La Guerra Navajo-Mormone

A cura di Marco Aurilio

L’arrivo dei Mormoni nel Grande Bacino nel 1847 segnò un importante evento nella storia dei Navajo, poiché sarebbero stati costretti a relazionarsi con quello che spesso fu un nuovo nemico. Con la formazione del territorio dello Utah i religiosi consolidarono la loro presenza in maniera definitiva .Inizialmente le relazioni con i Dinè si mantennero tranquille, non per molto, prima che i conflitti per il possesso dell’acqua e delle terre scoppiassero. Numerose missioni, che avevano il compito non solo di convertire gli Indiani ma anche di esplorare il territorio, furono istituite e nel sud Utah la prima e più importante fu quella di Santa Clara. Nel 1850 dall’ Est arrivò in Utah uno degli uomini più importanti per il movimento religioso: Jacob Hamblin, che giocò un ruolo fondamentale nei rapporti con gli aggressivi Navajo. Nel 1858 il leader mormone partì a capo di una spedizione diretta dagli Hopi che fu intercettata al Kaibeto Plateau da Todích’íi’ni Nééz (L’Uomo altro del Clan Bitter water) un importante capo di guerra, che anni prima aveva guidato i Navajo nella “Three War Peaks Battle” sconfiggendo una forza di invasori Ute ben quattro volte più numerosa.
Il capo, che Hamblin chiamò Spaneshank, verrà ricordato spesso anche con il nome di Scarbreast., per via di una lunga ferita sul petto. Grazie alla mediazione di Naraguts, l’interprete Paiute, Hamblin ottenne il permesso per i Mormoni di attraversare i suoi territori. L’amicizia tra i due si consolidò quando il capo Navajo donò in sposa una delle figlie ad Ira Hatch membro del gruppo di Hamblin.
Jacob Hamblin
Nell’inverno 1860 soldati provenienti da Camp Floyd attaccarono i Navajo guidati dal figlio di Todichi’ii’ni Nez, Hastiin Biighanii, più noto come Peokon. Il giovane capo scambiò gli assalitori per Mormoni e infuriato attaccò il gruppo di Hamblin di ritorno in Utah da una visita agli Hopi. Nello scontro fu ucciso solo il Mormone George A. Smith, mentre il resto del gruppo trovò rifugio nel campo Todích’íi’ni Nééz, che fece valere la sua autorità sul bellicoso figlio e garantì loro la salvezza.
Il precario equilibrio tra Navajo e Mormoni fu rotto definitivamente con la campagna militare di Kit Carson. Tra i mille e i duemila Navajos infatti non si recarono mai a Bosque Redondo e molti di questi irriducibili trovarono rifugio proprio a ridosso dei territori mormoni. Capi come Hoskinini, Todích’íi’ni Nééz, Poekon, Bik’aa’i Sini (Old Arrow), Keshgodii (Shortened foot), Blackhorse, K’aayelii (One with quiver) e Dagaii Sikaad dal 1866 pressarono insistentemente gli insediamenti Mormoni spinti anche dalla fame. Una di queste bande fu responsabile dell’uccisione del Dottor James Whitmore e del figlio adottivo Robert McIntyre nel gennaio 1866. I Paiute si trovarono tra due fuochi; spesso accanto ai Mormoni come preziosi informatori altre volte contro di essi, in war parties misti, guidati dal Paiute Patnish o dal Navajo Hoskinini.
I Navajo erano soliti attraversare il Colorado e dividersi poi in piccole bande per razziare gli insediamenti, come fecero il 23 Ottobre 1866, quando colpirono la località di Beaver. Il mese dopo il Generale Snow dell’Iron Military District fu informato che gli indiani si stavano radunando di nuovo, ma erano ancora ad est del Colorado. Poco tempo dopo lo stesso Snow ricevette notizia della presenza di una banda di 16 Navajo che aveva attaccato il Maxwell’s Ranch.


