Le guerre Cheyenne – 6

A cura di Pietro Costantini
Tutte le puntate dell’articolo: 1, 2, 3, 4, 5, 6.

La spedizione sul Republican River
«Le informazioni sono che il Republican sarà nuovamente occupato dagli Indiani l’estate prossima; sono segnalate bande di Cheyenne e Sioux nella zona…gli avamposti di Kearny e McPherson sono necessari in previsione che il Republican diventi territorio di caccia per gli indiani.»
– Brigadiere Generale Nelson Sweitzer.
Nella primavera del 1869 la valle del fiume Republican, terreno prediletto dai Cheyenne per la caccia e gli accampamenti, era uno degli ultimi loro capisaldi nelle Pianure Meridionali.
Cheyenne Dog Soldiers
Una grossa banda di Sioux aveva attraversato la valle nell’autunno del 1868. Poi, nell’inverno seguente, i Cheyenne Dog Soldiers avevano occupato le terre del corso superiore del Republican. La situazione nel Kansas, contraddistinta dalla presenza dei combattenti Dog Soldiers e dei Sioux ostili, minacciava di non essere diversa dallo stato di instabilità che aveva provocato la campagna invernale di Sheridan del 1868.
Il maggiore generale Christopher C Augur, comandante del Dipartimento del Platte, era convinto che gli mancassero risorse sufficienti per contrastare la minaccia nell’area centro – nord del Kansas e centro – sud del Nebraska; richiese quindi l’invio di rinforzi per il suo scarsamente presidiato dipartimento. Sheridan, ora comandante in capo di tutte armate delle Pianure, in qualità di comandante della Divisione del Missouri, trasferì il 5° Cavalleria da Fort Lyon, in Colorado, a Fort McPherson, in Nebraska, con il compito di pattugliare la regione e contrastare così la minaccia. Il 26 aprile 1869 Carr lasciò Fort Lyon con il 5° Cavalleria e si diresse verso il Nebraska. A inizio maggio oltrepassò la località di Sheridan, nel Kansas, e quindi voltò a nord verso Fort McPherson. Il 13 maggio le guide di Carr trovarono tracce di Indiani attraversando un guado sul Beaver Creek, vicino a Elephant Rock. Carr seguì le tracce e, lo stesso giorno, ingaggiò una battaglia con parecchie centinaia di Indiani.
Gli Indiani combatterono un’aspra battaglia di retroguardia per proteggere la fuga delle loro famiglie da un villaggio che stava nelle vicinanze. Gli Indiani dovettero abbandonare la maggior parte delle loro attrezzature, durante il combattimento, ma riuscirono ad assicurare alle famiglie una via di scampo sicura. Carr ebbe quattro uomini uccisi e tre feriti. Il suo rapporto riferiva che le perdite del nemico erano state di 25 morti e 20 feriti. Il giorno dopo i soldati incendiarono un villaggio abbandonato di recente. Secondo Carr si trattava di Sioux, in realtà si trattava di una forza combinata di guerrieri Sioux e Cheyenne che avevano combattuto il 13 maggio. Nella zona attualmente vi erano accampamenti sia dei Sioux che dei Cheyenne.
Carr seguì le tracce dei Sioux e dei Cheyenne, che andavano a nord est, verso il Republican. Giunti al fiume, ai soldati vennero distribuite reazioni per tre giorni e la maggior parte dei carri venne mandata a Fort McPherson. Quindi Carr riprese l’inseguimento degli Indiani. Il capo delle guide, Buffalo Bill Cody, continuò cocciutamente a seguire la pista, nonostante i ripetuti tentativi degli Indiani di depistare i soldati con false tracce.


