Il 7° Cavalleria al tempo delle guerre indiane

Custer e il 7° Cavalleria
Il 7° Cavalleria è un reggimento di cavalleria dell’esercito americano nato e divenuto famoso durante i decenni più duri delle guerre indiane. A porre le basi per la nascita del 7° Cavalleria ci pensò il presidente Andrew Johnson (1808-1875) con la legge del 1866, promulgata al termine della guerra civile americana.
Con quella legge si ristrutturava in maniera decisa l’esercito statunitense, rendendolo di fatto un organismo di polizia militare avente particolari poteri e compiti di controllo dell’ordine negli stati che avevano aderito alla Confederazione e negli sconfinati e in parte sconosciuti territori del west.
In mezzo ad altre disposizioni, la legge disponeva anche la creazione di quattro nuovi reggimenti di cavalleria e tra questi il 7º Cavalleggeri al quale si attribuivano funzioni speciali di contrasto delle bande indiane della frontiera.
Il Reggimento, posto sotto il comando del colonnello Andrew J. Smith, era di stanza presso Fort Riley, nel Kansas, una zona che era già stata raggiunta dalla nuova ferrovia chiamata “Kansas-Pacific”.
Durante la Guerra di Secessione, il colonnello Smith aveva raggiunto il grado di Generale di Divisione (“brevet”, ossia valido durante il periodo di guerra) e, al termine del conflitto, era stato riportato al grado originario ante-guerra di tenente colonnello.
Smith arrivò a Fort Riley nel luglio del 1866 e lì venne raggiunto ben presto da un altro ex-generale “brevet” (che lo avrebbe affiancato), il tenente colonnello George Armstrong Custer. Custer venne integrato nel reparto il 25 settembre e ne assunse il comando poco tempo dopo, quando il colonnello Smith venne destinato al Quartier Generale dell’esercito americano, il 3 novembre di quell’anno.


Missione nelle Colline Nere

Al suo arrivo Custer aveva già le idee ben chiare, data l’esperienza che aveva fatto nelle molte battaglie combattute nella Guerra Civile e non fu troppo sconfortato nel constatare che all’assunzione del comando il 7º Cavalleria non era a pieno organico… Non tutti e 12 gli squadroni previsti dall’atto di avvio erano formati e quelli esistenti erano a ranghi ridotti. Non bastasse quello, Custer dovette rilevare che quei pochi squadroni già avviati non erano neppure accampati nei pressi di Fort Riley, essendo la maggior parte del personale disseminata in posti militari e distaccamenti di frontiera dove si stava portando avanti il piano di addestramento delle reclute. E questo non era visto positivamente, perchè addestrare i soldati in posti diversi non consentiva l’auspicata unitarietà di indirizzo.
Un soldato del 7°
Un’altra punto critico era rappresentato proprio dai soldati che erano irreggimentati nel 7° Cavalleria; erano infatti piuttosto scadenti sotto il profilo individuale. Moltissime reclute provenivano da reparti della Guerra Civile, da stranieri (dobbiamo sottolineare che tra i circa 260 caduti alla battaglia del Little Big Horn quasi 90 non avevano ancora ottenuto la cittadinanza americana!) che avevano difficoltà a comprendere e usare la lingua inglese e da chi, tutto sommato, aveva scelto la via dell’arruolamento nell’esercito solo perché non aveva trovato di meglio da fare per raggranellare il pur misero stipendio di 13$ al mese per un soldato semplice o di 22$ per un sergente non ammogliato. E la leva del denaro doveva essere molto forte a quel tempo, dato che gli stipendi venivano pagati in assegni al portatore che dovevano essere cambiati in danaro contante a spese del soldato. Aggiungiamo pure che la prima divisa dei soldati (camicia blu scura, pantaloni blu chiari e stivaloni al ginocchio) era a carico del Governo Americano, ma che eventuali riparazioni e nuovi capi di abbigliamento erano a completo carico dei militari. Anche per queste ultime considerazioni il 7° Cavalleria aveva nei suoi ranghi soldati con “uniformi” che spesso erano molto poco uniformi, con ampio spazio, specialmente tra gli ufficiali, per capi di vestiario di foggia prettamente “civile”. Famosa è stata la giacca di pelle chiara di cervo con frange alle maniche indossata proprio dal tenente colonnello Custer.
Le amare constatazioni che fece Custer sullo stato del reggimento non sono scevre di verità, almeno stando alla più diffusa considerazione che circolava a quell’epoca sui militari: “L’esercito è composto da individui dissoluti e fannulloni e da stranieri miserabili. A costoro si aggiungano altri individui indesiderabili quali criminali, bruti, pervertiti ed ubriaconi”.
Come abbiamo visto, gli uomini di cui disponeva il tenente colonnello Custer per la messa a punto del 7º Cavalleggeri non sfuggivano a questa situazione generale. In più la maggioranza degli effettivi era scarsamente addestrata, pochi sapevano sparare, pochissimi sparavano bene e alcuni non sapevano neppure andare a cavallo!


