Eastern Apache (1779-1787)

A cura di Gianni Albertoli

Notoriamente gli indiani denominati “Eastern Apaches” rappresentavano quei gruppi, tribù o bande, che vagavano a est del Rio Grande nelle aree del Nuevo Mexico e che, in genere, seguivano le rotte comprese tra El Paso e Chihuahua (Nueva Vizcaya). Ai tempi dell’Ugarte venivano annotate quattro tribù, con un certo numero di relativi piccoli gruppi. Come i loro cugini occidentali non avevano alcun tipo di governo centrale e, di conseguenza, una vera e propria autorità tribale, infatti, i loro leader avevano ruoli importanti essenzialmente in tempi di guerra. Nelle aree montuose meridionali, chiaramente del Nuevo Mexico, tra il Río Grande e il Pecos River, vi erano gli “Yntajen-ne”, chiamati “Faraones” dagli spagnoli.
Scacciati a sud dall’avanzata dei Comanches, nella prima parte del XVIII secolo, i Faraones avrebbero lasciato un loro gruppo affine nelle Jicarilla Mountains dove, sotto la protezione spagnola, si dedicarono ad alcune forme di agricoltura e a proficui commerci con gli indiani Pueblo di Taos. Gli altri gruppi si sarebbero costantemente dedicati a razziare gli insediamenti del Nuevo Mexico e quelli della Nueva Vizcaya a sud, spesso in collaborazione con i Mescaleros dell’est.


Alcuni Mescalero con un agente indiano

A est del Faraones vi erano i “Sejen-ne”, meglio noti come “Mescaleros”, una popolazione delle aree montuose del Pecos River che si estendeva a nord su entrambe le rive del fiume. Uno dei grandi problemi dell’Ugarte fu sicuramente quello di mantenere la pace con questo gruppo e con i loro nemici storici, i Comanches. La forte pressione operata da questi ultimi avrebbe portato i Mescaleros a spingersi a sud e ad attaccare gli insediamenti coloniali del Coahuila e della Nuova Vizcaya. Come i “Llaneros”, o “plains Apaches”, i Mescaleros decisero allora di posizionare i loro campi in prossimità delle montagne – come d’altronde i Faraones -, per fronteggiare meglio i Comanche ed anche gli spagnoli stessi. Le fonti riportavano che, durante l’amministrazione dell’Ugarte, i Mescaleros avevano otto bande guidate da ben noti leader come “Bigotes el Bermejo” (Whiskers o the Crimson One), “Cuerno Verde” (Green Horn), “Montera Blanca” (White Cap), “El-lite” (“El Quemado” o the Burnt One), “Daxle Ylchí” (“Patule” el Grande), “Quijiequsyá” (“Zapato Tuerto” o Twisted Shoe), “Gabié-choché” (“Alegre” o Happy), e infine “Yco-Yndixle” (“Volante” o “Ligero”, Rover o Flighty). Gli indiani “Cuelcajen-ne”, noti come “Llaneros”, erano i gruppi stanziati nelle pianure e nelle aree sabbiose tra il Pecos e il Colorado River, nel Texas; questi gruppi occupavano aree confinanti con i Mescaleros, a ovest, i Lipanes a est, gli insediamenti spagnoli del Coahuila a sud, ed infine con i Comanches a nord.


Plains Apache

Nel periodo in questione (1779-1787) erano tradizionalmente divisi in tre piccole tribù denominate “Llaneros” veri e propri, “Lipiyanes” e Natagées. Da lungo tempo in guerra con i Comanches, i Lipanes assalivano gli insediamenti coloniali anche in stretta simbiosi con i Mescaleros e i Faraones. I loro principali capi di guerra avevano spesso forte influenza sulle tribù orientali, fra loro vi era il ben noto “Picax-andé-Instinsle”, un importante guerriero dei Lipiyán conosciuto nella Nueva Vizcaya come “El Calvo” (the Bald One); un altro prominente leader era “El Natagée”, appartenente probabilmente alla omonima tribù. Il gruppo più orientale, vagante nelle vicinanze dei Llaneros, vi erano i “Lipajen-ne”, la “Lipan tribe”.


