Algonquins

Nel luglio 1645 una delegazione di pace si presentava a Three Rivers (Trois Rivière), era guidata dal capo Kiotsaeton, un importante oratore dei Mohawk. Purtroppo non abbiamo a disposizione nessuna spiegazione sul perché mancasse il potente Tessouat, comunque, il Kiotsaeton portava in dono diciassette cinture di “wampum” in segno di “buona volontà”. Notoriamente, i Mohawk sospettavano e non si fidavano degli Algonkins, per loro la mancanza dei capi avversari era un brutto segnale, poteva significare che “non mostravano alcun entusiasmo per la pace”. Alla fine, il Kiotsaeton richiese una conferenza privata tra lui, due gesuiti e il Governatore, era disponibile alla pace ma “gli Algonquins dovevano essere sacrificati e lasciati ai suoi guerrieri”. In un primo momento il Governatore si sarebbe rifiutato di prendere in considerazione questa “soluzione disonorevole”, poi i missionari intervennero e gli suggerirono di dire ai Mohawk di “non attaccare gli Algonquins cristiani”. Questo “atto di tradimento” venne tenuto segreto, ma venne anche scritto in alcune “Relazioni” in lingua latina; al Consiglio erano presenti il Governatore e i padri Vimont e Le Jeune. Il vergognoso tradimento sarebbe stato scoperto un anno dopo da altri missionari, così, gli Algonkins, fedeli alleati dei francesi, “sono stati traditi”, il loro “amico Champlain” era morto soltanto dieci anni prima. La nuova realtà politica del 1645 aveva fatto di loro un popolo sacrificabile, non erano più considerati vitali per la causa francese. Tessouat restava comunque molto cauto sulle assicurazioni dei Mohawk, anche se nulla sapeva del tradimento, forse aveva intuito qualcosa e i suoi sospetti si sarebbero materializzati molto presto.

Nell’estate del 1646 il commercio delle pellicce rifiorì nuovamente, numerose pelli vennero portate nelle postazioni dagli indiani, i Mohawk mantennero la pace, ma gli Oneida attaccarono i Kichesipirini poco a nord delle Long Sault Rapids; lo stesso gruppo di guerra venne però sconfitto da una banda di Weskarini nelle zone adiacenti. Gli Irochesi, sempre ben riforniti di armi olandesi, “avevano imparato ad usarle molto bene” così, durante l’inverno 1646-47, quando i Kichesipirini stavano cacciando nelle zone di Three Rivers e si sentivano al sicuro dagli attacchi, si trovarono in grande difficoltà quando orde guerriere infliggevano loro pesanti perdite umane. Dobbiamo ricordare che molte famiglie avevano ormai accettato la fede cristiana, tuttavia, il 6 marzo 1647, mercoledì delle Ceneri, i Mohawk attaccarono la tribù e praticamente la distrussero presso Three Rivers, molti di questi Kichesipirini erano stati battezzati da poco. Era chiaro che i Mohawk non potevano distinguere gli Algonkins battezzati da quelli ancora pagani, ma i francesi ben sapevano che questa situazione avrebbe portato alla loro distruzione. Nello stesso anno, una banda di Weskarini raggiungeva Three Rivers e avvisava gli Algonkins del pericolo incombente, un guerriero avrebbe raggiunto la Morrison Island per avvertire anche i pochi gruppi rimasti sull’isola. < < Lungo la strada ha incontrato un folto gruppo di Mohawk con circa 40 prigionieri Algonkins >>; il guerriero organizzò immediatamente un gruppo di guerra che riuscì ad infliggere ai nemici gravissime perdite, molti prigionieri Algonkins caddero durante gli scontri, ma altri furono liberati. Nell’inverno successivo (1647-48) una delegazione Huron nelle terre degli Onondaga, venne attaccata da una spedizione di guerra dei Mohawk, i quali ormai erano ben decisi ad evitare qualsiasi contatto pacifico fra gli Huron e le altre tribù della Confederazione. Un altro gruppo Huron venne sorpreso e attaccato duramente da una banda di Seneca che inflisse loro una devastante sconfitta. Era l’inizio della fine, infatti, quando le tribù della Confederazione si unirono, l’intera nazione Huron venne distrutta e l’Huronia, tra il maggio 1648 e il giugno 1650, venne occupata dai nuovi padroni.

