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Le divise della guerra civile

A cura di Mauro Cairo

Le uniformi degli eserciti della Guerra Civile – clicca per INGRANDIRE
Le epiche gesta di generali ed eserciti della Guerra Civile Americana hanno sempre saputo suscitare in noi un grande interesse. Hanno stimolato anche la passione. Parte del merito, è indiscutibile, appartiene alla semplicità con cui ci si può schierare per i “grigi” o per i “blu”, quasi si trattasse di un gioco.
In definitiva, dunque, dobbiamo ammettere che il fascino delle divise, colorate e sgargianti, è forte. Cosa sarebbe stato della riconoscibilità dei “nordisti” nella storia se non avessero avuto le famosissime giubbe blu? Cosa sarebbe stato, d’altra parte, di quella dei soldati confederati se non avessero adottato le divise color grigio?
Ecco, quindi, che dopo aver ricevuto tantissime richieste, siamo in grado di soddisfare le vostre curiosità con uno speciale davvero ben documentato ed assai dettagliato, suddiviso equamente tra notizie sul Nord e notizie sul Sud.


Le divise dell’Unione. Clicca per ingrandire!

I colori dell’Unione

I copricapo
Sia per gli ufficiali che per i soldati erano previsti due modelli: il dress hat e il fatigue cap. Il dress hat era fatto in feltro nero con una calotta di 6 pollici e ¼ con una tesa di 3 pollici e ¼ con un bordo di seta a coste di mezzo pollice per gli ufficiali e una semplice cucitura per sottoufficiali e soldati. Le falde erano agganciate a sinistra per la fanteria e a destra per la cavalleria ed erano tenute ferme da un gancio su cui era raffigurata un’aquila.
Un chepì
Erano previste piume di struzzo da portare dalla parte opposta alla falda rialzata ed erano: tre per colonnelli, tenenti colonnelli e maggiori; due per i capitani e tenenti e una per sottoufficiali e truppa. I cordoncini erano neri e dorati per gli ufficiali mentre erano del colore del ramo di servizio per sottoufficiali e truppa e terminavano con due nappe lunghe due pollici e andavano a cadere lungo il lato opposto a quello delle piume. Sulla parte frontale veniva portato un fregio in ottone raffigurante: un corno da caccia per la fanteria; sciabole incrociate per la cavalleria; cannoni per l’artiglieria più il numero reggimentale (di 5/8 di pollice) e la lettera della compagnia (di 1 pollice). Questi cappelli erano semplicemente detestati tanto è vero che quelli del 111° Pennsylvania finirono nel Shenandoah!
Il chepì con visiera era previsto per l’artiglieria leggera.
Il fatigue cap era molto più diffuso ed era fatto in lana blu scura con un cerchio in cartone che formava la parte superiore. La parte posteriore era più alta in modo che la calotta s’inclinasse in avanti a mo’ di chepì francese. Erano foderati in raso di cotone nero o marrone e la visiera era in pelle nera; il sottogola era anch’esso in pelle e aveva due bottoncini d’ottone per fermarlo. In inverno si usava una tela cerata a copertura del berretto mentre in estate si usavano gli havelocks ossia una copertura in lino o cotone da infilare sopra il berretto che scendeva fino alla nuca. Erano previsti distintivi che indicavano il Corpo, ramo di servizio, reggimento e lettera di compagnia ma spesso non venivano usati. Altri modelli diffusi erano i normali cappelli civili a tesa larga civili o cappellacci d’altro genere.

I distintivi
Ogni corpo – ufficialmente a partire dal ’63 – aveva la propria forma di distintivo, erano fatti di tessuto colorato e questi doveva essere rosso per la 1° divisione, bianco per la 2° e blu o azzurro per la 3° e venivano portati sul cappello o sul petto a sinistra. Il I Corpo aveva un cerchio; il II Corpo un trifoglio d’Irlanda con stelo; il III un diamante o rombo; il IV un triangolo equilatero; il V una croce di Malta; il VI una croce greca; il VII una mezzaluna che circondava una stella; VIII una stella a sei punte; il IX uno scudo con il numero 9 con un’ancora e un cannone incrociati (verde per la 4° divisione); X un castello con quattro bastioni; XI una mezzaluna; XII una stella; XIII nessun distintivo; XIV una ghianda; XV una cartucciera con il motto “40 colpi”; XVI quattro pallottole coniche con la punta rivolta verso il centro; XVII una freccia; XVIII una croce con bordi sfrangiati; XIX una stella a quattro punte; XX una stella anch’esso; XXI nessun distintivo; XXII un cinquefoglie; XXIII uno scudo araldico; XXIV un cuore; XV un quadrato.

