Jicarilla, la fine

A cura di Gianni Albertoli

Gli indiani Jicarillas, il cui nome è un termine spagnolo-messicano significante “piccolo canestro”, in quanto le loro donne erano abilissime nella costruzione di cestini e canestri, erano conosciuti con varie terminologie. Lo Swanton ne riportava alcune. “B?’?ai” o “Pe?’-g?” nome Navajos; “Kinya-inde” nome Mescaleros; “Kop-tagúi” nome Kiowas significante “Apaches delle montagne”; “Pi’-ke-e-wai-i-ne” nome Picuris; “Tan-nah-shis-en” nome usato dallo Yarrow (1879) e significante “Uomini dei boschi”; “Tashi’ne” altro nome Mescaleros; “Tinde” termine usato dagli stessi Jicarillas; e “Tu-sa-be’” nome Tesuque. Secondo lo Swanton, i Jicarillas erano una delle tribù Apaches, quindi di lingua Athapaskan, ma con i Lipans costituivano un gruppo distinto dai veri e propri Apaches. Storicamente i Jicarillas erano stanziati nel Nuovo Messico settentrionale e nel Colorado sud-orientale, ma vagavano per cacciare nelle adiacenti pianure del Texas, del Kansas e dell’Oklahoma. Per classificare le loro suddivisioni tribali, lo Swanton riprendeva le tesi del James Mooney, risalenti al 1928.
Le suddivisioni della tribù Jicarillas erano: gli “Apatsiltlizhihi” delle zone di Mora (Nuovo Messico); i “Dachizhozhin” delle terre della odierna Riserva Jicarillas (Nuovo Messico); i “Golkahin” stanziati a sud del pueblo di Taos (Nuovo Messico); i “Ketsilind” delle zone a sud di Taos; e i “Saitinde” delle zone di Espanola (Nuovo Messico). Secondo lo Swanton i Jicarillas sono storicamente riconducibili ai Querechos incontrati dal Coronado negli anni 1540-42, ed erano lo stesso popolo conosciuto dagli esploratori spagnoli come “Vaqueros”. La loro prima menzione come “Jicarillas”, o “Xicarillas”, sarebbe avvenuta nei primi anni del XVIII secolo. Nel 1870 i Jicarillas erano stanziati nella “Maxwell Grant”, nel Nuovo Messico nord-orientale ma, negli anni 1872-73, furono rimossi a Fort Stanton, con gruppi nelle zone di Tierra Amarilla, in una Riserva di 900 miglia quadrate. Il Mooney li stimava in circa 800 anime nel 1845; nel 1905 i Jicarillas si erano ridotti a 795 unità e, nel 1910, a 694 anime. Un Rapporto dell’Indian Office (1923) parlava di 608 indiani Jicarillas e di 714 nel 1937. Il nome della tribù rimane impresso nelle Jicarilla Mountains e in un piccolo villaggio della Lincoln County del Nuovo Messico.


