Un grido: arrivano i Cherokee!

A cura di Pietro Costantini

“The Cherokee are coming!”
I Cherokee usano riferirsi a sé stessi come Tsalagi o Aniyunwiya, che significa “Primo Popolo”. Vi sono molte teorie, sebbene nessuna provata, sull’origine del nome “Cherokee”. Potrebbe derivare dalla parola Choctaw Cha-la-kee, che significa “coloro che vivono sulle montagne”, oppure da Chi-luk-ik-bi (“quelli che vivono nel paese delle grotte”). La prima parola spagnola per riferirsi a loro fu Tchalaquei. Un’altra teoria è che Cherokee derivi da una parola dei Lower Creek, Cilò-kki, che designa qualcuno che parli un’altra lingua. La derivazione più comune, in ogni caso, è l’anglicizzazione del nome che danno a sé stessi nella loro lingua, cioè Tsalagi.
Sull’origine dei Cherokee prevalgono due teorie. Una è che i Cherokee, popolo di lingua irochese, potrebbero essere emigrati nel tardo periodo preistorico nel sud degli Appalachi, provenendo da regioni settentrionali, quelle che in tempi più recenti furono il territorio tradizionale delle Cinque Nazioni Irochesi e di altri popoli di lingua irochese.
Studiosi del XIX secolo riportarono conversazioni con anziani che ricordavano una tradizione orale secondo cui il popolo Cherokee migrò a sud dalla regione dei Grandi Laghi in tempi preistorici.

ORIGINI

Alcuni storici ed archeologi ritengono che la migrazione dal nord non avvenne prima del XV secolo. L’altra teoria, discussa da specialisti accademici, riguarda la presenza di questo popolo nel Sud Est da migliaia di anni, ma non vi è alcuna evidenza archeologica di ciò.
Quindi i Cherokee potrebbero provenire da nord ed essersi stanziati nel territorio dei Muscogee Creek, stabilendosi nei siti ove sono presenti i “mound” costruiti dalla cultura del Mississippi. L’ipotesi che molti siti Mississippian, come Moundville e Etowah, possano essere attribuiti agli stessi Cherokee, è stata smentita da studi recenti, che ritengono piuttosto che la costruzione dei siti appartenga alla cultura Muskogean.


Il sito di Moundville
Si pensa che i Cherokee dell’epoca pre-contatto facessero parte dell’ultima “Fase Pisgah” degli Appalachi meridionali, che durò all’incirca dall’anno 1000 al 1500. Durante il tardo Periodo Arcaico e nel Periodo delle Foreste (fino all’anno 1000) gli Indiani della regione coltivavano piante come sambuco, chenopodio, girasoli e zucche. Si crearono nuove forme artistiche come collane di conchiglie, si adottarono nuove tecnologie e si creò un elaborato ciclo di cerimonie religiose. Nel periodo della Cultura del Mississippi (800-1500), le donne svilupparono una nuova qualità di granturco, molto somigliante al mais moderno, e produssero raccolti più abbondanti. Le coltivazioni con sovrabbondanza di mais permisero la nascita di più grandi e più complessi agglomerati, con molti villaggi in cui si concentrava la popolazione.
I Tuscarora, un’altra popolazione parlante una lingua irochese che abitava nel Sud Est in tempi storici, e i Cherokee si separarono dagli altri gruppi irochesi nel corso della migrazione nei territori del Nord Est. L’analisi linguistica mostra una differenza relativamente grande fra il linguaggio Cherokee e quello degli Irochesi settentrionali. Gli studiosi pongono la separazione fra i gruppi in un passato remoto, forse 3500-3800 anni fa. I Cherokee rivendicano l’antico insediamento di Kituwa, sul fiume Tuckasegee, nella Norh Carolina occidentale (oggi, Qualla, riserva della Banda Orientale degli Indiani Cherokee), come il primo insediamento Cherokee nel Sud Est.

VITA E COSTUMI DEI CHEROKEE

Gli archeologi e gli storici sono stati in grado di scoprire che vi era un grande accordo fra lo stile di vita dei primi Cherokee e quello dei loro predecessori. Il cibo giocava un ruolo importante nella vita dei Cherokee. Durante il periodo Mississippian, nel sud Est i Nativi cominciarono ad appoggiarsi sull’agricoltura e, rispetto ai periodi precedenti, divennero meno dipendenti dalla raccolta di nocciole, bacche ed altri cibi stagionali. Mais e fagioli erano le più importanti colture che i primi Nativi americani impararono a coltivare. Impararono anche ad occuparsi di altre coltivazioni, compresi zucchini e tabacco. Ma il granturco era la coltivazione di base dei Cherokee e giocava un ruolo importante nella loro vita quotidiana, allo stesso modo del loro credo religioso. Selu era il nome Cherokee per il mais ed il nome della prima donna della religione Cherokee. Si credeva che la mitica Selu sovrintendesse ai campi. Allo stesso modo le donne Cherokee avevano la responsabilità primaria dei beni agricoli, dalla semina al raccolto. Quando il granturco era maturo, le donne lo presentavano al villaggio con un rituale sacro, la Cerimonia del Mais Verde. Mentre le donne si occupavano di agricoltura, gli uomini cacciavano, pescavano e tendevano trappole. L’arma preferita durante il periodo arcaico era il cosiddetto atlatl, uno strumento da lancio, che diede origine al sistema arco – freccia nei periodi Woodland e Mississippian. Le prime punte di freccia venivano preparate per frantumazione di selci o di altre pietre ed occasionalmente di ossa. Come punte di freccia i Cherokee usavano anche corna di cervo, speroni di tacchino o pezzi di metallo. Essi predisponevano archi di sicomoro, di carrubo giallo o di noce americano, poi li impregnavano di olio d’orso prima di stagionarli col fuoco. Archi e frecce si usavano frequentemente per la caccia ad animali come il cervo, mentre trappole, cerbottane fatte con canne vuote usate con piccole frecce di spina di cardo si adoperavano spesso per i piccoli animali come il coniglio.


Dipinto di G. De Forest Brush
Gli orsi neri erano comuni in tutto il territorio Cherokee ed erano di solito cacciati in autunno, quando erano più grassi. Il grasso d’orso aveva un grande valore e veniva immagazzinato in vasi di creta sul pavimento della casa Cherokee. I cacciatori Cherokee erano soliti cuocere il miele come esca per attrarre gli orsi. Gli orsi potevano essere uccisi con frecce dalla punta avvelenata con radici di melo selvatico. A volte erano intrappolati attirandoli verso un tronco cavo inclinato posto in una buca nel terreno con dentro una punta metallica. Il cervo dalla coda bianca era la più importante sorgente di cibo per i Cherokee, in forza della abbondanza di capi nel territorio. Di norma i cacciatori inseguivano il cervo la mattina presto o la sera tardi, in autunno e in inverno. Talvolta per attirare i cervi usavano un fischietto, costruito strappando un rametto d’alloro e inserendo un pezzetto di rododendro o alloro nel taglio.
Anche il pesce era un alimento importante. I metodi di pesca comprendevano l’uso di trappole e di reti. Un sistema ingegnoso consisteva nel costruire una diga attraverso un torrente e nell’avvelenare l’acqua facendovi cadere dei frammenti di castagno americano macinato. Questo uccideva i pesci che rimanevano intrappolati, ma non causava nessun danno agli umani che li mangiavano. I pesci piccoli erano bolliti con farina di granturco per preparare una zuppa, mentre quelli grandi venivano arrostiti o fritti. Le punte delle “aguglie” a volte si usavano come punte di freccia.
La vita del villaggio Cherokee era centrata attorno all’Anaskayi, o “Casa del Consiglio”, che a volte era ubicata sulla cima di un mound cerimoniale. Gli abitanti dei villaggi si radunavano presso l’ Anaskayi per dibattere argomenti importanti. Mentre la politica era dominata dagli uomini, donne illustri prendevano spesso la parola nel Consiglio. I villaggi Cherokee erano regolati da questi Consigli locali e sceglievano i propri capi. I concetto di “capo supremo”, che fosse a capo dell’intera nazione Cherokee, non si sviluppò fino al XIX secolo.
Ciascun villaggio sceglieva due capi, il “Capo Bianco” e il “Capo Rosso”. La vita del villaggio ruotava attorno alle stagioni, e i ruoli dei capi dipendevano dal periodo dell’anno in cui si era. In inverno, il Capo Rosso, o Capo di Guerra, presiedeva gli incontri, perché l’inverno era la stagione della caccia e della guerra. I Cherokee consideravano la guerra un’attività infetta, e i guerrieri richiedevano la purificazione alla classe sacerdotale prima che i partecipanti, dopo gli scontri, potessero essere reintegrati nella vita normale del villaggio. Questo tipo di gerarchie scomparve molto prima del 18° secolo. Gli studiosi hanno dibattuto sulle ragioni del cambiamento. Alcuni storici ritengono che il declino del potere sacerdotale fu originato da una rivolta dei Cherokee contro gli abusi dei religiosi. Il Capo Bianco era più importante nella stagione estiva, in quanto sovrintendeva alla semina e agli altri affari della vita del villaggio. L’estate era il tempo della semina, della pace e delle cerimonie religiose. Sei importanti feste estive, compresa la Cerimonia del Mais Verde, celebravano la semina primaverile e la stagione del raccolto.
Il sistema dei clan era basilare nella cultura Cherokee. Vi erano sette clan: Cervo, Lupo, Pittura, Uccello, Agrifoglio, Savana Cieca e Capelli Lunghi (per qualcuno dei clan non vi è concordanza sull’esatta traduzione dei termini Cherokee). La parentela dei clan era matrilineare. I bambini erano membri del clan della madre e, dopo il matrimonio, gli uomini restavano nel clan materno. Le regole del clan, comprese quelle sulle questioni di casa come il matrimonio o la cura dei figli, erano sviluppate e regolate dalle donne. La regolamentazione del clan rivestiva molta importanza nella vita dei Cherokee. Quando essa veniva disattesa, il violatore spesso era percosso dalla componente femminile del clan. Presso molti villaggi tutti e sette i clan erano rappresentati fra gli abitanti. Le Case del Consiglio spesso erano costruite con otto lati. Un lato era dedicato all’entrata, e gli altri sette onoravano i sette clan.


Abitazioni cherokee: invernale (sopra) – estiva (sotto)
Altro fattore importante nella vita del villaggio era l’aspetto ricreativo. Molti villaggi avevano terreni da gioco per lo “stickball”, il predecessore del “lacrosse”. Nel gioco si impiegavano bastoni con reticelle, che si usavano per spingere una palla formata con una pelle di animale imbottita. A quanto pare, questo era un passatempo molto popolare per l’intero villaggio, e i giochi con la palla venivano presi molto seriamente. Il gioco prevedeva fasi molto concitate, ed essendo senza regole e restrizioni provocava spesso gravi ferite o la morte. Altre forme di sport erano le competizioni con arco e frecce e il chunkey. Questo era un gioco che consisteva nel rotolare un disco di pietra attraverso un campo da gioco piatto e nel lanciare poi dei bastoni verso la pietra per vedere chi sarebbe andato più vicino.
Come i costumi e il governo della vita del villaggio, molti miti e pratiche religiose dei Cherokee erano legati alle stagioni. Il nuovo anno cominciava in autunno, quando il fuoco nella capanna del Consiglio veniva spento e rinnovato. Dopo aver ripulito il focolare domestico dalle vecchie ceneri, le donne andavano alla casa del Consiglio per portare a casa qualche tizzone del nuovo fuoco. La cerimonia era il simbolo dell’inizio del nuovo anno, libero da peccati e da problemi.
Il credo religioso dei Cherokee, come accade ovunque, includeva la spiegazione di come il mondo fosse stato creato. Esso descriveva come piante, animali e persone venivano al mondo per ricoprire il loro ruolo nell’universo, e cercava di creare un ordine nel mondo. I Cherokee credevano che la terra fosse una grande isola galleggiante in un mare d’acqua, sospesa a ciascuno dei suoi quattro angoli da una corda che pendeva da un cielo di roccia. Prima della creazione dell’isola, tutti gli animali vivevano a Galun lati, il cielo sopra la roccia. Poiché il posto era molto affollato, essi mandarono giù lo scarabeo d’acqua per esplorare il grande mare. Egli si tuffò sotto le acque e riportò su del fango, con cui formò l’isola di terra. Mentre il suolo era ancora soffice, calò la grande poiana e volò sulla terra per controllare se era idonea per essere occupata. Quando la grande poiana, nel volare sul centro della grande isola, cominciava a stancarsi, le sue ali giganti colpivano la terra, dando origine alle valli. Quando risollevava le ali verso l’alto, alzava la terra, formando le montagne. Così i Cherokee credevano che il territorio montagnoso degli Ani-Yun-Wyia fosse al centro del mondo.
Negli anni ’80 dell’800 la struttura dei praticanti religiosi Cherokee era più informale, basata più sulla conoscenza individuale che sull’eredità degli antenati. Un’altra importante fonte della storia culturale proviene da materiale scritto nel 19° secolo dai Didanvwisgi, uomini di medicina Cherokee, dopo la creazione dell’alfabeto Cherokee da parte di Sequoya. Inizialmente solo i Didanvwisgi adottarono e usarono questo materiale, che era considerato estremamente potente nelle pratiche spirituali. Più tardi, l’alfabeto e gli scritti vennero largamente adoperati dalla gente Cherokee.

STORIA

Molto di ciò che si sa sulle culture native americane antecedenti il 18° secolo proviene da documenti delle spedizioni spagnole. Le prime di queste, della metà del 16° secolo, incontrarono i popoli della Cultura del Mississippi, antenati di successive tribù del Sud Est come i Creek e i Catawba.


Culture incontrate dalla spedizione De Soto nel Sud Est
In particolare, la spedizione spagnola del 1540-41 condotta da Hernando de Soto attraversò il territorio Cherokee, visitando molti dei villaggi della Georgia e del Tennessee identificati più tardi come Cherokee, ma li registrò come popoli sottomessi al potere di Coosa, mentre si registrò una nazione Chelaque che viveva sul fiume Keowee, dove si incontrano gli stati di North Carolina, South Carolina e Georgia.

GLI UPPER CHEROKEE (OVERHILL CHEROKEE)

Gli “Overhill Cherokee” furono i primi insediamenti di questa Nazione in quello che è l’attuale stato del Tennessee. I nome fu attribuito nel 18° secolo da esploratori e commercianti europei che dovevano attraversare i monti Appalachi per raggiungere queste zone provenienti dalle Colonie Inglesi poste lungo la costa atlantica.
Situate lungo il basso corso dei fiumi Little Tennessee, Tellico e Hiwassee, le città Overhill conquistarono il predominio nella Nazione Cherokee all’inizio del 18° secolo, quando il commercio con gli Inglesi fu stabilizzato. Nella prima parte del secolo, la remota dislocazione delle città Overhill, al lontano capolinea del “Trading Path” – la via commerciale che collegava la Baia di Chesapeake in Virginia con le regioni pedemontane abitate dai Nativi di North Carolina, South Carolina e Georgia – le rendeva accessibili solo a quei mercanti ed esploratori abbastanza avventurosi e audaci da affrontare il pericoloso viaggio nell’interno e oltre le montagne. Alla metà del secolo, le città Overhill erano molto corteggiate da emissari sia francesi che inglesi quando le due potenze combattevano per il controllo del continente. A cavallo fra il 18° e il 19° secolo, l’avanzata degli insediamenti Euro-Americani verso ovest portò al declino delle città Overhill, quando i Cherokee vennero indotti a firmare la cessione di vaste estensioni delle loro terre dell’est con una serie di trattati sfavorevoli.
La città Overhill di Chota (oggi Monroe County, Tennessee) venne di fatto riconosciuta come la capitale della Nazione Cherokee per la maggior parte del 18° secolo, e la città di Tanasi sarebbe diventata lo spunto per dare un nome allo stato del Tennessee. Molti importanti capi Cherokee, come Attakullakulla, Oconastota, Nancy Ward e Sequoyah nacquero e crebbero in città Overhill. Benchè la maggior parte dei siti Overhill venissero sommersi dallo straripamento del Little Tennessee nel 1970, gli archeologi hanno condotto scavi identificando molte delle città Overhill ed hanno estratto quantità di inestimabili informazioni riguardanti gli abitanti Cherokee e pre-Cherokee della regione.
Gli insediamenti Overhill erano concentrati attorno a tre fiumi alla base dei Monti Unicoi e Great Smoky, dove oggi sono le contee di Monroe e Polk. Dei tre fiumi, quello più a nord, il Little Tennessee, era il fulcro di una serie di importanti insediamenti Overhill ubicati tra gli attuali abitati di Vonore e Calderwood Dam. Altri importanti conglomerati erano situati lungo il fiume Hiwassee, a sud della moderna Etowah, e lungo il fiume Tellico, nell’attuale Tellico Plains. Sebbene la maggior parte del territorio del sito dei Monti Great Smoky fosse usata principalmente come terreno di caccia, i primi esploratori euro-americani ricordavano villaggi abbandonati e accampamenti di caccia temporanei sparsi in tutta la regione. Questi vennero spesso ritrovati nelle località ricche di cacciagione della parte settentrionale della regione e vicino ai congiungimenti dei principali fiumi.
Gli esploratori dell’Appalachia meridionale notarono che i Cherokee erano soprattutto concentrati intorno a tre regioni: le “città inferiori”, sorte intorno all’abitato di Keowee, sulle colline della South Carolina settentrionale e del nord est della Georgia; le “città di mezzo” erano poste intorno a Nequassee e Tassetchee, tra le Montagne Great Balsam e i Monti Unicoi nel North Carolina; gli Overhill Cherokee vivevano in insediamenti dislocati tra i Monti Appalachi e la valle del Tennessee, in quello che è ora il Tennessee. La capitale Overhill, o “Città Madre”, si spostava tra Great Tellico, Tanasi e Chota. Gli insediamenti Overhill vennero costruiti tra la fine del 16° e la fine del 17° secolo, benché gli studiosi siano in disaccordo su una cronologia più precisa. Le città principali esistevano già al tempo dell’arrivo dei primi Euro-Americani, alla fine del 17° secolo, e i Cherokee Overhill parlavano un dialetto distinto rispetto a quello trovato negli insediamenti di mezzo o nelle città meridionali.
Per quasi tutto il 17° secolo le Colonie Inglesi sulla costa atlantica trafficavano con i Cherokee attraverso altre tribù che fungevano da intermediarie. Con l’espansione del mercato delle pellicce in Europa, comunque, la necessità di un contatto diretto con le tribù ulteriormente ad ovest portò i primi mercanti e trappers agli insediamenti Overhill. Nel 1673 i commercianti della Virginia inviarono James Needham e Gabriel Arthur in esplorazione ad ovest degli Appalachi, nella speranza di aprire una via diretta per il commercio. Mentre Needham fu ucciso nel viaggio di ritorno, Arthur rimase indietro e dichiarò di aver accompagnato i Nativi (probabilmente i Cherokee) in incursioni contro gli insediamenti spagnoli della Florida.


Visione d’insieme degli insediamenti Cherokee
Nel 1725 la South Carolina mandò il colonnello George Chicken in missione diplomatica presso le città Overhill per sostenere i diritti dei mercanti senza licenza, che erano commercianti di sottocosto che conducevano legalmente i loro affari. Chicken arrivò a Great Tallico in luglio, e descrisse il villaggio come “compatto e densamente abitato”, probabilmente avendo reagito ai danni che la città aveva subito nel corso della dura e lunga guerra con la tribù dei Creek. Poi Chicken seguì il “Sentiero dei Guerrieri” a nord del Little Tennessee, dove incontrò il “Capo Guerriero” di Tanasi ed i capi di Citico e Tallassee.

I LOWER CHEROKEE

I Cherokee Chickamauga, noti anche come Lower Cherokee, erano una banda di Cherokee che sostenevano la Gran Bretagna allo scoppio della Guerra di Rivoluzione Americana. La gente della frontiera spesso chiamava questo popolo “Chickamauga”, dal nome della nuova città sul fiume Chickamauga dove andò a risiedere il capo Dragging Canoe. Dopo che si spostarono ancora verso ovest e sud ovest, essi vennero comunemente designati come “Lower Cherokee”, dal nome delle “Cinque Città Inferiori” le cui genti in origine formavano il nuovo insediamento. Comunque né essi stessi, né gli altri Cherokee li consideravano come una tribù separata dal popolo Cherokee del 19° secolo.

GUERRE CONTRO SHAWNEE, TUSCARORA E YUCHI

Verso la fine del 17° secolo, commercianti virginiani svilupparono un piccolo sistema di scambi con i Cherokee; il primo mercante della Virginia che si ricordi il quale soggiornò tra i Cherokee fu Cornelius Dougherty, o Dority, nel 1690. I Cherokee vendevano ai mercanti schiavi indiani, per impieghi da lavoranti in Virginia e in paesi più a nord.
Dopo il 1660, i Cherokee avevano permesso ad gruppo di esuli Shawnee di stabilirsi nel bacino del Cumberland, dove essi si erano rifugiati per sfuggire agli Irochesi durante le Guerre del Castoro. Gli Shawnee fungevano anche da cuscinetto contro i tradizionali nemici dei Cherokee, i Chickasaw.
I Cherokee permisero ad un altro gruppo di Shawnee di attraversare il loro territorio per stabilirsi sul fiume Savannah, dove avrebbero fatto da barriera contro i Catawba. Con il tempo, altri Shawnee giunsero nella zona e cominciarono ad attrarre l’attenzione degli Irochesi. Per di più, essi erano alleati dei Francesi. Alla fine, i Cherokee e i Chickasaw, alleati degli Inglesi, decisero di agire di concerto per espellere gli Shawnee dai loro territori, e li costrinsero a spostarsi a nord del fiume Ohio. Il conflitto durò dal 1710 al 1715. Sporadiche guerre tra queste tribù continuarono per più di 50 anni finché, nel 1768, Cherokee e Shawnee stipularono un trattato di pace.
Tra il 1712 e il 1713, insieme a Yamasee, Catawba e Inglesi, i Cherokee fecero guerra contro i Tuscarora, nella Seconda Guerra Tuscarora. Questa guerra segnò l’inizio di una collaborazione Cherokee-Inglesi che, nonostante occasionali contrasti, rimase solida per la maggior parte del 18° secolo. Con la crescita del commercio delle pelli di daino, i Cherokee si dimostrarono affidabili partners commerciali, in quanto le pelli provenienti dalle fredde zone dei loro territori di caccia montagnosi erano di qualità migliore di quelle fornite dalle tribù vicine. Nel gennaio 1716 a Tugaloo i Cherokee uccisero i membri di una delegazione di capi Muscogee Creek, segnando così il loro ingresso nella guerra Yamasee. La guerra finì nel 1717 con trattati di pace tra il South Carolina e i Creek.


Dipinto di Doug Hall
La guerra contro i Tuscarora segnò il sorgere della potenza militare Cherokee, che si dimostrò nel 1714 con l’attacco contro Chestowee, città degli Yuchi (nell’attuale Contea di Bradley, Tennessee), che si risolse con la sua la distruzione. I commercianti inglesi Alexander Long ed Eleazer Wiggan istigarono l’attacco per mezzo di inganni e promesse, sebbene il conflitto tra Cherokee e Yuchi fosse già preesistente. La base dei mercanti era situata nella città Cherokee di Euphase.
Dopo la distruzione di Chestowee, i suoi abitanti non uccisi o catturati trovarono rifugio presso i Creek o gli Yuchi del fiume Savannah. Long e Wiggan dissero ai Cherokee che il governo della South Carolina desiderava e approvava questo attacco, cosa che non era vera. Il governatore della South Carolina, avendo udito di questo complotto, inviò un messaggero per raccomandare ai Cherokee di non continuare l’attacco agli Yuchi. Il messaggero arrivò troppo tardi per salvare Chestowee. La guerra dei Cherokee contro gli Yuchi terminò con Chestowee, ma fu sufficiente per attirare l’attenzione di ogni tribù indiana e di ogni colonia europea sulla regione. Così, attorno al 1715, i Cherokee emersero come la maggior potenza della regione.

LA GUERRA CHEROKEE – CREEK

Nel 1715, proprio mentre si stava spegnendo la Guerra Tuscarora, scoppiò la Guerra Yamasee. Numerose tribù indiane lanciarono attacchi contro la South Carolina. I Cherokee parteciparono a qualcuno di questi attacchi, ma erano divisi su quale campo appoggiare. Dopo che la milizia della South Carolina era riuscita a scacciare Yamasee e Catawba, i Cherokee divennero di cardinale importanza. Sia la South Carolina che i Lower Creek cercarono di aggiudicarsi l’aiuto dei Cherokee: mentre una parte dei Cherokee era favorevole ad un’alleanza con la South Carolina e alla guerra contro i Creek, altri sostenevano l’opposto.
La battaglia di Taliwa fu combattuta a Ball Ground, Georgia, nel 1755. La tradizione Cherokee afferma che essa avvenne su un terreno di caccia disputato fra Cherokee e Creek. Un aspetto importante del racconto Cherokee è la storia di un’eroica giovane vedova, Nan’yehi (più tardi Nancy Ward), che all’età di 18 anni prese il fucile del marito ucciso e, cantando una canzone di guerra, condusse i Cherokee alla vittoria definitiva sui Muscogee. Ciò le valse il titolo di “Donna Guerriera” e un duraturo rispetto come capo tribale Cherokee.
Ma in effetti la guerra cominciò nel 1715, dopo che i Cherokee avevano invitato tutti i capi Muskogean (allora non c’era la tribù Creek) a un Consiglio diplomatico nella città Cherokee di Tugaloo, alle sorgenti del fiume Savannah. Al segnale di uno dei loro sciamani, i Cherokee uccisero tutti i capi Creek nel sonno, causando così una guerra durata 50 anni. Le mappe inglesi e francesi del periodo mostrano solo un’area molto piccola nell’angolo del nord ovest della Georgia, sempre occupata o reclamata dai Cherokee, per cui la storia dei territori di caccia disputati è probabilmente un mito. Comunque i documenti reali del periodo espongono un’opposta versione. Prima di tutto, la Georgia nord occidentale era rivendicata dalla Francia ed era occupata da Indiani suoi alleati, gli Apalachicola. I Muskogee-Creek erano alleati della colonia della Georgia e dell’Inghilterra. Non si è mai saputo che i Muskogee abbiano abitato nella Georgia del nord ovest, e non la reclamavano come loro territorio. La parola Taliwa, in effetti, non è di origine Muskogee-Creek, ma è il termine Apalachicola per “città”. E’ inverosimile che i Muskogee-Creek, alleati della Gran Bretagna, abbiano potuto combattere per una tribù alleata della Francia.


Indiani Creek – antica stampa
Mappe militari francesi del periodo mostrano che tutto il territorio che oggi è il nord ovest della Georgia era occupato da tribù alleate con la Francia fino al 1763. Infatti, nel 1757 un grosso contingente di Upper Creek, alleati con i Francesi, si spostarono dall’attuale Alabama del centro-nord verso la Georgia di nord ovest per appoggiare gli Apalachicola, e rimase nella regione fino al 1763. Così i Cherokee possono aver distrutto l’abitato Apalachicola di Taliwa, ma non occuparono mai il nord ovest della Georgia finché non fu loro consegnato dagli Inglesi. La prova che respinge la versione Cherokee della guerra con i Creek si trova negli archivi della Georgia Historical Society. Le lettere e i rapporti degli ufficiali coloniali della Georgia e dei coloni descrivono una serie di attacchi devastanti tra il 1750 e il 1755 contro i villaggi della Valle Cherokee in North Carolina e le città dei Lower Cherokee (Chickamauga) nella Georgia del nord est, che lasciarono la regione spopolata e vennero usati dai Creek come territori di caccia. Questi racconti sono confermati da una mappa, preparata dal dottor John Mitchell nel 1755, che mostra tutte le città Cherokee della Valle e della Georgia bruciate e abbandonate in quell’anno.
Nel 1721 i Cherokee cedettero delle terre in South Carolina. Nel 1730 a Nikwasi, un sito della cultura primitiva del Mississippi, un avventuriero scozzese, Sir Alexander Cumming, incoronò Moytoy di Tellico “Imperatore dei Cherokee”. Moytoy acconsentì a riconoscere re Giorgio II d’Inghilterra come “protettore” dei Cherokee.


