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Il resoconto della morte di Toro Seduto

A cura di Paolo Scanabucci

Il testo che segue è stato scritto da James Mc Laughlin, Agente Indiano presso la Riserva di Standing Rock al tempo dei tragici eventi che hanno condotto all’uccisione di Toro Seduto. La narrazione risale al 19 gennaio 1891, un mese dopo i fatti ed è stato indirizzato all’Ufficio dell’Associazione per i Diritti degli Indiani, il cui ufficio era sito al numero 1305 di Arch Street a Philadelphia. Si tratta di una narrazione “di parte” in cui la divisione tra “buoni” e “cattivi” viene svolta secondo i canoni dell’uomo bianco.
Di questa premessa occorre tenere presente.
Il crudo ed affidabile resoconto della morte di Toro Seduto e delle circostanze che seguirono verrà letto con interesse da molti lettori.
Questa relazione è opera del Maggiore James McLaughlin, che per diversi anni ha svolto l’incarico di Agente Indiano nella Riserva di Standing Rock, nel Nord Dakota, e mi è stata spedita come da mia espressa richiesta.
L’agente Mc Laughlin è un perfetto esempio di come dovrebbe essere un agente indiano: esperto, fedele e coraggioso.
La relazione che gentilmente il Maggiore Mc Laughlin ci ha fatto pervenire è attualmente meritevole di particolare attenzione.
Essa è la prova che ci sono indiani cattivi ma anche bravi indiani. Il coraggio non ostentato e la fedeltà dei poliziotti indiani che non hanno esitato a sacrificare le loro vite al servizio di un Governo che non appartiene alla propria razza meritano di essere celebrati.
Firmato Herbert Welsh, Cor. Sec’y I. R. A.

UNITED STATES INDIAN SERVICE,
STANDING ROCK AGENCY, NORTH DAKOTA,

12 gennaio 1891

Mio caro Signor Welsh,
la Sua lettera del 16 u.s. è stata debitamente ricevuta; avrei dovuto risponderLe prima ma, mi creda, sin dalla ricezione della missiva in questione, non sono riuscito a trovare un momento libero.
Quanto riportato dai giornali in merito all’arresto ed alla morte di Toro Seduto è ridicolmente assurdo e quanto segue è una dichiarazione dei fatti:
fui avvisato tramite telegramma dall’Ufficio Indiano, in data 14 Novembre 1890, che il Presidente aveva ordinato al Ministro della Guerra di assumere la responsabilità militare per reprimere qualsiasi minaccia rappresentata da scoppi di violenze tra i Siox.
Il primo dicembre del 1890, un altro telegramma mi diede istruzioni in merito, con la chiara specifica che, in tal caso, avrei dovuto obbedire agli ordini degli ufficiali che comandavano nella riserva. Questo ordine mi rendeva soggetto all’autorità militare alla quale regolarmente riferivo circa la natura della follia di moda tra gli Indiani della riserva, concernente un presunto Messia e sull’umore degli stessi nativi.
Come ho affermato nella lettera a Lei indirzzata lo scorso 25 novembre, la cosidetta dottrina del Messia ha avuto una forte presa su Toro Seduto e i suoi seguaci e quella fazione si sta adoperando in tutti i modi per diffondere questa dottrina negli altri insediamenti, ma grazie all’attento e vigile controllo della polizia si è evitato che tale movimento si spargesse al di fuori della zona settentrionale del Grand River , un’area largamente abitata dai vecchi seguaci di Toro Seduto sui quali il capo indiano ha sempre esercitato una nociva influenza ed essi sono facilmente caduti vittime della sua sottigliezza, credendo ciecamente alle assurdità che predicava in merito al Millennio indiano.
Toro Seduto prometteva ai suoi fedelissimi il ritorno dei loro antenati defunti, il ripristino della loro vita di un tempo insieme all’allontanamento della razza bianca; inoltre i veri credenti sarebbero diventati invulnerabili alle pallottole dell’uomo bianco e, persino, nel caso in cui un indiano dovesse rimanere ucciso obbedendo alla chiamata del Messia egli si avrebbe comunque raggiunto, al più presto, i suoi parenti morti , parenti che ora abitavano la terra( provenienti dalle nubi) e tutti i viventi ed i defunti si sarebbero riuniti in un nuovo mondo fisico la primavera successiva.
Da ciò si può immediatamente dedurre quanto possa essere pericolosa tale dottrina per un popolo superstizioso e semicivilizzato e come i piu’ astuti “uomini della medicina” possano approfittare della creduloneria dell’indiano selvaggio medio.
Così dunque si presentava la situazione nella riserva il 16 novembre scorso, quando feci un viaggio verso il campo di Toro Seduto che si trova a circa 40 miglia a sud-ovest dell’Agenzia.
Il mio scopo era quello di far sì che il capo indiano si rendesse conto di tutto il male a cui il prosieguo della Danza degli Spiriti avrebbe condotto e della miseria in cui il suo popolo sarebbe piombato.
La notte rimasi nel suo accampamento e andai presto la mattina a far visita a Toro Seduto prima che si cominciasse la danza ed ebbi un lungo e, in apparenza, soddisfacente colloquio e riuscii a fare una certa impressione anche ad un buon numero di suoi seguaci che ci stavano ascoltando. Non ebbi però successo nel convincerlo a venire in Agenzia dove avevo progettato di cambiare la sua opinione con lunghe discussioni.
Tramite i capi Spavaldo, Colui che ti vola accanto e Aquila Grigia, riuscii ad ottenere che alcuni guerrieri abbandonassero la danza, ma più indiani convincevo e più Toro Seduto andava su tutte le furie cosicchè gli indiani più ragionevoli erano costretti a lasciare l’accampamento non senza subire insulti e minacce.
I “danzatori sacri” avevano rinunciato ad attività industriali ed alle loro case e si erano trasferiti tutti nel campo sito nelle vicinanze della casa di Toro Seduto doveva sciupavano il loro tempo nei bagni purificatori di vapore per essere pronti di nuovo a danzare , tranne ogni secondo sabato del mese quando venivano in Agenzia per ritirare la loro razione quindicinale.
Toro Seduto non veniva in Agenzia per le razioni dal 25 ottobre passato ma mandò dei membri della sua famiglia e trattenne con sè una guardia del corpo quando rimase indietro mentre gran parte del suo popolo era lontano dal campo. Egli fece questo per prevenire arresti a sorpresa. Toro Seduto si vantava frequentemente con gli Indiani, i quali peraltro me lo venivano a riferire, dicendo di non avere paura di morire e che voleva combattere, ma io consideravo queste uscite nient’altro che oziose chiacchiere. Ho sempre creduto, infattti, che una volta che il momento del suo arresto fosse arrivato e la polizia fosse apparsa in forze sul suo campo, con alla testa degli uomini che Toro Seduto sapeva essere determinati, egli si sarebbe tranquillamente fatto arrestare e portare in Agenzia. I fatti provarono il contrario. Dalla Commissione Sioux del 1889 che vide la partecipazione del Generale Crook, del Governatore Foster e del senatore Warner, Toro Seduto si era comportato molto male, diventando regolarmente piu’ aggressivo e la dottrina del Messia, che univa così tanti indiani in una causa comune, era proprio ciò di cui aveva bisogno per affermare sè stesso come “sommo sacerdote” e così riguadagnare prestigio e popolarità tra la sua gente, atteggiandosi come il capo della disaffezione.

