L’odissea dei mormoni

A cura di Domenico Rizzi

Una carovana di Mormoni nello Utah
Le origini dei Mormoni, che risalgono ad un’epoca relativamente recente rispetto ad altre confessioni, permangono abbastanza oscure e fanno riferimento a Joseph Smith, nato a Sharon, nel Vermont, il 23 dicembre 1805. Cresciuto in un famiglia di cultura neo-massonica (il padre Joseph senior e il fratello maggiore Hyrum erano iscritti alla Massoneria) fortemente convinta dell’esistenza di angeli e dèmoni quanto della possibilità che Dio potesse trasmettere rivelazioni agli uomini, Joseph approfondì sempre più lo studio della Bibbia fino al giorno in cui dichiarò di avere ricevuto un messaggio rivoluzionario dalle entità celesti. Sulla base di questa e di altre visioni successive, raccontò infatti che tutte le religioni esistenti versavano in errore e poco tempo dopo dichiarò che un arcangelo di nome Moroni lo aveva guidato nel 1827 sulla collina di Cumorah, nei pressi di casa sua, alla scoperta di un libro misterioso contenente molte verità sconosciute.
Nell’opera, scritta su tavolette d’oro da un profeta ebreo di nome Mormon in una lingua che Smith definì “egiziano riformato”, si narrava che i progenitori degli Americani erano i veri discendenti del popolo d’Israele e che, dopo la sua resurrezione, Gesù Cristo aveva fatto loro visita in epoca pre-colombiana.


Una famiglia di pionieri mormoni

Tradotta in inglese con l’aiuto di un paio di occhiali speciali che permettevano di decifrarlo per intero – avuti sempre in seguito alla rivelazione – il neo-profeta la pubblicò nel 1830 sotto il titolo “Il Libro di Mormon”, iniziandone la diffusione fra la gente. Il movimento, chiamato anche dei “Santi degli Ultimi Giorni”, istituì un tipo di sacerdozio alternativo a quello cristiano, definito di “Melkisedek”, strutturato gerarchicamente e svincolato da qualsiasi altra autorità religiosa.
Alcuni detrattori della nuova religione sostennero che in realtà l’opera appartenesse ad un certo Salomon Spaulding (1761-1816) e che, finita non si sa come nelle mani di Smith, fosse stata da lui stesso abilmente manipolata, con l’introduzione di presunte rivelazioni divine. L’ostilità della gente costrinse comunque gli adepti al Mormonismo a trasferirsi varie volte da uno Stato all’altro, subendo spesso persecuzioni, nel corso delle quali ebbero decine di vittime.


Il Libro di Mormon

Nel 1831, dopo avere fondato una sede nel Missouri, i Mormoni si misero in conflitto con le autorità del luogo e dovettero emigrare nell’Illinois, dove fondarono la città di Nauvoo, progettando la costruzione di un tempio e costituendo una milizia armata detta “Legione di Nauvoo”. Dopo alcuni anni la loro presenza, numericamente in aumento, causò dei tumulti e il governatore dello Stato, Thomas Ford, fece rinchiudere Smith e il fratello Hyrum in un edificio di Carthage presidiato da alcune guardie. Infine, il 27 giugno 1844 Smith e il fratello finirono assassinati a colpi di pistola da un gruppo di esagitati. Al fondatore del movimento succedette Brigham Young, nato nel 1801 a Birmingham (Vermont) il quale, più risoluto ed energico del predecessore, decise di condurre un pugno di seguaci nella “terra promessa”, sulle rive del Gran Lago Salato, corrispondente oggi allo Stato dell’Utah. La prima carovana di Mormoni, composta da 143 uomini, 3 donne e 2 bambini, mosse dall’Iowa nell’aprile del 1847 verso la nuova mèta, che avrebbe raggiunto il 24 luglio, seguendo un tracciato di 2.000 chilometri parallelo a quello praticato dagli emigranti diretti all’Oregon e alla California. Durante una sosta nel Wyoming, l’esploratore di fama nazionale Jim Bridger (1804-1881) avvisò i nuovi arrivati che l’area circostante il Gran Lago Salato, da lui stesso scoperto nel 1824 navigando il fiume Bear, era “completamente desertica e nel deserto non si può coltivare niente”, ma i Mormoni non si lasciarono impressionare e vi fondarono una colonia di nome Deseret (“ape operaia”) mettendosi subito ad arare la terra.


