I pantaloni nella vita quotidiana nel West

A cura di Mario Raciti

I pantaloni del cercatore d’oro – clicca per INGRANDIRE
Nella vita quotidiana del West la parola d’ordine per i vestiti era una sola: robustezza. Camicie, pantaloni, biancheria, stivali e cappelli dovevano resistere all’usura, al lavoro, all’ambiente e al tempo, proprio come coloro che li indossavano. In uno stile di vita in cui l’uomo della frontiera riusciva a guadagnare appena di che sfamarsi, comprare indumenti non era contemplato, anche per un fatto di comodità (meno tempo da dedicare al lavaggio e all’asciugatura, tempo che veniva impiegato a lavorare): infatti nessuno possedeva più di una coppia di ogni capo, e quella coppia spesso proveniva dai negozi dell’Est o dal paese d’origine di chi la indossava, e veniva usata fino a consumarsi (e rappezzata nel corso dei suoi vari gradi di usura). Inoltre, la scarsità, l’alto prezzo e la lentezza delle spedizioni non sempre permettevano a uomini e donne di acquistare i vestiti dai grandi negozi dell’Est (e nemmeno dagli empori delle cittadine di frontiera) e quindi si rimediava con la creazione homemade, fatta in casa. Leggi il resto

Guida del cercatore d’oro della California

A cura di Sergio Mura

Con tempestività, lo stesso anno dello scoppiare della febbre dell’oro verso l’El Dorado della California, fu pubblicata a nome Simpson – ma in realtà frutto di elaborazione redazionale dell’editore Joyce & Co. di New York, nel 1848 – questa Guida del cercatore d’oro della California. Sappiamo oggi che la corsa all’oro, del resto avviata da una specie di proclama del Presidente, servì più che alle miriadi di avventurosi che vi parteciparono, ai posteri coloni che trovarono il terreno per la stabile colonizzazione preparato.
E questa guida, più che essere utile strumento agli immigrati, di cui London racconterà l’improba lotta, è una specie di abile dépliant pubblicitario.
«Forse il primo esempio di come si alimenta un mito su scala mondiale»: la definisce Attilio Brilli, che rapidamente racconta, analizzandola, come una nazione allettò, con moderna persuasione, i suoi apripista da tutto il mondo. Leggi il resto

John Augustus Sutter, il re della California

A cura di Cesare Bartoccioni

John Augustus SutterUn tempo era il dominatore assoluto di ciò che costituiva un regno privato lungo il fiume Sacramento, ma John Sutter ebbe la disgrazia di osservare la sua immensa ricchezza e il suo immenso potere crollare nella spaventosa corsa mondiale per ripulire la California dall’oro chiamata “California Gold Rush”.
John Augustus Sutter era nato il 15 febbraio del 1803 a Baden, in Germania, anche se i suoi genitori erano originariamente arrivati dalla Svizzera, un lignaggio di cui egli era fortemente orgoglioso.
Nel 1834, di fronte a debiti impossibili da saldare, decise di tentare la sorte in America e, lasciando la sua famiglia alle cure di un fratello, salpò per New York. Leggi il resto

San Francisco senza legge durante la corsa all’oro

A cura di Sergio Mura

Un cercatore d’oro
Com’è noto, con la corsa all’oro della California scatenatasi nel 1849 gli Stati Uniti impressero una sterzata decisiva verso la conquista del West. Non si trattò certamente di una scelta semplice o indolore. Decine di migliaia di uomini e donne provenienti da ogni parte d’Europa e dall’Est degli Stati Uniti finì per riversarsi sulla California, trasformando ogni cosa e piegando uomini e cose alla febbre dell’oro.
Non si trattò di anni semplici per chi si trovò a vivere da quelle parti, specialmente durante i mesi iniziali.
Leggiamo insieme una descrizione della vita senza legge a cui dovevano adattarsi i cercatori e chiunque altro avesse scelto di vivere o fare affari a San Francisco e nella California del 1849 e degli anni successivi. Leggi il resto

John Perrett, noto come “Potato Creek”

A cura di Luca Barbieri

John Perrett
Curiosa la vicenda di questo personaggio, che è passato alla storia (meritandosi anche una copertina su Life), per quello che, in fondo, non è che un semplice colpo di fortuna: aver rinvenuto sulla propria concessione mineraria la pepita più grossa delle Black Hills. “Potato Creek” Johhny ha, comunque, saputo sfruttare egregiamente l’onda della popolarità piovutagli addosso per “costruirsi” un personaggio e diventare così un’attrazione turistica vivente.
John Perrett (questo il suo vero nome) giunse nel Territorio del Dakota a diciassette anni, dopo aver lasciato il natio Galles in cerca dell’occasione giusta.
Era il 1883 e la corsa all’oro cominciava un po’ a zoppicare: le concessioni migliori erano già state accaparrate, la sabbia dei torrenti già tutta rovistata, le montagne già un bel po’ traforate. Leggi il resto

La frontiera delle “città del miraggio”

A cura di Renato Genovese

L’Hotel Empire, definito pomposamente “uno dei migliori alberghi di tutta l’alta California”, non era altro che una baracca due piani, costruita con grosse tavole di legno con il tetto coperto da un semplice telone.
Ma aveva ben tre finestre a vetri che si affacciavano sulla “main street”, la polverosa strada principale della cittadina mineraria di Rich Bar, e questo dettaglio veniva considerato dei ricercatori del luogo come il massimo della sciccheria. L’interno, poi, secondo il metro di giudizio di quegli uomini rudi e senza pretese, che passavano le loro giornata a scandagliare il fondo del fiume Feather per ricavare qualche oncia di polvere d’oro, era ancora più lussuoso: a parte l’angolo adibito a magazzino (con padelle, lardo, palle, piccoli, sacchi di patate, barili di sottaceti e merce di tutti i generi ammonticchiata alla rinfusa di qua e di là), e trascurando le latrine a cielo aperto poste sul retro della costruzione, tutto il resto dell’hotel era foderato di quella orribile stoffa rossa damascata così diffusa nei più rinomati bordelli dell’epoca. Leggi il resto

Pale, picconi e piccoli folletti

A cura di Luca Barbieri

Un cercatore d’oro
Nei film e nei fumetti sono quasi sempre arzilli vecchietti un po’ matti, con una statura quasi nanesca, magri come chiodi, senza denti ma in compenso con barbacce incolte da istrice; parlano spesso a vanvera e girano con muli sovraccarichi di arnesi da lavoro e di borracce colme di buon whisky.
Sono i cercatori d’oro, vere icone del genere western, gente caparbia ed ostinata capace di raccontare monumentali frottole su come si può diventare ricchi in meno di un’Avemaria sguazzando come salmoni nei gelidi e pericolosi torrenti di montagna oppure traforando come topi i fianchi di colossali montagne.
Ma, al di là dei luoghi comuni, come si cercava realmente il biondo e prezioso metallo nel vecchio West? Leggi il resto

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