Mappa 46: problemi sul Republican River

Il 16 maggio la colonna di Carr arrivò a Spring Creek, dove la sua avanguardia venne attaccata da circa 200 guerrieri Sioux e Cheyenne. Gli Indiani abbandonarono il combattimento quando il resto della colonna arrivò in soccorso. Carr ebbe tre soldati uccisi e quattro feriti, mentre gli Indiani non riportarono perdite. Sioux e Cheyenne fuggirono verso sud, dirigendosi verso il Republican, e Carr riprese l’inseguimento. Sulle rive del fiume, scoprì che gli Indiani lo avevano attraversato, passando sulla riva sud e sparpagliandosi in varie direzioni. Carr si rese conto che uomini e cavalli erano esausti dopo la lunga marcia da Fort Lyon e sapeva che non vi erano sufficienti provviste per continuare la caccia. Quindi decise di svoltare a nord per raggiungere Fort McPherson. Il 18 maggio la truppa raggiunse il fiume Platte e poi seguì il corso del fiume. Il 20 maggio Carr entrò nel forte con la colonna e cominciò immediatamente i preparativi per riprendere l’inseguimento.

Mappa 47. L’incursione su Spillman Creek

«Oltraggi indiani – Massacro di tredici persone sul fiume Saline – Quasi sterminata un’intera famiglia.»
– Leavenworth Times & Conservative, 29 giugno 1869.
I Cheyenne Dog Soldiers erano ansiosi di vendicarsi dopo gli scontri di Elephant Rock e Spring Creek. Il 21 maggio fecero incursioni nella Contea di Republic, nel Kansas, uccidendo sei uomini e una donna. Per tutta la settimana seguente i Dog Soldiers uccisero parecchie altre persone in altre incursioni sempre lungo il fiume. Poi, il 28 maggio, circa 30 Cheyenne attaccarono sette operai della ferrovia nelle vicinanze di Fossil Creek Station, uccidendone due e ferendone quattro. Gli attaccanti poi riuscirono a spezzare i binari e a far deragliare un treno diretto ad ovest. L’incursione più massiccia e più distruttiva avvenne il 30 maggio 1869, contro gli insediamenti degli emigranti tedeschi e danesi a nord ovest dell’odierna Lincoln, nel Kansas. Quel giorno Toro Alto con circa 60 Dog Soldiers infuriò su Spillman Creek, uccidendo 13 coloni e catturando due donne e un bambino. Dapprima furono attaccati John Alverson e Eli Zeigler, che stavano portando un carro ad una fattoria abbandonata. I due agricoltori si rifugiarono nella boscaglia lungo il torrente, mentre gli Indiani saccheggiavano il carro. I Cheyenne continuarono verso sud e uccisero Eskild Lauritzen e la moglie mentre si stavano occupando del loro giardino. Venne ucciso anche Otto Petersen, vicino di casa dei Lauritzen. Poi i Dog Soldiers attaccarono la vicina abitazione dei Christiansen. I Christiansen erano ben armati e pronti e respinsero gli attaccanti a colpi di fucile. Gli Indiani si muovevano rapidamente, alla ricerca degli obiettivi più facili da colpire.
Continuando a seguire il corso del torrente, i Cheyenne si imbatterono in Fred Meigheroff, George Weichell e la moglie di quest’ultimo, Maria, che stavano controllando il terreno. Il tre emigranti fuggirono verso sud, seguendo il torrente per circa due miglia. Riuscirono a trattenere gli Indiani finché non restarono senza munizioni, quindi i Cheyenne circondarono e uccisero i due uomini e catturarono la ventenne Maria. Nel tardo pomeriggio la banda Cheyenne assalì la proprietà dei Noon. Con i signori Noon c’erano un certo Whalen e due donne con i loro bambini. All’avvicinarsi degli incursori i Noon e Whalen scapparono. Anche le due donne tentarono di fuggire con i bambini ma, mentre la signora Kline riuscì a nascondersi nel fiume Saline con sua figlia, gli Indiani catturarono Susan Alderdice e i suoi quattro figli. I Dog Soldiers uccisero tre dei bambini. Il piccolo Willis, di quattro anni, riuscì miracolosamente a sopravvivere nonostante le ferite provocate da cinque frecce e due pallottole. Gli Indiani portarono via Susan e la piccola Alice e continuarono l’incursione, finché trovarono due ragazzi di 14 anni, Arthur Schmutz e John Strange. John fu ucciso e Arthur ferito a morte. Quella notte i Cheyenne si accamparono sul Bullfoot Creek. Ironia della sorte, la Compagnia G del 7° Cavalleria era accampata a solo poche miglia di distanza, ma non seppe delle incursioni fino al giorno seguente. Il 31 maggio il 7° inseguì gli assalitori ma ben presto ne perse le tracce e interruppe la caccia. Sfortunatamente il bimbo di Susan era di ostacolo per la fuga degli Indiani, così questi lo uccisero il terzo giorno di fuga e portarono con loro Susan e Maria.


