Il “complotto Lincoln”, una strana storia di banche e di mummie

A cura di Andrea Carlucci

L’assassinio di Lincoln
Secondo una nuovissima tesi, che va acquistando un sempre maggior credito non solo tra il pubblico, ma anche tra molti tra gli storici più conosciuti e stimati, i retroscena della morte del presidente Abraham Lincoln furono molti ben diversi da quelli a cui la storiografia tradizionale ci ha abituato con la sua narrazione e con il suo argomentare.
Si tratta di una tesi particolarmente dettagliata e fondata su prove e ricostruzioni, una tesi in cui ambienti in vista ed altri più occulti hanno tutti contribuito affinché un presidente ritenuto scomodo venisse messo da parte con violenza.
In questo nostro articolo, l’autore prova a ripercorrere tutti i passaggi che sono oggi noti per arrivare a conclusioni davvero non convenzionali che meritano di essere portate a conoscenza del nostro pubblico di appassionati.

I sospetti del perché Lincoln venne assassinato.
A. Lincoln, durante la guerra civile si era trovato nella necessità di ulteriori finanziamenti per un valore pari a di 449 milioni di dollari del tempo, ma doveva far fronte all’assenza di una banca centrale ed ai forti tassi di interesse (tra il 24 e il 36%) richiesti dalle banche nazionali. Quindi per evitare la bancarotta, il presidente, ricorse al Congresso, che approvò la proposta di legge per l’emissione di banconote di Stato chiamati greenback, perchè stampati con inchiostro verde sul dorso e che rimasero in circolazione discontinuamente fino al 1971.
Si trattava di un prestito che il popolo americano faceva a se stesso, quindi interessi, in sostituzione dell’emissione di moneta da parte delle banche. Le conseguenze per l’economia americana furono il raddoppio dei prezzi ed un incremento del debito pubblico che secondo il Bureau for Public Debt, nel 1860 ammontava a 65 milioni di dollari.
È stato stimato che la Guerra Civile costò alla nazione ben 5,2 miliardi di dollari. Il prezzo pagato fu così alto rispetto al budget dell’Unione che non bastarono le emissioni dei 150 milioni di dollari in greenbacks per coprire tale spesa, ma si dovette ricorrere anche ai 500 milioni di dollari in titoli di credito. Alla fine del 1865 il debito pubblico ammontava così a 2,2 miliardi di dollari.
Di controparte l’emissione di greenback permise all’agricoltura e all’industria del Nord di tornare a fiorire perché il lavoro umano, guidato da un flusso di denaro abbondante, diede ai greenback un valore reale, questo nonostante il perdurare della guerra.
Inoltre durante la sua presidenza, A. Lincoln avviò l’industria dell’acciaio, mentre le ferrovie, le sovvenzioni alle miniere, la terra libera per gli agricoltori ed altre iniziative avrebbero trasformato, entro 25 anni un paese esportatore di cotone sull’orlo della bancarotta, nella più grande potenza industriale del mondo.
Per fare questo A. Lincoln, emise anche leggi bancarie ed antiusura, permettendo la vendita delle obbligazioni direttamente alla gente con l’emissione di centinaia di milioni di dollari.
A. Lincoln, nel suo tentativo di riaffermare il controllo del governo sul credito, sapeva che questa era una guerra a parte, combattuta contro le lobbies, come quella dei Rothschild, che dominavano la borsa di Wall Street.


J. Surratt, zuavo
Nel 1864 A. Lincoln, si ricandidò alla presidenza, dichiarando pubblicamente la sua intenzione di continuare ad emettere moneta di Stato, invece che acquistarla dai banchieri di Londra. Con queste riforme si dice che egli avesse firmato la propria condanna a morte. Ma forse egli sapeva che il suo tempo era giunto al termine, come confidò parlando della visione della propria morte, alla sua guardia del corpo, W. Lamont, una settimana prima di essere assassinato.
Già all’epoca, a seguito dell’assassinio, si parlò di interessi finanziari della Gran Bretagna, di mire territoriali della Francia e si mossero accuse contro la Chiesa di Roma, che secondo i Wasp – ovvero i protestanti – voleva, attraverso i gesuiti, fare del Sud un territorio papista.
Certo è che Pio IX aveva definito ufficialmente, il gen. Lee, un “figlio dilettissimo” della Chiesa e dopo l’assassinio del presidente, il cospiratore J. Surratt, come noto riparò in Italia dove sotto il nome di J. Watson si arruolò come zuavo nell’esercito pontificio.

L’acquisto dell’Alaska.
Inoltre durante la guerra A. Lincoln, aveva anche negoziato un patto con lo Zar Alessandro di Russia il quale aveva inviato una flotta nei porti di San Francisco e New York per bloccare le navi delle lobbies che, contro gli interessi dell’Unione, trasportavano armamenti al Sud. Dopo la comparsa delle navi russe i contratti delle lobbies furono annullati. Sappiamo per certo che una delle navi ancorate nel porto di New York era la fregata russa Osliaba , a testimoniarlo rimangono le numerose lastre del fotografo M. Brady e le immagini pubblicate nel 1863 dall’Harpers Weekly. Non solo.
Il 5 ottobre 1863 la città di Baltimora emise un proclama ringraziare lo Zar per la sua assistenza ed ancora nel 1867, il presidente A. Johnson ricevette la fattura di 7,2 milioni dollari per il noleggio della flotta russa. Ma poiché la Costituzione vietava di dare soldi delle tasse a qualsiasi nazione straniera, tranne che per l’acquisto di terreni, il nuovo presidente, con la regia del Segretario di Stato W. Seward, trattò l’acquisto dell’Alaska dalla Russia proprio per un valore pari a tale cifra.
E’ anche necessario notare che la Russia Imperiale era l’unico paese europeo a non disporre di una banca centrale e che i russi erano i più grandi nemici delle lobbies occidentali.