Todích’íi’ni Nééz, noto anche come Spaneshank e Scarbreast

Il Generale inviò uomini nella Long Valley mentre cercava di intercettare gli indiani tra gli insediamenti e i guadi del fiume. Nonostante l’impegno di Snow i Navajo dividendosi in piccole bande riuscivano sempre a passare tra le postazioni militari, trovando spesso rifugio sui monti a nord di St. George. Con il passare del tempo il sud dello Utah vide aumentare notevolmente la presenza militare e grazie al gran lavoro di Hamblin le tensioni con i Paiute furono attenuate quasi del tutto, mentre i raid Navajo continuarono per molti anni. Nel Novembre 1868 un gruppo di 30 Navajo attraversò il Colorado e a piedi si divise in 3 bande che colpirono in diversi punti riuscendo poi a fuggire rapidamente, anche se circa 27 cavalli rubati furono recuperati nel Black Canyon dal Capitano James Andrus. Alcuni mesi dopo nel Febbraio del 1869 un raid causò molta preoccupazione. Guidati dal Capitano Willis Copelan, 36 uomini si misero in cerca degli indiani, ma come al solito questi erano spariti rapidamente. Nell’autunno dello stesso anno i Navajos tornarono a razziare. Una banda attaccò gli insediamenti a nord di St. George. Il Capitano Andrus si mise sulle tracce dei razziatori ma fu informato che un’altra banda aveva attaccato la località di Pinto. Si mosse quindi verso Pinto, trovò le tracce vicino Paria e giunse alla conclusione che erano stati rubati almeno ottanta capi di bestiame. Qui apprese che i Paiute avevano attaccato i razziatori. Andrus continuò la sua attività contro i razziatori Navajo e il 10 Novembre dello stesso anno trovò tracce di una nuova razzia. Raggiunse gli indiani mentre stavano attraversando il Paria Canyon; si trattava di 8 Navajo con dodici cavalli. Nell’attacco che seguì due indiani caddero, mentre gli altri sparirono tra le rocce, per poi riapparire poco dopo su entrambi i lati del canyon, prendendo Andrus e i suoi uomini nel mezzo. Sotto il fuoco degli indiani, Andrus si ritirò.
Nelle località di Pipe Spring e Mocassin Spring, due delle piste più seguite nelle razzie, furono istituite delle postazioni di guardia fissa. Pipe Spring non sempre fu poi utilizzata come postazione fissa, ma spesso trovò uso solo come punto di incontro tra i militari, cosi che gli indiani impararono ad evitarla. Nel 1869 fu infatti segnalata qui solo una battaglia, con una grossa banda di Navajo proveniente da un raid nei pressi di Cedar City. Nell’inverno dello stesso anno Mocassin Spring necessitò di molte più forze fisse a causa sulla sua maggiore pericolosità. La città di Kanarraville subì furti per oltre 5000$ nel solo 1869. La fine della prigionia di Fort Sumner determinò un aumento delle razzie. Cinque mesi dopo il ritorno nel loro territorio i Navajo lanciarono una serie di attacchi sincronizzati contro gli insediamenti mormoni, uno dei quali guidati dal giovane figlio di Peokon, Hastiin Tse.


Il Generale Snow ed il Capitano Andrus, primi difensori degli insediamenti Mormoni