Essendo in aperta ribellione contro l’autorità costituita, incoraggiando il disimpegno e sfidando il governo, si rese necessario organizzare l’arresto di Toro Seduto per allontanarlo dalla riserva. I preparativi per tale operazione vennero ultimati il 6 dicembre.
Tutto sembrava favorevole al conseguimento del successo, evitando guai e, soprattutto, spargimento di sangue. Sorse però una questione: avevo o no l’autorità per eseguire l’arresto essendo io soggetto all’autorità militare? Per sistemare la faccenda telegrafai al Commissario per gli Affari Indiani il 4 Dicembre. Il giorno successivo avevo già la risposta dove mi si diceva di non procedere in ogni caso a nessun arresto tranne che su ordine espresso dell’Autorità miliatare o del Ministro degli Interni.
Il motivo per cui desideravo arrestare Toro Seduto il 6 dicembre dava, secondo me, le maggiori garanzie di successo e senza creare allarmi a molti indiani, perchè, infatti, la magggior parte di loro sarebbero stati impegnati a ritirare le razioni presso l’Agenzia, a circa una quarantina di miglia di distanza da dove l’arresto stesso avrebbe avuto luogo.
Prevedevo, inoltre, osservando l’atteggiamento dell’Autorità militare, che l’emissione dell’ordine di custodia nei confronti del capo indiano sarebbe avvenuta a breve e che un altro ration day sarebbe passato, cioe’ due ulteriori settimane sarebbero trascorse, prima che l’arresto fosse così facilmente compiuto.
Il 12 dicembre ricevetti un telegramma dal comandante di Fort Yates, Nord Dakota, che mi allegava la copia di un altro telegramma:
“QUARTIER GENERALE – Dipartimento di Dakota St.Paul nel Minnesota. 12 Dicembre 1890 – All’Ufficiale in comando presso Fort Yates, Nord Dakota:
Il Comandante di divisione Le ordina di eseguire una missione speciale procedendo all’arresto di Toro Seduto. Si rivolga all’Agente Indiano affinchè cooperi alla migliore riuscita di tale missione. Fornisca riscontro alla presente e se il messaggio non è perfettamente chiaro riferisca in merito. Per ordine del Generale RUGER firmato M.BARBER Assistente Aiutante Generale.”
Ricevuto il suddetto telegramma, il Comandante del forte mi mandò a chiamare per una consultazione sul modo migliore per effettuare l’arresto desiderato.
Era contrario al tentare l’arresto in qualsiasi momento tranne in uno dei giorni di razione bisettimanale in cui solo poco indiani si sarebbero trovati presenti nel quartiere di Toro Seduto riducendo così ogni possibilità di tumulto da parte dei suoi seguaci.
Il comandante del forte constatò la validità del mio ragionamento e consentì il rinvio dell’arresto fino a sabato mattina, 20 Dicembre, con la specifica intesa, comunque, che la polizia indiana tenesse Toro Seduto e i suoi seguaci sotto strettissima sorveglianza per evitare che lasciassero la riserva e a patto, inoltre, che ogni movimento sospetto tra di loro venisse prontamente riferito all’autorità militare.
L’arresto era organizzato, pertanto, nei minimi dettagli per il 20 dicembre, ma il 14 dello stesso mese, alle 4 del pomeriggio, arrivò in Agenzia un poliziotto da Grand River il quale mi portò una lettera del tenente Henry Testa di Toro, responsabile del posto di polizia a Grand River dove si dichiarava che Toro Seduto si stava preparando a lasciare la riserva, che aveva approntato i suoi cavalli per una dura e lunga marcia e una volta che se ne fosse andato sarebbe stato ben difficile riprenderlo. Secondo Testa di Toro bisognava procedere immediatamente con l’arresto. Ciò sarebbe servito come deterrente nei confronti dei sostenitori di Toro Seduto, per questo desideravo fermamente che la polizia eseguisse l’arresto perchè credevo che in questo modo si fosse risparmiato uno spargimento di sangue.
