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Gli anni del dopoguerra e la ricostruzione del Sud

A cura di Renato Panizza

La Guerra Civile aveva segnato profondamente il Sud.
Quando Johnny Reb tornò a casa vide tutta la desolazione e la rovina che la profonda penetrazione del nemico aveva lasciato nella sua terra. Ampie zone erano state
sistematicamente devastate; case distrutte e fattorie un tempo floride completamente abbandonate; famiglie ridotte alla fame e migliaia di negri, liberi ma privi di casa e di lavoro, che vagabondavano senza meta. Moltissimi di loro sarebbero morti di fame e di malattie, così come molti bianchi di povera estrazione: si calcolano a centinaia di migliaia i vecchi, le donne e i bambini, ridotti allo stremo della miseria, senza un tetto, a languire per le strade e le campagne desolate.
Le più grandi, e un tempo ricche città sudiste, come Richmond, Atlanta, Columbia, Charleston, Mobile… erano semidistrutte dai bombardamenti e dagli incendi. L’economia era al collasso e non esistevano più trasporti. La piccola rivoluzione industriale che inaspettatamente durante la guerra aveva caratterizzato tutto il Sud, era ormai solo un ricordo.
I buoni del Tesoro e la cartamoneta emessi dalla Confederazione non valevano più nulla; così, la maggioranza della popolazione si ritrovava completamente rovinata:i ricchi che avevano prestato i loro soldi allo Stato erano ridotti alla povertà, e i poveri non avevano in tasca neanche più gli spiccioli.
Quando il Presidente della Confederazione, Jefferson Davis, fu catturato e poi imprigionato a Fort Monroe, la moglie Varina visse con i figli in Georgia e in Canada, presso la nonna materna, prodigandosi in una instancabile campagna a favore del marito. Jefferson Davis fu liberato nel 1867, e la coppia visse fino al 1870 in Canada, in vera povertà: Varina manteneva i figli vendendo limoni agli angoli delle strade! Poi, un amico procurò loro una tenuta in Mississippi dove Jefferson morì nel 1889, e la vedova iniziò a scrivere le sue memorie.
Jefferson Davis
Al contrario, il Nord vincitore, nonostante una guerra lunga e logorante che aveva messo duramente alla prova tutte le sue (grandi) capacità di reazione, era praticamente intatto: le poche e brevi penetrazioni degli eserciti sudisti nel suo territorio non avevano mai fatto danni rilevanti, né alla popolazione né alle risorse. Inoltre, il tessuto sociale degli Stati vincitori si era conservato integro,al contrario del Sud, dove la struttura socio-politica era stata disgregata. Addirittura, nonostante i molti lutti provocati dalla guerra, la sua popolazione risultava cresciuta numericamente,anche grazie alla forte immigrazione che avrebbe fornito una grande forza-lavoro. Il Nord aveva potentemente sviluppato le sue capacità industriali, e anche l’agricoltura aveva fatto passi avanti.Durante il conflitto si erano accumulati grandi capitali e il settore chiave dei trasporti fu il primo a beneficiarne: le ferrovie più che raddoppiarono la loro estensione; poi si ampliarono l’industria siderurgica e petrolifera. Le basi per un ulteriore forte sviluppo dell’economia dell’Unione -ma sarebbe più giusto dire del Nord – furono anche le tariffe di protezione che, liquidato definitivamente il Sud che le aveva sempre ostacolate,subirono un forte rialzo.
Il primo problema che si pose a Lincoln, ben prima che la guerra si concludesse, e quando ancora la vittoria del Nord non era certa, fu la reintegrazione, almeno sul piano politico e amministrativo, degli Stati della Confederazione già conquistati del tutto o anche solo in parte.
Infatti, nel 1862-63, New Orleans (il più grande e importante scalo commerciale del Sud) e parte della Louisiana, una bella fetta di Tennessee e l’Arkansas erano in mano unionista.
Che cosa voleva fare Lincoln?
La convinzione di mantenere unita e forgiare una forte Repubblica, secondo i principi fondanti
di una grande democrazia, dominò la mente di Lincoln fino agli ultimi giorni della sua vita.
Lincoln era fermamente deciso a non trattare il Sud come una terra conquistata; e a considerare i “ribelli” non nemici vinti ma fratelli traviati e ritrovati.
“Suonate Dixie!“ (ndr: l’inno sudista) – chiese all’orchestrina presente tra la folla riunita alla Casa Bianca per festeggiare la resa di Lee, il 9 Aprile 1865.
Le sue intenzioni erano estremamente concilianti e si possono riassumere in queste sue parole : “…ostilità per nessuno, carità per tutti; se mai, aprite loro le porte, fateli fuggire; troppe vite sono già state sacrificate”. Voleva che la gente del Sud rientrasse nell’Unione, come se non ne fosse mai uscita! Sosteneva che ”nessuno Stato giuridicamente è mai uscito dall’Unione, perché la secessione è incostituzionale. Per qualche tempo c’è stata un’impropria relazione tra alcuni cittadini che hanno preso le briglie del comando e il Governo federale”.


