I primi europei nel Texas tra gli indiani, 1528-1536

A cura di Armando Morganti

L’avanzata nel Texas
La storia delle avventure di Alvar Núñez Cabeza de Vaca e dei suoi compagni, superstiti della spedizione di Panphilo de Narvaez, naufragato sulle coste texane nel novembre 1528, è un prologo alla storia del Texas. Questi uomini hanno vissuto con gli indiani, hanno vissuto le loro vite ed hanno parlato la loro lingua, erano i primi europei a posare i piedi su quella terra sconosciuta e i primi ad attraversare il continente nord-americano, dalla Florida al Messico. II rapporto di Cabeza de Vaca venne da lui pubblicato a Zamora nel 1542, chiamandolo “Naufragios”; parlava della sua epopea al fianco degli unici superstiti, i due spagnoli, Andrés Dorantes e Alonso del Castillo, e dello schiavo negro Estevanico. L’identificazione dei territori da loro accennati e la loro collocazione geografica è alquanto difficile, dall’isola “del Mal-Hado”, sul litorale texano, avrebbero poi raggiunto San Miguel de Culicàn, nella regione messicana del Sinaloa.
La loro storia ha affascinato numerosi studiosi come Buckingham Smith, F. Bandelier, H. H. Bancroft, la signorina Brownie Ponton e Bates H. McFarland, oltre al Betel, al Judge W. Williams e a Newton James Baskett.
Questi studiosi erano probabilmente al corrente delle varie posizioni geografiche e della topografia delle terre visitate. In seguito, i lavori del dottor Herbert E. Bolton hanno facilitato la conoscenza delle tribù indiane incontrate nella regione.  

II viaggio sulle chiatte
Dopo un lungo e difficile viaggio di circa 280 leghe, dalla Florida alla foce del Mississippi, la spedizione di Narvaez dei circa 300 partenti era ridotta a soli 40 uomini, le malattie, la fame e l’ostilità degli indiani avevano causato il disastro, così avevano costruito 5 chiatte di fortuna e, il 22 settembre 1528, presero il mare costeggiando le coste nella ricerca del fiume Panuco e dei primi insediamenti spagnoli del Messico.


L’incontro con gli indiani

Nella chiatta del comandante vi erano 45 uomini, altrettanti erano su quella di Alonso Enriquez e di Juan Suarez; la terza, comandata dal capitano Alonso del Castello e Andrei Dorantes, aveva 48 uomini, la quarta era guidata dai capitani Tellez e Penalosa, con 47 uomini; e la Quinta, sotto la guida di Cabeza de Vaca e Alonso de Solis, aveva 47 uomini. Per circa 30 giorni si sono spinti a occidente, poi, si fermarono 6 giorni su una piccola isola, finché 5 giorni dopo raggiunsero un promontorio, alla cui estremità vi era un grande fiume dove poterono fare scorta di acqua dolce.
Qualche giorno dopo cominciarono a vedere colonne di fumo sul litorale, ma i bianchi non osarono avventurarsi nell’interno; durante la notte, la tempesta si accanì contro di loro e tre chiatte vennero portate al largo e navigarono per quattro giorni in alto mare, erano le chiatte di Narvaez, di Cabeza de Vaca e di Tellez. La chiatta di Narvaez era molto avanti rispetto alle altre, quando venne una nuova tempesta la chiatta di Cabeza de Vaca venne sospinta sulla costa; mentre la chiatta di Castello e Dorantes venne scaraventata sulla costa circa una lega più indietro, sulla stessa isola.

