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I Broncos, Apache indomiti

A cura di Josephine Basile


Il 4 settembre del 1886 la banda Chiricahua di Geronimo e Naiche si arrese al generale Nelson Miles nel Canyon dello Scheletro (Arizona) e gli Statunitensi considerano terminate le guerre Apache.
Sul finire del XIX secolo, mentre i Chiricahuas iniziavano una tappa di più di un quarto di secolo come prigionieri di guerra (in Florida, Alabama e Oklahoma) il resto delle tribù Apache si trovava nelle riserve di San Carlos, Fort Apache, Mescalero e Jicarilla. Ma, senza dubbio, non tutti gli Apache si trovavano in questi luoghi, giacchè ne restavano altri nel nord del Messico.
E’ molto difficile determinarne il numero, ma furono sufficenti da rendersi protagonisti di diverse incursioni, sia nel Messico che in Arizona e Nuovo Messico, e questo fino ad oltre il 1930.
Alcuni erano Lipans, ma nel 1905, un gruppo di 37 persone di questa suddivisione Apache, ottenne di essere ammesso nella riserva dei Mescaleros nel Nuovo Messico. D’altra parte, un altro gruppo di Lipans andò a vivere in Oklahoma, inclusi tre o quattro che si stabilirono con i Tonkawa. Infine, nello stesso territorio, si trovava la piccola tribù dei Kiowa-Apache che divideva la riserva di Anadarko con i Comanches e i Kiowa.

Gli Apache liberi
In Messico, gli altri Apaches erano in maggioranza Chiricahuas, ma ve ne erano altri provenienti da riserve, che si erano rifugiati individualmente o in piccoli gruppi in una zona molto aspra e di difficile accesso della Sierra Madre: le Montagne del Giaguaro, che offrivano un sicuro rifugio.