Mappa 47

Nel timore di altre azioni degli Indiani, l’intera regione compresa fra il Nebraska orientale e Denver era nel panico. Augur riteneva di avere forze troppo scarse per poter proteggere ogni insediamento, e quindi decise che «La sola sicurezza duratura per gli insediamenti di frontiera deriverà dal portare gli Indiani al di fuori del bacino del Republican…Una truppa di cavalleria uscirà da Fort McPherson il 9 giugno contro tutti gli Indiani del Republican. Io voglio…penso di liberare dalla minaccia tutti gli insediamenti di frontiera in quell’area.»

Mappa 48. La spedizione

«Voi percorrerete qualche altra strada, secondo la vostra conoscenza del territorio, le informazioni che avrete acquisito durante la marcia e altre circostanze, in modo da determinare quale sia la più promettente per mettervi in grado di portare a termine lo scopo della spedizione, per sgombrare il Territorio del Republican dagli Indiani. Tutti gli Indiani trovati in tale territorio saranno trattati come ostili, a meno che non si dichiarino pronti a raggiungere la propria riserva.»
– Maggiore Generale Christopher C. Augur.
Il 9 giugno Carr partì da Fort McPherson con il 5° Cavalleria, con ordini di sgomberare il Territorio del Republican dagli Indiani ostili. Le sue truppe consistevano di otto compagnie sotto dimensionate, per un totale di circa 300 uomini del 5° Cavalleria, più 150 guide Pawnee agli ordini del maggiore Frank North.


“Sosta della Cavalleria nelle Pianure” – dipinto di Frederic Remington

La truppa discese lungo il Medicine Creek e raggiunse il fiume Republican. Di qui Carr perlustrò il terreno ad est fino alla confluenza con il Sappa Creek. Nella note del 15 giugno un piccolo gruppo guerriero Cheyenne tentò un’incursione nell’accampamento delle truppe, che si trovava otto miglia ad ovest del Sappa Creek, allo scopo di rubare cavalli. Con il supporto del battaglione di cavalleria comandato dal maggiore William Royal, i Pawnee di North respinsero gli assalitori. Nel successivo inseguimento le guide Pawnee uccisero due Cheyenne. La colonna seguì le tracce dei Cheyenne a sud, verso il fiume Salomon. Tuttavia gradualmente le tracce si sparpagliavano in tutte le direzioni, di conseguenza le guide persero la pista. Carr ritornò sul Republican, per cercare eventuali altre tracce che segnalassero la posizione dei fuggitivi. Il 3 luglio gli esploratori trovarono segni che conducevano alla Forca Nord del Republican.
Il maggiore Carr allestì un accampamento nelle vicinanze della confluenza della Forca Nord e delle Forche Arikaree, per far riposare uomini e cavalli. Nel frattempo Royall perlustrava in avanti, con tre compagnie del 5° Cavalleria e una compagnia di guide. Il 6 luglio il distaccamento di Royall, esplorando a nord la zona della Forca del Frenchman, si imbatté in un gruppo di Dog Soldiers che tornavano al loro villaggio. Il gruppo comprendeva due guerrieri feriti che venivano trasportati su travois trainati da cavalli. Royall non riusciva a trattenere le sue guide Pawnee. La maggior parte dei Cheyenne fuggì via, ma due coraggiosi guerrieri si fermarono sul posto in un inutile tentativo di salvare i loro compagni feriti. I Pawnee sopraffecero rapidamente i guerrieri e li uccisero, assieme ai due feriti. A questo punto Royall considerò che gli altri guerrieri fossero ormai troppo avanti per poterli raggiungere e che avrebbero sicuramente avvisato il loro villaggio dell’avvicinarsi dei soldati. Decise quindi di invertire la marcia e fare rapporto a Carr.