Circa 300 Huron e alcuni missionari francesi riuscirono a rifugiarsi a Quebec, fra loro vi era Paul Ragueneau. Fu in questo periodo che, probabilmente, i resti dei Kichesipirini poterono ancora richiedere il pagamento dei pedaggi lungo il fiume. Secondo gli studiosi il Tessouat avrebbe raggiunto Trois Rivière nell’anno 1651, dove “non fece mai un passo senza essere scortato dai suoi uomini”, tuttavia i francesi lo fecero arrestare per punirlo del suo pessimo comportamento con padre Ragueneau. Da quel momento gli Algonkins avrebbero cessato di esistere come tribù indipendente, alcune famiglie si stabilirono lungo il corso dell’Ottawa, nella zona oggi chiamata “Algonquin Park”, nelle vicinanze delle missioni del San Lorenzo e nell’estremo nord dei loro antichi territori. Non esistono testimonianze riguardanti l’estinzione dei gruppi dei fiumi Indian e Mattawa, ma anche di quelli del Madawaska, del Bonnechere e del Rideau. Alcuni gruppi riuscirono a fuggire nell’interno delle foreste del nord, mentre altri cercarono rifugio nelle missioni di Trois Rivière e di Sillery. Le “Relazioni” ci raccontano soltanto frammentarie storie di questi indiani, ma dobbiamo ricordare che il termine “Algonkins” includeva spesso anche i Nipissing, gli Ottawa, i Montagnais e altri gruppi affini. Nella seconda metà del XVII secolo, la popolazione aborigena della Ottawa Valley era dispersa e molti di loro avrebbero terminato la loro vita nelle missioni, sapendo ben poco della loro origine e del fiero patrimonio dei loro antenati. Un discorso, diciamo, a parte meritano altri gruppi che erano stanziati più a ovest. Questi Algonchini dei Grandi Laghi, durante la parte centrale del XVII secolo, erano divisi in varie bande autonome l’una dall’altra.

Occupavano le terre contigue alle coste lacustri e nell’interno del territorio, con gruppi sull’isola posta nella parte settentrionale dell’Huron Lake; altri gruppi si estendevano verso ovest fino alle terre poste a nord e a sud-est del Lago Superiore. Le popolazioni di queste zone erano rappresentate dai Salteurs, Nipissing, Mississauga, Amikwa e varie divisioni degli Ottawa, oltre ad una serie di piccoli gruppi che non sarebbero sopravvissuti oltre il XVII secolo, ovvero gli Achiligouan, i Nikikouet ed altri oscuri alle fonti e agli studiosi; tutti gruppi conosciuti come “Anishinaabe”. Nel 1636 gli “Anishinaabe” (Chippewa) erano riuniti a Trois Rivières per chiedere l’assistenza francese contro gli Irochesi; fu allora che i francesi si dichiararono disposti ma misero in risalto il fatto che ben pochi matrimoni misti erano avvenuti fra loro e gli indiani. < < In primo luogo, non vi siete alleati fino ad oggi con il nostro popolo francese, le tue figlie sono sposate con tutte le nazioni vicine, ma non con la nostra. I vostri figli vivono nella terra dei Nipisiriniens (Nipissing), degli Algonquins, degli Attikamegues, del Popolo del Sagné, e di tutte le altre nazioni >>. Le donne davano importanti connessioni con altre genti, anche stanziate in terre lontane; così viaggiatori della tribù potevano contare sull’ospitalità di queste genti mentre attraversavano le loro terre; inoltre, i capi di guerra potevano contare sull’appoggio dei parenti lontani. Complessivamente, tutti questi gruppi costituivano l’ala occidentale di una grande famiglia di popoli simili per lingua e cultura; grande famiglia che si distribuiva dal fiume Ottawa fino alle terre poste a est del Lago Superiore. La pesca era molto importante, specialmente nelle zone di Sault St. Marie, una zona che attirava diversi gruppi affini e alleati. In diversi momenti, tra il 1641 e il 1670, Sault St. Marie aveva, nel periodo estivo, una popolazione che andava dalle 1.600 alle 2 mila anime. Il Dablon, nel 1670, ricordava ben otto tribù separate nel territorio, specificando che, in alcuni periodi, si potevano trovare anche bande di indiani Cree ospiti dei Salteurs; poi continuava dicendo che questi ultimi erano circa 150 persone.

