La battaglia di Bear Paw

A cura di Cesare Bracchi


La battaglia di Bear Paw
Settembre 1877. I Nez Perce di Capo Giuseppe, in fuga dalle loro terre e inseguiti dai soldati americani, avevano ormai chiaro in mente che non avrebbero avuto altra via di scampo che la fuga in Canada, dove già gli Hunkpapa di Toro Seduto avevano trovato rifugio dopo lo scioglimento della grande coalizione che aveva vinto a Little Bighorn.
Fiaccati nel fisico e nel morale da mesi di fughe e battaglie giunsero a circa 40 miglia dal confine canadese, nella zona delle Bear Paw Mountains.
Sapevano di avere un discreto vantaggio sulle truppe del Gen. Howard; quello che ignoravano era la marcia forzata alla quale il Col. Miles stava costringendo le sue truppe, che tra le altre includevano anche alcune compagnie del 7° Cavalleria, partite da Fort Keogh.
In questo scenario, la decisione di Specchio, capo militare dei Nasi Forati, di sostare alle Bear Paw per far riposare uomini e cavalli, non poteva risultare più nefasta.
Il 30 settembre i soldati piombarono sul campo indiano, ma ancora una volta, nonostante il panico che prese donne e bambini, i guerrieri riuscirono a organizzare una difesa straordinariamente efficace. La risposta indiana alla carica delle truppe fu micidiale per precisione. I Nasi Forati, che erano eccellenti tiratori, decimarono gli ufficiali che sapevano riconoscere dai gradi sulle giubbe.


La mappa della battaglia

Nel corso della giornata Miles ordinò ripetutamente la carica, supportata da fuoco di artiglieria, con il solo risultato della cattura di alcune centinaia di cavalli, ma al prezzo di decine di morti e feriti.
La situazione degli indiani non era comunque migliore in quanto, oltre alle vittime (molte donne e bambini), bisognava fare i conti con il terrore e il disagio dei superstiti che si erano dispersi nei molti anfratti e avvallamenti della zona.
Miles decise suo malgrado di rinunciare al suo programma che prevedeva una vittoria lampo prima dell’arrivo del Gen. Howard, ma che vista la situazione, avrebbe significato un’enorme numero di
Nella notte il tempo si fece più inclemente e prese a nevicare.
Nel tentativo di chiedere aiuto a Toro Seduto, furono inviati di nascosto alcuni messaggeri che, tuttavia, non raggiunsero mai l’obiettivo in quanto furono uccisi da un gruppo di Assiniboine. Toro Seduto venne comunque a sapere della situazione dei Nasi Forati quando però era troppo tardi e la resa ormai avvenuta.
Il 1 ottobre un riluttante Capo Giuseppe accettò di recarsi nel campo di Miles, con una bandiera bianca, per negoziare la resa. Il capo indiano capì subito che Miles non aveva nessuna intezione di trattare e chiedeva una immediata resa senza condizioni. Non solo, fece addirittura arrestare Capo Giuseppe incatenandolo e imprigionandolo nel tentativo di convincere i Nasi Forati ad arrendersi.


Un momento della battaglia

Questi ultimi, intuìto l’inganno, ebbero la prontezza di trattenere a loro volta nel campo il Ten. Jerome, che venne però trattato con tutti i riguardi.
Il giorno successivo i prigionieri vennero scambiati e l’assedio proseguì.
Le condizioni degli indiani peggioravano di ora in ora e le truppe del Gen. Howard si erano ormai unite al contingente di Miles, ma Specchio non intendeva arrendersi. Quando però anche quest’ultimo fu colpito a morte (probabilmente da uno scout Cheyenne), Capo Giuseppe decise per la resa, comunicandola a Miles con quel famoso discorso che passò alla storia (il testo del discorso lo si può trovare su questo sito)
Nella notte, approfittando dell’oscurità, circa 230 indiani riuscìrono a scivolare tra le linee nemiche e a fuggire in Canada.
Gli altri 418, in stragrande maggioranza donne e bambini, si arresero all’esercito e furono deportati in Oklahoma. Solo anni più tardi, i pochi superstiti furono definitivamente condotti nelle riserve dell’Idaho.

