I rangers, diavoli texani

A cura di Luca Barbieri

Rangers del Texas
I Rangers del Texas sono una creazione particolare di quel lembo di terra al confine col Messico che pare appartenere più al mito che alla realtà storica; rappresentano nell’immaginario collettivo lo stereotipo dell’uomo di legge duro e spietato ma anche dotato di un innato senso del dovere e della giustizia, stereotipo incarnato di volta in volta da icone leggendarie come quella di Tex Willer o, più recentemente, del granitico (nel senso dell’espressività dell’attore) Walker. La realtà, come sempre accade, è a qualche passo di distanza che guarda stupita. Senza nulla voler togliere ai “diavoli texani” in termini di destrezza nell’andare a cavallo e di abilità nell’ammazzare il prossimo, i Rangers del Texas infatti nascono come una forza mercenaria di tutela della proprietà terriera dei coloni anglosassoni in terra messicana.
Ma andiamo con ordine.
Il termine “Rangers” è di origine scozzese (deriva da “range” che vuol dire “pascolo”), così come lo erano le migliaia di immigrati che si riversarono nel secondo decennio dell’800 nei fertili pascoli texani, e stava ad indicare le pattuglie di uomini armati che vigilavano sui campi coltivati delle Highlands. Se poi qualcuno dovesse chiedersi cosa diavolo ci facessero tutti quegli scozzesi in Texas, ecco la risposta: quando il Messico ottenne l’indipendenza, si ritrovò a gestire un certo numero di problemi, tra i quali le incursioni Comanches nella vastissima regione del Tejas (il futuro Texas); la soluzione migliore sembrò dunque quella di popolare il territorio di coloni in modo che facessero da “cuscinetto”, ma ben pochi tenutari messicani accettarono il rischio.


Un gruppo di rangers nella contea di San Saba

Le autorità si accordarono allora con gli USA, promettendo terra gratis (all’inizio furono 20.000 acri distribuiti a 300 famiglie) ai coloni che si fossero trasferiti, diventando cittadini messicani. L’immigrazione nel Tejas riguardò in modo particolare gli scozzesi a causa della loro fuga di massa dalla Gran Bretagna dopo la battaglia di Culloden del 1746.
Tornando ai Rangers, va specificato che pur avendo un’organizzazione militare non erano precisamente dei soldati, né potevano esserlo vista la totale anarchia alla quale erano votati. Così li descrive un ufficiale americano: “Avevano l’aspetto più disparato: alcuni vestivano di pelli, altri stavano a torso nudo. Ognuno di loro aveva un fucile Kentucky, un paio di rivoltelle Patterson e un coltellaccio Bowie. Mangiavano solo carne, quasi mai pane e mai bevevano caffè.” Non indossavano una divisa ufficiale, dunque, né erano inquadrati in regolari compagnie: ogni Ranger faceva capo a sé e doveva mantenere sia la propria cavalcatura che le armi (polvere e pallottole per cento colpi), le uniche cose, a conti fatti, davvero utili a salvargli la pelle.
I primi dieci Rangers vennero ingaggiati nel 1823 dal possidente Stephen Austin, che li pagò di tasca propria per svolgere il loro lavoro di vigilanza e protezione. Pochi anni dopo, i pessimi rapporti col Messico e le continue incursioni dei Comanches resero necessario l’arruolamento di un maggior numero di uomini e si formò così la prima Compagnia di Texas Rangers: ciascun allevatore, a rotazione, doveva servire nel corpo per un mese oppure, se impossibilitato, mandare un sostituto.


Uno squadrone di rangers all’attacco

Nel biennio 1835/36, durante la rivoluzione texana, le compagnie divennero addirittura tre, ciascuna composta da 56 uomini. I volontari accettati nel corpo venivano ben pagati (un dollaro e venticinque cents al giorno), ma dovevano superare un addestramento massacrante messo a punto dal colonnello John Coffee Hays, volto a rendere perfetta la mira in sella. Venivano piantati due pali di legno al centro di un campo, a 40 iarde di distanza l’uno dall’altro; il Ranger, sopra un cavallo lanciato al galoppo, doveva estrarre il fucile, fare fuoco sul primo palo, poi estrarre la Colt e fare fuoco sul secondo. La prova doveva essere ripetuta finchè estrarre le armi dalla sella e centrare il bersaglio non diventava naturale come bersi un bicchier d’acqua. Un altro esercizio era stato mutuato direttamente dalle evoluzioni dei cavallerizzi Comanches: il Ranger doveva essere in grado, sempre galoppando forsennatamente, di scivolare su un lato del cavallo, facendo sporgere solo una mano ed un piede, e, da quella posizione scomoda, sparare da sotto il collo dell’animale.