I rapporti dei cavalieri del K.G.C. con le lobbies.
Ma anche la loggia dei cavalieri del K.G.C. fu fortemente finanziata da Londra e Parigi. Come sappiamo il loro obiettivo era quello di fomentare il caos e della discordia il più possibile, in modo da mantenere il paese diviso e poter perseguire i propri scopi di creazione di un grande stato schiavista che comprendesse la Confederazione e le terre confinanti a Sud, favorendo così il controllo delle lobbies sul sistema bancario. Per questo anche i Rothschild sottoscrissero finanziamenti ai K.G.C. riciclati attraverso una banca di Montreal e dal Segretario di Stato confederato, J. Benjamin, che era definito il cervello della rivolta.
Infatti per la presenza di spie confederate, Montreal era conosciuta come la seconda Richmond (1).
J. Benjamin era molto ricco e possedeva una piantagione di zucchero con 140 schiavi. Dopo la guerra fuggì da Richmond per Londra dove visse una vita molto comoda presso la corte inglese.
Sappiamo che J. Benjamin per precauzione bruciava i suoi appunti frequentemente, ma nel 1883 scrisse una lettera al Times di Londra per confutare accuse circa i milioni di dollari confederati lasciati nelle banche europee sotto il suo controllo.

Dieci giorni dopo.
Il 24 aprile 1865, dieci giorni dopo l’assassinio di A. Lincoln, gli ufficiali E. Doherty, E. Conger e L. Baker riferirono al Lafayette C. Baker, capo detective del Dipartimento della Guerra e cugino dello stesso L. Baker (2).
Recentemente utilizzando uno spettrofotometro ad assorbimento atomico sono stati analizzati diversi capelli di Baker. Il professore alla Indiana State University, Ray A. Neff, ha determinato che l’uomo venne ucciso con avvelenamento da arsenico, piuttosto che dalla meningite:
Baker avrebbe ingerito il veleno per mesi, mescolato in birra importata fornite dal fratello di sua moglie Wally Pollack, il quale lavorava per il Dipartimento della Guerra.
Il generale J.R. O’Beirne, che aveva scoperto il percorso di fuga intrapreso da J.W. Booth e che pensava di averlo messo con le spalle al muro, richiese pertanto ordini a Washington sul da farsi, ma gli fu ordinato di tornare subito al suo comando nel Maryland.
L’onore della cattura dell’assassino passo quindi da un generale ad ufficiali di grado minore: inizia qui una strana saga di errori, contraddizioni ed eventi inspiegabili.

L’uscita di scena di J.W. Booth.
E. Doherty, E. Conger e L. Baker con 25 uomini si imbarcarono sul piroscafo per Belle Plain. Dopo aver rastrellato la zona senza successo furono infine condotti a casa Garrett. Qui sotto minaccia di morte, il sig. Garrett condusse il distaccamento alla stalla dove si nascondevano i fuggiaschi con J.W. Booth.
Mentre tutta l’area era circondata avvenne una conversazione con gli uomini all’interno della stalla ed uno loro, D. Herold, si arrese prontamente abbandonando il fabbricato, prima che questo prendesse fuoco e l’assassino venisse colpito.
Il rapporto ufficiale affermò che l’incendio partì dal fieno, che era nella parte posteriore del fienile mentre un colpo ferì al collo la figura solitaria che era ancora dentro.
A riguardo dell’accaduto, E. Conger, dichiarò ufficialmente che J.W. Booth era stato rintracciato e soppresso dal sergente B. Corbett, e questi a sua volta riferì che J.W. Booth era stato colpito mentre cercava di scappare.


L’incendio
In realtà senza pensarci troppo i soldati diedero fuoco al fienile per far uscire e arrestare il fuggiasco, quando, nella confusione dell’incendio, si sentirono improvvisamente degli spari.
Poi E. Conger, L. Baker ed alcuni dei soldati entrarono nella stalla e trasportarono il cadavere fino al portico di fronte alla casa.
E. Conger affermò che l’uomo si era sparato, mentre L. Baker riteneva che E. Conger avesse sparato il colpo fatale, ma ritenne opportuno che fosse meglio nascondere le circostanze. Così l’uccisione venne accreditata al sergente B. Corbett, che in seguito affermò – alla domanda del perché avesse colpito J.W. Booth – di aver sparato perché “Dio gli aveva ordinato di farlo”.


