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Luzena Wilson, una imprenditrice nella California Gold Rush

A cura di Angelo D’Ambra

In un claim californiano
Nella primavera del 1849 Luzena e Mason Wilson riempirono il loro carro di tutto ciò che avevano, cibi, vestiti, suppellettili… e si diressero ad ovest, oltre il Missouri, verso la California. Era l’epoca della Gold Rush californiana e che un marito portasse sua moglie in quei territori inospitali non cosa era comune. Di solito una sposa rimaneva indietro e gestiva la casa mentre l’uomo tentava la fortuna di scoprire l’oro. Oltretutto con Luzena c’erano anche i suoi due bambini piccoli. Come si poteva prevedere, andarono incontro a difficoltà, disagi, pericoli, privazioni e furono subito evidenti.
I carri si muovevano ad un ritmo di circa due miglia all’ora ed il sentiero era affollato da famiglie di viaggiatori ed individui, anche inquietanti, violenti, irascibili. L’acqua e il cibo per il bestiame scarseggiavano, erano difficili da trovare e la continua visione di carcasse d’animali da traino e mobili abbandonati lungo la pista era davvero poco incoraggiante. Oltretutto era molto diffuso il colera. Tutta questa gente che si spingeva in quella enorme vastità di praterie e deserti, superando fiumi e montagne, era spesso ingannata da guide improvvisate e truffaldine che prospettavano loro percorsi facili, brevi e mete ospitali dove far fiorire ogni tipo di attività. La realtà delle cose era ben rappresentata dall’abbandono d’ogni tipo di avere da parte di famiglie che, trovatesi in difficoltà inaspettate, provavano ad alleggerire i carichi dei carri. Questa sorte toccò anche ai Wilson, timorosi di poter essere lasciati indietro dagli altri della carovana. Si rassegnarono a sbarazzarsi di gran parte dei loro averi. Luzena ricordò quel viaggio con queste parole: “La strada era fiancheggiata da scheletri di bestie che erano morte nel tentativo di sopravvivere… A volte trovammo anche ossa di uomini sbiancate accanto a carri demoliti e abbandonati. Le poiane e i coyote, allontanati dalla nostra presenza da quell’orribile banchetto, si libravano appena sopra le nostre teste”.
Luzena Wilson
In una sera di settembre, ormai prossimi a Sacramento, Luzena Wilson si vide avvicinare dalla cupa sagoma d’un uomo, un minatore affamato che le offriva cinque dollari in cambio di uno dei biscotti che stava cucinando. Luzena restò basita. Il minatore confuse l’esitazione della donna con riluttanza nel vendere e aumentò l’offerta a dieci dollari. “Ho esitato… lui ha ripetuto la sua offerta d’acquisto ed anzi era salito a dieci dollari”, scrisse la Wilson che alla fine accettò la proposta.
L’episodio, in apparenza insignificante, preconizzò il futuro della donna. In città i Wilson vendettero i loro buoi e acquistarono un piccolo albergo. Consisteva in due stanze, una cucina e un soggiorno; Luzena cucinava ed il marito amministrava le camere. In quei mesi difficili la coppia si rese conto che non c’erano tante donne in città, anzi forse Luzena era l’unica bianca, e questo voleva dire che gli uomini sarebbero stati disposti anche a pagare prezzi più alti per avere un’ottima cena. Del resto le messicane vivevano vendendo tortillas e tamales…
Nel 1850 le donne costituivano solo il tre per cento della popolazione non nativa della California. In totale, le donne immigrate erano circa 800 in un mare di 30.000 uomini. Sotto una disposizione garantita dalla Costituzione della California del 1849, lo status di “donna sposata” di Luzena Wilson le concesse il diritto di possedere una proprietà separata dal marito. Fu così che intraprese il suo business, fortunato certamente, ma non privo di disavventure.
Un pomeriggio di fine dicembre di quell’anno, mentre la Wilson preparava la cena, sentì la folla urlare spaventata che il fiume aveva esondato. L’intera famiglia si rifugiò al piano superiore dell’albergo e vi rimase per diciassette terribili giorni. Fortunatamente erano tutti vivi, ma la loro attività, faticosamente avviata, era andata distrutta. Non restò che fare i bagagli e trasferirsi. Finirono a Nevada City aprendo un altro hotel, l’El Dorado, investendovi diecimila dollari nel giro di sei mesi. Nove mesi dopo fu un incendio a distruggere ancora i loro sogni. La famiglia si spostò di nuovo, stavolta raggiunse una piccola valle chiamata Vaca.
La casa di Luzena Wilson
Quì Luzena incise “Wilson’s Hotel” su una tavola e prese dei ceppi che usò come sedie, allestendo delle balle di fieno come letti per gli ospiti. Col passare del tempo, l’area divenne più popolata e i Wilson si trasformarono i proprietari terrieri di quella che prese il nome di Vacaville.
Nel 1872 Mason abbandonò bruscamente la sua famiglia e si trasferì in Texas. Luzena rimase a Vacaville fino al 1877, quando due incendi devastarono ancora la sua proprietà. Perso tutto per l’ennesima volta, la donna non demorse e si trasferì a San Francisco, dove trascorse il resto della sua vita. Abitò in un albergo, vivendo di transazioni immobiliari. Durante la sua ultima visita conosciuta a Vacaville nel novembre 1901, un giornale locale notò la sua presenza, definendola “uno dei primi coloni, venuta qui nel 1851”.
Luzena Wilson morì all’età di 83 anni di cancro alla tiroide l’11 luglio 1902 all’Hotel Pleasanton di San Francisco. Aveva raccontato la sua storia a sua figlia Correna che si occupò poi di pubblicare quelle preziose memorie.

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