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La strage di Massacre Canyon

A cura di Paolo Brizzi e Anna Maria Paoluzzi


La battaglia di Massacre Canyon, combattuta il 5 Agosto 1873, Martedì, fu l’ultimo grande scontro delle guerre intertribali nell’Ovest americano. In questo remoto angolo del Nebraska sud-occidentale forze preponderanti di guerrieri brulè e oglala assalirono il contingente di circa 350 Pawnee, uomini, donne e bambini, recatisi nel bacino del fiume Republican per quella che sarebbe stata la loro ultima caccia al bisonte sulle pianure. Oggi, due miglia a est di Trenton, Hitchcock County, si erge un obelisco di granito, fatto apporre dal governo americano a ricordare quei tragici fatti all’interno dell’odierno parco. Mezzo miglio più a ovest la Highway 34 si incurva all’interno del Canyon, percorso da un torrente che a sud si svuota nel Republican; due miglia più a monte il Canyon si abbassa e restringe e lì si svolse l’attacco.
I primi militari a giungere sul posto,nel pomeriggio dello stesso giorno, la Co. B del 3° Cavalleria al comando del Cap. Charles Meinhold, trovarono una scena agghiacciante, che fu descritta dal medico David F. Powell: guerrieri morti che ancora stringevano i loro archi, madri uccise coi bambini stretti al petto, teste scalpate, corpi pieni di mosche, pelli bruciate dal sole.
I Pawnee erano una tribù di lingua Caddo, stanziata nella parte centrale e centro-orientale del Nebraska, divisa in quattro sub-tribù o bande, che abitavano villaggi separati almeno fino alla metà del IX secolo: gli Skiri (Loup), i più numerosi, vivevano in più villaggi, i Chaoui (Grand), Kitkehaki (Republican) e i Pitahawerat (Tappage), che vivevano tutti in un solo villaggio per ciascuna banda. Gli Skiri parlavano un dialetto diverso dalle altre tre sub-tribù, ma comunque mutuamente intellegibile con quello delle altre bande.


Delegazione Pawnee. A destra, seduto, Sky Chief (Capo Cielo)

I Pawnee non si chiamavano come tali, ma continuarono a reclamavare la loro appartenenza ad una delle quattro entità. Erano un tempo potenti e temuti, ma l’arrivo di nemici più forti, come i Sioux e i Cheyenne, le malattie e l’arrivo dell’uomo bianco segnarono presto il loro declino, riducendoli a 2500 individui nel 1872.
I Pawnee vivevano in villaggi semipermanenti di capanne di terra, localizzati nelle valli del Platte e del corso inferiore del Loup. In realtà stavano nei villaggi a coltivare mais, fagioli e zucche solo per metà dell’anno, poi, agli inizi di luglio si recavano tra il Platte e lo Smoky Hill per cacciare i bisonti, cosa che ripetevano anche in inverno, tra Novembre e l’anno nuovo.
Nella loro riserva, istituita nel 1857, erano soggetti, dal 1869, all’amministrazione di agenti quaccheri, inviati con la politica di pace del presidente Grant. Onesti ma rigidi questi agenti non vedevano di buon occhio l’allontanarsi dei loro protetti verso i territori di caccia, dove uscivano dal loro controllo. Da decenni, in realtà, i Pawnee erano soggetti alle continue razzie e attacchi dei Sioux e di altri nemici che, spesso più volte all’anno, attaccavano i villaggi della riserva (corrispondente all’odierna Nuance County), uccidendo le donne nei campi e rubando i cavalli delle mandrie pawnee.