Un dipinto di Frank McCarty

Quando il generale Stephen Watts Kearny occupava il Nuovo Messico, nel 1846, ben poco si sapeva della nazione Jicarillas e, le conoscenze rimasero invariate anche due anni dopo, quando questi indiani passarono sotto la giurisdizione americana. Dalla fine della “Mexican War” fino alla costituzione del territorio del Nuovo Messico americano, l’area fu amministrata esclusivamente dalle autorità militari e da quelle del Governo civile. L’atteggiamento prevalente di ostilità da parte dei coloni era già ben noto ancor prima dell’arrivo degli americani; questo atteggiamento avrebbe fortemente influenzato sia l’esercito che la politica americana. Quando il generale Kearny giunse a Las Vegas, immediatamente promise la sicurezza dei coloni e quella delle loro proprietà, in particolare si dovevano fronteggiare le scorrerie degli Apaches e dei Navajos; questa posizione venne subito rafforzata nel Trattato di Guadalupe Hidalgo, che pose fine alla guerra contro il Messico. Queste promesse, e gli impliciti pregiudizi nei confronti degli indiani, fecero sì che i militari si scontrassero con i nativi senza prima esaminare le cause di queste ostilità e, soprattutto, senza riconoscere che gli indiani erano state le vittime di un popolo ostile e colpevole di gravi reati contro di loro. Comunque, nonostante l’assoluta mancanza di alcun impegno federale, il generale Kearny cercò di mantenere la pace, ma nel suo tentativo “la lingua biforcuta” aveva preso il sopravvento, così fece spesso ricorso a false promesse. Il 23 settembre 1846, ad Abiquiu, il generale incontrava una banda Jicarillas, promettendo solennemente il suo aiuto e la protezione dell’esercito, in cambio chiedeva soltanto la fine delle depredazioni e delle razzie e il loro impegno nel dedicarsi ad una vita sedentaria con la creazione di grandi allevamenti di bestiame. Gli indiani furono molto soddisfatti, ma ben presto si resero conto che queste promesse non sarebbero mai state mantenute.


Un dipinto di Howard Terpning

Il Kearny nominava Governatore il ben noto Charles Bent, era l’anno 1846. I compiti del Bent erano chiari e fra questi vi era la supervisione della gestione degli Affari Indiani, così, un mese dopo dichiarava che nel Nuovo Messico vi erano circa 500 Jicarillas con almeno un centinaio di abitazioni. Nonostante i suoi anni passati con gli Cheyennes meridionali, il Bent non fu certamente un grande estimatore dei Jicarillas, descritti come “una popolazione indolente e codarda che non ha alcuna residenza fissa, e che vive principalmente di furti e rapine, con l’eccezione di pochi che si dedicano al baratto di piccole quantità di ceramiche”, per questo “rappresentano un grande pericolo per il Nuovo Messico”. Uno stato di lieve, ma crescente ostilità, tra gli indiani e i coloni del Nuovo Messico, sarebbe proseguito per tutto il quinquennio 1845-50; la conseguenza sarebbe stata un crescente stato di guerra, con razzie e depredazioni lungo la Santa Fe Trail. Il 12 giugno 1848 un gruppo di guerrieri attaccava alcuni carriaggi, carichi di merci, della Lucien Maxwell nelle vicinanze delle Raton Mountains, da allora le incursioni dei Jicarillas divennero incontrollabili e interessarono anche la San Luis Valley, nel Colorado meridionale, e la Taos Valley; l’esercito fu allora incapace di controllare e prendere le misure contro i loro attacchi. Questa era la situazione quando James S. Calhoun giunse a Santa Fe nel luglio 1849, sarebbe diventato il primo Agente Indiano del Nuovo Messico. Un ulteriore deterioramento delle relazioni si ebbe, a Las Vegas, nell’agosto 1849. Un gruppo di una quarantina di pacifici Jicarillas giunse in città per commerciare, ma dovette poi combattere aspramente contro le truppe americane. Mentre gli indiani lasciavano l’insediamento, il tenente Ambrose Burnside decise di seguirli e di arrestarli. Nella scaramuccia che ne derivò, sei indiani – cinque donne e un uomo – vennero catturati. Un altro incidente si ebbe il 28 ottobre 1849, quando una banda di guerrieri Jicarillas e Utes attaccava alcuni carri presso “Point of Rocks”, circa 70 miglia a est di Fort Barclay e nelle vicinanze della Santa Fe Trail. Gli indiani catturarono la signora White e il suo giovane figlio. Il maggiore William N. Grier, con una forza di 140 uomini, si mosse da Taos Post e raggiunse “Point of Rocks” per indagare. Il 3 novembre, le truppe seguirono un sentiero che conduceva ai canyons del Red River; due settimane dopo trovarono i resti di un accampamento indiano, i Jicarillas erano “fuggiti abbandonando tutti i loro averi”. Le truppe caricarono comunque l’accampamento e, a circa 300 metri dalle tende, trovarono il corpo senza vita della signora White, aveva una freccia in testa. Il Grier si mise nuovamente sulle tracce degli indiani ma, alla fine, decise di sospendere le attività; il maggiore era convinto che il giovane prigioniero era stato ucciso e gettato in un canyon. Nel frattempo, una ventina di soldati, provenienti da Las Vegas e guidate dal sergente Henry Swartwont, si misero sulle tracce dei razziatori, con loro vi era la figlia del capo Lobo, precedentemente catturata dal Burnside, doveva fungere da guida e da ostaggio.


