Processo ed esecuzione di John Doyle Lee

A cura di Omar Vicari


L’esecuzione di John Doyle Lee – clicca per INGRANDIRE

L’11 settembre 1857 presso Mountain Meadow nello Utah si verificò un sanguinoso episodio passato alla storia come il “Massacro di Mountain Meadow”
Circa 50 Mormoni travestiti da indiani con la complicità di veri indiani Paiute assalirono la carovana Baker-Fancher , pionieri provenienti dall’Arkansa e diretti in California. Ci furono centinaia di morti, tra i quali donne e bambini.
Responsabili principali del massacro, si disse, furono il vescovo Mormone John Doyle Lee, William H. Dame e Isaac C. Haight.
Il massacro per anni fu attribuito agli indiani, finché le indagini del generale James Henry Carleton portarono alla conclusione che la responsabilità del fatto era dei Mormoni.
Vent’anni dopo John D. Lee fu processato e condannato a morte per quella strage.


John D. Lee

A ricordo delle vittime , nel 1990, è stato eretto un monumento sul luogo dell’eccidio.
John D. Lee fu arrestato e processato a Beawer (Utah) il 23 Luglio 1875. Tra gli spettatori al processo, c’erano alcuni amici e vicini dell’imputato come Thomas Schofield, Robert Parker e suo figlio Maxilian Parker.
Il figlio di quest’ultimo, un ragazzo di appena nove anni che rispondeva al nome di Robert LeRoy Parker (….il futuro Butch Cassidy) era appoggiato su una staccionata a curiosare.
Il primo testimone non aveva ancora finito la sua deposizione che l’esito del processo sembrava già avviato ad una conclusione scontata.
Nel Maggio 1876 a Lee furono concessi tre mesi di tempo per sistemare i suoi affari prima del processo che sarebbe iniziato a Settembre.


La carovana Baker-Fancher

La Corte pubblicò una lista con i nomi dei giurati. Tra quei nomi c’erano quelli di Thomas Schofield e quello di Maxmilian Parker. Né l’uno e né l’altro poterono venire a patti con la propria coscienza nel giudicare il loro amico.
John Doyle Lee ammise subito la sua partecipazione al massacro, ma giurò che non era stato la causa dello stesso, ma che anzi si adoperò per prevenirlo.
“Quando la faccenda mi sfuggì dalle mani” disse Lee ai giurati “Niente altro poteva essere fatto se non partecipare al massacro nella speranza di risparmiare i bambini”.
Rivolgendosi ai giurati, aggiunse di sentirsi come un capro espiatorio e che non poteva essere considerato tale sino a che non fosse stato giudicato colpevole.


Il cippo a memoria del massacro

Thomas Schofield e Maximilian Parker subito si auto defilarono dalla posizione di giurati nel momento in cui sostennero l’innocenza di John D. Lee. Protestarono con la corte perché a loro parere era evidente che l’imputato era stato considerato da subito un capro espiatorio, e Maximilian Parker, alla fine, si convinse che l’idea di quel processo era stata di Brigham Young, il potente leader della Chiesa Mormone.


Brigham Young

In Agosto, un mese prima del processo, un appello a Brigham Young non venne preso in considerazione, così Schofield e Parker promossero a Beaver due petizioni in cui si chiedeva clemenza per John D. Lee, una delle quali venne sottoposta all’attenzione del Governatore G. W. Emery.
Un totale di 514 persone firmarono le petizioni e il Governatore, data l’età avanzata dell’imputato, stabilì che gli sarebbe stata risparmiata la vita se avesse confessato il crimine e avesse fatto i nomi dei complici.
John D. Lee rifiutò. Egli fu allora ritenuto colpevole dei crimini attribuitigli e fu condannato a morte tramite fucilazione a Mountain Meadow, il sito del massacro.
Schofield e Parker fecero visita a Lee prima della sua esecuzione e lo pregarono di salvare se stesso, ma egli rifiutò ancora.
Schofield e Parker addirittura ventilarono l’idea di prenderlo in custodia con un gruppo di armati e di nasconderlo tra i labirinti dei canyons del Kaibab Plateau nella zona del Dirty Devil River.
La petizione con la firma anche di Robert LeRoy Parker
Lee rifiutò perché così facendo disse che si sarebbero messi contro la legge. Egli comunque li pregò di tenere lontano le sue mogli e la famiglia dal luogo dell’esecuzione, di prendersi cura del suo corpo una volta che fosse morto e di spedirlo alla sua famiglia per il funerale.
Il 23 Marzo 1877, vent’anni dopo il massacro, John D. Lee fu portato in manette a Mountain Meadow da guardie armate. Un gran numero di spettatori erano presenti all’evento.
Thomas Schofield stava in piedi con in mano l’ordine della corte consenziente il recupero del corpo.
Maximilian Parker arrivò con un carro contenente la bara. Accanto, seduto vicino al padre c’era un ragazzo di 11 anni, Robert LeRoy Parker, uno che avrebbe fatto parlare di se in futuro col nome di Butch Cassidy.
La bara fu scaricata dal carro e deposta sul prato. Lee fu portato davanti la bara e gli fu permesso di dire qualche parola. “ Vado come un agnello al macello, innocente di fronte a Dio…..”
Quindi un cappuccio nero fu posto sopra la sua testa e fu costretto a sedere sull’orlo della bara.
Lee stoicamente sedette sulla bara e un piccolo pezzo di mussola gli fu applicato sulla camicia a livello del cuore.
Il plotone fu allineato e poi fu dato l’ordine di sparare. Il corpo di Lee cadde all’indietro dentro la bara aperta. Il medico presente all’esecuzione tastò il polso e decretò la sua morte.


Il plotone di esecuzione – clicca per ingrandire

L’amico Thomas Schofield presentò il foglio sul quale c’era annotato l’ordine di custodia del corpo.
Il Marshal federale esaminò il documento, quindi dette il nullaosta al recupero del corpo.
La bara fu caricata sullo stesso carro che l’aveva portata, dopo di ché Parker e Schofield lasciarono il luogo dell’esecuzione.
Il giovane LeRoy Parker sedette sul coperchio della bara affinché non cadesse fuori dal carro.
Maximilian Parker da allora nutrì sempre un’avversione verso Brigham Young, reo a suo dire del tradimento verso il “suo discepolo” John D. Lee.
Thomas Schofield disse che nel momento in cui coprirono la bara di Lee, Maximilian Parker ad alta voce gridò: “Dovrebbe essere Brigham Young a giacere qui”.
John D. Lee fu sepolto a Pauguitch (Utah) il 24 Marzo 1877. Brigham Young lo seguì cinque mesi dopo in Agosto.
Robert LeRoy Parker, il futuro Butch Cassidy, fu testimone all’età di 11 anni del tragico fatto.
Egli rimase impressionato dal corpo insanguinato dell’amico di famiglia e ancor più dalla rabbia del padre verso quella che aveva definito una legge iniqua. Egli avrebbe ricordato il fatto per tutta la vita e forse c’è da chiedersi se quella legge che il padre aveva considerata iniqua, fu uno dei motivi che lo portarono a diventare un fuorilegge.

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