Le macerie del Sud erano ovunque

Un’interpretazione che può apparire un artificio per “salvare capra e cavoli”; ma è chiaro che in questo modo la normalizzazione dei rapporti tra vinti e vincitori doveva per forza semplificarsi ed essere più rapida. Comunque, avvalendosi del suo potere di indulto,in quanto Presidente,
nessuno gli poteva impedire di graziare chiunque: ribelle o anche traditore che fosse!
Se invece si condivideva il pensiero di Thaddeus Stevens e Charles Sumner (membri repubblicani radicali del Congresso) secondo i quali alcuni Stati avevano effettivamente lasciato l’Unione,allora, una volta vinti, essi diventavano “province conquistate”, perdevano la loro identità di Stato e ritornavano alla condizione originaria di Territorio.
Anche per quanto riguarda la questione della schiavitù Lincoln aveva le idee ben chiare.
La responsabilità della schiavitù in America pesava su tutti; e quindi l’Unione avrebbe dovuto farsi carico di donare al Sud una forte somma a titolo di risarcimento per l’affrancamento forzato degli schiavi. I suoi oppositori pensarono che doveva essere matto: quando mai il vincitore di una guerra risarcisce chi ha battuto?! E’ sempre successo il contrario!
Per raccogliere i fondi necessari e far quadrare il bilancio venne addirittura fondato un nuovo Stato, il Nevada, dove il gioco d’azzardo veniva legalmente riconosciuto e protetto.
La liberazione degli schiavi avrebbe dovuto realizzarsi lentamente, nell’arco di almeno cinque anni, in modo da consentire un graduale inserimento degli ex-schiavi nel mondo del lavoro libero.
Lincoln aveva approntato un piano detto “del 10%”, perché,se coloro che giuravano lealtà all’Unione e rinunciavano allo schiavismo avessero rappresentato questa percentuale della popolazione votante, sarebbero stati amnistiati; e gli Stati avrebbero potuto darsi un governo legittimo e riconosciuto in seno all’Unione. Sarebbero stati esclusi da incarichi di governo solo i cittadini gravemente compromessi con la Confederazione. Anche i negri (almeno quelli con un po’ di istruzione) avrebbero potuto votare per eleggere i membri dei loro governi. Il piano venne bocciato dal Congresso, che rispose con il restrittivo “Wade-Davis Bill”: si elevava la percentuale al 50% e il giuramento doveva essere “di ferro”: la dichiarazione di non aver mai appoggiato volontariamente la lotta contro l’Unione. Chi nel Sud si sentiva di poter giurare una cosa del genere?!


Il vecchio, romantico Sud dei film

Vero è che, non solo nel Tennessee, che era uno Stato di confine, ma anche nell’Arkansas e ancor più in Louisiana – Stato del “profondo Sud” – non erano pochi i cittadini che si erano dichiarati contrari alla secessione, anche se poi combatterono nelle fila sudiste: infatti non dimentichiamo che nel Sud si arrivò presto all’arruolamento obbligatorio. Può essere quindi che la soglia del 50% non fosse poi così difficile da raggiungere. Tutto si giocava su quella parola: “volontariamente”!
La contro-proposta nascondeva in realtà lo scontro in atto sulla questione se la gestione della Ricostruzione fosse di competenza del Congresso o del Presidente. Quando Lincoln si oppose al “Wade-Davis Bill”, venne infatti accusato di usurpare le prerogative del Congresso e di abusare dell’autorità che gli derivava dalla Costituzione.
Si creò una tale tensione interna che di ricostruzione del Sud non si parlò praticamente più fino al termine della guerra e dopo la morte di Lincoln, nell’Aprile 1865.
Ora alla presidenza era salito Andrew Johnson.


