La battaglia di Platte Bridge Station

A cura di Sergio Mura

La zona in cui sarebbe sorta la famosa Platte Bridge Station era stata utilizzata a più riprese dall’esercito americano come base d’appoggio per diverse iniziative militari. Il forte sorse esattamente dove venivano montati gli accampamenti dell’esercito, poco a sud del fiume North Platte, nel luogo prescelto da sempre dalle colonne di emigranti per gli attraversamenti dalla riva sud a quella nord. Nel corso del 1847, durante il primo viaggio dei mormoni verso l’attuale Utah, il capo di quella gente, Brigham Young, dispose di costruire un piccolo traghetto che sarebbe servito per i successivi attraversamenti.
L’imbarcazione era poco più di una zattera costruita con travi poggiate su elementi galleggianti e guidata con una coppia di remi e un semplice timone. Il 19 giugno Brigham Young ordinò a 9 uomini di restare lì sul North Platte per muovere il traghetto secondo le esigenze della gente, mentre il resto della carovana si dirigeva a ovest.
Da allora e fino al 1852, ogni estate un gruppo di mormoni si recò al traghettoe per aiutare nell’attraverso i migranti. Nel 1849, però, il traghetto venne spostato in un punto diverso del Platte, sostituito nel posto originario da un ingegnoso sistema di cavi e pulegge che consentiva l’attraversamento del fiume in appena 5 minuti!
Nella storia di Platte Bridge Station è importante il momento in cui, negli anni immediatamente successivi, un commerciante di nome John Baptiste Richard stabilì un suo trading post poco più a sud del traghetto dei mormoni. Nel 1855 arrivò anche l’esercito che costruì Fort Clay a due passi dal trading post di Richard.


Platte Bridge Station in un disegno di Caspar Collins (1864). Clicca per ingrandire!

Nel 1859, quando tutta l’area venne fatta rientrare entro i confini del Territorio del Nebraska, un certo Louis Guinard costruì un vero e proprio ponte di fronte al trading post e lo chiamò Platte Bridge Station. Questo ponte rese di fatto inutile il vecchio traghetto dei mormoni che pure tanto comodo era stato per lungo tempo.
Dal 1860 al 1861 la Platte Bridge Station divenne anche un posto di scambio nella lunga corsa del Pony Express. Tutte queste piccole e grandi comodità non potevano che essere considerate delle avanguardie della civiltà dei bianchi che sarebbero arrivati da lì a poco. Si iniziò con semplici attraversamenti e piccoli insediamenti, ma in breve tempo, dalla prima metà degli anni ’60, tutta la zona fu punteggiata di fattorie e case coloniche, la qual cosa non fu vista di buon occhio dagli allora legittimi proprietari di quelle terre, gli indiani Sioux e Cheyenne. I primi segni di nervosismo non tardarono a manifestarsi e l’arrivo della linea telegrafica non fece altro che accrescere la tensione tra le tribù, tanto che l’esercito, nel 1861, dispose di stabilire un distaccamento di soldati per proteggere la regione da eventuali incursioni, razzie o persino attacchi. I soldati si stabilirono esattamente a ridosso del ponte di Guinard. Molte delle unità militari che vennero disposte lungo l’Oregon Trail provenivano da est.


Un ritratto giovanile di Nuvola Rossa

Nel 1862 l’esercito acquistò tutta l’area di Guinard, ponte compreso, creando così la postazione di frontiera di Platte Bridge Station.
Durante l’estate del 1865 le pianure del Wyoming e del Nebraska furono teatro di sanguinose scorrerie di Cheyenne e Lakota, in guerra a causa del massacro di Sand Creek dell’anno precedente.
Nel luglio del 1865, in compagnia di un folto gruppo da sopravvissuti del Massacro di Sand Creek, avvenuto nel novembre precedente in Colorado, una banda di diverse migliaia di Sioux e Cheyenne si avvicinò a Platte Bridge Station da nord con la chiara intenzione di attaccare i soldati accampati.
Gli indiani avevano esplorato con grandissima attenzione il posto prima di decidere come procedere ed avevano deciso l’attacco a Platte Bridge perché i soldati che erano di stanza in quel luogo non erano all’interno di un forte, ma stavano all’aperto in un accampamento di tende sul lato sud del fiume.


