bufalo. I movimenti religiosi di Smohalla e dei suoi sognatori, della “Indian Shaker Church” di John Slocum e della “Ghost Dance Religion” di Wovoka si svilupparono altrettanto in una direzione apocalittica. La religione della “Ghost Dance” (Danza degli spettri) che si diffuse da una tribù all’altra, culminò a Wounded Knee nel 1890, dove la profezia di Wovoka circa il ritorno dei guerrieri uccisi e dei bufali per cacciare via l’uomo bianco incontrò la crudele realtà dei fucili americani in un massacro che le magiche camicie corazzate dei “Ghost Dancer” non potevano certo prevenire.


Un rituale della Native American Church

A cavallo del secolo XX l’ultimo grande profeta indiano, Quanah Parker, scoprì la Strada del Peyote e aiutò a fondare la Chiesa Americana Indigena (Native American Church) che si diffuse tra i popoli sconfitti del Sud-Est, delle Pianure, delle Praterie, dei Grandi Laghi e delle zone urbane. Offrendo una liturgia e un sacramento di Peyote, la Native American Church era una variante della venerazione cristiana, in quanto contestava alcune antiche credenze e cerimoni.

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