Donne spie per l’Unione

A cura di Angelo D’Ambra

Pauline Cushman – Harriot Wood
La Guerra Civile Americana trovò come protagoniste inaspettate delle donne abili nelle vesti di spie. Sebbene il loro numero esatto non sia ancora noto, si ritiene che in centinaia abbiano ricoperto questo ruolo durante la Guerra Civile.
Secondo il libro Women During the Civil War, queste donne raccoglievano informazioni su pezzi di carta o stoffa e le cucivano nelle loro camicette e sottovesti o le arrotolavano nei capelli. Spesso li attaccavano alla cornice delle loro gonne a cerchio o li nascondevano in ceste, pacchetti e persino dentro le bambole.
Come si può ben immaginare, le donne erano perfette per il ruolo di spia perché riuscivano ad ammaliare i soldati… È scritto in Women in the American Civil War che “le donne riconosciute come spie erano generalmente giovani, bianche benestanti e non sposate, oltre che attraenti, affascinanti e intelligenti – caratteristiche fondamentali per ricavare informazioni dai soldati”.
Allo stesso modo una spia donna correva il rischio di essere facilmente identificata perché finiva con l’assumere comportamenti insoliti per una donna dell’epoca come il permettere agli uomini di entrare nella propria casa a qualsiasi ora della notte ed il cavalcare o passeggiare prive di compagnia. Di fatti, finivano anzitutto additate come prostitute.
Se però le spie maschi venivano imprigionati o giustiziati con impiccagione, le donne venivano raramente giustiziate e, il più delle volte, venivano espulse in Canada o rispedite nel sud.
Guardiamo da vicino le spie dell’Unione.
Harriet Tubman
Degna di menzione a tal riguardo fu Harriet Tubman che dopo la guerra si impegnò per i diritti civili delle donne e dei neri. Tubman guidò una rete spionistica di ex schiavi che si infiltravano tra i confederati, fingendosi schiavi, al fine di raccogliere informazioni militari da consegnare all’Unione. Ma Tubman fu anche la prima donna nella storia degli Stati Uniti a guidare una spedizione militare! Nel 1863 infatti raggiunse, con diverse centinaia di soldati neri, un deposito di rifornimenti confederato sul fiume Combahee lo distrusse e liberò oltre 750 schiavi.
L’uso di ex schiavi come spie era il fulcro di una più ampia operazione segreta di cui Abraham Lincoln non parlò nemmeno al Segretario di Guerra o quello della Marina. Organizzò tutto il Segretario di Stato William Seward. L’idea era servirsi di ex schiavi di colore perchè i confederati sottovalutavano la loro intelligenza e spesso ne ignoravano il reale grado di istruzione. Avventurandosi nel territorio confederato, queste spie raccoglievano facilmente informazioni anche da chi schiavo lo era ancora. Le informazioni divennero note in gergo come “black dispatches” ed avevano un livello di attendibilità molto alto.
Altro caso noto di una spia donna fu quello di Pauline Cushman, stavolta però parliamo di un’agente dell’Unione. “Pauline Cushman” non era che il nome d’arte di Harriot Wood, una attrice oltre che una bella donna e queste due caratteristiche furono determinanti nel successo della sua attività spionistica. Charles Dickinson, suo marito, era morto in guerra, di dissenteria, nel 1862, la storia di Pauline mutò circa un anno dopo., mentre era in tournée nel Kentucky. Accadde che alcuni ufficiali confederati la sfidarono a interrompere il suo spettacolo per brindare a Jefferson Davis e alla Confederazione.