Le giubbe
Giubbe per ufficiali – Gli ufficiali indossavano una redingote blu scuro che arrivava a metà coscia, con colletto rigido e tre bottoni sui polsini e tasche nelle falde. Colonnelli, tenenti colonnelli e maggiori avevano due file di sette bottoni; capitani e tenenti una di nove. Le spalline dorate indicavano, con un dischetto colorato, il ramo di servizio (giallo la cavalleria, rosso per l’artiglieria e azzurro la fanteria) e il grado: aquila argentata per i colonnelli; foglia argentata per i tenenti colonnelli; due sbarrette argentate per i capitani e una per i tenenti.
Una uniforme
Le spalline avevano bordi di metallo spesso ½ pollice per colonnelli e tenenti colonnelli; di ¼ di pollice per i capitani e tenenti. Maggiori e sottotenenti non avevano distintivi e il loro grado era appunto indicato dal bordo metallico (1/2 pollice il maggiore e ¼ di pollice il sottotenente).
Gli ufficiali dell’ovest indossavano i distintivi sul petto. Di norma in combattimento le giacche indossate erano semplici sack coats su cui venivano applicati i gradi.
Giubbe per truppa e sottoufficiali – Le giubbe erano anch’esse redingote come quella da ufficiale ma con una sola fila di bottoni (nove) e due sui polsini. Gli uomini della cavalleria indossavano una giubba con 12 bottoni, due sul colletto (e due occhielli posticci). Queste divise venivano poi ricamate intorno al colletto, sui polsini, lungo le cuciture posteriori con i colori del ramo di servizio. I sottoufficiali si distinguevano per i galloni con la punta all’ingiù sulle maniche ed erano: tre galloni e un arco per il sergente maggiore; tre galloni e una linea per il sergente quartiermastro; tre galloni e un rombo per i sergenti maggiori; tre galloni per i sergenti; due galloni per i caporali e due asce incrociate per gli artieri.
In combattimento venivano portate le sacks coats in flanella molto più economiche.

I bottoni
I bottoni erano in ferro senza simboli per i soldati mentre per gli ufficiali erano dorato con la lettera ‘A’ per gli artiglieri, ‘C’ per i cavalleggeri, ‘R’ per i fucilieri, ‘I’ per la fanteria e ‘D’ per i dragoni.

Gilè
Erano fatti di cotone misto lana di colore blu o azzurro con il retro in raso marrone. Venivano indossati quando faceva freddo.

Camicie
Erano fatte in flanella ed erano di colore grigio! Erano molto simili alle attuali polo.

Cravatte
Erano collaretti in cuoio larghi due pollici ma non venivano mai indossati.

Pantaloni
Erano fatti di cotone misto lana e, inizialmente, erano blu scuro con un cordoncino in passamaneria di 1/8 di pollice per gli ufficiali mentre i sotto ufficiali avevano strisce larghe 1 pollice e mezzo i sergenti e ½ pollice i caporali.
Dal 16 dicembre del ’61 i pantaloni diventarono azzurri. Sulla patta avevano 5 bottoni una cinghia sul retro (molto più spesso un semplice spago) permetteva d’aggiustare la taglia. Avevano due semplici tasche anteriori, molto raramente dotate di pattine.

Mutandoni
Erano fatti di cotone marrone ed arrivavano fino al polpaccio.

Ghette
Erano fatte in lino pesante, alte 10 pollici con sei bottoni e una cinghietta in cuoio da far passare sotto la calzatura. Non venivano usate praticamente mai.