Desar, uno scout Apache

Alcuni di questi Apache non erano mai stati in nessuna delle riserve indiane degli Stati Uniti e la maggioranza di loro aveva un aspetto molto differente da quello dei loro fratelli delle riserve, poiché invece dei molti indumenti di tipo europeo, indossati dagli Ndè pacificati, questi vestivano ancora con pelli di animali, all’antica usanza Apache. Solititamente erano armati di fucili, ma utilizzavano anche le vecchie armi tradizionali: un Apache abbattuto da alcuni vaqueros nel 1892, aveva un eccellente arco con una faretra che conteneva 40 frecce. Le frequenti nevicate invernali obbligavano queste genti a discendere in zone di minore altitudine, con il conseguente contatto con la popolazione. In allusione al loro carattere indomito, i messicani li chiamavano Broncos e gli angloamericani Bronco Apache. Il Bronco era solitamente una persona che, per diversi motivi, non accettava la vita della riserva: la supervisione degli agenti designati dal governo e il controllo dell’esercito cozzava con il suo spirito di individuo libero. Per il Bronco, ancora peggiori erano gli Apache che collaboravano con i rappresentanti del governo statunitense. Il risultato fù che, frequentemente, gli Apache delle riserve soffrivano il disprezzo e l’odio dei Broncos, che effettuavano incursioni contro di loro, uccidendo chiunque incontravano nel loro cammino e sequestrando diverse donne, che portavano nei loro remoti nascondigli sulla Sierra Madre.
Una donna Apache
Il Bronco operava da solo o in piccoli gruppi, effettuando saccheggi in entrambi i lati della frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti. Come in passato, i governi dei due paesi arrivarono a negoziare un accordo, secondo il quale le loro forze armate potevano attraversare la frontiera in persecuzione di questi Indiani. A causa del loro ridotto numero era molto più difficile dar loro la caccia. I Broncos rimpiazzarono gli Apache della resistenza armata “ufficiale”, praticamente a partire dal momento in cui questa cessò. Agli inizi del mese di settembre del 1886, mentre la banda di Geronimo e Naiche camminava sotto scorta militare verso Fort Bowie, una notte, tre uomini (tra cui Adelnietze) tre donne e un bambino riuscirono a fuggire, dirigendosi verso il Messico. Secondo le informazioni militari, più tardi vennero abbattuti. Ma come afferma Angie Debo, ugualmente ad altri Apache ritenuti “defunti”, questi proseguirono con le incursioni. Un anno dopo, il 7 ottobre del 1887, il tenente Britton Davis informò che alcuni Apache avevano rubato diversi cavalli al Ranch Corralitos. Non è sicuro che alcuni degli assalitori fossero di questo gruppo, quantunque esista questa possibilità. Durante questi anni vi furono numerosi incidenti di questo tipo: il 2 maggio del 1889, nei pressi di Deer Creek, a circa 96 km a sud di San Simon (Arizona), una banda Apache attaccò una miniera, dove ferirono un uomo in entrambe le gambe, dandogli poi una morte lenta e atroce, in cima ad una stufa; in seguito si diressero in Messico con diversi cavalli dei minatori. L’anno successivo, il 3 maggio del 1890, il noto periodico Epitah di Tombstone (Arizona) informó che dieci apache armati con fucili Springfield – la stessa arma che utilizzava l’esercito statunitense – attaccarono un gruppo di geometri. Due giorni dopo calarono su di una carovana, uccidendo un uomo e ferendone un’altro.
Il 24 dello stesso mese, nei monti Chiricahua, gli Apache tesero un imboscata al distinto avvocato Robert Hardie e a suo cognato, il Dr. F. Haynes. Hardie venne ucciso, mentre Haynes, aiutato dalla sorte, riuscì a fuggire. In relazione a questo fatto, sull’ Epitah dei giorni 3 e 31 maggio del 1890, vennero pubblicate severe critiche sull’operato dell’esercito. Durante il restante 1890 accaddero diverse altre incursioni nel sud dell’Arizona, sempre ad opera di Apache provenienti dal Messico. Durante la seguente decade, le colonie dei mormoni nel nord del Messico sperimentarono un aumento degli attacchi dei Broncos della Sierra Madre.