Apache in caccia

Lungo la strada si ebbe un nuovo incidente che gettò altra benzina sul fuoco delle ostilità. Mentre le truppe erano accampate per la notte, la giovane donna indiana chiese di poter andare in cima ad un poggio, il sergente acconsentì e la donna, raggiunta l’altura, si mise a piangere. Le truppe pensarono che voleva segnalare alla sua gente la presenza dei soldati. Al mattino, quando i soldati cercarono di metterla sul carro, la giovane afferrò un coltello da macellaio e cercò di liberarsi; ne seguì un inseguimento intorno al fuoco del campo, tra i muli e i carri. La giovane accoltellò un mulo e allora il sergente Martinez le sparò un colpo alla testa. La morte della giovincella avrebbe provocato la reazione di Lobo. La versione dei Jicarillas fu comunque diversa, nel 1852, il capo Chacón disse al Greiner che gli indiani – Jicarillas e Utes – si avvicinarono amichevolmente alla carovana, ma furono cacciati e ne nacque uno scontro. La signora White e sua figlia furono catturate e portate nelle pianure del Red River. Le due prigioniere vennero ben trattate, ma il capo accusò apertamente gli americani di aver attaccato l’accampamento indiano, proprio mentre questi erano seriamente intenzionati a consegnare le prigioniere alle autorità. Durante tutta la primavera del 1850, la tribù continuò a portare avanti incursioni nelle zone di Maxwell Land Grant. Il 5 aprile, una banda assaliva dei rancheros, intenti a pascolare i bovini; ma fu il mese successivo che si sarebbe verificato un attacco ben più grave. Una spedizione di guerra di Jicarillas e Utes uccideva undici uomini nelle zone di Mound Wagon; quando, le truppe del Burnside giunsero sul luogo del massacro, trovarono i resti sparsi di otto uomini, erano dispersi in un tratto di terra di tre chilometri. I resti dei corpi erano stati sbranati dai lupi, si salvarono soltanto i tre corpi senza vita che giacevano su un carro. L’esercito dovette allora intervenire e venne inviata una spedizione comandata dal maggiore Grier. Con una forza di 68 uomini, il 23 luglio, il maggiore per mosse verso il fiume Canadian dove erano stati segnalate le bande ribelli; due giorni dopo le truppe sorprendevano un piccolo gruppo Jicarillas, gli indiani vennero uccisi e i loro cavalli requisiti; nello stesso giorno, alcuni miliziani sorprendevano un altro gruppetto indiano, i risultati furono simili.
Un indiano delle pianure
Le incursioni si sarebbero poi intensificate e l’esercito dovette cambiare tattica con la costruzione di alcune postazioni proprio nel cuore del territorio indiano. Già nel 1849, alcuni distaccamenti di truppe del colonnello John M. Munroe erano entrati nel Nuovo Messico per essere dislocati nelle principali città lungo il Rio Grande, in particolare a Taos e ad El Paso. Nel 1850 vennero inviati ingegneri topografici per rilevare le terre dei Jicarillas, valutarne le eventuali risorse naturali e determinare la fattibilità della creazione di una postazione militare. Successivamente sarebbe stato costruito Fort Union, si trovava proprio all’incrocio tra le Cimarron Mountains e la Santa Fe Trail; la postazione divenne il Quartier Generale delle truppe e il più grande deposito di armi e munizioni del “Ninth Military Department”. Nella primavera del 1852, un’altra postazione – chiamata “Cantonment Burgwin” – venne costruita circa 10 miglia a sud di Taos e, infine, venne eretto Fort Massachusetts ai piedi del Blanca Peak, nella San Luis Valley (Colorado). Un anno prima, nella primavera del 1851, i rapporti militari indicavano chiaramente che gli indiani Jicarillas stavano mettendo a ferro e fuoco gli insediamenti presso Manzano, posti a circa 60 miglia sud-est di Albuquerque. Quando però venne inviato ad investigare il tenente J.P. Holliday, si seppe che le razzie erano invece opera dei Navajos. Il capo Chacón ebbe modo di informare l’Hollyday che la sua intenzione era quella di mantenere la pace con i bianchi. Il governatore Calhoun ritenne che era giunto il momento di negoziare un Trattato con tutte le bande Jicarillas, così, il 2 aprile 1851, a Santa Fe, in rappresentanza degli Stati Uniti, Calhoun e Munroe, incontrarono i capi Francisco Chacón, Lobo Blanco, Huero Mundo e Josecito Largo. Gli indiani accettavano di essere confinati in un determinato territorio, di dedicarsi all’agricoltura, di porre fine alle depredazioni e di restituire tutti i prigionieri e i beni razziati. In cambio, gli Stati Uniti promettevano attrezzi agricoli e compensi “ritenuti corretti dal Governo”; in pratica i Jicarillas accettavano di rinunciare al loro stile di vita in cambio dei beni promessi. Il 7 maggio Chacón incontrava il colonnello Munroe e il Calhoun a Santa Fe, il capo accettava di conformarsi ai desideri governativi e di stabilire la sua gente nelle zone indicate dagli americani, inoltre avrebbe anche cercato di convincere Anton Chico. Il problema restava comunque, le altre bande avrebbero accettato la nuova situazione? Per incentivare gli indiani gli americani promettevano 50 staia di grano, di cui 12 o 15 alla banda del Chacón.


