La nascita del mito Western nell’Ottocento: Le Dime Novel – 10

A cura di Noemi Sammarco
Tutte le puntate: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16.


La prima dime novel Malaeska: The Indian Wife of the White Hunter

La scrittrice della prima dime novel Ann Shopia Stephens nacque nel 1810, a Humphreysville (oggi Seymour, Indiana), nel 1831 sposò Edward Stephens con il quale si trasferì a Portland nel Maine. Nel 1834 la coppia fondò la rivista femminile Portland Magazine per la quale entrambi scrissero.
Nel 1837 si trasferirono a New York City e Stephens iniziò a scrivere per The Ladies’ Companion nel quale pubblicò numerosi romanzi a puntate.
Visto il grande successo ottenuto dalle sue storie iniziò a pubblicarle sotto forma di libri ottenendo un enorme successo. Nel 1860 Beadle&Adams decise di pubblicare Malaeska: The Indian Wife of the White Hunter, questa storia era apparsa nel 1839 sotto forma di romanzo a puntate nel The Ladies’ Companion. Il libro divenne un vero best-seller e la Stephens continuò a scrivere romanzi per tutta la sua vita.
Malaeska è importante non solo perché il primo delle dime novel, ma anche perché questo romanzo ci offre uno spaccato sull’intersezione razziale, di genere e di classe che furono fondamentali per lo sviluppo della società americana. Il libro è una vera e propria critica al razzismo contro gli indiani, e al potere patriarcale al quale dovevano sottostare le donne, non solo quelle bianche ma anche le native.
Il romanzo è una rivisitazione della storia di Pocahontas ed un’allegoria dell’espropriazione dei territori dei Nativi Americani e del loro sterminio, infatti la prima stesura del romanzo avviene dopo l’Indian Removal Act e le sue drammatiche conseguenze. Tra il 1830 e il 1860 il conflitto tra i coloni bianchi e i nativi era un tema ricorrente in ogni forma di rappresentazione culturale, poiché era un argomento che suscitava molto interesse nel pubblico. La studiosa Paola Gemme afferma che il motivo del successo di Malaeska non fu solo la fama della sua autrice, ma anche il fatto che la trama rispondeva alla richiesta del pubblico di un interessante ritratto della vita alla frontiera e delle avventure indiane (1).


Pagine interne di “Malaeska”

La storia narra delle avventure della giovane nativa Maleaska, figlia del capo della tribù dei Mohawk (2). La giovane ragazza incontra e si innamora del cacciatore bianco William Danforth con il quale si sposa e da cui avrà un bambino anche lui chiamato William. Durante uno scontro tra i nativi e i coloni sia il padre di Malaeska che suo marito perdono la vita, così la giovane donna e il suo bambino prestando fede alla promessa fatta a suo marito viaggiano verso Manhattan per chiedere ospitalità a John Danforth il nonno del suo bambino. Il nonno non accetterà il matrimonio misto, ritenendolo innaturale, ma viene convinto dalla moglie ad accogliere il nipote a patto che Malaeska lavori in casa sua come cameriera e che non riveli mai la verità al bambino. Il giovane William cresce come l’unico erede della famiglia Danforth senza conoscere le sue origini, fino a quando la sua fidanzata Sarah decide di presentare a William una sua amica indiana che si rivela essere proprio Malaeska. La nativa e la giovane Sarah, senza sapere di avere in comune l’amore per William, erano diventate amiche. Quando Malaeska riconosce il figlio gli confessa la verità, ma William non sopportando di essere figlio di un matrimonio misto, e di avere sangue indiano decide di suicidarsi. Malaeska saputo della morte del figlio morirà anche lei di dolore.
Il matrimonio interraziale tra un’indiana e un colono è al centro della vicenda, e questo porta l’attenzione del lettore sul razzismo che deriva da questa unione. Mr Danforth definisce l’unione an unnatural marriage e non lo riconosce rifacendosi ad una legge statale contro i matrimoni interraziali.
La vicenda si concentra sul triangolo che si crea tra Wiliam Danforth- John Danforth-Malaeska (il cacciatore bianco, suo padre, e la principessa indiana), triangolo che in realtà rappresenta gli Stati Uniti-Georgia-Cherokees, la famiglia viene usta come modello della nazione. L’ unione tra la principessa indiana e il cacciatore bianco rappresenta l’unione tra i Cherokees e il governo federale, un vero e proprio matrimonio interraziale, proprio come Malaeska è subordinata a suo marito, allo stesso modo i Cherokees sono subordinati al governo federale. Quando William convince Malaeska a prendere loro figlio e a portarlo a casa dei suoi genitori, promettendole protezione per entrambi, vuole rappresentare la promessa di protezione e sicurezza che Jefferson fece ai Cherokees, supponendo che lo stato della Georgia avrebbe mantenuto quella promessa. Il governo federale fallirà a mantenere la promessa, proprio come farà il padre di William nella storia. Inoltre Jonh Danforth accetterà di prendere il figlio di Malaeska presso la sua casa solo a patto di cancellare la sua identità indiana, proprio quello che tenterà di fare lo stato della Georgia con la tribù dei Cherokees. Inoltre il giovane William è soggetto al controllo e all’influenza del nonno che lo farà crescere con ideologie razziste e con la convinzione della superiorità della razza bianca. E’ proprio il giovane William, che rispondendo alle domande della sua fidanzata sul perché di tanto odio verso gli indiani spiegherà che il suo atteggiamento razzista e il pregiudizio fanno parte della sua natura, la sua è un antipatia radicata nella culla ed è diventata più profonda e radicata man mano che la sua virilità cresceva. Afferma di amare suo nonno e di aver assorbito il suo odio per gli indiani da lui.