Balli e canti si erano spenti ovunque

Johnson era nato in Sud Carolina in una famiglia dei cosiddetti “bianchi poveri”, che detestavano i ricchi piantatori schiavisti. Difensore tenace dell’Unione, vi era rimasto fedele allo scoppio della guerra, pur essendo stato Governatore e poi Senatore del Tennessee,Stato che aderì alla secessione. Era un ex-Democratico passato nelle fila repubblicane e presentato come candidato alla vicepresidenza alle elezioni del 1864, quando Lincoln si confermò alla Casa Bianca per il secondo mandato. In cuor suo rimaneva un uomo del Sud, un “uomo all’antica”, rispettoso dei diritti degli Stati e contrario alla crescita ingiustificata del potere del Governo Federale. E non era per nulla infarcito del fervore repubblicano a favore dei negri liberati: anzi, diciamo pure che era un razzista per nulla disposto ad accettare l’uguaglianza con i negri!
Quindi, l’unico punto che lo aveva tenuto legato al partito di Lincoln era la lotta per la salvaguardia dell’Unione. Quando si trovò alla presidenza, non ci mise molto a capire – e pare che discretamente abbia svolto delle indagini e dei sondaggi per conto suo – che i Repubblicani non lo avrebbero presentato per le elezioni del 1868.Così, cercò di crearsi una personale
popolarità “passando sopra la testa del suo Partito”: procedette ad applicare subito la “regola del 10%” e utilizzò il “Freedmen’s Bureau”, l’Ufficio degli affrancati, per distribuire milioni di dollari in razioni di viveri al Sud. L’Ufficio era una struttura creata da Lincoln, il 3 Marzo 1865, con lo scopo di fornire assistenza sanitaria, cibo, case e scuole ai negri liberati, e cercare di spingerli a insediarsi in terre abbandonate o confiscate. Il Bureau svolgerà un ruolo nel suo complesso positivo, proteggendo i negri dalle ingiustizie e cercando di evitarne lo sbandamento. Ma sarà anche accusato di essersi lasciato corrompere dai proprietari terrieri che avevano interesse a mantenere buoni i negri per farli rimanere a lavorare anche con salari molto bassi. E inoltre il Bureau avrebbe manipolato la massa dei neri facendoli votare per i Repubblicani – in alcuni casi si arrivò anche a controllare le loro schede prima che le mettessero nelle urne!
Il 29 Maggio 1865 Johnson promulgò un’amnistia generale: tutti potevano beneficiarne, anche i più compromessi con la vinta Confederazione.
I Repubblicani a questo punto andarono su tutte le furie! Ma il neo-Presidente li aveva giocati sul tempo, approfittando del fatto che la prossima riunione del Congresso – che si arrogava il diritto di gestire la ricostruzione – si sarebbe tenuta nel Dicembre 1865.
Bruciava particolarmente il voltafaccia di Johnson ,il quale un tempo aveva detto: “…il tradimento [del Sud] deve essere considerato un’infamia e i traditori devono essere ridotti in miseria”.
Il “vecchio” Davis
Approfittando dell’onda favorevole dell’amministrazione Johnson, gli Stati del Sud promulgarono i “Codici Neri”.
Questi codici si reggevano su un principio di tipo paternalistico: il povero negro doveva essere guidato all’esercizio della libertà dal saggio bianco che una volta era stato il suo padrone; e ora concedendogli alcuni diritti fondamentali come quello della proprietà privata, dell’istruzione,del matrimonio, di intraprendere azioni legali e sottoscrivere contratti… lo avrebbe pian piano aiutato a inserirsi nella società degli uomini liberi.
I Codici Neri sollevarono nel Nord un’ondata di indignazione! Pur variando molto da Stato a Stato, i codici sembravano essere fatti per mantenere i Neri in uno stato di inferiorità, se non addirittura per reintrodurre in modo subdolo e furbesco una specie di schiavismo di seconda generazione. Alcune norme erano discriminanti, non concedendo ai negri di far parte di giurie popolari, né di testimoniare contro un bianco, o portare armi; tanto meno erano consentiti i matrimoni misti, e se un negro infrangeva le regole era punito più severamente di un bianco. Se veniva trovato vagabondo e senza un lavoro, poteva essere arrestato, e se non pagava un’ammenda – ma con quali soldi!?! – veniva consegnato con la forza a un proprietario terriero (un “padrone”) perché lo facesse lavorare. Il Sud pareva essere preso dalla paura di un possibile predominio della massa nera manipolata dal Nord. Ma è pur vero che la situazione post-bellica in cui si vennero a trovare i Sudisti non era facile: all’incirca 4 milioni di negri di colpo liberi, di cui la stragrande maggioranza analfabeta e certamente a disagio nell’essersi ritrovata di colpo addosso tanta libertà!
La perdita della bandiera
I neri però, nel loro complesso, non si comportarono male; non ci furono violenze, ruberie, sommosse e vendette; né mai si organizzarono gruppi armati di negri, com’era forse negli incubi di alcuni. Ma l’avversità ai Governi statali repubblicani che via via si stavano formando nel Sud; le prepotenze e la corruzione degli occupanti nordisti e dei loro sostenitori, che erano evidenti a tutti; l’uso che veniva fatto dai Repubblicani dei negri come strumento di potere contro i Sudisti bianchi,erano tutte cose che non potevano non generare una reazione. Così, iniziarono a formarsi in tutto il Sud,sin dal primo dopoguerra, organizzazioni terroristiche segrete,tra le quali la più nota e diffusa fu il Ku Klux Klan, nato in Tennessee nel 1866, e che ebbe come suo primo Gran Maestro il Generale di Cavalleria Nathan Bedford Forrest.
Cosa significasse esattamente il nome non è certo: forse c’entra la parola greca “kùklos”, “cerchio”, come a rappresentare gli antichi Cavalieri della Tavola Rotonda.
Il Klan, allo scopo di intimidire i negri e impedire loro di votare, o per punire i rei di violenze o presunte malefatte, ben presto finì con il compiere crimini di ogni sorta ,compreso l’omicidio, nelle sue forme più violente e brutali; e cadde in mano di delinquenti belli e buoni.

Il Governo Federale reagì con un po’ di ritardo, ma fermamente: tra il 1870 e il ’71 furono varati successivamente due “Force Act” che prevedevano pene molto dure per chi fosse ricorso alla forza per impedire ai cittadini l’esercizio del voto,e chi violava la legge in generale; instaurarono la Legge Marziale e autorizzarono l’uso dell’Esercito per combattere queste organizzazioni. Infine uscì il “KKK Act”, che pose fuori legge specificamente questa organizzazione ormai solo criminale.
Il magnate Rockfeller
A partire dal Dicembre del 1865, si venne a creare una situazione in cui i repubblicani radicali – che sostenevano una linea di condotta dura nei confronti del Sud – riuscirono ad avere la meglio sui “moderati”, pur essendo in netta minoranza.
Ciò è da imputarsi essenzialmente agli sbagli che commise il neo-Presidente Johnson, il quale, inaspettatamente, aveva ripreso la linea programmatica “morbida” del defunto Lincoln.
I moderati, pur se infastiditi, sarebbero stati inizialmente disposti a seguirlo, ma finirono presto per “radicalizzarsi” e lo abbandonarono.
Il primo passo di questo insanabile conflitto tra Johnson e praticamente tutti i rappresentanti del Governo e del suo Partito, si ebbe quando il 4 Dicembre 1865 il Congresso, durante la prima seduta dopo l’assassinio di Lincoln, respinse tutti i rappresentanti degli Stati, eletti secondo la “regola del 10%” voluta da Lincoln e applicata da Johnson.
Il Congresso provvide inoltre a costituire un “Comitato misto sulla Ricostruzione”che propose due nuove leggi. Johnson si vendicò del rifiuto che il Congresso gli aveva posto, mettendo subito il suo veto: e con questo gesto si inimicò non solo l’ala “ultras”,ma tutto il suo Partito.
Le due leggi erano il “Freedmen’s Bureau Bill” e il “Civil Rigths Bill”.
Il primo, del Febbraio 1866, si proponeva di contrastare i famigerati Codici Neri prolungando nel tempo e potenziando l’azione del già costituito Freedmen’s Bureau che cercava di ridurre al minimo i casi di discriminazione razziale, facendo ricorso ai Tribunali militari e ponendosi in tal modo come una vera e propria autorità in opposizione a quella dei singoli Stati. Johnson pose il suo veto perché ritenne che il primo fosse incostituzionale, in quanto, essendo ormai in tempo di pace, non si doveva più far ricorso ai Tribunali militari; e il secondo, perché invadeva la sfera di competenza dei singoli Stati del Sud, i quali, oltretutto,non avevano rappresentanti al Congresso,essendo ancora fuori dall’Unione.
Quanto al secondo, sui diritti civili, Johnson era convinto che avrebbe finito addirittura con il discriminare i bianchi a favore dei neri. I Repubblicani furono talmente irritati che Radicali e Moderati si ricompattarono e conseguirono i 2/3 di maggioranza necessari a riproporre le due leggi e a farle passare, “in barba” al Presidente e ai suoi veti!