Stivali
Le calzature regolamentari per i fanti erano stivaletti alti fino alla caviglia, fatti in pelle nera con suole cucite o inchiodate. Ciascun soldato riceveva quattro di questi articoli; i cavalleggeri ricevevano, al posto di due paia di questi, due stivali alti fino alla caviglia. Una certa quantità di scarponcini con allacciatura anteriore con stringhe in cuoio fu distribuita ai reparti della Pennsylvania.

Calze
Erano in lana grigia o marrone ma di qualità pessima tanto da diventare inservibili dopo 48 ore d’utilizzo.

Cappotti
Gli ufficiali avevano cappotti blu in dotazione. Avevano quattro alamari in seta sul petto, una mantellina lunga fino ai polsini e passamaneria in seta nera sull’avambraccio: da cinque strisce per i colonnelli a decrescere fino all’una dei tenenti. I soldati e sottoufficiali li avevano molto simili anche se meno rifiniti e di colore azzurro. Esistevano anche esemplari marroni e neri.


Le divise dell’Unione

Fusciacche
Gli ufficiali avevano fusciacche in seta rossa con frangiature dorate che s’avvolgevano due volte attorno alla vita e s’annodavano sull’anca sinistra e le estremità terminavano 18 pollici sotto il nodo. Quelle per i sergenti erano simili ma in lana pettinata e senza le frange.

Gli equipaggiamenti

Le fibbie
La fibbia per fanteria era una placca in ottone lunga 3,5 pollici e larga 2 con le lettere “US” incise. Quella per ufficiali era leggermente più grossa e portava inciso un’aquila dentro una corona d’alloro.

Cinture
I cinturoni erano in pelle nera liscia o scamosciata. I cinturoni per la spada da sottoufficiale venivano portati a tracolla e andavano dalla spalla destra fino all’anca sinistra. Gli ufficiali portavano il cinturone in vita e la sciabola era agganciata con due cinghie: una anteriore da 17 pollici e una posteriore da 34.

Giberna porta-capsule
La giberna era alta e profonda 3 pollici e larga 1, fatta in pelle. Si chiudeva tramite una borchia d’ottone anteriore. Sulla parte sinistra veniva portato l’attrezzo per la pulizia del fucile.

Baionette e foderi
Le baionette avevano una lama lunga 18 pollici con un innesto da 3. Il fodero era in pelle con una punta fatta in ottone.

Cartucciera
La cartucciera era in pelle nera che ricopriva un contenitore in stagno diviso in due scomparti per un totale di 40 cartucce. Una linguetta assicurava la chiusura della pattina anteriore e sopra di essa veniva stampato il marchio “US”. Poteva venire portata con una bandoliera o assicurata alla cintura in vita.

Bisacce
Le bisacce erano in cotone nero di 12 per 3 per 13 pollici con una pattina di 5 pollici che si chiudeva tramite una cinghietta in cuoio. All’interno una sacca di cotone bianco era usata per il cibo. Teoricamente dovevano essere contrassegnate dal numero di reggimento, la lettera della compagnia e matricola del soldato.

Fondine
Erano in cuoio nero e fatte in modo da portarle sul lato destro con calcio in avanti e una pattina che si chiudeva con una borchia.

Le borracce
Erano di latta e avevano la forma di una sfera schiacciata con beccuccio in peltro con un diametro di circa 8 pollici. Dotate di un tappo di sughero avevano un ulteriore chiusura formata da un coperchietto di latta. Cerchi concentrici, sempre in latta, assicuravano un ulteriore rinforzo e il tutto era ricoperto di lana azzurra o blu.

Zaini
Gli zaini erano in tela nera ed erano chiusi da tre cinghie in pelle: altre due sacche venivano assicurate ad esso tramite una cinghia. La coperta era portata sopra la pattina e legata da una cordicella. Anch’essi si sarebbero dovuti contrassegnare dal numero di reggimento, lettera di compagnia e numero di matricola del soldato.

Coperte e poncho
Le coperte potevano essere o semplici in lana con le lettere “US” stampate al centro ed erano di 7 piedi per 5 oppure erano gommate, ossia erano in cotone impregnato di gomma, così come il poncho. Quest’ultimo aveva una fessura al centro per poterci infilare la testa.