La versione ufficiale sulla morte di J.W. Booth
Uno dei soldati convocò un medico, il dr. C. Urquhart, mentre il ferito rimase in agonia per 2-3 ore nelle quali pronunciò alcune frasi, prima di morire. Ma il dr. C. Urquhart non scrisse nulla sul verbale ufficiale della sua visita, ne redasse il certificato di morte. Inoltre il medico successivamente non venne più interrogato.
E’ però lecito supporre che J.W. Booth il pomeriggio del 25 aprile, quando disse di aver lasciato il suo diario ed altri effetti personali presso la vicina palude ed chiese a Ruddy, il custode dei Garrett, di andare a recuperarli; sapesse dell’imminente cattura e dunque sia scappato da solo lasciandosi dietro D. Herold ad aspettare Ruddy. Quando questi tornò con oggetti richiesti scoprì che J.W. Booth era scomparso e, nell’aspettarlo assieme a D.Herold, tenne gli effetti personali con se. Ma J.W. Booth potrebbe avere lasciato volutamente i suoi effetti personali per creare un diversivo e ingannare i presenti. Poi D. Herold e Ruddy quella notte dormirono nel fienile, forse in compagnia di un terzo soggetto, l’uomo che verrà ucciso. Questo è il motivo perché tali oggetti furono trovati sul posto e proprio su quel corpo. Ma se chiunque sarebbe stato pagato per la cattura degli assassini del presidente o presunti tali. Quindi se qualcuno poteva sapere di avere preso il cadavere sbagliato allora J.W. Booth poteva essere sfuggito alla morte.

L’identificazione del cadavere e l’autopsia.
Inizialmente E. Conger prese possesso del cadavere partì per Washington accompagnato da un sergente, poi L. Baker prese in carico il corpo – nonostante l’obiezione di Doherty – quindi proseguì il viaggio per 18 miglia verso Belle Plain. Questo provocò un certo ritardo.
Giunto ad Alexandria alle 23:00 fu poi consegnato a L. Baker, che lo trasferì trasferito con un rimorchiatore sulla Montauk, già destinata ad andare in riparazione alla Washington Navy Yard.
A bordo il Dr. E. Stone dichiarò di non aver ricevuto alcun ordine o autorità in materia sul corpo.
Così fu mandato un messaggio urgente al segretario della Marina Militare avvertendo che il corpo stava deperendo rapidamente e fu risposto che l’autopsia, a cura del chirurgo generale J. K. Barnes e del dr. J.J. Woodward, doveva farsi direttamente sulla Montauk, ovvero sul ponte si una cannoniera classe Monitor, un luogo a dir poco inadatto e soprattutto assolutamente inaccessibile se non ad un ristretto gruppo di militari.
L’autopsia rivelò una ferita da proiettile da pistola sui processi trasversi della terza e della quarta vertebra cervicale. Se il merito dell’uccisione di J.W. Booth fu attribuita a B. Corbett ed alla sua divina ispirazione che aveva guidato la propria carabina, allora perché il chirurgo trovò un proiettile di revolver e non di carabina?
In realtà sembrerebbe che l’uccisione del presunto J.W. Booth sia da attribuirsi al ten.col. E. Conger, il diretto subalterno di L. Baker il capo del Servizio Segreto Federale .


Autopsia di J. W. Booth
Poi la salma venne trasferita rapidamente e senza che il comandante J.B. Montgomery del Washington Navy Yard, ne fosse conoscenza.
Ma l’uomo ucciso nella stalla di Garrett era certamente James Boyd, un rinnegato confederato ed agente unionista (forse costretto a collaborare sotto ricatto). Egli aveva una vaga somiglianza con J.W. Booth, ma aveva baffi e capelli rossi. Invece quelli di J.W. Booth nero corvino, ed i baffi erano stati tagliati a casa del dottor S. Mudd poco dopo la fuga da Washington.
Solo nel 1922 i due veterani che erano presenti alla cattura con i soldati, sotto giuramento affermarono che il corpo rimosso dalla fattoria Garrett non era J.W. Booth. Inoltre J. Zeigen e W. Kenzie (questi i loro nomi), dichiararono che l’uomo trascinato fuori dal fienile indossava un’uniforme sudista e calzava delle Brogans gialle, le scarpe di servizio di ogni Johnny Reb.
Anche altri testimoni convocati per l’identificazione del cadavere meritano un commento. Il sig. C. Dawson, l’impiegato dell’hotel, disse di riconoscere J.W. Booth dalle iniziali tatuate sul polso, ma indicò il polso sbagliato.
Il capitano del Montark disse che sapeva di J.W. Booth e che fu riconosciuto sommariamente dall’aspetto. Allo stesso modo fu affermato da W. Crowninshield, ma non ci sono prove che alcuno di essi avesse mai incontrato J.W. Booth.
Invece nessun conoscente del mondo del teatro, ne amici personali, ne co-cospiratori fu mai interrogato, anche se erano testimoni certi e facilmente reperibili. Ne tantomeno un solo amico fu chiamato dall’inchiesta per identificare il corpo. Ma fu convocato il dr. F. May, che a suo tempo aveva rimosso un tumore dal collo di J.W. Booth. Il suo primo commento fu:
– “Non c’è alcuna somiglianza in quel cadavere con Booth né posso credere che sia lui” –
Però in seguito, il dr. F. May, cambiò la propria dichiarazione in conformità con l’annuncio ufficiale che J.W. Booth era stato catturato e ucciso.
Furono chiamati a identificare il cadavere, anche i detective dell’agenzia Andrew & L. Potter, che erano stati sulle sue tracce fin dall’inizio, i quali riferirono il dettaglio dei baffi che erano ricresciuti troppo in fretta e sul loro colore rosso invece che nero.
Tutti i cavalleggeri che parteciparono alla cattura di J.W. Booth ricevettero la taglia. Ciascuno dei loro ufficiali ed ognuno dei 26 detective, impegnati nel caso, furono premiati con diverse migliaia di dollari. Gli agenti inoltre firmarono un documento in cui dichiaravano di non aver più alcun interesse circa il caso.


