Un cavallo di pezza, intervista a Luca Barbieri

A cura di Sergio Mura

Luca Barbieri e Tex WIller – clicca per INGRANDIRE
Una nostra breve ed intensa intervista a Luca Barbieri, autore di Farwest.it, autore di acclamati libri dedicati al mondo del west, autore della famosissima scuderia Bonelli, la fabbrica dei sogni di carta che tutti noi abbiamo imparato ad amare e rispettare fin da bambini, quasi insieme al latte materno o a quello nei biberon.
Luca Barbieri, dunque, autore di storie a fumetti… fumetti ovviamente western. Ebbene, il nostro Luca è ora anche l’autore di quella bellissima e toccante storia di Tex, contenuta nel prestigioso contenitore Color Tex, intitolata “Un cavallo di pezza”, una storia incantevole e brevissima di segnata dal bravissimo Venturi.
Domanda: Luca, amico mio, ma com’è stato possibile riuscire a vedere la tua arte principale, quella della sintesi piena di significati, finire in una cortissima storia di Tex, un personaggio che le storie le distribuisce in genere su un paio di centinaia di pagine?
Risposta: “Un cavallo di pezza” credo detenga il record come la più breve storia mai apparsa sulle pagine di un volume di Tex; nonostante questa sua fulmineità, però, la sua origine si allunga molto addietro nel tempo: l’idea è nata addirittura tre anni fa, poco dopo la stesura del soggetto poi trasformato nel doppio albo “Carovana di audaci – Ghost town”.
Domanda: Ecco, iniziamo a capire meglio… Sappiamo bene che in casa Bonelli nulla nasce per caso e che nessuno arriva lì per caso, tantomeno a scrivere per Tex! Ma tu, pur sapendo che stavi proponendo un “esercizio” diverso dal solito per il re dei fumetti, a cosa puntavi esattamente?
Risposta: Nello scrivere la storia mi ero posto un doppio obiettivo.
Anzitutto, volevo che la fosse una sorta di “esercizio di stile” con il quale mostrare a Mauro Boselli, curatore della collana, qual era il mio stile di scrittura per i fumetti. All’epoca avevo già affrontato qualche sceneggiatura ma mai per la Bonelli, dunque ci tenevo a mettere nero su bianco quel poco che sapevo fare. Da tutte le tavole emerge questa mia velleità, il desiderio di mostrare quel minimo di tecnica che avevo assorbito studiando i Grandi del fumetto (come ad esempio Miller, Gaiman, Gianluigi e Sergio Bonelli, Berardi, Moore e lo stesso Boselli) ed esercitandomi come autodidatta; si vede, ad esempio, nelle ripetute sequenze di doppie pagine contrapposte nelle quali inizia e finisce una singola scena: a pag. 94-95, ad esempio, nelle quali è racchiusa tutta la sparatoria, che inizia con la prima strip di pag. 94 e l’immagine in alto a sinistra del primo fuorilegge attraversato da un proiettile, e termina a pag. 95 con Tex che svela al rantolante e moribondo ultimo fuorilegge (di cui spunta soltanto la mano omicida, a partire dall’angolo basso a destra, in contrapposizione alla prima strip) la ragione della loro esecuzione; a pag. 86 e 87, dove Tex trova la Bibbia e matura il proposito di vendicare la brutale uccisione di un’innocente bimba: nella prima vignetta di pag. 86 vede la Bibbia, e dà le spalle al lettore, nell’ultima di pag. 87, in basso a destra, fissa invece lo spettatore e gli comunica con lo sguardo la propria decisione; oppure le pagine 84 e 85, sviluppate in sensi contrapposti: la prima in orizzontale e la seconda (idealmente) in verticale. Non mi dilungo di più per non annoiare, ma ogni singola vignetta è stata meditata, e se non lo si percepisce a lavoro completato è colpa solamente della mia inesperienza e imperizia.


La prima pagina della storia

Domanda: Si percepisce eccome, insieme a tutta la tua grande umanità…
Risposta: In secondo luogo, desideravo rappresentare su carta la mia “percezione” di Tex, descrivere come io vedo il Ranger di casa Bonelli, ovvero come granitico e implacabile giustiziere, vendicatore delle tante iniquità del mondo e raddrizzatore di torti. Una delle cose che ho detto a Venturi nel presentargli la storia è stata “quando la disegni pensa a un vendicatore oscuro come Batman, nella versione su carta di Miller o in quella cinematografica di Nolan”. Il Tex che ho descritto parla poco e spara tanto: la scelta delle molte tavole mute serve a sottolineare questo aspetto. E’ stata davvero una scelta molto inusuale per i canoni del personaggio, che Mauro Boselli ha deciso di avallare, e di questo lo ringrazio di tutto cuore.
Domanda: Una decisione coraggiosa, ma che si sposa al nuovo corso che notiamo nelle decisioni “bonelliane” e che, tra l’altro, è risultata adattissima nel contenitore del Color Tex.
Risposta: La storia, comunque, doveva restare soltanto questo: un “esercizio di stile” e una “dichiarazione d’intenti”. E questo è stata per lungo tempo. A dimostrazione, però, che Mauro ha memoria lunga e nota ogni dettaglio, si è ricordato di questo pugno di pagine a distanza di moltissimo tempo; durante una telefonata mi ha detto: “Luca, potremmo usare quella tua vecchia storiella; vieni in redazione e parliamone: devi solo allungarla di qualche tavola”.


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Domanda: Allungarla? Ma come… Era più breve ancora?
Risposta: Allungarla, e già, perchè la versione originale era ancora più breve: dodici tavole. In proporzione era decisamente più lungo il titolo originale (“Soltanto un cavallo di pezza”, che era la prima versione della frase detta da Tex al fuorilegge) della storia stessa! La vetrina cui era destinata era quella, prestigiosa, del “Color Tex”, collana per molti aspetti sperimentale e scuola di formazione per aspiranti scrittori di Tex sulla serie regolare.
Così, alla fine, il “cortissimo” è uscito; e di questo non posso che ringraziare, ancora una volta, il Maestro Mauro Boselli!

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