Tende
La tenda era in cotone impermeabile lunga 5 piedi e 6 pollici e larga 5. Aveva 23 asole per poterla assicurare con corde e moschettoni.

Le armi

Fucili per fanteria
L’arma più diffusa era lo Springfield M1861 calibro .58 che usava le pallottole tronco-coniche dette ‘Miniè’ ad avancarica e a percussione. Molti reparti armarono deliberatamente alcune compagnie del più vetusto M1842 ad anima liscia in funzione antiuomo a distanza ravvicinata. Altri reparti avevano l’Enfield P1853 britannico o armi tedesche o belghe. Il particolare Springfield M1855 calibro .58 aveva un particolare sistema: l’innesco a percussione era formato da un rotolo di capsule in carta – assai simile a quello dei fucili giocattolo che andavano di moda quando giocavo a indiani & cowboys – che avanzavano automaticamente ogni volta che si armava il cane. Era un sistema troppo delicato per il trattamento rude che l’arma riceveva in battaglia e si preferì tornare al più affidabile sistema delle capsule metalliche da infilare una alla volta.


Lo Springfield M1861

Esistevano già fucili a ripetizione come gli Spencer calibro .52 con cartucce d’ottone ma essi non vennero adottati se non in modeste quantità e solo per alcuni reparti, specialmente di cavalleria. Perché? Anche se può sembrare incredibile la ragione, oltre che di costo, (un M1861 costava solo 13 dollari) stava nel fatto che le alte sfere temevano che i soldati avrebbero, a causa del maggior volume di fuoco sviluppabile, sprecato munizioni. Un altro protagonista fu il “papà” del celeberrimo Winchester, il fucile Henry.

Fucili per la cavalleria
Il modello ufficiale per la cavalleria era la strana pistola-carabina M1855 che non era altro che una normale pistola ad avancarica calibro .85 a cui veniva applicato un calcio smontabile che la trasformava in carabina. Sull’utilità pratica di quest’arma sussistono parecchi dubbi e infatti venne rapidamente rimpiazzata dalla decisamente moderna ed efficace carabina Spencer o dal fucile Sharps che non era a ripetizione ma usava cartucce metalliche in ottone semplificando notevolmente le operazioni di ricarica. Altre armi erano la Burnside che usava una cartuccia in ottone ma che usava un innesco separato (in pratica la cartuccia serviva per evitare la fiammata proveniente dall’otturatore. Un problema che aveva da sempre precluso la possibilità di fucili a retrocarica fino, appunto, all’avvento delle cartucce metalliche).

Rivoltelle
Non esisteva un modello ufficialmente adottato, affidandosi a forniture private alla bisogna. Le rivoltelle erano divise in due grandi categorie: le “Army” in calibro .44 e le “Navy” in calibro .36. Il che non significava che un marinaio usasse solo “Navy” e viceversa. Le più diffuse erano ovviamente le Colt, seguite dalle Remington e dalle Savane.

Le sciabole
Le sciabole erano: il modello M1857 per cavalleria leggera, lunga 41 pollici, con una lama larga 1 pollice all’elsa, con guardavano in ottone e l’impugnatura, ricoperta di pelle nera, rigonfia al centro con pomo in stile elmetto frigio. La sciabola per cavalleria pesante era praticamente identica ma aveva la lama di 1 pollice e ¼ all’elsa e non aveva l’impugnatura con il rigonfiamento. Le sciabole per ufficiali si distingueva per essere più corta, circa 36 pollici, e presentava come decorazioni motivi floreali e l’aquila nazionale. La lama, in tutte queste armi, era leggermente curva e presentava una doppia scanalatura per alleggerirne il peso.