Un tipico villaggio di Pawnee

L’agente Troth, nel ’71, aveva cercato di proporre una pace duratura tra gli eterni mortali nemici, ma non si era mai andati oltre i buoni propositi.
I primi anni ’70 furono relativamente tranquilli per i Pawnee; i Cheyenne Dog soldiers erano stati battuti a Summit Springs nel 1869, mentre i Brulè di Coda Macchiata si trasferirono sul Missouri all’agenzia Whetstone. Ma le terre di caccia del bacino del Repuglican superiore rimanevano frequentate dagli Oglala Cut-Off del capo Whistler, che avevano il loro principale villaggio vicino stockville, Frontier County. Anche sempre più numerosi cacciatori bianchi invasero la regione e la frontiera si spostò ad ovest di circa 25 miglia nel 1872. Nel Luglio di quell’anno i Pawnee raggiunsero comunque le regioni del Nebraska sud-occidentale e del Kansas nord-occidentale per la caccia al bisonte estiva. A guidarli un noto scout di Fort McPherson, John B. Texas Jack “Omohundro”, in qualità di agente sulla pista, incaricato dall’agente Troth. La caccia ebbe successo e George Bird Grinnell, che seguiva la spedizione, fu ben impressionato dai Pawnee, sebbene capisse che quei giorni erano ormai alla fine. In autunno i Pawnee affrontarono la loro caccia invernale e a metà Novembre, senza agente stavolta, lasciarono l’agenzia.
Ancora un ritratto di Sky Chief
A quel tempo il capo oglala Whistler venne ucciso da due cacciatori bianchi, insieme a due compagni dopo aver chiesto del cibo. Gli indiani, partiti dal corso del Republican, in Colorado, erano diretti a Fort McPherson per chiedere provviste. Nel frattempo i Pawnee stavano cacciando alle biforcazioni del Beaver Creek, lasciate le famiglie presso l’insediamento di Red Willow.
I Sioux apparvero improvvisamente e portarono via un centinaio dei cavalli dei Pawnee. Poi quattro giovani si scontrarono coi nemici e un Pawnee morì. Probabilmente i Sioux erano Oglala della banda Cut-Off. I Pawnee furono costretti a nascondere la carne di bisonte e il loro equipaggiamento da campo e a tornare alla riserva a piedi, in condizioni tremende.
Alla riserva l’agente Troth era stato sostituito da un altro agente quacchero, William Burgess, che dovette subito affrontare lo stato di impoverimento in cui versavano gli indiani e cerco di far anticipare ai Pawnee le dovute annualità.
Il 2 Luglio 1873 l’agente Burgess nominò il 23enne John W. Williamson, agricoltore presso l’agenzia, come agente di pista per la caccia estiva dei Pawnee, istruendolo ad avere cura dei rapporti dei suoi affidati coi bianchi e gli indiani di altre tribù, lasciando ai capi pawnee l’egida sulla caccia al bisonte.


Little Wound, capo civile e militare dei Kiyuksa

I Pawnee lasciarono la riserva Mercoledì 3 Luglio e per un mese caccaiarono lungo il Beaver e il Prairie Dog creek, dove ebbero un buon successo. Poi il 2 Agosto si spinsero più a nord verso il Republican, per cominciare il lento ritorno alla riserva e la notte del 4 si accamparono dove oggi sorge Trenton. Qui furono avvisati da cacciatori bianchi che molti Sioux si trovavano nella regione, ma i Pawnee pensarono che fosse una scusa per farli allontanare. Ma non era così: non solo vi erano i soliti Oglala Cut-off, ma anche i Brulè, presenti in forze. Coda Chiazzata e i suoi avevano lasciato la zona di Fort Laramie, diretti verso la regione del bisonte. Pawnee Killer e la sua banda Cut-off arrivarono sul Republican con Antoine Janis come sub-agente, accampandosi sull’Arickaree Fork. La notte del 6 Luglio il campo di Pawnee Killer fu razziato da guerrieri utes che rubarono dieci cavalli; altri 14 capi furono presi la notte seguente. I guerrieri oglala tentarono un arduo inseguimento in cui molti cavalli morirono per lo sfinimento, ma quando raggiunsero la retroguardia nemica, furono respinti, subendo un morto e sei feriti. Poco dopo il capo oglala si trasferì sul Frenchman o Whiteman Fork del Republican, nell’odierna Chase County. Verso la fine di Luglio altri numerosi Brulè arrivarono con il loro subagente Stephen F. Estes e si accamparono sullo Stinking Water creek, un affluente del Frenchman.
Estes aveva chiesto razioni per i suoi indiani a Sidney Barracks il 21 Luglio, ma la richiesta fu respinta dal segretario alla guerra Belknap. Solo il 4 Agosto ques’ultimo autorizzò la fornitura di caffè e zucchero ai Brulè, ma questi si erano ormai portati sullo Stinking Water. Forse questo sfortunato ritardo irritò i Brulè, mentre già lo erano i Cut-offs dopo la beffa subita dagli Utes. La mattina del 3 Agosto sei oglala di ritorno al campo scorsero i Pawnee. Il capo Piccola Ferita raggiunse Janis, chiedendogli se aveva ordini volti a impedire ai Sioux di combattere i loro tradizionali nemici. Il subagente rispose che le disposizioni dicevano che ciò non doveva avvenire presso la riserva o tra i bianchi, ma non aveva ordini per quella parte del paese. Si offrì di andare con lui e vedere i pawnee ma il capo rispose che i giovani guerrieri erano decisi a combattere.


