Sangue selvaggio – Incubi dal profondo West

A cura di Gian Mario Mollar
Sangue selvaggio è una raccolta di racconti che esplora un territorio davvero insolito e poco noto per i lettori italiani: il cosiddetto weird wild west, un ambito narrativo in cui le tematiche e i cliché del western si fondono e dialogano con l’horror. Di che cosa si tratti, ce lo spiega in modo magistrale la quarta di copertina: “esistono territori, a Ovest, al di là dei sogni, in cui il mondo si sfalda in fantastici inferni popolati da demoni e spettri, pistoleri d’oltretomba e antiche divinità assetate di vendetta”.
Nicola Lombardi, autore de La Cisterna, uno dei più interessanti romanzi horror italiani degli ultimi anni, ha assoldato una posse di otto tra i migliori scrittori horror italiani per esplorare queste terre al confine tra sogno e incubo. L’horror italiano è un genere, purtroppo, poco conosciuto e al di fuori delle rotte mainstream, eppure estremamente vivace e in continua evoluzione. Nel suo alveo si trovano autori capaci di dare vita, come oscuri demiurghi, ad atmosfere inquietanti e tenebrose, che rimangono incollate all’immaginario del lettore. Questa antologia può essere una buona occasione per scoprirne alcuni.
Apre la cavalcata Danilo Arona, un vero e proprio veterano dell’horror italiano, che ha alle spalle una notevole produzione di romanzi e saggi: tra tutti, vale senz’altro la pena di ricordare L’estate di Montebuio, un bellissimo romanzo di formazione ambientato sull’Appennino ligure, e All’ombra del Dio Alato, un affascinante fanta-saggio sulla figura del demone assiro Pazuzu. Il suo racconto per quest’antologia, Malongo, parla della Shoyoko, la nera signora che cammina nel vento del nord ovest, seminando terrore e distruzione nel deserto del Mojave. Arona ipotizza che una tribù di indiani Chumash abbia appreso ad evocare la dea di morte dagli schiavi afroamericani, imparando a praticare i misteriosi e oscuri riti del Palo Mayombe. Il racconto di Arona è interessante da un punto di vista temporale, in quanto riesce, grazie a un twist narrativo ardito e piuttosto intricato, a mettere in comunicazione la storia di Alamo, con Crockett e Bowie che combattono il Generale Santa Ana, con l’avventura di due vagabondi del deserto del Mojave e, addirittura, con fatti accaduti durante la guerra del Golfo in Iraq, nel 2003. Una simile struttura narrativa fa venire in mente Valerio Evangelisti, un gigante della narrativa fantastica italiana, che in Metallo Urlante e Antracite da vita allo stregone messicano Pantera – anch’egli adepto del Palo-Mayombe – e fonde con altrettanta scioltezza piani narrativi e temporali distanti e apparentemente inconciliabili.
Il secondo racconto, The Grinder, di Luigi Boccia, è anch’esso situato all’incrocio di piani spazio temporali differenti. Il protagonista, Johnny, è a caccia di Jerome Cox, un vecchio senza gambe capace di instillare nella mente delle sue vittime una follia che è peggiore della morte stessa.
Il racconto di Stefano Di Marino, prolifico autore milanese che ama frequentare le terre di frontiera, è una vera chicca western horror. Il colonnello Ray Hogan guida una posse di Texas Rangers sulle tracce di una sanguinosa banda di cacciatori di scalpi, guidati dal truce e butterato Black Bart Collison. La caccia all’uomo nelle Bad Lands porterà inseguiti e inseguitori a incontrare i veri signori delle Bad Lands, i Tonkawa, una tribù di indiani dedita al cannibalismo e a innominabili e oscuri riti. Con arte, l’autore dissemina nel testo dei riferimenti a Le colline hanno gli occhi, un must cinematografico quando si parla di cannibalismo…
Con Il lascito di Stella Caduta, il romano Claudio Foti descrive un incontro insolito: quello tra un giovane guerriero sioux, destinato a passare alla storia, e uno spirito dell’acqua che abita il fiume Wind River, intenzionato a sbranarlo. Il dialogo tra i due è animato da una sottile tensione erotica e al contempo terrificante, in quanto la fame dell’essere acqueo è tratteggiata con sapienza e l’epilogo non deluderà gli appassionati dello splatter.