Mappa 48

Nel frattempo Carr aveva continuato con le sue guide lungo la Forca Nord; vene raggiunto da Royall nel campo allestito sul Black Trail Creek. Alla luce delle novità di Royall, Carr decise di continuare la caccia. Egli in seguito riferì: «Avevo poche speranze di prendere gli Indiani, ma pensavo di poterli almeno cacciare dal territorio.» Carr allora tornò indietro lungo la Forca Nord per cercare un guado per i suoi carriaggi. Durante il percorso il caporale John Kyle venne mandato con tre uomini a recuperare alcuni cavalli rimasti indietro, vicino a Dog Creek. Questi uomini ingaggiarono un duro scontro con 13 Indiani, ma riuscirono a respingere l’attacco e a raggiungere la colonna. La sera Carr fece sosta allo sbocco della Forca Aricaree. Quella notte i Cheyenne attaccarono il campo in un vano tentativo di impadronirsi dei cavalli dei Pawnee.
Gli esploratori Cheyenne osservavano lo spostamento delle truppe verso est e pensarono che i soldati avessero desistito dall’inseguimento, e questo fu quanto riferirono ai loro accampamenti. Questa fortuita circostanza diede a Carr ancora tempo per raggiungere gli Indiani.

Mappa 49. L’inseguimento

«Certamente domani ci sarà battaglia. Spero che noi potremo uscirne vincitori. Io starò molto attento per amore dei miei cari a casa.»
– Maggiore Frank North.
Il 9 di luglio Carr riprese la Marcia, dirigendosi a nord, lungo l’attuale confine fra Nebraska e Colorado. Quel giorno la colonna marciò per circa trenta miglia, in quella che Carr descrisse come «una marcia molto lunga, calda e faticosa per tutto il giorno attraverso le Sand Hills.» Il giorno dopo le truppe seguirono il percorso che conduce alla forca del Frenchman Creek. Erano avanzate per 32 miglia, incontrando i siti di due villaggi abbandonati e accampandosi poi in un terzo villaggio. Il maggiore e gli esploratori pensavano che i Cheyenne avessero allentato la vigilanza, probabilmente ancora ritenendo che i soldati avessero abbandonato la caccia. Carr si rendeva conto che la sua colonna stava rapidamente guadagnando terreno sugli Indiani e pensava che un attacco contro il villaggio Cheyenne potesse essere possibile.