L’isola del Mal-Hado
L’isola su cui le due chiatte si incagliarono venne da loro chiamata “Mal- Hado”, ed era abitata da tribù indiane parlanti dialetti diversi, che gli spagnoli chiamarono “Han” e “Capoque”. Sul continente, proprio davanti all’isola, vi erano indiani chiamati “De Chamico”; erano alti e ben formati, abilissimi nell’uso dell’arco, risiedevano sull’isola soltanto da ottobre alla fine di febbraio, pescando ogni tipo di pesce e raccogliendo radici e semi di vario tipo, “queste radici erano come i tartufi”, e alla fine di febbraio germogliavano ed erano più commestibili.
Un indiano di Mal-Hado
“…Questi indiani vivevano in casette fatte di stuoie e pavimentate con le conchiglie delle ostriche. Le donne avevano fatto il duro lavoro. Gli uomini erano completamente nudi, ma le donne coprivano alcune parti del corpo con un genere di lana che si sviluppa sugli alberi… Le ragazze giovani erano vestite di pelli di daino… Questi indiani erano molto liberali e non mangiavano mais perché non coltivavano la terra”.
Più di 80 uomini avevano preso terra sull’isola, erano due chiatte, le altre erano naufragate. Una pestilenza colpì gli indiani e alla fine dell’inverno circa la metà degli indiani dell’isola erano morti o malati, soltanto 15-16 spagnoli erano ancora vivi. Fra questi indiani vi era l’abitudine che i membri della famiglia del morto non avrebbero dovuto lavorare e avrebbero dovuto dipendere dagli amici e dai parenti per avere alimenti.
Alla fine del febbraio 1529 gli indiani evacuarono l’isola su delle canoe e raggiunsero il continente, un posto con molte baie e molte ostriche, “la legna da ardere era poca, le zanzare molte e I’acqua potabile poca”; Castillo e Dorantes stavano con un’altra banda sul continente. Ritornati sull’isola gli spagnoli erano rimasti in 12, loro intenzione era quella di spingersi a ovest lungo il litorale; nel frattempo, Estevanico e un prete asturiano si erano uniti agli indiani e su una canoa si erano spinti fin sull’isola a est.
Gli spagnoli rimasti erano Cabeza de Vaca, ammalato, Alonso del Castillo, Andrei e Diego Dorantes, Valdivieso, Estrada, Tostado, Chaves, il prete Gutierrez, Diego de Huelva, il negro Estebanico e Benitez.  

Identificazione dell’isola e dei quattro fiumi
I quattro fiumi a ovest dell’isola di Mal-Hado sono stati identificati dalla signorina Brownie Ponton e da Bates H. McFarland, due allievi dell’Università del Texas, erano l’Oyster, il Brazos, il San Bernardo e il Caney, e su questo non vi è alcun dubbio.


Indiani e Spagnoli nel Texas

L’insenatura dell’Oyster è un “bayou” poco profondo presso il Brazos, per l’insenatura del Caney era nei pressi del fiume Colorado ed è oggi noto come l’Old Caney Creek, presso la Baia di Matagorda. Per quanto riguarda l’isola di Mal-Hado, non era assolutamente l’isola di Galveston, ma quella di San Luis.  

Espiritu Santo
Gli spagnoli che seguivano Dorantes stettero una notte intera con gli indiani che li aiutarono ad attraversare l’insenatura del Caney, due di loro perdettero la vita per la fame e la fatica; infine, raggiunsero il fiume Espiritu Santo. Uno spagnolo si spinse a ovest da solo, ma venne raggiunto e ucciso dagli indiani Mariames, si chiamava Mendez e non era nel gruppo di Cabeza, ma in quello di Figueroa, che venne a contatto con gli Avavares, questo ultimo era entrato in contatto con gli indiani Gueneves, erano i resti del gruppo di Narvaez; quelli che raggiunsero il continente morirono di stenti e molti di loro dovettero mangiare i loro compagni per sopravvivere. Valdivieso venne poi ucciso dagli indiani, poco dopo fu la volta di Diego de Huelva. Cabeza de Vaca visitò molte tribù indiane, dai Guevenes ai Deaguanes, dagli Han ai Mariames e molte altre; quel che è certo è che gli indiani uccisero parecchi spagnoli, quattro di essi furono uccisi insieme.  