A destra, guerrieri di San Carlos
Un esempio tipico di queste scorrerie fù quello che accadde il 20 settembre del 1892, quando un gruppo Apache calò sul Cliff Ranch, situato a circa 48 km ad ovest della Colonia Juarez. Gli otto assalitori uccisero Hiram Thompson e sua madre, e ferirono suo fratello Elmer, per poi portarsi via il bottino, bestiame incluso. Il 4 Novembre 1895 un gruppo Apache assalì Horatio H. Merrill e sua figlia 15enne Eliza che, a bordo di un carro carico di grano, stavano viaggiando da Solomonville a Clifton. I due furono uccisi, il carro saccheggiato con le provvigioni. Il 28 Marzo 1896 vicino a Ash spring, sul versante ovest dei monti Chiricahuas gli Apaches uccisero il giovane Alfred Hand che, dopo aver studiato algebra, era uscito dalla propria capanna per riunire le capre di famiglia; poi i predoni avevano saccheggiato la casa. A seguito degli omicidi, l’esercito si mise in caccia. Un distaccamento del 7° Cavalleria, accomapagnato da scouts Apache e alcuni civili, al comando del tenente Rice, lasciò San Simon station l’11 Maggio 1896. Dopo alcuni giorni scovarono una piccola rancheria, che venne assalita il 17 maggio, alle sette del mattino. Ma gli Apache riuscirono a fuggire. Tuttavia, perlustrando la zona, i soldati trovarono infine il cadavere di Adelnietze (il guerriero del gruppo di Geronimo e Naiche, fuggito nel settembre 1886) e di un altro Apache, che erano rimasti entrambi feriti. Ma era fuggito Masai che, a quanto pare, faceva parte di questo gruppo.
Masai
In questo periodo, il numero di Apache nella Sierra Madre aumentò, con l’arrivo di Apache che fuggivano dalle riserve. Di volta in quando spariva qualche uomo da San Carlos, portandosi con sé qualche donna, e fuggiva a sud della frontiera con il Messico.
In alcuni casi si conosce l’identità di queste persone, come per esempio Masai che – nel 1886 nei pressi di San Louis (Missouri) – fuggì dal treno che portava il grosso dei Chiricahuas in Florida.
Un guerriero
Figlio di Nuvola Bianca e Piccola Stella, Masai nacque, in data ignota, nei pressi di Globe, luogo dove passò i primi nove anni della sua vita. Si narra che fosse di natura inquieta e che, una volta adulto, in compagnia di un amico Toncawa di nome Lucertola Grigia, intraprese un viaggio a cavallo fino al Golfo de California. Di ritorno nel loro territorio, nel sud-est dell’Arizona, i due compagni furono catturati insieme alla banda di Geronimo e internati nella riserva di San Carlos. Masai prese in sposa una donna Chiricahua dalla quale ebbe due figli, si arruolò come scout dell’esercito nella campagna contro Victorio del 1880 e, due anni dopo, mentre viaggiava sul treno con altri scouts verso l’Arizona, Massai seppe della fuga della banda di Loco da San Carlos, che si dirigeva verso il Messico. Decise quindi di abbandonare il treno e si incamminò verso la Sierra Madre, aggregandosi al gruppo di Geronimo e Naiche.
Tuttavia, non tardò a rientrare in riserva. Dopo la campagna di Crook del 1884 visse a Turkey Creek.
Nel 1885 Masai fuggì dalla riserva con Geronimo, ma presto si stancò e fece ritorno a Fort Apache, dove gli venne permesso di riunirsi con la sua famiglia. Secondo Eugene Chihuahua, per qualche motivo a Masai non piaceva restare con la gente di Geronimo.
A destra, guerrieri fin da piccoli