Cunne Shote – dipinto di G. Catlin
Cumming riuscì a portare a Londra sette importanti personaggi Cherokee, tra cui Attakullakulla. La delegazione indiana firmò il Trattato di Whitehall con gli Inglesi. Il figlio di Moytoy, Amo-sgasite (“Acqua Spaventosa”) tentò di succedergli come “Imperatore” nel 1741, ma i Cherokee elessero da sé stessi il loro capo, Cunne Shote (“Tacchino In Piedi”).
Il potere politico tra i Cherokee rimase decentrato e i villaggi agivano autonomamente. Nel 1735 si stimava che i Cherokee avessero 64 fra città e villaggi, nonché 6000 guerrieri. Nel 1738 e 1739 scoppiò un’epidemia di vaiolo tra i Cherokee, che non avevano difese immunitarie. Quasi metà della loro popolazione morì nel giro di un anno. Centinaia di altri Cherokee si suicidarono a causa della debolezza e per essere stati sfigurati dalla malattia.

LA GUERRA ANGLO-CHEROKEE

La Guerra Anglo-Cherokee (1758-1761), che i Cherokee chiamarono “guerra con quelli vestiti di rosso”, fu anche nota agli Euro-Americani come “Guerra Cherokee”, “Insurrezione Cherokee” o, ancora, “Ribellione Cherokee”. Questa guerra ebbe luogo tra le forze inglesi e le tribù Cherokee durante la Guerra Franco – Indiana. All’inizio della guerra, Inglesi e Cherokee erano stati alleati, ma ciascuna parte sospettava l’altra di tradimento. Le tensioni fra i coloni anglo-americani e gli Indiani andarono aumentando nel corso degli anni ’50 del XVIII secolo, e culminarono in aperta ostilità nel 1758. Dopo aver appoggiato la Provincia della Carolina nella Guerra Tuscarora del 1711-1715, i Cherokee abbandonarono la loro alleanza con gli Inglesi allo scoppio della Guerra Yamasee (1715-1717), fino a cambiare ancora una volta campo a metà della guerra. Questa azione procurò la sconfitta degli Yamasee. Da questo momento i Cherokee rimasero alleati degli Inglesi fino alla Guerra Franco-Indiana.
Allo scoppio delle ostilità, nel 1754, i Cherokee presero parte, come alleati degli Inglesi, alle campagne contro Fort Duquesne e contro gli Shawnee dell’Ohio. Nel 1755 una banda forte di 130 guerrieri Cherokee, al comando di Ostenaco (o Ustanakwa) si stanziò in una città fortificata alla foce del fiume Ohio, agli ordini degli Irochesi (anch’essi alleati dei Britannici).
Per molti anni agenti francesi di Fort Toulouse avevano visitato i Cherokee Overhill, stanziati tra i fiumi Hiwassee e Tellico. I capi pro-Francia più importanti erano Mankiller (Utsidihi), Old Caesar (Tsatugi) e Raven (Kalanu). “Primo Uomo Amato” (Uku), della nazione Kanagatoga, era molto favorevole ai Francesi, e così suo nipote Kunagagoga, che gli successe alla sua morte nel 1760. Il vecchio sito di Coosa Chiefdom venne rioccupato nel 1759 da un contingente Muscogee (o Creek), comandato da Big Mortar (Yayatustanage), in aiuto dei Cherokee pro-Francesi, che allora risiedevano a Great Tellico e Chatuga. Questo era un passo verso la sua vagheggiata alleanza con Muscogee, Cherokee, Shawnee, Chickasaw e Catawba (che sarebbe stata la prima del suo genere nel Sud). Benché una tale alleanza non si realizzasse fino al 1776, Big Mortar è tuttora considerato il comandante in capo dei Muscogee dopo la Guerra Franco-Indiana.


Episodio delle Guerre Yamasee – stampa Granger
La Guerra Anglo-Cherokee scoppiò nel 1758, quando la milizia della Virginia attaccò Moytoy (Amo-adawehi) di Citico, in ritorsione per il sequestro di alcuni cavalli da parte dei Cherokee. La reazione di Moytoy consistette in incursioni sui fiumi Yadkin e Catawba, nella North Carolina, che diedero inizio ad un effetto domino, concluso dall’uccisione di 23 ostaggi Cherokee a Fort Prince George, vicino a Keowee (South Carolina) e il massacro della guarnigione di Fort Loudoun, vicino a Chota. Questi fatti sfociarono in una guerra che non terminò fino al 1761. I Cherokee erano guidati da Aganstata di Chota, Attakullakulla di Tanasi, Ostenaco di Tomotley, Wauhatchie delle “Città Inferiori” e Round O delle “Città di Mezzo”.
Nel corso del secondo anno della Guerra Franco-Indiana, gli Inglesi avevano richiesto ai Cherokee aiuto contro i Francesi e i loro alleanti Indiani. Gli Inglesi erano in possesso di rapporti, dimostratisi esatti, che indicavano che i Francesi stavano pianificando la costruzione di forti in territorio Cherokee (come avevano già fatto con Fort Charleville a Great Salt Lick, sul fiume Cumberland; Fort Toulose, vicino all’attuale Montgomery, Alabama; Fort Rosalie, a Natchez, Mississippi; Fort St. Pierre, vicino alla moderna Yazoo, Mississippi; e Fort Tombeckbe, sul fiume Tombigbee). Appena avuta la conferma dell’alleanza da parte dei Cherokee, gli Inglesi accelerarono la costruzione di loro forti nelle terre Cherokee, completando Fort Prince George e Fort Loudoun, nel 1756. Una volta che i forti furono costruiti, i Cherokee radunarono circa 700 guerrieri per combattere in West Virginia al comando di Ostenaco. Oconosota (Cunne Shote) e Attakullakulla comandavano un altro folto gruppo per attaccate Fort Toulouse.
Nel 1758 i Cherokee parteciparono alla presa di Fort Duquesne (odierna Pittsburgh, Pennsylvania). Tuttavia, essi sentivano che il loro impegno non era apprezzato.
In seguito, un contingente di guerrieri Cherokee guidati da Moytoy accompagnò le truppe virginiane in una campagna contro gli Shawnee dell’Ohio. Nel corso della spedizione, il nemico si dimostrò inafferrabile. Dopo parecchie settimane, il contingente Tuscarora abbandonò l’impresa, mentre i Cherokee restarono, seppur diminuiti di numero. Infine, anche i Cherokee tornarono a casa, ma avendo perso tutti i cavalli e le salmerie durante la campagna e nel viaggio di ritorno, requisirono in Virginia alcuni cavalli sbandati per rimpiazzare quelli che avevano perduto.
I coloni della Virginia si adirarono e si riunirono per inseguire i Cherokee, attaccandoli e uccidendo, scalpando e mutilando 20 Indiani, e raccogliendo poi la taglia offerta per gli scalpi nemici. Sebbene il luogotenente governatore della Virginia, Dinwiddie, chiedesse scusa per gli altri Virginiani, chiamandoli ladri di cavalli, alcuni Cherokee reagirono e la situazione sfuggì al controllo. Il nuovo governatore della South Carolina, William Henry Littleton, dichiarò guerra ai Cherokee nel 1759. I Cherokee a loro volta dichiararono guerra aperta contro gli Inglesi (ma combatterono come indipendenti e non come alleati della Francia). Un certo numero di Muscogee guidati da Big Mortar marciarono su Coosawatie. Queste genti erano state lungamente alleate dei Francesi in aiuto alla fazione Cherokee pro-Francia che abitava Great Tellico. Il governatore mise l’embargo su tutti i rifornimenti di polvere da sparo diretti ai Cherokee e raccolse un esercito di 1100 provinciali che marciarono per affrontare le Lower Towns dei Cherokee.
A malpartito per la mancanza di munizioni per le cacce autunnali e invernali, la Nazione inviò una delegazione di pace composta di capi moderati per negoziare. I trentadue capi vennero imprigionati come ostaggi e, scortati dall’esercito provinciale, furono mandati a Fort Prince George e tenuti in una piccola stanza sufficiente solo per sei persone. Tre dei capi vennero rilasciati senza condizioni; Littleton pensava che questo avrebbe potuto assicurare la pace.
Poiché un’epidemia di vaiolo scoppiò fra le sue truppe, il governatore Littleton, temendo la diserzione della maggior parte dei suoi uomini, tornò in fretta a Charleston in gran disordine, ma i Cherokee erano acora furiosi e, nel corso del 1760, continuarono ad attaccare gli insediamenti di frontiera.

BATTAGLIA DI FORT DOBBS

Waddell e le sue milizie tornarono a Fort Dobbs dopo la caduta di Fort Duquesne. L’unico scontro avvenne la notte del 27 febbraio 1760, quando una banda di guerrieri Cherokee attaccò il forte. Nella battaglia morirono da 10 a 13 guerrieri, mentre uno o due soldati della provincia vennero feriti e un ragazzo fu ucciso. Il futuro ufficiale della Guerra d’Indipendenza Americana e politico della North Carolina, Griffith Rutherford, a quel tempo capitano, potrebbe aver combattuto nella battaglia sotto il comando di Waddel. I Cherokee vennero infine respinti e si ritirarono con parecchi cavalli sottratti alla compagnia di Waddel.


Una illustrazione di Fort Dobbs
Waddel descrisse l’azione in un rapporto ufficiale al governatore il 29 febbraio 1760:

Per diversi giorni osservai che una piccola spedizione indiana si aggirava costantemente attorno al forte, inviai molte piccole pattuglie dietro di loro per capire le loro intenzioni, la sera prima dell’attacco sentii che i cani facevano un chiasso non comune e ci doveva essere un gruppo (di Indiani) vicino a una fonte che noi usiamo qualche volta. Poiché la mia guarnigione è piccola, e io temevo che potesse essere un trucco per far uscire i miei uomini dal forte, presi con me il capitano Bailie; compreso me e un gruppo di armati raggiungemmo il numero di dieci; non avevamo marciato 300 yarde dal forte quando fummo attaccati da almeno 60 o 70 Indiani. Avevo dato ordine ai miei uomini di non sparare finché io stesso non avessi dato l’ordine, cosa che tutti osservarono puntualmente: ricevemmo (sic) il fuoco degli Indiani; quando capii che essi avevano sparato quasi tutti, ordinai agli uomini di sparare quando non fossimo più distanti di 12 passi, essi non avevano riparo e stavano avanzando per finirci con i tomahawk o per prenderci prigionieri: ricevettero un fuoco talmente nutrito da un numero così piccolo di uomini, che si scompaginarono; allora ordinai alla mia pattuglia di ritirarsi, perché mi ero accorto che, nel momento in cui la nostra scaramuccia cominciava, un’altra spedizione aveva attaccato il forte, cosicché con il nostro aiuto alla guarnigione gli Indiani vennero presto respinti, sono certo con perdite considerevoli, penso non abbiano avuto meno di 10 o 12 fra morti e feriti, e credo che abbiano preso sei dei miei cavalli per portare via i feriti… Dalla mia parte ebbi due feriti, uno dei quali temo morirà perché è stato scalpato, mentre l’altro è in via di guarigione, e un ragazzo morto vicino al forte, cui gli Indiani non osarono avvicinarsi per prendere lo scalpo. Aspettai che venissero ancora a farmi visita, la notte scorsa, poiché essi attaccano i forti di notte, ma non era loro piaciuta l’accoglienza ricevuta.

All’incirca nello stesso momento in cui si verificava questo attacco, spedizioni di guerra Cherokee attaccavano Fort Loudoun, Fort Prince George e Fort “96”, in South Carolina, così chiamato perché si calcolava che si trovasse a 96 miglia di distanza dal paese di Keowee. Dopo questa ondata di attacchi, le incursioni Cherokee continuarono a minacciare Bethabarbara, Salisbury e altri insediamenti sui bacini dei fiumi Yadkin, Catawba e Broad. Lo scontro di Fort Dobbs e l’attacco a fattorie coloniche nella North Carolina pedemontana, indussero il governo di questo Stato a unirsi alla South Carolina e alla Virginia nella loro campagna contro i Cherokee, ponendo come obiettivi i loro villaggi in North e South Carolina, conosciuti come Middle Towns e Lower Towns. Inizialmente, comunque, il governatore Dobbs avvisò Lyttleton, governatore della South Carolina, che la milizia della Carolina del Nord non avrebbe potuto portare soccorso in quanto essa non poteva essere obbligata a lasciare la provincia. Nel corso di questa campagna, circa 15 città Cherokee, con un numero di abitanti compreso fra 350 e 600, vennero distrutte. La campagna contro i Cherokee rimosse approssimativamente 5000 membri della tribù e respinse in modo permanente l’area controllata da quella tribù ad ovest, attraverso i monti Appalachi.


Imboscata Cherokee a Cane Creek (Fort Loudoun) – disegno di Ernest Peixotto
Il governatore Littleton chiese aiuto a Jeffrey Amherst, il comandante in capo inglese in America. Amherst inviò in south Carolina Archibald Montgomerie con un esercito di 1200 uomini (i Royal Scots e i Montgomerie’s Highlanders). L’azione di Montgomerie rase al suolo alcune delle Città Inferiori Cherokee, compresa Keowee, e terminò con una disfatta a Echoee Pass, quando Montgomerie tentò di entrare nel territorio delle “Città di mezzo”.
Comunque insediamenti minori nell’entroterra di North e South Carolina subirono le veloci incursioni Cherokee.

BATTAGLIE DI FORT PRINCE GEORGE E FORT NINETY SIX

Nel febbraio dello stesso anno un gruppo di guerra Cherokee attaccò Fort Prince George, nel tentativo di liberare gli ostaggi. Il comandante del forte venne ucciso. Il suo sostituto massacrò tutti gli ostaggi e respinse l’attacco.
Sempre nello stesso mese, una banda Cherokee di 40 uomini del villaggio di Estatoe lanciò senza successo un attacco contro Fort Ninety Six, in Carolina, che era difeso dalla Milizia Upper Saluda, composta da 33 provinciali e 12 schiavi al comando del capitano James Francis. La milizia ebbe due feriti, mentre gli incursori persero due uomini e altri due furono catturati. Alla fine la spedizione di guerra riuscì a impadronirsi di alcune piccole postazioni. I Cherokee, filo francesi, erano comandati da Aganstata di Chota, Attakullakulla (o Atagulgalu) di Tanasi, Ostenaco di Tomotley, Wauhatchie (o Wayatsi) delle “Lower Towns” e Round O delle “Middle Towns”. Nei giorni 3 e 4 marzo, un gruppo di guerra molto più numeroso (250 uomini dalle Lower e Middle Towns e dal villaggio di Estatoe) operò un attacco su Fort Ninety Six, difeso da 25 uomini della Upper Saluda Militia del capitano James Francis e 12 uomini della Amelia Militia, sotto il maggiore John Lloyd. L’attacco fallì di nuovo e gli Indiani ebbero 6 morti.
Il governatore della South Carolina, Lyttleton, richiese allora aiuto al generale Lord Jeffrey Amherst. Questi stava preparando un’avanzata in Canada contro il fiume San Lorenzo. Comunque, Amherst affidò al colonnello Montgomery il comando di una spedizione contro i Cherokee. La truppa consisteva di 400 uomini del 1st Royal Regiment on Foot e 700 uomini del 77th Montgomery’s Highlanders. Al momento del loro arrivo in Carolina, i regolari vennero presto raggiunti da 300 Rangers a cavallo della Carolina, 100 uomini della milizia e un gruppo di 40-50 guerrieri Catawba.
Partendo dalla città di Charlestown, in Carolina, Montgomery marciò per 240 km verso Fort Ninety Six e raggiunse il forte alla fine del mese di maggio. Da Fort 96 Montgomery si spinse avanti per quattro giorni attraverso dense foreste e terreni montagnosi senza trovare segno di Indiani. Quindi ne concluse che i Cherokee fossero ignari della sua avanzata, per cui lasciò indietro tende e salmerie e compì una marcia forzata in modo da sorprendere gli Indiani prima che potessero sfuggire. Comunque, il gruppo principale degli Indiani si era ritirato nelle Middle Towns prima che Montgomery potesse raggiungerlo. Egli non poté effettuare niente di più che la distruzione dei raccolti e delle Lower Towns Cherokee, comprese Keowee, Estatoe e Sugar Town, uccidendo e catturando circa 100 Indiani, quindi si ritirò a Fort Prince George. I susseguenti negoziati con i Cherokee fallirono. Si decise allora di ricominciare l’impresa daccapo, e di compiere una nuova avanzata nella foresta verso le Middle Towns. I carri con le salmerie vennero lasciati indietro.

BATTAGLIA DI ECHOEE

A circa cinque miglia da Etchoe, il più meridionale degli insediamenti di mezzo dei Cherokee, l’avanguardia di una compagnia di Rangers di Montgomerie subì un’imboscata in una valle profonda. Il capitano Morrison fu ucciso insieme ad un certo numero di suoi Rangers. Molti dei Cherokee erano armati di fucili che avevano una gettata più lunga e più precisa dei moschetti con i quali gli Inglesi combattevano. Mentre le relazioni parlano di Indiani che effettuavano tiri mirati, gli Inglesi sparavano in continuazione con un inefficace fuoco del loro schieramento. I racconti indiani descrivono gli Inglesi come “ammassati” e colpiti a morte come tacchini. I Rangers, in particolare, si comportarono male, tant’è che il tenente Grant riferì che circa 50 uomini disertarono prima di mattersi in marcia, mentre i restanti fuggirono quando Morrison venne ucciso.
Le Compagnie dei granatieri e della fanteria leggera avanzarono in supporto ai Rangers, mentre i Royal Scots si mossero sul terreno in salita alla destra dei Cherokee. I Royal Scots vennero respinti in campo aperto da pesanti scariche di fucileria e ci volle un bel po’ di tempo per riorganizzarsi e contrastare il contrattacco Cherokee.
Montgomery ora aveva esteso le sue linee sulla sinistra con gli Highlanders, che fronteggiavano il lato destro degli Indiani. Questi si ritirarono, di fronte a questa avanzata, e si ritrovarono a contatto con i Royal Scots in un intenso combattimento, dal quale si ritirarono prendendo posizione su una collina dalla quale non potevano essere sloggiati. Montgomery ordinò di avanzare oltre il passo e verso la città, ma qualcuno dei Cherokee corse ad avvertire gli abitanti perché fuggissero.


Highlanders
Qualche guerriero aveva legato una fune attorno ai fianchi con cui tratteneva animali da soma con un quantitativo di munizioni, la cui esplosione avrebbe falcidiato l’esercito. L’attacco alla fine venne sventato. Montgomery si ritrovò con un gran numero di uomini seriamente feriti, che non poteva abbandonare sia che avanzasse sia che si ritirasse. Perse anche molti dei suoi animali da soma, cosicché era impossibile procedere in avanti. Egli dovette abbandonare un grande quantitativo di rifornimenti, perché si dovette trasportare in salvo i feriti sui cavalli da trasporto. L’armata inglese si ritirò a fort Prince George. Montgomery lasciò le masserizie al forte, assieme ai feriti più gravi. Quindi continuò a ritirarsi verso Charleston. Mentre la sua spedizione fu un successo parziale nel distruggere le Lower Towns Cherokee e nel difendere Fort Prince George, nondimeno era stato fermato e costretto a ritirarsi senza poter difendere Fort Loudoun. Ad agosto, lui e i suoi uomini risalirono verso New York.

L’ASSEDIO DI FORT LOUDOUN

Fort Loudoun venne edificato come avamposto degli Inglesi e delle loro colonie della South Carolina durante la guerra Franco-Indiana, come facente parte di un trattato di alleanza con i Cherokee in cambio della partecipazione di una forza di guerrieri Cherokee nella campagna contro i Francesi a Fort Duquesne. In particolare i Virginiani erano insoddisfatti dell’aiuto dato dai Cherokee contro i Francesi e i loro alleati Shawnee. Il forte sarebbe dovuto essere sia un posto commerciale per la fornitura di beni manufatturieri, fucili e polvere da sparo per i Cherokee, sia una ulteriore difesa per le Middle Towns Cherokee, sia un rifugio per donne e bambini Cherokee quando i guerrieri erano fuori per la guerra.
La costruzione del forte ebbe inizio per opera di 120 uomini di truppa della milizia provinciale della South Carolina del sergente William Gibb, accompagnati da 80 regolari inglesi, e fu continuata dalla Compagnia di costruzioni del capitano Postell nel 1757. Prese il nome dal generale John Campbell, 4° Conte di Loudoun, il Comandante in Capo inglese del Nord America. Era ubicato nella riva sud del fiume Little Tennessee su un terreno sopraelevato a circa cinque miglia a sud della città capitale dei Cherokee, Chota.
Il forte, a forma di diamante allungato, fu disegnato da un ingegnere tedesco, William Gerald de Brahm, che morì nel giorno di Natale 1756, prima del completamento della costruzione. Le mura di terra erano completate da palizzate in legno, alte 15 piedi e lunghe 100 su ciascun lato e ai quattro angoli vi erano quattro spalti, due grandi e due piccoli, su ciascuno dei quali erano montati tre piccoli cannoni o cannoncini girevoli. Il fossato era largo 50 piedi e la porta frontale era protetta da un bastione triangolare. Quando fu completato, reso operativo e fornito di una guarnigione di 90 regolari e 120 provinciali, nell’estate del 1757 le famiglie dei componenti le truppe raggiunsero il forte e prese vita una piccola comunità.
Il forte rimase totalmente dipendente, per la maggior parte dei suoi rifornimenti, dagli insediamenti colonici per circa 200 miglia ad est dei Monti Appalachi. Il primo comandante di Fort Loudoun fu il capitano Raymond Demeré, che era in buoni rapporti con i Cherokee; venne rimpiazzato dal fratello, Paul Demeré, la cui natura arrogante portò ad un deterioramento delle relazioni con i Cherokee. Nel 1759 il capitano John Stuart arrivò al forte con il rinforzo di un gruppo di 60 o 70 artiglieri del reggimento provinciale della South Carolina, portando rifornimenti di carne, farina, sale, munizioni e abiti.
All’inizio dell’assedio i guerrieri spararono per qualche giorno contro i soldati del forte, ma presto cessarono il fuoco in modo da conservare munizioni preziose. I Cherokee impedirono che soldati e coloni uscissero dal forte per cacciare o procurarsi generi alimentari. Tuttavia alcuni soldati erano sposati con donne indiane, e a queste era permesso andare e venire, perché i Cherokee non desideravano cominciare ostilità con le tribù e le famiglie delle donne. Le donne riuscivano a contrabbandare alimenti molto necessari. In ogni caso questo non era sufficiente per sostenere la guarnigione all’infinito e in gennaio Demeré aveva riferito a Lyttleton che le sue vettovaglie potevano bastare per soli quattro mesi. I Cherokee tagliavano fuori la guarnigione da ogni possibilità di aiuto esterno e di comunicazione. Quando molti dei messaggeri di Demeré vennero uccisi o catturati, e tutti gli altri coloni bianchi si rifiutarono di offrirsi volontari, Demeré si rivolse ad uno schiavo afro-americano di nome Abram, al quale promise la libertà come ricompensa, se egli avesse portato messaggi attraverso le linee indiane e valicato le montagne verso la South Carolina. Abram compì il pericoloso e tormentato percorso parecchie volte e venne affrancato dalla Commons House della South Carolina con un decreto nel 1761.


Paul Demeré e John Stuart incontrano i Cherokee di Chota
L’assedio continuò per tutti mesi di giugno, luglio e agosto, con la guarnigione ridotta a mangiare i cavalli e progressivamente sempre più debole a causa della fame e delle malattie. Molti soldati disertavano e altri minacciavano la diserzione. Il sei agosto una riunione di ufficiali stabilì di richiedere le condizioni della resa. La proposta di arrendersi del capitano Demeré venne respinta, mentre il capitano Stuart, che era molto ben visto dagli Indiani, raggiunse un accordo con i capi Cherokee a Chota.
Ai soldati fu concesso di tenere le armi e munizioni in numero sufficiente per compiere il viaggio di ritorno alla colonia, a condizione di lasciare le restanti armi e carichi di munizioni ai Cherokee guidati da Ostenaco. La guarnigione lasciò il forte il 9 agosto con una scorta di Cherokee. Gli Indiani entrarono nel forte e trovarono 10 sacche di polvere da sparo e proiettili sepolti nel terreno, mentre il cannone e le armi piccole erano state gettate nel fiume perché i Cherokee non potessero impadronirsene. Gli Indiani, infuriati per la rottura dell’accordo, si misero all’inseguimento dei soldati. Il mattino seguente la scorta di Indiani della guarnigione era sparita e i soldati vennero attaccati nella foresta da circa 700 Indiani. Ventidue soldati, compresi tutti gli ufficiali eccetto Stuart, lo stesso numero dei capi Cherokee presi in ostaggio e poi uccisi a Fort Prince George, oltre a tre civili, vennero uccisi e più di 120 furono fatti prigionieri. Solo il capitano Demeré venne torturato, scalpato, fatto danzare e picchiato a morte a causa del disattendimento degli accordi della resa.
Il capo Ostenaco – dipinto di Joshua Reynolds – 1762
Uno dei prigionieri era il capitano Stuart, comandante dell’artiglieria. Era intenzione di Ostenaco obbligare Stuart a mostrare ai Cherokee come usare i 12 cannoni catturati contro gli altri forti inglesi. Stuart aveva un grande amico fra gli Indiani, Attakullakulla – Little Carpenter – che prima riscattò Stuart e poi lo aiutò a fuggire. Più tardi, il 5 gennaio 1762, Stuart sarebbe stato nominato Reale Sovrintendente degli Affari Indiani per i Distretti meridionali del Nord America; avrebbe tenuto questa carica per 18 anni.
Panico e costernazione regnarono a Charleston alla notizia della caduta del forte. Venne stabilita una tregua di sei mesi, durante i quali tutti i tentativi di pace fallirono. Dopo un inverno difficile, a causa della perdita dei raccolti delle Lower Towns e della scarsità di munizioni per la caccia, nonché per le malattie, il morale dei Cherokee rimaneva ancora alto. Come gesto di buona volontà, gli Indiani permisero a Fort Prince George di ricevere un limitato ammontare di provviste e anche se esso era vulnerabile quasi quanto Fort Loudoun, i Cherokee avevano deciso di non porlo sotto stretto assedio.
Successivamente Amherst decise di lanciare una terza e più grande invasione dei territori Cherokee, “per punire i Cherokee e ridurli all’assoluta necessità di supplicare per il perdono”. James Grant aveva ora il comando di molte più truppe regolari: il 1°, 17° e 22° Reggimento, un gruppo di scout indiani Mohawks e Stockbridge, più guerrieri Catawba e Chickasaw; un gran numero di provinciali sotto il colonnello Middleton, che comprendeva parecchi personaggi che avrebbero acquistato fama durante la Rivoluzione Americana: William Moultrie, Charles Cotesworth Pinckney e Francis Marion, con i rangers. Il suo esercito era forte di più di 2800 uomini. Grant si sarebbe scontrato con 1000 guerrieri Cherokee il 10 giugno 1761, nelle vicinanze del sito della precedente battaglia di Echoee. I Cherokee si batterono fino all’esaurimento delle loro limitate munizioni, quindi si ritirarono.
Le truppe di Grant proseguirono per incendiare le 15 Middle Towns e tutto il raccolto, coadiuvato da altre truppe provenienti dalla Virginia al comando del colonnello William Byrd. Grant ordinò espressamente ai suoi di fare esecuzione sommaria di ogni uomo, donna o bambino indiano che venisse catturato. Sebbene, arrivati al mese di luglio, Grant avesse marciato con i suoi uomini fino all’esaurimento, con 300 dei suoi troppo malati per camminare, egli aveva indebolito l’economia dei Cherokee e ridotto i 4000 abitanti delle Middle Towns affamati e senza casa. Nell’agosto del 1761 i Cherokee chiesero la pace.
Mentre le Middle Towns Cherokee erano sotto attacco, Amherst inviò il colonnello Adam Stephen ad attaccare le Overhill Towns. Stephen giunse a Long Island sul fiume Holston, e procedette alla costruzione di Fort Robinson. Preoccupati da questa forza d’invasione, i Cherokee Overhill mandarono il capo Kanagatucko a Long Island, per tentare di stipulare una pace. Il colonnello Stephen acconsentì, e la pace con la Virginia fu conclusa nel novembre 1761. A disposizione dei Cherokee Stephen inviò il luogotenente Henry Timberlake, per consolidare la pace con i vari villaggi del territorio Overhill. Un diario e una mappa redatti da Timberlake nel corso di questa spedizione si sarebbero rivelati più tardi di valore inestimabile per i primi esploratori e coloni del Tennessee.
L’anno seguente i Cherokee firmarono la pace con la South Carolina. Il luogotenente Henry Timberlake, il sergente Thomas Sumter, uno schiavo africano e l’interprete, William Shorey, attraversarono il territorio Overhill per consegnare ai Cherokee una copia del trattato con la Virginia. Il diario di Timberlake e la mappa del suo viaggio furono pubblicati nel 1765. Il suo diario contiene ciò che gli storici asseriscono essere un’accurata descrizione della cultura Cherokee. Il capo filo-francese, Oconostota (Standing Turkey), fu deposto e rimpiazzato, quale “Primo Uomo Amato”, dal filo-inglese Attakullakulla. John Stuart divenne Sovrintendente inglese agli affari Indiani per il distretto del Sud, con sede a Charlestown, nella South Carolina, e fu il principale collegamento fra i Cherokee e il governo inglese. Il suo primo delegato, Alexander Cameron, viveva tra i Cherokee, dapprima a Keowee, poi a Toqua, sul fiume Little Tennessee, mentre il secondo delegato, John McDonald, risiedeva cento miglia a sud est, sul fiume Chickamauga, dove questo era attraversato dal Grande Sentiero di Guerra Indiano.