Two Strikes (Due Colpi), leader Sicangu nell’attacco di Massacre Canyon

Gli Oglala inviarono corrieri al campo dei Brulè, per invitarli ad unirsi a loro. Il subagente Estes asserì in seguito che la sua incapacità ad impedire l’attacco fu dovuta soprattutto al comportamento del subagente Janis, che aveva lasciato Piccola Ferita certo del suo diritto ad attaccare i nemici in quel territorio. I suoi Brulè affermarono che avevano lo stesso diritto di combattere dei Cut-offs e lui non aveva potuto trattenerli.
Il 3 agosto la forza combinata sioux discese il Frenchman’s Fork fino alla sua confluenza col Republican. La sera del 4, tre uomini bianchi arrivarono al campo pawnee per avvisare della vicinanza di guerrieri sioux in forze. John Williamson, che aveva autorità sui rapporti tra i Pawnee e gli altri indiani, come ordinatogli dall’agente Burgess, tentò, vanamente, di convincere Capo Cielo ad allontanarsi verso est; ma il capo, irato, disse che i tre bianchi erano bugiardi che volevano mandar via i Pawnee e cacciare i bisonti al posto loro e chiamò Williamson “donna e codardo”. Fu una decisione fatale e Williamson, giovane e inesperto, non riuscì ad imporsi.
Il mattino seguente, Martedì 5 Agosto 1873, i Pawnee si diressero poco ad est, poi virarono verso nord-ovest, risalendo lungo la parete ovest di un canyon che tagliava lo spartiacque tra il Republican e il Frenchman’s.
Qui i cacciatori avanzarono e spararono ai bisonti, lasciando il resto della comitiva più indietro. I Sioux apparvero improvvisamente, sparando sui cacciatori e Capo Cielo fu uno dei primi a cadere. Le donne, i bambini e l’equipaggiamento furono fatti arretrare nel canyon, in cerca di riparo, mentre i capi decisero di affrontare i nemici, convinti da Orso Combattente, dei Kitkehaki.
Pawnee Killer, altro leader Sioux
Quando divenne chiaro che i Sioux godevano di uno schiacciante vantaggio numerico, Williamson tentò di parlamentare protetto da un panno bianco, ma non vi riuscì e dovette fuggire, mentre il suo cavallo veniva ucciso sotto di lui. I Sioux poi si divisero, controllando le pareti del canyon e spararono nella massa dei Pawnee in ritirata. Orso Combattente si impegnò in un duello con un capo sioux e Williamson lo aiutò, ferendo l’indiano nemico. Per favorire la ritirata i cavalli e i muli vennero liberati delle loro some e una gran quantità di averi, carne, pelli, equipaggiamenti, fu abbandonata sul posto. Mentre i Pawnee raggiungevano il corso del Republican, i Sioux tornarono indietro, forse già soddisfatti dell’esito dello scontro, forse intimoriti da voci che davano i soldati nei paraggi. In realtà i militari si trovavano sul Blackwood creek, 12 miglia ad est del canyon e non si accorsero affatto della battaglia. Il Capitano C. Meinhold e la sua compagnia erano in tour di perlustrazione nella valle del Republican, avendo lasciato Fort McPherson il 30 Luglio. L’ufficiale seppe dello scontro solo quando al suo campo giunsero Williamson, Orso Combattente e altri due capi, che chiesero la protezione dei militari e di poter unirsi loro per inseguire i Sioux. Meinhold promise loro che si sarebbe recato al canyon quel pomeriggio. Nel canyon i militari trovarono una donna ferita e il suo bambino, di cui si occupò il Dr. Powell. Poi la donna sparì, apparentemente dopo aver ucciso il piccolo; fu poi ritrovata da William Fitch, di Red Willow, che la trasportò ad Indianola, dove morì. L’esercito contò 63 morti pawnee, 13 uomini e 50 donne e bambini.
Una stele ricorda il massacro
Secondo le stime dell’agente Burgess fatte più tardi alla riserva, gli uccisi comprendevano 20 uomini, 39 donne e 10 bambini, con dodici feriti e diversi bambini ancora mancanti, dopo che 11 prigionieri erano stati riportati alla riserva.