Rangers del Frontier Battalion

I Rangers ottennero in questo modo eccellenti risultati negli scontri contro messicani, indiani e comancheros (trafficanti di armi e whisky che commerciavano con i Comanches, passati alla storia per una straordinaria mancanza di senso morale, come testimonia anche l’omonimo film del 1961 con John Wayne e Lee Marvin per la regia di Michael Curtiz), dimostrandosi spesso più feroci dei loro nemici. In particolare il successo nella lotta contro i pellerossa fu clamoroso: tutte le tribù vennero massacrate o costrette a fuggire dal Texas, fatto che spiega perchè ancora oggi nel paese non esistano riserve indiane. Dopo la guerra Civile il corpo si sciolse, per essere poi definitivamente ricostituito nel 1874; in questa circostanza vennero creati due gruppi: il “Battaglione di Frontiera” (forte di sei compagnie di 75 uomini) e la “Forza Speciale” (usata in particolare per contrastare i bandidos messicani che sconfinavano negli USA: venne così ufficializzato il ruolo di supporto alle regolari forze di polizia, cosa continua ancora oggi). Attualmente il personale dei Rangers è di 140 unità, ripartite in sei compagnie con sedi in queste città: Quartier Generale ad Austin, Compagnia A a Houston, B a Garland, C a Lubbock, D a San Antonio (dove ha sede anche la Compagnia G, specializzata in crimini irrisolti), E a Midland, ed infine F a Waco.
Lo spirito spavaldo e guascone di questi uomini si riassume tutto in questo episodio, che appartiene ancora una volta alla leggenda: Leander McNally, comandante della “Forza Speciale” dei Rangers rifiutò l’acquisto di nuovi fucili a ripetizione, preferendo mantenere in servizio i vecchi Sharps a colpo singolo. Alla domanda del venditore: “E se uno dei suoi uomini sbaglia?” McNally rispose “Non voglio uomini che sbagliano!”.


Un accampamento

Un bell’aneddoto, se si tralascia che il vero merito del successo ottenuto dai Rangers nella guerriglia contro i Comanches appartiene alla Colt Patterson, pistola a tamburo rotante in grado di sparare cinque proiettili in rapida sequenza.
La storia del rapporto fra Samuel Colt e il Corpo dei Rangers del Texas merita di essere raccontata, seppure per brevi cenni. Nel 1839 il Governo del Texas acquistò 180 revolver Colt da fondina (che all’epoca era appesa alla sella del cavallo e non alla cintura), calibro 36, a cinque colpi, arma messa a punto e brevettata qualche anno prima dall’armaiolo del Connecticut. La fornitura era destinata alla Marina, ma alcune pistole vennero consegnate ai Rangers.
Austin, fondatore dei Rangers
L’intuizione fu brillante, perché permise ai cavalieri texani di poter respingere con successo le scorrerie dei Comanches, fino a quel momento avversari pericolosissimi. Infatti nello stesso tempo che un Ranger impiegava a ricaricare la propria pistola a colpo singolo, un guerriero Comanche poteva scagliargli addosso ben più di una freccia, e spesso con terribile precisione. Le pistole dell’epoca, inoltre, erano inaffidabili, mentre il fucile era troppo ingombrante per essere usato a cavallo (i Rangers utilizzavano infatti il fucile ad avancarica Kentucky, un’arma superba, precisa e potente, ma la cui lunga canna impediva una ricarica in sella: era necessario smontare al volo, ricaricare in fretta e risalire in arcione, perdendo così molto tempo e fornendo un facile bersaglio); va da sé che un Comanche non lo si poteva certo affrontare né tantomeno inseguire a piedi e che dunque fosse indispensabile combattere in sella. La Colt fu dunque una manna dal cielo per i “diavoli texani”, con buona pace dei proclami di mister McNelly.
Samuel Colt sfruttò questo fatto per pubblicizzare la sua arma, anche oltre oceano, e diffuse il seguente aneddoto raccontatogli da Samuel Walker, che sarà poi suo collaboratore nello sviluppo del revolver: “Nell’estate del 1844 il colonnello Hays e quindici dei suoi uomini si sono scontrati contro 80 Comanches, attaccandoli sulla loro terra ed ammazzandone almeno la metà”. Un’impresa di questo genere sarebbe stata impensabile senza il suo revolver!

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