La prima sepoltura di J. W. Booth
Eliminazione delle prove.
Dopo la breve inchiesta a bordo del Monitor il cadavere, cucito in una coperta, venne calato su una lancia a remi e rapidamente trasportato verso Washington. Qui fu portato al vecchio penitenziario, che veniva usato come arsenale, e sepolto in una delle celle. Nel 1867 il corpo venne riesumato per poi essere riseppellito in una cassa di pino celata nel ripostiglio di in un magazzino della vecchia prigione. Vi rimase nascosto fino al 1869, quando il cadavere venne nuovamente riesumato per l’identificazione e la consegna alla famiglia Booth.
Per essere assolutamente certi che il corpo fosse davvero quello di John Wilkes, suo fratello Edwin chiese al dentista di famiglia di esaminare i resti, che da un attento esame furono riconosciuti come tali in quanto il lavoro dentale corrispondeva. Così Edwin e il resto della famiglia rimasero assolutamente convinti che il corpo fosse davvero quello di J.W. Booth.
Infine i resti furono poi sepolti nel cimitero di Monte Verde.
Ma in realtà quando il corpo era stato nuovamente riesumato e trasferito presso una bottega di pompe funebri di Baltimora, era così disintegrato che un’identificazione certa non era stata possibile.
Circa l’occultamento del corpo, E.M. Stanton, nel 1867, aveva testimoniato che la sua unica ragione era quella di proibire qualsiasi mostra del cadavere e la conoscenza del luogo di sepoltura per impedire ai simpatizzanti del Sud di raccogliere reliquie e rendere omaggio all’assassino del presidente. Ma è importante notare che, fin dal momento della sua morte, il corpo di J.W. Booth era considerato simbolicamente così potente, che i leader politici del Nord volevano sopprimerne tale forza, anche quando organizzarono l’esposizione dei resti imbalsamati di Lincoln nelle principali città del Nord.
Una volta che lo shock fu passato, politici senza scrupoli si appropriarono rapidamente delle voci circa la fuga di J.W. Booth e nel mese di luglio 1866, furono sollevate in Senato, domande riguardanti il destino dell’assassino, nel corso del dibattito circa la distribuzione dei soldi della taglia.
Poi nel 1867, durante la crescente disputa tra il presidente A. Johnson ed il Congresso, con la scoperta del diario “mancante”, vennero sollevate questioni riguardanti l’assassinio da un membro del Congresso, che insinuò la complicità del presidente in carica nell’omicidio di Lincoln, richiedendo un’indagine sulle pagine mancanti e su taluni passaggi del testo (vedi nota 2).
Se i funzionari federali applicarono uno stretto riserbo circa le sorti del cadavere, la reale conseguenza di tale insabbiamento fu quello di avallare le voci sulla fuga del killer scatenate dalla stampa e non solo. Nel corso degli anni queste voci servirono ad una molteplicità di scopi ideologici e politici tutti a breve termine. Così nel periodo immediatamente successivo all’assassinio, il pubblico traumatizzato del Nord, nello sforzo di dare un senso alla morte del suo presidente, immaginava J.W. Booth come una figura viscida, mentre i giornali sottolineavano la capacità dell’attore, come tale, di adottare nella sua fuga, persino travestimenti femminili o etnici. E nel tentativo di demonizzarne la figura molte allusioni lo assimilavano a Bruto, Caino ed all’Ebreo errante tant’è il famoso corrispondente G.A. Townsend ne supponeva per certo una discendenza ebraica. Le analogie ai classici e alla Bibbia incoraggiavano però anche altre interpretazioni ambigue: Caino uccise Abele, ma egli portava il marchio di Dio; mentre Bruto aveva ucciso il tiranno Cesare. Tutto questo contribuiva a dare un vantaggio a J.W. Booth, trasformandolo in una figura indeterminata.
Infine la stampa riferiva di avvistamenti a Chicago, Boston, in Pennsylvania e persino in Cina, Ceylon, Messico ed Inghilterra. In realtà molti di questi luoghi corrispondevano alle destinazioni dell’esodo confederato ed a riguardo G. Foster descrive la nascita di tali leggende come alla necessità degli esuli/reduci sudisti di trovare un rimedio psicologico per giustificare la sconfitta.
Così i racconti di parte, in genere, sottolineano la bellezza fisica, l’onore, la rispettabilità e l’intelletto superiore dell’attore.
Successivamente sulla fine del secolo questa versione venne leggermente modificata per riflettere la pacificazione tra bianchi del Nord e del Sud. Nel più famoso dei racconti di questo periodo, intitolato Fuga e il suicidio di J.W. Booth, l’attore fuggitivo mantiene sempre la sua figura eccezionale, ma prova il sentimento del rimorso.