Ogden, cittadina dello Utah

Il Civil Right Bill fu in seguito, nel 1868, incorporato nella Costituzione come XIV Emendamento. Oltre a ciò, si sancì il divieto di accesso alle cariche pubbliche per i coinvolti nella “ribellione” e non venne riconosciuto alcun debito verso i sostenitori finanziari della Confederazione, né indennità e risarcimento per la perdita degli schiavi. In sostanza, chi aveva prestato denaro o materiali (ad esempio cotone) alla Confederazione o aveva perduto i suoi schiavi, aveva di fatto perso tutto!
Solo il Tennessee ratificò questo Emendamento, e nel 1866, fu il primo Stato ex-confederato a essere riammesso nell’Unione. Questo Stato aveva abolito la schiavitù ancora prima che la guerra fosse terminata, e una parte della sua popolazione era già contraria alla secessione prima della guerra e rimase sempre ostile alla Confederazione.
I toni del confronto si fecero aspri. Johnson arrivò ad accusare esplicitamente i Repubblicani di tradimento e coinvolgimento nella morte di Lincoln! Ma il suo problema principale era che a sostenerlo non c’era quasi più nessuno. Cercò di mettere in piedi un “Movimento per l’unione nazionale”, ma lo seguirono solo alcuni Democratici che gli avevano perdonato il passato voltafaccia (Johnson prima della guerra era stato un Democratico).
Nel 1866 si svolse la campagna elettorale per nominare i membri del Congresso,e i Repubblicani ottennero un enorme successo sia al Senato che alla Camera. Erano riusciti a far votare i negri a loro favore, e potevano ora contare su una maggioranza che avrebbe consentito di aggirare ogni ostacolo posto dal Presidente.
In ogni caso, il Presidente si poteva considerare finito: il 24 Febbraio 1868 fu messo in stato di accusa (126 voti contro 47) per “gravi crimini e comportamento illegale nell’esercizio delle sue funzioni”. Dopo più di un anno di infruttuose se pur accuratissime indagini sul suo passato e sul suo operato, i Repubblicani erano finalmente riusciti a “incastrarlo“ e a metterlo in stato di accusa: era l’impeachment!
Dixie, la canzone del Sud
Johnson aveva commesso l’imprudenza di destituire il ministro Stanton, con l’opposizione del Senato e in aperta violazione al “Tenure of Office Act”; aveva sollevato dall’incarico tre alti Comandanti militari di stanza nel Sud, perché vicini all’ala repubblicana radicale, sostituendoli con dei moderati o Democratici (violazioni al Command of Army Act); aveva applicato il condono ai Ribelli che non avevano prestato il giuramento di fedeltà all’Unione, e voleva farli votare, in barba alla recente legge.
Si aggiungevano accuse di avere tenuto arringhe intemperanti, provocatorie e scandalose, per gettare in discredito tutto il Congresso.
Chi aveva brindato alla morte di Lincoln, convinto che tolto di mezzo lui non ci sarebbero più stati ostacoli, aveva dovuto amaramente ricredersi;ed ora il Congresso cercava di togliersi dai piedi l’ultimo sasso che ostruiva il suo percorso.
Ma Johnson, grazie a un solo voto,inaspettatamente, fu assolto dalle accuse.
Se fosse caduto, al suo posto sarebbe salito il presidente del Senato Benjamin F. Wade,che molto probabilmente si sarebbe presto inimicato una parte dell’opinione pubblica, a causa delle idee eccessivamente protezionistiche e inflazionistiche: e ciò era temuto dai Repubblicani più ancora che la permanenza di Johnson alla presidenza. Le elezioni presidenziali erano vicine e non bisognava alienarsi l’elettorato con mosse sbagliate. Ecco forse il vero motivo del fallimento dell’impeachment.
E poi, era chiaro che dopo una simile “bastonata” Johnson aveva perso ogni velleità di opporsi e tirava ormai solo a concludere il suo incarico senza avere altri problemi.
Ma che cosa volevano fare i Repubblicani cosiddetti “radicali”?
I Radicali erano dei convinti abolizionisti, ostili alla classe dei grandi piantatori sudisti – che fino ad allora avevano detenuto il potere al Sud – e il loro principale intento era spezzare definitivamente l’egemonia degli aristocratici, confiscare le loro terre e distribuirle agli ex-schiavi, garantendo a questi ultimi i diritti politici e l’indipendenza economica.
Il primo passo da compiere era perciò quello di ridurre all’impotenza gli Stati del Sud, mantenendoli “in quarantena” sotto un rigido controllo militare.Poi era indispensabile far votare i negri per mandare uomini del Partito Repubblicano al governo degli Stati del Sud, a costo di ricorrere anche all’inganno, alla coercizione e al ricatto. Ciò che premeva ai Repubblicani era mantenersi al potere. Tra gli avversari politici, i Democratici, c’erano molti filo-sudisti, che avrebbero potuto riportare al potere negli Stati del Sud persone che non davano sufficienti garanzie di fedeltà all’Unione: lo spauracchio di una nuova “secessione” in forme non del tutto prevedibili, portava i Repubblicani alla convinzione che solo la continuità del loro governo avrebbe dato stabilità alla Nazione appena uscita dalla guerra.