Reincorporato tra gli scouts Apache, partecipò alla battaglia nella quale perse la vita il capitano Crawford, per mano di forze messicane, nel gennaio del 1886. Tra gli ex scouts Chiricahuas, che nel 1886 vennero inviati come prigionieri in Florida, vi erano anche Masai e Lucertola Grigia. Secondo Jason Betzinez, che si trovava tra i prigionieri, Masai tentò di organizzare una rivolta, ma la maggioranza degli Apache non lo assecondò. Durante il viaggio verso est, Massai e Lucertola Grigia riuscirono a fuggire. Viaggiando a piedi ritornarono nel sud-ovest nell’autunno del 1887 e in breve tempo si separarono: Lucertola Grigia ritornò dalla sua famiglia, mentre Masai si diresse a sud della frontiera. Per alcuni anni Masai visse nelle montagne del Messico, attraversando la frontiera di volta in quando per commettere incursioni, a volte nelle stesse riserve: si dice che – ora – odiava quelli del suo popolo che avevano accettato la pace dell’uomo bianco. Tra il 1887 e il 1890, il suo nome apparve nei rapporti militari della riserva di San Carlos e, sulla base di scarse prove, fù accusato di numerosi crimini, incluso il rapimento di diverse donne, che poi avrebbe assassinato. Sherry Robinson mette in discussione la vericidità di molte di queste informazioni. Secondo questa investigatrice, la verità è che Masai rapì una donna Mescalero chiamata Zanagoliche, che portò con sé nella Sierra Madre, dove in presenza di altri Apache la sposò e dalla cui unione nacquero 5 o 6 figli. Tuttavia, il Bronco Masai venne ucciso nel 1911, mentre era a caccia di cavalli con il figlio maggiore, nei pressi di Warm Springs, nel Nuovo Messico: venne colpito da una fucilata sparata da gente rimasta ignota. Il suo figlio maggiore riuscì a fuggire avvertendo la madre, che tempo dopo ne recuperò le ossa.
Apache Kid
Un ritratto di Apache Kid
Apache Kid, figlio maggior di Toga-de-chuz della banda Aravaipa di capitan Chiquito, nacque in Arizona verso il 1860. La storia di quest’uomo si può considerare atipica, nel senso che durante le guerre Apache non fece parte della resistenza. Al contrario ed uguale ad altri Apache, fin dalla giovane età servì nelle unità ausiliarie dell’esercito nordamericano. Nel 1875 John Clum, l’agente designato dal governo, trasferì la sua banda nella riserva di San Carlos. Il giovane Apache passò un certo tempo nell’accampamento minerario di Globe, dove ebbe vari impieghi, apprese l’inglese e cominciò a vestirsi come i bianchi. Nel 1879 il Kid conobbe il famoso capo degli scouts Apache Al Sieber e, due anni più tardi, si arruolò tra gli scouts. Il Kid servì con distinzione in queste unità ausiliarie, arrivando al grado di sergente. Partecipò alla campagna del 1882 contro gli Apache Coyoteros e White Mountains. Nel settembre del 1886 era presente alla stazione ferroviaria di Fort Bowie (Arizona), quando la banda di Geronimo fu inviata in Florida. Le disavventure del Kid cominciarono nell’inverno del 1887, quando suo padre venne assassinato da un membro della sua stessa banda. Nonostante alcuni amici uccidessero l’assassino, i desideri di vendetta portarono il Kid ad uccidere anche il fratello di questi. Dopo, il Kid e i suoi amici lasciarono la loro unità dell’esercito senza permesso e, di ritorno all’accampamento, vi fù una rivolta, durante la quale Al Sieber venne colpito da una pallottola che lo lasciò zoppo per tutta la vita. Sieber accusò il Kid, e nonostante le testimonianze affermassero che lo scout era innocente, questi fù sottoposto a giudizio e sentenziato a morte insieme ad altri 4 Indiani. Ma il general Nelson Miles contestò la decisione, ottenendo che il tribunale la riconsiderasse, così gli uomini furono condannati a dieci anni nella prigione di Alcatraz (California). Nel 1888 da Washington, si ordinó la messa in libertà del Kid e 4 dei suoi compagni. Di nuovo in Arizona, le autorità ordinarono l’arresto di diversi Apache, incluso il Kid. Furono sentenziati a 7 anni di prigione a Yuma. Durante il viaggio verso il famigerato penitenziario, Apache Kid e altri otto prigionieri Apache, riuscirono ad uccidere lo sceriffo e il suo aiutante, fuggendo sui monti. A partire da questo momento, il Kid diventò uno dei banditi più famosi e ricercati dell’Arizona. Apache Kid riuscì a riunire una piccola banda, che commetteva incursioni tra la frontiera di Sonora e Arizona. Durante la decade del 1890, il Kid e altri Broncos uccisero diversi messicani e statunitensi.