Le testimonianze

Qui di seguito vengono presentate alcune testimonianze di protagonisti e di figure meno note che parteciparono alla battaglia di Bear Paw.
Si tratta di dichiarazioni rese negli anni successivi alla battaglia a storici e scrittori che le pubblicarono sui molti articoli e libri scritti sull’argomento.


Ancora episodi della battaglia

Eelahweemah (quattordicenne all’epoca della battaglia)
Mio padre mi disse di scappare via per salvarmi. Corremmo in cerca dei cavalli. Incominciò la sparatoria e i cavalli scapparono imbizzarriti. Ognuno cercava di catturare un cavallo, anche se non era il suo. I Cheyenne stavano arrivando prima dei soldati. Io ero piccolo e non riuscivo a montare in groppa al cavallo che avevo trovato, mentre i Cheyenne si facevano sempre più vicini e sparavano contro di noi. Finalmente riuscìì a salire a cavallo e corsi via inseguito dalle pallottole dei soldati …dopo mezzo miglio ritornai a recuperare il mio fratellino che avevo lasciato indietro. Lo feci montare dietro di me e fuggimmo al galoppo. Una donna era davanti a noi, ma venne colpita da un Cheyenne e cadde da cavallo. …mio fratello fu sfiorato da una pallottola che gli portò via un ciuffo di capelli vicino all’orecchio …mio padre fu ucciso in quella battaglia…

Cap. Henry Romeyn
Il Cap. Hale e il Ten. Biddle furono uccisi subito e i Cap. Moylan e Godfrey feriti immediatamente dopo, lasciando così un solo ufficiale su 3 compagnie. Anche tutti i Primi Sergenti furono uccisi. Ogniqualvolta gli Indiani udivano una voce che dava ordini dirigeano il fuoco in quella direzione…

Capo Giuseppe
Pensai a mia moglie e ai miei figli che in quel momento erano circondati dai soldati e decisi di andare da loro a costo di morire. Recitando una preghiera al Grande Spirito che ci governa dall’alto, mi diressi attraverso le linee dei soldati… ….c’erano spari ovunque, i miei vestiti erano stracciati e il mio cavallo fu ferito, ma io non fui colpito.Quando raggiunsi il mio lodge, mia moglie mi passò il fucile e mi disse: “Ecco la tua arma. Combatti!”

Penahwenonmi
Fuggimmo a cavallo con solo una coperta. Ad una certa distanza ci fermammo e sentimmo gli spari della battaglia …la nostra gente era dispersa ovunque, affamati e al gelo.Eravamo scappati dal campo quasi nudi quando i soldati erano arrivati caricando e sparando …rimanemmo tutta la notte al gelo senza poter accendere un fuoco…

Toro Giallo
Ho visto Capo Giuseppe che veniva imprigionato nel campo dei soldati! …La bandiera bianca fu ammainata! …La bandiera bianca era una menzogna!

Donna Nasi Forati anonima
Scavammo trincee con ganci e coltelli da cucina e spostavamo la terra con le pentole. Non avevamo molto da mangiare, solo carne essicata. Nutrimmo prima i bambini. Io sono rimasta 3 giorni senza mangiare. I bambini piangevano per la fame e il gelo. I grandi soffrivano in silenzio…


Il Bear Paw Battlefield

Capo Giuseppe
Il Gen. Miles aveva promesso che saremmo tornati nella nostra terra con le nostre cose. Pensavo che avremmo potuto ricominciare. Ho creduto al Gen. Miles, altrimenti non mi sarei mai arreso…

Duncan McDonald
Allora Uccello Bianco disse: “Giuseppe, tu non conosci i bianchi quanto me. Mai al mondo, gli Americani manterranno le promesse fatte agli Indiani.”