Imboscata dei Cherokee a soldati inglesi – stampa
Nel corso della guerra, un certo numero di città Cherokee erano state distrutte dal generale Grant e non furono mai più rioccupate. La principale era Kituwa, i cui abitanti erano migrati ad ovest, prendendo residenza a Great Island Town (sul Little Tennessee), e vivendo tra i Cherokee Overhill. Come risultato della guerra, la forza guerriera dei Cherokee, stimata in 2590 unità prima del 1755, si era ridotta a 2300 a causa dei combattimenti, del vaiolo e della fame.
Come conseguenza della guerra, la Louisiana francese ad est del Mississippi passò all’Inghilterra, insieme al Canada, mentre la Louisiana ad ovest del Mississippi andò alla Spagna; in cambio la Florida spagnola passò all’Inghilterra, che la divise in Florida Orientale e Occidentale. Dopo la conclusione dei trattati, Henry Timberlake visitò Londra con tre capi Cherokee: Ostenaco, Standing Turkey e Ata-wayi. Essi visitarono la Torre di Londra, incontrarono il drammaturgo Oliver Goldsmith, incontrarono altri personaggi ed ebbero un’udienza dal re Giorgio III. Durante il viaggio verso l’Inghilterra, l’interprete William Shorey morì. Questo rese quasi impossibile la comunicazione. Udendo del caldo benvenuto accordato a Londra ai Cherokee, gli abitanti della South Carolina interpretarono questa accoglienza come un segno del non favore imperiale nei confronti dell’espansionismo coloniale, specialmente in vista della Reale Proclamazione del 1763, che proibì gli insediamenti ad ovest dei Monti Appalachi, ponendo le basi di uno dei maggiori motivi di irritazione dei coloniali, che contribuì alla Rivoluzione Americana.

LE GUERRE CHICKAMAUGA

Le Guerre Chickamauga, che si estesero negli anni dal 1776 al 1794, consistettero in una serie di incursioni, imboscate, schermaglie e battaglie su larga scala che furono la continuazione della lotta dei Cherokee, durante e dopo la Guerra d’indipendenza Americana, contro le intrusioni dei coloni bianchi provenienti dalle originarie Colonie Inglesi. Fino alla fine della Rivoluzione, i Cherokee combatterono in parte come alleati degli Inglesi. Dopo il 1786, combatterono anche come membri co-fondatori della “Confederazione Occidentale”, organizzata dal capo Shawnee Tecumseh, nel tentativo di respingere i coloni Euro-Americani dal territorio ad ovest dei monti Appalachi.


Guerrieri Cherokee
La guerra aperta scoppiò nell’estate del 1776, tra i Cherokee guidati da Dragging Canoe (“Egli Trascina la Sua Canoa”, nome indiano Tsiyu Gansini) e gli insediamenti di frontiera lungo i fiumi Watauga, Holston, Nolichucky e Doe, nel Tennessee orientale. I coloni inizialmente chiamarono questi Cherokee “Chickamauga”, ed in seguito “Cherokee del Sud”, considerandoli una tribù distinta dai Cherokee veri e propri; in realtà essi erano parte integrante della Nazione Cherokee.
La guerra si estese agli insediamenti lungo il fiume Cumberland, nel Tennessee centrale, e nel Kentucky, come alle Colonie (poi Stati) della Virginia, Nord e Sud Carolina, Georgia. La prima fase del conflitto, conclusa con i trattati del 1777, e chiamata talvolta la “Seconda Guerra Cherokee”, con riferimento alla precedente Guerra Anglo-Cherokee. Quando Dragging Canoe divenne il capo dominante, il conflitto prese anche il nome di “Guerra di Dragging Canoe”.
Dragging Canoe e i suoi combatterono al fianco di altre tribù native, rispettivamente i Muscogee Creek a sud e gli Shawnee a nord est. Ebbero anche il supporto sia degli Inglesi (spesso con la partecipazione di agenti e soldati regolari britannici), sia degli Spagnoli.

L’ASSOCIAZIONE WATAUGA

Dopo la Guerra di Pontiac (1763-1764), con il Trattato di Fort Stanwix del 1768 la Confederazione Irochese (Haudenosaunee) cedette al governo inglese i suoi diritti sui territori di caccia tra i fiumi Ohio e Cumberland, conosciuti a loro e agli altri Indiani come Kain-tuck-ee (Kentuky). Gli Inglesi avevano programmato di costituire una colonia che si sarebbe chiamata “Charlotina” nelle terre della Valle dell’Ohio e dei Grandi Laghi. Precedentemente i Francesi rivendicavano queste regioni come parte della Provincia del Quebec. Dopo l’acquisizione dell’indipendenza, gli Stati Uniti chiamarono queste terre “Territorio del Nord Ovest”.
I primi insediamenti coloniali in quello che sarebbe diventato il Tennessee fu Sapling Grove (Bristol), nella parte nord orientale; a nord del fiume Holston, al confine con la Virginia occidentale, Evan Shelby fondò un altro villaggio, dopo aver “acquistato” la terra da John Buchanan nel 1768; nel 1771 Jacob Brown insediò altri coloni sul fiume Nolichucky, e John Carter fece lo stesso tra i fiumi Clinch e Creek. Dopo la battaglia di Alamance, uno scontro intestino fra abitanti della North Carolina avvenuto nel 1771, James Robertson condusse un gruppo di 12 o 13 famiglie di transfughi dalla North Carolina al fiume Watauga. Ciascuno di questi gruppi pensava di essere all’interno dei limiti territoriali della colonia di Virginia. Dopo che un’indagine provò l’errore, Alexander Cameron, Sovrintendente per gli Affari Indiani,ordinò a tutti di ritirarsi dalla regione. Attakullakulla, ora Capo Supremo dei Cherokee, intercesse a loro favore. Ai coloni venne permesso di restare, purché a loro non se ne unissero altri.
Nel maggio 1772, i coloni sul Watauga firmarono l’accordo di Watauga, con il quale diedero vita all’Associazione Watauga. Benché gli altri coloni insediati nella regione non ne facessero parte, talvolta anche per loro viene usato il termine “Wataugans”.
L’anno dopo Daniel Boone condusse un gruppo a stabilirsi in modo permanente entro i territori di caccia del Kentucky. Per ritorsione gli Shawnee, i Lenape (Delaware), i Mingo e alcuni Cherokee attaccarono un gruppo che si trovava in esplorazione, comprendente il figlio di Boone, James. Gli Indiani inflissero la tortura rituale fino alla morte a James Boone e Henry Russel. Questo, ed altri episodi di tentativi dei coloni bianchi di stabilire postazioni fisse in territorio indiano, furono la miccia che diede inizio alla cosiddetta “Dunmore’s War” (Durnmore era il governatore della Virginia). La guerra si sviluppò negli anni 1773-1774, tra la colonia della Virginia e gli Indiani, soprattutto i Mingo, comandati da Logan, e gli Shawnee, il cui capo era Cornstalk. La battaglia di Point Pleasant (10 ottobre 1774) vide la sconfitta dei Nativi. Gli Shawnee, in base al successivo trattato di Camp Charlotte, furono costretti a cedere i territori di caccia a sud del fiume Ohio e si impegnarono a non attaccare i viaggiatori lungo il fiume. Avendo i Mingo rifiutato di aderire al trattato, si videro distruggere il loro villaggio principale, Seekunk.
La guerra era virtualmente chiusa, ma la pace non durò molto, dopo il trattato. Il 24 marzo 1775 un gruppo di Shawnee che non avevano riconosciuto il nuovo confine dell’Ohio attaccarono Daniel Boone in Kentucky lungo la Wilderness Road. Nel maggio 1776, con lo scoppio della Guerra d’Indipendenza Americana, gli Shawnee si sarebbero uniti ai Cherokee di Dragging Canoe e dichiararono guerra alla Virginia nelle cosiddette “Guerre Chickamauga”.
Nel 1775 un gruppo di speculatori della North Carolina, guidati da Richard Henderson, negoziarono il Trattato di Watauga con i vecchi capi Overhill Cherokee; Oconostota e Attakullakulla, i più importanti, rinunciarono alle rivendicazioni dei Cherokee sulle terre del Kain-tuck-ee (Ganda-giga’i). La Transylvania Land Company credeva di aver acquisito la proprietà della regione, non rendendosi conto che altre tribù, come Lenape, Shawneee Chickasaw, reclamavano queste terre come territori di caccia.


La Wilderness Road al 1785
Dragging Canoe (Tsiyugunsini), capo del villaggio di Amoyeliegwayi (Great Isle Town) e figlio di Attakullakulla, rifiutò di riconoscere l’accordo. Egli disse alla gente della North Carolina: «Voi avete acquistato una bella terra, ma su di essa incombe una nuvola; troverete che là i vostri siti saranno bui e insanguinati». I governatori di Virginia e North Carolina ripudiarono il Trattato di Watauga e Henderson riuscì ad evitare l’arresto. Anche George Washington parlò contro il trattato. I Cherokee si rivolsero per aiuti a John Stuart, il sovrintendente agli Affari Indiani, il quale era già intervenuto in occasioni analoghe, ma in quel momento scoppiò la Rivoluzione Americana.
Henderson e gli uomini di frontiera pensarono che lo scoppio della Guerra d’Indipendenza avrebbe superato le sentenza dei governatori reali. La Transylvania Company cominciò a reclutare coloni per la regione che essa aveva “comprato”. Col crescere della tensione, il lealista John Stuart era assediato da disordini nella sua casa di Charleston e dovette fuggire per salvarsi la vita. La sua prima fermata fu a St. Augustine, nell’East Florida. Egli inviò il suo delegato, Alexander Cameron, e suo fratello Henry a Mobile per cercare rifornimenti urgenti e armi per i Cherokee. Dragging Canoe predispose un gruppo di 80 guerrieri per provvedere alla scorta del convoglio. Il primo marzo 1776 incontrò a Mobile Henry Stuart e Cameron (che aveva adottato come fratello). Chiese come avrebbe potuto aiutare gli Inglesi contro i loro sudditi ribelli e anche di avere supporto contro i coloni illegali. I due uomini gli dissero di aspettare l’arrivo di truppe regolari prima di intraprendere alcuna iniziativa. Quando i due arrivarono a Chota, Henry Stuart inviò lettere ai trasgressori dei distretti di Washington (Watauga e Nolichucky), e di Pendelton (North of Holston), e della Carter’s Valley (nell’attuale Contea di Hawkins). Informava i coloni che essi si trovavano illegalmente sulla terra dei Cherokee e che avevano 40 giorni di tempo per andare via. I simpatizzanti della Rivoluzione prepararono un comunicato che annunciava che una grande armata di truppe regolari, più guerrieri Chickasaw, Choctaw e Muscogee era in marcia da Pensacola e intendeva raccogliere rinforzi dai Cherokee. Questo allarmò i coloni, che cominciarono a raccogliersi in gruppi fortificati, costruendo fortini e preparandosi ad un attacco.
Nel maggio 1776, parzialmente sotto il comando di Henry Hamilton, governatore inglese di Detroit, il capo shawnee Cornstalk condusse una delegazione delle tribù del nord (Shawnee, Lenape, Irochesi, Ottawa e altre) alle tribù del sud (Cherokee, Muscogee, Chickasaw, Choctaw). Cornstalk invocava un’azione unita contro quelli che erano chiamati “Lunghi Coltelli”, gli occupanti abusivi che arrivavano e si stabilivano nella terra di Kain-tuck-ee (Ganda-gi) o, come la chiamavano i coloni, Transylvania. L’incontro con i capi Cherokee avvenne a Chota. A conclusione del suo discorso, Cornstalk offrì la sua cintura di guerra e Dragging Canoe la accettò, insieme ad Abraham (Osiuta), capo dei Cherokee di Chilhowee. Dragging Canoe accettò anche cinture dagli Ottawa e dagli Irochesi, mentre Savanukah, capo di Chota, accettò la cintura dei Lenape. Gli emissari del nord offrirono cinture di guerra a Stuart e Cameron, ma essi non accettarono.
Il piano era che i Cherokee delle Middle e Valley Towns, in quella che oggi è la North Carolina occidentale, attaccassero la South Carolina. Cameron avrebbe condotto i guerrieri delle Lower Towns contro la Georgia. Guerrieri delle Overhill Towns lungo il basso corso dei fiumi Little Tennessee e Hiwassee dovevano attaccare la Virginia e la North Carolina. Nella campagna degli Overhill, Dragging Canoe doveva condurre guerrieri contro il distretto di Pendelton , Abraham contro il distretto di Washington e Savanukah contro la Carter’s Valley. Dragging Canoe condusse una piccola spedizione di guerra nel Kentucky e tornò con quattro scalpi di cui omaggiò Cornstalk prima che la delegazione settentrionale ripartisse.
Presto i Cherokee iniziarono le incursioni nel Kentucky, spesso insieme agli Shawnee. In una di queste incursioni, una spedizione condotta da Hanging Maw (Skwala-guta) di Coyatee, catturò tre ragazze che in canoa percorrevano il fiume Kentucky. Le ragazze erano Jemima Boone, figlia dell’esploratore Boone, ed Elizabeth e Frances Calloway. Il gruppo si affrettò verso i villaggi Shawnee a nord del fiume Ohio, ma venne raggiunto dopo tre giorni da Boone e la sua spedizione di salvataggio. Dopo un breve scambio di colpi, il gruppo indiano si ritirò e le ragazze vennero salvate. Esse erano disarmate e Jemima disse che erano state trattate ragionevolmente bene.


“Cattura delle ragazze Calloway e di Jemima Boone” – dipinto attribuito a Karl Bodmer
Si pensa comunemente che l’incidente della cattura delle tre ragazze da parte dei Cherokee abbia ispirato James Fenimore Cooper in alcune parti del suo romanzo “L’ultimo dei Mohicani”.
Dei mercanti avvertirono gli occupanti del Tennessee nord orientale degli imminenti attacchi dei Cherokee. Essi provenivano da Chota, avendo prestato fede alla parola di Nancy Ward (Agigague), la Donna Amata. L’offensiva Cherokee si dimostrò disastrosa per gli attaccanti, particolarmente per quelli che si diressero contro gli insediamenti sul fiume Holston.
Trovando abbandonata la stazione di Eaton, Dragging Canoe condusse la sua truppa lungo la pista chiamata “Great Indian Warpath”, o “Sentiero Seneca”, dove ebbe una piccola schermaglia contro 20 uomini della milizia. Inseguendoli, e intendendo prendere Fort Lee a Long-Island-on-the-Holston, i suoi guerrieri avanzarono. A sei miglia da Fort Lee incontrarono un gruppo della milizia più grande del precedente, ma comunque inferiore di circa la metà rispetto ai suoi guerrieri, però determinato ed in una posizione più forte. Durante la battaglia di Island Flats, Dragging Canoe venne colpito all’anca da una pallottola, e suo fratello Piccolo Gufo (Uku-usdi) fu colpito undici volte, ma sopravvisse. L’armata indiana si ritirò, assaltando baracche isolate lungo la strada. Dopo aver compiuto incursioni più a nord, nella Virginia sud occidentale, il gruppo di guerra ritornò nella regione Overhill con bottino e scalpi.
La settimana seguente Dragging Canoe guidò l’attacco a Black’s Fort, sul fiume Holston (oggi Abingdon, Virginia). Il colono Henry Creswell venne ucciso il 22 luglio 1776, fuori della palizzata di difesa. Altri attacchi continuarono nella terza settimana di luglio, con il supporto dei Muscogee.
Abraham di Chilhowee non ebbe successo nel tentativo di prendere Fort Caswell, sul Watauga, e i suoi guerrieri subirono pesanti perdite.
Con i Cherokee in avvicinamento, circa 150 o 200 coloni si radunarono a Fort Caswell. La guarnigione del forte consisteva approssimativamente di 75 uomini, sotto il comando di John Carter (che dirigeva la Commissione di Sicurezza), con John Sevier e James Robertson come subordinati. Il contingente di guerrieri Cherokee di Abraham arrivò a fort Caswell nelle prime ore del mattino del 21 luglio 1776. L’improvvisa apparizione degli invasori colse di sorpresa diverse donne che erano fuori per mungere le vacche, e le costrinse a tornare di corsa verso il forte. Una di esse, Catherine “Bonnie Cate” Sherrill, la futura moglie di Sevier, non riuscì a rientrare prima che la porta del forte fosse chiusa e dovette essere issata oltre la palizzata dallo stesso Sevier. L’attacco iniziale dei Cherokee durò circa tre ore, con scambi di colpi d’arma da fuoco da entrambe le parti. Nel corso dell’attacco, molti Cherokee riuscirono ad avvicinarsi al forte abbastanza da tentare di appiccare il fuoco, ma furono costretti a retrocedere dopo che Ann Robertson Johnson (sorella di James Robertson) gettò loro addosso acqua bollente.
Non riuscendo a prendere il forte, i Cherokee sospesero l’attacco e si prepararono ad un lungo assedio. Nei giorni seguenti, un ragazzo di nome Tom Moore fu catturato all’esterno del forte e condotto a Tuskegee, dove fu arso vivo al palo. Un’altra prigioniera, Lydia Russel Bean, moglie di uno dei primi coloni, stava per fare la stessa fine quando intervenne Nancy Ward, che adoperò la sua autorità di Donna Amata per farle grazia. Dopo quasi due settimane, i Cherokee tolsero l’assedio e si ritirarono.


John Sevier aiuta Cate Sherrill a rientrare nel forte
Savanukah fece incursioni dai confini della Carter’s Valley fino alla Virginia, ma questi obiettivi comprendevano solo piccoli insediamenti e fattorie isolate, così egli non arrecò nessun reale danno a installazioni militari.
Nonostante le ferite, Dragging Canoe condusse i suoi guerrieri in South Carolina per congiungersi ad Alexander Cameron e ai Cherokee delle Lower Towns.

LA SPEDIZIONE RUTHERFORD

Griffith Rutherford, brigadiere generale della milizia del Distretto di Salisbury, radunò volontari che prendessero parte ad una spedizione contro i Cherokee in North Carolina. Il risultato fu la raccolta di una grande forza militare, che sarà un punto di forza per le Caroline durante la Rivoluzione. Con gli arruolamenti effettuati in diverse contee occidentali, Rutherford raccolse circa 2500 uomini e rifornimenti sufficienti per 40 giorni. Le truppe si radunarono inizialmente nelle postazioni fortificate in tutta la regione, tra Cathey’s Fort nella contea di McDowell e Fort McGaughey nella Rutherford County. Il primo settembre 1776 Rutherford e i suoi uomini si mossero da Fort Davidson, dirigendosi, attraverso la zona di Swanannoa Gap, verso le Middle e Valley Towns dei Cherokee, perlustrando le valli dei fiumi Oconaluftee e Tuckasegee, nonché le sorgenti del Little Tennessee e dell’Hiwassee. Gli Indiani, avendo avuto notizia della spedizione, abbandonarono molti dei loro insediamenti, ritirandosi tatticamente dal conflitto e risparmiandosi grandi perdite di vite umane. Gli uomini di Rutherford catturarono come schiavi un certo numero di Cherokee e incendiarono ogni cosa che si lasciarono dietro. La strategia era quella di una completa devastazione, una politica di “terra bruciata”, con l’obiettivo di fermare all’origine qualunque intenzione del potenziale alleato degli Indiani, l’Inghilterra, di entrare nel conflitto. Con la distruzione di Cowee, Rutherford e il suo esercito cancellarono il centro politico e commerciale dei Cherokee. L’effetto fu che le Middle Towns furono ridotte in cenere, con ovunque morte e distruzione, e l’impatto devastante si estese a tutti gli elementi della società, giovani e vecchi.
Era previsto che Rutherford si riunisse a metà settembre alle forze del colonnello Andrew Williamson, della milizia della South Carolina, al comando di circa 1800 uomini, nella regione delle Middle Towns.
In ritardo per varie ragioni, compresa un’imboscata preparata contro le truppe della North Carolina, Williamson e i suoi uomini incontrarono Rutherford sul fiume Hiwassee il 26 settembre. Le due armate si divisero il giorno seguente, per iniziare il viaggio di ritorno alle Middle Towns. Nei giorni seguenti la milizia delle due Caroline distrusse quegli insediamenti indiani. Insieme, i due gruppi armati furono responsabili della distruzione di trentasei villaggi Cherokee, non lasciando né abitazioni, né campi, né bestiame. Rutherford concluse la campagna all’inizio di ottobre. I Cherokee restanti, sebbene ancora in numero considerevole, furono costretti a sopravvivere nell’inverno con selvaggina selvatica e bacche,
Oltre all’azione delle milizie di North e South Carolina, nello stesso periodo la Georgia con 200 armati attaccò gli insediamenti Cherokee lungo il corso del Chattahoocheee e del Tugaloo. In totale essi distrussero più di 50 villaggi, bruciando abitazioni e depositi di cibo, distruggendo i frutteti, massacrando il bestiame e uccidendo centinaia di Cherokee. I prigionieri furono venduti come schiavi.
La Virginia mandò un grosso contingente accompagnato dai volontari della North Carolina, sotto il comando di William Christian, ad attaccare la valle del corso inferiore del Little Tennessee. In quel periodo, Dragging Canoe e i suoi guerrieri erano tornati nei villaggi Overhill. Oconostota sostenne la posizione di raggiungere la pace con i coloni ad ogni costo. Dragging Canoe dispose che donne, bambini e vecchi fossero mandati a valle dell’Hiwassee, s che i guerrieri bruciassero i villaggi, e poi tendessero un’imboscata ai Virginani sul fiume French Board. Oconostota, Attakullakulla e i capi più anziani si opposero a questo piano. Vennero inviati messaggeri all’esercito coloniale in avvicinamento, con l’offerta di consegnare Dragging Canoe e Cameron purché le città Overhill fossero risparmiate.
Dragging Canoe parlò al Consiglio delle città Overhill, denunciando i vecchi capi come furfanti e “Virginiani”, per la loro intenzione di cedere la terra in cambio di una salvezza effimera. Concluse così il suo discorso: “Quanto a me, io ho i giovani guerrieri al mio fianco. Noi avremo le nostre terre”, e si allontanò fieramente dal Consiglio. Tempo dopo, Dragging Canoe e altri capi di guerra, compreso Ostenaco, riunirono i Cherokee che la pensavano come loro e migrarono in quella che è ora la zona di Chattanooga, Tennessee, dove già si era trasferito Cameron.


La campagna del 1776 contro i Cherokee
L’armata virginiana di Christian trovò Great Island, Citico, Toqua, Tuskegee, Chilhowee e Great Tellico praticamente abbandonate. Vi erano rimasti solo i vecchi capi. Christian limitò le distruzioni nelle Overhill all’incendio dei villaggi deserti.
Nel 1777 i Cherokee delle città Hill, Valley, Lower e Overhill firmarono il Trattato di Dewitt’s Corner con la Georgia e la South Carolina (Ostenaco fu uno dei firmatari Cherokee) e il Trattato di Fort Henry con la Virginia e la North Carolina. Essi promisero di fermare la guerra; in cambio i coloni promisero di proteggerli da ogni attacco. Dragging Canoe fece un’ incursione a non più di 15 miglia da Fort Henry durante i negoziati. Una clausola dell’ultimo trattato prevedeva che James Robertson con una piccola guarnigione si aqquartierasse a Chota, sul Little Tennessee. Il trattato non fermò gli attacchi da parte degli uomini di frontiera provenienti dalle colonie illegali, né fermò la loro intrusione abusiva nelle terre Cherokee. Il trattato di pace prevedeva che i Cherokee rinunciassero alla loro terra nelle Lower Towns, in South Carolina, e alla maggior parte della regione delle Out Towns. Fu questo a causare il loro spostamento verso est e sud.

PRIMA MIGRAZIONE: CHICKAMAUGA

Nel frattempo, Alexander Cameron aveva suggerito a Dragging Canoe e ai suoi Cherokee dissidenti di stabilirsi nel punto dove il Grande Sentiero di Guerra attraversava il fiume Chickamauga. Finché Dragging Canoe tenne questo villaggio come sua sede operativa, gli Americani di frontiera diedero a quei Cherokee l’appellativo di “Chickamauga”. Come già riferito, John McDonald aveva uno spaccio commerciale sul fiume Chickamauga, che forniva un collegamento per Henry Stuart, fratello di John Stuart, nella capitale della West Florida, Pensacola.
Cameron, sovrintendente britannico agli affari Indiani e fratello di sangue di Dragging Canoe, lo accompagnò a Chickamauga. Quasi tutti i Bianchi legalmente residenti presso i Cherokee presero parte alla migrazione. La banda di Dragging Canoe stabilì altri tre insediamenti sul Chickamauga: “Toqua” (Dakwayi), allo sbocco sil Tennessee; “Opelika”, pochi chilometri a monte di Chickimauga Town; e “Buffalo Town” (Yunsayi), alle sorgenti del fiume nella Georgia nord occidentale. Altre città erano: Cayoka, sull’isola di Hiwassee; “Black Fox” (Inalyi), presso l’attuale Bradley County, Tennessee; “Ooltewah”, sotto il capo Ostenaco; “Sawtee”, sotto Piccolo Gufo, fratello di Dragging Canoe; “Citico” (Sitiku), lungo il torrente omonimo; “Chatanuga”, ai piedi di Lookout Mountain; e “Tuskegee”, sotto Bloody Fellow (Yunwigiga), a William’s Island. Questa regione di nuovi insediamenti Cherokee una volta era territorio dei Muscogee che, dopo essere stati decimati dalle malattie (compreso il vaiolo) importate dagli Europei, all’inizio del XVIII secolo si erano ritirati molto più a sud, creando così una zona cuscinetto con i Cherokee. Negli anni seguenti le due tribù usarono la regione come territorio di caccia.