Apache Kid (al centro) insieme ad altri due guerrieri

Nel 1890 in Sonora, il mercenario Emil Kosterlitzky, alla testa di un distaccamento di Rurales, ingaggiò un violento scontro con alcuni guerrieri appartenenti quasi sicuramente al gruppo del Kid. Tre Apache vennero uccisi, ma il Kid non fù ritrovato tra i morti. Nel 1894 Ed Clark, il capo degli scouts Walapai, ebbe uno scontro con alcuni Indiani non identificati, a 15 miglia da Mammoth, in Arizona, durante una mattinata di nebbia. Il giorno dopo venne trovata una donna Apache uccisa e una pista ancora fresca, che forse era quella del Kid. Il 4 giugno 1896, i governi dei due paesi firmarono una convenzione che permetteva nuovamente alle loro rispettive truppe di attraversare la frontiera in persecuzione degli Indiani ostili. In coincidenza con il nuovo accordo, alcuni giorni più tardi, 4 statunitensi che viaggiavano con una carovana, informarono il pueblo di Canada Ancha che avevano visto un gruppo di 5 Apache che seguiva un carro proveniente da Nogales (Sonora). Si diceva che era la banda del Kid. In seguito, alla loro ricerca vennero inviati i Rurales. Nel frattempo, il generale Frank Weaton, capo del dipartimento militare del Colorado, piazzò due compagnie del 7º Cavalleria nei pressi di San Bernardino, che nel mese di agosto del 1896 si trovavano al comando del capitano L. K. Hare, insieme con un’unità di scouts Apache. Nel 1899, Kosterlitzky affermò che il Kid era ancora vivo, con i resti della sua gente, sui monti della Sierra Madre. Ma da questo momento nessuno sentì più parlare di lui.
I broncos nel secolo XX: il capo bianco
Il capo Bonito
I Broncos seguitavano a vivere nella Sierra Madre, commettendo incursioni fin nel xx secolo. A quanti ammontassero di numero è materia di speculazione. Secondo E. H. White, esploratore, vaquero e cercatore d’oro, la banda era composta da circa 75 uomini, il che coincideva approssimativamente con il calcolo di Maroni Fenn, un altro esploratore. Nel 1929, White riuscì a guidare un gruppo di uomini armati fino al loro accampamento principale – sulle Montagne del Giaguaro – che consisteva di circa 40 o 50 wickiups e un forte di adobe. Ma gli Apache si erano già rifugiati nelle vicine montagne e i bianchi decisero di ritirarsi, prima che i Broncos potessero riorganizzarsi e tornare. In questi anni gli Apache seguitavano a commettere ruberie, uccidendo cittadini messicani e sequestrando bambini.
Questi fatti diedero luogo a rappresaglie di vendetta, organizzate da famiglie messicane. Vi furono diverse bande di Broncos, alcune delle quali ebbero come capi uomini che si distinsero. Come il caso di un bianco, la cui vera identità suscita una certa polemica. Si diceva che era Charles McComas, che venne rapito nei dintorni di Lordsburg (Nuovo Messico) nel marzo del 1883, durante un incursione perpetrata dai Chiricahuas. Gli Apache uccisero i suoi genitori, il noto giudice H. C. McComas e sua moglie, sorella dell’insigne storico Eugene F. Ware.