Altre tre popolazioni erano rappresentate dai Nouquet, dai Marameg e dagli “Outchibou”, questi gruppi, come i Salteurs, erano considerati dall’Hickerson come gli antenati della tribù Chippewa. Il primo gruppo portava il nome della fratria Chippewa dello “Orso”, mentre il secondo era riconducibile alla “gens del Pesce Gatto”, infine, il terzo portava il nome che da allora divenne generico per tutti i Chippewa. Il Dablon diceva che questi tre gruppi provenivano dalle terre poste a nord e a sud di Sault St. Marie e che, era stato consentito loro di stabilirsi permanentemente nella zona dai Salteurs, il che indicherebbe una stretta comunanza di interessi fra queste genti. Dobbiamo però notare che la traduzione inglese del testo del Dablon, dove vengono enumerati i popoli di Sault St. Marie, è fuorviante perché sembrerebbe che, oltre a questi tre gruppi, ve ne era un quarto, ovvero i Salteurs veri e propri. Il testo francese non lascia alcun dubbio, si trattava di tre gruppi che si unirono poi ai Salteurs. La ragione per cui divenne noto soltanto il nome di uno di questi popoli rimane un mistero. Collettivamente, queste genti vennero chiamate con il loro nome moderno da padre Allouez nel 1667, poi, nel 1688, dal Lahontan, e poi fino ad oggi. Anche se, nel 1684, il Duluth indicava che i Nouquet (Noquet) erano un popolo separato – tesi riportata anche dal Lahontan (1688) e dal Charlevoix (1718) -, è probabile che rappresentassero ormai soltanto un piccolo gruppo residuo. A tutti gli effetti, i Marameg, i Nouquet, insieme agli “Outchibou”, si fusero all’interno dei Salteurs e, a partire dal 1670, cessarono di esistere come popolazioni autonome. Di queste genti conosciamo ben poco, sembra però che i villaggi fossero composti dalle 100 alle 500 anime; la grande scarsità di dati ci impedisce di dare un quadro della situazione socio-politica e quindi della loro organizzazione; vi sono alcune notizie su una specie di organizzazione totemica già in tempi antichi. L’assorbimento dei Nouquet e dei Marameg da parte dei Salteurs – il cui nome è semplicemente una traduzione francese di un nome algonchino designante gli “abitanti delle cascate” -, risulta essere un dato storico accertato. Altri popoli erano rappresentati dagli Amikwa (“Beaver”, Castoro), dai Nikikouet o Nikikouek (“Otter”, Lontra) e dagli Ouasouarini “Fish”, tutti termini che hanno i loro equivalenti moderni nei nomi di “gentes e fratrie” dei Chippewa, rispettivamente “Castoro, Lontra e Pesce”, senza dimenticare i Passinouek (Gru, “Crane”), i Kiskakon (Coda Tagliata o Pesce Gatto “Cut-Tail, Catfish”), i Monsoni (Alce “Moose”) e gli Outchougai (Airone, “Heron”).

I Mississauga portavano un nome che significava “foce del fiume”. Inoltre, i Salteurs e i Mississauga portavano in pratica nomi di zone o località importanti; il nome “Outchibou” (Ojibwa o Chippewa) porterebbe automaticamente ad una analisi etimologica. E’ probabile che queste due genti erano costituite da diversi gruppi totemici che, in comune, si dedicavano alla pesca nei periodi estivi e collaboravano nella guerra e nei commerci. Secondo l’Hickerson, era evidente che queste comunità si organizzavano su linee totemiche o, semplicemente, sulla base del possesso di un territorio; inoltre, nei tempi antichi, avrebbero costituito dei segmenti di un raggruppamento tribale molto più ampio. Molto interessante è il gruppo noto come “Amikwa”. Il Bohaker ci lascia una descrizione di questi nativi. Gli indiani Amikwa (“Beaver people”) ci forniscono un esempio concreto per capire il modo in cui le genti “Anishinaabe” facevano valere le proprie tradizioni culturali sociali. Il White suggeriva che questo gruppo venne assorbito in bande più consistenti dopo il 1650. L’identità comune di queste genti era ben nota in tutta la regione dei Grandi Laghi, gli Amikwa avevano un leggendario antenato, il “grande Castoro”, il quale per la sua gente scelse le terre tra la Georgian Bay e il Nipissing Lake. Una regione ricca di tanti piccoli laghi e corsi d’acqua collegati fra loro da basse terre palustri. I documenti e le mappe, anteriori al 1650, individuano chiaramente questi indiani, stanziati a nord-est e a nord della Georgian Bay. Queste genti erano ben riconoscibili per l’usanza del “piercing” al naso; alcuni antichi documenti dicevano che facevano scendere dal naso dei dischi e per questo venivano chiamati “Nez Percez”. L’Edward Rogers menzionava vari nomi per gli indiani Amikwa, ovvero “Amikoüai, Amikouek, Amicois, Amicouës e Amikouest”. Questi indiani si misero in luce nel periodo 1662-65, quando gli indiani del nord attaccarono gli Irochesi; fra questi “indiani del nord” vi erano anche gli Amikwa del French River, guidati dal capo “Myingeen” – il cui nome significa “Lupo” -. Myingeen avrebbe guidato la spedizione che comprendeva anche guerrieri appartenenti ad altri clan, come quelli della “Gru”, della “Aquila” e, probabilmente, anche guerrieri Nikikouet (“Otter People”). E’ probabile che questo futuro clan dei Chippewa – “Amikwa” (Castori) divenne poi noto come “Pimaawidassiwag” (“Carriers”). Nella tradizione orale dei Chippewa è ben noto il successo di Myingeen. “Shingwaukonce”, un capo di Sault St. Marie dell’Ottocento, conosceva tutte le imprese di questo leader e ricordava le immagini impresse in una roccia dell’Agawa Canyon, sulla sponda settentrionale del lago Superiore, dove il capo distrusse gli “indiani Haudenosaunee”, scacciandoli dalle rive settentrionali dei laghi Erie e Ontario. Gli Amikwa hanno mantenuto un forte senso della loro identità, lungi dall’essere destabilizzati dagli attacchi irochesi, sopravvissero combattendo, si radunarono e poi rioccuparono le loro antiche terre.

