Gli anni del dopoguerra e la ricostruzione del Sud

Il Sud continuava ad essere una zona rurale del Paese,legata prevalentemente alla coltivazione del cotone,ma dopo la fine della guerra gli Stati meridionali furono gradualmente assoggettati ad un complessivo sviluppo capitalistico nazionale guidato dai grandi interessi finanziari e industriali del Settentrione. Il modello del lavoro libero e di un’Unione centralizzata era vincente, ma nella società del Sud si crearono forti diseguaglianze: anche i ceti bianchi inferiori – i cosiddetti “Poor Whites” – ne furono vittime, accanto ai negri che alla fine si videro sostanzialmente dimenticati e segregati. Il Sud piombò in una grave situazione di sottosviluppo che si portò dietro per quasi un secolo!


I neri mantenuti in ozio dai bianchi in una vignetta

Molti ex-schiavi abbandonarono i vecchi padroni e partirono. Alcuni animati anche dall’intento di ricongiungersi con elementi della famiglia dai quali in passato erano stati costretti a separarsi con la forza. Altri rimasero, prendendo in affitto i terreni o lavorando a mezzadria. Pochi divennero proprietari di piccoli appezzamenti: la speranza data loro alla fine della guerra di “quaranta acri di terra e un mulo” andò per gran parte delusa. Era stata, in sostanza, una manovra per ottenere il loro voto.
Il grosso problema per il Sud era che molti dei vecchi proprietari,del tutto impoveriti, non potevano continuare a coltivare le loro terre pagando la manodopera ex-schiava;e le banche unioniste non concedevano loro crediti. Così si formò un sistema agricolo detto “sharecropping”, una specie di mezzadria in cui venivano forniti gli attrezzi, gli animali e un pezzo di terra e il raccolto veniva diviso in parti diverse a seconda dell’accordo: era una forma di economia agraria arretrata e inefficiente che rendeva tutti poveri e indebitati, favorendo solo l’espandersi del ceto dei bottegai di campagna. Tuttavia non si deve credere che i latifondisti fossero scomparsi: non avevano più il predominio politico dei vecchi tempi, ma continuarono a possedere molta terra, anche se era cambiato il sistema produttivo.