Soldati del 7° in posa per una fotografia ricordo

Ad aggravare ulteriormente la situazione c’era la più varia provenienza dalle fila degli eserciti della Guerra Civile, compresa la presenza, nello stesso reparto, di persone che fino a pochi mesi prima avevano militato su contrapposti fronti di guerra.
All’inizio dell’avventura del 7° Cavalleria, l’armamento in dotazione non comprendeva armi di reparto come cannoni o mitragliatrici, ma era costituito solo da armi affidate ai singoli soldati e principalmente carabine Spencer a 7 colpi cal. O,50 a ripetizione ordinaria (l’arma doveva essere ricaricata manualmente ad ogni colpo sparato), pistole Colt a 6 colpi cal. 0,45 e, infine, sciabole. La sciabola – va sottolineato – faceva parte dell’equipaggiamento più per tradizione che per utilità pratica e infatti nella storia delle guerre indiane furono utilizzate in appena due o tre episodi durante un attacco e, in uno di questi casi, si dovette ricorrere ad esse poiché il freddo intenso aveva reso inservibili i fucili.


Da Fort Riley al Little Big Horn

Per migliorare l’addestramento dei soldati, nonché per variare la monotona dieta a base di spezzatino di manzo o di carne di maiale salata con il solito contorno di fagioli, riso, pane o gallette e caffè nero, Custer ideò una modalità innovativa di addestramento, composta da estenuanti giornate di lavori che si concludevano, quasi sempre, con divertenti cacce al bisonte. In questa maniera i soldati imparavano velocemente a cavalcare e a sparare con discreta precisione pur di procurarsi la carne fresca e fare qualcosa di diverso.
Aiutato dalla moglie, Elizabeth “Libbie” Bacon, il tenente colonnello Custer si impegnò duramente anche a creare un buon rapporto sociale tra le famiglie degli ufficiali, aumentando così la coesione dei quadri al comando ed un diffuso senso di appartenenza al corpo e un orgoglio di militare nel 7° Cavalleria.
Nel 1867, in primavera, giunse a Fort Riley il generale Hancock con sette compagnie del 37° Fanteria ed una batteria del 4° Artiglieria per organizzare e condurre insieme al 7° di Custer una lunga e dura campagna contro gli indiani “ribelli”. Il 22 marzo 1867 la colonna, cui si erano aggiunti sei squadroni del 7° Cavalleria, direttamente al comando di Custer, si mise in marcia con lo scopo di dissuadere i pellerossa dal ripetere attacchi ai danni degli insediamenti dei bianchi nelle grandi pianure.


1876, la partenza di Custer e degli uomini del 7° Cavalleria

Dopo alterne vicende, a circa dieci anni dalla sua costituzione, il 7º Cavalleria, inquadrato nella grande Colonna del Dakota, il 22 giugno 1876 si avviò lungo la valle del torrente Rosebud verso la località chiamata Little Big Horn ove si sarebbe realizzato il destino del reparto e del suo Comandante, il tenente colonnello George Armstrong Custer, con la morte di oltre 250 uomini.

L’inno del 7°: “Garry Owen”

L’inno del 7º Cavalleggeri, “Garry Owen” (Il giardino di Garry), è un brano gaelico del Settecento, già inno di battaglia dell’87° Royal Irish Fusiliers, un reggimento di fucilieri irlandese.
Nel 1867 fu suggerito a Custer direttamente dal capitano Myles Keogh e fu suonato dalla banda musicale del 7°, composta di 13 musicisti e del direttore Felix Vinatieri. Quest’ultimo, italiano d’origine, era stato “garibaldino” ed era veterano delle guerre risorgimentali e fu uno dei pochi sopravvissuti alla battaglia del Little Big Horn.
Custer ebbe modo di dire: “Siamo l’orgoglio dell’Esercito ed un reggimento di grande fama; il nostro nome è inciso nelle pagine della Storia dal ’66 in poi. Se pensate che possiamo esitare o essere fermati mentre si va a combattere, guardate bene il nostro passo e le nostre teste alte quando la banda suona Garry Owen.”
Per estensione, i soldati del 7º erano anche noti come “I Garry Owen”.

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