Le tribù indiane: dall’isola di Mal-Hado al Messico
Gli spagnoli, in particolare Cabeza de Vaca, menzionano un gran numero di popolazioni indigene, sull’isola di Mal-Hado vi erano gli Han e i Capoque, proprio di fronte a loro, sulla costa, vi erano i Charruco, mentre tra l’isola di Mal-Hado e l’Espiritu Santo, lungo la costa, vivevano i Deguenes, gli Aguenes e i Deaguanes, più a nord i Mendica.
Un ritratto di Álvar Núñez Cabeza de Vaca
Presso l’Espiritu Santo vi erano i Deguenes, noti anche come Quevenes, selvaggi giudicati molto crudeli, furono essi che schiavizzarono il gruppo dei Dorantes; verso l’interno troviamo i Mariames, più a ovest i crudeli e selvaggi Guaycones, nei pressi gli Iguaces o Yeguaces, alleati con i Mariames. Questi indiani erano abili navigatori di fiumi e baie, apparentemente parlavano linguaggi simili e in seguito furono chiamati Karankawa. La regione costiera presso Galveston e la Baia di Corpus Christi era disabitata quando venne visitata dai bianchi ma, a partire dal XVII secolo, vi erano sei differenti bande del gruppo Karankawa: i Tups e i Cocos a est del Brazos, i Cujanes tra il Brazos e il Colorado, i Copanes e i Guapites a ovest della Baia di Matagorda, e i Karankawa veri e propri sulle isole. Questa assegnazione territoriale è molto incerta in quanto erano bande nomadi; i Cocos erano la banda più piccola del gruppo, ma erano molto barbari e sono ricordati da Cabeza de Vaca come Capoques, e spesso associati ai Cujanes e ai Deaguanes; i Copanes erano associati ai Quevenes, ai Guapites e ai Guaycones. Dalle fonti risulterebbe che i Carancaguaces sarebbero stati la banda principale e originaria del gruppo, con grande influenza sulle altre; nelle future missioni spagnole questi indiani vennero spesso associati ai Bidai e agli Orcoquizas. Nel 1855, Kuykendall parlava di 6-7 indiani Karankawa che raggiunsero lo stato messicano del Tamaulipas, presso San Fernando; mentre padre Parisot, nel 1853, di questi indiani sul fiume Calcasieu in Louisiana, “erano i resti di una tribù chiamata Carancawas”, probabilmente questi erano però Attacapas.


Una cerimonia nella Galveston Bay

Il F. W. Hodge diceva che furono i Karankawa ad attaccare Juan Nepomuceno Cortina nel 1858, nel Texas, sembra che questi indiani avessero perso la loro identità tribale ed ora erano noti sotto il nome di “Tampaquash” o “Tampaquaches”, stanziati nel sud-ovest della contea Hidalgo nel XIX secolo; di fatto erano indiani Koienkahé, una tribù conosciuta da Joutel, e “Tampaquash” era probabilmente una variazione del loro stesso nome; “Koienkahé” era una variazione francese di “Quelancouchis” o “Clamcoét”, ma essa sembra essere soltanto una corruzione successiva di “Carancaguaces”, “Tarancaguaces”, “Talancaguaces” e “Tampacuaces”, per arrivare a “Tampaquash”; derivato dall’americano “Caronk”. Comunque, il Bolton affermava che era molto difficile dare una collocazione geografica ad ogni gruppo, ed anche lui non era molto distante dalle collocazioni degli altri studiosi: i Carancaguaces vivevano sulle isole estendendosi sia a est che ovest della Matagorda Bay; i Cocos a est della Matagorda Bay presso il basso corso del fiume Colorado; i Cujanes e i Guapites nell’altra parte della baia, specialmente a ovest; e i Copanes a ovest delle colline del fiume San Antonio, presso Copano Bay. Nei pressi vi erano anche gli Orcoquiza che vivevano presso San Jacinto e sul Fiume Trinità con i Cocos a ovest, e i Carancaguaces e i Cujanes a ovest e a sud-ovest; ma razzialmente non sembrano avere rapporti con gli Orcoquiza, ma con gli Attacapas dell’est.