Il Ku Klux Klan brucia una croce

Molti negri ebbero terre poco fertili e il tenore della loro vita non migliorò affatto, ma in
generale si comportarono bene e non ci furono vendette; né cercarono di imporre i propri diritti o di impadronirsi di beni e cose con la forza (com’era negli incubi dei Sudisti).
Un aspetto veramente nuovo nel Sud fu la presenza al governo degli uomini di colore; e ciò avvenne grazie alla politica radicale della Ricostruzione. Fu un esperimento di democrazia multirazziale che, per la prima volta nella storia americana,portò i negri ad avere voce negli affari pubblici. Per una breve e drammatica stagione i negri maschi poterono votare, e lo fecero in massa sostenendo il partito che li aveva liberati, il partito di Lincoln. Così i governi degli ex-Stati ribelli cambiarono completamente fisionomia: ci furono negri che arrivarono a occupare posti al Congresso, e salirono al potere quei bianchi, odiati da una buona parte della gente del Sud, che durante la guerra avevano avversato la Confederazione. In Louisiana un negro arrivò alla carica di vice-Governatore. Due divennero Senatori al Congresso e una quindicina andarono alla Camera dei Deputati.
Il “carpet-bagger”
Ma la definizione di “Ricostruzione Nera” che i sudisti bianchi vollero dare al progetto repubblicano è esagerata, perché i rappresentanti delle comunità di colore non ottennero mai un numero di cariche pubbliche proporzionale alla loro entità. Solo nel Sud Carolina la presenza dei negri all’Assemblea dello Stato fu massiccia: 63 neri e 50 bianchi.
La provenienza di questi politici di colore era la più svariata. In parte erano uomini che appartenevano alla élite dei neri che erano già liberi prima della guerra, e che avevano una discreta, o in alcuni casi ottima educazione; ma una buona metà circa erano ex-schiavi fuggitivi ed ex-soldati dei Reggimenti di colore, con poca istruzione o del tutto analfabeti. C’erano anche Pastori neri della Chiesa episcopale metodista africana o battista, che cercarono forme di culto che fossero più consone alla loro spiritualità, e spesso abbandonarono le congregazioni a cui erano appartenuti,per fondarne di nuove e più vicine alle loro tradizioni.
Le loro Chiese furono fondamentali per promuovere assistenza, istruzione e vita sociale.
La grande rivoluzione che gli anni della Ricostruzione portarono nell’Unione fu l’istruzione generalizzata ai ragazzi di colore. Gli ex-schiavi cercarono di trattenere a casa le loro mogli e mandarono i figli a scuola. Giovani e vecchi affollarono le aule, ma queste furono sempre insufficienti, e i corsi di troppo breve durata; inoltre era difficile per la massa dei negri abbandonare abitudini ormai secolari, adattarsi alla nuova realtà e perdere quell’atteggiamento sottomesso che avevano sempre avuto; e i negri di fronte alle difficoltà dello studio spesso si scoraggiarono. Nell’arco di un ventennio dalla fine della guerra l’analfabetismo passò comunque dal 95% al 64%. Furono fondate scuole per neri che sarebbero diventate famose, come la Fisk University , l’Hampton College, il Morehouse College, l’Avery Institute, la Howard University.
Quando, già a partire dalla fine degli anni settanta del XIX secolo, nel Sud si incancrenì il razzismo, allorché i bianchi sudisti riguadagnarono progressivamente il controllo delle amministrazioni statali, di ciò si avvalsero i ceti superiori, più abbienti e ricchi. Facendo appello alla solidarietà razziale tra bianchi, riuscirono a tenere sotto controllo e a soffocare la protesta sociale che proveniva dalla categoria più povera dei braccianti bianchi, i “Poor Whites”, che vivevano in condizioni di estrema indigenza, più o meno come i negri.