Osservatorio Cherokee sul fiume Holston – dipinto di Davis Talmadge, artista Cherokee
Quando, nel tardo 17° secolo, la Carolina cominciò a commerciare con i Cherokee, i loro insediamenti più occidentali erano le città gemelle di Great Tellico, situate nella località attuale di Tellico Plains, Tennessee. L’abitato di Coosawattee (Kuswatiyi), che venne rioccupato per breve tempo dai Muscogee di Big Mortar, era tra le località fondate dai migranti Cherokee. Molti Cherokee, risentiti per i movimenti dei coloni (in gran parte scozzesi e irlandesi) all’interno dei loro territori, si unirono a Dragging Canoe. Le città di Great Hiwassee (Ayuwasi), Tennessee (Tanasi), Chestowee, Ocoee e Amohee, situate nelle vicinanze del fiume Hiwassee, erano del tutto contro il pacifismo dei vecchi capi e diedero aiuto a coloro che diffidavano i coloni dallo spostarsi sulle loro terre. Così fecero i “Lower Cherokee” nelle città della Georgia del Nord di Coosawatie, Etowah, Ellijay, Ustanari e altre, i quali erano stati sradicati dalle loro case nella South Carolina dal Trattato di Dewitts’ Corner. Allo stesso modo, anche gli Yuchi che abitavano vicino ai nuovi insediamenti, sul corso superiore dei fiumi Chickamauga, Pinelog e Conasauga, supportarono la politica di Dragging Canoe.
Nel luglio 1776 Dragging Canoe aveva capito che per i suoi guerrieri erano più convenienti le azioni di guerriglia che il combattimento condotto come facevano le truppe regolari inglesi. Dalle loro nuove basi, i Cherokee effettuavano incursioni contro i coloni sui fiumi Holston, Doe, Watauga, Nolichucky e Cumberland, nonché sul Red River, e contro le stazioni isolate che si trovavano in quelle zone. Dragging Canoe li chiamava tutti “Virginiani”. I Cherokee tendevano imboscate a carovane che viaggiavano lungo il fiume Tennessee, e su tratti dei sentieri molto antichi che servivano da “strade maestre”, come il Great Indian Warpath (da Mobile, Alabama, al Nord Est canadese), la pista Cisca and St. Augustine Trail (da St. Augustine, Florida, a Nashville, Tennessee), la Cumberland Trail (dall’Upper Creek Path, Alabama, ai Grandi Laghi) e la Nickajack Trail (da Nickajack, Alabama nord-orientale, ad Augusta, Georgia). Più tardi i Cherokee percorsero la Natchez Trace (che va da Natchez, Mississippi, a Nashville, Tennessee) e le strade ingrandite dagli indesiderati coloni, come quelle delle regioni del Kentucky, Cumberland e Walton. In alcuni casi i Cherokee attaccarono obiettivi in Virginia, nelle Caroline, Georgia, Kentucky e Ohio.
Nel 1778-1779 Savannah e Augusta, in Georgia, vennero occupate dagli Inglesi con l’aiuto dei Cherokee di Dragging Canoe e John McDonald, insieme agli Upper Muskogee di McGillivray e alla banda di guerrieri Hitichiti (di famiglia Muskogee) di McIntosh, che erano stati riforniti di armi e munizioni attraverso Pensacola e Mobile, ed insieme erano riusciti ad assumere il controllo di parti interne della South Carolina e della Georgia. In più, le restanti città neutrali dei Lower Muskogee ora passarono in massa dalla parte degli Inglesi, almeno nominalmente.
All’inizio del 1779 James Robertson, della Virginia, ricevette notizia da Chota che Dragging Canoe con i suoi guerrieri stava per attaccare la zona di Holston. In più, aveva ricevuto un rapporto secondo cui la postazione di John McDonald era la località dove si sarebbe svolto un Consiglio di Indiani, che il governatore Hamilton aveva pensato di tenere a Detroit, e che là si trovava una scorta di rifornimenti equivalente alle some di centinaia di cavalli.
Come contromisura, egli ordinò un attacco preventivo condotto da Evan Shelby (padre di Isaac Shelby, primo governatore dello Stato del Kentucky) e da John Montgomery. Discendendo il Tennessee con una flotta di canoe, essi sbarcarono e distrussero le undici città nelle immediate vicinanze della zona di Chickamauga e la maggior parte delle riserve di cibo, nonché la casa di Mcdonald e il magazzino. Tutto ciò che non era stato distrutto fu requisito e venduto nel punto dove la strada di ritorno ad Holston incrociava il luogo che fin da allora si chiamava Sale Creek.
Nel frattempo Dragging Canoe e John McDonald conducevano i Cherokee e 50 Rangers lealisti in attacchi contro la Georgia e la South Carolina, dove non tovarono resistenza e provocarono solo quattro morti fra gli abitanti delle città. Dopo aver udito della devastazione delle loro città, Drannging Canoe, McDonald e i loro uomini, compresi i Rangers, ritornarono a Chickamauga e dintorni.
Gli Shawnee mandarono a Chickamauga un considerevole numero di guerrieri come supporto per le azioni nel sud, assieme a messaggeri che cercassero di capire se le devastazioni avevano fatto perdere alla gente di Dragging Canoe la volontà di combattere.
In risposta alle loro domande, Dragging Canoe indossò le cinture di guerra che aveva accettato quando la delegazione visitò Chota nel 1776 ed esclamò:”Non siamo ancora stati conquistati!” Per cementare l’alleanza, I Cherokee risposero al gesto degli Shawnee mandando al nord quasi un centinaio dei loro guerrieri.
Le città della regione Chickamauga vennero presto ricostruite e rioccupate dai loro primitivi abitanti. Dragging Canoe rispose alla spedizione di Shelby con incursioni punitive sulle frontiere della North Carolina e della Virginia.
Nella primavera del 1779 Oconostota, Savanukah e altri capi Cherokee non belligeranti si recarono al nord a porgere le loro condoglianze dopo la morte di White Eyes, il capo Lenape che aveva incoraggiato il suo popolo ad abbandonare la lotta contro gli Americani. Egli aveva anche condotto negoziati, dapprima con Lord Dunmore, e poi col governo americano, per uno Stato indiano con rappresentanti che sedessero al Congresso, cosa che gli fruttò un accordo su quella istituzione, che egli aveva caldeggiato dal 1776. Dopo l’arrivo dei Cherokee nel villaggio di Goshocking, essi vennero condotti alla capanna del Consiglio e cominciarono i discorsi. Il giorno dopo, i Cherokee strinsero un accordo solenne con i loro “nonni” di non prendere posizione né per gli Americani né per gli Inglesi nel conflitto in corso. In questo modo le due tribù non sarebbero state soggette in alcun modo alle vicissitudini della guerra.


”Non siamo ancora stati conquistati!”
Circa nello stesso momento, morì a Pensacola John Stuart, sovrintendente per gli Affari Indiani. Gli Inglesi incaricarono il suo delegato, Alexander Cameron, di lavorare ad ovest con i Choctaw e i Chickasaw. Al suo sostituto, Thomas Browne, venne affidato l’incarico di trattare con Cherokee, Muskogee e Catawba. Ma Cameron non andò mai ad ovest, e lui e Browne lavorarono insieme finché il secondo non si recò poi a St. Augustine.
Nel 1779 i Chickasaw scesero in guerra al fianco degli Inglesi e dei loro alleati indiani. Il colono George Rogers Clark, con un gruppo di 200 persone, costruì Fort Jefferson e un insediamento circostante il forte nelle vicinanze della foce del fiume Ohio, all’interno dei territori di caccia dei Chickasaw. Appena appreso dello sconfinamento, i Chickasaw distrussero l’insediamento, posero il forte sotto assedio e cominciarono ad attaccare le postazioni coloniche lungo la frontiera del Kentucky. L’anno seguente gli attacchi continuarono lungo il fiume Cumberland e nel territorio del Kentucky, effettuando la loro ultima incursione assieme ai Cherokee di Dragging Canoe. Le vecchie ruggini della guerra del 1758-1769 fra Cherokee e Chickasaw furono dimenticate di fronte al comune nemico.
Nel corso del 1779 Robertson e John Donelson viaggiarono via terra seguendo il tracciato della “Kentucky Road” e fondarono Fort Nashborough a French Salt Lick, nel luogo dove prima sorgeva un avamposto francese chiamato Fort Cherleville, sul fiume Cumberland. Era il primo di molti insediamenti simili nella regione del Cumberland, che successivamente divenne l’obiettivo degli attacchi di tutte le tribù del territorio circostante. Dopo aver lasciato un piccolo gruppo di uomini sul posto, i due tornarono ad est. All’inizio del 1780 Robertson e un gruppo appartenente all’Associazione Watauga lasciò l’Est percorrendo la Kentucky Road diretto a Fort Nashborough. Nel frattempo Donelson attraversò il Tennessee con un gruppo che comprendeva la sua famiglia, allo scopo di attraversare la foce del Cumberland, e quindi raggiungere Fort Nashborough. Alla fine il gruppo raggiunse la sua destinazione, ma solo dopo aver subito parecchie imboscate.
Nel primo scontro, avvenuto vicino alla Tuskegee Island, i guerrieri Cherokee guidati da Bloody Fellow concentrarono la loro attenzione sulla canoa alla retroguardia, i cui componenti erano colpiti dal vaiolo. Vi fu un solo sopravvissuto, più tardi riscattato. Comunque questa si rivelò come una vittoria di Pirro per i Cherokee, poiché la conseguente epidemia li colpì a centinaia in quella zona. Parecchie miglia più a valle, la spedizione restò completamente allo scoperto sotto il tiro nemico durante il passaggio attraverso la Gola del fiume Tennessee (nota come Cash Canyon), perdendo un componente e avendone parecchi feriti. Qualche centinaio di chilometri ancora più a valle, la spedizione Donelson si ritrovò a Muscle Shoals, dove fu attaccata da un lato dai Muscogee, e dall’altro dai Chickasaw. L’attacco finale venne condotto dai Chickasaw in prossimità della moderna Hardin County, Tennessee, ma i Bianchi riuscirono a sganciarsi.
Poco dopo l’arrivo del gruppo a Fort Nashborough, Donelson, Robertson e altri stilarono il “Cumberland Compact”, documento che costituiva il nucleo della futura costituzione dello Stato del Tennessee. Infine, dopo la Rivoluzione, John Donelson si recò nella regione dell’Indiana, dove lui e William Christian vennero catturati nel 1786 in un combattimento nel Paese dell’Illinois contro gli Indiani della confederazione Wabash, e vennero bruciati al palo dai loro catturatori.
Nel corso di quell’estate, il nuovo soprintendente agli Affari Indiani, Thomas Browne, aveva progettato di tenere un consiglio riunito con i Cherokee e i Muscogee, per vedere di pianificare i modi di coordinare gli attacchi, ma questo piano venne anticipato dal tentativo americano di Elijah Clarke di riconquistare Augusta, dove lui aveva il suo quartier generale. L’arrivo di una spedizione di guerra dalle città Chickamauga, unito ad un considerevole numero di guerrieri Overhill, impedì la caduta della città: i Cherokee, assieme ai Rangers inglesi dell’East Florida di Thomas Brown cacciarono l’esercito di Elijah Clarke proprio fra le braccia del colonnello americano John Sevier. I Cherokee continuarono a portare la distruzione negli insediamenti ribelli della regione.


Guerriero Creek Muscogee – dipinto di G. Catlin
Queste furono le premesse per la battaglia di Kings Mountain, nella quale la milizia lealista (quindi dalla parte degli Inglesi) comandata da Patrick Ferguson, che si spostava verso sud nel tentativo di circondare Clarke, fu sconfitta da un’armata di 900 uomini di frontiera comandati da John Sevier e William Campbell.
Alexander Cameron, informato dell’assenza dagli insediamenti colonici di circa un migliaio di uomini, incitò Dragging Canoe e altri capi Cherokee a colpire finché ne avevano l’opportunità. Con Savanukah come capo, i Cherokee Overhill diedero il loro pieno appoggio alla nuova offensiva. Sia Cameron che i Cherokee si erano aspettati una rapida vittoria da parte di Ferguson e rimasero colpiti dal fatto che avesse subito una così sonora sconfitta così presto, tuttavia il progetto dell’attacco si era già messo in moto. Come ebbe notizia della nuova invasione da parte di Nancy Ward (questo è il secondo tradimento documentato nei confronti di Dragging Canoe), nel dicembre 1780 il governatore della Virginia Thomas Jefferson inviò una spedizione di 700 fra Virginiani e miliziani della North Carolina contro i Cherokee, sotto il comando di Sevier. Questa armata si scontrò con un gruppo di guerra Cherokee a Body’s Creek e, dopo la battaglia, si unì alle forze di Arthur Campbell e Joseph Martin, che stavano marciando contro le città Overhill sul Little Tennessee e l’Hiwassee. Vennero bruciati diciassette vilaggi, fra cui Chota, Chilhowee, Citico, Tellico, Great Hiwassee e Chestowee. In seguito i capi Overhill si astennero da ulteriori azioni di guerra nel conflitto, sebbene le città Hill e Valley continuassero a molestare la frontiera. Nella regione di Cumberland, i nuovi insediamenti persero circa quaranta persone negli attacchi da parte di Cherokee, Muskogee, Chickasaw, Shawnee e Lenape.

Dal 1781 Dragging Canoe era attivo nelle città Cherokee della parte occidentale della South Carolina dislocate alle sorgenti del fiume Coosa, con i Muscogee, in particolare gli Upper Muscogee. Le tribù Chickasaw, Shawnee, Huron, Mingo, Wyandot e Munsee-Lenape (che erano stati i primi a comprtarsi così), attaccarono ripetutamente gli insediamenti del Cumberland; il più grande attacco dei Cherokee nel corso della guerra contro queste postazioni avvenne nell’aprile di quell’anno, e culminò in quella che divenne nota come la “Battaglia del Bluff”, ad opera dello stesso Dragging Canoe.
Il 2 aprile 1781 un gruppo di circa 400 guerrieri Chickamauga, condotti da Dragging Canoe, si portarono in vicinanza di Fort Nashborough e dgli insediamenti vicini. Durante la notte, gli Indiani si divisero e strisciarono fino al forte. Un gruppo si nascose nella boscaglia incolta e fra i cedri, mentre l’altro gruppo si celava sulle rive di un piccolo ruscello che sfociava nel fiume Cumberland. Il mattino dopo tre Indiani corsero verso il forte e aprirono il fuoco contro la torre di guardia. Poi si misero fuori tiro e ricaricarono i fucili continuando a urlare e ad agitare le mani. Una ventina di coloni al comando del colonnello James Robertson salirono a cavallo e si posero all’inseguimento. I tre guerrieri, rimanendo in vista degli inseguitori, smontarono da cavallo sulla riva del ruscello, mentre i coloni continuarono a cavalcare, finché smontarono per combattere. Non appena furono scesi da cavallo, il gruppo che si era nascosto li attaccò di fronte. La scarica di fucileria degli Indiani spaventò i cavalli, che fuggirono risalendo la collina verso il forte. Nello stesso tempo, il gruppo nascosto balzò fuori dai nascondigli in modo da tagliare la ritirata dei coloni verso il forte. I cavalli in fuga che correvano a ridosso di questo gruppo di guerra causarono involontariamente un diversivo: gli Indiani amavano troppo i cavalli e molti di questi guerrieri non riuscirono a resistere alla tentazione di provare a catturarne qualcuno. I cavalli che erano corsi verso il forte trovarono le porte chiuse. Con gli Indiani che li inseguivano, corsero via sorpassando Capitol Hill, andando verso Sulfur Spring. Qualche cavallo venne preso dagli Indiani, ma la maggior parte tornò al forte più tardi.


Battaglia di Kings Mountain
Col prosieguo della battaglia sul Bluff, i coloni tentarono di tornare verso il forte. Trascinando i feriti e sparando all’indietro verso gli Indiani, si avvicinavano lentamente alla loro meta. Nel forte, una muta di cinquanta cani da caccia correva attorno allo steccato del forte, volendo attaccare gli Indiani. Charlotte, la moglie del colonnello James Robertson, vedendo cosa stava accadendo, ordinò di aprire le porte del forte e di lasciar uscire i cani. Subito i cani si lanciarono giù per la collina per difendere i loro padroni e attaccarono la spedizione indiana, creando così un diversivo che diede ai coloni l’opportunità di cui avevano bisogno. Trasportando i feriti, si affrettarono verso il forte. Isaac Lucas era in fondo al gruppo quando venne colpito ad una gamba e cadde a terra. Imbracciò il fucile e sparò a un grande Indiano che era nelle prime file, uccidendolo. Gli altri coloni, che stavano entrando dentro il forte, guardarono all’indietro e videro Lukas a terra. Allora cominciarono a sparare contro gli assedianti che stavano avanzando e riuscirono a respingerli.
Gli Indiani in ritirata scalparono i coloni morti sul campo di battaglia. Raccolsero anche tutti i fucili e le munizioni che riuscirono a trovare. Erano le dieci di mattina quando il gruppo di guerra scomparve nei boschi. La battaglia del Bluff era finita.
Il capitano James Leiper, Peter Gill, Alex Buchanan e John Kennedy erano stati uccisi, mentre Kasper Mansker, James Manifee e Joseph Mooshaw erano rimasti feriti. Uno dei figli di Robertson venne scalpato ma sopravvisse. Non è noto il numero degli Indiani che furono uccisi, perché essi trasportarono via i caduti. Dopo la battaglia del Bluff, la signora Robertson si fermò alle porte del forte, coccolando tutti i cani che man mano tornavano. Pare che ringraziasse Dio perché aveva dato agli Indiani un grande amore per i cavalli e la paura dei cani.
In seguito a questi fatti, i coloni abbandonarono man mano tutti gli insediamenti, fino a lasciare solo tre postazioni, condizione che rimase fino al 1785.

PERDITA DI TERRITORI DA PARTE DEGLI INGLESI

Nel febbraio 1780 un’armata spagnola proveniente da New Orleans al comando di Bernardo de Galvez, alleata degli Americani ma che agiva negli interessi della Spagna, si impadronì di Mobile nella battaglia di Fort Charlotte. Quando poi, il mese seguente, si mosse contro Pensacola, McIntosh e McGillivray radunarono 2000 guerrieri Muscogee in difesa della città. Una flotta inglese arrivò prima che gli Spagnoli potessero prendere il porto. Un anno dopo, gli Spagnoli riapparvero con esercito numericamente doppio rispetto alla guarnigione di difensori inglesi, Choctaw e Muscogee, e Pensacola cadde due mesi dopo. Poco tempo dopo, anche Augusta venne riconquistata dalle forze rivoluzionarie, quando l’armata di soccorso dei Lower Muscogee, condotta da McIntosh, non riuscì ad arrivare in tempo. La guarniglione Anglo-Muscogee di Savannah si arrese ai Patrioti nel 1782. Emistigo, che stava conducendo in soccorso gli Upper Muscogee, morì durante questo tentativo; McGillivray, all’epoca suo aiutante, gli succedette come capo delle Upper Towns. Sempre nel 1782, una vittoriosa campagna da parte del brigadiere generale Andrew Pickens condusse a una trattativa che si risolse con la cessione alla Georgia del territorio compreso tra i fiumi Savannah e Chattachooche (Trattato di Long Swamp Creek).

LA POLITICA NELLE OVERHILL TOWNS

Nell’autunno 1781 gli Inglesi organizzarono un colpo di stato che portò Savanukah a diventare “Ptimo Uomo Amato” al posto del più pacifico Oconostota, che era succeduto ad Attakullakulla. Per più o meno un anno, gli Overhill Cherokee sostennero apertamente (dopo averlo fatto di nascosto in precedenza) la lotta di Dragging Canoe e dei suoi combattenti Cherokee. Nell’autunno 1782, comunque, i vecchi capi pacifisti lo sostituirono con uno dei loro, Corntassel (Kaiyatsatahi) e inviarono a Virginia e Noth Carolina messaggi di pace assieme a lamentele per le prevaricazioni dei coloni.
Oconostota
L’opposizione dei leader pacifisti, in ogni caso, non fermò mai le spedizioni di guerra che attraversavano i territori di ciascuno dei raggruppamenti delle città, in gran parte perché mediamente i Cherokee sostenevano la loro causa,e nemmeno fermarono i piccoli gruppi di guerra delle città Overhill nelle loro incursioni contro gli insediamenti del Tennessee orientale, specialmente quelli sul fiume Holston.
Nel marzo 1782 Una delegazione di Cherokee si unì a Lenape, Shawnee e Chickasaw in una visita diplomatica agli Spagnoli di Fort St. Louis nel Missouri, cercando una nuova strada per ottenere armi e assistenza di vario tipo nella prosecuzione del loro perdurante conflitto con gli Americani nella valle dell’Ohio. In quest’incontro, un gruppo di Cherokee condotti da Standing Turkey chiese ed ottenne il permesso di stabilirsi nella Louisiana Spagnola, nella regione del White River.
Dal 1783 vi furono almeno tre importanti comunità di Cherokee nella regione dell’Ohio. Una viveva tra gli Shawnee Chalahgawtha (Chilichote); la seconda comunità Cherokee si era stabilita nelle città dei Wyandot – Mingo sul corso superiore del Mad River, nei pressi dell’attuale Zanesfield (Ohio); un terzo gruppo di Cherokee visse con i Munsee Lenape (e li combatté, essendo l’unico gruppo della nazione Lenape alleato degli Americani).

SECONDA MIGRAZIONE CHEROKEE

Nel settembre 1782, una spedizione, ancora una volta condotta da Sevier, distrusse i villaggi di Chickamauga e circondario, sebbene non oltrepassasse il Chickamauga River verso ovest; distrusse anche le città dei Lower Cherokee fino a Ustanalahi. Le città furono abbandonate prima dell’invasione perché, avendo ricevuto in anticipo l’allarme dell’attacco imminente, Dragging Canoe e i suoi leaders principali scelsero di spostarsi più ad ovest. Nel frattempo, l’esercito di Savier, guidato da John Watts, in nessun modo riuscì a scontrarsi con qualche spedizione Cherokee.
Dragging Canoe e la sua gente si stabilirono in quelle che vennero chiamate le cinque “Lower Towns”, che sorgevano fra le varie ostruzioni naturali lungo le ventisei miglia della “Gola del fiume Tennessee” (Tennessee River Gorge). Partendo da Tuskegee Island e dai banchi di sabbia su entrambi i lati dell’isola, queste ostruzioni comprendevano Tumbling Shoals, Holston Rock, the Kettle, Suck Shoals, fino ad arrivare ad Hale’s Bar. Queste ventisei miglia a volte venivano chiamate “The Suck”, e questo tratto di fiume era tanto famoso da meritare menzione anche dal presidente Jefferson. Gli ostacoli alla navigazione erano infatti così formidabili, che gli agenti francesi che tentavano di risalire il fiume per raggiungere il paese dei Cherokee durante la Guerra Franco-Indiana, cercando di stabilire un avamposto nel punto più tardi occupato dall’agente inglese McDonald, avevano rinunciato dopo molti tentativi.
Le cinque “Lower Town” includevano Running Water (Amogayunyi), nell’attuale Whiteside in Marion County, Tennessee, dove Cragging Canoe stabilì il suo quartier generale; Nickajack (Ani-Kusati-yi), otto chilometri più a valle lungo il Tennessee nella stessa contea; Long Island (Amoyeligunahita), sul Tennessee proprio sopra Great Creek Crossing; Crow Town (Kagunyi), allo sbocco del Crow Creek nel Tennessee; Stecoyee (Utsutigwayi, detta anche Lookout Mountain Town), nell’attuale sito di Trenton, Georgia. Tuskegee Island Town venne rioccupata da una piccola banda di guerrieri e adibita a posto d’osservazione, in modo da avere un allarme preventivo su eventuali invasioni e, allo stesso modo, successivamente molti altri insediamenti di quell’area vennero riutilizzati. Poiché questi spostamenti avvenivano all’interno dei confini del territorio Muskogee, Dragging Canoe, che sapeva che una tale migrazione era necessaria, aveva preventivamente mandato Little Owl con una delegazione per incontrare Alexander McGillivray, il più importante capo Muscogee nella regione, per ottenere il permesso relativo. Quando lui e i suoi seguaci spostarono la loro base, i rappresentanti inglesi Cameron e McDonald pian piano arrivarono a considerare Running Water come il centro della loro attenzione in tutto il Sud Est.


Guerriero Shawnee – dipinto di R. Griffing
Nel frattempo i Chickasaw stavano tentando di mettere Americani e Spagnoli gli uni contro gli altri, disinteressandosi quasi degli Inglesi. Tartaruga-a-Casa (Selukuki Woheli), un altro dei fratelli di Dragging Canoe, assieme a circa settanta guerrieri si diresse a nord per vivere e combattere con gli Shawnee.
I Cherokee continuarono a migrare verso ovest per ricongiungersi ai seguaci di Dragging Canoe, i cui ranghi erano stati ulteriormente incrementati via via da schiavi, “Tories” bianchi (simpatizzanti degli Inglesi), Muskogee, Koasati, Kaskinampo, Yuchi, Natchez e Shawnee, come pure da una banda Chickasaw che viveva nel luogo più tardi conosciuto come “Chickasaw Old Fields”, nonché da un certo numero di Spagnoli, Francesi, Irlandesi e Tedeschi. Più tardi gli insediamenti più importanti dei Lower Cherokee (come vennero chiamati dopo la migrazione) includevano: Willstown (Titsohiliyi), vicino a quello che sarà Fort Payne; Turkeytown (Gundigaduhunyi), al principio del “Cumberland Trail”, dove l’ Upper Creek Path incrociava il Coosa River in prossimità di Centre, Alabama; Path Creek (Kusanunnahiyi), vicino all’intersezione del “Great Indian Warpath” con l’ “Upper Creek Path”, dove ora sorge Guntersville, Alabama; Turnip Town (Ulunyi), a sette miglia dall’attuale Rome, Georgia; e Chatuga (Tsatugi), ancora più vicina alla località di Rome.
Alexander McGillivray, capo degli Upper Muscogee
Questa espansione avvenne su vasta scala a causa dell’afflusso dei Cherokee dalla Georgia del nord, i quali sfuggivano alle depredazioni di spedizioni come quella di Sevier; la maggior parte di questi era formata dai primi abitanti delle Lower Towns nella Georgia di Nord Est e nella South Carolina occidentale. Arrivarono anche gruppi Cherokee dalle città “Middle” o “Hill”: un gruppo di costoro fondò una città chiamata Sawtee (Itsati) allo sbocco del South Sauta Creek nel Tennessee.
Un’altra città, Coosada, venne aggregata all’alleanza quando i suoi abitanti Koasati e Kaskinampo si unirono alla confederazione di Dragging Canoe. In parte a causa del grande afflusso dalla Georgia del Nord, in parte per il fatto che essi non consideravano più la regione Chickamauga come loro centro principale, ai seguaci di Dragging Canoe e agli altri arrivati nel territorio ci si cominciò a riferire come i “Lower Cherokee”, la leadership dei quali rimaneva allo stesso capo e ai suoi aiutanti.
Nel novembre 1782, venti rappresentanti di quattro tribù del nord – Wyandot, Ojibwa, Ottawa e Potawatomi – si recarono a sud per consultarsi con Dragging Canoe e i suoi luogotenenti nel suo nuovo quartier generale di Running Water Town, che era annidato in luogo sopraelevato rispetto alla depressione del fiume Tennessee sulla quale sporgeva. La loro missione era di ottenere l’aiuto dei Cherokee di Dragging Canoe nei progettati attacchi contro Pittsburg e gli insediamenti americani in Kentucky e Illinois. Dragging Canoe non diede corso a questa richiesta, ma aveva compreso che l’unica soluzione perché le varie nazioni indiane potessero mantenere la loro indipendenza era di unirsi in una coalizione contro gli Americani. Oltre ad incrementare i suoi legami con McGillivray e gli Upper Muscogee, con i quali ebbe rapporti più intensi e in gran numero, continuò a mandare i suoi guerrieri per combattere al fianco di Shawnee, Choctaw e Lenape.

