Feriti da una freccia

A cura di Maurizio Biagini

Con l’arco a cavallo
Avvelenata o no, essere infilzato da una freccia indiana era un affare serio. Se anche la freccia non ledeva un organo vitale, c’erano molte complicazioni che potevano insorgere, come le infezioni e la cancrena (la penicillina era ancora molto in là dall’essere scoperta) o le emorragie. Inoltre se la freccia non veniva estratta immediatamente dalla ferita, potevano insorgere conseguenze anche mortali. A contatto con il sangue i tendini usati per legare la punta all’asta tendevano a gonfiarsi e a tendersi, e se i tempi di estrazione erano troppo lunghi la punta resa scivolosa sarebbe rimasta nella ferita.
A seconda di dove era si infissa la freccia, c’era pure il rischio che i muscoli si contraessero intorno alla punta rendendone ancora più ardua l’estrazione.
Se la freccia si conficcava in un osso non restava altro che la trazione e tutta la forza del medico per rimuoverla. Per i medici militari questi interventi erano vere e proprie imprese, a cui ovviavano anche con molta fantasia ed improvvisazione. Leggi il resto

Ferite di freccia

A cura di Gualtiero Fabbri da un lavoro di E. L. Reedstrom

Molti esperti chirurghi militari che avevano avuto modo di osservare tra il 1866 e il 1889 parecchie ferite da freccia da parte di Indiani, ebbero modo di notare la rapidità con cui gli indiani americani riuscivano a scagliarle durante i combattimenti contro i soldati.
Dichiararono che trovare un militare colpito da una singola freccia era un fatto eccezionale, perché quando una freccia trovava il suo bersaglio era rapidamente seguita da altre due o tre. Uno dei primi metodi chirurgici per rimuovere le frecce dalle ferite comportava l’uso del celebre: “Duck-bill forceps” o forcipe ad immersione.
Questo strumento, con una grande varietà di modificazioni fu utilizzato per tutto il periodo delle guerre indiane. Per l’estrazione della freccia si raccomandava di dilatare il foro di entrata, la punta andava presa con forza dalle pinze, e nell’estrazione questa restava protetta tra i due bracci della pinza, il tutto eseguito con elaborata perizia per evitare ulteriori lacerazioni dei tessuti. Leggi il resto

Archi e frecce

A cura di Maurizio Biagini

Guerrieri con arco e frecce
Per tutte le popolazioni native del nord America, archi e frecce hanno rappresentato per secoli indispensabili strumenti per la caccia e la guerra. L’invasione degli europei, le guerre coloniali e quella di indipendenza diffusero le armi da fuoco rapidamente anche tra le tribù indiane, spesso coinvolte in questi conflitti, ma ciò nonostante, archi e frecce non furono mai abbandonati, e furono uno dei simboli della disperata resistenza all’uomo bianco, protrattasi fino alla fine del XIX secolo.
Per lungo tempo, inoltre, archi e frecce, insieme a lance, mazze da guerra e tomahawk furono le armi predilette degli indiani che le preferivano sicuramente ai primi schioppi o ai fucili ad avancarica che erano lunghi e noiosi da ricaricare e che non garantivano un’efficace difesa dagli attacchi.
Insomma, anche se erano armi primordiali, archi e frecce furono un serio contraltare degli armamenti dei bianchi. Leggi il resto