L’intervento diretto dei militari statunitensi invece avrebbe eccitato fino all’inverosimile i già esaltati indiani della Danza Sacra mentre l’intervento della polizia indiana avrebbe per un verso tranquillizzato i nativi e sollevato i bianchi da un evidente disagio.
Procedetti senz’altro a mandare un corriere al tenenete Testa di Toro, ordinandogli di effettuare l’arresto all’alba del giorno seguente, informandolo che la cavalleria avrebbe collaborato con lui.
Agendo secondo gli ordini ricevuti, la polizia indiana mise insieme una forza di trentanove poliziotti e quattro volontari (uno dei quali era il cognato di Toro Seduto, Aquila Grigia), entro’ nel campo all’alba del 15 dicembre, dirigendosi verso la casa del capo indiano dove entrarono dieci poliziotti. Qui il tenente Testa di Toro notificò a Toro Seduto l’ordine di custodia.
Il celebre nativo accettò l’arresto tranquillamente e cominciò a vestirsi per essere condotto verso l’Agenzia. Durante questa operazione, che richiese parecchio tempo, il figlio di Toro Seduto, Piede di Corvo, che si trovava anche lui a casa, cominciò a rimproverare il padre per consentire a quegli uomini di arrestarlo. Fu allora che Toro Seduto mutò atteggiamento, rifiutandosi ostinatamente di seguire i poliziotti.
Ormai il capo Sioux era completamente vestito e i poliziotti lo portarono fuori della casa.
Una volta fuori, una brutta sopresa attendeva i tutori dell’ordine che si ritrovarono circondati dai seguaci di Toro Seduto, armati e in preda ad una grande agitazione. I poliziotti peraltro provarono a far ragionare la folla ed il cerchio che si sera stretto minaccioso intorno a loro piano piano si andava allargando; Toro Seduto, però, continuava ad incitare la folla gridando loro che se avessero fatto fuori i due leader, Testa di Toro e Testa rasata, gli altri si sarebbero dati alla fuga e dispersi. Alla fine Toro Seduto comandò l’attacco , dopodichè Afferra l’Orso e Colpisci la Pentola, due degli uomini del capo Sioux Hunkpapa, si fecerò largo di corsa tra la folla iniziando a sparare. Il tenente Testa di Toro stava in piedi accanto a Toro Seduto il quale aveva all’altro fianco, il primo Sergente, Testa Rasata, e dietro al prigioniero, per evitare che lo stesso fuggisse, c’era il secondo Sergente, Tomahawk Rosso;
il colpo di Afferra l’Orso colpì Testa di Toro al fianco destro; quest’ultimo si voltò di scatto e colpì Toro Seduto tra la decima e l’undicesima costola sinistra e poichè anche Colpisci la pentola sparò un colpo che trapassò l’addome di Testa Rasata, tre uomini caddero praticamente nello stesso istante. Afferra l’Orso fu finito dallo sparo del poliziotto Uomo Solitario; il conflitto divenne generale, in realtà si trasformo in un combattimento all’arma bianca, con circa 43 uomini, tra poliziotti e volontari, che fronteggiavano 150 esagitati, seguaci della Danza degli Spiriti.
La lotta durò una mezz’ora ma tutti coloro che vennero feriti, tranne John Armstrong che apparteneva alla Polizia Speciale, cadddero nei primi minuti. La polizia allontanò i rivoltosi dagli edifici adiacenti, poi caricò e spinse gli indiani a circa 200 metri di distanza, nel bosco adiacente. Fu durante questa carica che John Armstrong fu ucciso da un indiano nascosto dietro un cespuglio.
Durante la lotta, le donne attaccarono la polizia con coltelli e mazze ma vennero semplicemente disarmate e poste sotto sorveglianza presso le case vicine fino all’arrivo delle truppe e dopo rimesse in libertà. Se le donne ed i bambini fossero stati portati nell’Agenzia, non ci sarebbe stata una fuga disordinata della gente di Grand River.
Gli uomini, però, rendendoosi conto dell’enormità del reato da loro commesso attaccando la polizia, appena riuniti con le famiglie fuggirono da Grand River e si diressero a sud verso i fiumi Morian e Cheyenne.