Il Capitano Meinhold disse ai capi Pawnee di tornare indietro con i guerrieri al fine di recuperare almeno una parte del materiale abbandonato. I capi acconsentirono ma, in realtà, non tornarono, malgrado i militari li avessero attesi. I soldati discesero il Frenchman’s fino verso lo Stinking Water, per circa 20 miglia. Il Ten. Lawson, 49 soldati e la guida Leon Pallardie furono mandati avanti a cercare gruppi di Sioux, ma senza risultati. In realtà i Brulè erano al campo sullo Stinking water e Estes raccolse informazioni e stilò il suo rapporto per l’agente dei Brulè alla riserva in Dakota. Riunì i prigionieri pawnee, due ragazze un ragazzo e una donna e asserì che i Brulè avevano perso un guerriero e altri tre avevano ricevuto ferite mortali. Pensava di poter ricondurre i prigionieri all’agenza pawnee dopo essersi riunito con Janis. Quest’ultimo scrisse anch’egli un rapporto dicendo di non essere riuscito a trattenere gli Oglala. Questi avevano sette prigionieri, tre donne e quattro bambine. Scrisse che gli oglala avevano avuto solo due feriti, ma da altra evidenza traspare che sei Sioux morirono o sul posto o per le ferite.
Invece di attendere fu Estes che raggiunse Janis e gli Oglala, riunì i prigionieri e l’8 agosto lui e Janis partirono per la valle del Platte.
In realtà Estes dovette riunire i suoi Brulè, dopo che si era sparsa la voce sulla presenza di Utes sul Chief creek, un tributario del Republican in Colorado. Così Janis andò avanti coi prigionieri. I Pawnee avevano raggiunto Red willow il pomeriggio stesso della battaglia. Qui Williamson aveva acquistato farina e zucchero per sostenere i suoi indiani afflitti e impoveriti. La comitiva poi raggiunse Arapahoe e la valle del Platte presso Plum Creek. Qui vennero curati e poi trasferiti in treno fino alla stazione ferroviaria più vicina alla riserva. Il 25 agosto l’agente Burgess inviò Samuel C. Longshore a Massacre canyon con il compito di riportare i beni dei Pawnee. Longshore riunì sei tonnellate di carne, pelli, equipaggiamenti.
Indubbiamente era ciò che rimaneva visto che i frontiersmen di Red Willow avevano già portato via molte cose. Williamson tornò col compito di seppellire i morti. Per mesi Burgess ebbe a che fare con le richieste di risarcimento di coloro che rivendicavano di aver nutrito i Pawnee, quali Antoine Janis, che aveva nutrito i prigionieri, o il Dr. Bancroft che aveva curato i feriti, o il Dr. Shaw, che aveva sepolto la donna a Indianola.


Un’iscrizione ricorda la battaglia nei pressi della stele

I Pawnee non fecero più cacce al bisonte e nel 1876 avevano tutti lasciato il Nebraska per raggiungere una nuova riserva nel territorio Indiano (il trasferimento non fu unico, bensì a tappe, ad iniziare dal contingente di Grande Cavallo Pezzato, Ottobre 1873, e fino all’ultimo viaggio della fine del 1875). Certamente Massacre Canyon deve aver giocato una parte non indifferente nella decisione dei Pawnee di trasferirsi a sud. John W. Williamson mantenne il suo rapporto con la tribù e seguì i suoi indiani in Oklahoma per poi tornare a vivere a Genoa, Nebraska, presso la vecchia agenzia e morì il 12 Marzo 1927.
Dal 1923 gli abitanti di Trenton organizzarono l’annuale Pow-wow e nel ’25 superstiti pawnee e sioux fumarono insieme la pipa di pace. Il 30 Settembre 1930 un obelisco di granito del Minnesota, alto dieci metri fu eretto su una lingua di terra sovrastante il canyon del massacro. Con la costruzione della Highway 34 l’obelisco fu spostato alla fine degli anni ’50, dove ancora si trova.

