Shadow, la prima missione

A cura di Sergio Mura
La copertina del libro
Ancora una bella uscita western, ancora un romanzo! E’ decisamente un bel periodo per tutti noi, un periodo di grandi uscite per il genere western.
Stavolta festeggiamo il primo romanzo di una nostra firma, il bravo Lorenzo Barruscotto, appassionato di storia del west e vero esperto di fumetti della scuderia Bonelli e, in particolare modo di Tex Willer.
Lorenzo ha scritto un bel romanzo in cui si racconta di una pericolosa missione da compiere, di uomini di legge e banditi senza scrupoli, di un piano ardito, di una donna in pericolo, di un vile agguato e di furiose sparatorie tra uomini coraggiosi e viscidi serpenti. Dalla main street di una cittadina di Frontiera alle polverose piste del Texas, sarete coinvolti in un crescendo di emozioni e colpi di scena. Armi pronte ed occhi aperti, hombres: ne va della pelle!
Al riguardo di questa novità libraria abbiamo sentito Lorenzo Barruscotto e gli abbiamo posto le seguenti domande.

DOMANDA: Lorenzo, sei una firma abbastanza prolifica nel mondo del fumetto western, ma solo adesso arrivi al genere western narrato e puro. Che passaggi hai fatto per arrivare qui?
RISPOSTA: Ciao a tutti! Prima di tutto grazie per avermi concesso il privilegio di raccontare qualcosa sul mio libro, il mio primo libro, mi emoziona ancora dirlo, intitolato “Shadow: la prima missione” e sul mio modo di vivere il West.
Da giugno 2017 gestisco una rubrica chiamata “Osservatorio Tex” che si trova sul sito Fumetto d’Autore, la quale contiene recensioni ed articoli inerenti le principali uscite di Tex. Tutto è iniziato con la mia proposta al Sito di scrivere, per l’appunto, una recensione e successivamente dal “brano di prova” si è passati alla vera e propria rubrica. Con il procedere dei mesi le mie quattro chiacchiere al Trading Post (mi piace chiamarle così dal momento che il clima è sempre amichevole e rilassato, proprio come se si stesse scambiando due parole con un “compadre” al bancone di un saloon in attesa della prossima diligenza o mentre il maniscalco sta finendo di controllare i ferri al nostro cavallo) si sono ritagliate il loro spazio, ho avuto l’onore, perché di questo si tratta, di vedere diversi dei miei articoli condivisi sulla pagina ufficiale “Tex – Sergio Bonelli Editore” su Facebook e nel contempo di ricevere pareri e feedback positivi da parte di addetti ai lavori, sia disegnatori che sceneggiatori. Ho potuto anche raggiungere moltissimi altri lettori come me.
Spesso mi piace inserire negli articoli spiegazioni e riferimenti ad eventi, fatti o persone reali che vengono citati nelle avventure di Aquila della Notte, così come digressioni e precisazioni su argomenti che mi hanno sempre interessato o che stuzzicano il mio fiuto di Texiano, ad esempio approfondimenti sulle armi da fuoco maneggiate alla Frontiera o sulla storia del corpo dei Rangers.
Non mi ergo certamente a maestrina e cerco sempre di non essere pesante né noioso per non trasformare i miei pezzi in una tediosa lezione scolastica… anche per evitare che gli avventori del saloon al fine di manifestare il loro disappunto mi tirino sedie e tavoli.
Qualche tempo fa sono stato contattato dal curatore editoriale nonché ideatore della Collana Western della Santi Editore, Alessandro Tanda, che mi ha proposto la creazione di un racconto per un libro, dopo essere venuto a conoscenza della “mia esistenza” e del mio modo di scrivere grazie alle recensioni di “Osservatorio Tex”. Ho scoperto in seguito che la Collana ha all’incirca l’età della mia rubrica, essendo nata anch’essa nel giugno del 2017. Uno sciamano forse vedrebbe in questo un segno di Manito.
In ogni caso, inutile dire che non mi sono fatto pregare. Dopo il periodo necessario per ideare la storia e far quadrare tutti i dettagli, ne ho inviato il riassunto, che è stato approvato anche direttamente dall’editore Guido Santi. Poi mi sono messo al lavoro.
Voglio perciò ringraziare il mio “ufficiale superiore” per il suo ruolo e la Santi per l’opportunità. Puntando a realizzare un risultato finale il più possibile senza pecche e sapendo che a volte posso essere meticoloso (la mia fidanzata probabilmente direbbe che “meticoloso” è un termine edulcorato) il nome della casa editrice calza a pennello.
Si può trovare il libro in diversi famosi siti: Amazon, La Feltrinelli, IBS, Mondadori e negli store delle piattaforme di lettura principali come Kindle e Kobo. In ogni sito è presente una sinossi introduttiva.