DOPO LA RIVOLUZIONE

Nel gennaio del 1783 Dragging Canoe fece un viaggio fino ad Augustine, capitale dell’East Florida, per un incontro con una delegazione di tribù del nord, convocata per formare una federazione di Indiani che si opponesse agli Americani e ai loro coloni di frontiera. Browne, il sovrintendente inglese per gli Affari Indiani, approvava questo concetto. Pochi mesi dopo a Tuckabatchee, si tenne un consiglio generale di tutte le maggiori tribù del Sud (Cherokee, Muscogee, Chickasaw, Choctaw e Seminole), più rappresentanti di gruppi minori (Mobile, Catawba, Biloxi, Huoma, ecc.) per dare un seguito al primo accordo, ma i piani per questa grande federazione vennero vanificati dalla firma del Trattato di Parigi. Browne ricevette ordini da Londra di cessare i tentativi e desistere definitivamente.
In seguito al trattato, Dragging Canoe si rivolse agli Spagnoli (che rivendicavano ancora tutti i territori a sud del Cumberland e ora erano posizionati contro gli Americani) per avere supporto, cominciando a commerciare soprattutto tramite Pensacola e Mobile. Ciò che aveva reso questo possibile era il fatto che a New Orleans il governatore spagnolo del territorio della Louisiana aveva approfittato della disfatta inglese per impossessarsi di quei porti. Dragging Canoe mantenne relazioni con il governatore inglese di Detroit, Alexander McKee, attraverso regolari missioni diplomatiche tramite i suoi fratelli Piccolo Gufo e Tasso (Ukuna).
Il 6 novembre 1783 i Chickasaw firmarono il Trattato di French Lick con i nuovi stati Uniti d’America, e non presero mai più le armi contro di loro. Anche i Lower Cherokee erano presenti alla conferenza e e sembra che in qualche modo raggiunsero un accordo per cessare gli attacchi sul Cumberland; è un fatto che dopo di ciò gli insediamenti americani nella regione crebbero ancora. Lo stesso mese, la fazione filo-americana della Nazione Muscogee firmò con la Georgia il Trattato di Augusta, contrariando McGillivray, che avrebbe voluto continuare a combattere; egli incendiò le case dei capi responsabili e mandò guerrieri a fare incursioni contro gli insediamenti della Georgia.


Le tribù degli Stati di Alabama e Mississippi nel XVIII secolo
Anche i Cherokee delle città Overhill, Hill e Valley firmarono un trattato con il nuovo governo degli Stati Uniti, il Trattato di Hopewell del 1785, ma nel loro caso fu un accordo fatto sotto coercizione, essendosi a quel tempo la frontiera coloniale espansa ulteriormente lungo i fiumi Holston e French Broad. Firmarono parecchi leaders dei Lower Cherokee, compresi due di Chickamauga (che nel frattempo era stata ricostruita) e uno di Stecoyee.
Nessuno dei Lower Cherokee, comunque, ebbe alcuna parte nel Trattato di Coyatee, che il capo Overhill Corntassel, assieme ad altri, fu costretto a firmare sotto la mira dei fucili da parte del nuovo “Stato di Franklin”, e che comportava la cessione delle restanti terre a nord del Little Tennessee.
NOTA: lo “Stato di Franklin” venne fondato nel 1785 e comprendeva otto contee dell’attuale Tennessee orientale (allora appartenevano alla North Carolina occidentale). In sostanza si trattava di una cessione della North Carolina al Congresso in pagamento di debiti contratti nella Guerra d’Indipendenza, ed inoltre, nella mente dei secessionisti, aveva lo scopo di mantenere le postazioni recentemente acquisite nel bacino del Cumberland. Ebbe vita breve: tornò alla North Carolina nel 1789.
I Lower Cherokee non ebbero alcuna parte nemmeno nel Trattato di Dumplin Creek, che cedeva il restante territorio entro i rivendicati confini della Contea di Sevier. I coloniali erano ora in grado di spostare forze militari dal medio Tennessee in risposta all’aumentata frequenza degli attacchi dei Cherokee Chickamauga (ora chiamati correntemente Lower Cherokee) e degli Upper Muscogee. Nell’estate del 1786, Dragging Canoe e i suoi guerrieri, assieme ad un grosso contingente di Muscogee, fecero un’incursione nella regione del Cumberland, con parecchi raids che si addentrarono nel Kentucky. John Sevier rispose con un raid punitivo sulle città Overhill.
Indiani del Nord Est, 1790 circa
In aggiunta alle piccole bande ancora operanti in alleanza con Shawnee, Wyandot-Mingo e Lenape nel Nord Est, un grosso contingente di Cherokee guidati da Vetro (Tagwadihi, “Catawba Killer”) assunse un ruolo attivo in un grande Consiglio delle tribù del Nord (cui si aggiunsero alcuni Muscogee e Choctaw, in aggiunta al gruppo di Cherokee) indetto con il proposito di resistere all’avanzata americana nella frontiera occidentale, che ebbe luogo nel novembre-dicembre 1786 nella città Wyandot di Upper Sandusky, appena a sud della capitale inglese Detroit.
Questo incontro, iniziato da Joseph Brant (Thayendanegea), il leader Mohawk che era il comandante in capo delle Sei Nazioni Irochesi e che come Dragging Canoe combatté dalla parte degli Inglesi nella Rivoluzione Americana, condusse alla formazione della “Confederazione Occidentale”, per resistere alle incursioni americane nel “Vecchio Nord Ovest”. Dragging Canoe e i suoi Cherokee erano a pieno titolo membri della Confederazione. Il proposito della Confederazione era di coordinare attacchi e misure difensive nella “Guerra Indiana del Nord Est” (o Guerra di Piccola Tartaruga) del 1785-1795. Secondo John Norton (Teyoninhokovrawen), figlio adottivo di Brant, che tenne un diario degli avvenimenti, fu qui che Vetro strinse alleanza col suo padre adottivo Wyandot. Egli evidentemente serviva come delegato di Dragging Canoe presso gli Irochesi, proprio come i fratelli più giovani di Dragging Canoe facevano con il governatore inglese McKee e con gli Shawnee. L’approvazione dell’”Ordinanza del Nord Ovest” da parte del Congresso americano nel 1787, che introduceva il Territorio del Nord Ovest e sostanzialmente si impadroniva della terra su cui gli Indiani vivevano, non fece altro che esacerbare il risentimento delle tribù nella regione.
L’insediamento di Coldwater venne fondato da un gruppo di commercianti francesi che nel 1783 erano scesi dalla regione Wabash per allestire un centro di commercio. Esso sorgeva poche miglia sotto l’attuale Muscle Shoals, nel nord ovest dell’Alabama, vicino allo sbocco del Coldwater Creek, nei pressi dell’attuale Tuscumbia. Per tutti i due anni successivi, i Francesi non fecero altro che commerciare, ma poi l’iniziativa cambiò di mano. Infatti attorno al 1785, la nuova direzione commerciale cominciò a radunare di nascosto guerrieri Cherokee e Muscogee nella città, che vennero incoraggiati ad attaccare gli insediamenti americani lungo il Cumberland e i suoi dintorni. Il contingente combattente in definitiva contava approssimativamente nove Francesi, trentacinque Cherokee e dieci Muscogee. Poiché il luogo dove sorgeva la città era ben nascosto e nulla annunciava la sua presenza, James Robertson, comandante della milizia nelle Contee Davidson e Sumner di Cumberland, accusò dapprima i Lower Cherokee delle nuove offensive. Nel 1787 condusse i suoi uomini fino ai confini in una dimostrazione di forza, ma senza effettuare un attacco reale; quindi inviò un’offerta di pace a Running Water, la capitale di Dragging Canoe. In risposta il capo Cherokee mandò una delegazione di leaders condotta da Piccolo Gufo a Nashville sotto una bandiera di tregua, per spiegare che i suoi Cherokee non erano responsabili delle incursioni.
Nel frattempo gli attacchi continuavano. Al tempo della conferenza di Nashville, due Chickasaw in caccia lungo il Tennessee nelle vicinanze di Muscle Shoals si spinsero fino a Coldwater, dove vennero accolti amichevolmente e passarono la notte. Appena tornati a Chickasaw Bluffs, loro sede (oggi Memphis, Tennessee), informarono immediatamente della scoperta il loro capo, Piomingo. Piomingo mandò immediatamente dei messaggeri a Nashville. Subito dopo il loro arrivo, un gruppo di guerra attaccò uno degli insediamenti esterni, uccidendo il fratello di Robertson, Mark.
In risposta Robertson rilevò un gruppo di centocinquanta volontari e procedette verso sud seguendo un percorso tortuoso, guidato da due Chickasaw. Sorprendendo la città sguarnita, nonostante il fatto che gli Indiani sapessero che la pattuglia di Robertson si stava avvicinando, i volontari spinsero i difensori verso il fiume, uccidendone circa la metà e ferendo molti dei restanti. Poi radunarono tutti i beni di commercio presenti nella città per imbarcarli e trasportarli a Nashville via fiume, incendiarono la città e partirono. Dopo la guerra, Coldwater prese il nome di Colbert’s Ferry, dal nome del capo Chickasaw George Colbert, ed era il luogo dove la “Pista Natchez” attraversava il fiume Tennessee.
Nel 1786 McGillivray aveva convocato un consiglio di guerra nella città principale degli Upper Muscogee, Tuckabatchee, per discutere delle recenti incursioni degli Americani nel loro territorio. Il consiglio decise di scendere sul sentiero di guerra contro gli invasori, a cominciare dai recenti insediamenti lungo il fiume Oconee. McGillivray si era già assicurato il supporto degli Spagnoli di New Orleans. L’anno seguente, a causa delle incursioni dal Cumberland contro Coldwater, così vicino al loro territorio e percepite come un insulto, i Muscogee alzarono la scure di guerra contro gli insedimenti del Cumberland. Essi continuarono i loro attacchi fino al 1789, ma i Cherokee non si unirono a loro in questi assalti, in parte per questioni interne ma soprattutto per la questione con lo Stato di Franklin.

IL CULMINE DEL POTERE E DELL’INFUENZA DEI CHEROKEE

Gli ultimi anni di Dragging Canoe, 1788 – 1792, rappresentarono l’apice della sua influenza e di quella dei Lower Cherokee, tra gli altri Cherokee e tra le altre nazioni indiane, a nord e a sud, tanto nei confronti degli Spagnoli di Pensacola, Mobile e New Orleans, quanto degli Inglesi di Detroit. Egli mandava anche regolarmente rappresentanti diplomatici per negoziati a Nashville, Jonesborough (poi Knoxville) e Philadelphia.
Nel maggio 1788 una spedizione di Cherokee proveniente da Chilhowee giunse presso la casa della famiglia di John Kirk, sul Little River, mentre l’uomo era fuori, assieme al suo figlio maggiore, John Jr. Quando essi tornarono, trovarono gli altri undici membri della famiglia uccisi e scalpati.
Nello stesso mese avvenne un altro massacro. Dopo un viaggio preliminare sul Cumberland, al termine del quale aveva lasciato due dei suoi figli a delimitare il terreno alla foce del White Creek, James Brown tornò nella North Carolina per andare a raccogliere il resto della famiglia, con la quale partì in battello da Long-Island-on-the-Holston. Quando cinque giorni dopo la famiglia passò da Tuskegee Island (oggi Williams Island), Bloody Fellow, un capo Chickamauga, li fermò, guardò tutto intorno alla barca, poi li lasciò procedere, mandando in avanti messaggeri a Running Water. Quando i coloni arrivarono a Nickajack, un gruppo di guerra di quaranta guerrieri comandati dal sangue misto John Vann abbordò l’imbarcazione, uccidendo Brown, i suoi due figli più grandi e altri cinque giovani che viaggiavano con la famiglia. La moglie di Brown, i due figli più giovani e tre figlie vennero presi prigionieri e suddivisi tra differenti famiglie Cherokee. Quando il giorno seguente apprese del massacro, Respiro (Unlita), capo di Nickajack, ne fu seriamente contrariato. Più tardi adottò nella sua stessa famiglia Joseph, figlio di Brown, che precedentemente era stato affidato a Kitegisky (Tsiagatali), dal quale era stato trattato così bene da serbarne un’affettuoso ricordo negli anni a venire. La signora Brown e una delle figlie furono consegnate ai Muscogee e finirono col far parte del nucleo famigliare di Alexander McGillivray. George, l’ultimo dei figli sopravvissuti, finì anche lui coi Muscogee, ma altrove. Un’altra figlia andò in moglie ad un Cherokee vicino a Nickajack, mentre la terza ad un Cherokee di Crow Town.


Prigionieri degli Shawnee
All’inizio del mese di giugno 1788 John Sevier, non più governatore dello Stato di Franklin, radunò un centinaio di volontari e marciò sulle Overhill Towns. Dopo una breve sosta sul Little Tennessee, il gruppo arrivò a Great Hiwassee e la rase al suolo. Tornando indietro dalla parte di Chota, Sevier inviò un distaccamento agli ordini di James Hubbard allo scopo di punire i responsabili del massacro dei Kirk. Il drappello, che comprendeva anche John Kirk Jr. Hubbard, prese con sé, a Chota, Corntassel e Hanging Man. A Chilhowee Hubbard alzò una bandiera di tregua e condusse Corntassel e Hanging Man a casa di Abraham, che era ancora a capo della città, e si trovava lì con suo figlio, Long Fellow e Fool Warrior. Poi mise delle guardie alla porta e alle finestre della cabin, e diede a John Kirk Jr. un tomahawk perché si prendesse la sua vendetta.
L’omicidio dei pacifici capi Overhill sotto la bandiera di tregua mandò in collera l’intera Nazione Cherokee. Uomini che erano sempre stati riluttanti a impugnare le armi presero il sentiero di guerra. La recrudescenza delle ostilità durò parecchi mesi. Doppia Testa, fratello di Corntassel, era particolarmente esasperato. Mettendo in risalto la serietà del problema, Dragging Canoe convocò il Consiglio generale della Nazione a Ustanali, sul fiume Coosawattee. Piccolo Tacchino (Kanagita) fu eletto “Primo Uomo Amato”, al posto del capo assassinato, ma l’elezione fu contestata da Hanging Maw, di Coyatee; egli era stato eletto capo principale delle tradizionali città Overhill sul fiume Little Tennessee. Entrambi erano stati tra quelli che avevano seguito dall’inizio Dragging Canoe nel sud est della Nazione.
La presenza di Dragging Canoe al concilio di Ustanali e la stessa sede della conferenza, tenuta in quella che era stata la regione delle Lower Towns (ma nella quale gli Upper Cherokee erano emigrati da Overhill in gran numero), come pure la sua accettazione dell’elezione del suo primo alleato, Piccolo Tacchino, quale capo principale della Nazione Cherokee, sono prove lampanti che che lui e i suoi seguaci rimasero Cherokee e non una tribù separata, come alcuni (Brown) asseriscono.
All’inizio del mese di agosto 1788, il comandante della guarnigione di Houston’s Station (nelle vicinanza dell’odierna Maryville, Tennessee) ricevette notizia che una forza di circa cinquecento guerrieri Cherokee stava progettando di attaccare la sua postazione. Egli pertanto inviò una numerosa pattuglia in ricognizione alle città Overhill. Fermandosi nell’abitato di Citico, sulla riva sud del Little Tennessee, che trovò deserto, la pattuglia si sparpagliò per gli orti della città e cominciò a fare incetta di frutti. Era un agguato: sei uomini morirono alla prima scarica, altri dieci mentre tentavano di fuggire attraversando il fiume a nuoto. Con la perdita di quegli uomini, la guarnigione di Houston’s Station rimase seriamente compromessa. Solo l’arrivo di un rilevante numero di rinforzi condotti da John Sevier salvò il forte dall’essere sopraffatto e i suoi abitanti dall’essere massacrati. Unendo la guarnigione al suo gruppo, Sevier marciò sul Little Tennessee e diede fuoco a Chilhowee.
Guerriero Eastern Cherokee – 1790 – dipinto di Randy Martin
Verso fine agosto Joseph Martin (che era sposato con Betsy, figlia di Nancy Ward e che viveva a Chota), con 500 uomini marciò sulla regione Chickamauga, con il proposito di valicare le Cumberland Mountains per raggiungere le cinque Lower Towns. Mandò un distaccamento per impadronirsi del passo di Lookout Mountain (Atalidandaganu), ma questo subì un’imboscata e venne messo in rotta da un soverchiante numero di guerrieri di Dragging Canoe, con i Cherokee in pressante inseguimento. Uno dei partecipanti si riferì più tardi al luogo come “il posto dove facemmo volgere le terga ai Virginiani”. Secondo un componente della pattuglia di Martin, Dragging Canoe, John Watts, Bloody Fellow, Kitegisky, Vetro, Piccolo Gufo e Dick Justice erano tutti presenti al combattimento. Dragging Canoe raccolse un esercito di 3000 guerrieri Cherokee, che suddivise in più flessibili bande di un centinaio di guerrieri ciascuna. Un banda era comandata da John Watts (Kunnessee-I, conosciuto anche come “Young Tassel”), con Bloody Fellow, Kitegisky e Vetro. Era presente anche un giovane guerriero di nome Pathkiller (Nunnehidihi), che più tardi divenne noto come “The Ridge” (Ganundalegi).
Nell’ottobre del medesimo anno la banda avanzò per il paese verso White’s Fort. Lungo la strada attaccò Gillespie’s Station, sul fiume Holston, dopo aver catturato i coloni che avevano lasciato il sito per lavorare nei campi, assaltando la palizzata quando i difensori ebbero finito le munizioni e uccidendo gli uomini e qualcuna delle donne; presero prigionieri 28 fra donne e bambini. Gli Indiani continuarono ad attaccare White’s Fort e Houston’s Station, solo per essere alla fine respinti. In seguito la banda di incursori svernò in un accampamento sul Flint River (presso l’attuale Unicoi County, Tennessee), che tennero come base delle operazioni. In risposta, i coloni aumentarono i loro attacchi di ritorsione. Truppe comandate da Sevier distrussero le città Valley, nella North Carolina. Bob Benge, con un gruppo di guerrieri Cherokee, evacuò tutta la popolazione di Ustalli, sul fiume Hiwassee, lasciando una retroguardia per assicurare loro la fuga. Dopo aver incendiato la città, Sevier e il suo gruppo inseguirono gli abitanti in fuga, subendo un’imboscata dai guerrieri di Benge alla foce del Valley River. I soldati americani attaccarono il villaggio di Coota-cloo-hee (Gadakaluyi) e incendiarono i campi di granturco, ma furono scacciati da 400 guerrieri guidati da Watts (Young Tassel). A causa delle devastazioni i Cherokee Overhill e i rifugiati dalle città Lower e Valley abbandonarono definitivamente gli insediamenti sul Little Tennessee e si dispersero a sud e ovest. Chota fu l’unica città dove furono lasciati molti abitanti.
L’anno successivo la banda di John Watts, sul Flint Creek, subì gravi rovesci. All’inizio del gennaio 1789 fu circondata da un esercito comandato da John Sevier ed equipaggiato con cannoni grasshopper. Tuttavia il fuoco di risposta dei Cherokee fu così intenso che Sevier dovette abbandonare le armi pesanti e ordinare una carica di cavalleria, che si risolse in un selvaggio combattimento corpo a corpo. La banda di Watts perse circa 150 guerrieri.
La notizia di questa sconfitta non raggiunse Running Water fino al mese di aprile, quando essa giunse assieme ad un’offerta di Sevier per uno scambio di prigionieri, che specificamente menzionava i membri sopravvissuti della famiglia Brown compreso Joseph, che era stato adottato dapprima da Kitegisky e poi da The Breath. Fra quelli catturati a Flint Creek c’erano Bloody Fellow e la figlia di Little Turkey.
Guerriero Mohawk
Joseph e sua sorella Polly vennero subito portati a Running Water, ma quando messaggeri furono inviati a Crow Town per prelevare Jane, la loro sorella più giovane, la famiglia che la deteneva rifiutò di consegnarla. Bob Benge, in quel periodo presente a Running Water, montò a cavallo e, afferrata la sua famosa ascia, disse: «Io prenderò la ragazza o la testa di chi l’ha in custodia!» Il mattino dopo partì con Jane. I tre furono poi consegnati a Sevier a Coosawattee.
McGillivray consegnò la signora Brown e sua figlia Elisabeth al figlio William in novembre, durante un viaggio a Rock Landing, Georgia. George, l’altro figlio sopravvissuto, rimase con i Muscogee fino al 1798.
Nel gennaio 1789 Arthur St. Clair, governatore americano del Territorio del Nord Ovest, concluse due separati trattati di pace con i membri della Confederazione Occidentale. Il primo fu con gli Irochesi, eccetto i Mohawk, e l’altro con Wyandot, Lenape, Ottawa, Potawotami, Sac e Ojibwa. I Mohawk, gli Shawnee, i Miami e le tribù della Confederazione Wabash (Wea, Piankashaw, Kickapoo, Mascouten e altri), che avevano sostenuto la maggior parte dei combattimenti, non solo rifiutarono di accordarsi, ma divennero più aggressivi, specialmente le tribù Wabash.
All’inizio del 1789, una banda di tredici Shawnee arrivò a Running Water dopo aver passato diversi mesi a caccia nella valle del fiume Missouri; il capo era Chiksika, un leader contemporaneo del famoso Giacca Blu (Weyapiersenwah). Nella banda era presente suo fratello, quello che più tardi diventerà il capo Tecumseh.
La loro madre, una Muscogee, aveva lasciato il nord (suo marito era morto nel 1774 nella battaglia di Point Pleasant, lo scontro più importante della Guerra di Lord Dunmore) ed era tornata a vivere nel suo vecchio villaggio per la nostalgia di casa, avendo perso il marito. Il villaggio si trovava ora nelle vicinanze di quelli Cherokee delle Cinque Lower Towns. Poiché la moglie Cherokee di Chiksika e sua sorella abitavano nelle vicinanze di Running Water, i guerrieri si fermarono lì. Furono accolti con calore dai Cherokee e, con base appena fuori di Running Water, parteciparono alle incursioni e alle altre azioni di guerra, e ne condussero in proprio, con la partecipazione anche di guerrieri Cherokee, tra i quali Bob Benge. Chiksika venne ucciso in una delle azioni condotte nel mese di aprile, per cui Tecumseh divenne il capo della piccola banda Shawnee, facendo le sue prime esperienze come capo di guerra. La banda rimase a Running Water fino al tardo anno 1790, poi, essendo stata lungo tempo fuori dal proprio villaggio, tornò al nord.
A partire dal 1786, i governanti dello Stato di Franklin e il Distretto del Cumberland avviarono negoziati segreti con Esteban Rodriguez Mirò, governatore della Louisiana Spagnola, per consegnare le loro regioni alla giurisdizione dell’Impero di Spagna. Coinvolti in questa cospirazione erano James Robertson, Daniel Smith e Anthony Bledsoe del Distretto Cumberland, John Sevier e Joseph Martin dello Stato di Franklin, James White, di recente nominato sovrintendente per gli Affari Indiani nel sud (al posto di Thomas Browne) e James Wilkinson, governatore del Kentucky.
L’ironia sta nel fatto che gli Spagnoli appoggiavano i Cherokee e i Muscogee che tormentavano i loro territori. La principale controparte spagnola a New Orleans era Don Diego de Gardoqui. I negoziati di Gardoqui con Wilkinson, iniziati da quest’ultimo, per portare il territorio del Kentucky entro l’orbita spagnola, furono molteplici ma rapidi. La “cospirazione” consisteva nella promessa, da parte degli ufficiali di Franklin e del Cumberland, di fare giuramento di lealtà alla Spagna e di rinunciare all’alleanza con ogni altra nazione. Robertson chiese con successo all’assemblea della North Carolina di creare il “Mero Judicial District” per le tre contee del Cumberland (Davidson, Sumner e Tennessee). Sulla questione venne tenuta un’altra convenzione nello Stato di Franklin, ed i presenti votarono a favore. Un peso notevole nelle loro motivazioni, oltre al desiderio di separarsi dalla North Carolina, aveva la speranza che questo tipo di azione avrebbe portato sollievo e soccorso contro gli attacchi indiani. La serie dei negoziati coinvolse Alexander McGillivray, dato che Robertson e Bledsoe gli scrissero delle pacifiche intenzioni del “Mero District” verso i Muscogee e mandarono contemporaneamente White come emissario da Gardoqui per trasmettere notizie sulla loro offerta. Il progetto venne messo in disparte per due ragioni principali. La prima fu l’esitazione del governo di Madrid. Il secondo motivo fu l’intercettazione di una lettera di Joseph Martin, che cadde in mano delle autorità della Georgia nel gennaio 1789.
La North Carolina, cui le contee occidentali in questione ricadevano sotto le leggi degli Stati Uniti, adottò il semplice espediente di cedere la regione al governo federale, che nel maggio 1790 istituì il Territorio del Sud Est.
Wilkinson rimase un agente a libro paga degli Spagnoli fino alla sua morte, nel 1825, non prima di essere diventato, nel 1803, il primo governatore americano della Louisiana.
Il lato opposto delle Muscle Shoals rispetto a Coldwater Town venne occupato nel 1790 da un gruppo di circa 40 guerrieri, con in più i loro famigliari, comandati da Doppia Testa (Taltsuska). Egli aveva ottenuto il permesso di stabilire la sua sede al principio delle Shoals, che si trovavano in territorio Chickasaw, in quanto il responsabile locale, George Colbert, il capo sangue misto che più tardi fondò Colbert Ferry, allo sbocco delle Muscle Shoals, era suo fratellastro. Come già era stato per Coldwater Town, la città di Doppia Testa era “cosmopolita”, con Cherokee, Muscogee, Shawnee e qualche Chickasaw. La città crebbe rapidamente, partendo dagli iniziali 40 guerrieri, che condussero molte piccole incursioni contro i coloni sul Cumberland e nel Kentucky. Nel giugno 1792, nel corso di una scorreria i guerrieri tesero un’imboscata ad una canoa che trasportava i tre figli di Valentine Sevier (fratello di John) e altri tre uomini, che facevano parte di una spedizione che cercava il gruppo di guerra indiano. I tre Sevier e un altro uomo furono uccisi, mentre gli altri due riuscirono a fuggire. Doppia Testa conduceva le sue operazioni in maniera del tutto indipendente dai Lower Cherokee, sebbene egli prendesse parte con loro a grandi operazioni di guerra, come l’invasione del Cumberland nel 1792 e dell’Holston nel 1793.
Una raffigurazione di Double Head
Alexander Mc Gillivray, da lungo tempo alleato di Dragging Canoe, con i suoi Muscogee condusse una delegazione di ventisette capi al nord, dove, nell’agosto 1790, essi firmarono il Trattato di New York con il governo degli Stati Uniti per conto degli “Upper, Middle e Lower Creek e Seminole, che compongono la nazione indiana Creek”. Comunque, anche se il trattato significava la fine del coinvolgimento di McGillivray nelle guerre (gli fu dato il grado di Brigadiere generale americano), i firmatari non rappresentavano nemmeno la metà della Confederazione Muscogee; vi fu una forte resistenza al trattato sia dalla fazione che desiderava la pace sia da quelli che volevano continuare la guerra.
Nel gennaio 1791 un gruppo di speculatori terrieri, costituiti nella Compagnia del “Tennessee per il Territorio del Sud Est”, con a capo James Hubbard e Peter Bryant, tentò di prendere il controllo delle Muscle Shoals e dei dintorni costruendo un insediamento e un forte all’inizio delle Secche. Questo venne fatto in contrasto con un ordine esecutivo del presidente Washington che lo proibiva espressamente, come venne notificato ai due da William Blount, governatore del Territorio del Sud Est. Vetro scese da Running Water con sessanta guerrieri. I difensori, capitanati da Valentine Sevier, fratello di John, vennero circondati, e venne loro ordinato di abbandonare subito la posizione, altrimenti sarebbero stati uccisi. Allora essi bruciarono le loro costruzioni e partirono.
A partire dal 1791 Bob Benge e suo fratello Coda (Utana, o Martin Benge), partendo dalla loro base di Willstown, cominciarono ad effettuare attacchi contro i coloni nel Tennessee orientale, Virginia sud occidentale e Kentucky, spesso insieme a Doppia Testa e i suoi guerrieri provenienti da Coldwater. Infine Benge divenne uno dei guerrieri più temuti della frontiera.
Il Trattato di Holston, firmato nel luglio 1791, impose alle Upper Towns dei Cherokee di cedere altre terre in cambio della prosecuzione della pace, in quanto il governo americano si era dimostrato incapace di fermare o smantellare gli insediamenti illegali. Poiché il trattato sembrava garantire ai Cherokee la sovranità, i capi Upper Cherokee pensarono di aver assunto la qualifica di “stato”. Parecchi rappresentanti dei Lower Cherokee parteciparono ai negoziati e firmarono il trattato, tra cui John Watts, Doppia Testa, Bloody Fellow, Volpe Nera (nipote Dragging Canoe), Tasso (suo fratello) e Daino che si Alza (Agiligina, o George Lowery).
Nella tarda estate dello stesso anno, una piccola delegazione di Cherokee guidata da Piccolo Gufo, fratello di Dragging Canoe, si recò a nord per incontrarsi con i capi indiani della Confederazione Occidentale, tra cui Giacca Blu (Weyapiersenwah) degli Shawnee, Piccola Tartaruga (Mishikinakwa) dei Miami e Buckongahelas dei Lenape. Mentre si trovavano là, giunse la notizia che Arthur St. Clair, governatore del Territorio del Nord Ovest, stava preparando un’invasione contro le tribù alleate del nord. Piccolo Gufo inviò subito messaggeri a Running Water. Dragging Canoe inviò rapidamente a nord un gruppo di 30 guerrieri, guidati da suo fratello Tasso. Questi, assieme ai guerrieri di Piccolo Gufo e Tartaruga-a-Casa, nel novembre 1791 parteciparono allo scontro decisivo noto come “Battaglia dei Wabash”, la peggior sconfitta mai subita dall’esercito americano ad opera dei Nativi, superata, come conteggio di vittime, solo dalla più famosa Battaglia di Little Big Horn, avvenuta molto più tardi, nel 1876.
Dopo la battaglia, Piccolo Gufo, Tasso e Tartaruga-a-Casa tornarono a sud con la maggior parte dei guerrieri che avevano accompagnato i primi due. I guerrieri che erano andati a nord anni prima rimasero nella regione dell’Ohio, mentre quelli che ritornarono si unirono a un gruppo di trenta Shawnee guidati da un guerriero conosciuto come “Shawnee Warrior”, che agiva di frequente con la banda di Piccolo Gufo.
Ispirato dalle notizie in merito alla vittoria nel nord, Dragging Canoe si propose una missione: unire le genti native della sua regione, come avevano fatto Piccola Tartaruga e Giacca Blu, visitando le altre principali tribù del territorio. Le sue ambasciate presso i Lower Muscogee e i Choctaw ebbero successo, mentre i Chickasaw del Tennessee occidentale rifiutarono la proposta. Al suo ritorno, che coincise con quello di Vetro e “Dick Justice” (Uwenahi Tsusti), reduci da fruttuose incursioni contro gli insediamenti del Cumberland, e di Tartaruga-a-Casa, di ritorno da raids nel Kentucky, si tenne a Stecoyee, in suo onore, una grande celebrazione con la Danza dell’Aquila che durò tutta la notte.