Il Rio Grande

Questa popolazione era particolarmente numerosa ed era divisa in due gruppi, uno dei quali occupava l’alto corso del Río Grande e alcune basse aree dello stesso fiume. Gli “upper Lipanes” solevano associarsi ai Mescaleros e ai Llaneros per razziare le aree del Coahuila, mentre i “lower Lipanes” vivevano abbastanza appartati e preferivano assalire gli insediamenti coloniali del Texas.


Mappa degli Eastern Apache

Queste genti erano entrambe acerrime nemiche dei Comanches, confrontandosi con loro per il controllo delle grandi mandrie di bisonti. I Lipanes si erano riappacificati con gli spagnoli nel 1774, ma continuavano comunque a razziare le mandrie spagnole, per incolpare dei loro crimine i Mescaleros; a differenza degli altri Apache, si astenevano dal mangiare carne di cavallo e di mulo, ed erano considerati dagli spagnoli i “più puliti e più galanti” dell’intera nazione. Tre anni dopo, nel 1777 il Teodoro de la Croix, Comandante generale del territorio, in un Concilio di Guerra a Monclova, e poi a San Antonio, raccomandava la pace con i gruppi orientali degli Apaches. Tuttavia, l’anno dopo, la “junta” del Chihuahua proponeva un tentativo per dividere le due tribù più potenti e numerose, i Mescaleros e i Lipanes, alleandosi con i primi e continuando la guerra contro i secondi. Nel 1779, per la prima volta veniva rinnovata la pace con i Lipanes e, in quello stesso anno, il Juan de Ugalde riuscì ad invogliare i Mescaleros ad attaccare i Lipanes di concerto con le truppe presidiali. per poi abbandonare le operazioni offensive a favore di una campagna di pace. Nello stesso periodo una grossa spedizione di guerrieri Comanches scese a sud “per un assalto omicida” che portò alla velocissima fuga dei Lipanes, obbligati così a richiedere la protezione spagnola. Dopo la richiesta di pace con il governo del Coahuila (1779), l’Ugalde avrebbe usato parecchi ausiliari della tribù per attaccare i bellicosi Mescaleros, da lungo tempo impegnati in incursioni a scopo di razzia.


Lipan

Il de la Croix considerava i Mescaleros particolarmente “perfidi, crudeli e barbari quanto i Lipanes, e non degni di una pace onorevole con gli spagnoli” però, quando si presentarono al Presidio di El Norte (1781) per richiedere pace e protezione dagli attacchi portati dai Lipanes, avrebbe comunque accettato l’offerta. Le bande Mescaleros che si presentarono al Presidio erano quelle di “Patule el Grande, Alonso e Juan Tuerto”, queste accettarono di stabilirsi presso il “pueblo” abbandonato di San Francisco dove sarebbero stati ben lieti di unirsi ai gruppi Julimeño e Suma delle missioni del Coahuila e del distretto di El Paso. Inoltre, i tre gruppi accettavano di essere “civilizzati”, di dedicarsi all’agricoltura e di costruire case permanenti, senza dimenticare che si dissero disposti a fornire ausiliari alle truppe spagnole.


Soldado Cuera


Soldado Cuera

Il Croix avrebbe conferito vari titoli ai prominenti capi apache, il Patule e il Juan Tuerto vennero nominati “capi di guerra”, mentre l’Alonso divenne “governatore” del “pueblo de San Francisco”. Una quarta banda avrebbe accetto i termini del Trattato, era quella del Domingo Alegre, nominato “capitano e governatore” di un “pueblo” separato. La pace venne ratificata nel settembre 1779, ma il Croix avrebbe però intimato al colonnello Manuel Muñoz – comandante di El Norte -, di “distruggere tutti gli Apaches ostili”. L’anno dopo, in maggio, il colonnello lanciava una ennesima campagna contro una banda “Gileños”, era affiancato da ausiliari Mescaleros. D’altra parte, il loro atteggiamento era notevolmente cambiato e ora stavano facendo continue richieste alle autorità spagnole, ma il Croix non si fidava e nutriva ben poche speranze sul fatto che mettessero radici nei loro “pueblos”, temeva si riconciliassero con i Lipan, un altro gruppo di indiani considerati “altrettanto traditori della pace solennizzata”.