Jicarilla all’attacco

Anche il 24 maggio gli americani incontrarono a Mora il Chacón, dove il capitano Ewell Munroe non si disse particolarmente soddisfatto. Il 20 marzo 1851, circa un centinaio di guerrieri, guidati da Chacón, Lobo, San Pablo e San Antonio, si presentarono ad un incontro con intenzioni pacifiche, riferirono che un piccolo gruppo di Jicarillas era stato assalito e massacrato da una banda guerriera degli Arapaho, la quale aveva razziato tutti i loro cavalli, inoltre ricordarono che lo alcalde di Anton Chico aveva ingiustamente imprigionato alcuni indiani della tribù. I capi ricevettero numerosi regali, accettarono le scuse del Greiner e le sue promesse, poi ritornarono nelle loro terre rassicurati. Ma gli americani erano ben decisi di spostare i Jicarillas a ovest del Rio Grande, ciò avrebbe alienato la maggioranza dei gruppi Llaneros, perché le aree a est del fiume rappresentavano il cuore del loro territorio. In quel periodo vi erano circa 400 indiani Jicarillas divisi in bande e guidati da quattro capi importanti: Chacón, José Largo, Lobo e José Chavis, inoltre, vi erano altri quattro leader molto influenti: San Pablo, Huero, Sanchua e Chino. Quando il Davis Meriwether divenne Governatore del Nuovo Messico, la situazione stava ormai degenerando, il disastro era inevitabile e gli indiani non vennero informati della nuova situazione. Senza gli aiuti governativi i Jicarillas non avrebbero potuto avere una vita decente. La scintilla che accese le ostilità avvenne nel febbraio 1854, quando Samuel Watrous, un imprenditore di carni bovine di Fort Union, riferiva diversi furti di bestiame. Il 20 febbraio, le truppe del tenente David Bell vennero incaricate di recuperare il bestiame razziato. Gli ufficiali ritenevano che gli autori delle razzie erano una banda mista di Jicarillas e Utes, guidata da Chico Velásquez, un capo degli Utes. Il 2 marzo, il Bell, accompagnato dal capitano George Sykes, dal tenente George Maxwell, e da 35 uomini della Comapgnia H secondo Dragoni, organizzò una spedizione esplorativa lungo il Canadian River. Questa volta gli indiani non fuggirono ed invitarono le truppe a combattere, erano guidati da Lobo Blanco. Fu allora che il Bell fece capire che non era venuto per combattere, “voleva parlamentare in modo amichevole”. Molti indiani si avvicinarono e strinsero la mano all’ufficiale, ma “la maggior parte rimase a distanza di sicurezza, tenendo infilati gli archi e le frecce”. Gli Apaches negarono di essere gli autori delle razzie e poi accusarono gli Utes dei saccheggi avvenuti, ma le loro parole non convinsero l’ufficiale. Quando il Bell chiese la consegna dei razziatori, gli