Toro Alto

Ma anche così, dopo un mese intero in azione sul campo, uomini e animali della truppa erano esausti. Carr decise allora di lasciare indietro i carri e spingersi in avanti con gli uomini e i cavalli più in forze. Questa truppa d’assalto consisteva di 244 fra ufficiali e soldati, nonché di 50 guide Pawnee; si mise in movimento l’11 luglio con razioni per tre giorni. I carriaggi vennero lasciati indietro con istruzioni di proseguire come meglio potevano. Carr era determinato a raggiungere i Cheyenne. Due volte gli esploratori riferirono della presenza di Indiani davanti a loro e la cavalleria galoppò in avanti per costringere gli Indiani alla battaglia. Entrambe le volte si scoprì che non si trattava d’altro che di cavalli allo stato brado.
La forca del Frenchman era per lo più un letto di sabbia, privo di acqua potabile per i cavalli. Le guide riferirono della presenza di due cavalieri vicino ai dirupi del fiume Platte e suggerirono a Carr di nascondere la colonna in una gola, mentre gli esploratori perlustravano l’area. Le guide conclusero che le tracce degli Indiani si dividevano: una traccia, debole e indistinta, deviava sulla destra attraverso le alture di sabbia verso il Platte, mentre la traccia principale si dirigeva a sinistra sul pianoro. La guida Bill Cody fece notare che gli Indiani necessitavano di acqua quanto i soldati, così suggerì che la truppa continuasse a seguire la traccia debole lungo il torrente in secca verso il Platte. I soldati ripresero la caccia seguendo la traccia meno evidente. Carr era convinto che avrebbe potuto raggiungere il fiume prima degli Indiani. Dopo molte miglia le guide riferirono della presenza di una mandria di animali in una valle distante sulla destra e dell’avvistamento di un certo numero di Indiani a cavallo lontano sulla sinistra. Carr distaccò Royall con due compagnie per esaminare gli animali che si trovavano a destra e, con il resto della truppa (quattro compagnie), si portò in avanti, dove erano stati avvistati gli Indiani. Entrambi i gruppi si mossero ad andatura rapida. Alle 14 circa gli esploratori che guidavano la colonna principale di Carr riferirono di aver avvistato dei tepee davanti a loro. Carr, preparandosi al combattimento, mandò un corriere a Royall ordinandogli di mandare una delle sue compagnie a rinforzare la colonna principale. Nello stesso tempo Royall raggiungeva la colonna con le sue compagnie. Aveva perlustrato circa 20 miglia di territorio senza trovare nulla di significativo da riferire. Carr allora continuò l’avanzata tenendo la colonna nascosta dietro le dune di sabbia.


Mappa 49

Il campo avvistato in distanza dalle guide Pawnee era il villaggio dei Cheyenne Dog Soldiers di Toro Alto, in cui erano presenti anche dei Sioux. Il villaggio contava 84 tende con circa 400 persone. Toro Alto e gli altri capi avevano dai 100 ai 160 fra uomini e ragazzi in grado di difendere l’accampamento. Toro Alto aveva spostato la sua gente ad ovest, verso il South Platte, pensando di attraversare il fiume per unirsi ai Sioux non aderenti ai trattati. Egli si era fermato a Summit Springs per far riposare la sua esausta gente. Lui e tutti i Cheyenne ritenevano di essersi scrollati di dosso gli inseguitori e non sapevano che la colonna dell’esercito stava per attaccare l’accampamento.

Mappa 50. La battaglia di Summit Spring

«Comunque non proviamo alcun piacere a uccidere i poveri miserabili selvaggi, ma desideriamo, in comune accordo con l’intero esercito, per il compimento del nostro
dovere, liberare i coloni dai pericoli a cui sono esposti a causa delle precedenti politiche sbagliate o, piuttosto, mancanza di politica, negli affari indiani; questo rende necessario combatterli fino a che si sottometteranno.»

– Maggiore Eugene Carr.
La colonna continuò l’avvicinamento verso il villaggio finché non divenne impossibile restare nascosti più a lungo. A quel punto il maggiore Carr diede istruzioni per un veloce piano d’attacco. Egli disponeva del battaglione del maggiore Crittenden, che formava la prima linea con le sue compagnie predisposte in tre colonne parallele. Il battaglione di Royall formava la seconda linea. Erano circa le tre del pomeriggio dell’11 luglio 1869, quando i trombettieri suonarono la carica.