Nel 1869 fu eletto Presidente Ulysses Grant, comandante di grandissimo valore durante la guerra civile e sicuramente uno degli artefici della vittoria. I Repubblicani radicali erano riusciti abilmente a “corteggiarlo” sin dai primi giorni dopo la resa di Lee ad Appomattox, e pian piano lo portarono dalla loro parte per “giocarselo”come carta vincente alle presidenziali.
Il Generale Howard
La sua presidenza ebbe due mandati e si concluse nel 1876, coprendo quasi per intero il periodo chiamato “la Ricostruzione del Sud”, e che corrispose agli anni in cui negli Stati vinti del Sud si insediarono governi repubblicani, praticamente imposti.
Quella di Grant fu una tra le peggiori amministrazioni che gli USA ebbero in tutta la loro storia, se non davvero la peggiore! Grant non era affatto un politico, né per mentalità né per esperienza. Non furono mai messi in discussione la sua buona fede e la sua onestà personale, ma commise grosse ingenuità e, soprattutto,diede il via a un sistema clientelare di reciproci favori e protezioni che degenerò presto in vera corruzione, e che fece precipitare la moralità e la credibilità del sistema politico nazionale ai livelli più bassi.
Grant si circondò di persone che stimava ma che si rivelarono per lo meno degli incapaci e addirittura, in taluni casi, dei veri furfanti. Dei 25 ministri che si susseguirono al Governo del Paese negli otto anni del suo mandato, se ne possono salvare ben pochi.
Il Ministero della Guerra intascava forti tangenti dai trafficanti che commerciavano con gli Indiani delle Riserve; funzionari del Ministero del Tesoro furono coinvolti in imposte evase dai commercianti di whiskey.La corruzione e le speculazioni di ogni genere dilagarono in tutta la Nazione ad opera di persone senza scrupoli che si fecero scudo della copertura del Presidente. Si avvallavano contratti a enorme vantaggio di una delle parti, come nel caso dello scandalo della Crèdit Mobilier, in cui si mise in bilancio per la costruzione delle ferrovie della Union Pacific più del doppio dei costi reali! Gli azionisti di quest’affare si arricchirono enormemente, ma sfuggirono ad un’inchiesta corrompendo alcuni membri del Congresso.
Famosa la “cricca di New York” di William M.Tweed, il quale finirà in galera per un collaudato sistema di bustarelle e tangenti che fruttava circa 1 milione di dollari l’anno, sottratti alla municipalità della città: ma New York era ricca e poteva anche permettersi di mantenere siffatti lestofanti! Ben diverso il caso delle città del Sud, uscite molto male dal conflitto,che dovettero anch’esse, chi più chi meno, sopportare situazioni analoghe.
Grant fu addirittura costretto a usare l’Esercito per sedare rivolte di gruppi di sudisti bianchi che intendevano rovesciare i Governi Repubblicani di alcuni Stati.
Si vivevano gli anni della depressione iniziata col “Grande Panico” della Borsa nel ’73; c’erano problemi finanziari, di tariffe, di dazi…; c’era l’espansione nel West, le guerre indiane…e ancor prima che Grant concludesse il suo secondo mandato,la maggior parte degli Americani desiderava finalmente mettersi alle spalle i problemi derivati dalla guerra civile.