Danza dell’Aquila Cherokee
Al mattino del 1 marzo 1792 Dragging Canoe era morto. Una processione portò il suo corpo con tutti gli onori a Running Water, dove fu cremato. Al momento della sua morte la resistenza dei Chickamauga/Lower Cherokee aveva meritato un riluttante rispetto da parte dei coloni, come del resto tutti gli altri gruppi della nazione Cherokee. Dragging Canoe venne anche ricordato al Consiglio Generale della Nazione tenuto a Ustanali in giugno da suo nipote Volpe Nera (Inali):
“Dragging Canoe ha lasciato questo mondo. Era un uomo di peso nel suo paese. Egli era amico sia del suo popolo che della gente bianca. Suo fratello (Piccolo Gufo) è ancora al suo posto, e io dichiaro ora pubblicamente che intendo omaggiarlo con la medaglia del suo defunto fratello; perché promette lealmente di possedere sentimenti simili a quelli di suo fratello, con riguardo sia verso i rossi che verso i bianchi. E’ dichiarato ora pubblicamente qui che sia i rossi che i bianchi possono venire a conoscenza di questo, e porgergli attenzione.”
Gli ultimi anni delle Guerre Chickamauga videro John Watts (Kunokeski), che aveva passato la maggior parte del tempo di guerra dimostrando amicizia e pacifismo verso le sue controparti americane mentre viveva tra gli Overhill Cherokee, lasciare cadere la maschera non appena gli venne a mancare il suo mentore, sebbene il sotterfugio e l’artificio continuassero a far pare del suo repertorio diplomatico.
In ossequio alla sua preventiva richiesta, il vecchio guerriero fu sostituito come capo dei Lower Cherokee da John Watts, sebbene The Bowl (Diwali) gli succedesse come capo di Running Water, insieme a Bloody Fellow e Doppia Testa, che continuarono la politica di unità indiana di Dragging Canoe, incluso un accordo con McGillivray degli Upper Muscogee per costruire capanni comuni dai quali guerrieri delle due tribù potessero operare alla congiunzione dei fiumi Tennessee e Clinch, a Running Water e a Muscle Shoals.
Watts, Tahlonteeskee e “Giovane Dragging Canoe” (cioè Tsula, o Volpe Rossa), in maggio si recarono a Pensacola su invito di Arturo O’Neill de Tyrone, governatore spagnolo sella Florida Occidentale. Essi portavano con sé lettere di presentazione da parte di John McDonald. Una volta a destinazione, essi concordarono con O’Neill un trattato per la fornitura di armi e vettovaglie per continuare la guerra. Appena tornato a nord, Watts spostò la base delle sue operazioni a Willstown, in modo da essere più prossimo ai suoi alleati Muscogee e alle linee di rifornimento spagnole.
Al tempo della morte di Dragging Canoe, Watts operava come interprete nei negoziati di Chota tra il governo americano e gli Overhill Cherokee. Durante il corso delle guerre, fino a che fu il capo principale dei Lower Cherokee, egli continuò a vivere tanto nelle Overhill Towns quanto nelle città Chickamauga e Lower Cherokee, e molti bianchi lo prendevano per un non belligerante: il più notevole fu John Sevier, quando egli contattò Watts per farsi guidare al quartier generale di Dragging Canoe nel settembre 1782.
Nel frattempo John McDonald, ora sovrintendente inglese per gli Affari Indiani, si recava a Turkeytown con il suo assistente Daniel Ross e i loro famigliari. Qualcuno dei vecchi capi, come Vetro di Running Water, Respiro di Nickajack e Dick Justice di Stecoyee, si astennero da un’attiva partecipazione alla guerra ma non fecero nulla per fermare i guerrieri dei loro villaggi dal prendere parte a incursioni e attività belliche.
In estate, la banda di Shawnee Warrior e il gruppo di Piccolo Gufo si unirono ai Muscogee nelle incursioni contro il Mero District. Alla fine di giugno attaccarono un piccolo insediamento fortificato chiamato Ziegler’s Station, distruggendolo, uccidendo gli uomini e prendendo prigionieri donne e bambini.
Nel settembre 1792 Watts peparò una grande campagna intesa ad attaccare la regione di Holston con una numerosa armata divisa in quattro bande di duecento uomini ciascuna. Quando i guerrieri giunsero nei dintorni di Stecoyee, Watts apprese che l’attacco che aveva pianificato era aspettato, e quindi decise di dirigersi invece verso Nashville.
L’esercito che Watts condusse nella regione del Cumberland era forte di circa un migliaio di guerrieri, con un contingente di cavalieri. Doveva essere un attacco ramificato in quattro gruppi, in cui Tahlonteeskee (fratello di Doppia Testa) e Coda, fratello di Bob Benge, avrebbero preparato imboscate sulla via del Kentucky; Doppia Testa con altri sulla strada del Cumberland; Middle Striker (Yaliunoyuka) avrebbe fatto lo stesso sulla via di Walton, mentre lo stesso Watts avrebbe condotto la banda principale, costituita da 280 guerrieri Cherokee, Shawnee e Muscogee, con in più degli uomini a cavallo, contro il forte di Nashville. Egli inviò in esplorazione, davanti all’armata, George Fields (Unegadihi) e John Walker Jr. (Sikwaniyoha) ed essi uccisero due scouts mandati da James Robertson da Nashville. In vicinanza dell’obiettivo, la sera del 30 settembre, la composita armata di Watts giunse ad un piccolo forte, noto come Buchanan’s Station. Talotiskee, capo dei Muscogee, voleva attaccarlo immediatamente, mentre Watts argomentava di rimandare l’attacco al momento del ritorno a sud. Dopo molte discussioni, Watts attaccò a mezzanotte. L’assalto si risolse in un disastro per Watts. Egli stesso rimase ferito e molti dei suoi guerrieri furono uccisi, compreso Talotiskee e qualcuno fra i migliori capi di Watts. Shawnee Warrior, Kitegisky e Piccolo Gufo, fratello di Dragging Canoe, furono tra i caduti nello scontro.
Guerriero Shawnee – dipinto di Randy Steele
Il gruppo di sessanta guerrieri di Doppia Testa tese un’imboscata ad una spedizione di sei persone e prese uno scalpo, quindi si diresse verso Nashville. Nel suo cammino venne attaccato da una forza della milizia e perse tredici uomini, e solo più tardi apprese del disastro alla Buchanan’s Station.
Nel frattempo, la banda di Tahlonteeskee non rientrò fino al mese di ottobre, attaccando la Black Station sul Crooked Creek, uccidendo tre persone, ferendone di più e catturando parecchi cavalli. Il gruppo di Middle Striker ebbe più successo, assaltando in novembre una grande forza armata proveniente dalla strada di Walton e diretta al Mero District e distruggendola completamente senza perdere un solo uomo.
Per ritorsione contro i morti di Buchanan’s Station, all’inizio del 1793 Benge, Doppia Testa e suo fratello Pumpkin Boy condussero una banda di sessanta guerrieri nel Kentucky del sud ovest in un’incursione nel corso della quale, con un atto iniziato da Doppia Testa, vennero cucinati e mangiati i nemici che erano appena stati uccisi. In seguito, la banda di Doppia Faccia tornò a sud e tenne danze dello scalpo a Stecoyee, Turnip Town e Willstown, dato che anche guerrieri di queste città avevano partecipato all’incursione insieme a quel gruppo e a quello di Benge.
Nel frattempo, una banda di Muscogee comandata da un sangue misto di nome Lesley invase la regione dell’Holston attaccando fattorie isolate. La banda di Lesley continuò le incursioni contro gli insediamenti dell’Holston fino all’estate del 1794, quando Hanging Maw (capo degli Overhill Cherokee, in amichevoli relazioni con i bianchi) mandò i suoi uomini insieme a volontari dell’Holston per intercettarla, uccidendo due guerrieri e catturandone un terzo, consegnandolo ai bianchi per il processo e l’esecuzione.
Dopo il fallito attacco Cherokee contro Buchanan’s Station, i Muscogee intensificarono, in quantità e frequenza, i loro attacchi contro il Cumberland. Oltre a varie incursioni destinate a procurare scalpi, nell’aprile 1793 due bande attaccarono Bledshoe’s Station e Greefield Station. In giugno un altro gruppo si rivolse contro Hays’ Station. In agosto, i Muscogee Coushatta invasero la zona intorno a Clarksville, Tennessee, attaccando la proprietà della famiglia Baker, uccidentone tutti i componenti tranne due che fuggirono e uno preso prigioniero, riscattato più tardi dalla prigionia nel Villaggio di Coosada. In quel periodo nel medio Tennessee fu attivo anche un gruppo di guerra dei Tuskegee Muscogee.
All’inizio del 1793 Watts cominciò a spedire grossi contingenti di guerra avanti e indietro fra le Lower Towns e il nord, su richiesta dei suoi alleati della Confederazione Occidentale, che stavano cominciando a perdere territorio a vantaggio della Legione degli Stati Uniti, che era stata creata in conseguenza della battaglia dei Wabash. Con l’eccezione della campagna del 1793 contro l’Holston, nei due anni seguenti la sua attenzione fu più concentrata sul territorio del nord che del sud ovest e dintorni.
Subito dopo che, in primavera, una delegazione di Shawnee si era fermata ad Ustanali, mentre si stava recando a chiedere ai Muscogee e ai Choctaw di punire i Chickasaw per essersi uniti all’esercito di St. Clair nel nord, Watts inviò messaggeri a Knoxville, allora capitale del Territorio del Sud Ovest, ad incontrare il governatore William Blount per discutere i termini della pace. A sua volta, Blount passò la richiesta a Philadelphia, che invitò i capi Lower Cherokee ad un incontro con il presidente Washington. Il gruppo che partì a maggio dalle Lower Towns comprendeva Bob McLemore, Tahlonteeskee, Captain Charley di Running Water e Doppia Testa, insieme con molti altri. La delegazione si fermò a Coyatee, perché Hanging Maw e altri capi delle Upper Towns stavano anch’essi recandosi a Philadelphia e si erano lì radunati insieme a parecchi bianchi che erano giunti in precedenza. Un grosso contingente dei Lower Cherokee (tra cui Pathkiller) aveva fatto un’incursione ad est, uccidendo due uomini e rubando venti cavalli. Nella loro fuga, essi attraversarono Coyatee, dove furono rintracciati dagli inseguitori. La milizia trasgredì all’ordine di non attraversare il Little Tennessee, allora confine fra la Nazione Cherokee e il Territorio del Sud Ovest, ed entrò in città sparando indiscriminatamente. Nel caos che seguì, undici capi furono uccisi, fra cui Captain Charley, e parecchi feriti, compreso Hanging Maw, sua figlia e sua moglie, Doppia Testa e Tahlonteeskee; tra i morti vi fu anche un componente della delegazione dei bianchi. I Cherokee, come i guerrieri ostili di Watts, convenirono di aspettare la conclusione del conseguente processo, che si rivelò essere una farsa in gran parte perché John Beard, il responsabile della sparatoria, era un amico intimo di John Sevier.


Danza dello Scalpo – stampa del 1670
Watts rispose all’assoluzione di Beard invadendo l’area dell’Holston con una delle più grandi armate indiane mai viste nella regione, più di mille Cherokee e Muscogee, più qualche Shawnee, con l’intenzione di attaccare la stessa Knoxville.
Gli Indiani erano esasperati anche perché, come abbiamo visto, con il Trattato di Hopewell del 1785, i Cherokee erano stati posti sotto la sovranità dei nuovi Stati Uniti, con confini ben specificati lungo una vasta area di Tennessee, North Carolina occidentale, South Carolina e Georgia del nord, che doveva essere destinata ai territori di caccia dei Cherokee. L’articolo 5 stabiliva che ogni insediamento non indiano nella regione avrebbe perso la protezione degli Stati Uniti e che i Cherokee avrebbero potuto punirlo come loro fosse meglio aggradato.
In ogni caso nuovi coloni continuavano a spostarsi nel territorio Cherokee e gli attacchi degli Indiani per scacciarli e i contro attacchi del coloni divennero diffusi e feroci. Tecnicamente gli Stati Uniti violarono il Trattato di Hopewell fallendo nel far rispettare l’articolo 7, il quale richiedeva che gli Stati Uniti applicassero la giustizia nei confronti di quei cittadini americani che uccidevano dei Cherokee, e i Cherokee violarono il trattato mancando di aderire all’articolo 9 commerciando direttamente con la Spagna. Si può anche notare che entrambe le parti violarono l’articolo 8 che riguardava la rappresaglia.
Comunque l’azione di Beard era stata la goccia che fa traboccare il vaso.
Il piano di Watts era di dividere le truppe in quattro tronchi in marcia separatamente verso Knoxville, convergendo in un punto d’incontro precedentemente stabilito lungo la strada. In agosto Watts attaccò Henry’s Station con un contingente di duecento guerrieri, ma dovette ritirarsi a causa dell’intenso fuoco di fucileria proveniente dal forte, non volendo rischiare un altro rovescio come quello di Buchanan’s Station nell’anno precedente.
Le quattro colonne si incontrarono un mese dopo nelle vicinanze dell’attuale Loudoun, Tennessee, e procedettero verso l’biettivo. Nel cammino i capi Cherokee discutevano tra loro se uccidere tutti gli abitanti di Knoxville, o solo gli uomini; James Vann sosteneva quest’ultima posizione, Doppia Testa era favorevole alla prima. Più avanti incontrarono un piccolo insediamento chiamato Cavett’s Station. Dopo che lo ebbero circondato, Benge negoziò con gli abitanti, promettendo che, se si fossero arresi, le loro vite sarebbero state risparmiate. Comunque, dopo che i coloni si furono allontanati, il gruppo di Doppia Testa e dei suoi alleati Muscogee attaccarono i bianchi, ignorando del tutto gli appelli di Benge e degli altri.


Suggestiva immagine del fiume Holston
Vann riuscì ad afferrare un ragazzino e a issarlo sulla sella, solo per vedere Doppia Testa spaccare la testa al ragazzo con un’ascia. Watts intervenne in tempo per salvare un altro giovane, passandolo a Vann, che lo pose dietro di sé sul cavallo e più tardi lo mise in salvo consegnandolo a tre dei Muscogee; purtroppo, pochi giorni dopo, uno dei capi Muscogee uccise il ragazzo e lo scalpò. A causa di quest’incidente, Vann per il resto della sua vita chiamò Doppia Testa “Babykiller” (parodiando deliberatamente l’onorevole titolo di “Mankiller”); l’incidente diede anche inizio ad una lunga faida che dettò la politica della Nazione Cherokee all’inizio del XIX secolo, e che termnò solo nel 1807 con la morte di Doppia Testa. In ogni caso, le tensioni tra i Cherokee portarono allo scioglimento della forza d’attacco, con il gruppo principale che si ritirò a sud.

FINE DELLE GUERRE CHICKAMAUGA

La voce del massacro dei ragazzi si diffuse rapidamente e John Sevier radunò un esercito per combattere i Cherokee. Le forze dei Cherokee si separarono: alcuni si diressero verso il Kentucky, altri verso la North Carolina, ma la maggior parte si spostò in Georgia. Gli uomini di Sevier trovarono i Cherokee presso il villaggio di quella che lui chiamava Hightower (Etowah), che si trova vicino all’attuale Rome, Georgia. I Cherokee crearono una posizione difensiva a Myrtle Hill, posizionando sentinelle per cercare di prevenire l’attraversamento dei fiumi Etowah e Oostanaula da parte Sevier.
Sevier lasciò una relazione scritta sulla battaglia, in cui descrive un tentativo di attraversare il fiume Etowah circa un miglio a sud di Myrtle Hill, attirando i difensori Cherokee fuori dalle posizioni predisposte, e poi spostandosi velocemente a Myrtle Hill per attraversare il fiume in quel punto. I Cherokee si affrettarono a contrastare l’attraversamento dell’Etowah, ma non vi riuscirono. Quando il capo King Fisher venne ucciso, i guerrieri fuggirono e Sevier incendiò il villaggio. Ormai senza più trovare resistenza, l’armata di Sevier discese il fiume Coosa, distruggendo villaggi Cherokee e Creek prima di tornare nella zona di Knoxville. La “Battaglia di Hightower” fu l’ultima dei molti scontri di Sevier contro i Nativi e divenne conosciuta come “Campagna di Etowah”. Fu l’ultima battaglia importante tra i Lower Cherokee di John Watts e le forze americane fino alla Spedizione Nickajack del settembre 1794.
Alla fine del giugno 1794 il governo federale firmò con i Cherokee il Trattato di Philadelphia, che riaffermava le cessioni di territorio del Trattato di Hopewell del 1785 e del Trattato di Holston del 1791. Da parte Cherokee questo trattato fu firmato dai capi Doppia Testa e Bloody Fellow.
In tarda estate un gruppo Cherokee comandato da Whitemankiller (George Fields) intercettò a Muscle Shoals una spedizione fluviale condotta da William Scott. I viaggiatori bianchi furono uccisi e i loro beni depredati, mentre gli Afro-Americani vennero presi prigionieri.
Nell’agosto 1794 Thomas Browne, che ora lavorava per l’Agenzia Indiana degli USA per i Chickasaw, avvertì il generale Robertson del Miro District (come allora era chiamata la regione del Cumberland) che Cherokee e Muscogee stavano per attaccare gli insediamenti lungo il fiume. Browne riferì che una banda di circa 100 guerrieri stava per discendere con le canoe dal Tennessee al fiume inferiore, mentre altri 400 stavano per attaccare via terra dopo essere passati per le cinque Lower Towns a raccogliere rinforzi. Il gruppo sul fiume cominciò iul viaggio verso gli obiettivi, ma in quello più numeroso che avanzava via terra c’erano molti dissensi, più che altro sull’azione di Hanging Maw, che aveva attaccato la banda di Lesley nella regione dell’Holston. Il gruppo si divise prima di raggiungere gli insediamenti; solo tre piccole bande fecero azioni di guerra nell’area del Cumberland nel mese di settembre. Quando i figli del colonnello Anthony Bledsoe e il maggiore generale George Winchester rimasero uccisi, il governatore Blount decise un’azione militare.

LA SPEDIZIONE NICKAJACK E IL TRATTATO DI TELLICO

Blount mise il maggiore James Ore a capo di una spedizione contro i Chickamauga, o Lower Cherokee. Il colonnello John Montgomery comandava la milizia territoriale, mentre il colonnello William Whitley del Kentucky (stato che era stato oggetto di molti attacchi lanciati dai Cherokee proveninenti da Chickamauga) comandava il 6° reggimento della milizia. Essi scelsero due villaggi Chickamauga, Nickajack e Running Water, come obiettivi dell’attacco, poiché questi siti erano il punto di partenza di molte azioni di incursione. Comunque era problematico per l’armata americana trovare la loro posizione e trovare un sistema di attacco. Infine le truppe giunsero in vista di Nickajack a metà agosto, ma trovarono presenti solo un centinaio di guerrieri. Molti degli abitanti avevano udito dell’avvicinamento delle armate e si erano rifugiati a Running Water prima che gli uomini di Ore potessero raggiungere il villaggio. Guerrieri provenienti da Running Water si stavano recando a Nickajack per controllare il movimento delle truppe e incontrarono i fuggitivi lungo la strada. Il gruppo di Nickajack si unì a quello di Running Water, ed insieme procedettero per agganciare gli Americani.
Nello stesso momento le milizie stavano inseguendo gli abitanti che erano fuggiti dai villaggi. I due gruppi si incontrarono negli “Stretti” del fiume Tennessee ed ingaggiarono una battaglia che si risolse in un disastro per i Chickamauga. Essi furono rapidamente sconfitti, riuscirono solo a ferire tre Americani senza ucciderne nessuno. I due eserciti dei bianchi in breve distrussero entrambi i villaggi, provocando settanta morti. Si affermava che il colonnello Whitley uccise personalmente un guerriero che stava su una canoa in movimento ad una certa distanza, dopo che i suoi uomini non erano riusciti a colpirlo.
Dopo altre sconfitte militari che seguirono rapidamente alla disfatta a Nickajack e Running Water, i Chickamauga si rassegnarono a firmare diversi trattati favorevoli agli Americani, compreso il Trattato di Tellico.


L’area della spedizione Nickajack
Watts finalmente si decise a chiedere la pace: era scoraggiato dalla distruzione dei due villaggi, dalla morte di Bob Benge in aprile e dalla recente sconfitta della Confederazione Occidentale nella battaglia di Fallen Timbers ad opera dell’esercito del generale Anthony Wayne, in cui avevano combattuto più di 100 Cherokee. La perdita del supporto degli Spagnoli, che avevano i loro problemi in Europa con l’invasione napoleonica, convinse Watts a porre fine al conflitto. Due mesi dopo, il 7 novembre 1794, egli stipulò il Trattato di Tellico. E’ da notare che il trattato non richiedeva ulteriori cessioni di territorio da parte dei Cherokee, ma solo che i Lower Cherokee (Chickamagua) riconoscessero le cessioni del Trattato di Holston. Questo portò ad un periodo di relativa pace all’inizio del XIX secolo.
A seguito del trattato di pace, i leaders dei Lower Cherokee divennero dominanti nella conduzione degli affari della Nazione. Quando venne organizzato il governo nazionale di tutti i Cherokee, le prime tre persone che ricoprirono la carica di Capo Principale della Nazione Cherokee – Piccolo Tacchino (dal 1788 al 1801), Volpe Nera (1801-1811) e Pathkiller (1811-1827) – erano stati guerrieri sotto il comando di Dragging Canoe, come lo erano stati i primi due “Speaker” del Consiglio Nazionale Cherokee creato nel 1794, Doppia Testa e Tartaruga-a-Casa. Il dominio sulla nazione Cherokee da parte dei guerrieri delle Lower Towns continuò nel 19° secolo. Anche dopo la rivolta dei giovani capi delle Upper Towns (anche loro già combattenti sotto Dragging Canoe), le città meridionali ebbero un maggior peso

IL TRATTATO DI GREENVILLE

I Muscogee cominciarono a combattere dopo la distruzione di Nickjack e Running Water e la successiva pace tra Lower Cherokee e Stati Uniti. Nell’ottobre 1794 attaccarono nuovamente Bledsoe’s Station. In novembre si rivolsero contro Sevier’s Station e massacrarono quattordici degli abitanti; Valentine Sevier fu una dei pochi sopravvissuti. Verso la fine di gennaio del 1795 i Chickasaw, che avevano mandato guerrieri a combattere con l’esercito americano del Nord Est, in quanto alleati degli Stati Uniti presero ad uccidere i guerrieri Muscogee che trovavano nel medio Tennessee, prendendone gli scalpi, così in marzo i Muscogee distolsero la loro attenzione dal Cumberland per combattere i Chickasaw, aderendo alle richieste dei Cherokee e dei Choctaw. La guerra Muscogee-Chickasaw, scoppiata in parte anche dietro richiesta degli Shawnee, che volevano punire i Chickasaw per essersi alleati con l’esercito americano nella battaglia di Fallen Timbers, terminò con una tregua negoziata nell’ottobre di quell’anno con il governo americano a Tellico, in un incontro fra i due belligeranti e i Cherokee. I Muscogee firmarono un trattato di pace con gli Stati Uniti nel giugno 1796.
Gli alleati settentrionali dei Lower Cherokee che facevano parte della Confederazione Occidentale (Wyandot, Delaware, Shawnee, Ottawa, Chippewa, Potawatomi, Miami, Wea, Kickapoo e Kaskaskia) nell’agosto 1795 firmarono il Trattato di Greenville con gli Stati Uniti, ponendo fine alla Guerra Indiana di Nord Est. Il Trattato imponeva loro di cedere agli U.S.A. il territorio che sarebbe divenuto lo Stato dell’Ohio e parte dell’Indiana e di riconoscere la sovranità degli Stati Uniti sul Nord Ovest al posto di quella della Gran Bretagna.