“Il battaglione degli scouts Pawnee” – Howard Terpning

L’attacco venne lanciato da nord ovest e spazzò il villaggio verso i lati ovest, est e nord. I Cheyenne vennero colti completamente di sorpresa e si trovarono con uniche vie di scampo le direzioni sud e sud est. I soldati di cavalleria e le guide Pawnee raggiunsero il villaggio così rapidamente che la maggior parte degli Indiani non ebbe il tempo di raggiungere i cavalli. Una compagnia che caricava attraverso il lato ovest del villaggio riuscì a catturare diverse centinaia di cavalli. Le compagnie dislocate al centro caricavano il villaggio; la compagnia di sinistra fu ostacolata dal terreno irregolare, che ritardò il suo tentativo di isolare il lato est del villaggio. Il ritardo permise alla maggior parte degli occupanti del villaggio di fuggire verso sud est.
Nonostante non fossero preparati, i guerrieri combatterono valorosamente per proteggere le famiglie, facendo guadagnare a donne e bambini il tempo per fuggire. Il comandante della compagnia sul fianco ovest riferì di aver ucciso diversi guerrieri che tentavano di fermare l’entrata nel villaggio della sua unità. Carr portò rapidamente avanti la seconda linea e caricò direttamente il centro del villaggio. Appena i soldati penetrarono nell’accampamento, gli Indiani si vendicarono sulle due donne bianche che erano state catturate in Kansas. Uccisero Susanna Alderdice e ferirono gravemente Maria Weichell. Nelle fasi iniziali dell’attacco Toro Alto fece montare su un cavallo una delle sue mogli e una figlia e restò indietro in un inutile tentativo di raccogliere quelli che non erano riusciti ad allontanarsi, poi, con qualche guerriero e parecchi non combattenti trovò rifugio in una gola vicino al villaggio. Gli scout Pawnee, atavici nemici dei Cheyenne, ebbero un ruolo determinante nell’attacco alla gola. Toro Alto fu ucciso all’inizio del combattimento. Subito dopo la sua morte, la moglie più anziana uscì dall’anfratto con una figlia e si arrese. Alla fine tutti quelli che erano rimasti nella gola furono uccisi, comprese la moglie più giovane di Toro Alto e un’altra figlia. Carr diede ordine alle compagnie di inseguire i fuggitivi, ma i cavalli dei soldati erano esausti e la maggior parte degli Indiani riuscirono a fuggire. Carr parlò della battaglia come di un “indiscutibile successo”.


Mappa 50

Il risultato era in effetti a senso unico. L’esercito aveva avuto solo un uomo lievemente ferito. D’altro canto, Cheyenne e Sioux avevano subito perdite significative. Carr dichiarò che 52 Indiani erano morti sul campo, senza registrare il loro sesso o l’età; molti erano donne e bambini. Egli catturò 17 fra donne e bambini e 418 cavalli e muli. L’inventario dei beni catturati e distrutti includeva più di 4 tonnellate di carne essiccata e 84 tende. I fuggitivi erano privi di rifornimenti e ripari. Qualcuno di loro proseguì verso nord per congiungersi ai Cheyenne del Nord, la maggior parte si riunì ai fratelli del sud. I soldati rinvennero anche circa 1.000 dollari in contanti e monete d’oro; gran parte di questi venne data alla signora Weichell per aiutarla a rifarsi una vita. Il 5° Cavalleria continuò la campagna tra i fiumi Platte e Arkansas, ma quella di Summit Springs fu l’ultima significativa battaglia indiana in quella regione.