Donna Naso Forato anonima (fuggita in Canada)
Io sono fuggita con Capo Uccello Bianco. Fuggimmo di notte quando molti guerrieri si stavano arrendendo. Uccello Bianco non si arrese e disse a Capo Giuseppe di fare quello che voleva. …Seguimmo quelli che erano andati in direzione del campo Sioux, loro conoscevano la strada. …Procedavamo lentamente a piedi, con i bambini. I Sioux ci accolsero come amici…

Capo Giuseppe
Avremmo potuto fuggire dalle Bear Paw Mountains se avessimo abbandonato i feriti, i vecchi e i bambini. Noi non volevamo farlo. Non ho mai udito di Indiani feriti che sono guariti in mano ai bianchi…

Gen. William T. Sherman
I miei sforzi saranno quelli di mandare i Nasi Forati dove non potranno più disturbare la popolazione dell’Oregon e dell’Idaho…

L’intervista

a battaglia di Bear Paw è solo un avvenimento del passato oppure possiede anche valenze attuali? Lo abbiamo chiesto ai responsabili di una interessante iniziativa, un’associazione di appassionati denominata: “Friends of Bear Paw, Big Hole & Canyon Creek Battlefields”. (www.friendsnezpercebattlefields.org) Questa organizzazione no-profit lavora in collaborazione con il National Park Service allo scopo di preservare il patrimonio storico e culturale dei 3 siti sedi di battaglie. L’organizzazione si fa inoltre promotrice e organizzatrice di iniziative didattiche volte a trasmettere alle scolaresche informazioni sulla storia dei Nez Percè.


Un famoso ritratto di Capo Giuseppe

Di seguito le risposte di Robert West, Park Ranger al Nez Perce National Historical Park, alle nostre domande.

D. Potete fornire qualche dato sul numero di visitatori del Bear Paw Battlefield?

R. Il Bear Paw Battlefield riceve circa 6.000 visitatori all’anno (la cifra è piuttosto alta considerando che il sito è fuori da qualsiasi itinerario turistico. ndr). Il Big Hole Battlefield arriva ad avere 60.000 visitatori in un anno.

D. Quali sono i piani per il prossimo futuro in termini di iniziative dell’associazione?

R. Il gruppo si augura di incrementare il numero di iscritti al fine di avere la sufficiente copertura finanziaria per supportare il National Park Service nei 3 siti. Altri progetti riguardano l’acquisto di infrastrutture, l’ampliamento del sito web e altre iniziative promozionali e di volontariato.

D. Qual è il sentimento generale degli Americani nei confronti della fuga dei Nez Percè e relative battaglie?

R. Al contrario di molti europei, gli americani in generale non sono così interessati alla storia del west. Molti di loro la ritengono troppo triste e vergognosa per essere esplorata. E’ nostro compito insegnare loro e al mondo questa epica pagina di storia dimenticata.

D. La battaglia di Bear Paw è conosciuta solo dagli storici o è un episodio popolare della storia degli Stati Uniti?

R. Molti americani sanno di Capo Giuseppe e le immortali parole del suo discorso di resa. Questo è insegnato in molte classi di storia in tutti gli Stati Uniti. Tuttavia solo gli studiosi e gli storici conoscono gli eventi del 1877 e ciò che portò alla guerra.


Il Colonnello Nelson Miles

D. Le nuove generazioni sono più vicine o più lontane da questi episodi di storia delle guerre indiane in termini di interesse e conoscenza?

R. Più vicine. I giovani sembrano più interessati ad imparare quella fetta di storia che riguarda le guerre indiane e i Nez Percè in particolare. Ci sono moltissime scolaresche che vengono a visitare il campo di battaglia. I genitori che li accompagnano spesso si rammaricano del fatto di aver vissuto per anni in zona senza aver mai visitato il sito. I nostri sistemi di istruzione si stanno indirizzando verso una maggiore pluralità in quello che viene insegnato. Incomincia ad essere riconosciuto il fatto che la storia è qualcosa di più di quanto abbiano scritto gli studiosi bianchi.

D. Gli attuali Nez Percè hanno a cuore la loro storia, in particolare la battaglia di Bear Paw?

R. La storia del 1877 è passata attraverso le generazioni dei Nez Percè per mezzo della tradizione orale. Ogni anno i discendenti vengono a visitare il sito e a tributare il loro omaggio agli antenati caduti in battaglia. E’ un evento mesto e doloroso anche a 127 anni di distanza. Viene inoltre rappresentata la tradizionale cerimonia della pipa. Gli anziani della tribù insegnano ai giovani la lingua e la storia della loro gente.

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