indiani risposero che non potevano senza prima organizzare un Consiglio con i vari leaders; fu allora che le truppe catturarono Lobo, mentre i guerrieri risposero con “un grido di guerra”. La cattura di Lobo merita di essere spiegata meglio. < < … Uno per uno, alcuni guerrieri a cavallo mossero dietro i Dragoni, soltanto venti si prepararono ad affrontare faccia a faccia i soldati. Poi Bell ordinò l’arresto di Lobo, il capo tentò di resistere mentre gli altri guerrieri Jicarillas formavano un semicerchio, aggirando i Dragoni su entrambi i lati. I soldati ricevettero l’ordine di caricare e ne seguì una scaramuccia. Durante lo scontro, alcuni indiani si gettarono sotto il collo dei loro cavalli, mentre i soldati evitarono di essere calpestati. La lotta non durò che pochi minuti e gli indiani, ormai sparsi, fuggirono mentre i soldati preferirono non inseguirli temendo un agguato >>.


Un incontro a cui prendono parte i Jicarilla

Il Bell ricordava che i Jicarillas avevano perso cinque uomini, mentre le truppe ebbero due morti e quattro feriti. Nonostante la nuova situazione, alcuni gruppi di Jicarillas non avevano preso le armi anche all’inizio dell’anno 1854. Il 30 marzo le truppe del tenente John W. Davidson vennero attaccate da una forza combinata – circa un centinaio di guerrieri – di Jicarillas e Utes sulle Embudo Mountains, circa 25 miglia a sud di Taos. La battaglia infuriò per circa tre ore, 22 Dragoni perdettero la vita e 36 furono feriti anche gravemente, e un gran numero di cavalli, armi e munizioni caddero in mano agli indiani. Dal Cantonment Burgwin venne immediatamente inviato un distaccamento di Dragoni sotto la guida del tenente Samuel D. Sturgis, al cui fianco vi erano le truppe della “Company D, Second Artillery” guidate dal Sykes. Il 10 aprile venne dichiarata guerra all’intera tribù Jicarillas, e per i quattro mesi successivi il tenente-colonnello Philip St. George Cooke avrebbe condotto una vigorosa campagna militare. Le truppe avevano l’assistenza di 32 uomini della “Spy Company” guidati da James H. Quinn, questi uomini avevano il compito di rintracciare gli indiani che cercavano rifugio negli “sconosciuti deserti”; nonostante la sua ben nota simpatia verso gli Apaches, anche l’esperto Kit Carson si offrì di accompagnare il Cooke. L’8 aprile, dopo una lunga e difficile marcia, le truppe del Cooke scoprirono un accampamento indiano, era posto in un ripido burrone roccioso sul Rio Caliente, il territorio era quasi impraticabile.

Condividi l'articolo!

Pagine di questo articolo: 1 2

Commenti

Vuoi scrivere qualcosa? Usa i commenti!

Devi eseguire il log-in per inserire un messaggio.