I colori della Confederazione


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I copricapo
Il 19 aprile del 1861 il Dipartimento della Guerra della Confederazione ordinò di dotare tutti i soldati dell’esercito regolare di un berretto e 6 giugno furono forniti ulteriori dettagli: erano molto simili, dalla descrizione, ai chepì francesi fatti di tela olona o lino con nappe colorate a seconda del ramo di servizio ossia rosso per l’artiglieria, azzurro per la fanteria e giallo per la cavalleria.
Il 24 gennaio del ’62 l’ordinanza fu rivista: le nappe scomparvero e da allora i colori d’arma si sarebbero dovuti portare sui lati e sui cocuzzoli dei berretti accompagnati da strisce di blu scuro. Sui berretti apparivano anche le distinzioni di grado per ufficiali: tre strisce dorate davanti e sul lati per gli ufficiali di “campo”, due per i capitani e una per i tenenti. Sul cocuzzolo delle cordicelle in numero pari a quello delle strisce dovevano formare un nodo a quadrifoglio.
Chepì confederato
I soldati semplici, nella parte frontale, dovevano portare il numero di reggimento. I cosiddetti havelocks – le tele parasole sulla nuca, come quelle della Legione Straniera – erano previsti per l’estate mentre per il maltempo era prevista una tela cerata a copertura del berretto. In realtà il regolamento non fu quasi mai rispettato: un soldato dei Richmond Howitzers appare in una foto con un semplice berretto fatto di lana grigia, con la visiera fatta di cartoncino. Moltissimo poi indossavano semplicemente un cappello a cencio simile a quello che avevano nella vita civile e molti degli esemplari conservati nei musei hanno una tesa che va dai 2 pollici ai 4 pollici con un sottile nastro di seta intorno alla calotta: secondo molte foto dell’epoca essi erano di colore scuro (probabilmente marrone o nero) o più chiaro (forse grigio o tonalità di marrone più chiaro).
Un soldato fotografato nel maggio del ’64 porta sul suo berretto a cencio una sorta di distintivo – un tentativo di rispettare, almeno parzialmente, il regolamento – in cui si legge “Al 4” il che fa supporre trattarsi di un uomo del 4° Reggimento Alabama.

Giubbe

Le giubbe per ufficiali
L’ordinanza Generale n. 4 del ’61 prevedeva che tutti gli ufficiali dovessero indossare giubbe grigie a doppio petto con falda di lunghezza compresa fra l’anca e il ginocchio. Sul retro della falda erano previsti quattro bottoni in linea (i bottoni erano in ottone) con gli ultimi bottoni dell’allacciatura frontale e colletto dritto.
Maggiore Reynolds in divisa
Sui polsini erano previsti tre bottoncini mentre il petto era chiuso da una doppia fila di sette bottoni. Sul colletto rialzato venivano ricamati i distintivi di grado:
una, due o tre sbarrette dorate alte ½ pollice (quella in alto lunga 3 pollici) indicavano un sottotenente, tenente e capitano rispettivamente; una, due o tre stellette dorate di 1 pollice e ¼ indicavano invece un maggiore, un tenente colonnello e un colonnello. La fodera interna era in cotone ed era grigia, bianca o marrone.
Su ogni manica appena sopra i polsini, sagomati a punta, era previsto l’Austrian Knots, i nodi in passamaneria dorata dotati di una spighetta per i tenenti, due per i capitani e tre per gli ufficiali di campo. I polsini e i colletti dovevano essere del colore dell’arma. Il tutto era raramente portato in battaglia. Molti ufficiali preferivano una redingote simile a quella civile con colletto ripiegato su cui facevano ricamare i gradi o una corta giubba detta roundabouts.
Un’altra variante era la sack coat la normale giacca da giorno indossata dai civili borghesi con i distintivi di grado cuciti sopra.