J.W. Booth alias J. St.Helen
Ma che fine ha fatto Booth?
J.W. Booth non perì dunque 1865 nella stalla dei Garrett, ma fu salvato dai cavalieri del K.G.C. (la loggia dei Knights of Golden Circle) e portato nel Texas. Qui visse per molti anni a Granbury sotto lo pseudonimo di John St.Helen. Questo era noto alla famiglia Booth come afferma suo nipote I. Forrester nel libro This One Mad Act del 1937.
Nel 1872 J. St. Helen si occupà di affari presso una distilleria a Glen Rose nel Texas, nel centro della Somervell County a circa 17 miglia a sud di Granbury e 52 miglia a sud ovest di Fort Worth.
J. St. Helen alias J.W. Booth
Qui assunse l’avvocato F. Bates per rappresentarlo. Questi era il nonno dell’attrice Kathy Bates (Pomodori verdi fritti, Misery non deve morire, ecc.), che scriverà anni più tardi un libro circa la sua amicizia con J. St.Helen.
Secondo il suo racconto quest’ultimo dopo aver contratto l’influenza virulenta e credendo di dover morire lo chiamò al suo capezzale e gli confessò di essere in realtà J W. Booth. Di ciò F. Bates rimase molto scettico fino a quando non gli passò una sua fotografia per un’identificazione futura.
Dopo la guarigione lo pregò di mantenere la massima riservatezza sulla sua confidenza.
F. Bates scrive anche di aver notato come J. St.Helen potesse recitare lunghi brani di Shakespeare a memoria e di come fosse uno straordinario e dotato narratore.
Dopo diversi anni di frequentazione F. Bates che si trasferir a Memphis e J. St.Helen a Enid in Oklahoma, dove visse con lo pseudonimo di David George.


Il cappellaio matto
Il sergente B. Corbett, fu sempre indicato di essere l’esecutore materiale della morte di J.W. Booth. Egli era un fanatico religioso che sosteneva di aver ricevuto un ordine divino.
Aveva cambiato il suo vero nome con quello della città, Boston appunto, nella quale aveva trovato la sua fede religiosa.
E’ stato anche detto che si fosse evirato per il rimorso di aver trascorso una notte con una prostituta. Di fatto, nella vita civile, era stato un cappellaio come tale doveva essere stato soggetto ad intossicazione cronica causata dalle inalazioni di vapori di mercurio esalate dalle materie utilizzate per la manifattura (ricordate il Cappellaio Matto di Lewis Carrol?).


Notizie su B. Corbett
Dopo la guerra per qualche tempo. B. Corbett spacciò anche una “medicina” brevettata della W.W. Garrit & Company di Topeka.
Poi nel 1887 fu nominato assistente portiere alla Camera dei Rappresentanti del Kansas sempre a Topeka. Qui martedì 15 Febbraio 1887, in apparente stato paranoico, dopo essere stato minacciato da alcuni uomini, tirò fuori la pistola e per questo venne arrestato, dichiarato pazzo fu inviato al manicomio della città da cui evase il 26 maggio 1888 per non venire mai più ufficialmente rintracciato.
Andò quindi a Neodesha, in Kansas, dove rimase per breve tempo con R. Thatcher, che aveva conosciuto quando entrambi erano prigionieri di guerra. Quando si divisero, disse che stava andando in Messico o piuttosto che si dirigeva a Sud. Quindi si stabilì nei boschi vicino a Hinckley, in Minnesota, dove si ritenne che fosse morto nel grande incendio del 1 settembre 1894 e sebbene non vi sia alcuna prova, un T. Corbett risulta nell’elenco dei morti e dei dispersi.

Enid.
Tornando all’anno 1870 un presunto J.W. Booth sembra avesse lavorato come barista in un saloon a Granbury, in Texas, e che negli anni avesse iniziato a raccontare alla gente del suo passato. Quando i cavalieri del K.G.C. lo scoprirono, fu presa la decisione di metterlo a tacere. Il presunto J.W. Booth fuggì da Granbury. Ma Jesse James, insieme a Wild Bill Lincoln (da non confondere con il ben noto e leggendario Wild Bill) cugino alla lontana del presidente Lincoln, partirono sulle sue tracce. Egli venne poi rintracciato a Enid, Oklahoma, dove aveva assunto il nome di David George.
In una dichiarazione giurata, Wild Bill Lincoln scrisse: “Il nostro ramo della famiglia Lincoln non era mai stato soddisfatto di ciò che realmente era successo a Booth, e ho trascorso quattordici anni della mia vita per cercare la vera storia. Stranamente, l’ho conosciuta da Jesse W. James… Ero presente alla vera morte di Booth”.
Così secondo il suo racconto nel 1903, insieme a Jesse W. James l’avrebbe ucciso, avvelenandolo con un bicchiere di arsenico-limonata, in una camera del Grand Hotel Avenue di Enid, in Oklahoma, lui per vendetta e l’altro perché aveva continuamente infranto il suo giuramento di silenzio sui confratelli e sull’assassinio del presidente.
La massiccia quantità di arsenico consumata dall’uomo avrebbe indotto il suo corpo a non decomporsi.
Affermò anche che J.W. James organizzò una mostra itinerante nazionale per esporne il corpo: però quest’ultima dichiarazione, come vedremo poi, smentisce gran parte della veridicità delle sue affermazioni, ma ci fa intendere che in molti conoscessero una parte dei retroscena.