La condotta della polizia indiana in tale occasione non è stata molto ortodossa. Quello che segue è un estratto del rapporto ufficiale di E.G.Fechet, Capitano dell’ottavo Cavalleggeri, che comandava il distaccamento di truppe spedito a Grand River:
“Non posso elogiare più di tanto lo splendido coraggio e abilità che hanno caratterizzato la condotta della polizia indiana comandata da Testa di Toro e Testa Rasata durante lo scontro. Il tentativo di arrestare Toro Seduto fu organizzato in modo tale da addossare la responsabilità del combattimento che seguì ai seguaci di Toro Seduto che fecero fuoco per primi. Tomahawk Rosso prese il comando della forza di polizia dopo il ferimento di Testa di Toro e di Testa Rasata e fu sempre lui che, in circostanze che richiesero un alto livello di coraggio personale, ad aiutare Uomo Falco a fuggire con un messaggio per le truppe.”
Dopo la lotta, i poliziotti non erano affatto giù di morale e furono pronti e volenterosi a collaborare oltre ogni misura con le truppe militari.
Segue ora una lista delle persone uccise o ferite durante il combattimento:
Henry Testa di Toro, primo tenente di polizia, morto 82 ore dopo lo scontro;
Charles Testa Rasata, primo sergente di polizia, morto 25 ore dopo lo scontro;
James Piccola Aquila, quarto sergente di polizia e Paul Che ha Paura dei Soldati, uccisi nello scontro;
John Armstrong e David Hawkman, entrambi della Polizia Speciale, uccisi nello scontro;
Alexander Middle, poliziotto, ferito, in via di guarigione;
Toro Seduto, ucciso, 56 anni;
Piede di Corvo (figlio di Toro Seduto), ucciso, 17 anni;
Uccello Nero, ucciso, 43 anni;
Afferra l’Orso, ucciso, 44 anni;
Toro Cornuto Maculato,ucciso, 56 anni;
Tuono Coraggioso n.1, ucciso, 46 anni;
Piccolo Assiniboine, ucciso, 44 anni;
Colui che insegue i feriti, ucciso, 24 anni;
Toro Fantasma, ferito, guarito completamente;
Tuono Coraggioso n.2, ferito, guarito completamente;
Colui che colpisce la pentola, ferito, ora prigioniero a Fort Sully.

Questo conflitto, che è costato così tante vite, è molto deplorevole, ma il bene che ne deriva, non può essere sottovalutato , poiché ha effettivamente sradicato tutti i semi di disaffezione seminati dalla mania del Messia, a suo tempo diffusasi tra gli indiani di questa Agenzia, e ha anche dimostrato alla gente del paese la fedeltà e la lealtà della polizia indiana nel mantenere la legge e l’ordine nella riserva.
Ora tutto è tranquillo in questa agenzia e tra gli indiani prevale il buonumore nonostante i giornali riportino il contrario.
Nessun indiano ha lasciato questa agenzia dopo la fuga precipitosa del 15 dicembre, in seguito al conflitto con la polizia e nessuno lo farà.
A quel tempo c’erano rimasti trecentosettantadue uomini, donne e bambini, dei quali 120 erano maschi sopra i 16 anni e di cui duecentoventisette sono prigionieri a Fort Sully e si dice che settantadue siano stati catturati, qualche tempo fa, a Pine Ridge.

Nel dichiararmi, molto rispettosamente, Suo servo obbediente, La saluto molto cordialmente.
James McLaughlin, Agente Indiano

A: Mr. Herbert Welsh Philadelphia, Pa.