Nelle pagine che seguono inseriamo alcuni importanti approfondimenti che facilitano la comprensione dei fatti appena narrati

Little WoundLa foto che inseriamo a fianco ritrae Little Wound, capo civile e militare dei Kiyuksa, la principale delle bande Lakota coinvolte nel massacro del Canyon. I Kiyuksa (letteralmente “tagliati, spezzati”) costituivano forse, nel decennio tra il 1860 e il 1870 la principale delle bande meridionali degli Oglala. La tradizione principale, riportata da George Hyde in Red Cloud’s Folk (“Nuvola Rossa e il suo Popolo”), vuole che il nome della banda si riferisca alla consuetudine dei suoi membri di sposarsi all’interno del proprio tiyospaye (famiglia allargata), “spezzando” così il codice non scritto dei Lakota che vietava il matrimonio tra consanguinei. La tradizione più recente, riportata sempre da Hyde, che vuole invece che il nome si riferisca alla “separazione” dei Kiyuksa dalle altre bande Lakota a seguito dell’omicidio di Bull Bear nel 1841 non sembra invece avere molto fondamento, specie considerando che anche tra i Mdewakanton Lakota esisteva una banda Kiyuksa (o Koxia), che prendeva il proprio nome dalla stessa violazione dei costumi descritta in precedenza. Un’altra spiegazione, riportata in “Lakota Society” di J. Walker riferisce lo “spezzare in due” implicito nel nome Kiyuksa a una prova di verginità a cui dovevano sottoporsi le spose Lakota.
La banda Oglala dei Kiyuksa, assieme a quella dei Tasnaheca (Mangia-scoiattoli) e a quella dei Minisha (Acqua Ross) era originariamente uno dei sottogruppi di una divisione maggiore detta Kuhinyan (Separati) che, a partire dagli anni intorno al 1830, apparentemente perché la grossa selvaggina cominciava a scarseggiare nei territori da essi abitati (la zona del White River e le Black Hills) concentrarono i propri territori di caccia nella zona meridionale del Northern Platte, dove nel 1834 era stato fondato Fort William, un trading post che sarebbe divenuto il primo nucleo del futuro Fort Laramie. Il capo più importante dei Kuhinyan, il già citato Bull Bear (Mato Tatanka, Orso Toro/Bisonte) aveva già avuto in passato rapporti amichevoli con trapper e commercianti bianchi;inoltre, la zona del Northern Platte era ricchissima di selvaggina; un altro punto a favore del territorio era poi la presenza, sul Loup Fork, dei grandi villaggi Pawnee che costituivano importanti centri di razzia di cavalli e muli. In molti winter count Oglala (American Horse, Cloud Shield e White Man Stands In Sight) si registra proprio a partire dagli anni Trenta del XIX secolo l’inizio di un'”offensiva bellica” verso i Pawnee; in particolare, nell’inverno 1836-37 (American Horse, White Man Stands In Sight) è registrata “una battaglia sul ghiaccio” (Caga akicin inpi “combatterono sul ghiaccio”) in cui Pawnee e Oglala si affrontarono sul Loup Fork, nelle acque ghiacciate del Platte. Come si vedrà in seguito, questo evento è registrato anche nei winter count Brulé di Baptiste Good e quello di Rosebud – la migrazione verso i territori del Platte infatti interessò negli stessi anni diverse bande Oglala e Sicangu, che quindi si ritrovarono spesso alleate in attacchi ai Pawnee, proprio come avvenne poi nell’episodio del Massacre Canyon
In seguito a una faida interna Oglala, tra i gruppi di Bull Bear e Smoke (Sota, “Fumo”), che culminò nell’uccisione, durante una rissa di ubriachi, dello stesso Bull Bear da parte del giovane nipote di Fumo Makhpiya Luta (Red Cloud, “Nuvola Rossa”), i seguaci Oglala di Smoke si staccarono dai Kuhinyan, fuggendo a nord presso un altro gruppo Oglala che si era avvicinato invece ai cugini settentrionali Minneconojou, gli Hunkpatila (Coloro-che-si-accampano-all’-estermità), riuniti in quel periodo in un grande accampamento sul Cheyenne River sotto il comando di Old-Man-Afraid of-His-Horse (Tasunka Kokipapi “Temono i Suoi Cavalli” sr.)