Il Grand Hotel di Enid
Booth era George o…
Il 13 gennaio 1903 un uomo a Enid, Oklahoma, con il nome di D.E. George era morto. Nella sua ultima dichiarazione prima di morire, l’uomo confessava al suo padrone di casa, la signora Harper, di essere in realtà J.W. Booth, sollevando ben presto una discussione nella città.
Il 22 gennaio, 1903 il giornale locale riportava il seguente titolo:
WAS IT BOOTH?
The Impression Growing, From Evidence, Circumstantial and Otherwise, that the Supposed Remains of David E. George are None Other Than the Remains of JOHN WILKES BOOTH!

Ovvero… “Era Booth? L’impressione crescente, dalle prove circostanziali e non, che i resti del supposto David E. George non siano altro che i resti di John Wilkes Booth!”

Effettivamente J. W. Booth era nato nel 1839 ed aveva 26 anni di età, quando commise l’assassinio del presidente e, se fosse stato ancora vivo nel 1902, avrebbe avuto 63 anni l’età esatta di D.E. George, come confermato dalle carte in suo possesso.
Il giorno dopo la scoperta del cadavere, migliaia di reporter erano arrivati ad Enid da tutto la nazione, per vedere il corpo del celebre assassino.


La notizia a Enid
Il cadavere fu poi portato in una camera mortuaria, di fronte al Grand Hotel, di proprietà di W.B. Penniman. Egli fece imbalsamare e trattare il cadavere con vaselina, per trarne profitto, facendo pagare per una sbirciatina 10 cent. Nelle visite i curiosi sottrassero i bottoni del colletto ed alcune ciocche di capelli ed un visitatore provò a tagliare un orecchio con un coltello da tasca (nulla di strano se si pensa che gli orecchi presi ai fuorilegge morti erano un trofeo comune nel West).
Il corpo venne fotografato seduto vestito ed in ottimo stato, ma non si poteva dire (nonostante alcuni indizi) che somigliasse propriamente al celebre personaggio. Poi fu ritratto nudo, più simile ad uno stoccafisso, in piedi in una posa diversa (a tal riguardo nel 1909 un articolo di una rivista specializzata, faceva notare che il corpo dopo poche settimane appariva già come una mummia assai antica, forse a causa del veleno, certamente completamente diversa dal primo soggetto fotografato).


Mummie diverse
La prima mummia da sinistra e la seconda: la prima appare imbalsamata artificialmente ed in posa seduta. La seconda sembra imbalsamata in modo naturale per essiccazione, quasi fosse pelle conciata, e una posa che denota una lunga esposizione sdraiata.

Molte persone, tra cui una coppia di pensionati di nome Harper con cui (affermavano) l’estinto si era confidato, identificarono il cadavere. La cui caratteristica più notevole era il fatto che la sua gamba destra era rotta appena sopra la caviglia.
Una cosa era certa, i resti imbalsamati nelle sale della ditta Penniman non andavano sepolti prima che l’identità del corpo non fosse stata accertata.
Dunque i resti mummificati di D. E. George rimasero in mostra dal becchino per molti mesi.
Anche l’avvocato F. Bates leggendo sulla stampa del fatto si precipitò a Enid.


F. Bates
Sappiamo che F. Bates, nei primi anni settanta, abitava in Texas, ed era stato un amico intimo con un uomo che si faceva chiamare John St. Helen.
Così quando F. Bates, quasi 30 anni più tardi, lesse del fatto si incuriosì e si chiese se J. St.Helen e D.E. George fossero la stessa persona. Giunto a Enid, F. Bates si diresse verso la bottega di Penniman per vedere il corpo di D.E. George. Qui riconobbe l’uomo che aveva conosciuto come J. St.Helen. Quando l’interesse generale diminuì, Penniman vendette segretamente la mummia all’avvocato F. Bates che la trasferì a Memphis dove nascose la mummia nel suo garage per cinque anni che trascorse a condurre una ricerca personale per preparare un libro verità.


Stand espositivo (1922)
Successivamente F. Bates per trarne maggior profitto affittò la mummia a circhi ed a spettacoli vari, così il cadavere viaggiò per anni insieme ad una esposizione di creature mostruose e strani animali.


La mostra di F. Bates
Non era certamente insolito la visione di resti umani, come mummie, scheletri, e simili che hanno una lunga tradizione nella cultura popolare americana, a cominciare dai musei, ai criminali giustiziati, fino alla nuova moda con i palchi itineranti della Gilded Age.