Il generale George Crook

A causa della rilevanza della famiglia, il fatto ricevette molta attenzione da parte della stampa. Ma nonostante un intensa ricerca, non si ebbero notizie del piccolo Charlie. Secondo il Chiricahua Zele, Charlie si trovava nel gruppo capeggiato da Bonito… e Geronimo confermò questa testimonianza.
A destra, Dandy Jim
Il generale Crook, nella sua campagna del 1884, interrogò diversi Apache che si arresero. Questi affermarono che, perseguiti dagli scouts Apache, non riuscirono a incontrare il bambino, nella loro fuga per i boschi della Sierra Madre. Nel 1955 l’anziano Apache Sam Haozous raccontò che, durante l’attacco degli scouts alla rancheria, una donna venne uccisa deliberatamente da uno scout Apache, e che il figlio di costei, accecato dall’ira, colpì il bambino con una pietra al capo.
Continuando la loro fuga, gli Apache lo diedero per morto. Tuttavia, secondo lo stesso Hazous, il piccolo Charlie era ancora vivo quando venne colpito e abbandonato. Durante gli anni del 1920, vi furono diverse incursioni commesse da una banda di Broncos, condotta da un uomo biondo con una lunga barba. Nel 1924 un gruppo Apache attraversò la frontiera e, entrando nel sud-ovest del Nuovo Messico, uccise un cowboy chiamato Fisher.
In seguito rubarono in un ranch. Inseguiti dai cowboy, gli attaccanti rientrarono in Messico dove, alcuni giorni dopo, i fratelli Hunt (due cowboy statunitensi che lavoravano in Sonora) dovettero cercare un nascondiglio per evitare un gruppo di una mezza dozzina di Apache.
Dal loro nascondiglio, i fratelli Hunt osservarono gli Indiani, il cui capo era un uomo bianco con una lunga barba bionda fino alla cintura. Si diceva che era Charles McComas, che in quei tempi poteva avere circa 50 anni di età.
L’Indio Juan e la guerra personale di Francisco Fimbres
José Lapas e Francisco
A causa della presenza Apache, la regione di Bavispe e Nacori Chico si considerava una terra di nessuno. Durante la decade del 1920 vi fu un’altra banda Apache, il cui capo era conosciuto con l’appellativo di Indio Juan: un personaggio la cui personalità è controversa.
Secondo Meed Douglas, di fronte ai terrorizzati paesani e campesinos messicani, che riuscivano a sopravvivere alle sue rapine, l’Indio Juan si vantava di lasciarli in vita solo perchè gli preparassero il bottino per la sua successiva visita. Si dice che aveva un aspetto orribile ed era conosciuto come un individuo assai sanguinario, con una personalità al limite della paranoia.
A lui vengono attribuiti numerosi saccheggi contro i ranchos e le fattorie dei messicani, incluso contro il pueblo di Nacori Chico (Sonora).
Durante un periodo di diverse settimane, assassinò una famiglia intera, una maestra di scuola di Casas Grandes, un cacciatore… e rapì un bambino in Sonora.Tuttavia, di contro a queste affermazioni, il messicano Rodolfo Rascon afferma che “l’Indio Juan non era una cattiva persona…. o almeno non esistono prove che lo dimostrino. Al contrario, abbondano opinioni riguardanti i suoi rapporti amichevoli con i diversi rancheros della sierra, che egli visitava frequentemente alla ricerca di cibo per le sue donne, comunicando con loro in uno scarso spagnolo”.
La verita sulla personalità dell’Indio Juan forse stà nel mezzo….tuttavia, è un dato di fatto che, nel 1914, un allevatore messicano di nome Francisco Fimbres, accompagnato da alcuni dei suoi, seguì le tracce di alcuni Apache e riuscì a sorprendere il loro accampamento, recuperando qualche bestia rubata e catturarando una giovane ragazza di circa 14 anni, in seguito adottata dalla famiglia Fimbres, che gli diede il nome di Lupe. Integrata pienamente nella cultura dei suoi catturatori, si dice che lei stessa si considerava ormai una messicana.


Goodah-Goodah, uno scout Apache

Ma gli Apaches non lo accettavano e diversi anni dopo si vendicarono (come si seppe in seguito, la giovane Lupe era sorella di una delle mogli dell’Indio Juan e quindi sua cognata). Il 15 ottobre del 1927 una banda Apache calò sul rancho di Fimbres, sgozzò sua moglie, Maria Dolores Grajeda Galindo, e rapì Heraldo, il loro piccolo figlio. Alcune persone credevano che il capo di questa banda era l’Indio Juan, e si dice che Maria Dolores venne uccisa dalle stesse donne di questo gruppo; altri dicevano che era Charles McComas. A partire da questo luttuoso evento, Fimbres si dedicó per anni a cercare suo figlio, organizzando diverse spedizioni.
Nel 1930 riuscì ad organizzare un esercito personale, composto da pistoleri statunitensi, per dar la caccia ai colpevoli.
Fimbres ottenne l’appoggio di numerosi uomini di Douglas (Arizona), la cui influenza contribuì ad una estesa campagna pubblicitaria negli Stati Uniti. Vennero reclutati più di mille uomini, ma il governo messicano si allarmò davanti alla possibilità di avere nel suo territorio tanti statunitensi armati e il progetto abortì. Ma Francisco Fimbres non si rassegnò e proseguì caparbiamente alla ricerca di suo figlio.
Nell’aprile del 1930, una banda Apache uccise 3 uomini vicino a Nacori Chico, e i giornali del 23 aprile 1930, riportarono così la notizia: “Usciti dai loro nascondigli della Sierra Madre, un gruppo di scatenati Apache il giorno 10 di questo mese ha tolto lo scalpo a 3 persone in uno stanziamento presso Nacori Chico, nella regione del Sonora, nel Messico. La notizia è stata riferita oggi da V.M.White, un tecnico minerario. Le tre vittime erano messicane e avevano aperto il fuoco contro i loro aggressori mentre questi stavano saccheggiando il villaggio. Immediatamente dopo gruppi armati sono partiti in caccia, nel tentativo di bloccare i selvaggi prima che raggiungano i loro inaccessibili rifugi tra le montagne. Secondo White gli Indiani erano guidati da Geronimo III, nipote del famoso capo.”