Maico Morellini cavalca di solito nel territorio della fantascienza, ma nel suo L’oro degli Olandesi dimostra di sentirsi perfettamente a suo agio anche con il western. Il racconto rivisita il celebre mito della miniera perduta tra i Monti Superstizione, aggiungendovi l’inquietante personaggio di Il’ya Merkushew, uno spietato siberiano vestito di drappi neri a caccia di demoni. La narrazione è avvincente e piena di atmosfera.
Luigi Musolino è da sempre un esploratore dei lati oscuri del folklore: il suo duplice volume Oscure Regioni raccoglie venti racconti (uno per ogni regione d’Italia) che rivisitano le leggende locali in chiave horror. Nel suo libro più recente, Uironda, ha orientato la sua ricerca stilistica su orrori più esistenziali, indagando le pieghe inquietanti che si nascondono nella quotidianità.
Con Teste, Musolino si rivolge al folklore dei nativi americani, esplorando il mito irochese delle teste volanti. L’attempato professore Cliff Hodgson affronta i venti e le tempeste dei monti Adirondack per raggiungere Levelbulls, uno sperduto e squallido avamposto in cui si sono perse le tracce di uno dei suoi allievi più promettenti. L’antropologo ante litteram, armato di revolver Le Mat, scoprirà che nel folklore dei nativi si nascondono orrori e pericoli mortali. La scrittura cesellata dell’autore riesce a delineare un’ambientazione storica molto verosimile ma anche a dare forma a un orrore cosmico e indicibile che ricorda da vicino le atmosfere di Howard Phillis Lovecraft, il Maestro di Providence, che è una delle pietre miliari della letteratura horror.
In Uomini e bestie di Gianfranco Staltari vediamo un cacciatore di lupi confrontarsi con una belva misteriosa e sanguinaria, che sparge il terrore nel villaggio di Cypress Hill: una variazione sul tema del licantropo in salsa western, con whiskey e prostitute di contorno.
Chiude la raccolta John Wayne di Claudio Vergnani, un racconto ambientato ai giorni nostri, in un parco divertimenti che ricorda la serie televisiva Westworld. L’attrazione principale dello show è proprio un pistolero identico a John Wayne, con le mani simili a “lampi metallici”. In ogni città in cui passa lo show, c’è sempre qualcuno che scompare in modo misterioso. Per indagare sulle sparizioni vengono ingaggiati Vergy e Claudio, due personaggi che sono ben noti a chi conosce la vasta produzione dell’autore: il primo è una montagna di muscoli e di ironia caustica, avvolto in un trench non proprio pulito, il secondo è un alter ego dell’autore, più malinconico e riflessivo. I due sono una coppia collaudata di ammazzavampiri, ma al contempo anche dei naufraghi dell’esistenza che mescolano ironia e disperazione in modo coinvolgente. Le creature che fronteggiano non sono gli esangui e raffinati vampiri a cui ci ha abituato la cinematografia contemporanea, ma esseri sporchi, puzzolenti e cattivi, raccontati con una scrittura adrenalinica e travolgente. Nel racconto in questione, il western è meramente un pretesto, ma vedere Vergy fronteggiare John Wayne vi regalerà comunque qualche brivido e non potrete fare a meno di chiedervi: chi vincerà?
In conclusione, si può senz’altro affermare che Sangue Selvaggio sia un esperimento interessante in una direzione nuova, quella della contaminazione del genere western. Le otto pallottole nel tamburo della pistola sono di calibro e qualità differenti, ma vi regaleranno senza dubbio qualche ora di svago e di terrore.

Buona lettura!

Titolo: Sangue selvaggio. Incubi dal profondo west.
Curatore: Nicola Lombardi
Autori: Danilo Arona, Luigi Boccia, Stefano Di Marin, Claudio Foti, Maico Morellini, Luigi Musolino, Gianfranco Staltari, Caludio Vergnani.
Edizioni: Weird Book
Anno: 2018
Prezzo: 15,00 €

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