Gilded Age
Ma la mummia sparse sfortuna intorno a se al pari di quella di Tutankhamon. Quasi ogni uomo di spettacolo che la espose, come B. Evans un ricco imprenditore di spettacolo, prima o poi venne rovinato finanziariamente. Così la mummia venne comprata e venduta, sotto vincolo o debito; il più delle volte chi la esponeva veniva cacciato dalla città da parte delle autorità locali (per non avere una licenza o per la violazione di altre ordinanze), suscitando anche minacce ed indignazione dell’Associazione del Grande Esercito, ovvero da parte dei veterani della Guerra Civile.
Non solo. Nel 1902 otto persone perirono nel deragliamento di un treno di un circo sul quale la mummia era in viaggio.
Almeno volta la mummia, venne rapita (nel 1928 si offrì una ricompensa $1.000 per il suo rilascio).
Lo stesso F. Bates, che per dimostrare che la mummia era in realtà J.W. Booth, aveva scritto nel 1908 il libro intitolato “The escape and suicide of John Wilkes Booth” fu per questo deriso e morì in povertà nel 1923.
Forse l’unica persona a non subire sfortune finanziarie fu il reverendo Wilson, autore tra l’altro di alcuni saggi sull’argomento (3).
Infine nel 1931, sotto la spinta di un uomo di spettacolo che possedeva la mummia, i resti furono esaminati ai raggi X, ed esaminati da un gruppo di medici e criminologi a Chicago.


Impronte digitali & Raggi X (1931)
La mummia esaminata possedeva lesioni autentiche e riconducibili al noto personaggio: una gamba fratturata (ovvero una rottura alla caviglia), il pollice destro rotto (ovvero deformato), una cicatrice sul collo ed una sopra l’occhio destro. Pertanto la commissione fu convinta di aver dimostrato finalmente che la mummia era quella di J.W. Booth. Ma nonostante il fatto che la commissione fosse costituita da esperti riconosciuti, l’indagine non ebbe ampia pubblicità. Solo un paio di riviste pulp e di tabloid riportarono la notizia. La natura delle fonti stampa, combinato al fatto che fosse un uomo di spettacolo a sostenere l’inchiesta, aveva fatto perdere credibilità alle conclusioni della commissione scientifica.
Ancora fino al 1936 la mummia rappresentò una perdita costante di denaro.
Ma poi il 1937 vide numerosi eventi che contribuirono a rendere la mummia un buon investimento portando grandi profitti.
Infatti O. Eisenschimil aveva pubblicato il libro “Why was Lincoln Murdered?” nel quale si suggeriva che il Segretario di Guerra E. Stanton fosse il capo del complotto per uccidere Lincoln e che avesse facilitato la fuga di J.W. Booth (vedi nota 3). Mentre I. Forrester, figlia di J.W. Booth “This One Mad Act” provava che i membri della sua famiglia erano rimasti in contatto con l’assassino per una generazione dopo il 1865. Così il successo editoriale riaccese l’interesse per la stampa e conseguentemente per la mummia. Fu così che qualcuno, ricordandosi del passato artistico del celebre assassino, dichiarò che J.W. Booth “era di nuovo nel mondo dello spettacolo”.
Dal 1937 fino al 1942 circa, furono i coniugi Harkin (Mr. Harkin era stato il primo uomo tatuato dell’Hagenbeck-Wallace Circus), ad esporre il trofeo, nel loro “Jay Gould Million Dollar” mostrandolo nel cassone del loro furgone, rivestita di un paio di pantaloni corti color kaki.


La mummia impacchettata
Tra uno spettacolo ed un altro, la signora Harkin se ne prendeva cura lucidandone la pelle con vaselina e pettinandone i capelli e quando gli scettici sostenevano che la mummia fosse fatta di cera, la stessa dissipava i dubbi girando la mummia e mostrando il lembo di pelle mancante sulla schiena, rimosso durante l’autopsia.


Si esibisce la prova
Poi intorno al 1950 circa la mummia scomparve dalla scena pubblica perdendo le tracce pressappoco in concomitanza con la morte del vero o presunto Jessy W. James.
Come H. Bass pubblicava il 15 febbraio 1959, le autorità del Kansas di allora non desideravano di certo fare alcuno sforzo per assicurarsi il ritorno del macabro reperto.

B. Corbett quindi riapparse a Enid, era lui il vero D.E. George?
Il 22 maggio 2008 la rivista della Oklahoma Historical Society per mano del Dr. G. Logsdon di Tulsa ha audacemente dichiarato che “Boston Corbett è sepolto a Enid”.
Accostamento tra l’immagine del volto di B. Corbett e di D.E. George
Questo apparente controsenso si chiarisce se si rammenta che la mummia era apparsa “diversa” con il trascorrere delle settimane, quasi fosse stata sostituita.
Quindi come in una partita truccata un ennesimo cambio di carta…
Effettivamente il confronto fotografico tra la prima mummia e il volto di Corbett, non lascerebbe dubbi.
Del resto è difficile credere che J.W. Booth, (sempre che si fosse salvato dalla cattura e la conseguente morte), visto il ruolo nel complotto Lincoln, i retroscena ed i segreti della sua militanza politica, nonché la sua cultura ed il mestiere di attore; potesse finire suicida reo confesso o assassinato dopo tanto tempo dai fatti.
Agli storici o meglio ai coroner (forse mai) l’ardua sentenza! (4)

Ipotetica cronologia degli scambi di identità.