Le giubbe dei soldati e dei sottoufficiali
I soldati avevano, sempre stando al regolamento, una giubba come quella degli ufficiali priva dei distintivi di grado, del nodi e con due bottoni sui polsini. I sottoufficiali avevano poi, cuciti uno alla volta sulle maniche (mentre i nordisti prima li cucivano assieme e poi li applicavano alla manica) i galloni con le punte verso il basso. Il colore dei galloni era quello dell’arma – come per gli ufficiali – ed erano: due per il caporale, tre per il sergente, tre galloni e un diamante per il sergente di picchetto, tre galloni e tre barrette per il Quartermaster sargeant, tre galloni e una stella per il sergente del commissariato armi e munizioni, tre galloni e tre archetti per il sergente maggiore.
Da studi fatti sulle fotografie giunte fino ad oggi pare che ben pochi sottoufficiali portassero effettivamente i distintivi di grado probabilmente perché ciò li rendeva un facile bersaglio.
Visto l’alto costo dei tessuti, così come per gli ufficiali, ben pochi portarono queste divise durante le campagne ripiegando sui più economici sack coat o roundabout.
Il numero di bottoni della chiusura di questi ultimi non era uniforme (variava da cinque a dieci) e le divise con guarnizioni che identificavano l’arma d’appartenenza erano pochissime.
Le giacche avevano normalmente due tasche interne (chiuse da bottoni in osso) e altre, in numero variabile, venivano ricavate esternamente.
Per chiudere il discorso sulle giubbe: il famoso colore grigio.
Esso non era uniforme in tutti i reparti: andava da una tonalità molto scura – soprattutto nei virginiani – a tonalità grigio-marroni. Ma, sorpresa, alcune indicazioni (provenienti da fonti che vanno dal ministero della Guerra a Richmond fino a soldati unionisti) danno il marrone come colore più diffuso almeno fino a metà del conflitto perché era un colorante facile da ottenere in quanto ricavato dal butternut, un albero molto diffuso, che dava alle divise un colore che andava dal marrone al giallo sabbia.

Il gilè
Il gilè non era previsto ma facendo parte del guardaroba dell’americano medio dell’epoca veniva indossato sotto la giacca, specie in inverno.
Era fatto in lana leggera o cotone misto lana di colore grigio o marrone, con la parte posteriore in raso marrone o nero con un cinturino per regolarne la larghezza posto a due pollici circa dal bordo inferiore. La fodera era in cotone bianco.

I bottoni
I bottoni erano fatti in ottone, di diametro fra il pollice e i 7/8 di pollice, almeno all’inizio anche se poi, durante il conflitto furono distribuiti nei più economici rame, peltro, osso o legno. Avevano, sempre inizialmente, le lettere per distinguere le armi: “A” per l’artiglieria, “I” per la fanteria (infantry in inglese), “R” per rifleman,”C” per la cavalleria.
Nel prosieguo del conflitto si diffusero e soppiantarono i primi, bottoni con scritto “CSA” o “CS”.

Camicie
Stando ai regolamenti ad ogni uomo dovevano essere distribuite tre camicie di flanella rosse o bianche. Si infilavano dalla testa un po’ come le polo odierne e in un secondo tempo la flanella fu sostituita dal cotone. Furono importate anche camicie dall’estero ed in una foto si vede un tenente del 1° Artiglieria della Virginia con una camicia a strisce bianche e blu tipiche del British Army. Molto spesso i soldati indossavano camicie portate da casa.

Cravatte
Secondo i regolamenti i soldati avrebbero dovuto avere collaretti rigidi in pelle ma non fu mai tentata neppure la distribuzione. Del resto un uomo scrisse al fratello «mandami pure dei vestiti se puoi tranne le cravatte: i ragazzi mi riderebbero dietro!»

Pantaloni
Il 19 aprile del 1861 l’Esercito Confederato dichiarò che avrebbe distribuito dei pantaloni grigio-acciaio ma il 25 maggio apparve sul “Picayune” di New Orleans un articolo che annunciava la distribuzione di pantaloni celesti il che era perfettamente in linea con l’ordinanza n.4 che prevedeva, appunto, pantaloni di tale colore con bande larghe 1 pollice e ¼ del colore dell’arma. Il che provocò non pochi problemi perché come affermò il generale Cleburn i suoi uomini furono falciati dall’artiglieria confederata in quanto scambiati per federali.
Il regolamento fu quindi ignorato e si iniziò a distribuire pantaloni grigi o marroni fatti di lana o, soprattutto alle truppe dell’ovest, in jeans, con due tasche anteriori, in alcuni anche un taschino per l’orologio, e delle asole in vita per permettere il passaggio di una cordicella per poterne regolare la taglia anche se molti preferivano l’uso di bretelle.