Missione spagnola

Le speranze spagnole svanirono ben presto, infatti si verificarono una lunga serie di incidenti che indussero i Mescaleros a fuggire dai loro “pueblos” e tornare ai loro vecchi modi di vita. Durante l’inverno 1781-1782, Patule el Grande, con altri leader Mescaleros, si tenne al largo dagli insediamenti, operando però nel Bolsón de Mapimí per assalire alcuni villaggi del Coahuila come Parras, Alamo e Anaelo. Le fonti riportavano che in questi attacchi avrebbero perso la vita almeno 80 coloni, con molti feriti e parecchio bestiame razziato. Fu allora che dovette intervenire l’Ugalde, il quale dette il via a ben quattro operazioni di guerra contro gli assalitori.


Il vice-re Flores

Con grande sgomento Patule el Grande chiese immediatamente la pace, ma quando si rese conto che le condizioni dell’Ugalde erano troppo dure, fuggì con la sua banda e cercò migliori arrangiamenti al Presidio di San Carlos, dove il comandante lo avrebbe internato immediatamente; mentre l’Ugalde, nel frattempo, attaccava altri tre accampamenti dei Mescaleros nel Bolsón de Mapimí, cacciandoli nel deserto. Nel luglio 1786 i Mescaleros entrarono nel Messico e lanciarono parecchie incursioni contro gli insediamenti di Sabana Grande e Gruñidora, assalendo poi Mazapil e Cedros con “incredibile crudeltà e barbarie”.


Apache Frontier

La situazione stava peggiorando e l’Ugalde dovette rientrare in gioco lungo la frontiera. L’operazione del 19 gennaio 1787 fu positiva ma le truppe avrebbero fallito il tentativo di intercettare i nemici in ritirata nel Bolsón de Mapimí; infine, i contingenti del Coahuila riuscirono a contattarli nella “Sierra de los Chizos” (31 marzo) infliggendo loro la prima di una lunga serie di punizioni. La data del primo attacco contro i Mescaleros è troppo importante, essa avrebbe portato parecchie bande a richiedere la pace nella Nueva Vizcaya, pace già accordata due mesi prima, ma stipulata dopo.


Nueva Vizcaya

Qualche tempo dopo gli indiani offrirono la pace, dichiarando di essere intenzionati a rientrare nelle aree del Presidio di El Norte, i capi offrirono volontariamente come ostaggi “due squaw e due guerrieri” e gli spagnoli rientrarono al Presidio il 10 febbraio. Il 12 febbraio l’Ugarte ordinava al capitano Domingo Díaz ad operare al fianco del capitano Juan Bautista Elguezabal, comandante di San Carlos, per negoziare la pace con gli ostili. I due raggiunsero velocemente il Presidio di El Norte ed entrarono in contatto con gli ostaggi, gli spagnoli erano ben disposti ed offrivano condizioni piuttosto dure. Nello stesso periodo giungevano preoccupanti notizie dalla Sonora, dove i Gileños stavano operando alla grande contro gli insediamenti coloniali, mentre i Seri mettevano in forte apprensione le autorità spagnole, mentre si complicavano le trattative con i Mescaleros e così, nella primavera 1787, gli ostili si presentarono alle negoziazioni di El Norte, con i Mimbreños che richiedevano la pace ai Presidios di Janos e San Buenaventura, ed anche ad El Norte.