La mappa di Deseret

Nel 1848, una gigantesca invasione di cavallette minacciò di distruggere i loro primi raccolti, ma in questo evento si manifestò, secondo le credenze mormoniche, la mano della provvidenza divina, perché centinaia di gabbiani, levatisi in volo dalle acque del lago, sterminarono gli insetti. Per questo nella Temple Square di Salt Lake City sorge ancor oggi un monumento al gabbiano “in memoria della grazia di Dio verso i Mormoni”. Comunque, gli anni che seguirono non furono facili per la comunità. Dal 1847 al 1868 furono 80.000 le persone che emigrarono nell’Utah, lasciando 6.000 morti – periti a causa della fatica, delle malattie e di vari incidenti – lungo il percorso.
La fede dei Mormoni si basava su un’interpretazione della Bibbia modificata e integrata dalle presunte rivelazioni avute da Smith. Essa, pur riconoscendo Gesù Cristo e lo Spirito Santo, rifiutava il dogma trinitario, considerando il Padre e il Figlio come figure ben distinte. Il battesimo veniva somministrato al compimento dell’8° anno di vita e, con uno speciale rituale, anche ai defunti. La progressione gerarchica attraverso i vari livelli di sacerdozio avveniva in base ad una scelta effettuata da un organo collegiale. Nelle nuove dimore, Young apportò una serie di modifiche alle leggi morali della comunità, estendendo la poligamia (diritto a possedere più mogli, in principio praticato da pochi adepti) a tutti i Mormoni e predicando la discriminazione razziale verso le persone di colore (definite “il seme di Caino”) nonchè l’esclusione delle donne dalle cerimonie religiose. Inizialmente il nuovo leader ottenne la nomina a governatore del Territorio dell’Utah dal presidente degli Stati Uniti Millard Fillmore, carica riconfermatagli dal suo successore Franklin Pierce, ma non più rinnovata da James Buchanan eletto alla Casa Bianca nel 1857. Questi, per far rispettare la nomina del nuovo governatore Alfred Cumming, inviò le truppe del colonnello Albert S. Johnston, che occuparono militarmente il paese. Lo stesso anno, l’11 settembre, una banda di esaltati travestiti da Pellirosse e guidati dal vescovo mormone John Doyle Lee assalì a Mountain Meadows (Utah) una carovana di emigranti provenienti dall’Arkansas, massacrandone 118 e salvando soltanto 17 bambini, che furono catturati. Vent’anni più tardi, Lee sarebbe stato processato e condannato alla pena capitale. La sua esecuzione mediante fucilazione avvenne il 23 marzo 1877 proprio sul luogo in cui era stata perpetrata la strage. Lee, che al momento della morte aveva 65 anni, si era sposato con 19 donne e lasciava 56 figli viventi.


Il massacro di Mountain Meadows

Le scaramucce fra l’esercito e la Milizia Danita arruolata da Young coinvolsero anche i civili, causando 126 perdite fra i Mormoni e 38 fra i militari e per qualche anno, l’Utah venne tenuto sotto stretta sorveglianza dalle truppe federali, che pure non stroncarono la pratica della poligamia. Chi attaccò duramente l’arcaica usanza fu proprio la 52^ moglie di Brigham Young, di nome Ann Eliza Webb. Nata a Nauvoo il 13 settembre 1844 e già divorziata una volta, a 24 anni sposò il capo della comunità Young che era quasi settantenne, ma dopo 4 anni chiese di divorziare. La donna non si limitò a questo, avviando una campagna denigratoria contro il marito e accusandolo di avere accumulato un patrimonio di 8 milioni di dollari (l’acquisto dell’Alaska, venduta dai Russi agli Americani pochi anni prima, era costato di meno). Ottenuto il divorzio, Ann Eliza tenne conferenze in diverse città americane, denunziando la poligamia come “sventurata condizione delle donne, tenute in stato di schiavitù” e diffondendo ovunque il suo libro autobiografico fortemente critico nei riguardi del sistema in cui aveva vissuto. Brigham Young morì nel 1877 all’età di 76 anni e la rinuncia alla pratica della poligamia venne dichiarata dai Mormoni nel 1890, consentendo all’Utah di diventare uno Stato dell’Unione pochi anni più tardi, il 4 gennaio 1896. Quanto alla donna che aveva messo in discussione il modello di vita idilliaco del movimento fondato da Smith, si sa che dopo il divorzio convolò a nuove nozze con un certo Moses R. Deming, che non apparteneva alla setta, e che nel 1908 ripubblicò il suo libro “Life in a Mormon Bondage” con alcuni aggiornamenti.


Brigham Young

Quasi nulla si conosce delle sue vicende dopo quella data, se non che, secondo una fonte, la donna si spense a Rochester nel 1925. Altri sostengono invece che nel 1928 Ann fosse ancora in vita.
Pur essendo stati destinatari di aspre critiche e perseguitati da molta gente, i Mormoni diedero vita a società molto attive ed economicamente prospere, trasformando lande desertiche e disabitate in floride comunità. La colonia di Deseret, ribattezzata Salt Lake City, è diventata una città di quasi 200.000 abitanti, nella quale esiste la più completa banca dati del mondo. Oggi, nonostante le segmentazioni subite, la “Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni”, diffusa in molti Stati, raccoglie 15 milioni di fedeli, mentre fra le sue varie diramazioni riveste importanza soprattutto la “Comunità di Cristo”, con oltre 250.000 adepti.

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