Westbrook e Satterthwait, epigoni di Tony Hillerman

A cura di Angelo D’Ambra

Le copertine dei libri di Westbrook e Satterthwait
Assai lontano dallo stile di Tony Hillerman, un giallo con nativi degno d’attenzione è Danza Funebre (Ghost Dancer) di Robert Westbrook.
In una immaginaria stazione sciistica del New Mexico due investigatori alla prima esperienza lavorativa, il lakota Howi Cervo della Luna, studente impegnato a completare una eterna tesi di laurea, e Jack Wilder, poliziotto congedato dopo un incidente che l’ha ridotto ad uno stato di cecità, si imbattono in un cadavere sepolto nella neve, trafitto da una freccia.
L’uomo assassinato è il proprietario della stazione, proprio colui che li aveva convocati, quel giorno, per affidar loro un incarico investigativo. Chi l’ha ucciso? Una delle sue amanti? Sua figlia Allie? Uno dei fanatici cristiani antiabortisti che la perseguitano? Forse la figliastra avuta con una donna pueblo? E perché? C’entra qualcosa Phoenix Rock, territorio sacro ai pueblo, in cui qualcuno vorrebbe costruire un casinò?
In questo giallo il tema etnico è apparentemente fievole, sbiadito. Anche Howi, come gli investigatori nativi di Hillerman, vive la sua crisi d’identità, ma in maniera molto diversa. Il lakota è sempre stato affascinato dai bianchi, ne ha sempre amato la cultura, ha sempre sognato di fuggire da Paha Sapa, le Black Hills del South Dakota e ci è riuscito, inseguendo continue borse di studio da una università all’altra. Così è cresciuto come un bianco, con la mentalità da bianco ed uno stile di vita da bianco. Nonostante ciò lo scuotono immagini e ripensamenti… Se la trama si sviluppa assolutamente fuori da ambienti ed elementi della tradizione lakota o hopi, se l’autore indugia in scene di sesso piuttosto esplicite, – distinguendosi notevolmente da Hillerman – Howi riporta a galla qui e lì una identità forte, per esempio quando parla del profeta Wovaka e della Danza del Sole, ma sembra sempre schiacciato dalla mentalità bianca che ha acquisito. Nella sua memoria improvvisamente affiorano elementi della sua cultura, ricordi della sua fanciullezza, ma poi svaniscono, sfumano via. Probabilmente Robert Westbrook sviluppa meglio il tema nei successivi libri della serie che però non mi risultano tradotti ancora in italiano.
Sulla stessa scia tracciata dallo scrittore di Albuquerque si pone un altro giallo ambientato nel mondo delle riserve indiane, “In pace coi morti” di Walter Satterthwait.
La storia è ambientata nel New Mexico, tra Santa Fe ed El Paso. L’investigatore privato Joshua Croft, per conto dell’agenzia di Rita Mondragon, accetta un incarico particolare: scoprire che fine hanno fatto le spoglie del navajo Ganado, rinvenute durante uno scavo degli Anni Venti, portate via e poi scomparse.
I resti, dissotterrati da un team di archeologi e geologi nel 1925 nel Canyon de Chelly, intorno alle rovine di White House, scomparvero la notte in cui uno dei responsabili degli scavi, il professore di geologia del petrolio Denis Lessing, venne assassinato. Il caso finì nel dimenticatoio fino, poi una navajo, a distanza di più di cinquant’anni, inizia a fare incubi su Ganado ed allora il guaritore Daniel Begay si mette in contatto con Croft e gli racconta la storia.
Ganado era stato tra i navajo sfuggiti a Kit Carson, quelli che non avevano mai intrapreso la marcia verso Fort Sumner, ed ora il suo spirito esige di tornare nel Canyon…
Il romanzo deve molto a Hillerman, non a caso citato nel testo. Anche il tema rimanda ad uno dei problematici temi a lui cari, ovvero in che misura i resti dei nativi siano da considerare archeologia da esporre in museo piuttosto che morti da rispettare. Mancano, però, totalmente le splendide descrizioni paesaggistiche che caratterizzano Hillerman. Questo giallo è più lineare, a tratti secco.
In una fitta sequenza di avvenimenti e toni scurrili, si consumano inattese aggressioni e pure omicidi, fino a quando non emerge la cruda realtà di un movente dettato dall’avidità umana.
Ganado era uno degli antenati di Leo Chee, il capo del consiglio tribale in cui il team di ricercatori aveva scoperto petrolio. Emmett Lowery, socio di Lessing, si impossessò della salma e minacciò Chee per ottenere la concessione. Lessing non voleva essere coinvolto nella cosa e Lowery lo fece fuori…
E’ un tentativo di omaggiare Hillerman che però non riesce a pieno. Non trasmette affatto l’atmosfera delle riserve, se era questo l’intento dell’autore. Tuttavia resta un bell’esempio di giallo con nativi americani.

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