Segnali di fumo

A cura di Matteo Pastore

I segnali di fumo erano usati da molte culture, tra cui i nativi americani, come mezzo per comunicare rapidamente sulle lunghe distanze. I messaggi inviati tramite questi segnali erano trasmessi per mezzo di colonne o sbuffi intermittenti di nuvole di fumo.
Ogni tribù aveva il proprio sistema per fare il fuoco. Una volta appiccato si poteva ottenere la quantità, densità e colore di fumo desiderato controllando il materiale che bruciava.
Una coperta bagnata veniva usata per coprire il fuoco e quando veniva rilasciata si poteva ottenere una colonna di fumo nero visibile a distanza di molti chilometri.
Il sistema utilizzato dai nativi per inviare i segnali di fumo era il seguente: il primo requisito era quello di scegliere un’area adatta per posizionare la pira da bruciare (evitando ostacoli che impedivano la possibilità di comunicare), scegliere quale sistema utilizzare per comunicare sulle lunghe distanze e il tipo di combustibile per creare un fumo denso e scuro.
I nativi scoprirono che alcuni materiali erano migliori di altri nel produrre fumo nero creando così dei segnali altamente visibili.
Scoprirono che tutti i materiali emettono un fumo bianco quando vengono riscaldati per la prima volta ma appena si asciuga il colore del fumo cambia. I materiali in legno producono un colore marrone o nero ma con l’aggiunta di foglie umide, oli e sterco si crea un fumo denso e scuro.

Per regolare l’altezza del fumo utilizzavano una coperta, alcune volte il fuoco veniva coperto e quando una grande quantità di fumo era stato “imprigionato” sotto di essa, la coperta veniva sollevata per lasciarlo uscire. Veniva poi abbassata e sollevata di nuovo creando nuvole o sbuffi.
I nativi sceglievano la quantità e l’altezza degli sbuffi in base al tipo di messaggio che volevano comunicare.
I tipi di messaggi erano i seguenti:
Avvertimenti o allarmi: segnali che avvertivano lo scoppio di un’epidemia, l’avvicinarsi di un nemico o di uno straniero (segnalato anche quante armi portavano)
Aiuto: segnali che indicavano assistenza e bisogno di rinforzi durante una battaglia
Notizie: ad esempio la vittoria o la sconfitta in una battaglia, il numero di scalpi presi e cavalli catturati. Comunicavano anche notizie generali come la morte di un capo, eventi particolari o una nascita importante.
Per inviare segnali a distanze maggiori, alcune tribù, organizzavano una catena di fuochi per trasmettere messaggi da una località all’altra. Ad esempio si creava una grande pira centrale e nei pressi tanti piccoli focolari allineati o in gruppo.
I segnali di fumo venivano utilizzati soltanto durante le ore diurne o con un’ottima visibilità mentre di notte preferivano utilizzare delle pire infuocate.
Per evitare che i nemici potessero leggere i messaggi inviati, le varie tribù sceglievano un luogo preciso e un tempo prestabilito da dove inviarli.

Molte volte i codici inviati erano molto semplici ad esempio: uno sbuffo significava ATTENZIONE, due sbuffi TUTTO BENE, tre sbuffi o tre fuochi allineati (di notte) indicavano PERICOLO/AIUTO.
Il significato dei segnali doveva essere tenuto segreto in tempi di guerra così soltanto il mittente e il destinatario potevano capire il significato.
Oltre ai segnali di fumo e ai fuochi notturni i nativi utilizzarono varie tipologie di comunicazione non verbale come le pitture di guerra (anche sui cavalli e sul corpo), linguaggio dei segni, specchi (i messaggi potevano raggiungere lunghe distanze usando i raggi solari per dirigere i lampi), pile di pietre e messaggi illustrati su alberi, pelli e rocce.

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