Un guerriero della banda di Geronimo

Ai primi di marzo del 1931, Francisco, suo fratello Cayetano e diversi altri compagni, tesero un’imboscata ad un gruppo Apache, uccidendo tre uomini, ai quali strapparono gli scalpi. Al loro ritorno a Bavispe posarono con i loro trofei per un fotografo dell’Arizona Daily Star, che pubblicó il loro ritratto il 13 di marzo.


Indian Juan fu ucciso da Cayetano Fimbres

Fu l’inizio di una caccia che finì con l’ultima resistenza Apache. Poco dopo, un mercoledì santo dell’aprile 1931, Fimbres e i suoi uomini entrarono di nuovo nella Sierra Madre, dove attacarono la banda dell’Indio Juan, che venne ucciso insieme a diversi dei suoi.
Due guerrieri e un bambino
Il fratello di Francisco Fimbres, Cayetano, ebbe un duello personale con un Indiano: i due si scambiarono molti colpi d’arma da fuoco, nascondendosi tra le rocce, ma infine Cayetano ebbe la meglio, uccidendo il guerriero, che venne identificato da Francisco proprio come l’Indio Juan.
Sul terreno rimasero anche la moglie e la suocera del famigerato Bronco.
Alla notizia di tale evento, la giovane Lupe pianse inconsolabilmente: le due donne uccise erano sua madre e sua sorella. Cayetano Fimbres conservò alcune righe scritte di quell’evento, e da qui la precisa data del mercoledì santo dell’aprile 1931. Inoltre, Don Ramon Hurtado, che faceva parte del gruppo di Fimbres, arrivò in città preannunciando la notizia per le strade… mentre il resto del gruppo fece ritorno nei successivi giorni di venerdì e sabato. Ma durante la loro fuga, gli Apache sopravissuti uccisero il loro prigioniero, il piccolo Heraldo Fimbres, che venne trovato appeso ad un albero con la testa fracassata. La morte del piccolo addolorò enormemente suo padre, che giuró di vendicarsi. D’altra parte, il governo messicano mise in campo i suoi cacciatori di “Indios Barbaros”. Ma il più feroce di questi si dimostrò proprio Fimbres, che mirava ad ottenere lo sterminio completo della banda principale dei Broncos.
Guerriero Tonto Apache non identificato
Nel primo terzo del secolo XX, gli antropologi Morris Opler e Grenville Goodwin arrivarono a capo di un importante lavoro tra gli Apaches negli Stati Uniti: il primo con i Chiricahuas, Mescaleros e Kiowa-Apache, mentre il suo collega si dedicó allo studio dei cosidetti Apache Occidentali delle riserve di Fort Apache e San Carlos.
La situazione dei Broncos attrasse l’attenzione di entrambi, soprattutto di Goodwin.
Nel 1934 questi calcoló che non restavano più di 30 Apache liberi e, scrivendo ad Opler, affermó che questi ultimi irriducibili Ndè stavano “Lottando una battaglia perduta in Messico ed è solo questione di tempo a che saranno sterminati”. Goodwin e qualche altro agente americano del dipartimento degli affari indiani, tentarono di stabilire un contatto con i Broncos, ma invano.
“Posso dire che sarà assolutamente impossibile conseguire che un uomo bianco stabilisca un contatto con questa gente. Sono molto primitivi… e i miei personali amici, gli Apache Occidentali, li temono e non hanno nessun contatto con loro”.
Goodwin scomparve nel 1940, e la sua morte mise fine al tentativo di contattarli. Alicia Delgado, storica amatrice di Tucson (Arizona) che serve da contatto con i mezzi informativi per diversi gruppi Apache, afferma che “gli Apache americani sanno bene ciò che passarono i loro antenati in Messico, ma è un tema che preferiscono non commentare in pubblico. E’ semplicemente parte della storia del loro popolo, che considerano come privata”.