Indiani attaccano una “Stazione” – incisione
A causa delle continue tensioni che seguirono alla Rivoluzione, gli Stati Uniti dislocarono una delle due guarnigioni permanenti nel nuovo territorio a Fort Southwest Point, alla confluenza dei fiumi Tennessee e Clinch; l’altra venne posta a Fort Pitt, in Pennsylvania.
Nessuno dei Cherokee del nord era presente al Trattato. In seguito il generale Wayne inviò un messaggio a Lunghi Capelli (Gitlugunahita), capo di quelli che erano rimasti nel Territorio dell’Ohio, invitandoli a recarsi presso di lui per l’accordo di pace. In risposta, Lunghi Capelli replicò che essi sarebbero tornati tutti al sud una volta terminato il raccolto. Comunque, non tutti loro si comportarono così; almeno uno, chiamato Stivale (Dasigiyagi), rimase nella zona fino al 1803, ed è probabile che altri abbiano fatto lo stesso.
Contando anche i due anni precedenti nei quali tutti i Cherokee combatterono apertamente come alleati degli Inglesi, le Guerre Chickamauga durarono circa vent’anni, uno dei conflitti più lunghi fra Indiani e Americani. Spesso si è sottovalutata per la sua lunghezza, la sua importanza a quel tempo, e la sua influenza sui successivi capi dei Nativi (e considerando che i Cherokee erano stati coinvolti, anche in gruppi poco numerosi, in tutti i conflitti a cominciare dal 1758, quel periodo potrebbe essere anche di quarant’anni). A causa della scarsa considerazione di questa guerra, molti storici hanno mancato di includere Dragging Canoe nel novero dei più importanti capi di guerra e diplomatici fra i Nativi americani. Alcuni testi che trattano dei conflitti tra “Americani” e “Indiani” spesso lo citano a malapena.

CHICKAMAUGA (LOWER CHEROKEE): UNA TRIBU’ SEPARATA?

Il dubbio che i Chickamauga fossero una tribù separata rispetto ai Cherokee, in passato ha colpito più di uno storico, ma il quesito è stato sciolto definitivamente in senso negativo.
Fratello Steiner, missionario moravo, incontrò Richard Fields a Tellico nel 1799. Fields era un ex guerriero dei Lower Cherokee che era stato da lui ingaggiato per fargli da guida e da interprete. Steiner era stato mandato a sud dalla sua Confraternita per cercare una sede per la missione e la scuola che si era programmato di costruire nella Nazione Cherokee. Alla fine gli edifici vennero eretti sulla terra donata da James Vann a Spring Place. In un’occasione, steiner chiese alla guida: «Che razza di gente sono i Chickamauga?». Fields rise, poi rispose: «Sono Cherokee, noi non vediamo differenze».
Dragging Canoe parlò in parecchie occasioni al Consiglio Nazionale a Ustanali, e riconobbe pubblicamente Piccolo Tacchino come il capo anziano di tutti i Cherokee; inoltre Dragging Canoe venne commemorato nel Consiglio che seguì alla sua morte, avvenuta nel 1792. Tutti fatti che dimostrano che i Chickamauga erano esattamente come aveva detto Richard Fields, cioè Cherokee. In aggiunta, c’era un continuo scambio di comunicazioni tra i capi militanti e i Cherokee di altre regioni, guerrieri delle Overhill Towns e altri gruppi partecipaano alle stesse azioni di guerra, e numerosi personaggi identificati come “Chickamauga” firmarono trattati come Cherokee con il governo federale, insieme ad altri leaders dei Cherokee.

IL 19° SECOLO

Le terre dei Cherokee tra i fiumi Tennessee e Chattahoochee erano tanto remote per i coloni bianchi da restare indipendenti fin dopo le Guerre Chickamauga. Il commercio delle pelli di daino non era più praticabile il quel territorio così grandemente ridotto, quindi nelle decadi successive il popolo della neonata Nazione Cherokee si diede a costruire una nuova società modellata sul meridione bianco degli Stati Uniti.
George Washington sognava di “civilizzare” gli Indiani del Sud Est attraverso programmi supervisionati dall’agente indiano Benjamin Hawkins. Questi incoraggiò i Cherokee ad abbandonare i loro possedimenti terrieri e a stabilirsi in fattorie individuali, agevolato dalla distruzione di molti villaggi dei Nativi nel corso della Guerra d’Indipendenza Americana. Il commercio delle pelli portò il cervo dalla coda bianca sull’orlo dell’estinzione e, quando vennero introdotti maiali e bestiame, questi divennero il principale alimento a base di carne. Il governo fornì alle tribù i telai e i semi del cotone e si insegnò agli uomini a recintare e coltivare la terra, in contrasto con la loro tradizionale sidduvisione, in cui la coltivazione dei campi era un compito esclusivamente femminile. Gli Americani istruirono le donne nella tessitura. Infine Hawkins li aiutò ad allestire attività da maniscalchi, a gestire mulini e piantagioni di cotone.
I Cherokee organizzarono un governo nazionale sotto la guida del capo principale, Piccolo Tacchino (1788-1801), Volpe Nera (1801-1811) e Pathkiller (1811-1827), che prima erano stati tutti guerrieri di Dragging Canoe. Il “Triumvirato Cherokee” di James Vann e dei suoi protetti The Ridge e Charles R.Hicks sostenne l’acculturazione, la formale educazione secondo l’uso americano e i moderni metodi di gestione delle fattorie. Nel 1801 i missionari moravi della North Carolina vennero invitati per insegnare la cristianità e “le arti della vita civilizzata”. I Moravi e poi i missionari delle Congregazioni fecero a gara nel costruire scuole e pochi studenti selezionati vennero educati presso il Collegio Americano dei Commissari per le Missioni Straniere nel Connecticut.


Statua di donna Cherokee alla semina
Nel 1806 in territorio Cherokee venne tracciata una strada federale tra Savannah, Georgia, e Knoxville, Tennessee. Il capo James Vann aprì una cantina – osteria e gestì un traghetto che attraversava il fiume Chattahoochee, nonché una piantagione di cotone al bordo della strada fra Athens, Georgia, e Nashville, esportando il cotone in Inghilterra. Suo figlio Rich Joe Vann ingrandì la piantagione fino a 800 acri (circa 3,2 km2), coltivati da 150 schiavi; possedeva anche una nave a vapore sul fiume Tennessee.
I Cherokee si allearono con gli Stati Uniti contro la fazione anglofila dei “Red Sticks” degli Upper Creek nella Guerra Creek, nel corso del più vasto conflitto della Guerra del 1812. I guerrieri Cherokee guidati dal maggiore Ridge ebbero un ruolo fondamentale nella vittoria del generale Andrew Jackson alla battagli di Horseshoe Bend. Il maggiore Ridge si spostò con la famiglia a Rome, Georgia, dove edificò una grande casa, sviluppò una notevole piantagione e allestì un traghetto per attraversare il fiume Oostanaula. Benché non avesse mai imparato l’inglese, egli educò suo figlio e i nipoti nelle scuole missionarie del New England. Il suo interprete e protetto, il capo John Ross, discendente da parecchie generazioni di donne Cherokee e commercianti di pellicce scozzesi, allestì una piantagione e un’impresa commerciale, nonché un traghetto a Ross’ Landing (presso l’attuale Chattanooga, Tennessee).
Sequoyah
Durante questo periodo, sorsero contrasti fra l’elite acculturata e la grande maggioranza dei Cherokee, aggrappata ai metodi di vita tradizionali.
Attorno al 1809 Sequoyah sviluppò una forma scritta della lingua Cherokee. Egli non parlava inglese, ma aveva combattuto con gli Americani a Horseshoe Bend, e la sua esperienza nella lavorazione dell’argento e nei rapporti commerciali regolari con i coloni bianchi, lo convinsero che i Cherokee avevano bisogno di sviluppare un metodo di scrittura. Nel 1821 presentò il Sillabario Cherokee, la prima forma scritta sillabica di una lingua indiana fuori del Centro America. Inizialmente l’innovazione venne contrastata sia dai Cherokee tradizionalisti, sia dai missionari bianchi, che cercavano di incoraggiare l’uso dell’inglese. Quando Sequoyah insegnava ai bambini a leggere e scrivere con il sillabario, raggiungeva anche gli adulti, con il risultato che, dopo il 1820, i Cherokee avevano un grado di alfabetismo maggiore dei Bianchi che in Georgia stavano tutt’intorno a loro.
Nel 1819 i Cherokee presero ad effettuare gli incontri del Consiglio tribale a New Town, alle sorgenti del fiume Oostanaula (nelle vicinanze dell’attuale Calhoun, in Georgia). Nel novembre 1825 New Town divenne la capitale della Nazione Cherokee, e venne rinominata New Echota, richiamando il nome della città principale degli Overhill Cherokee, Chota. Venne adottato il Sillabario di Sequoyah. Si adottarono una forza di polizia, un sistema legale e una Commissione Nazionale.
Nel 1827 la Nazione Cherokee varò una Costituzione modellata su quella degli Stati Uniti, con separati poteri esecutivo, legislativo e giudiziario, e un sistema di controlli ed equilibri. Il Parlamento con due Camere era guidato dal maggiore Ridge e da suo figlio John Ridge. Convinto che la sopravvivenza della tribù richiedeva capi che parlassero l’inglese per poter negoziare con gli Stati Uniti, il Parlamento nominò John Ross Capo Principale. A New Echota venne installata una macchina da stampa, ad opera del missionario del Vermont Samuel Worchester e del nipote del maggiore Ross, Elias Boudinot, che aveva ereditato il nome del suo benefattore bianco, un leader del Congresso Continentale e parlamentare del New Jersey. Essi tradussero la Bibbia nel Sillabario Cherokee. Nel febbraio 1828 Boudinot pubblicò la prima edizione del quotidiano bilingue “Cherokee Phoenix”, il primo giornale del Nativi Americani.

I TRASFERIMENTI – IL CAMMINO DELLE LACRIME

Prima del trasferimento finale nell’attuale Oklahoma, molti Cherokee si erano spostati volontariamente nei territori che oggi appartengono all’Arkansas, al Missouri e al Texas. Tra il 1775 e il 1786 i Cherokee, assieme a genti appartenenti ad altre nazioni come i Choctaw e i Chickasaw, cominciarono a stanziarsi lungo il fiume Arkansas e il Red River.
Nel 1802 il governo federale aveva promesso di estinguere i diritti degli Indiani sulle terre rivendicate dalla Georgia in cambio della cessione, da parte della stessa Georgia, dei territori occidentali che divennero l’Alabama e il Mississippi. Nel 1815, per convincere i Cherokee a spostarsi volontariamente, il governo stabilì una riserva Cherokee in Arkansas. I confini della riserva si estendevano dalfiume Arkansas a nord alla riva sud del White River. The Bowl (Di’wali), Sequoyah, Rana-di-Sorgente e Tatsi, con le loro bande, si stabilirono lì. Questi Cherokee divennero noti come i “Vecchi Coloni”. Alla fine, nel 1816, i Cherokee migrarono a nord fino al Missouri “Bootheel” (la parte sud orientale dello Stato, a forma di tacco di stivale). Essi vivevano frammisti ai Delaware e agli Shawnee di quella zona. I rapporti del governatore William Clark riferiscono che nel Misspouri la popolazione dei Cherokee aumentò rapidamente, passando da 1000 a 6000 unità dal 1816 al 1817.
L’aumento dei conflitti con la nazione Osage, originaria di quella zona del Missouri, portò alla battaglia di Claremore Mound. All’inizio del 1817 i capi dei Western Cherokee invitarono gli Eastern Cherokee a partecipare alla guerra contro gli Osage. Insieme a guerrieri Choctaw, Chickasaw, Delaware e altri, inclusi i bianchi, una forza combattente di circa 700 uomini si riunì presso l’Agenzia Cherokee nei pressi dell’attuale Russellville, in Arkansas. L’attacco fu sferrato quando il capo Claremore e la maggior parte della sua gente erano alla caccia al bisonte nelle pianure. Quando il villaggio fu attaccato era occupato solo da donne, bambini e persone anziane. All’incirca furono uccisi 80 Osage, tra cui 69 donne e bambini. Un centinaio furono catturati e il villaggio venne incendiato. Morì solo uno degli attaccanti, mentre molti rimasero feriti. In conseguenza di questo massacro l’esercito decise la costruzione di Fort Smith, interposto tra le comunità Osage e Cherokee. Col Trattato di St. Louis (1825) gli Osage furono costretti a “cedere e abbandonare agli Stati Uniti tutti i loro diritti, titoli, interessi e rivendicazioni sulle terre posti tra lo stato del Missouri e il territorio dell’Arkansas…” per far posto ai Cherokee e ai Muscogee Creek. Nell’inverno del 1838 i Cherokee e i Creek che vivevano in Missouri e Arkansas richiesero al Dipartimento della Guerra di rimuovere gli Osage da quell’area.
Nel 1819 un gruppo di Cherokee tradizionalisti guidato da Di’wali si spostò nel Texas spagnolo. Stabilitisi vicino a Nacogdoches, furono ben accolti dalle autorità messicane, come potenziali alleati contro i coloni anglo-americani. I Cherokee del Texas rimasero per lo più neutrali nel corso della guerra d’indipendenza del Texas. Nel 1836 siglarono un Trattato col presidente del Texas Sam Houston, adottato come membro della tribù Cherokee. Nel 1839 il suo successore, Mirabeau Lamar, mandò la milizia per cacciarli.
Le tensioni tra la Georgia e la nazione Cherokee erano già sfociate in una crisi aperta quando venne scoperto l’oro vicino a Dahlonega, nel 1828, scatenando la “Georgia Gold Rush”, la prima corsa all’oro nella storia degli Stati Uniti. Speculatori speranzosi di trovare oro attraversarono le terre dei Cherokee, e aumentarono le pressioni sul governo della Georgia affinché onorasse le promesse del “Compact” del 1812, con cui venivano cancellati i diritti degli Indiani sul territorio di quello stato.
Quando nel 1830 la Georgia agì per estendere le leggi dello stato sulle terre tribali dei Cherokee, la questione fu portata alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Con sentenza del 1831, la “Marshall Court” stabilì che i Cherokee non erano una nazione sovrana e indipendente, e quindi rifiutò di discutere il caso. Invece, in un’altra causa del 1832 la Corte decise che la Georgia non poteva imporre leggi sul territorio Cherokee, finché solo il governo nazionale – e non il governo dello stato – aveva l’autorità sugli Affari Indiani.
Si è spesso ritenuto che il presidente Andrew Jackson sfidasse la Suprema Corte con le parole “John Marshall ha preso la sua decisione; ora che la faccia rispettare!” Probabilmente Jackson non disse mai questo, ma egli era completamente impegnato nella sua linea politica, per cui non aveva nessuna voglia di usare il potere del governo nazionale per proteggere i Cherokee dalla Georgia, poiché era già invischiato con la questione dei “diritti dello stato” (il conferire potere al governo degli Stati Uniti piuttosto che allo stato federale), in quella che divenne nota come “nullification crisis” (il potere dello stato centrale di annullare leggi dei singoli stati). Con l’Indian Removal Act del 1830, il Congresso aveva conferito a Jackson l’autorità di negoziare i trattati di rimozione, scambiando le terre indiane dell’Est con territori ad ovest del fiume Mississippi. Jackson usò la disputa con la Georgia per esercitare pressioni sui Cherokee perché firmassero un trattato di rimozione.


Vignetta satirica sull’Indian Removal Act
Con la rielezione, avvenuta a schiacciante maggioranza, di Andrew Jackson nel 1832, alcuni dei più accaniti oppositori Cherokee alla rimozione cominciarono a ripensare alle loro posizioni. Guidati dal maggiore Ridge, da suo figlio John Ridge, dal nipote Elias Boudinot e da Stand Watie, essi divennero noti come il “Partito di Ridge”, o “Partito del Trattato”. Costoro pensavano che fosse nel miglior interesse dei Cherokee prendere posizioni favorevoli al governo degli Stati Uniti, prima che occupanti abusivi, governo locale e violenza facessero guai peggiori. John Ridge intraprese negoziati non autorizzati con l’amministrazione Jackson verso la fine degli anni ’20. Nel frattempo, in anticipo sul trasferimento dei Cherokee, lo stato della Georgia cominciò ad emanare delle “lotterie” per poter dividere le terre tribali Cherokee tra gli anglo-americani della Georgia. Gli appezzamenti venivano estratti a sorte, e coloro che risultavano vincenti si aggiudicavano vaste estensioni di terreno ad un prezzo irrisorio.
In ogni caso il capo supremo John Ross e la maggioranza del popolo Cherokee rimase fermamente contrario alla rimozione. Cominciarono le manovre politiche: nel 1832 il capo Ross cancellò le elezioni tribali, il Consiglio minacciò di incriminare i Ridge, e un importante membro del Partito del Trattato (John Walker Jr.) fu assassinato. Alla fine i Ridge risposero col formare un loro proprio Consiglio, che rappresentava solo una frazione del popolo Cherokee. Questo divise la nazione Cherokee in due fazioni: quella che seguiva Ross, nota come Partito Nazionale, e quella del Partito del Trattato, che elesse, come capo titolare della fazione pro-trattato, William A. Hicks, che era per breve tempo succeduto a suo fratello Charles R. Hicks come capo supremo della nazione Cherokee.


Una “Georgia land lottery”
La rimozione dei Cherokee, parte del “Cammino delle Lacrime”, si riferisce al trasferimento forzato tra il 1836 e il 1839 della nazione Cherokee dai territori della Georgia, South Carolina, North Carolina, Tennessee, Texas e Alabama al Territorio Indiano (Oklahoma), che si stima provocò la morte di 4000 Cherokee, ed è la conseguenza dell’applicazione dell’”Atto di Rimozione degli Indiani” (Indian Removal Act), approvato dal Congresso e firmato dal presidente Andrew Jackson il 28 maggio 1830.
In lingua Cherokee l’avvenimento è chiamato Nu na da ul tsun yi (“il posto dove piansero”); un altro termine è Tlo va sa (“il nostro trasferimento”). Comunque questa frase all’epoca non era usata dai Cherokee; infatti la frase “Cammino delle Lacrime” si usa in riferimento ad eventi similari subiti da altri popoli indiani, specialmente tra le “Cinque Tribù civilizzate” (Choctaw, Chickasaw, Cherokee, Creek e Seminole), e deriva da una definizione del trasferimento volontario della nazione Choctaw nel 1831.
I Cherokee non furono gli unici Nativi ad emigrare in conseguenza dell’opera di Rimozione Indiana, in quanto gli Indiani non furono rimossi solo dal Sud, ma anche da tutte le altre regioni degli U.S.A. Choctaw, Chickasaw e Creek (Muscogee) emigrarono con riluttanza. I Seminole della Florida resistettero alla rimozione con la guerriglia contro l’esercito degli Stati Uniti per decenni (1817-1850). Alla fine alcuni Seminole restarono nella loro madrepatria in Florida, mentre altri furono trasportati in catene nel Territorio Indiano.
Nell’autunno del 1835 venne effettuato un censimento da parte di ufficiali civili del Dipartimento della Guerra per conteggiare i Cherokee residenti in Alabama, Georgia, North Carolina e Tennessee: risultò il numero di 16.542 Cherokee, 201 Bianchi in stato di matrimonio misto e 1.592 schiavi, per un totale generale di 18.335 persone.
Nel mese di ottobre 1835 il capo supremo John Ross e un visitatore dell’Est, John Howard Payne, vennero rapiti dalla casa di Ross nel Tennessee da un gruppo di rinnegati della milizia della Georgia. Rilasciato, Ross si recò a Washington con una delegazione di capi tribali, per protestare contro questa azione di prepotenza e far pressione contro la politica di rimozione del presidente Jackson. In questo temporaneo vuoto di potere nella dirigenza Cherokee, l’agente degli Stati Uniti John F. Schermerhorn radunò un gruppo di dissidenti Cherokee a casa di Elias Boudinot, nella capitale tribale New Echota. Qui, nel dicembre 1835, questo gruppo scissionista firmò, non autorizzato, il trattato di New Echota, che scambiava la terra Cherokee nell’Est con terre ad ovest del fiume Mississippi, nel Territorio Indiano. Il trattato prevedeva anche l’erogazione di cinque milioni di dollari da distribuire pro-capite, più mezzo milione in fondi per l’educazione, la titolarità a tempo indeterminato di un’estensione in Territorio Indiano pari a quella lasciata in Georgia, con piena compensazione di tutte le terre lasciate nell’Est. Nel trattato c’era anche una clausola che permetteva ai Cherokee che lo avessero desiderato di rimanere e diventare cittadini degli Stati in cui risiedevano con un appezzamento di 160 acri (0,65 km2), ma la clausola venne successivamente cancellata dal presidente Jackson.
Il capo John Ross
Questo accordo non fu mai accettato dalla dirigenza tribale regolarmente eletta, né dalla maggior parte della gente Cherokee. Nel febbraio 1836 si tennero due Consigli a Red Clay (Tennessee) e Valley Town (North Carolina), che produssero due liste riportanti un totale di 13.000 nomi di Cherokee che si opponevano al Trattato, il tutto scritto nell’alfabeto introdotto da Sequoyah. Le liste vennero trasmesse a Washington e presentate al Congresso dal capo John Ross. Ciò nonostante, una versione leggermente modificata del Trattato venne ratificata dal Senato degli Stati Uniti in una singola votazione, il 23 marzo 1836, e ratificata in legge dal presidente Jackson. Il Trattato prevedeva un “periodo di grazia” di due anni (quindi fino al maggio 1838) entro la scadenza del quale la tribù avrebbe dovuto trasferirsi volontariamente nel Territorio Indiano.

LA RIMOZIONE VOLONTARIA

Nonostante le blandizie del governo, solo poche centinaia di Cherokee (per lo più membri della fazione di Ridge) accettarono i fondi governativi per la sussistenza e il trasferimento. Molti viaggiarono individualmente o con la famiglia, ma c’erano molti gruppi organizzati, la cui composizione è nota con precisione:

  • John S. Young, Conduttore; via battelli fluviali; 466 Cherokee e 6 Creek, partenza 1 marzo 1837; arrivo 28 marzo 1837; questo gruppo includeva il maggiore Ridge e Stand Watie.
  • B.B. Cannon, Conduttore; via di terra; 355 persone (15 morirono); partenza 15 ottobre 1837; arrivo 29 dicembre 1837.
  • Rev. John Huss, Conduttore, via di terra; 74 persone; partenza 11 novembre 1837; arrivo non noto.
  • Robert B. Vann, Capo; 133 persone; partenza 1 dicembre 1837; arrivo 17 marzo 1838.
  • Ten. Edward Deas, Conduttore; via battelli fluviali; 252 persone (2 i morti); partenza 6 aprile 1838; arrivo 1 maggio 1838.
  • 162 persone; partenza 25 maggio 1838; arrivo 21 ottobre 1838.
  • 96 persone; data di partenza non nota; arrivo 1 giugno 1838.
  • Ten. Edward Deas e John Adair Bell, Co-Conduttori, via terra, 660 persone; partenza 11 ottobre 1838; 650 arrivati il 7 gennaio 1839.


Mappa delle principali vie di trasferimento dei Cherokee verso il Territorio Indiano
Tra le registrazioni dell’Ufficio degli Affari Indiani negli Archivi Nazionali esistono ruolini per gruppi di persone da 3 a 6 e diari giornalieri di conduttori per gruppi da 2 a 5.

LA RIMOZIONE FORZATA

Molti Americani bianchi erano indignati dalla dubbia legalità del trattato e chiedevano al governo di non forzare i Cherokee al trasferimento. Per esempio, il 23 aprile 1838 Ralph Waldo Emerson scrisse una lettera al successore del presidente Jackson, Martin Van Buren, esortandolo a non infliggere un così grave oltraggio alla nazione Cherokee.
Ma nonostante ciò, all’avvicinarsi della data del 23 maggio 1838, giorno di scadenza per il trasferimento volontario, Van Buren assegnò al generale Winfield Scott il compito di condurre l’operazione di trasferimento forzato. Egli giunse a New Echota il 17 maggio, al comando di reparti dell’esercito americano e della milizia statale per un totale di 7.000 soldati. Il 26 maggio essi circondarono completamente i Cherokee della Georgia; dieci giorni dopo le operazioni cominciarono in Tennessee, North Carolina e Alabama. Uomini, donne e bambini vennero cacciati dalle loro case sotto la minaccia delle armi nel giro di tre settimane e radunati in campi di concentramento, spesso senza quasi nulla dei loro averi. Un soldato semplice, John G. Burnett, più tardi scrisse: “Le future generazioni leggeranno e condanneranno l’atto e io spero che i posteri ricorderanno che i soldati come me e, similmente, i quattro Cherokee che furono obbligati dal generale Scott a sparare ad un capo indiano e al suo bambino, dovevano eseguire gli ordini dei superiori. Non avevamo nessuna possibilità di scelta nella questione.” Questa storia è forse la versione ingarbugliata di un fatto avvenuto durante le operazioni di rimozione: un Cherokee di nome Tsali (detto Charley), insieme ad altri tre, durante il rastrellamento uccise due soldati nelle montagne della North Carolina. Due degli Indiani vennero in seguito rintracciati e giustiziati dalla banda del capo Cherokee Euchella, negoziando in cambio con l’esercito la loro stessa non – rimozione. Tsali divenne poi un personaggio leggendario tra i Cherokee, simbolo della resistenza contro i Bianchi.
I Cherokee furono obbligati a marciare via terra verso i punti di partenza di Ross’s Landing (ora Chattanooga, Tennessee) e Gunter’s Landing (Guntersville, Alabama), sul fiume Tennessee, e a imbarcarsi su chiatte e sui battelli a vapore “Smelter” e “Little Rock”. Sfortunatamente la siccità abbassò il livello delle acque dei fiumi, richiedendo frequenti operazioni di alleggerimento dei battelli per evitare ostacoli e secche. L’esercito che diresse la rimozione si caratterizzò per molti decessi e diserzioni: questa parte della Rimozione dei Cherokee si rivelò un fiasco e il generale Scott ordinò la sospensione di ulteriori tentativi di trasferimento.
Anche i gruppi oggetto di questa fase sono perfettamente documentati:

  • Ten. Edward Deas, Conduttore; 800 partiti il 6 giugno 1838 in battello; 489 arrivati il 19 giugno 1838.
  • Ten. Monroe, Conduttore, 164 persone partite il 12 giugno 1838; arrivo non noto.
  • Ten. R.H.K. Whiteley, ca. 800 persone partite il 13 giugno 1838 in battello, arrivate il 5 agosto 1838 (70 morti).
  • Cap. Gustavus S. Drane, Conduttore, 1072 partiti il 17 giugno 1838 in battello, arrivati il 7 settembre 1838 (146 morti, 2 nascite).

I ruolini per gruppi di 2 o 4 persone si trovano nei registri dell’Ufficio degli Affari Indiani e del Comando dell’Esercito Continentale, Divisione Orientale – carte del generale Winfield Scott. Ci sono diari giornalieri di conduttori di gruppi fino a 3 persone nelle Registrazioni Speciali dell’Ufficio degli Affari Indiani.