La copertina della dime novel

William considera l’odio per gli indiani come qualcosa di naturale ed insita in lui, ma sono proprio le sue parole a smontare queste teorie, l’odio per gli indiani gli è trasmesso da suo nonno, quello che William considera naturale è invece un costrutto sociale ed un contributo della sua identità mascolina. Sono proprio questi pregiudizi che porteranno il giovane William a non sopportare la scoperta di essere il figlio di una indiana, la società ha instillato in lui un sentimento razzista così forte e radicato da non riuscire a sopportare il disonore.
Un altro punto su cui pone l’attenzione la Stephens e che con la morte del giovane William la famiglia che si estingue è quella del padre bianco, e non quella degli indiani. Questo perché l’autrice vuole dimostrare che la distruzione degli indiani a cui miravano i bianchi, a lungo andare avrebbe portato alla distruzione di questi ultimi. La morte di entrambi i membri della coppia mista, e del loro figlio vogliono rappresentare il fallimento dell’ideologia della supremazia bianca.
Altro punto focale del libro è la critica alla società patriarcale. Nel romanzo è evidente che sia Malaeska sia Mrs. Danforth sono sottomesse ai loro mariti. Pur appartenendo a culture diverse le donne condividono situazioni comuni e questo porta a riconoscere che hanno un nemico in comune: il patriarcato. Sia Malaeska che le altre donne del romanzo vengono considerate dai propri mariti meri strumenti riproduttivi completamente assoggettate al potere degli uomini. Inoltre nel romanzo le donne non condividono le idee razziste degli uomini, tantochè Mrs Danforth, donna guidata dall’istinto materno, cercherà di convincere il marito a fare incontrare Malaeska con il figlio, mentre la giovane e bianca Sarah diventerà la migliore amica di Malaeska, questa amicizia vuole dimostrare che per la bianca Sarah il sangue indiano non è un motivo per allontanare l’indiana, e cercherà di far cambiare idea al fidanzato William riguardo alle sue idee di superiorità dei bianchi. Il messaggio della scrittrice è chiaro, le idee razziste non appartengono al mondo femminile. Per l’autrice le donne, a prescindere della cultura a cui appartengono, della classe sociale, e della età vivono situazioni condivise. Per questo le donne bianche del racconto simpatizzano per Malaeska, poiché riconoscono nel patriarcato un nemico comune contro il quale, secondo la scrittrice, le donne devono far fronte comune per potersi difendere.
All’interno della storia i diritti e le opinioni delle donne non vengono rispettati. A Malaeska viene negato il diritto di crescere suo figlio, a Mrs. Danforth non viene consentito di decidere riguardo al nipote; tutte le donne perdono il loro potere decisionale, completamente assoggettato al marito, e divengono meri strumenti riproduttivi. Attraverso queste storie la scrittrice vuole smuovere una critica sociale nelle sue lettrici, l’autoespressione diviene così una forma di resistenza alla dominazione patriarcale.
Questo romanzo ha anche un altro aspetto molto importante, per la prima volta troviamo un caso di captivity narrative al contrario. Questa volta è una donna indiana che viene costretta a vivere in una terra non sua, a rispettare ideologie che non sono proprie della sua società. Anche se nel suo caso non le sarà usata violenza fisica, che invece molto spesso avviene nei racconti di donne bianche rapite, nei confronti di Malaeska vi è una violenza psicologica (3). Come in ogni captivity romace la protagonista non sarà mai accettata nè dalla società che l’ha rapita, perché appartenete ad un’altra “razza”, nè, se mai dovesse tornare, nella sua società di origine perché ormai il suo onore è macchiato.
Malaeska viene descritta dal figlio come un uccello selvatico imprigionato in una gabbia per uccellini. L’amicizia tra Malaeska e Sarah nasce proprio perché entrambe soffrono al dover sottostare a quelle regole che la società impone alle donne per esser parte della middle-class. L’imprigionamento di Malaeska in questa società non è solo il suo, ma è l’imprigionamento di tutte le donne bianche nelle maglie sociali della civiltà occidentale. Inoltre questa captivty narrative al contrario mostra per la prima volta agli occhi dei lettori un caso in cui non è l’indiano il cattivo della storia, ma l’uomo bianco.
Far si che sia l’uomo bianco il cattivo della vicenda, e la donna indiana la vittima crea nuovi scenari in quell’ovest immaginato dai lettori. Per la prima volta il lettore è dalla parte di un indiano e quell’ovest immaginato nella mente dei lettori si capovolge.

CONTINUA

NOTE

  1. P. Gemme, “Rewriting the indian tale: Science, Politics, and evolution of Ann S. Stephens’ indian romances”, in Prospects: an annual journal of american cultural studies, n. 19 , 1994, p.376
  2. Anche se il luogo e il tempo della storia sono abbastanza vaghi, secondo lo studioso Bill Brown la storia si svolge nella Mohawak Valley quando questa era sotto il controllo delle Sei Nazioni degli Iroquesi, ed iniziavano ad arrivare i primi pionieri di origine inglese e olandese.
  3. E. Ziemba, Captivating Malaeska: Reading The First Dime Novel As A Captivity Narrative, parte The Literature in English, North America Commons, and theWomen’s Studies Commons, p.8

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