Un giovane Tonto Apache
Secondo Estolano Fimbres Madrid (parente di Francisco) nell’estate del 1932 (Luglio) in Sonora, le Truppe Federali massacrarono le restanti donne del gruppo Juan Apache, a circa 480 km a sud della frontiera, in un luogo noto come El Carrizo. I soli sopravissuti, due piccoli bambini, furono portati a Nacori Chico e poi adottati da famiglie messicane (l’anno successivo morirono, si dice a causa di una febbre intestinale).
Nella primavera del 1933 (aprile) ebbe luogo l’ultima importante “battaglia” contro gli Apache, in un arroyo situato nel Sonora, a circa 480 km a sud della frontiera. Lì, un grosso gruppo di allevatori messicani uccise 23 Apache, in maggioranza donne, poiché restavano ormai ben pochi guerrieri.
Poco tempo dopo, un cacciatore di nome Billy Byes, trovò una ragazza Apache di circa 12 o 13 anni (probabilmente una sopravissuta al massacro) mezza nuda ed esausta che vagava per le montagne Tasahuinoras. La portò a Nuevas Casas Grandes, dove venne vestita dai paesani con indumenti maschili e rinchiusa nel carcere locale, si dice in “mancanza di un luogo sicuro”. Ma la giovane Apache rifiutò di cibarsi, né pronunciò parola alcuna. I curiosi accorrevano a guardarla, ma lei se ne stava accovacciata in un angolo della cella, volgendo la schiena agli sguardi della folla. In pochi giorni ella morì…. o meglio, si lasciò morire. Un testimone, un vecchio messicano di nome Guillermo Damiani Bassi, affermò che “era una cosa triste vedere una scena del genere in quella città del bestiame ai piedi della Sierra Madre. C’era persino gente che aveva organizzato dei banchetti per la vendite di cibo là fuori…Sembrava un circo! Una cosa orribile”. Se ciò che Damiani e i suoi stupiti vicini videro in quella calda giornata d’estate sia stato una sorta di spettacolino di second’ordine non è dato a sapere. Si trattava di un fantasma venuto fuori da una frontiera ormai sparita nel nulla. La ragazza era una Apache ostile. E l’anno, il 1932, era a quasi mezzo secolo di distanza dalla resa di Geronimo, l’ultimo grande capo di guerra.


Rowdy, Apache Kid e Massai

Nel novembre del 1935, il vendicativo Francisco Fimbres condusse la sua ultima spedizione contro i Broncos. A causa delle forti nevicate, un gruppo Apache composto da due uomini e diverse donne, scese dal loro alto nascondiglio sulla Sierra Madre, ma caddero in un imboscata tesa da Fimbres ed alcuni suoi amici, che li uccisero tutti. Si dice che il gruppo di Francisco pose una allettante mandria di bestie in un arroyo vicino al ranch Fimbres e mettendosi ad aspettare. All’avvicinarsi dei razziatori i bianchi aprirono il fuoco, uccidendo o mortalmente ferendo gli Apache; due donne ferite furono spietatamente finite con un colpo di grazia.

Dunque, sembrerebbe finita qui la resistenza di questo grande popolo guerriero, ma secondo una fonte gli Apache, ancora negli anni 1960 e 1970, armati con AK 47 di fabbricazione sovietica, facevano la guardia ai loro campi di marjuana sulla Sierra Madre. Ci si domanda se – come nella loro indomita natura – non stiano ancora combattendo.

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