“Trail of Tears” – dipinto di Robert Lindneux

I decessi e le diserzioni nei distaccamenti dell’esercito sui battelli avevano obbligato il generale Scott a sospendere le operazioni di rimozione; i Cherokee rimanenti vennero internati in undici campi di prigionia, per lo più ubicati vicino a Ross’ Landing (ora Chattanooga) e a Red Clay, Bedwell Sprins, Chatata, Mouse Creek, Rattlesnake Springs, Chestooe e Calhoun (sede della prima Agenzia Cherokee), tutte località del Tennessee, e a Fort Payne in Alabama. I Cherokee rimasero nei campi per tutta l’estate del 1838 e furono tormentati dalla dissenteria e da altre malattie, che provocarono un totale di 353 decessi. Un gruppo di Cherokee richiese al generale Scott un rinvio del trasferimento, almeno finché la temperatura più fredda rendesse il viaggio meno rischioso, e questo venne loro assicurato. Nel frattempo il capo Ross, avendo infine accettato la sconfitta, riuscì ad ottenere che la gestione di coloro che dovevano ancora essere rimossi passasse sotto la supervisione del Consiglio Cherokee. Sebbene ci fossero alcune obiezioni all’interno del governo U.S.A. a causa dei costi addizionali, il generale Scott autorizzò un accordo per il trasferimento dei restanti 11.000 Cherokee sotto la supervisione del capo Ross, con carico delle spese all’esercito.
John Ross organizzò 12 carovane, ciascuna di circa 1.000 persone, condotte da leaders tribali completamente di sangue Cherokee o di sangue misto opportunamente istruiti. A ciascuna carovana furono assegnati medici, interpreti (in aiuto ai medici), commissari, capi carovana, guidatori di carri, e persino scavatori di fosse. Il capo Ross acquistò anche il battello a vapore “Victoria”, nel quale la sua famiglia e quelle degli altri capi tribali potessero viaggiare con qualche comodità. Lewis Ross, fratello del capo, fornì foraggio, razioni e abbigliamento per le carovane. Sebbene questa soluzione fosse un miglioramento per tutti, le malattie e gli assideramenti presero ancora molte vite.
E’ questa la parte della Rimozione che è di solito identificata come il “Cammino delle Lacrime”.
Il numero di persone che morirono in conseguenza del “Cammino delle Lacrime” ha avuto diverse stime. Il dottore e missionario americano Elizur Butler, che fece il viaggio con la carovana di Daniel Colston, stimò 2.000 morti durante la rimozione ad opera dell’esercito e nei campi di prigionia, e forse altri 2.000 nel viaggio; il suo totale di 4.000 vittime rimane il conteggio più citato, benché egli riconoscesse di aver fatto la stima senza aver visto documentazioni governative o della tribù. Uno studio istruito nel 1973 calcolò un totale di 2.000 deceduti; un altro, nel 1984, concluse che in totale morirono 6.000 persone. La cifra di 4.000 (un quarto della tribù) è stata citata anche da James Mooney, antropologo dello Smithsonian Institute. Poiché nel censimento del 1835 vennero contati 16.000 Cherokee, e circa 12.000 dopo l’emigrazione del 1838, ne risulta di conseguenza la cifra di 4.000 deceduti. Occorre però considerare che circa 1.500 Cherokee rimasero in North Carolina, ancora di più nella South Carolina e Georgia, per cui un numero più alto di vittime è improbabile. In più, quasi 400 Muscogee Creek che avevano evitato la prima migrazione confluirono nella nazione Cherokee e fecero parte dell’ultima rimozione.
Un conteggio dell’esatto numero di morti durante la Rimozione è legato anche alle discrepanze nei conti delle spese presentati dal capo John Ross dopo il trasferimento, che l’esercito considerò gonfiati e probabilmente fraudolenti. Ross richiese razioni per 1.600 persone in più di quelle contate da un ufficiale dell’esercito, il capitano Page, a Ross’ Landing, quando i gruppi Cherokee lasciarono la madrepatria, e da un altro ufficiale, il capitano Stephenson, quando arrivarono a Fort Gibson in Territorio Indiano. I conteggi di Ross riportano numeri molto più consistenti di quelli degli ufficiali pagatori dell’esercito. L’amministrazione Van Buren si rifiutò di pagare Ross, ma la successiva amministrazione Tyler nel 1842 consentì di pagare al Capo Supremo più di 500.000 dollari.


“Trail of Tears” – dipinto di J.J. Peabody

In aggiunta, alcuni Cherokee viaggiarono da est ad ovest più di una volta. Molti disertori dei distaccamenti sui battelli dell’esercito emigrarono con le dodici carovane di Ross. Vi erano passaggi tra i gruppi, e più tardi unioni e diserzioni non sempre vennero registrate. Jesse Mayfield, un uomo bianco con una famiglia Cherokee, si trasferì due volte: la prima nel 1837 con il gruppo di B.B. Cannon nel Territorio Indiano; scontento, ritornò alla nazione Cherokee, ma nell’ottobre 1838 fu conducente di carri per il distaccamento Bushyhead. Un agente pagatore dell’esercito scoprì che un Cherokee di nome Justis Fields viaggiò tre volte con i fondi del governo, sotto nomi differenti. Un sangue misto di nome James Bigby Jr. viaggiò cinque volte verso il Territorio Indiano (tre come interprete del governo per tre carovane differenti, una come Commissario della carovana Colston ed individualmente nel 1840). Inoltre un certo significativo numero di sangue misto e di bianchi con famiglie Cherokee richiesero la cittadinanza di stati come Alabama, Georgia, North e South Carolina, Tennessee, cessando così di essere considerati Cherokee.
Si dice che durante il viaggio la gente cantasse “Amazing Grace”, in modo che la sua melodia e ispirazione migliorasse il morale: il tradizionale inno cristiano era stato precedentemente tradotto in lingua Cherokee, con l’aiuto di membri della tribù, dal missionario Samuel Worchester. Da allora questa canzone è diventata una specie di inno nazionale per i Cherokee.

RACCONTI PERSONALI

Samuel Carter, autore di “Cherokee Sunset”, scrive: «Allora… venne il regno del terrore. Attraversando le palizzate seghettate le truppe dilagarono in tutta la nazione, impadronendosi di ogni villaggio, di ogni capanna, sradicando gli abitanti in punta di baionetta. A malapena i Cherokee ebbero il tempo di capire cosa stava succedendo mentre erano pungolati come tante pecore verso i campi di concentramento, minacciati con coltelli e pistole, percossi con il calcio del fucile se opponevano resistenza.»
Un altro Cherokee, che all’epoca era un bambino di nove anni chiamato Samuel Cloud, viaggiò sul Sentiero delle Lacrime e scrisse delle memorie, riportate dal suo pro-pro nipote Michael Rutledge, nel suo libro Forgiveness in the Age of Forgetfulness. Michael, cittadino della Nazione Cherokee di Oklahoma, riporta: «Io so cosa si deve odiare. Io odio quei soldati bianchi che ci hanno preso dalle nostre case. Odio i soldati che ci hanno portato a viaggiare tra la neve e il ghiaccio verso questa nuova patria che nessuno di noi ha mai voluto. Odio la gente che ha ucciso mio padre e mia madre. Odio le persone bianche che ci guardava passare dai bordi delle strade, nei loro vestiti di lana che li tenevano al caldo. Nessuno di loro si cura di me o del mio popolo. Tutto quello che loro vedevano sempre era il colore della nostra pelle. Tutto quello che vedo io è il loro colore e io li odio.»
Comunque non tutti gli Americani del 1838 chiusero gli occhi di fronte a questa brutalità. Ce ne furono alcuni che rimasero moralmente sconvolti di fronte a ciò che vedevano, e qualcuno di loro lo disse pubblicamente. Uno fu Ralph Waldo Emerson. Nella sua lettera del 23 aprile 1838 al presidente Martin Van Buren egli scrisse: «In nome di Dio, signore, vi chiediamo se deve essere così. I giornali ci informano correttamente? La pietà, il principio che negli Stati Uniti è rimasto, anche soltanto nella sua forma più rozza, un rispetto dovuto nel parlare degli uomini, ci proibisce di considerare ciò una realtà. Un tale abbandono della fede e della virtù, una tale negazione della giustizia, una tale sordità alle grida di pietà non furono mai viste in tempo di pace e nella condotta di una nazione da quando fu creata la terra…»


“End of the trail” – litografia di M.J.Meketi – 1970

La lettera di Emerson continua: «Signore, forse questo governo pensa che il popolo degli Stati Uniti sia diventato selvaggio e pazzo? Che dalla sua mente siano stati completamente cancellati i sentimenti d’ amore e di solidarietà? L’anima dell’uomo, la giustizia, la misericordia che è il cuore del cuore di tutti gli uomini, dal Maine alla Georgia, aborrisce quest’impresa. Nel descrivere così i sentimenti miei e dei miei vicini, forse oltrepasso i confini della decenza. Ma non sarebbe un’indecenza maggiore trattare freddamente una faccenda come questa? Noi constatatiamo soltanto il fatto che è in atto un crimine che, per la sua grandezza, confonde la nostra comprensione, un crimine che davvero priva tanto noi che i Cherokee di una patria, perché come potremmo continuare chiamare “nostro governo” il complotto che dovrebbe schiacciare questi poveri Indiani, o “nostra patria“ la terra che fu maledetta dalle loro imprecazioni per la partenza e la morte? Voi, signore, scenderete dalla prestigiosa poltrona su cui sedete nell’infamia, se il vostro sigillo è basato su questo strumento di perfidia; e il nome di questa nazione, fin qui dolce auspicio di religione e libertà, emanerà fetore nel mondo.
Voi non ci farete l’ingiustizia di collegare questa protesta con qualche sentimento locale e di parte. E’ nei nostri cuori il più semplice comandamento di amore fraterno. Noi non vedremo scartata questa grande e solenne rivendicazione della giustizia nazionale e umana, con l’inconsistente conderazione che si tratta di un atto di parte. Signore, per noi le questioni sulle quali il governo e la popolazione sono stati turbati l’anno scorso (il riferimento è alla grave crisi economica del 1837), che riguardavano la crisi della valuta e del commercio, al confronto non paiono che bruscolini.
Questi tempi grami, è vero, hanno portato in questa città a discussioni in ogni fattoria e ogni casa di pover’uomo; ma è il frinire delle cavallette, al confronto dell’eterna domanda se giustizia deve essere fatta dalla razza degli uomini civili alla razza dei selvaggi, se tutti gli attributi di ragione, civiltà, giustizia, e perfino di misericordia, devono essere messi da parte dal popolo americano, e se deve essere consumato un oltraggio così grande sulla Nazione Cherokee e sulla natura umana.»


Vignetta del 1840 sulla crisi del 1837

Un’altra testimonianza, anche se riporta alcune inesattezze, è quella di John G. Burnett, il quale fu perseguitato e reso furioso fino alla fine dei suoi giorni dal ricordo di ciò di cui era stato testimone. Queste le sue parole:
«Oggi è il mio compleanno, 11 dicembre 1890, ho ottant’anni. Nel maggio 1838 un esercito di 4.000 soldati regolari e 3.000 volontari, sotto il comando del generale Winfield Scott, marciarono nelle terre degli Indiani e scrissero il capitolo più nero della storia americana…La rimozione dei Cherokee dalle loro storiche dimore nell’anno 1838 mi vedeva un giovane nel fiore della vita, soldato semplice dell’esercito americano… Fui mandato come interprete nella zona di Smoky Mountain e fui testimone dell’ordine più brutale nella storia bellica americana. Io vedevo gli indifesi Cherokee arrestati e trascinati fuori dalle loro case, e spinti in punta di baionetta dentro gli steccati… i bambini spesso venivano separati dai loro genitori…E nel freddo di una fine pioggerella un mattino di ottobre vidi che venivano caricati come buoi o pecore in 645 carri, partendo verso ovest…La mattina del 17 novembre incontrammo una terribile tempesta di neve con temperature gelide e da quel giorno finché raggiungemmo la fine di quel viaggio disastroso, il 26 marzo 1839, le sofferenze dei Cherokee furono tremende. Il percorso degli esuli fu un cammino di morte. Essi dovevano dormire nei carri o per terra senza fuoco…Alla fine di quel lungo viaggio penoso, rimasero 4.000 tombe silenziose lungo il cammino dai contrafforti delle Smoky Mountains al Territorio Indiano. Alla data attuale, 1890, siamo ancora troppo vicini alla rimozione dei Cherokee perché i nostri giovani possano capire pienamente l’enormità del crimine commesso contro gente innocente…Gli scolari di oggi non sanno che stiamo vivendo su terre che furono prese in punta di baionetta a gente indifesa per soddisfare l’avidità dell’uomo bianco. Le generazioni future leggeranno e condanneranno l’azione, e io spero che i posteri ricorderanno che soldati semplici come me, e similmente i quattro Cherokee che furono obbligati dal generale Scott a sparare a un capo indiano e ai suoi figli, dovevano eseguire gli ordini dei nostri superiori…
In ogni caso l’omicidio è omicidio, sia commesso dal bandito appostato nel buio o da uomini in uniforme che marciano al suono di musica marziale. L’omicidio è omicidio, e qualcuno ne deve rispondere. Qualcuno deve dare ragione dei torrenti di sangue versato nella terra Indiana nell’estate del 1838. Qualcuno deve spiegare le 4.000 tombe silenziose che segnano il cammino dei Cherokee verso l’esilio. Vorrei poter dimenticare tutto, ma l’immagine dei 645 carri che avanzano pesantemente sul terreno ghiacciato con il loro carico di umanità sofferente resta ancora nella mia memoria.»

Ritratto di Quatie Ross
Il racconto della Rimozione di Burnett è in parte inesatto. Egli partecipò come militare dell’esercito alla fase iniziale del raduno dei Cherokee. Burnett dichiara di aver visto i 645 carri usati dalla tribù nel trasferimento, ma considerando che c’erano circa 14 carovane che si mossero da vari luoghi e in tempi differenti, non si sarebbero mai potuti avere 645 carri in un unico momento. Inoltre sostenne di aver visto la signora Ross, a cavallo, consegnare la sua coperta per proteggere un bambino durante una tempesta di neve, e di conseguenza morire a causa della sua generosità. Burnett dice che la signora Ross venne seppellita in una fossa senza nome. Ma al momento della sua morte, Quatie Ross era sul piroscafo “Victoria” con suo marito, John Ross, ed altre 225 persone, e non venne sepolta in una tomba anonima, bensì in uno dei più vecchi cimiteri di Little Rock.
I Cherokee che erano stati trasferiti si stabilirono inizialmente vicino a Tahlequah, in Oklahoma. Il subbulgio politico seguito al Trattato di New Echota e al Cammino delle Lacrime portò a grandi tensioni tra le fazioni dei Cherokee, che culminarono, il 22 giugno 1839, negli omicidi del Maggiore Ridge, di suo figlio John e di suo nipote Elias Boudinot. Quel mattino Ridge fu oggetto di un’imboscata e ucciso a fucilate mentre cavalcava sulla via dell’Arkansas; suo figlio John venne trascinato giù dal letto all’alba e pugnalato ventisette volte davanti alla moglie e ai figli; Elias Boudinot fu accoltellato alla schiena e colpito con un tomahawk da uomini che gli avevano chiesto di andare a prendere un medicinale per membri della loro famiglia ammalati. Il fratello di Boudinot, Stand Watie, scampò alla morte perché un Choctaw fu mandato ad avvertirlo degli omicidi degli altri. Stand Watie accusò subito Ross per gli omicidi, sebbene questi negasse ogni coinvolgimento.
Un eastern Cherokee
Gli omicidi ricordavano quelli del capo Cherokee Doppia Testa e del leader Creek William McIntosh, brutalmente assassinati per aver acconsentito alla cessione di terre senza il consenso dei loro rispettivi governi tribali. Ad oggi, molti ritengono che i Ridge e Boudinot furono uccisi per il loro ruolo nel Trattato di New Echota. Alla fine la popolazione della nazione Cherokee aumentò rapidamente ed oggi forma il gruppo più numeroso di Indiani americani negli Stati Uniti.
Ci furono alcune eccezioni nella rimozione. Forse 1.000 Cherokee evitarono i soldati americani, fermandosi a vivere in Georgia e in altri stati. Quei Cherokee che vivevano individualmente su terre di proprietà, invece che su terreni tribali di proprietà comune, non furono soggetti alla rimozione. Nella North Carolina circa 400 Cherokee guidati da Yonaguska vivevano lungo il fiume Oconaluftee sulle Great Smoky Mountains, su un terreno appartenente ad un bianco di nome William Holland Thomas (che da ragazzo era stato adottato dai Cherokee), e così non furono soggetti a rimozione. Questi furono congiunti ad una piccola banda di 150 persone guidata da Utsala, stanziata sul fiume Nantahala. Insieme ad un gruppo che viveva a Snowbird e ad un altro che stava in una comunità chiamata Tomotley, sul fiume Cheoah, questi Cherokee della North Carolina divennero la Banda dell’Est della Nazione Cherokee (Eastern Cherokee), ammontante a circa 1.000 individui. Secondo un controllo effettuato l’anno successivo alla Rimozione (1839), vi era in più un numero di Cherokee, stimato in 400 circa, di individui in Georgia, South Carolina, Tennessee e Alabama, che anch’essi vennero considerati come facenti parte degli Eastern Cherokee.
Il Cammino delle Lacrime è considerato generalmente uno dei più deprecabili episodi nella storia americana. Per ricordare questo evento, nel 1987 il Congresso approvò il Percorso Storico Nazionale del Cammino delle Lacrime. Esso si snoda attraverso nove Stati per circa 3500 Km.

I CHEROKEE NELLA GUERRA CIVILE AMERICANA

Per quanto riguarda i Nativi, nella Guerra Civile vi furono posizioni diverse. La maggioranza dei Cherokee aderì alla Confederazione, mentre altri leader nei governi Cherokee e Creek optarono per la neutralità. Alcuni si allearono con l’Unione, anche se il Nord non inquadrò reparti di Indiani nell’esercito, contrariamente al Sud. Uno di questi fu il capo Creek Opothleyahola, che dopo aver rifiutato l’annessione delle terre Creek alla Confederazione, portò i suoi seguaci nel Kansas e nel Missouri. Opothleyahola, assieme ad altri Nativi leali verso l’Unione, formò tre reggimenti di volontari, conosciuti come “Indian Home Guard”, che combatterono in Arkansas e nel Territorio Indiano.
I capi di ciascuna delle “Cinque Tribù Civilizzate”, agendo senza l’autorizzazione dei loro Consigli, acconsentirono ad unirsi alla Confederazione in cambio di certi diritti, inclusi il riconoscimento e la protezione degli attuali territori tribali.

FRONTE ORIENTALE

Nalla Guerra Civile, i Cherokee furono attivi soprattutto in due regioni. A est, Cherokee Confederati condotti da William Holland Thomas bloccarono le forze dell’Unione che tentavano di valicare i passi dei monti Appalachi della North Carolina occidentale e del Tennessee orientale. Ad ovest, Stand Watie, che era Cherokee per 3/4, condusse le forze confederate nel Territorio Indiano (oggi Oklahoma).
La Legione Thomas, guidata da William H. Thomas, un Euro-Americano che era stato adottato dai Cherokee, era composta da 400 guerrieri che formavano due compagnie; assieme a sei compagnie di uomini bianchi, molti dei quali erano di etnia scozzese e irlandese, essi formavano la famosa Legione Thomas di Cherokee e Highlanders. Essa operava come un comando indipendente, direttamente sotto il Dipartimento dell’Esercito Confederato del Tennessee orientale. Era stanziata in origine a Strawberry Plains, appena fuori Knoxville, nel Tennessee. Il suo compito primario era di proteggere le cave di allume e disturbare le truppe unioniste che invadevano il Tennessee. Nel mese di giugno 1862, mentre si trovava nei dintorni di Chattanooga, Thomas catturò personalmente un soldato dell’Unione, dopo di che ciascuno dei suoi uomini fece giuramento di catturare almeno uno “Yankee” prima che la guerra fosse finita.


Cattura di scalpi durante la guerra civile

La Legione avrebbe acquisito una cattiva fama a seguito delle sue azioni del 15 settembre 1862. Mentre cercava di fermare un’avanzata dell’Unione a Baptist Gap, Astoogahtogeh, un capo molto popolare fra i Cherokee, fu ucciso mentre conduceva una carica. Infuriati, i Cherokee rimanenti erano ansiosi di vendicarlo. Come ritorsione per la morte di Astoogahtogeh, dopo la battaglia i Cherokee scalparono i soldati nordisti morti. Dopo che l’evento venne riportato sui giornali, i soldati dell’Unione avevano paura dei Cherokee, invece Thomas aveva paura per la reputazione dei Cherokee, piché non voleva che il suo popolo fosse visto come barbarico. Quindi gli scalpi vennero poi restituiti per essere sepolti assieme ai soldati cui originariamente appartenevano.
Dopo che, nel febbraio 1864, un certo numero di uomini di Thomas venne catturato, gli Unionisti ne convinsero alcuni che essi stavano combattendo per la schiavitù, e che di conseguenza dovevano combattere per l’Unione.
Il Colonnello William Holland Thomas
Altri convinsero i loro catturatori che avrebbero disertato, passando dalla parte dell’Unione, ma invece tornarono da Thomas e gli dissero che gli ufficiali nordisti offrivano 5.000 dollari per lo scalpo di Thomas. Dopo di ciò, molti dei suoi uomini vennero mandati a combattere in Virginia, e molti di loro erano presenti ad Appomattox Court per la resa del generale Lee. Gli altri continuavano a combattere.
Il colonnello Thomas e la sua Legione controllavano i monti attorno a Waynesville. Nella notte del 5 maggio 1865, allestirono centinaia di fuochi da campo per far pensare alla guarnigione nordista di essere circondata da migliaia di Cherokee e di Confederati pronti ad attaccarla. I Cherokee punteggiarono la notte con agghiaccianti grida di guerra, sparando colpi occasionali per aumentare l’effetto. Il mattino dopo, Thomas e una ventina di Cherokee entrarono in Waynesville sotto la bandiera di tregua per chiedere la resa della guarnigione. Le truppe unioniste si arresero. Il 6 maggio 1865 la Legione Thomas sparò “L’Ultimo Colpo” della Guerra Civile ad est del Mississippi in un’azione a White Sulphur Springs, nella North Carolina. Dopo l’occupazione di Waynesville, la Legione sospese volontariamente le ostilità, avendo appreso della resa del generale Lee, e si arrese il 10 maggio 1865.
La legione Thomas non subì mai sconfitte da parte dell’esercito nordista.

FRONTE OCCIDENTALE

Nell’Ovest i Cherokee odiavano il governo federale e l’ex presidente degli Stati Uniti, Andrew Jackson, per il Cammino delle Lacrime. Inoltre essi avevano adottato lo stile di vita sudista già prima della Rimozione dalla loro madrepatria sui monti Appalachi, compresa la pratica di possedere schiavi. Così i Cherokee Occidentali erano già simpatizzanti del Sud quando, nel 1860, William Seward, che sosteneva la candidatura di Abraham Lincoln, disse che questi, una volta Presidente, avrebbe aperto il Territorio Indiano agli insediamenti dei Bianchi.
Il capo dei Cherokee, John Ross, era fermamente convinto che l’Unione non fosse battibile. Tuttavia un altro leader Cherokee, Stand Watie, era impaziente di aderire alla causa confederata, e il 1 giugno 1861 cominciò a reclutare un’armata per sostenere la causa del Sud. I Cherokee purosangue tendevano a sostenere Ross (che era scozzese per 7/8), mentre i Cherokee di sangue misto appoggiavano Stand Watie, che era Cherokee per 3/4. Nel 1862 Stand Watie venne eletto Capo della Nazione dei Cherokee Meridionali. Nel corso della guerra i Cherokee combatterono una serie di piccole battaglie in Territorio Indiano. Stand Watie divenne ufficialmente l’ultimo generale confederato a terminare i combattimenti, il 25 giugno 1865 a Fort Towson, nella parte sud orientale del Territorio Indiano. I termini dell’armistizio permisero a Watie e al suo Comando, la Prima Brigata dell’Esercito del Trans-Mississippi, di smobilitare senza dover arrendersi e di tornare a casa con le proprie armi.
Watie si recò a Washington per negoziare a favore della sua tribù e non tornò a casa fino al maggio 1866. Il governo degli Stati Uniti negoziò solo con i Cherokee che avevano sostenuto l’Unione, e nominò John Ross come legittimo capo supremo (egli era andato in esilio nel 1862, quando la maggioranza decise di appoggiare la Confederazione). Con il Trattato di pace, i funzionari americani costrinsero le tribù a cedere altre terre; veniva anche richiesto ai Cherokee e alle altre tribù di emancipare i loro schiavi e concedere loro pieni diritti quali membri delle rispettive tribù, compreso il diritto alla rendita annuale e alla distribuzione di terre.


Riunione dei Cherokee Confederati – New Orleans 1903

I Cherokee del sud avrebbero voluto che il governo pagasse per allontanare gli schiavi liberati dalla tribù. Più tardi il diritto di cittadinanza causò un contenzioso quando le terre degli Indiani vennero distribuite alle famiglie sotto la commissione Dawes. Verso la fine del XIX secolo la nazione Cherokee votò per escludere dalla tribù i Cherokee affrancati, a meno che non avessero discendenza diretta da un Cherokee, iscritto nelle “Liste di Dawes”.
I Cherokee orientali subirono una violenta epidemia di vaiolo subito dopo la guerra. Thomas e molti dei suoi seguaci avevano parecchi debiti, al punto che il governo federale riconobbe quella orientale come una tribù separata dall’occidentale, e fece una causa contro i creditori dei Cherokee, in pratica avallando la protezione del governo sui Cherokee. Ad ovest, alla fine della guerra, con l’Unione che aveva vinto, i Cherokee unionisti stabilirono politiche che confiscavano terre ai Cherokee confederati. Il governo federale aveva promesso ai Cherokee che erano stati alleati del Sud che le leggi che avevano promulgato le confische sarebbero state annullate. Questo fu dovuto all’intervento del Commissario Indiano D. N. Cooley, che vide delle occasioni nel dividere le fazioni dei Cherokee, rappresentate da Ross e da Watie. Cooley si spinse anche a ritrarre Ross come un traditore, essendo sempre stato Ross un difensore dell’Unione. I Cherokee furono obbligati ad adottare i loro schiavi nella tribù e a permettere ai Bianchi di stabilirsi nelle loro terre. In effetti, a causa della divisione dei Cherokee e delle manovre di Cooley, i Cherokee subirono il peggio della Ricostruzione.
Nel 2004, nel corso del 108° Congresso degli Stati Uniti, il senatore repubblicano Sam Brownback, del Kansas, presentò la “Risoluzione n°37” per “presentare le scuse a tutti i popoli Nativi a nome degli Stati Uniti per le politiche mal concepite del passato” da parte degli Stati Uniti nei confronti delle Tribù Indiane. Essa venne approvata dal Senato nel febbraio 2008.
A partire dal 2014 i membri della Nazione Cherokee possono richiedere l’”heritage seeds” (una specie di denominazione protetta) per una specie di fagioli trasportata lungo il Sentiero delle Lacrime da parte del “Cherokee Seed Project”.

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Commenti

Una risposta a “Un grido: arrivano i Cherokee!”

  1. VicTuri, il 29 Aprile 2015 13:42

    …”Questi, assieme ai guerrieri di Piccolo Gufo e Tartaruga-a-Casa, nel novembre 1791 parteciparono allo scontro decisivo noto come “Battaglia dei Wabash”, la peggior sconfitta mai subita dall’esercito americano ad opera dei Nativi, superata, come conteggio di vittime, solo dalla più famosa Battaglia di Little Big Horn, avvenuta molto più tardi, nel 1876.”…
    Non mi pare esatta questa affermazione, dato che nella “Battaglia de Wabash” ci furono circa 630 morti, a fronte dei circa 250 della battaglia del Little Big Horn.

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