  • 1865 – James Boyd diventa J.W. Booth (morto)
  • 1866 – J.W. Booth diventa J. St.Helen
  • 1875 – St.Helen diventa D.E. George
  • 1894 – B. Corbett diventa D.E. George
  • 1903 – D.E. George diventa J.W. Booth (morto)
  • 1903 – J.W. Booth diventa la mummia n.1
  • 1903 – La mummia n.1 diventa la mummia n.2
  • 1903 – La mummia n.1 viene sepolta in segreto ad Enid
  • 1903 – La mummia n.2 viene esposta al pubblico
  • 1950 – La mummia n.2 scompare

NOTE ESPLICATIVE:

  1. Inoltre sembrerebbe che J.W. Booth (che alcuni sostengono essere un tale di nome Botha), e J. Benjamin fossero in contatto diretto. Infatti la polizia trovò fogli di decodifica nella camera di albergo occupata da J.W. Booth , mentre un dispositivo di decodifica fu trovato in ufficio di J. Benjamin. Izola Forrester, nipote di J.W. Booth , nel suo libro This One Mad Act (1937), scrisse che J.W. Booth apparteneva non solo ai K.G.C. ma anche al movimento rivoluzionario mazziniano de La Giovane America e rivelò, in dettaglio, che le logge erano state coinvolte nell’assassino del presidente (mentre Lincoln non apparteneva ad alcuna). E che il successivo (presunto) assassinio di J.W. Booth fosse stato organizzato da J. Benjamin, un affiliato di alto grado, nonché agente delle lobbies e capo dei servizi segreti della Confederazione.
  2. Lafayette Curry Baker (13 ottobre 1826 – 3 luglio 1868) fu un investigatore e spia dell’Unione, durante la guerra civile americana e sotto i mandati dei presidenti A. Lincoln e A. Johnson . Le sue imprese sono conosciute principalmente attraverso l’autobiografia pubblicata nel 1867 dopo la sua caduta in disgrazia. La sua carriera ai vertici dell’intelligence fu in gran parte dovuta alla sua al Segretario del Ministero della Guerra E.M. Stanton, che lo stesso L.C. Baker sospettava apertamente di corruzione. Dopo che J.W. Booth fu dichiarato ufficialmente morto, L.C. Baker fu promosso al grado di generale di brigata e ricevette un premio di $ 100,000. Ma, tuttavia, l’anno successivo venne licenziato, con l’accusa di spiare il presidente A. Johnson. Smentendo tale circostanza, nel suo libro egli aveva annunciato di possedere il diario di J.W. Booth che invece si sapeva andato perduto da E.M. Stanton . Quando il diario venne mostrato, Baker affermò che diciotto pagine vitali erano mancanti, presumibilmente quelle che avrebbero coinvolto E.M. Stanton nella cospirazione per uccidere il presidente. Baker morì nel 1868, presumibilmente di meningite. Dopo appena diciotto mesi le sue accuse esplosive, si suppone che sia stato messo a tacere dal Dipartimento di Guerra. Recentemente utilizzando uno spettrofotometro ad assorbimento atomico sono stati analizzati diversi capelli di Baker. Il professore alla Indiana State University, Ray A. Neff, ha determinato che l’uomo venne ucciso con avvelenamento da arsenico, piuttosto che dalla meningite: Baker avrebbe ingerito il veleno per mesi, mescolato in birra importata fornite dal fratello di sua moglie Wally Pollack, il quale lavorava per il Dipartimento della Guerra.
  3. E’ stato negli anni venti e trenta, tuttavia, che la mummia ha raggiunto la sua più grande popolarità. Le sue esposizioni sono state pubblicizzate su riviste di massa come LIFE, rafforzandone così la leggenda alla ribalta nazionale assieme a diverse opere letterarie popolari sia pro o contro la fuga dell’assassino. Significativamente, gli anni tra le due guerre hanno anche assistito all’apoteosi di Lincoln nella memoria collettiva americana. Il Lincoln Memorial (1922) e la pubblicazione della biografia da parte di C. Sandburg (1936) sono stati tra i momenti più salienti della commemorazione presidenziale. Il periodo ha visto la piena fioritura della interpretazione revisionista della guerra civile, che ha ricevuto la sua più estrema e popolare espressione in O. Eisenschiml che insinuato che la segretaria di stato del radicale E. Stanton, avesse ideato l’omicidio del proprio presidente.
  4. Venendo a tempi recenti si potrebbe supporre che le coincidenze con un altrettanto famoso omicidio politico siano ben maggiori di quelle che il folklore complottista associa la binomio Lincoln-Kennedy. Qui il discorso ci porterebbe lontano e fuori contesto, ma se volessimo tralasciare le similitudini dei nomi, luoghi e circostanze che sovente vengono menzionati a riguardo, bisogna riconoscere che non solo il modus operandi dell’assassinio come noto resti il medesimo, ovvero sparare alla testa, fatto noto a tutti, ma anche altre circostanze come l’eliminazione dei testimoni. Recentemente qualcuno ha avanzato la tesi (che non è stata mai smentita) che il corpo di Kennedy sia stato sostituito prima dell’autopsia con quello del poliziotto Tippit a cui pare somigliasse. Ma allora tornando ai modus operandi, è lecito supporre che anche una macabra messinscena di cadaveri sia stata perpetrata in tempi passati.

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