Tribù Apache

Nel frattempo procedevano le negoziazioni. Il 29 marzo 1787 il capitano Díaz rientrava in gioco per accogliere otto leader Mescaleros ad El Norte, seguiti da circa 300 famiglie con almeno 400 guerrieri. Gli otto leader accettarono le undici condizioni proposte dagli spagnoli, ma il Díaz, purtroppo, non avrebbe fornito grandi informazioni, infatti nessuna annotazione numerica precisa delle varie bande era presente nel suo Rapporto all’Ugarte. Il risultato sarebbe stato positivo e, tre settimane dopo, da Arispe, il comandante in capo ordinava al Rengel e all’Ugalde di cessare le ostilità contro i Mescaleros che avevano richiesto la pace e di liberare i prigionieri apache in mano alle truppe della Nueva Vizcaya e del Coahuila. Poco dopo venne deciso di assegnare determinate aree alle varie bande pacificate: Bigotes El Bermejo e la sua banda intorno all’Aguaje del Cibolo, a circa 18 miglia dal Presidio; le bande di Volante, Cuerno Verde e Montera Blanca nelle aree del Presidio di San Carlos; i gruppi di Zapato Tuerto ed El Quemado nelle zone dell’Aguaje de las Cruces, sulle pendici meridionali della Sierra Rica; e la banda di Alegre e quella più piccola del Patule, presso l’Aguaje del Pabelloncito, nelle aree della Hacienda de la Ramada. Le due restanti bande, quelle sotto El Calvo ed El Natagée, più strettamente associate agli altri gruppi Mescaleros, non si presentarono all’appuntamento perché stavano cacciando nelle grandi Pianure (il Díaz al Rengel, Guajoquilla, 13 aprile 1787).


Presidios (1780-1800)

Un successivo attacco venne portato dalle truppe del capitano Elguezabal e del Granado (circa 16 soldati), ma non sappiamo dove avvenne lo scontro. Un secondo attacco ebbe luogo il 19 aprile, nella “Sierra de la Pendencia”, dove vi era un campo della “Zendé nación”, un gruppo intenzionato a richiedere pace ma che, in precedenza, aveva razziato parecchi cavalli alle forze spagnole. Ormai l’Ugalde proponeva lo sterminio dei Mescalero ribelli, così, nonostante alcune obiezioni, le truppe assalirono un accampamento nemico nella Sierra del Movano e, poco dopo, un altro campo sul Pecos River, erano queste le bande di Bigotes El Bermejo e di Montera Blanca, che soffrirono pesanti perdite di cavalli e approvvigionamenti, ma non perdite umane. Le bande di Cuerno Verde, Bigotes El Bermejo e di Montera Blanca non rientrarono al Presidio, mentre quelle di Volante, Alegre, El Quemado e Patule vi entrarono ma erano particolarmente furiose. Altri due capi, il Patule ed El Quemado, vennero convinti a raggiungere El Paso sotto scorta (17 maggio), mentre altri – Cuerno Verde, Bigotes El Bermejo, Zapato Tuerto e Montera Blanca -, raggiunsero El Norte seguendo le loro piste tradizionali. Alla domanda su El Calvo ed El Natagée, i due capi che non erano mai arrivati a El Norte con le loro bande, il Patule ed El Quemado dichiararono di non conoscerli e di abitare molto lontano dai loro accampamenti; tuttavia, individuarono uno dei capi, noto come “Alegre” e, secondo loro, “la principale fonte delle difficoltà esistenti tra i Mescaleros” e probabilmente quello che aveva portato alla rottura della pace. Delle otto bande Mescalero che avevano raggiunto El Paso in pace, almeno quattro, stando al Díaz, attaccarono inaspettatamente le truppe dell’Ugalde dopo aver abbandonato i loro campi, per poi unirsi ai gruppi ostili dei deserti e delle Guadalupe Mountains, per poi ritirarsi nella Sierra del Movano.