Il programma di Seymour in una vignetta nordista

Forse – e proprio perché necessario – si stava finalmente diffondendo una mentalità più conciliante verso i Sudisti; e gli odi originati con la guerra andavano stemperandosi.
Anche l’atteggiamento dei Repubblicani Radicali non era più quello di prima. Prova ne è che nel 1872 venne concessa un’amnistia generale con piena restituzione dei diritti politici a tutti i Sudisti, fatte salve poche eccezioni.
La sensazione diffusa era che per i Neri liberi del Sud si fosse fatto ormai abbastanza, e prevalse al Congresso il desiderio di allentare la morsa repressiva sul Sud, esercitando un minor controllo. I nuovi Democratici, che nel Sud si diedero il nome di Redeemers, cercarono di elaborare sistemi politici per restaurare il controllo dei Bianchi, senza provocare interventi federali. I Redeemers traevano il loro nome dal termine “Redemption”, perché volevano liberarsi, affrancarsi, da quella che nel Sud era sentita come una dominazione repubblicana. Volevano resuscitare il potere dei conservatori, con il ritorno del controllo politico ed economico da parte dei sudisti bianchi, e pensavano che in questo modo anche il Sud sarebbe risorto. Molti di loro erano gli eredi dei vecchi possidenti terrieri;altri odiavano i ricchi latifondisti, ma erano anch’essi razzisti e, in più, segregazionisti – come nel Nord! Non può stupirci quindi se fallirà il proposito (radicale) della Ricostruzione di dare eguaglianza ai neri: nel rifiuto dell’eguaglianza il Sud, non solo ritrovò solidarietà interna – ancor più che nella lotta per la secessione – ma divenne anche alleato con una buona fetta dei Settentrionali, che sulla questione negra erano molto combattuti tra di loro. Il trauma della sconfitta, i timori e gli scandali della “ricostruzione” avevano ricompattato i Sudisti, facendo superare quelle rivalità interne, dovute anche alle differenze geografiche e sociali che c’erano sempre state.
Alle elezioni dei membri del Congresso del 1874 i Democratici nazionali conquistarono la maggioranza alla Camera dei Deputati. Questo fatto portò ad un “clima” diverso dagli anni del pieno controllo repubblicano radicale, e il risultato fu un’applicazione ridotta degli Emendamenti, e un “chiudere un occhio” su molte pratiche razziste.
Nel 1875-76 si verificarono nuove ondate di terrore, animate da uno spirito fortemente razzista e antirepubblicano. Furono messe in pratica anche pressioni economiche contro i capi delle comunità di colore, ad esempio, impedendo i contratti d’affitto delle terre. Fu varato il cosiddetto “Piano del Mississippi” che si proponeva, tra l’altro, di indurre i negri a non votare; e per sostenerlo si formarono addirittura delle associazioni paramilitari quali i “Red Shirts” (vestivano magliette rosse) o la White League. Grant non se la sentì più di intervenire con la forza: e fu il collasso dei Governi Repubblicani del Sud.
Nel 1876 solo tre Stati, (il Sud Carolina, la Louisiana e la Florida) si mantenevano repubblicani; tutti gli altri erano tornati in mano Democratica.
Un bracciante di colore
L’evento al culmine di questo percorso fu il “Compromesso del 1877”. Prese questo nome dal fatto che “dietro le quinte” ci fu un accordo tra Democratici e Repubblicani per superare lo stallo e il rischio d’ingovernabilità del Paese, dopo le elezioni presidenziali del 1876.
Il candidato democratico,Samuel Tilden, aveva ottenuto infatti più voti di quello repubblicano, Rutherford Hayes; ma per il complesso sistema elettorale americano nessuno dei due poteva contare su una netta maggioranza nel Collegio elettorale.
Furono mesi di turbolenza, di intimidazione, di brogli e di ostruzionismo, fino a che si arrivò all’accordo per cui, in cambio della presidenza ad Hayes, i Repubblicani si impegnarono ad affidare a un Sudista di spicco un incarico di Governo, a fornire aiuti economici per le ferrovie del Sud, e a ritirare le ultime truppe di occupazione;ma la cosa più importante fu che lasciarono cadere i Governi repubblicani degli ultimi tre Stati sudisti che ancora li avevano!
Nel 1877 poteva finalmente dirsi conclusa l’esperienza cosiddetta della “Ricostruzione”.
Non facile trarne un bilancio.
Se vogliamo dare credito a Charles Shurz, che pur fu abolizionista e radicale, i governi della Ricostruzione del Mezzogiorno…”furono un’usurpazione quale mai questo Paese ha veduto e che probabilmente nessun cittadino degli USA osava immaginare”.
E un’affermazione dura e forte, che proietta una luce fosca su quegli anni; ma potrebbe essere stemperata con la considerazione che la Ricostruzione produsse tre Emendamenti Costituzionali (il XIII, il XIV e il XV), che furono di eccezionale importanza per la democrazia americana. Inoltre i neri si videro riconosciuti dei diritti che prima di allora non avevano mai avuto, quali ad esempio la proprietà privata, il matrimonio legale e il diritto all’istruzione; e, anche se per poco, un “gusto” alla partecipazione politica e ai diritti legali.
Alla fine però si ritrovarono di fatto privi del diritto di voto e duramente segregati.
La vera ricostruzione nel Sud doveva ancora incominciare, e nel frattempo molte delle realizzazioni che si erano prodotte furono rapidamente vanificate.
Nella società del Nord l’idea di eguaglianza razziale non era mai stata accettata, e ora, al Sud, iniziò veramente a delinearsi un “problema razziale”, che negli anni che seguirono avrebbe raggiunto picchi di gravità mai visti prima.
La società sudista, con una maggiore stratificazione sociale e una minore democrazia rispetto al Nord; con la presenza del 90% di tutti i negri dell’Unione (pari a circa 1/3 della popolazione sudista), iniziava il suo percorso di rinascita, mantenendo pressoché inalterata la caratteristica di essere un paese prevalentemente agricolo, ma in più con un grado di povertà molto alto.

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Commenti

Una risposta a “Gli anni del dopoguerra e la ricostruzione del Sud”

  1. Gambassini Giovanni, il 23 Dicembre 2009 14:43

    Ciao a tutti.

    Non sono mai riuscito a trovare una fonte in cui si dica quante erano le stelle sulla bandiera Unionista nel 1862.

    Qualcuno mi può aiutare.

    Gragie

    G. Gambassini

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