Pauline Cushman

Pauline contattò referenti dell’Unione e si offrì di celebrare il brindisi al fine di avviarsi alla carriera di spia anticonfederati. Il brindisi si festeggiò con successo e Pauline Cushman divenne a tutti gli effetti una informatrice. Depose i panni di attrice e finì in Tennesse, a Nashville, fingendosi alla ricerca del proprio fratello arruolatosi coi confederati. Così riuscì a raccogliere molte informazioni, fino a quando il generale Braxton Bragg la scoprì con i suoi piani di battaglia infilati nelle scarpe. La condanna all’impiccagione fu veloce, tuttavia l’arguta donna finse di essere malata e riuscì a rinviare la sua esecuzione sino a quando le truppe dell’unione invasero Shelbyville. Pauline Cushman fu liberata. Le sue opere erano ormai troppo note per poter continuare ad operare come spia, ottenne il titolo onorario di Maggiore e tornò a dedicarsi all’attività di attrice. Fu ritrovata morta a l’età di 60 anni a causa di una overdose. Fu sepolta con tutti gli onori militari.
Un’altra famosa spia dell’Unione fu Elizabeth Van Lew. Proveniva da una ricca famiglia schiavista di Richmond, in Virginia.
Elizabeth Van Lew
Maturò idee abolizioniste dopo aver frequentato una scuola quacchera a Philadelphia. In realtà già suo nonno materno, Hilary Baker, sindaco di Filadelfia dal 1796 al 1798, era stato abolizionista, ma in famiglia nessuno più aveva, da allora, assunto iniziative politiche in tal senso, anzi, John, il padre di Elizabeth, aveva numerosi schiavi. Quando l’uomo morì nel 1843, Elizabeth convinse l’intera sua famiglia a liberare gli schiavi. Il fratello di Elizabeth, in particolare, divenne un assiduo frequentatore di mercati di schiavi in Virginia e, quando una famiglia stava per essere divisa, interveniva offrendo folli cifre per comprare tutti e poi liberarli. Molti degli schiavi emancipati continuarono ad essere lavoratori pagati della famiglia, inclusa la futura spia unionista Mary Bowser. Tutto ciò non poteva che destare scalpore in quella Richmond che sarebbe divenuta capitale confederata! Scoppiata la guerra, Elizabeth e sua madre iniziarono ad aiutare i soldati unionisti a fuggire dal carcere di Libby a Richmond, ma si impegnarono anche a raccogliere informazioni sui movimenti dei confederati. Sebbene Van Lew cercasse di evitare sospetti e si definisse semplicemente “una buona sudista che si opponeva alla schiavitù”, molti suo concittadini non si fidavano di lei, peggio ancora quando si rifiutò di unirsi alle facoltose signore di Richmond per confezionare vestiti per i soldati confederati. Tuttavia, anche per la sua aria scialba e trascurata, ai più non apparve che una zitella che nutriva stravaganti idee sulla schiavitù. Verso la fine del 1863, il generale dell’Unione Benjamin Butler reclutò Elizabeth come spia ponendola a capo di una rete di spionaggio più ampia, la “Richmond Underground”. Elizabeth riuscì ad inviare messaggi in codice servendosi di inchiostro invisibili e nascondendoli in uova e verdura svuotate.
Addirittura riuscì a far assumere Mary Bowser presso la casa del presidente Jefferson Davis. L’uomo, supponendo che la Bowser fosse analfabeta come tutti i neri del Sud, lasciò incautamente i suoi documenti in casa. Fu così che la Bowser prese a riportare tutto ad Elizabeth Van Lew che, a sua volta, trasmetteva i messaggi all’unione. Grazie a queste notizie il generale Grant potè avvantaggiarsi enormemente sui rivali. In effetti, senza Elizabeth Van Lew, gli sforzi dell’Unione in Virginia, e il corso della stessa Guerra Civile, avrebbero potuto prendere un’altra piega.
Quando la guerra finì, Elizabeth si ritrovò povera: aveva speso l’intera ricchezza della sua famiglia in attività di spionaggio. Ma la povertà trovò rimedio nei sussidi che le furono riconosciuti dallo stato, ciò a cui non trovò mai rimedio fu l’ostracismo in cui cadde, abbandonata dai suoi concittadini, emarginata da ogni circolo, esclusa da ogni contesto, persino dagli amici una volta intimi.
Ci furono anche spie che seppero travestirsi da uomini adeguandosi con successo al loro ruolo!
Mary Edwards Walker, una delle prime donne medico, fu una vera e propria femminista. Sposò Albert Miller, un compagno di studi, in una cerimonia che non includeva la promessa di obbedire.


Mary Edwards Walker

In tale circostanza indossava pantaloni e giacca. Il matrimonio non durò a lungo… e la Walker si offrì volontaria nell’esercito dell’Unione vestendo abiti maschili. Fu infermiera e spia. Catturata dai confederati fu imprigionata per quattro mesi finché non fu rilasciata in uno scambio di prigionieri.
Sarah Emma Edmonds, che aveva servito nell’esercito dell’Unione col nome di Franklin Thompson, addirittura fu usata dagli Unionisti come spia donna! Camuffata da Bridget O’Shea, una donna di colore tinta in realtà di nitrato d’argento, portò a termine undici missioni dietro le linee confederate. Disertò quando si accorse d’essere ammalata di malaria.


Sarah Emma Edmonds

Temeva che condotta in ospedale sarebbe stata scoperta. Tuttavia, una volta guarita, vide dei manifesti che elencavano Frank Thompson come un disertore. Invece di tornare all’esercito sotto un altro pseudonimo o come Frank Thompson, rischiando l’esecuzione per diserzione, decise di fungere da infermiera in un ospedale di Washington.
Malinda Blaylock
A quanto pare furono anche molte le donne che si travestirono da soldato e combatterono nella Guerra Civile. Gli storici ne stimano almeno nel numero di 400. Alcune di esse, come Mary e Molly Bell, arruolate rispettivamente come Tom Parker e Bob Martin, erano animate da ideali patriottici, altre vollero seguire il proprio marito, come Malinda Blaylock, arruolatasi come Samuel Blaylock nel 26° fanteria della Carolina del Nord, Lucy Matilda Thompson, entrata sotto mentite spoglie nella fanteria leggera di Bladen, e Amy Clarke, dell’11° fanteria del Tennessee col nome di Richard Anderson. Si sa poco di queste donne perché la segretezza era vitale per il loro successo. Di Loreta Janeta Velázquez si sa tutto perché fu lei stessa a parlarne ed a scriverne a guerra finita, di altre si è venuto a sapere perché furono ferite o perché furono trovate morte sui campi di battaglia. Per esempio due sconosciute, vestite in uniforme confederata, furono trovate tra le vittime di Gettysburg. Questo è molto triste. Sinceramente alcune storie destano un po’ di perplessità. Come è possibile che nessuno scoprisse la loro reale identità? Addirittura un soldato confederato, detenuto come prigioniero di guerra sull’isola di Johnson a Sandusky Bay, nell’Ohio, partorì un bambino nel dicembre del 1864!
Paradossalmente le concezioni conservatrici sulle donne nella società favorirono molto l’attività spionistica di coloro le quali si avviarono al lavoro di agente segreto. Centinaia di donne, servendosi dell’apparente ingenuità cui le relegavano le concezioni del tempo, e del loro fascino, ottennero informazioni segrete che filtrarono dall’uno all’altro campo in guerra. Gli alti gradi dell’esercito erano portati a pensare che fossero completamente disinteressate alla guerra e non si rendevano conto di finire spesso raggirati. Queste donne seppero usare il loro corpo come un’arma per vincere battaglie, salvare generali e nascondere prigionieri. Perfino i loro vestiti, così ingombranti e restrittivi, divennero adeguati a nascondere messaggi, armi, denaro e medicinali. Una gonna a campana poteva nascondere di tutto, dal chinino a munizioni e pistole.

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