In lotta contro gli incendi nel west

A cura di Paolo Scanabucci


Un incendio nelle praterie – clicca per INGRANDIRE
Molti europei, migranti dal Vecchio Continente, approdando nel Nuovo Mondo, finirono per partecipare alla cruenta guerra di secessione americana sia tra le file nordiste che tra quelle sudiste. Il francese Philippe Regis De Trobriand fu uno di loro.
Originariamente stabilitosi a New York nel 1840, prese parte alla Guerra Civile nelle truppe dell’Unione. Alla fine del conflitto, De Trobriand si rivelò un eccellente scrittore e artista e lasciò con i suoi diari una formidabile testimonianza sulla vita militare nelle pianure settentrionali.
Philippe Regis De Trobriand
Infatti, dopo la vittoria del Nord, il brigadiere Generale De Trobriand fu inviato, con il grado di colonnello, nel territorio del Dakota, non ancora assurto a Stato.
Erano gli anni post-bellici ove regnava sovrana la confusione, e De Trobriand ebbe a che fare con una persistente minaccia.
No, non si trattava dei soliti nativi americani che ogni tanto effettuavano delle scorrerie a Fort Stevenson nell’attuale Nord Dakota.
Alla fine del 1868, per l’esattezza il pomeriggio del 3 novembre, qualcosa di estremamente sinistro attendeva De Trobriand ed i suoi uomini.
Nuvoloni neri si stagliavano all’orizzonte.
Dapprima il colonnello francese scrutò con curiosità le distanti colonne di fumo che si levavano alte nel cielo ma poi capì tutto. Il vento stava inesorabilmente dirigendo un incendio verso l’avamposto.
Si pensò tra i soldati che il fuoco si sarebbe esaurito prima di raggiungere il forte ma era solo una remota speranza.


De Trobriand guida gli uomini nello spegnimento del fuoco

De Trobriand non si perse d’animo e ordinò ai prigionieri del posto di guardia di tagliare salici ed accatastarli per fare una barriera. Sembrò che il forte ora fosse salvo ed evitasse una deflagrazione.
Il fiume Missouri fermò parte delle fiamme. Altre fiamme sembravano diabolicamente contorcersi ma andavano anche loro ad estinguersi. Non fu così per uno spaventoso muro di fuoco che venti capricciosamente maledetti stavano sospingendo verso il fortilizio.
La furia degli elementi non aveva, però, fatto ancora i conti con l’energico De Trobriand.


La disperazione dopo un incendio

Prima un po’ impacciato poi con fare sempre più sicuro, il colonnello prese in mano la situazione. Chiamò a raccolta tutti i suoi uomini al grido di “Tutti fuori!!!”. Circa 80 uomini si diedero allora da fare freneticamente per uscire dai loro alloggi, pestare e debellare le fiamme.
Sembrava una vera battaglia e De Trobriand, ordinando “cariche” e ritirate” assunse l’aria di un compassato ufficiale della regina Vittoria, ben piantato sul terreno, incurante di essere letteralmente avvolto dai vapori acceccanti e soffocanti rilasciati dai carboni ardenti.
Il colonnello francese, per la verità, non prese parte fisicamente allo spegnimento delle fiamme ma realizzò una tattica che è usata ancor oggi nella lotta agli incendi nelle lande desolate.


Gli indiani appiccano un incendio nella prateria

Qui De Trobriand deve aver vissuto tutta l’intensa emozione provata nei luoghi di battaglia che avevano insanguinato l’America qualche anno prima.
Egli dispose sapientemente i suoi uomini. Alcuni lottavano con il fuoco sul ciglio della strada, altri furono dislocati sul fronte dell’attacco a fronteggiare i focolai che si sviluppavano mentre i venti spostavano i tizzoni oltre questa stretta barriera.
Una volta che l’area fosse bruciata e le fiamme estinte, la zona stessa, rasa a zero dal fuoco, serviva come bastione contro ulteriori espansioni dell’incendio. Spostando i suoi uomini da un punto all’altro a seconda
dello svolgersi degli eventi, il colonnello fronteggiò egregiamente il pericolo, isolando un’area difendibile intorno agli edifici principali. Come una brava chioccia, De Trobriand fu persino in grado di mandare tutti i suoi soldati a …nanna presto quella sera.


Il treno in fuga dall’incendio

Nella frontiera anche il solo cucinare poteva rappresentare una questione di vita o di morte. Bastava poco per scatenare un incendio e bruciare ettari ed ettari di terreno, sterminando uomini ed animali che le voraci fiamme incontravano sul loro cammino.
Anche nel West c’erano i piromani ma erano rarissimi.
L’esploratore delle pianure, Francesco Arese che nel 1830 si beava a contemplare la prateria che bruciava di notte mentre sorseggiava lo champagne e, sempre nello stesso anno, il commercianti di pelli Francis Chadron di Fort Clark che appiccò un incendio nel Dakota perché si annoiava, costituivano delle eccezioni.
Sempre per quello che riguarda la cucina all’aperto, si prestava la massima attenzione. Attorno al focolare si scavava un a grossa fossa circondata da pietre a maggior protezione. Un pericolo mortale era poi costituito dai cibi ricchi di grasso e olii.
Il grasso esplode e in un istante brucia pelle e vestiti, rimuovendo persino i peli facciali.


Gli indiani osservano i fuochi in lontananza

L’ideale era allora tenere a portata di mano un sacco di sale da versare sul grasso bruciante il che avrebbe spento velocemente le fiamme. Versare dell’acqua in quel frangente era un tragico errore.
Si sarebbe creata una palla di fuoco che non avrebbe lasciato scampo a niente e a nessuno.

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