Per i Radicali il debito pubblico del Nord doveva essere pagato almeno in parte dal Sud.
Thaddeus Stevens
Il Sud era responsabile di aver scatenato la guerra, e la classe aristocratica ne era stata la principale artefice: quindi niente amnistie, sconti o donazioni, ma confische, e una speciale tassa sul cotone,che frutterà ben 68 milioni di dollari, di cui il Sud già estremamente impoverito dovrà privarsi. Alle spalle degli “ultras” repubblicani c’erano gli industriali e i banchieri che avevano imprestato molto denaro per sostenere lo sforzo bellico, e ora premevano per riaverlo con gli interessi e in oro. Pertanto, bisognava tenere la ”mano di ferro” che avrebbe impedito di profondere denaro al Sud per ricostruirlo e per risarcire i proprietari di schiavi. Una “Pace Cartaginese” e… guai ai vinti!
Si procedette a dividere gli Stati che non erano ancora rientrati nell’Unione in 5 Distretti sotto il comando di Generali che imposero la Legge Marziale; vennero privati del diritto di voto tutti coloro che avevano imbracciato le armi contro l’Unione ; tutte le autorità locali, dai Governatori ai semplici sceriffi, persero il loro potere; e si stabilì che solo dopo democratiche elezioni e l’accettazione del XIV emendamento gli Stati secessionisti sarebbero rientrati nell’Unione.
Il XIV emendamento (1868) riguardava la cittadinanza degli Stati Uniti, la tutela dei diritti della persona, e l’eguaglianza tra le persone di colore e non: in linea di principio bianchi ed ex-schiavi avevano eguali diritti che l’autorità federale doveva tutelare (“equal protection of the law”). Il XIV emendamento rappresentò un cambiamento strutturale all’interno del sistema costituzionale americano a cui seguì nel 1870 il XV, che affermava che nessun cittadino degli Stati Uniti poteva essere privato del diritto di voto per motivi di razza,colore o precedente stato di servitù. Bisogna prendere atto che queste modifiche della Costituzione furono frutto degli anni della Ricostruzione repubblicana, e ciò è cosa non da poco!
Charles Sumner
Ma è altrettanto necessario dire che non ci volle molto ad aggirare furbescamente queste leggi, trovando i soliti cavilli e facendo ingannevoli “distinguo”.
Basti un esempio: il XV emendamento vietava chiaramente di privare del diritto di voto per motivi razziali, ma non impediva di farlo per altri motivi!
Così i Sudisti, appena poterono, si inventarono la “clausola del nonno”: per votare bisognava essere figli o nipoti di persone che avevano votato in precedenti elezioni e, in ogni caso, bisognava saper leggere e scrivere; o era necessario pagare una tassa,
la “poll tax”. Per quanto riguarda la “equal protection of the law”, il discorso è molto semplice: le violenze e le prevaricazioni sui neri vennero sempre giudicate da corti non federali ma statali, in cui i giudici bianchi simpatizzavano con i colpevoli, che venivano quindi regolarmente assolti!
Entro il Giugno del 1868 sette Stati avevano adempito alle norme che erano contenute nei “Reconstruction Acts” e furono riammessi: si trattava di Nord e Sud Carolina, Louisiana, Alabama, Florida e Arkansas. Per il Texas, il Mississippi, la Virginia e la Georgia, ci vollero ancora altri due anni.
Una figura tipica del periodo della Ricostruzione è lo “Scalawag”.
La parola riprendeva il nome della località di Scalloway, nelle isole Shetland, dove si allevavano animali di taglia ridotta. Letteralmente significa “bestia denutrita”.
Ma questo non dice molto: in realtà il termine, coniato dai Sudisti a cui bruciava sempre la sconfitta e l’umiliazione dell’occupazione nordista, è inteso nell’accezione più offensiva possibile: reprobo, furfante, canaglia, maligno… Scalawags erano quei Sudisti bianchi che si misero in politica, passando dalla parte dei Repubblicani. Erano considerati politici e affaristi senza scrupoli,e ci furono realmente gli opportunisti volta gabbana che volevano solo mettere le mani dove c’era da prendere; ma in realtà tra di loro esistettero anche gli onesti; uomini che già prima della guerra erano avversi alla schiavitù e alla secessione, ostili al ceto aristocratico dominante e intenzionati a fare finalmente – a loro giudizio – una buona amministrazione, dopo gli anni dell’odiatissima egemonia aristocratica.


