La battaglia del Rosebud

A cura di Sergio Mura

Nel corso dei primi mesi del 1876 fu chiaro a tutti, ad eccezione degli indiani considerati ostili dal governo degli stati Uniti, che si stava muovendo la più grande forza militare contro gli ultimi resistenti delle pianure del nord-ovest.
L’ingiunzione a tutte le bande ancora fuori dagli stretti ambiti delle riserve, a farvi rientro (o ad entrarvi se era la prima volta) abbandonando la vita libera, fu la mossa decisiva.
Una pretesa che considerava solo l’esigenza della gente bianca e del governo americano, ma assai poco rispettosa delle usanze e delle necessità delle tribù indiane.
L’ordine, infatti, fu emanato intimando tempi molto ristretti e imponendo l’obbedienza degli indiani in pochissime settimane, cosa impossibile con l’inverno alle porte. Leggi il resto

I Nativi nella Guerra di Rivoluzione Americana – 6

A cura di Pietro Costantini
Tutte le puntate: 1, 2, 3, 4, 5, 6.

Altre battaglie (nell’immagine St. Louis, 1779)
Augustin Mottin de la Balme era un ufficiale francese di cavalleria che, durante la Guerra dei Sette Anni, aveva servito l’esercito francese in Europa. Poi era partito per il continente nord americano per arruolarsi nelle truppe degli Stati Uniti nella Guerra di Rivoluzione. Nel 1777 era stato nominato Ispettore Generale della Cavalleria nell’esercito coloniale. Leggi il resto

Le vivandiere della Guerra Civile

A cura di Renato Panizza

La figura della “vivandiera“, l’intrepida donna che porta il barilotto di liquore per rincuorare i combattenti con un sorso di acquavite e rischia la sua vita mescolandosi ai soldati per prestare loro i primi soccorsi, compare già nella Francia del XVII secolo e diviene in seguito personaggio caratteristico durante la Rivoluzione francese.
La vivandiera della metà del XIX secolo non deve essere confusa con una semplice aiutante che svolge mansioni varie, di cucina o di pulizia degli indumenti e del Campo; la vivandiera, che porta anche tabacco e rifornimenti di cibo ai soldati, è inquadrata ufficialmente nelle fila del Reggimento, veste una sua divisa di foggia femminile… e spesso è armata! Leggi il resto

Le armi all’origine della disfatta al Little Big Horn?

A cura di Gualtiero Fabbri
Ormai molti “miti” nati attorno alla famosa battaglia di Little Big Horn sono stati sfatati definitivamente e alcuni di questi riguardano le cause che portarono alla sconfitta del 7° Reggimento di Cavalleria degli Stati Uniti comandato dal tenente colonnello G.A.Custer.
Uno di questi “miti” riguarda la presunta concausa del disastro di Custer, individuata nell’inadeguatezza delle armi in dotazione ai cavalleggeri. Leggi il resto

White Bull, il guerriero che uccise Custer

A cura di Sergio Mura

Il famoso guerriero Lakota Minneconjou White Bull (Thathánka Ská) nacque nelle Black Hills del South Dakota nel 1849 in una famiglia alquanto importante all’interno del popolo delle pianure. Suo padre era un capo Minneconjou, Makes Room, e sua madre era la Hunkpapa Good Feather Woman. Suo zio era uno dei più grandi capi Sioux di tutti i tempi, Toro Seduto. Suo fratello era il noto One Bull. Leggi il resto

Le guerre Cheyenne – 4

A cura di Pietro Costantini
Tutte le puntate dell’articolo: 1, 2, 3, 4.

Il Washita – Mappa 22. La Marcia verso Camp Supply
«Non c’era stato nulla che potesse darci indizi sulla posizione degli Indiani finché avevamo percorso la valle del Beaver Creek per parecchi giorni, quando le nostre guide indiane scoprirono la pista di un gruppo di guerra che ammontava, secondo le loro stime, a circa 100 – 150 guerrieri, a cavallo e che si spostavano in direzione nord est. Leggi il resto

La seconda battaglia di Adobe Walls, mito e verità

A cura di Paolo Brizzi da un articolo di Mike Venturino

Adobe Walls, 1874 – clicca per INGRANDIRE
Il 27 Giugno 1874 un’orda di guerrieri delle tribù delle pianure meridionali attaccò all’alba un posto commerciale localizzato nel Texas Panhandle, ma furono respinti da solo ventotto uomini bianchi e da una donna. Si pensa normalmente che il motivo della vittoria dei bianchi sia da attribuire al fatto che essi erano cacciatori di bisonti armati coi migliori fucili a lunga gettata del tempo. Leggi il resto

Le guerre Cheyenne – 3

A cura di Pietro Costantini
Tutte le puntate dell’articolo: 1, 2, 3.

La Guerra di Sheridan – Mappa 16. Sheridan prende il comando
«Allo scoppio delle ostilità io avevo in tutto…una forza di truppe regolari ammontante a circa 2,600 uomini – 1.200 a cavallo e 1.400 di fanteria – Con queste poche truppe bisognava presidiare tutte le postazioni dello Smoky Hill e dell’Arkansas, scortare le carovane degli emigranti e proteggere gli insediamenti, le vie di comunicazione e i gruppi impegnati nella costruzione della ferrovia Kansas – Pacific. Poi, ancora, queste stesse truppe dovevano fornire piccole colonne mobili sul campo, sempre pronte all’azione. Si può agevolmente arguire che ogni uomo disponibile risultava occupato dalla metà di agosto fino a novembre; specialmente in questo lasso di tempo gli ostili attaccarono oltre 40 postazioni disperse in lungo e in largo, in quasi tutti i casi rubando cavalli, incendiando abitazioni e uccidendo coloni.»
— Maggiore Generale Phillip H. Sheridan Leggi il resto

Florida 1817, il massacro Scott sul fiume Apalachicola

A cura di Renato Ruggeri

Il massacro Scott del 30 novembre 1817 fu la prima sconfitta militare dell’esercito US nelle guerre Seminole. In una breve e sanguinosa battaglia sul corso superiore del fiume Apalachicola in quella che è, oggi, Gadsden County, Florida, ma che, a quel tempo, era la Spanish Florida, dodici miglia a sud di Fort Scott, una forza composta da guerrieri Seminole, Creek Red Sticks, Yuchi, e Africani, i Seminole Neri assalì un barcone comandato dal Lt Richard. W. Scott che portava a bordo una compagnia di soldati e 11 civili, 7 donne e 4 bambini. Leggi il resto

Le guerre Cheyenne – 2

A cura di Pietro Costantini
Tutte le puntate dell’articolo: 1, 2.

La Guerra di Hancock – Mappa 9. Una pace precaria
“I Cheyenne, gli Arapahoes e i Kiowa si sono radunati sulle Smoky Hills nelle nostre postazioni o nelle vicinanze e sul fiume Arkansas in numero e forza manifestamente al di fuori del controllo dei loro agenti e, con il comportamento e le parole, hanno minacciato di interrompere l’uso di quelle strade alla nostra gente. Questo non può più essere tollerato. Se questo non è stato di guerra, è la cosa che più ci si avvicina e sfocerà nella guerra a meno che non ci si ponga termine. Leggi il resto

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