Naso Aquilino, condottiero Cheyenne

In un primo momento i soldati riuscirono a vedere solo una piccola parte del gruppo di guerra degli indiani, dato che la maggior parte dei guerrieri aveva provveduto a nascondersi.
Era il 26 luglio. Si sapeva che di lì a breve sarebbe dovuta arrivare una piccola carovana di rifornimenti accompagnata da un distaccamento di 25 soldati, ma la presenza degli indiani tutt’intorno alla postazione di Platte Bridge indusse il comandante, il maggiore Martin Anderson, ad ipotizzare di fare uscire dal campo una pattuglia con l’incarico di tenere sgombra la pista e di accostarsi ai carri in arrivo. Al forte nessun ufficiale aveva accolto di buon grado l’ordine di Anderson, ritenendolo molto simile ad un invito al suicidio, sopratutto nell’ottica di molti ufficiali ormai prossimi alla fine del periodo di ferma, dopo anni di servizio tra battaglie e dura vita di guarnigione. A rispondere positivamente fu solo il tenente Caspar Collins, che guidò il drappello composto parte da soldati dell’11° Ohio (un reggimento di volontari unionisti originari dell’Ohio) e parte dell’11° Cavalleria del Kansas. Il rischio era mortale e Collins ne era ben conscio, ma riteneva altresì importante adempiere al dovere ricordato dal suo comandante.
Tra i capi di guerra degli indiani vi erano i famosi Nuvola Rossa e Naso Aquilino, ma nelle fila dei guerrieri c’era anche George Bent, il mezzosangue Cheyenne figlio di William Bent che in seguito avrebbe descritto la battaglia in una delle sue lettere.
Il tenente Caspar Collins
Nel corso della prima giornata di assedio, agli indiani non riuscì di far cadere in trappola i soldati, che si astennero dal seguire i piccoli gruppi-esca che gli indiani mandavano in avanscoperta. Durante il secondo giorno, invece, a lasciare il campo di tende fu il tenente Caspar Collins col suo piccolo drappello di volontari che attraversò rapidamente il ponte diretto verso la sponda a nord dove in quel momento si trovavano alcuni guerrieri.
L’esca stava funzionando e il giovane tenente, con i suoi cavalleggeri, si inoltrò tra le colline all’inseguimento dello sparuto gruppo di guerrieri, credendo di ottenere il risultato di liberare il ponte per favorire il passaggio della carovana dei rifornimenti. Ma non appena i soldati si trovarono aldilà della cresta delle colline visibili dall’accampamento, il resto dei guerrieri Cheyenne e Sioux si mostrò improvvisamente, assalendoli violentemente, mentre un altro poderoso gruppo di guerra gli tagliava la strada per il ritorno al campo base. Collins si trovò circondato da un nugolo di indiani urlanti e capì subito di non avere scampo, ma tentò ugualmente di fare marcia indietro.
I guerrieri, cavalcando velocissimi, cominciarono a sbalzare di sella i soldati, colpendoli con le mazze, le lance e le frecce. I soldati si difesero coraggiosamente come meglio poterono, colpendo i nemici con le loro pistole e persino con le sciabole. Alcuni cavalleggeri rimasero indietro e furono uccisi all’istante. Collins vide un soldato ferito e si fermò per raccoglierlo e portarlo via, ma fu colpito alla fronte da una freccia e ucciso assieme allo stesso soldato che aveva coraggiosamente e generosamente cercato di salvare.
I corpi dei soldati si sparsero lungo il miglio di percorso che riuscirono a percorrere nel loro drammatico e inutile tentativo di scampare all’imboscata.


La mappa di Platte Bridge Station. Clicca per ingrandire!

Nel frattempo era giunto nei pressi del ponte anche il convoglio dei rifornimenti… Venne quasi subito assaltato dai guerrieri e la migliore precisione di tiro dei soldati servì unicamente a tenere lontani gli indiani in attesa dell’assalto finale che, puntuale, giunse poco dopo e che portò all’uccisione di parte della scorta del convoglio.
L’assalto principale, quello a Collins e alla sua pattuglia, si sviluppò in una manciata di minuti, mentre la battaglia contro i carri durò complessivamente mezz’ora. I soldati di guardia al convoglio erano sui carri e non furono neppure in grado di raggiungere i cavalli per tentare di sfuggire al massacro. La giornata costò all’esercito 24 uomini, a fronte dei pochi morti e feriti di parte indiana. Anche il convoglio cadde nelle mani dei guerrieri.
La battaglia sarebbe stata ricordata come “Battaglia di Platte Bridge Station” e il forte cambiò nome in onore del coraggiosissimo e giovane tenente che aveva sacrificato la propria vita e quella dei propri soldati, diventando Fort Caspar.

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