Un famiglia di schiavi neri del Sud

Ma – come si sa – in situazioni di tensione e insoddisfazione, in cui la propaganda da entrambe le parti crea confusione e incertezze, si finisce col fare “di ogni erba un fascio”.
Molti uomini del Nord si trasferirono nel Mezzogiorno e monopolizzarono la vita pubblica: dei sette Stati rientrati nell’Unione entro il 1868 (Tennessee compreso), ben quattro avevano Governatori nordisti; e su 14 Senatori e 35 Rappresentanti, 10 e 20 rispettivamente era gente del Nord, calata al Sud per cercare successo politico ed economico. Si trattava dei cosiddetti “Carpetbaggers”: gli uomini che viaggiavano con la valigia fatta di tessuto di tappeto,tipica di quei tempi. Erano considerati dai Sudisti come un branco di avventurieri senza scrupoli, pronti a cercare il successo politico al solo scopo di arricchirsi o concludere affari disonestamente, traendo enormi profitti con ogni sorta di speculazione. Naturalmente,anche in questo caso non era esattamente così! Non ci sono dubbi che diversi Carpetbaggers, entrati al governo degli Stati del Sud e dediti agli affari, si dimostrarono dei furfanti, ma si ritiene che una larga parte abbia agito con senso civico e sufficiente onestà.
Il Sud offriva grosse opportunità a chi aveva intraprendenza e senso degli affari. C’erano ottime possibilità di investire nell’industria, nel commercio e nell’agricoltura: con pochi soldi si potevano comperare grandi piantagioni, i cui vecchi proprietari o erano morti o erano in rovina. Impiantare, ad esempio, uno stabilimento tessile nel Sud, per chi aveva i fondi necessari, era un vero affare dal momento che si poteva disporre della materia prima e della manodopera direttamente sul posto e a poco prezzo. Le Compagnie ferroviarie iniziarono a competere tra di loro per accaparrarsi i sussidi degli Stati e ottenere cessioni di terreni per milioni di dollari.


Un gruppo di casette per gli schiavi a Savannah (Georgia)

Alla fine,però, la situazione appare desolante: mentre prima della guerra, nel 1859, le ferrovie del Sud erano il 26% del totale dell’Unione; dopo la guerra, nel 1880, non erano ancora riuscite a risalire nemmeno al 20% . Le industrie, che durante la guerra erano miracolosamente sorte un po’ ovunque nella Confederazione, dal 14,7% nel 1860, erano scese a meno del 12% nel 1880, con un capitale investito di un misero 4,8%.
Ma i dati vanno interpretati anche alla luce di un fatto molto importante: mentre il Sud ricostruiva lentamente, il Nord progrediva velocemente in tutti i settori, in proporzione molto più elevata rispetto al Sud, distanziandolo quindi ancora di più rispetto agli anni pre-bellici.

Il Sud continuava ad essere una zona rurale del Paese,legata prevalentemente alla coltivazione del cotone,ma dopo la fine della guerra gli Stati meridionali furono gradualmente assoggettati ad un complessivo sviluppo capitalistico nazionale guidato dai grandi interessi finanziari e industriali del Settentrione. Il modello del lavoro libero e di un’Unione centralizzata era vincente, ma nella società del Sud si crearono forti diseguaglianze: anche i ceti bianchi inferiori – i cosiddetti “Poor Whites” – ne furono vittime, accanto ai negri che alla fine si videro sostanzialmente dimenticati e segregati. Il Sud piombò in una grave situazione di sottosviluppo che si portò dietro per quasi un secolo!


I neri mantenuti in ozio dai bianchi in una vignetta

Molti ex-schiavi abbandonarono i vecchi padroni e partirono. Alcuni animati anche dall’intento di ricongiungersi con elementi della famiglia dai quali in passato erano stati costretti a separarsi con la forza. Altri rimasero, prendendo in affitto i terreni o lavorando a mezzadria. Pochi divennero proprietari di piccoli appezzamenti: la speranza data loro alla fine della guerra di “quaranta acri di terra e un mulo” andò per gran parte delusa. Era stata, in sostanza, una manovra per ottenere il loro voto.
Il grosso problema per il Sud era che molti dei vecchi proprietari,del tutto impoveriti, non potevano continuare a coltivare le loro terre pagando la manodopera ex-schiava;e le banche unioniste non concedevano loro crediti. Così si formò un sistema agricolo detto “sharecropping”, una specie di mezzadria in cui venivano forniti gli attrezzi, gli animali e un pezzo di terra e il raccolto veniva diviso in parti diverse a seconda dell’accordo: era una forma di economia agraria arretrata e inefficiente che rendeva tutti poveri e indebitati, favorendo solo l’espandersi del ceto dei bottegai di campagna. Tuttavia non si deve credere che i latifondisti fossero scomparsi: non avevano più il predominio politico dei vecchi tempi, ma continuarono a possedere molta terra, anche se era cambiato il sistema produttivo.


