I Broncos, Apache indomiti

I broncos nel secolo XX: il capo bianco
Il capo Bonito
I Broncos seguitavano a vivere nella Sierra Madre, commettendo incursioni fin nel xx secolo. A quanti ammontassero di numero è materia di speculazione. Secondo E. H. White, esploratore, vaquero e cercatore d’oro, la banda era composta da circa 75 uomini, il che coincideva approssimativamente con il calcolo di Maroni Fenn, un altro esploratore. Nel 1929, White riuscì a guidare un gruppo di uomini armati fino al loro accampamento principale – sulle Montagne del Giaguaro – che consisteva di circa 40 o 50 wickiups e un forte di adobe. Ma gli Apache si erano già rifugiati nelle vicine montagne e i bianchi decisero di ritirarsi, prima che i Broncos potessero riorganizzarsi e tornare. In questi anni gli Apache seguitavano a commettere ruberie, uccidendo cittadini messicani e sequestrando bambini.
Questi fatti diedero luogo a rappresaglie di vendetta, organizzate da famiglie messicane. Vi furono diverse bande di Broncos, alcune delle quali ebbero come capi uomini che si distinsero. Come il caso di un bianco, la cui vera identità suscita una certa polemica. Si diceva che era Charles McComas, che venne rapito nei dintorni di Lordsburg (Nuovo Messico) nel marzo del 1883, durante un incursione perpetrata dai Chiricahuas. Gli Apache uccisero i suoi genitori, il noto giudice H. C. McComas e sua moglie, sorella dell’insigne storico Eugene F. Ware.


Il generale George Crook

A causa della rilevanza della famiglia, il fatto ricevette molta attenzione da parte della stampa. Ma nonostante un intensa ricerca, non si ebbero notizie del piccolo Charlie. Secondo il Chiricahua Zele, Charlie si trovava nel gruppo capeggiato da Bonito… e Geronimo confermò questa testimonianza.
A destra, Dandy Jim
Il generale Crook, nella sua campagna del 1884, interrogò diversi Apache che si arresero. Questi affermarono che, perseguiti dagli scouts Apache, non riuscirono a incontrare il bambino, nella loro fuga per i boschi della Sierra Madre. Nel 1955 l’anziano Apache Sam Haozous raccontò che, durante l’attacco degli scouts alla rancheria, una donna venne uccisa deliberatamente da uno scout Apache, e che il figlio di costei, accecato dall’ira, colpì il bambino con una pietra al capo.
Continuando la loro fuga, gli Apache lo diedero per morto. Tuttavia, secondo lo stesso Hazous, il piccolo Charlie era ancora vivo quando venne colpito e abbandonato. Durante gli anni del 1920, vi furono diverse incursioni commesse da una banda di Broncos, condotta da un uomo biondo con una lunga barba. Nel 1924 un gruppo Apache attraversò la frontiera e, entrando nel sud-ovest del Nuovo Messico, uccise un cowboy chiamato Fisher.
In seguito rubarono in un ranch. Inseguiti dai cowboy, gli attaccanti rientrarono in Messico dove, alcuni giorni dopo, i fratelli Hunt (due cowboy statunitensi che lavoravano in Sonora) dovettero cercare un nascondiglio per evitare un gruppo di una mezza dozzina di Apache.
Dal loro nascondiglio, i fratelli Hunt osservarono gli Indiani, il cui capo era un uomo bianco con una lunga barba bionda fino alla cintura. Si diceva che era Charles McComas, che in quei tempi poteva avere circa 50 anni di età.

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