I Broncos, Apache indomiti

Guerriero Tonto Apache non identificato
Nel primo terzo del secolo XX, gli antropologi Morris Opler e Grenville Goodwin arrivarono a capo di un importante lavoro tra gli Apaches negli Stati Uniti: il primo con i Chiricahuas, Mescaleros e Kiowa-Apache, mentre il suo collega si dedicó allo studio dei cosidetti Apache Occidentali delle riserve di Fort Apache e San Carlos.
La situazione dei Broncos attrasse l’attenzione di entrambi, soprattutto di Goodwin.
Nel 1934 questi calcoló che non restavano più di 30 Apache liberi e, scrivendo ad Opler, affermó che questi ultimi irriducibili Ndè stavano “Lottando una battaglia perduta in Messico ed è solo questione di tempo a che saranno sterminati”. Goodwin e qualche altro agente americano del dipartimento degli affari indiani, tentarono di stabilire un contatto con i Broncos, ma invano.
“Posso dire che sarà assolutamente impossibile conseguire che un uomo bianco stabilisca un contatto con questa gente. Sono molto primitivi… e i miei personali amici, gli Apache Occidentali, li temono e non hanno nessun contatto con loro”.
Goodwin scomparve nel 1940, e la sua morte mise fine al tentativo di contattarli. Alicia Delgado, storica amatrice di Tucson (Arizona) che serve da contatto con i mezzi informativi per diversi gruppi Apache, afferma che “gli Apache americani sanno bene ciò che passarono i loro antenati in Messico, ma è un tema che preferiscono non commentare in pubblico. E’ semplicemente parte della storia del loro popolo, che considerano come privata”.
Un giovane Tonto Apache
Secondo Estolano Fimbres Madrid (parente di Francisco) nell’estate del 1932 (Luglio) in Sonora, le Truppe Federali massacrarono le restanti donne del gruppo Juan Apache, a circa 480 km a sud della frontiera, in un luogo noto come El Carrizo. I soli sopravissuti, due piccoli bambini, furono portati a Nacori Chico e poi adottati da famiglie messicane (l’anno successivo morirono, si dice a causa di una febbre intestinale).
Nella primavera del 1933 (aprile) ebbe luogo l’ultima importante “battaglia” contro gli Apache, in un arroyo situato nel Sonora, a circa 480 km a sud della frontiera. Lì, un grosso gruppo di allevatori messicani uccise 23 Apache, in maggioranza donne, poiché restavano ormai ben pochi guerrieri.
Poco tempo dopo, un cacciatore di nome Billy Byes, trovò una ragazza Apache di circa 12 o 13 anni (probabilmente una sopravissuta al massacro) mezza nuda ed esausta che vagava per le montagne Tasahuinoras. La portò a Nuevas Casas Grandes, dove venne vestita dai paesani con indumenti maschili e rinchiusa nel carcere locale, si dice in “mancanza di un luogo sicuro”. Ma la giovane Apache rifiutò di cibarsi, né pronunciò parola alcuna. I curiosi accorrevano a guardarla, ma lei se ne stava accovacciata in un angolo della cella, volgendo la schiena agli sguardi della folla. In pochi giorni ella morì…. o meglio, si lasciò morire. Un testimone, un vecchio messicano di nome Guillermo Damiani Bassi, affermò che “era una cosa triste vedere una scena del genere in quella città del bestiame ai piedi della Sierra Madre. C’era persino gente che aveva organizzato dei banchetti per la vendite di cibo là fuori…Sembrava un circo! Una cosa orribile”. Se ciò che Damiani e i suoi stupiti vicini videro in quella calda giornata d’estate sia stato una sorta di spettacolino di second’ordine non è dato a sapere. Si trattava di un fantasma venuto fuori da una frontiera ormai sparita nel nulla. La ragazza era una Apache ostile. E l’anno, il 1932, era a quasi mezzo secolo di distanza dalla resa di Geronimo, l’ultimo grande capo di guerra.


Rowdy, Apache Kid e Massai

Nel novembre del 1935, il vendicativo Francisco Fimbres condusse la sua ultima spedizione contro i Broncos. A causa delle forti nevicate, un gruppo Apache composto da due uomini e diverse donne, scese dal loro alto nascondiglio sulla Sierra Madre, ma caddero in un imboscata tesa da Fimbres ed alcuni suoi amici, che li uccisero tutti. Si dice che il gruppo di Francisco pose una allettante mandria di bestie in un arroyo vicino al ranch Fimbres e mettendosi ad aspettare. All’avvicinarsi dei razziatori i bianchi aprirono il fuoco, uccidendo o mortalmente ferendo gli Apache; due donne ferite furono spietatamente finite con un colpo di grazia.

Dunque, sembrerebbe finita qui la resistenza di questo grande popolo guerriero, ma secondo una fonte gli Apache, ancora negli anni 1960 e 1970, armati con AK 47 di fabbricazione sovietica, facevano la guardia ai loro campi di marjuana sulla Sierra Madre. Ci si domanda se – come nella loro indomita natura – non stiano ancora combattendo.

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