Il tramonto del bisonte e il rifiuto del cambiamento

A cura di Pietro Costantini

Delegazione Brulé a Washington nel 1870. Da sinistra Quick Bear, Spotted Tail, Swift Bear e Yello
Nel 1867 quasi tutti i Sioux avevano un solo interesse: commerciare con i bianchi, vendere i mantelli di bisonte che si ammucchiavano da circa tre anni, in cambio di fucili, munizioni, coperte, pentole e altre merci. Per questo motivo, nonostante Nuvola Rossa fosse l’unico a comprendere l’importanza della contrattazione da posizioni di forza per far finire la guerriglia che viene chiamata con il suo nome, i Sioux furono ben contenti di firmare il Trattato di Laramie del 1868.
Non si resero conto però che proprio quel trattato, che chiudeva la Pista di Bozeman, una via alle miniere del Montana di cui il Congresso non aveva più intenzione di sostenere il peso economico, escludeva dai centri di maggior interesse commerciale i Sioux, particolarmente le tribù meridionali come i Brulè e gli Oglala, allontanandoli dal grande posto di scambio di Fort Laramie e dai territori di caccia sul fiume Platte, che avevano quasi completamente strappato ai Pawnee, i Ponca e gli Omaha. Dimenticando di essere stati almeno
parzialmente dei coltivatori, alcuni capi Sioux famosi, come Nuvola Rossa e Coda Macchiata, fecero di tutto per evitare una riserva sul fiume Missouri, dove la terra era migliore dal punto di vista agricolo, ma ormai del tutto priva di bisonti e relativamente lontana dai centri di scambio del Nebraska con cui avevano rapporti. Essi tentavano di restare attaccati a un sistema economico sociale basato su una sola risorsa e di mantenere un monopolio regionale sui mantelli di bisonte, impedendo con la forza l’ accesso alle mandrie alle tribù meno numerose, di cui avevano invaso i territori, come i Pawnee e i Ponca. Era una terra che aveva dato da mangiare a innumerevoli generazioni di Mandan, Hidatsa e Arikara, che vivevano in grandi case di terra e avevano insegnato la coltivazione del mais ai Cheyenne e alla Banda del Grano (Corn Band) dei Brulè, che venne scoraggiata e intimidita dalla maggioranza tribale conservatrice e costretta ad abbandonare l’agricoltura (il grande capo Brulè Coda Macchiata, invece, fortissimamente volle la terra dove si trova attualmente la riserva di Rosebud, peggiore di qualità, ma vicina ai territori di caccia al bisonte dei Pawnee e dei Ponca.


Guerra intertribale – dipinto di Charles M. Russel

La casta guerriera, che era assunta a un potere mai visto dentro la tribù con l’avvento del cavallo e del commercio delle pelli di bisonte, si rifiutava pervicacemente di lasciare spazio all’agricoltura, sia all’orticoltura tradizionale femminile, che alla nuova agricoltura maschile americana dell’aratro, un sistema economico che avrebbe spostato l’asse del potere verso i detentori più antichi, i capi civili e le società femminili e religiose agricole. La casta guerriera, che aveva la sua ragione d’essere nella caccia commerciale e nel sistema semi pastorale, basato sul furto di cavalli e “cursus honorum” bellico, aveva creato un’ideologia nuova della terra, che si era sviluppata lentamente durante le guerre della regione dei Grandi Laghi ai tempi dei famosi capi militari Pontiac e Tecumseh, nella seconda metà del 18° secolo primi anni del 19°. Questa ideologia atta a difendere il modo di vita indiano come si era venuto sviluppando dalle guerre delle pellicce, aveva trovato nuovi profeti nel visionario Smohalla, in Cavallo Pazzo e Toro Seduto e nella società guerriera dei Soldati Cani Cheyenne. Le bande di Cavallo Pazzo e Toro Seduto tentarono in ogni modo di penetrare nell’ultimo santuario dei bisonti settentrionali, le terre dei Crow e dei Piedineri, mentre i Soldati Cani dei Cheyenne meridionali in Oklahoma, negli anni 1880, distruggevano i campi coltivati degli altri Cheyenne che non avevano mai abbandonato del tutto la coltivazione del mais, in nome di una vita basata su un animale che in quella regione era del tutto scomparso da alcuni anni.
Il periodo di massima intensità del commercio nel Far West cominciò intorno al 1805 e terminò
verso il 1870. Gli effetti trasformativi del commercio furono più sottili di quelli dovuti alle frontiere minerarie, agricole e agro pastorali a cui il commercio aprì la strada. Nel 1837 il commercio favorì l’espansione della grande epidemia di vaiolo che spazzò via i grandi centri commerciali dell’Alto Missouri dei Mandan, Hidatsa e Arikara e aprì la strada alla nuova potenza regionale settentrionale, i Sioux, che si trovarono però la strada sbarrata dai Piedineri e i Crow, le altre due grandi potenze della zona.