Indiani Karankawa

Nel 1749, una parte dei Cocos e dei Tups, questa ultima un’altra banda Karankawa, entravano in una missione sul San Gabriel River. Cabeza de Vaca parlava anche dei Charruco, stanziati in un territorio boscoso, e di un’altra banda chiamata Han, in stretta relazione fra di loro. Queste due popolazioni parlavano due dialetti diversi e secondo le descrizioni degli spagnoli che notarono i loro costumi, sembra che assomigliassero come cultura agli Orcoquizas, e furono probabilmente conosciuti come Cocos. Gli indiani incontrati da Dorantes parlavano sicuramente un dialetto Karankawan ed appartenevano al popolo Capoques o Cocos. Questi indiani descritti non praticavano l’agricoltura, ma ottenevano il mais da altre popolazioni, verso la metà del XVIII secolo gli Orcoquizas e i Bidais coltivavano questo cereale ed è probabilmente da queste tribù che i Karankawa lo ottenevano. II Bolton, nella sua opera “Spanish Activities on the Lower Trinity River, 1746-1771”, affermava che il mais era importante nella sussistenza degli indiani Orcoquizas, ma diceva inoltre che erano anche dediti alla pesca e alla caccia e alla raccolta di bacche e frutta selvatica; essi vivevano in villaggi fissi ma periodicamente si spostavano seguendo il corso delle stagioni, andando verso l’interno del Texas.


Cavalieri in esplorazione nel Texas

Anche i Bidais, come i precedenti, sempre secondo il Bolton, avevano lo stesso tipo di vita e di cultura e durante l’inverno restavano all’interno del territorio; razzialmente gli Orcoquizas erano in relazione con gli Attacapas, ma erano probabilmente mischiati con queste popolazioni; lo stesso Cabeza de Vaca affermava che sull’isola di Mal-Hado vi era una linea di demarcazione fra due gruppi tribali di lingua diversa, gli Han a oriente e i Karankawa a occidente. Gli indiani a est e a nord-est dei Cocos erano, in epoche successive, i Bidais e gli Orcoquizas, che mantenevano relazioni pacifiche e di stretta alleanza con i gruppi Karankawa; l’Hence diceva che, “altre nazioni di lingua diversa”, chiamate Han e Charruco da Cabeza de Vaca, erano probabilmente popolazioni di questo gruppo. II Bolton, nella sua opera “Founding of Mission Rosario”, descriveva i Jaranames e i Tamiques come “tribù che non abitavano le zone costiere e con un linguaggio differente e ostili tanto ai Karankawa quanto alla civilizzazione”. La missione venne fondata nel nord-ovest dell’odierna contea di Victoria e prese il nome di “Mission Valley”, ma ben presto venne abbandonata dai gruppi Jaranames, che vi ritornarono soltanto anni dopo. II Bolton affermava che in quella missione vi erano quattro grandi gruppi tribali, “i Coahuiltecan, i Karankawan, i Tonkawan e i Bidai-Orcoquiza”, non vi appaiono i Tamiques che, stando a Cabeza de Vaca, erano da associarsi ai gruppi Mendicas, ma questo non è accertato, anche se i due termini si assomigliano.
Indiani del Texas
I Carancaguases non sono considerati nelle fonti narrative dell’epoca, ma sembra che Cabeza li chiamasse Camones, quelli che uccisero gli spagnoli di Tellez e Peñalosa. Gli indiani incontrati da Andrés Dorantes e Alonzo del Castillo erano sicuramente del gruppo Tonkawas, mentre i Mariames di Cabeza vennero, probabilmente, conosciuti successivamente come Jaranames; quelli chiamati Mendicas furono poi noti come Tamiques e Iguaces, probabilmente Anaquas. Molte similitudini troviamo nelle descrizioni di Cabeza de Vaca degli indiani Mariames ed Iguaces, con le descrizioni dei Tonkawa fatte dai coloni texani di epoche successive, specialmente con quelle del capitano Gibson Kuykendall, di Fanny McAlpine Clarke e del Kenney. Sappiamo inoltre che i Jaranames e i Tamiques per qualche tempo entrarono nella missione di Bahia e in quella del Guadalupe River nel 1726; infine, nel 1822, i Jaranames furono guidati da Stephen F. Austin da Goliad alla foce del Fiume Guadalupe. Per quanto riguarda i Mariames, Oviedo diceva che, “essi uccidono ratti in grande quantità presso il fiume… pescano e mangiano i pesci specialmente dopo le inondazioni, in aprile e maggio”.

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