Nell’anno 1670, il Louis André visitò le terre del Nipissing Lake dove, oltre ai Nipissing, entrò in contatto con gli Amikwa nelle vicinanze della Georgian Bay, e con gli Ottawa sulla Manitoulin Island. Quella estate gli Amikwa avevano organizzato una grande “Feast of the Dead” (“Festa dei Morti”); il missionario menzionava la presenza di circa 1.500-1.600 indiani, riuniti per ricordare la figura di Myingeen, il cui nome venne poi dato a suo figlio.

Secondo il Nicholas Perrot, la “Feast of the Dead” (“Festa dei Morti”) degli Algonchini era una cerimonia annuale portata avanti da diversi popoli che invitavano anche altre genti. Il Radisson affermava invece che veniva celebrata ogni 7 anni, mentre il Beschefer parlava di 7-8 anni. A quanto pare 7 o 8 distinte popolazioni si alternavano annualmente nel tenere la cerimonia ma, non vi sono molte notizie sui popoli che vi prendevano parte. Nel 1641 la cerimonia venne descritta dal Lalemant nel villaggio dei Nipissing, fra le tribù ospiti vi erano gli Huron e i Salteurs, secondo il francese vi partecipavano almeno duemila persone. Nel 1660 il Radisson descrive la cerimonia in un villaggio dei Salteurs, fra gli ospiti vi erano indiani Menominee, Cree, Dakota e Ottawa, con altri gruppi non ricordati. Nel 1670 fu l’André a descriverla in un insediamento degli Amikwa, vi partecipavano dai 1.500 ai 1.600 indiani di “molte nazioni”, fra queste vi erano sicuramente i Salteurs, infatti il Perrot ricordava che con gli Amikwa cacciavano insieme sulla Manitouline Island durante l’inverno e dopo la cerimonia. Negli scritti del Beschefer, risalenti al 1683, un’altra cerimonia venne celebrata dai Nipissing e dagli Achiligouan. Padre Lalemant avrebbe osservato i riti dei Nipissing, nel settembre 1641, presso la Georgian Bay, nella parte orientale dell’Huron Lake. Erano presenti “tutte le nazioni confederate”, gli Huron e gli “abitanti di Sault, che sono venuti a questa festa da una distanza di 100-120 leghe”, questi ultimi erano indubbiamente Salteurs. Circa duemila indiani erano presenti e la maggioranza era, apparentemente, di etnia Algonchina. Dopo vari preliminari gli indiani eseguivano danze cerimoniali e gare a premi, le donne dei Salteurs facevano danze diverse; poi venivano eseguiti riti che portavano all’elezione dei capi della tribù Nipissing e, infine, la “resurrezione” delle “persone importanti che erano morte dopo l’ultima festa, attraverso il trasferimento dei loro nomi ai parenti viventi”. L’elezione di un capo rappresentava un importante aspetto comunitario della cerimonia. Nelle descrizioni del Lalemant, numerosi indiani Nipissing (“Nipissiriniens”) venivano “risuscitati”, per questo l’elezione di un capo rappresentava un rito importante nella “Feast of the Dead” di questi indiani. Un’altra cerimonia venne osservata nella “Ouiebitchiouan Island”, in un villaggio degli Amikwa. L’André ricordava la presenza di 1.500-1.600 indiani i quali, durante la cerimonia, “ballavano e giocavano in onore di un eminente capo della tribù che aveva condotto una vittoriosa spedizione di guerra contro gli Iroquois”. Il nome di questo capo venne dato al figlio maggiore; il grande onore dato al capo defunto significava che la vittoria sugli Irochesi rappresentava una questione molto importante per la coalizione dei Grandi Laghi.