Pionieri in sosta

Mentre Cavallo Pazzo e i suoi alleati il 25 giugno 1876 annientavano parte del Settimo Cavalleria a Little Big Horn, nel cuore del territorio dei Crow, a poche decine di Km, erano già sorte in poche settimane Custer e Deadwood. A Deadwood l’8 giugno era nato il primo giornale e in settembre vi erano fra l’altro una banca, un teatro e 7 avvocati. Nel 1877 Cavallo Pazzo moriva a Fort Robinson, Nebraska, quasi ai piedi delle Colline Nere, mentre a Deadwood erano ammessi alla professione 50 avvocati e il teatro Gem, uno dei vari in città, per primo convinceva dei Sioux a mettere in scena uno spettacolo di danze indiane. Mentre a Coeur d’Alene, Idaho, cominciavano le lotte violente del sindacato della Western Federation of Miners,
ancora nel 1892 gli ultimi guerrieri Crow, Piedineri, Assiniboin e Yanktonai Sioux intraprendevano viaggi di centinaia di chilometri in mezzo ai campi coltivati, alle fattorie e alle cittadine americane per andare a rubarsi reciprocamente i cavalli e “contare colpo”, uccidendo qualche avversario tribale. Tentavano di perpetuare un sistema di vita che aveva visto il suo splendore massimo nel decennio del 1830-40, visto come un’età dell’oro dagli Indiani solo un ventennio dopo e che aveva perduto ogni legame diretto con l’economia del bisonte.
Non tutti gli Indiani delle Grandi Pianure, però, erano degli irriducibili e molti avevano fatto buon viso a cattivo gioco. I Ponca, per esempio, avevano adottato l’allevamento del bestiame, che i Sioux, per ragioni ideologiche, uccisero tutto lasciando le carcasse alle poiane, come simbolo del rifiuto di adottare un diverso modo di vita. Interessante è l’atteggiamento di Samuel Walking Coyote, indiano Pend d’Oreille (Kalispel) che salvò dei vitellini di bisonte e se li trascinò dietro fino alla sua riserva in Montana, con l’idea di allevarli come bestiame e, quando si fosse venuta a creare una mandria consistente, per avere bisonti da cacciare come ai vecchi tempi, ora che la sua tribù non poteva più scendere nelle Grandi Pianure a causa dei forti nemici Piedineri e Sioux. La sua idea portò effettivamente alla ricostituzione di una mandria in Montana che ora costituisce il National Bison Range.


Un dipinto che descrive la Battaglia di Little Bighorn

Quelli che non vollero cambiare fino all’ultimo cercarono di prolungare al massimo una parvenza di caccia, ora perfettamente priva di valore economico, ma ricca di valore simbolico tra i gruppi di potere dentro le riserve. Le fazioni “progressiste”, infatti, si servivano dei macellai bianchi, i “tradizionalisti” conservatori, invece, si rifiutavano di macellare il bestiame se non tramite una finta caccia al “bisonte”, dove le vacche fornite dal governo erano assalite e uccise a colpi di lance e frecce e da qualche fucilata.

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