Mappa 51. Fine della Guerra Cheyenne

«Fin da quei primi giorni in cui Lupo Giallo, Serpente Medicina e Paura dei Castori per la prima volta avevano condotto il loro popolo a sud del fiume Platte per catturare i cavalli selvaggi, il Popolo del Sud (i Cheyenne) avevano considerato le ricche praterie comprese fra il Platte, a nord, e il fiume Arkansas, a sud, come loro territorio. Poi arrivarono i “ve’hó’e” (1), che uccisero il bisonte e poi uccisero il Popolo stesso, impossessandosi della maggior parte delle terre del Popolo del Sud, estate dopo estate. Alla fine rimasero solo le terre del grande bisonte alle sorgenti del fiume Republican. Per queste terre i Dog Soldiers avevano combattuto con tutto il valore e la forza che possedevano, tentando di mantenere questi ultimi territori di caccia ad uso di tutto il Popolo del Sud. Ora anche queste terre non c’erano più, espropriate dai “ve’hó’e”.
— Padre Peter John Powell.

(1) “Ve’hó’e” è il termine Cheyenne per tutte le genti che non sono Native. In questo caso è riferito specificamente agli uomini bianchi.

Sheridan aveva cominciato le operazioni nelle Pianure Meridionali nel 1868, per proteggere le piste degli emigranti, assicurare sicurezza agli operai della Kansas Pacific Railroad e difendere gli insediamenti colonici del Kansas.
La campagna invernale del 1868 aveva mancato di poco l’obiettivo, poiché molte delle bande Cheyenne erano rimaste ribelli al governo americano. Ma la vittoria di Carr a Summit Spring aveva raggiunto l’obiettivo desiderato dall’esercito: i Dog Soldiers non erano più una minaccia per le Pianure Meridionali e la loro sconfitta scoraggiò le altre bande Cheyenne dal continuare la resistenza. I Cheyenne e altre tribù delle Pianure Meridionali accettarono con riluttanza un ordine esecutivo che le confinava in una piccola riserva nell’Oklahoma occidentale.


Cheyenne Dog Soldier

Le campagne del 1868 e 1869 avevano spostato la frontiera indiana verso sud ed eliminato il pericolo di una seria minaccia indiana dal territorio compreso tra i fiumi Platte e Arkansas. L’unica area di instabilità rimasta nelle Pianure Meridionali era il Texas. Là Kiowa e Comanche compivano razzie quasi incessantemente. Col tempo un certo numero di Cheyenne si unirono alle bande che compivano incursioni. Alla fine questo avrebbe condotto ad un’altra grande campagna dell’esercito, la Guerra del Red River del 1874. Comunque, a parte pochi trascurabili incidenti, le Guerre Cheyenne erano finite per gli abitanti di Kansas, Nebraska e Colorado.
L’esercito aveva imparato molto da queste campagne. Nei tre combattimenti più significativi – il Washita (novembre 1868), Soldier Spring (dicembre 1868) e Summer Springs (luglio 1869) – i comandanti in capo erano riusciti a sorprendere e distruggere i villaggi indiani. L’annientamento di questi villaggi era un colpo psicologicamente significativo per le tribù delle Pianure del Sud: esse non avrebbero più potuto contare sulla vastità del territorio né sulle proibitive condizioni invernali per proteggersi dai soldati. A livello tattico, l’esercito aveva trovato una formula per il successo sul campo: azione offensiva per mantenere l’iniziativa, inseguimenti senza sosta, attacchi da molteplici direzioni per confondere e spaventare il nemico e fuoco ordinato per tenere a bada gli indisciplinati guerrieri indiani.


Mappa 51

A livello operativo, Sheridan aveva comprovato il suo esperimento, dimostrando che l’esercito poteva condurre con successo campagne contro le tribù delle Pianure in inverno nonostante le severe condizioni logistiche. Aveva anche confermato la sua strategia a colonne convergenti come sistema per costringere alla battaglia un nemico sfuggente.
Lo stato maggiore dell’esercito avrebbe applicato questi presupposti alle future campagne, considerando che la sfida più grande nella lotta contro gli Indiani era trovarli e catturarli, e non combatterli. In linea di massima questa assunzione si sarebbe dimostrata vera nella campagna del 1874, ma avrebbe avuto disastrose conseguenze per il 7° Cavalleria sulle rive del Little Bighorn nel 1876.

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