Il Veste-Nera

Nello stesso periodo, i Salteurs avevano temporaneamente abbandonato la regione di Sault St. Marie a causa degli attacchi irochesi, avevano stabilito un nuovo insediamento estivo “in un lago più interno”, probabilmente sulle rive del “Court Oreilles Lake”, nel Wisconsin settentrionale. Il principale obiettivo dei Salteurs, ed anche dei loro alleati francesi, era quello di stabilire relazioni commerciali con i Dakota e i Cree, stanziati a sud-ovest e a nord-ovest del Lago Superiore. In quel periodo i Salteurs mantenevano una sorta di tregua con i Dakota e, da poco, si erano pacificati con i Cree; inoltre, i Dakota e i Cree erano continuamente in guerra fra loro, così nessuna delle due tribù aveva intenzione di permettere il passaggio di beni commerciali francesi nelle terre della tribù nemica. I francesi organizzarono parecchi “meeting” di pace, e alcune feste videro la presenza dei Salteurs, dei Dakota e dei Cree durante la primavera del 1660. Gli scritti del Radisson ci dicono che la “Feast of the Dead” venne celebrata nel Wisconsin settentrionale per ben due volte, con il francese era presente anche il Grosseilliers. Quando giunsero i Dakota, si sarebbe tenuto un grande Consiglio di capi in un’abitazione, e dopo il “ringraziamento” di un leader Salteurs, i Dakota offrirono doni ai francesi, soprattutto abiti di castoro, poi banchettarono e, infine, fumarono il “calumet della pace”. Il giorno dopo furono i Dakota a ricevere regali, erano prodotti commerciali, i francesi li esortarono a mantenere la pace con i nemici Cree. Il Radisson osservava che al grande banchetto erano presenti anche “i nostri selvaggi” (i Salteurs), poi, accompagnato da una quindicina di indiani – probabilmente Salteurs -, si mosse per visitare un accampamento dei Cree sito a “tre giorni di viaggio”, probabilmente nelle vicinanze della “Chequamegon Bay. I Cree avrebbero poi accompagnato il Radisson al villaggio dei Salteurs, dove circa “un migliaio di altre persone erano arrivate”. Nel 1679 il Greysolon Duluth – un famoso “coureur des bois” – partecipò ad un Consiglio di pace tra le tribù Salteurs, Dakota, Cree e Assiniboin. Il La Potherie, in riferimento all’anno 1680, diceva che i Dakota e i Salteurs avevano stipulato la pace, si erano alleati e, inoltre, avevano fatto alcuni matrimoni misti nelle regioni a ovest del Lago Superiore. Questa festa sarebbe stata l’ultima di una serie di cerimonie che si svolsero intorno al 1660 dai Dakota e dai Salteurs. Dopo la cerimonia i Salteurs entrarono nelle terre dei Dakota per commerciare mercanzie francesi molto richieste. Storicamente, sembra proprio che l’anno 1660 abbia rappresentato il primo contatto commerciale pacifico fra le due popolazioni. Dal canto loro, i Cree erano da tempo in contatto con i Salteurs e stavano interagendo nei commerci, potevano ottenere beni importanti dalle zone di Sault St. Marie ma, dopo la distruzione degli Huron e dei Nipissing (1649-50), quella fonte di approvvigionamento si era spenta. I Salteurs riuscirono a stabilire relazioni pacifiche con i Cree e, inoltre, durante l’estate, quando la caccia della selvaggina di pelo non era perseguita, potevano comodamente pescare nei ricchi corsi d’acqua dei nuovi alleati.