I mutandoni
Una delle poche cose che il sud non lesinò mai furono i mutandoni in cotone bianco!
Arrivavano fino a circa 2/3 della gamba ed erano dotati di asole per permettere di stringerli a piacere; in vita uno spacco permetteva il passaggio di un cinturino per regolare la taglia e un bottone in vita e uno sulla patta permettevano la chiusura anteriore.

Le ghette
Queste non erano previste dal regolamento e, giustappunto, erano uno degli articoli più diffusi, almeno all’inizio del conflitto!
Erano il tela olona con un cinturino in pelle per permettere di fissarle sotto la scarpa e arrivavano fin sotto il ginocchio.

Stivali
Quando si parlava di stivali, ironicamente, si distinguevano in ankle of Jefferson e Jefferson: i primi erano riservati agli ufficiali.
Erano prodotti in loco o importati dall’Inghilterra ed erano i pelle nera o rossastra, dotati di punta quadrata e arrivavano fino alla caviglia: ne venivano distribuiti quattro paia.
Quelli inglesi erano foderate di carta pressata che si disfacevano appena bagnati ma non è che quelli prodotti al sud fossero poi migliori in quanto fatte in pelle semiconciata: dopo una settimana, stando ai veterani, il tacco partiva e la tomaia doveva prendere il posto della suola; in più, se il clima era caldo e secco si incartapecorivano e diventavano strette; se il clima era umido s’infradiciavano e il piede ci ballava la giga.
Si ricorreva quindi all’arte d’arrangiarsi, pena rimanere scalzi. Molti ricavavano dalla pelle di vacca una sorta di mocassino con cui ricoprire le proprie calzature d’ordinanza in modo che in inverno fossero ben coperte: in questo modo avevano uno stivaletto decente da portare per il resto dell’anno. Oppure si facevano direttamente un mocassino usando strisce di cuoio per cucirlo o li rubavano ai nordisti morti o prigionieri.
Gli ufficiali a cavallo e i cavalleggeri avevano stivali alti fino al ginocchio.

Cappotti
Teoricamente, sempre secondo il regolamento, i soldati avrebbero dovuto ricevere un cappotto grigio-blu a doppi petto e con mantellina lunga fino al gomito per i fanti e fino ai polsi per i cavalleggeri. In realtà ci si arrangiava con abiti confezionati a casa e chi lo aveva lo divideva con i commilitoni, specialmente quando dovevano montare di guardia la notte. Anche qui valeva la regola dell’economia e venivano colorati con il butternut ed esso conferiva loro un colore marrone o giallo-sabbia

Fusciacche
Gli ufficiali di artiglieria e fanteria avevano fusciacche color rosso in seta, con una frangia dorata e che doveva pendere per non più di 18 pollici dal giro vita, da portare sotto il cinturone della spada. Gli ufficiali di cavalleria ne avevano una simile ma gialla.
I sergenti ne avevano anch’essi una ma in lana pettinata. In battaglia non venivano portate.

Gli equipaggiamenti

Giberna portacapsule
La giberna dei sudisti era fatta in pelle nera o marrone profonda due pollici e mezzo e larga 1 pollice e ¼ con una pattina interna e una esterna, quest’ultima che ricopriva tutta la superficie anteriore. La forma più comune della pattina era quella a “scudo” con al centro una linguetta per chiuderla, raramente portavano incise le lettere CS. Tuttavia molti soldati non le usavano preferendo tenere le capsule in tasca.

Baionetta e fodero
La baionetta prodotta nel sud aveva una lama da 18 pollici con un innesto per il moschetto, a forma triangolare, da 3 pollici. Erano anche in uso sciabole-baionette da 22 pollici di lama con un manico da 5 pollici. I foderi erano in cuoio nero o marrone con la punta in ferro o stagno.

Cartucciere
Le cartucciere erano di due modelli: uno da portare a tracolla, con due scomparti per 20 cartucce più una tasca anteriore posta sotto le pattine (chiuse da bottoni in ottone, legno o stagno) di chiusura e l’altro modello era da portare alla cintura. Questo era dotato di un solo grande scomparto per 40 cartucce. I contenitori erano fatti in stagno ricoperti di cuoio nero o marrone così come le bandoliere o le cinture.