Le razzie continuarono negli anni successivi causando perdite equivalenti ad 1.000.000 $ ai Mormoni dello Utah. Hamblin decise allora di recarsi a Fort Defiance dove con il Capitano Bennett avrebbe potuto incontrare Barboncito e chiedere il suo aiuto, cosa che ottenne ma che non fu sufficiente per fermare le razzie. Cosi il leader Mormone cercò ed ottenne l’appoggio anche del capo Hastele. I suoi sforzi furono però vanificati nel 1873 con l’uccisione di cinque giovani Navajo nella Grass Valley. I navajo dopo aver commerciato con gli Ute nel tornare verso casa , una notte uccisero un montone di proprietà di Mr. McCarty, un colono non Mormone e si fermarono presso una casa abbandonata. McCarty infuriato si recò in forze dagli indiani. I Navajo cercarono di spiegarsi ma la comunicazione fra i due gruppi fu difficile e i Dinè decisero di accamparsi distanti dai coloni. La mattina dopo i coloni iniziarono un tiro al bersaglio verso un vecchio albero, al quale decisero di partecipare anche gli indiani, rassicurati dal loro comportamento amichevole, la questione sembrò risolta. Ad un certo punto, all’improvviso, il bersaglio divennero gli stessi indiani… Atsidíík’ák’éhé riuscì a raggiungere un cavallo bianco vicino la vecchia casa e coperto da un suo compagno ferito che si sacrificò per aiutarlo, riusci a fuggire. Il suo cavallo però presto si fermò stremato e così dovette abbandonarlo. Il giovane Navajo dalla forte fibra, anche se ferito allo stomaco riuscì a medicarsi con delle erbe tamponando le gravi emorragie e costruì una stampella di fortuna. Iniziò poi il lungo viaggio a piedi verso casa, il Navajo Canyon. Dopo 24 giorni trovò un hogan abbandonato e accese un fuoco con la speranza che qualcuno potesse vederlo. Cosi fu infatti, alcuni Navajo lo trovarono ferito, denutrito ma ancora vivo. Una volta ristabilitosi, Atsidíík’áak’éhé tornò in Utah con altri 5 Navajo e nei pressi della località nota come “White Face Mountain” senza pietà uccise due uomini, due donne e due bambini.
Nel frattempo a Ft Defiance il trader Lorenzo Hubbel accompagnò Ganado Mucho per fargli da interprete. Il capo aveva ricevuto l’invito ad investigare su ciò che accadeva tra Navajo e Mormoni. Il rapporto di Ganado Mucho non fu rassicurante, la situazione era seria, dato che i morti erano figli di due capi. Ganado Mucho avvertì inoltre che la riserva era troppo piccola e molti Dinè sarebbero usciti dai confini a causa dei pochi pascoli per il bestiame e soprattutto per avere il controllo delle poche sorgenti d’acqua, cosa che causò ulteriori tensioni con i Mormoni. Gli scontri tra Navajo e Mormoni andarono via via scemando e terminarono del tutto quando Manuelito, Ganado Mucho e Cayetanito stilarono un elenco di quaranta Navajo considerati come gli organizzatori dei raids e li uccisero. Tra questi uno dei principali fu considerato Dichin Bilque, che secondo loro utilizzava la magia nera e che aveva firmato il trattato di Ft Sumner con il nome di “Muerto de Hombre”.
Terminata la guerra con i Mormoni, la frontiera nord di Dinètah vide ancora disordini fino al 1893. Questa volta il conflitto non interessò i Mormoni ma i coloni dell’area di Durango, Colorado. L’8 Febbraio 1890 cinquecento guerrieri Navajo si accamparono a West Waters, circa 60 miglia sud di Durango. Pochi giorni prima il colono John Cox aveva ucciso un Navajo e si era poi rifiutato di pagare un quantitativo di cavalli pari a 200 dollari come risarcimento. Mentre gli indiani radunavano guerrieri i coloni inviarono messaggeri per chiedere aiuto a Ft Lewis, Ft Wingate e Ft Defiance. L’origine di queste tensioni fu uno scontro nel mese di Dicembre, 1889. Negli anni a seguire il rapporto tra coloni e Navajo peggiorò. Nel 1893 il tenente Plummer, agente dei Navajo, informò con un telegramma il Maggiore Kennedy che si erano svolte due battaglie tra coloni e Navajo nelle vicinanze di Durango e che la popolazione si trovava in uno stato di notevole eccitazione, chiedendo quindi l’invio di truppe. La situazione era critica, in un primo scontro cinque coloni persero la vita e nel secondo anche altri tre furono uccisi. Kennedy girò le informazioni al Dipartimento della Guerra che avrebbe potuto muovere così le truppe di Fort Logan. Sempre Kennedy si mostrò piuttosto preoccupato anche se considerava improbabile l’estendersi del conflitto a nord e parlando della questione riferì che si trattava di circa 250 guerrieri, tutti a cavallo e bene armati, con i migliori fucili a ripetizione, con viveri per affrontare una guerra, tutti pessimi elementi che si divertivano con rapine e omicidi. La situazione era in bilico da tempo, dati i frequenti furti dei Navajo e precipitò quando i coloni, esasperati, organizzarono una posse per recuperare il bestiame rubato. La posse, riuscì nel suo intento ma poco dopo essersi incamminata sulla via del ritorno, dopo ciò che sembrava esser stata una facile vittoria, fu attaccata ai fianchi dall’intera banda e 5 cowboys furono uccisi.
La banda di razziatori proveniva dall’Arizona, una volta entrata in New Mexico, si mosse verso la località di Jennett e da qui a nord, nell’area del San Juan e poi in Colorado. I Navajo presero il Trading Post di Tom White ad Hogback ed accerchiarono altri insediamenti con l’intento di bruciarli e di uccidere i proprietari. Gli Indiani si diressero in seguito rapidamente a nord di Farmignton, New Mexico. Il Governatore Waite fu costretto ad inviare un treno speciale con 200 stands di armi e 50.000 munizioni nell’area di Durango, per le dieci Compagnie della Guardia Nazionale del Colorado, pronte a muoversi. I Navajo si spinsero poi in prossimità della Southern Ute Agency dove i capi Ute offrirono il loro aiuto per respingerli. Infine il Dipartimento della Guerra, su sollecitazione del Governatore Thornton del Nuovo Messico, mosse anche le truppe dell‘ Arizona del Generale McCook.

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