Questi rapporti sarebbero continuati fino al 1670, quando molti gruppi Cree stabilirono contatti commerciali con la neonata Hudson Bay Company, diventando immediatamente mediatori commerciali con le popolazioni poste a nord-ovest. L’alleanza tra i Salteurs e i Dakota pervenne per una combinazione di fattori, il principale dei quali era la soluzione del problema avuto con gli Ottawa e gli Huron di Chequamegon, ma anche le continue guerre tra i Cree e i Dakota stessi. Nel 1673, per esempio, un gruppo Cree, in visita a Sault St. Marie, avrebbe bruscamente interrotto un Consiglio di Pace tra i Salteurs e i Dakota; i guerrieri Cree uccisero un portavoce delle tribù Dakota per implicare anche i loro alleati Salteurs in una eventuale guerra. Il Perrot, riferendosi all’anno 1660, ricordava che i Dakota e i Cree si “rovinarono” l’un l’altro attraverso la guerra. Nel 1679, nove anni dopo che gli Ottawa e gli Huron erano stati costretti ad abbandonare Sault St. Marie, si sarebbero nuovamente scontrati con i Dakota e, nel periodo in cui i Cree commerciavano con la Hudson Bay Company, i Salteurs e i Dakota riuscirono comunque a stabilire una solida alleanza commerciale che sarebbe durata fino al 1736. E’ probabile che la “Feast of the Dead” del 1660 abbia posto la prima base per un riavvicinamento che, dopo numerose interruzioni, si sarebbe materializzato nell’alleanza Dakota-Salteurs del 1679. Dopo quell’anno i Salteurs avrebbero iniziato anche a cacciare i bisonti, le alci e i cervi nelle terre dei Dakota, facendo largo uso di pistole di fabbricazione francese. Anche questa caccia si era verificata dopo la “Feast of the Dead” (1670) nel territorio degli Amikwa. La coalizione di popoli che celebravano questi riti dopo il 1670 erano quindi confinati nella regione compresa tra l’area del Lake Nipissing-Georgian Bay e Sault St. Marie, fermo restando le temporanee incursioni degli Irochesi che obbligavano queste genti ad evacuare la zona. Le postazioni francesi divennero i centri delle attività politiche ed economiche, e i “coureurs des bois” – come il Perrot e il Duluth – avrebbero iniziato a giocare ruoli importanti negli accampamenti indiani. A partire dal 1684 il Duluth aveva stabilito postazioni sul lato nord-occidentale del Lago Superiore, numerosi “traders” vivevano tra i Salteurs di Chequamegon e Keweenaw e, nel 1690, Chequamegon aveva stabilmente un comandante francese. A livello politico, i francesi utilizzarono i commerci come leva per far rompere ai Dakota l’alleanza che avevano con i “Renards” (Fox) nel 1720 e, più tardi, quando il La Vérendrye passò “attraverso il paese dei Cree portando beni commerciali”, seppe che i Dakota avevano “annientato un convoglio commerciale francese diretto nelle terre dei Cree” (1736), gli assalitori vennero puniti con la sospensione dei commerci nelle loro terre. I Salteurs, che nel 1680 erano ormai un amalgama di diversi gruppi, si erano spostati verso ovest. Il Cameron, un “trader” britannico, verso la fine del XIX secolo, attribuiva il movimento migratorio dei Salteurs ad un forte aumento della loro popolazione che si combinava con la crescente scarsità di animali da pelliccia da commerciare. Come i loro vicini orientali – i Chippewa (Salteurs) -, anche i “Woodland Mdewakanton Dakota” del primo terzo del XIX secolo, avrebbero mostrato le stesse tendenze che portavano alla frammentazione della comunità, alla disunione tra i vari villaggi separati, alla debolezza dell’istituzione del capo, all’apatia e al disagio economico. Proprio come i Chippewa del tardo periodo storico. A differenza dei Dakota delle Pianure erano ormai diventati in gran parte dipendenti del commercio delle pellicce. Naturalmente anche gli indiani delle Pianure ebbero contatti con i commercianti europei ma, grazie alla loro posizione geografica, e alla grande mobilità, essi potevano ottenere beni commerciali senza subordinarsi all’autorità politica europea. Quando ad un capo Mdewakanton venne chiesto, dal suo agente Taliaferro, una chiarificazione sulla sua posizione nei riguardi della rivolta dei Winnebago (1827), questi protestò dichiarandosi innocente: < < Padre mio, Tu sai che i Medawarkantongs non possono stare senza i traders, non possiamo morire di fame. I Sioux delle Pianure possono saltare sui loro cavalli e con i loro archi, e le frecce, possono uccidere quelli che vogliono, e non richiedono il Vostro aiuto. Noi, Padre mio, non possiamo farlo>>.

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