Il Ku Klux Klan brucia una croce

Molti negri ebbero terre poco fertili e il tenore della loro vita non migliorò affatto, ma in
generale si comportarono bene e non ci furono vendette; né cercarono di imporre i propri diritti o di impadronirsi di beni e cose con la forza (com’era negli incubi dei Sudisti).
Un aspetto veramente nuovo nel Sud fu la presenza al governo degli uomini di colore; e ciò avvenne grazie alla politica radicale della Ricostruzione. Fu un esperimento di democrazia multirazziale che, per la prima volta nella storia americana,portò i negri ad avere voce negli affari pubblici. Per una breve e drammatica stagione i negri maschi poterono votare, e lo fecero in massa sostenendo il partito che li aveva liberati, il partito di Lincoln. Così i governi degli ex-Stati ribelli cambiarono completamente fisionomia: ci furono negri che arrivarono a occupare posti al Congresso, e salirono al potere quei bianchi, odiati da una buona parte della gente del Sud, che durante la guerra avevano avversato la Confederazione. In Louisiana un negro arrivò alla carica di vice-Governatore. Due divennero Senatori al Congresso e una quindicina andarono alla Camera dei Deputati.
Il “carpet-bagger”
Ma la definizione di “Ricostruzione Nera” che i sudisti bianchi vollero dare al progetto repubblicano è esagerata, perché i rappresentanti delle comunità di colore non ottennero mai un numero di cariche pubbliche proporzionale alla loro entità. Solo nel Sud Carolina la presenza dei negri all’Assemblea dello Stato fu massiccia: 63 neri e 50 bianchi.
La provenienza di questi politici di colore era la più svariata. In parte erano uomini che appartenevano alla élite dei neri che erano già liberi prima della guerra, e che avevano una discreta, o in alcuni casi ottima educazione; ma una buona metà circa erano ex-schiavi fuggitivi ed ex-soldati dei Reggimenti di colore, con poca istruzione o del tutto analfabeti. C’erano anche Pastori neri della Chiesa episcopale metodista africana o battista, che cercarono forme di culto che fossero più consone alla loro spiritualità, e spesso abbandonarono le congregazioni a cui erano appartenuti,per fondarne di nuove e più vicine alle loro tradizioni.
Le loro Chiese furono fondamentali per promuovere assistenza, istruzione e vita sociale.
La grande rivoluzione che gli anni della Ricostruzione portarono nell’Unione fu l’istruzione generalizzata ai ragazzi di colore. Gli ex-schiavi cercarono di trattenere a casa le loro mogli e mandarono i figli a scuola. Giovani e vecchi affollarono le aule, ma queste furono sempre insufficienti, e i corsi di troppo breve durata; inoltre era difficile per la massa dei negri abbandonare abitudini ormai secolari, adattarsi alla nuova realtà e perdere quell’atteggiamento sottomesso che avevano sempre avuto; e i negri di fronte alle difficoltà dello studio spesso si scoraggiarono. Nell’arco di un ventennio dalla fine della guerra l’analfabetismo passò comunque dal 95% al 64%. Furono fondate scuole per neri che sarebbero diventate famose, come la Fisk University , l’Hampton College, il Morehouse College, l’Avery Institute, la Howard University.
Quando, già a partire dalla fine degli anni settanta del XIX secolo, nel Sud si incancrenì il razzismo, allorché i bianchi sudisti riguadagnarono progressivamente il controllo delle amministrazioni statali, di ciò si avvalsero i ceti superiori, più abbienti e ricchi. Facendo appello alla solidarietà razziale tra bianchi, riuscirono a tenere sotto controllo e a soffocare la protesta sociale che proveniva dalla categoria più povera dei braccianti bianchi, i “Poor Whites”, che vivevano in condizioni di estrema indigenza, più o meno come i negri.
Nel 1869 fu eletto Presidente Ulysses Grant, comandante di grandissimo valore durante la guerra civile e sicuramente uno degli artefici della vittoria. I Repubblicani radicali erano riusciti abilmente a “corteggiarlo” sin dai primi giorni dopo la resa di Lee ad Appomattox, e pian piano lo portarono dalla loro parte per “giocarselo”come carta vincente alle presidenziali.
Il Generale Howard
La sua presidenza ebbe due mandati e si concluse nel 1876, coprendo quasi per intero il periodo chiamato “la Ricostruzione del Sud”, e che corrispose agli anni in cui negli Stati vinti del Sud si insediarono governi repubblicani, praticamente imposti.
Quella di Grant fu una tra le peggiori amministrazioni che gli USA ebbero in tutta la loro storia, se non davvero la peggiore! Grant non era affatto un politico, né per mentalità né per esperienza. Non furono mai messi in discussione la sua buona fede e la sua onestà personale, ma commise grosse ingenuità e, soprattutto,diede il via a un sistema clientelare di reciproci favori e protezioni che degenerò presto in vera corruzione, e che fece precipitare la moralità e la credibilità del sistema politico nazionale ai livelli più bassi.
Grant si circondò di persone che stimava ma che si rivelarono per lo meno degli incapaci e addirittura, in taluni casi, dei veri furfanti. Dei 25 ministri che si susseguirono al Governo del Paese negli otto anni del suo mandato, se ne possono salvare ben pochi.
Il Ministero della Guerra intascava forti tangenti dai trafficanti che commerciavano con gli Indiani delle Riserve; funzionari del Ministero del Tesoro furono coinvolti in imposte evase dai commercianti di whiskey.La corruzione e le speculazioni di ogni genere dilagarono in tutta la Nazione ad opera di persone senza scrupoli che si fecero scudo della copertura del Presidente. Si avvallavano contratti a enorme vantaggio di una delle parti, come nel caso dello scandalo della Crèdit Mobilier, in cui si mise in bilancio per la costruzione delle ferrovie della Union Pacific più del doppio dei costi reali! Gli azionisti di quest’affare si arricchirono enormemente, ma sfuggirono ad un’inchiesta corrompendo alcuni membri del Congresso.
Famosa la “cricca di New York” di William M.Tweed, il quale finirà in galera per un collaudato sistema di bustarelle e tangenti che fruttava circa 1 milione di dollari l’anno, sottratti alla municipalità della città: ma New York era ricca e poteva anche permettersi di mantenere siffatti lestofanti! Ben diverso il caso delle città del Sud, uscite molto male dal conflitto,che dovettero anch’esse, chi più chi meno, sopportare situazioni analoghe.
Grant fu addirittura costretto a usare l’Esercito per sedare rivolte di gruppi di sudisti bianchi che intendevano rovesciare i Governi Repubblicani di alcuni Stati.
Si vivevano gli anni della depressione iniziata col “Grande Panico” della Borsa nel ’73; c’erano problemi finanziari, di tariffe, di dazi…; c’era l’espansione nel West, le guerre indiane…e ancor prima che Grant concludesse il suo secondo mandato,la maggior parte degli Americani desiderava finalmente mettersi alle spalle i problemi derivati dalla guerra civile.