Fondine
Le fondine erano realizzate in cuoio nero o marrone, con una pattina che copriva la pistola. La chiusura era realizzata in ottone oppure erano semplici linguette da infilare in una fessura realizzata sulla parte anteriore della fondina. L’arma era portata con il calcio rivolto all’indietro.

Bisacce
Le bisacce erano realizzate in tela di cotone bianco che avrebbero dovuto riportare il nome e il numero reggimentale, la lettera della compagnia e il numero di matricola del soldato.
Una seconda borsa era cucita internamente alla bisaccia in modo da tenere il cibo separato dal resto. Spesso i soldati, appena potevano, si procuravano bisacce sottratte ai nordisti meglio impermeabilizzate e più robuste.

Le borracce
Le borracce erano a forma di tamburo realizzate in due parti in stagno e saldate poi assieme. Il beccuccio per bere erano anch’esso in stagno chiuso da un tappo di legno o sughero. Il diametro della borraccia variava dai 5 a 7 pollici ed era profonda dal ½ pollice ai 2 pollici e ½.

Gli zaini
Gli zaini non erano altro che borse flosce di 15 per 16 per 3 pollici con cinghie di 1 pollice che s’incrociavano a X e venivano fissate con fibbie realizzati in tela nera: venivano marcati in bianco per la fanteria e in giallo per l’artiglieria e portavano il numero reggimentale esternamente mentre la lettera di compagnia e la matricola del soldato erano segnati internamente.

Le coperte
Le coperte erano marrone chiaro, fatte di lana tessuta a spina di pesce di circa 5 piedi quadrati, bordati di una striscia marrone scuro di circa 5 pollici.

Le tende
Le tende erano realizzate con quattro strati di cotone cuciti assieme e impermeabilizzate con inefficace olio siccativo.
Tuttavia esse erano assai poche e venivano, di conseguenza riservate ai quartier generali.

Le armi

Fucili per fanteria
I Confederati nelle prime fasi del conflitto dovettero accontentarsi spesso di vecchi moschetti ad anima liscia ex pietra focaia convertiti all’uso delle capsule.


Un Enfield P1853

Poi riuscirono a procurarsi armi più moderne, rigate e a percussione ad avancarica in parte sottratte al nemico e poi copiate, come il fucile Springfield M1861 federale o il britannico Enfield P1853 entrambi calibro .58 (quest’ultimo venne anche importato). Altri fucili furono importati dalla Francia, dal Belgio e dall’Austria. La principale produzione di armi fu a Fayetteville; privati come la Cook & Brother produssero copie dell’Enfield. Tutte queste armi avevano i passanti per la cinghia (fatta in tela di cotone rinforzata in pelle) ma non tutti l’ebbero.
Altri fucili usati furono il Kerr britannico usato per il cecchinaggio.

Fucili per cavalleria
Il fucile per cavalleria standard non era altro che la versione corta dell’Enfield. La cavalleria nordista usa già da tempo armi a cartucce d’ottone e a retrocarica come gli Sharps, o a ripetizione come gli Spencer. La Confederazione non aveva strutture per produrre le cartucce quindi anche le armi sottratte al nemico – pur prede ambitissime – erano spesso inutilizzabili. Altri fucili a retrocarica usati furono i Maynard o i Morse ma in quantità estremamente ridotte.

Le rivoltelle
L’arma più diffusa era la Colt da sei colpi in calibro .36.
Un altro modello diffuso era la Northern Whitney anch’essa calibro .36 più altri modelli importati da Francia e Gran Bretagna.

Le sciabole
I modelli impiegati dai Confederati si rifacevano a quelli impiegati dai federali e rimando la descrizione dettagliata alla sezione dedicata al Nord. La principale differenza stava nel fatto che avevano una sola scanalatura ed erano molto meno rifinite. Le impugnature erano ricoperte di pelle marrone e fissate con un semplice giro di filo di rame, spesso non ritorto. Le else erano rozzamente stampate se non semplicemente ottenute a martellate da fogli d’ottone.

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