El Capitan, Guadalupe Mountains

Nelle vicinanze del Presidio rimasero soltanto le piccole bande di Alegre, Volante, Patule ed El Quemado. La situazione per i fuggitivi non fu certamente ottimale, alcune di queste erano intenzionate a rientrare nelle aree presidiali, mancavano di approvvigionamenti e non potevano cacciare i bisonti nelle Pianure meridionali. Fu allora che l’Ugarte diede il permesso al Díaz di scortare i Mescaleros nelle loro annuali escursioni di caccia ai bisonti, in dicembre-gennaio doveva proteggerli dagli attacchi dei Comanches. A partire dalla fine dell’agosto 1787, i gruppi ostili vennero continuamente sottoposti agli attacchi spagnoli. Dalla Sonora, il 19 aprile, l’Ugarte aveva ordinato il ritorno di alcuni prigionieri, e sebbene l’Ugalde potesse non aver ricevuto questo ordine scritto fino al suo ritorno dalla sua campagna, il 9 agosto, era stato informato verbalmente della tregua dal Granados (7 aprile), e di nuovo dall’Elguezabal il 22 aprile. Poco dopo aveva inviato il catturato Zapato Tuerto al campo di Patules, nelle vicinanze del Presidio di El Norte, con il suo mandato per il ritorno dei quattordici Mescaleros che deteneva; il Patule gli aveva consegnato due dei suoi prigionieri e tre Mescaleros come ostaggi, ma l’Ugalde non era ancora riuscito a liberare i suoi prigionieri.


Un guerriero Apache

Dopo il 31 agosto le fonti riportavano che ormai i Mescaleros erano nuovamente sul sentiero di guerra. L’Ugalde era furioso e, dopo aver attaccato “quattro supposte bande ostili” – tra la fine di marzo e la seconda settimana di maggio -, aveva intercettato una quinta banda nella Sierra de Guadalupe. Questa banda era da poco stata attaccata dai Comanches e stava subendo pesanti perdite, mentre stava fuggendo nelle terre delle dune sabbiose venne duramente colpita dagli uomini dell’Ugalde. Fu un altro durissimo colpo, il capo venne ucciso e molti altri catturati, i pochi sopravvissuti perdettero la maggior parte dei loro beni e riuscirono soltanto a riscattare un prigioniero. Successivamente, dopo una marcia di diverse centinaia di miglia verso nord, in giugno, raggiunse un grande accampamento degli Apache Lipiyán guidati da un grande capo, il quale cercò e ottenne la conseguente protezione spagnola secondo i termini dell’Ugalde. Ritornato a sud, trovò e attaccò ancora un altro accampamento dei Mescaleros (25 luglio) nel Bolsón de Mapimí. La campagna si sarebbe conclusa, dopo sette mesi di scontri e inseguimenti, il 7 agosto. Dopo un ennesimo attacco contro un’altra banda Mescalero nel Bolsón de Mapimí, gli spagnoli scovarono un campo apache grazie all’apporto di Zapato Tuerto, erano una quarantina di Mescalero e non avevano alcuna intenzione di combattere, appartenevano alle bande di Patule ed El Quemado, seriamente intenzionati a chiedere la pace. Nello stesso periodo giungevano serie notizie dagli insediamenti coloniali della Nueva Vizcaya, era opera dei Gileños, ma i Mescaleros temevano che gli attacchi fossero attribuiti a loro. L’11 agosto, a Santa Rosa, i due leader parlarono anche a nome di alcuni gruppi Lipáns. Fu allora che l’Ugalde presentò le sue condizioni di pace, alle quali concordarono con manifestazioni di gioia e amicizia, indicando che anche gli altri capi, compreso quello del “Cendés”, avrebbero accettato i termini quando ne fossero venuti a conoscenza. Le proposte spagnole continuavano ad essere inaccettabili per gli indiani Mescaleros, anche se le autorità promettevano razioni alimentari comprendenti zucchero e tabacco; dovevano anche fornire ausiliari alle truppe in cambio di quattro cavalli ben riforniti, e il capo diventava il vero responsabile di eventuali attività di guerra dei guerrieri.