Il gruppo di Bull Bear, dopo la morte improvvisa di quest’ultimo, si divise invece in vari sottogruppi, il più importante dei quali, i Kiyuksa appunto passarono sotto la leadership del figlio di Bull Bear, Bull Bear il giovane, che però rimase ucciso verso la fine degli anni Quaranta in un combattimento con gli Shoshone. La guida della tribù passò quindi al figlio più giovane di Bull Bear sr., Little Wound, nato intorno al 1828 (Taopi Cikala in italiano “Piccola Ferita”, anche se la traduzione più corretta dovrebbe essere “Piccolo Ferito”, dal momento che questo nome gli venne dato intorno al 1844 quando, giovanissimo, era rimasto ferito in un combattimento contro un guerriero Shoshone che però aveva sopraffatto). Intorno agli anni Cinquanta, Little Wound spostò ulteriormente a sud l’area di caccia dei Kiyuksa, presso il Republican River, dove rinnovarono l’alleanza con i Cheyenne meridionali e gli Arapaho, dedicandosi soprattutto a spedizioni contro gli Shoshone e appunto i Pawnee. In quegli stessi anni, i Kiyuksa si accampavano spesso con un gruppo legato alla banda eponima degli Oglala, i cosiddetti True Oglala o Oglala Proper (Veri Oglala), che si divideva tra i Kiyuksa e gli Hunkpatila/Bad Face (Ite Sica “Facce Cattive”) e una banda Oglala meridionale conosciuta come Spleen (Tapisleca), guidata da Whistler e suo fratello Two Lance. Un gruppo minore, legato ai True Oglala e agli Spleen, era poi quello degli škopa (Basin) il cui leader militare principale era Pawnee Killer. Quest’ultima banda, particolarmente bellicosa, fu uno dei gruppi meridionali che si unirono a Nuvola Rossa durante la guerra Bozeman, mentre invece il gruppo di Little Wound preferì trascorrere gli anni tra 1866 e il 1868 presso Fort Laramie “insieme ai vanagloriosi Bad Face” (con quest’espressione naturamente ci si riferiva ai Wagluhe/Fannulloni di Big Mouth [Grande Bocca], legati da parentela a Nuvola Rossa e non al gruppo ostile dello stesso Nuvola Rossa). La banda di Little Wound, contrariamente a quelle di Whistler e Pawnee Killer, non si unì nemmeno ai Cheyenne meridionali e non venne perciò coinvolta nello scontro di Summit Springs nel 1869. Little Wound, pur non avendo firmato il trattato di Fort Laramie, seguitava quindi apparentemente nella sua politica di non belligeranza contro i bianchi. Intorno al 1871 Little Wound acconsentì a portare la sua banda alla recentissima Red Cloud Agency (Agenzia di Nuvola Rossa), in seguito probabilmente a una sorta di tacito patto con cui Nuvola Rossa consentiva a riconoscerlo come uno dei leader autorizzati a trattare con i bianchi; non sorprende quindi che già nel 1872 Little Wound fosse tra i principali delegati a Washington. Gli Spleen di Two Lance (divenuto leader principale dopo l’uccisione di Whistler) e i Basin di Pawnee Killer gravitavano invece intorno all’agenzia di Whetstone, dove mantenevano rapporti con i Brulé di Spotted Tail (Coda Chiazzata), che furono probabilmente coinvolti da loro nella spedizione del Massacre Canyon.
Secondo quanto riporta Eli Ricker nelle sue interviste, all’inizio degli anni Sessanta la banda Kiyuksa di Little Wound, rispondendo a un appello fatto da alcuni trapper, rinunciò a muovere guerra alle tribù vicine, Pawnee compresi che però, secondo le sue parole “approffittarono, un giorno in cui i guerrieri erano a caccia, per attaccare l’accampamento principale, uccidendo oltre 100 tra donne, vecchi e bambini”. Poco tempo dopo, un capo Pawnee inviò una “pipa di pace” a Little Wound, offrendosi di risarcire le perdite umane con un’offerta di cavalli. Little Wound rifiutò l’offerta dicendo: “Approfittando dell’assenza degli uomini, avete ucciso donne e bambini. Ora io vi dico: state pronti e preparate tutte le frecce che potete, perché vi muoverò guerra, come voi avete fatto con me”. Secondo Ricker, fu questo il motivo scatenante della spedizione del Massacre Canyon; è interessante notare però come Little Wound, successivamente all’attacco, tenesse a sottolinare come la spedizione fosse stata implicitamente o esplicitamente autorizzata sia da Nick Janis che dal comandante di Fort Sidney. Va detto che l’agente Saville della Red Cloud Agency rifiutò di assumersi qualsiasi responsabilità, lasciando intendere che l’intera operazione era stata condotta a sua insaputa e di non aver autorizzato Janis a dare alcun ordine in questo senso.

