Caccia al bisonte: le testimonianze

A cura di Giovanni De Sio Cesari

Il momento della caccia era un momento di grande gioia e di eccitazione. La caccia al bisonte era una festa grande come lo sono sempre stati i giorni del raccolto delle civiltà agricole. Vediamo nei racconti di Alce Nero alcuni momenti importanti. Vi era tutto un cerimoniale gioioso nell’avvistamento delle mandrie e naturalmente grande onore spettava al cacciatore che li aveva localizzati per primo.
Una delle vedette rispose: “Sapete dove siamo stati? Siamo saliti fino in cima a una collina e abbiamo visto una mandria piccola di bisonti.”
E mentre parlava indicava la direzione. Il consigliere disse: “Forse dall’altra parte avete il bene. Informatemi.”
La vedetta aggiunse: “Dall’altra parte abbiamo visto un’altra mandria di bisonti plù grossa.” Allora il consigliere disse: “Vi sarò grato. Ditemi tutto ciò che avete visto da quelle parti.”


Un guerriero all’inseguimento di un bisonte

La vedetta rispose: “Dall’altra parte di quella montagna non c’erano che bisonti, per tutta la regione.” E il consigliere disse: “Aoh!” Allora il banditore gridò come cantando: “I vostri coltelli verranno arrotati, le vostre frecce verranno affilate. Preparatevi, fate presto; approntate i vostri cavalli! Usciremo con frecce.”

Ecco come viene descritto una caccia.

“Allora ci fu una grande polvere; tutti gridavano e tutti i cacciatori si precipitarono a uccidere, ognuno per conto suo. Erano tutti quasi nudi. con le loro faretre piene di frecce appese a sinistra, e si buttavano a cavallo addosso al bisonte e lo colpivano dietro la spalla sinistra. Alcune delle frecce penetravano fino alle penne e a volte quelle che non si imbattevano in un osso uscivano dall’altra parte. Tutti erano molto felici.”

Il prodotto della caccia era diviso fra tutti i componenti della tribù ed era quindi un momento di coesione, di solidarietà di tutto il gruppo che si riconosceva come una unità.

“Allora il capo dei consiglieri fece un giro. per scegliere i migliori cacciatori sui cavalli più veloci; poi disse loro:Eccellenti giovani guerrieri. parenti miei. so che il vostro lavoro è buono. Quello che voi fate è sempre buono; così oggi farete mangiare i deboli. Forse alcuni sono vecchi o deboli, senza figli. oppure sono donne con bambini e senza marito. Voi li aiuterete. e tutto ciò che uccidete sarà per loro. Questo era un grande onore per i giovani.”

Del bufalo si usava praticamente tutto: la carne veniva mangiata in parte fresca e in massima parte disseccata con un lungo e paziente lavoro e conservata. Con le ossa si costruivano arnesi di ogni genere, dalle pelli pellicce per l’inverno e soprattutto le coperture delle tipiche tende indiane, i Tepee.

“Finita la macellazione, la carne veniva appesa sulla groppa del cavallo e legata con strisce fresche di pelle di bisonte. Quando tornammo al villaggio, tutti i cava!li dei cacciatori erano carichi di carne. e noi bambini che non potevamo aspettare il banchetto mangiavamo tutto il fegato crudo che volevamo. Nessuno si arrabbiava con noi per questo.


Un guerriero sbalzato da cavallo

Nel frattempo, le donne rimaste nell’accampamento tagliavano pali lunghi e stecche forcute per preparare le apparecchiature dove avrebbero appeso la carne a seccare. Quando i cacciatori arrivavano. buttavano la carne in mucchi sopra un tappeto di foglie.”

Il bufalo quindi era animale sacro,era un dono del grande spirito che veniva cacciato ma il cui spirito era venerato. Veniva offerto e mangiato quasi con un rito religioso.

“Offri una fetta di bisonte che aveva davanti, perchè il bisonte era sacro e ci forniva cibo e alloggio. Poi accese pipa, la offrì ai quattro quadranti, allo Spirito Alto e alla Madre Terra, e porgendola disse: La nazione si è fidata di voi…“

I bianchi invece cominciarono a uccidere con le armi da fuoco i bufali in grande quantità, dapprima per la carne. Poi uccisero semplicemente per la lingua o anche per il puro piacere di uccidere o per affamare gli indiani. Fu cosi operato un assurdo e stupido massacro delle grandi mandrie.
Tutto il territorio fu coperto dalle loro carcasse. Gli indiani videro con sgomento cosi svanire quello che per essi era la fonte prima della loro vita , il dono del Grande Spirito. La fine dei bisonti fu pure la fine della vita indiana più ancora che i massacri e l’invasione dei bianchi.
E il quadro che si presentava agli sfortunati indiani era di una desolazione e di una tristezza indicibile perchè con i bisonti era morta anche la loro cultura, il loro mondo.

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