Il programma di Seymour in una vignetta nordista

Forse – e proprio perché necessario – si stava finalmente diffondendo una mentalità più conciliante verso i Sudisti; e gli odi originati con la guerra andavano stemperandosi.
Anche l’atteggiamento dei Repubblicani Radicali non era più quello di prima. Prova ne è che nel 1872 venne concessa un’amnistia generale con piena restituzione dei diritti politici a tutti i Sudisti, fatte salve poche eccezioni.
La sensazione diffusa era che per i Neri liberi del Sud si fosse fatto ormai abbastanza, e prevalse al Congresso il desiderio di allentare la morsa repressiva sul Sud, esercitando un minor controllo. I nuovi Democratici, che nel Sud si diedero il nome di Redeemers, cercarono di elaborare sistemi politici per restaurare il controllo dei Bianchi, senza provocare interventi federali. I Redeemers traevano il loro nome dal termine “Redemption”, perché volevano liberarsi, affrancarsi, da quella che nel Sud era sentita come una dominazione repubblicana. Volevano resuscitare il potere dei conservatori, con il ritorno del controllo politico ed economico da parte dei sudisti bianchi, e pensavano che in questo modo anche il Sud sarebbe risorto. Molti di loro erano gli eredi dei vecchi possidenti terrieri;altri odiavano i ricchi latifondisti, ma erano anch’essi razzisti e, in più, segregazionisti – come nel Nord! Non può stupirci quindi se fallirà il proposito (radicale) della Ricostruzione di dare eguaglianza ai neri: nel rifiuto dell’eguaglianza il Sud, non solo ritrovò solidarietà interna – ancor più che nella lotta per la secessione – ma divenne anche alleato con una buona fetta dei Settentrionali, che sulla questione negra erano molto combattuti tra di loro. Il trauma della sconfitta, i timori e gli scandali della “ricostruzione” avevano ricompattato i Sudisti, facendo superare quelle rivalità interne, dovute anche alle differenze geografiche e sociali che c’erano sempre state.
Alle elezioni dei membri del Congresso del 1874 i Democratici nazionali conquistarono la maggioranza alla Camera dei Deputati. Questo fatto portò ad un “clima” diverso dagli anni del pieno controllo repubblicano radicale, e il risultato fu un’applicazione ridotta degli Emendamenti, e un “chiudere un occhio” su molte pratiche razziste.
Nel 1875-76 si verificarono nuove ondate di terrore, animate da uno spirito fortemente razzista e antirepubblicano. Furono messe in pratica anche pressioni economiche contro i capi delle comunità di colore, ad esempio, impedendo i contratti d’affitto delle terre. Fu varato il cosiddetto “Piano del Mississippi” che si proponeva, tra l’altro, di indurre i negri a non votare; e per sostenerlo si formarono addirittura delle associazioni paramilitari quali i “Red Shirts” (vestivano magliette rosse) o la White League. Grant non se la sentì più di intervenire con la forza: e fu il collasso dei Governi Repubblicani del Sud.
Nel 1876 solo tre Stati, (il Sud Carolina, la Louisiana e la Florida) si mantenevano repubblicani; tutti gli altri erano tornati in mano Democratica.
Un bracciante di colore
L’evento al culmine di questo percorso fu il “Compromesso del 1877”. Prese questo nome dal fatto che “dietro le quinte” ci fu un accordo tra Democratici e Repubblicani per superare lo stallo e il rischio d’ingovernabilità del Paese, dopo le elezioni presidenziali del 1876.
Il candidato democratico,Samuel Tilden, aveva ottenuto infatti più voti di quello repubblicano, Rutherford Hayes; ma per il complesso sistema elettorale americano nessuno dei due poteva contare su una netta maggioranza nel Collegio elettorale.
Furono mesi di turbolenza, di intimidazione, di brogli e di ostruzionismo, fino a che si arrivò all’accordo per cui, in cambio della presidenza ad Hayes, i Repubblicani si impegnarono ad affidare a un Sudista di spicco un incarico di Governo, a fornire aiuti economici per le ferrovie del Sud, e a ritirare le ultime truppe di occupazione;ma la cosa più importante fu che lasciarono cadere i Governi repubblicani degli ultimi tre Stati sudisti che ancora li avevano!
Nel 1877 poteva finalmente dirsi conclusa l’esperienza cosiddetta della “Ricostruzione”.
Non facile trarne un bilancio.
Se vogliamo dare credito a Charles Shurz, che pur fu abolizionista e radicale, i governi della Ricostruzione del Mezzogiorno…”furono un’usurpazione quale mai questo Paese ha veduto e che probabilmente nessun cittadino degli USA osava immaginare”.
E un’affermazione dura e forte, che proietta una luce fosca su quegli anni; ma potrebbe essere stemperata con la considerazione che la Ricostruzione produsse tre Emendamenti Costituzionali (il XIII, il XIV e il XV), che furono di eccezionale importanza per la democrazia americana. Inoltre i neri si videro riconosciuti dei diritti che prima di allora non avevano mai avuto, quali ad esempio la proprietà privata, il matrimonio legale e il diritto all’istruzione; e, anche se per poco, un “gusto” alla partecipazione politica e ai diritti legali.
Alla fine però si ritrovarono di fatto privi del diritto di voto e duramente segregati.
La vera ricostruzione nel Sud doveva ancora incominciare, e nel frattempo molte delle realizzazioni che si erano prodotte furono rapidamente vanificate.
Nella società del Nord l’idea di eguaglianza razziale non era mai stata accettata, e ora, al Sud, iniziò veramente a delinearsi un “problema razziale”, che negli anni che seguirono avrebbe raggiunto picchi di gravità mai visti prima.
La società sudista, con una maggiore stratificazione sociale e una minore democrazia rispetto al Nord; con la presenza del 90% di tutti i negri dell’Unione (pari a circa 1/3 della popolazione sudista), iniziava il suo percorso di rinascita, mantenendo pressoché inalterata la caratteristica di essere un paese prevalentemente agricolo, ma in più con un grado di povertà molto alto.

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