Il libro di Jose Cortes

Qualche tempo dopo il Díaz annotava che nelle aree del Presidio di El Norte vi erano concentrate dieci bande Mescalero ed erano presenti anche i leader Patule ed El Quemado, i quali non furono certamente contenti quando venne loro riferito che non dovevano assolutamente assalire “nessun Comanche” lungo il confine meridionale del loro territorio di caccia e neppure dovevano entrare in contatto con gli Apaches chiamati “Gileños”. Il primo sviluppo della situazione si ebbe qualche tempo dopo, quando le bande Mescalero si assemblarono – il 20 settembre – a Las Varas de San Juan per iniziare le operazioni di caccia affiancate da un centinaio di soldati sotto la guida del capitano Elguezabal. Successivamente venne spiegato che le bande sotto la guida dei capi Cuerno Verde, Bigotes El Bermejo, Montera Blanca, e del capo Lipiyán El Calvo con El Natagée avevano atteso al punto di incontro per dieci giorni, fino al 30 settembre, ma che poi avevano proseguito verso nord per cacciare nelle Guadalupe Mountains. Altre tre bande continuarono a cacciare al fianco delle truppe nelle aree comprese tra i fiumi Nueces e Colorado, nel Texas, dove per circa due mesi poterono rifornirsi di carne fresca e di abbigliamenti da usare in seguito. Ancora una volta gli spagnoli erano convinti che la situazione doveva essere risolta con lo “sterminio” del Mescaleros, il Comandante sarebbe però riuscito a stipulare un patto con il principale capo dei Lipiyanes, però l’Ugarte ben sapeva che questi Apaches non erano “una distinta nazione dei Mescaleros”.


Provincias Internas del Norte

Nel frattempo le “Provincias Internas del Norte” venivano separate sotto due comandanti e furono nuovamente sotto attacco, specialmente nella Nueva Vizcaya dove da tempo operavano le bande note come “Gileños”. Fu allora che l’Ugarte si spostò ad Arispe, nel Chihuahua, per meglio difendere il territorio. L’Ugalde aveva riferito (22 ottobre) di aver ammesso alla pace a determinate condizioni otto capi e altri 140 Mescaleros, sia adulti che bambini, ora riuniti nelle vicinanze del Río de Sabinas, e il viceré Flores aveva approvato gli articoli inerenti alla loro capitolazione. Ora, il 21 novembre, voleva che l’Ugarte esigesse dai Mescaleros, risiedenti vicino al Presidio di El Norte, di “accettare gli stessi termini sotto pena di pieno processo militare”.


Chisos Mountains

Poi ordinò ad entrambi i Comandanti generali di unire le loro operazioni militari in incessanti pattugliamenti delle “sierras” e delle sorgenti del Bolsón de Mapimí in modo da tenerlo libero dai nemici e prevenire così ulteriori ostilità nel Coahuila e nella Nueva Vizcaya. Il 15 ottobre il viceré Flores dichiarava apertamente di essere convinto che le promesse dei Mescaleros erano “false”, con l’Ugalde che ricordava questi indiani come particolarmente “perfidi”. Alla fine, dopo vari interventi, l’Ugarte dichiarava nuovamente guerra ai Mescaleros, specialmente contro i gruppi che si muovevano all’interno della Nueva Vizcaya; i gruppi ritenuti “pacifici” dovevano assemblarsi sulle rive del Río Sabinas, sotto la protezione degli uomini dell’Ugalde. Resta il fatto che nessun Mescalero si sarebbe presentato alla conferenza di pace nella Nueva Vizcaya e così, a partire dai giorni successivi, le truppe spagnole – rinforzate da distaccamenti del Coahuila – si mossero continuamente alla ricerca degli indiani, e parecchi scontri ebbero luogo lungo le frontiere ed anche all’interno del Bolsón de Mapimí.


Dunas de Acatita Coahuila

Così, in meno di un anno dal suo inizio, la pace del Presidio di El Norte venne annullata e i Mescaleros furono lasciati interamente alla mercé della loro vendicativa nemesi. Senza dimenticare che, ora “l’impetuoso Ugalde aveva lo stesso status del più ragionevole Ugarte”. Con l’appoggio del Flores, ora non solo era investito di una autorità indipendente ma, in materia di guerra o pace con gli Apaches orientali, le sue decisioni avevano la precedenza su quelle del veterano Ugarte. I Mescaleros, e i loro parenti, avrebbero presto sentito l’ira del loro principale antagonista. Ma questa fa parte di un altro capitolo.

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