Two StrikesLe bande Sicangu [Brulé] che parteciparono allo scontro del Massacre Canyon appartenevano ai cosiddetti Brulé (Sicangu) Superiori, o, in Lakota Keyatawicasa (Popolo che si allontana [dal Missouri]) una denominazione comune per quelle bande che intorno agli anni Trenta, insieme alle bande Oglala citate in precedenza, abbandonò i territori intorno al fiume White per migrare verso le più ricche regioni del Platte River. L’altra divisione, i Kutawicasa o Brulé Inferiori, si spostarono dalla regione del White fino al Missouri, conducendo un’esistenza del tutto indipendente dai gruppi Brulé migrati verso il Platte.
Come accadeva per gli Oglala, anche l’economia delle bande Brulé dipendeva in gran parte dagli attacchi ai villaggi Pawnee.George Hyde, in Spotted Tail’s Folkdescrive molto bene le modalità di questi agguati: quelli a scopo di razzia avvenivano di notte, e comportavano semplicemente l’apertura dei “corral” e il furto dei cavalli. Altri, il cui scopo era probabilmente vendetta e furto di mais erano molto più cruenti: drappelli civetta di Sioux aggredivano e massacravano le donne Pawnee quando questi si recavano a coltivare i loro campi e, quando i guerrieri Pawnee si lanciavano al soccorso e provavano a inseguirli, li aspettavano in forze al di fuori del cerchio del villaggio. Un attacco particolarmente cruento si verificò al villaggio principale dei Pawnee sul Loup Fork nel 1843: degli ottocento abitanti del villaggio furono uccisi sessantasette, quasi il dieci per cento e molte capanne furono date alle fiamme, spesso con i loro occupanti all’interno. Anche i cavalli dei Pawnee, in numero di circa 200, furono portati via. Questo causò l’abbandono quasi totale dei villaggi del Loup Fork da parte dei Pawnee, che iniziarono a unirsi per le loro cacce agli Omaha, cercando di fare fronte comune contro l’aggressività dei Lakota.
Esaminando il winter count di Battiste Good (nome cristiano di un leader Sicangu di nome Brown Hat) si evince che questo attacco fu probabilmente organizzato per vendicare la morte dei cinque fratelli del capo della banda Ring (Choka-tunwan , il Villaggio di Mezzo) Little Thunder (Piccolo Tuono).
Questa banda si era stanziata nei territori a sud del Platte, che condivideva con gli Oglala meridionali (Kiyuksa,Tapisleca e True Oglala) e i Cheyenne. Non a caso, nel corso dell’attacco ai villaggi Pawnee descritto sopra, un evento degno di nota fu il recupero delle frecce sacre dei Cheyenne, cui erano state sottratte nell’inverno 1830 dai Pawnee e a cui vennero restituite dagli Oglala al prezzo di cento cavalli.
Altri capi importanti della Ring band, messosi in luce proprio nelle guerre contro i Pawnee che caratterizzarono gli anni Quaranta, erano Spotted Tail (Coda Chiazzata) e Two Strikes (Due Colpi), quest’ultimo figura di spicco dell’attacco del Massacre Canyon. La banda di Little Thunder,da un rapporto di J.Y.Nelson datato agosto 1843, nell’assalto al campo Pawnee fu affiancata dagli Oglala di Whistler e da un’altra banda tradizionalmente associata ai Brulé, i Wazhazha di Conquering Bear (Orso Vincitore, Mato Oyuhi).
I Wazhazha costituivano una peculiarità all’interno del cerchio dei Sicangu: lo stesso nome, “Osage” in Lakota, farebbe pensare a un’origine non Sioux e infatti la tradizione, raccolta da un trader di nome Nicollet nel 1839, vuole che i Wazhazha fossero un gruppo Ponca assorbito tramite matrimoni dai Brulé. Oltre al loro capo, Conquering Bear, figure preminenti di questo gruppo erano i suoi fratelli Red Leaf (Foglia Rossa) e Long Chin (Mento Lungo); i due gruppi erano anche legati da alleanze matrimoniali (Spotted Tail chiamava “cognato” Red Leaf) . La stretta connessione tra i due gruppi si rinsaldò poi dopo il primo trattato di Fort Laramie (1851): Wazhazha e Ring cacciavano nell’area del Platte, spingendo sempre più a sud i Pawnee e rinsaldando l’alleanza con gli Oglala.
Dopo il massacro di Grattan e il conseguente periodo di diffidenza e aperta ostilità tra le bande Brulé, fatta eccezione per la pacifica banda del Mais (Wagmeza-yuha) guidata da Swift Bear, i Ring e i Wazhazha spostarono la loro area d’interesse a nord del Platte, raggiungendo bande più ostili e isolate come gli Orphan (Wablenica) di Iron Shell. A seguito della battaglia di Ash Hollow (1855) e alla prigionia di Spotted Tail a Fort Leavenworth, la banda di Little Thunder, insieme a un piccolo gruppo di Wazhazha, abbracciò una politica di non belligeranza e cooperazione con le forze statunitensi, riprendendo a cacciare nelle zone a sud del Platte e nell’area del Republican, rinnovando l’alleanza con i Kiyuksa di Little Wound e i Cheyenne meridionali nei regolari raid ai villaggi Pawnee. In pratica, per i Brulé come per gli Oglala, la pace con i bianchi non comprendeva la non belligeranza con i Pawnee; d’altra parte, prima per lo scoppio della Civil War e poi con la guerra Bozeman (non si unirono a Nuvola Rosssa né i Brulé di Spotted Tail e Two Strike, né i gli Oglala Kiyuksa di Little Wound) anche il governo americano era più interessato a mantenere lo status quo con i Lakota “amici” che a difendere i Pawnee, un tipo di politica che fu anche quella che provocò la strage di Massacre Canyon.
La figura di Two Strike è in questo senso emblematica: insieme al suo gruppo di guerrieri (era infatti un blotahunka, un capo guerriero e non il leader di un intero accampameto) partecipò insieme ai Dog Soldier di Tall Bull e agli Spleen di Whistler agli attacchi ai coloni nell’area del Solomon River nel 1869, a cui seguì la battaglia di Summit Springs. Il fatto che Two Strikes abbia preferito evitare il confronto diretto con l’esercito in quel caso è anche indice del fatto che egli non considerasse le razzie come atto di palese ostilità, ma non volesse arrivare a uno scontro diretto e schierarsi apertamente tra gli ostili. Nel settembre del 1869 infatti Two Strikes è registrato tra i Brulé di Spotted Tail stanziati all’agenzia di Whetstone (frequentata anche Oglala non esattamente pacifici come Pawnee Killer e Whistler).
Per quanto riguarda le responsabilità del massacro dei Pawnee del 1873, a quanto pare il sub-agente dei Brulé Estes attribuì l’intera responsabilità dei fatti a Nick Janis, che “diede a Little Wound l’impressione che i Sioux fossero nel loro perfetto diritto di attaccare il gruppo Pawnee”. Little Wound, dopo aver avvistato i Pawnee, non faticò molto a portare dalla sua i Brulé di Two Strikes che Estes trovò poi “impossibile controllare”.

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