D: Quali aspetti del mondo del West ti attraggono maggiormente?
R: La possibilità di poter risolvere una discussione con argomenti convincenti, magari proprio sul grugno di chi ci abbaia in faccia o ci prende in giro? No, sto scherzando.
Sono molti gli aspetti che mi hanno subito stregato del mondo del vecchio West.
Non sto parlando “solo” dell’azione, delle scazzottate o degli scambi di opinioni a base di pallottole, che comunque fanno la loro parte. Per me il West è davvero un universo da conoscere ed esplorare con molteplici sfaccettature sia che lo si guardi dal punto di vista degli uomini bianchi che dei pellerossa. Per i primi era letteralmente un Nuovo Mondo da conquistare e mi ha sempre colpito quel misto di coraggio, speranza e ardore che spingeva gli esploratori ad aprire sentieri e piste negli sterminati territori dell’Ovest Americano.
Naturalmente sono ben conscio dell’altra faccia della medaglia, poiché la vita vera non consente di mantenere a lungo una innocente visione romantica e sognatrice: la storia del West si porta dietro un grandissimo carico di dolore e distruzione così come spesso le ragioni che motivavano i coloni a rischiare tutto erano ben più concrete del puro spirito di avventura. Ma è ponendo l’attenzione su quanto la realtà quotidiana della Frontiera fosse dura che si può apprendere da essa. Sia andando a gettare lo sguardo oltre il velo della leggenda, venendo a conoscenza della Storia con la “S” maiuscola per comprendere meglio un libro, un fumetto o per mera passione personale ma anche per imparare a conoscere, consentitemi un’espressione un po’ altisonante, se stessi.
E’ quando le cose vanno male che la tempra di un uomo si mostra per ciò di cui è fatta realmente: quindi dalle nebbie del tempo, dando del tu a vaqueros e fuorilegge, cavalleggeri e sceriffi, condottieri e capi indiani, guerrieri e pistoleri si scoprono anche valori, nobili ed immortali come abnegazione, senso del dovere e della giustizia, sacrificio, onore, lealtà, amicizia, ardimento, odio verso il razzismo, rispetto per le diversità ed insofferenza nei confronti di qualunque tipo di prevaricazione, ma sull’altro piatto della bilancia si sbatte contro alcuni dei più infimi livelli che il genere umano abbia mai raggiunto: dimostrazioni di cosa accade quando si è pervasi da ira, ignoranza e sete di denaro, di potere o quando si hanno gli occhi velati dai preconcetti, restando basiti di fronte a terribili bassezze, vigliaccherie, spargimenti di sangue, soprusi, madornali errori tattici e prepotenze perpetrate in nome della “civiltà”, tali da far rabbrividire anche un cubetto di ghiaccio e che purtroppo sono situazioni realmente accadute invece di essere scene di un film particolarmente fantasioso o crudo.

D: Oltre alla narrativa western, hai dimostrato un amore per la vera storia del West. Quale preferisci tra le diverse famiglie della storia del West? Indiani, guerre indiane, il West bianco o la guerra civile?
R: Domanda difficile. Posso rispondere dicendo che non ho un filone preferito?
Forse vi stupirò però metto sullo stesso piano sia indiani che cowboys, purché avessero ragione.
Mi spiego meglio. Partiamo dagli indiani. Non per essere politicamente corretto e voler a tutti i costi “fare il tifo per chi perde”, ma da come la vedo io non avevano tutti i torti ad essere leggermente irritati dal fatto che “noi” bianchi abbiamo invaso le loro terre non solo senza chiedere il permesso ma cercando di farli fuori tutti per risolvere il problema rappresentato dai precedenti “inquilini”. Come la prendereste se qualcuno prima si accampasse nel vostro giardino e poi pian piano arrivasse sulla soglia di casa impedendovi di uscire fino a sfondare la porta e buttarvi fuori senza neanche pulirsi le scarpe sul tappetino all’ingresso? Questo non significa che non siano esistiti “indiani cattivi” se mi passate il termine, per il semplice motivo che non si può etichettare una razza, un insieme di popoli. I cattivi ci sono sempre, oserei dire sempre di più stando a quello che accade nel mondo oggigiorno, ovunque, e non si possono identificare dal colore della pelle ma dalle loro azioni.
Quindi è sbagliato giustificare l’insensato assalto di fattorie da parte di teste calde che tra le orecchie avevano solo un po’ di vento dando tutta la colpa alla “loro cultura basata sull’essere guerrieri” o al voler combattere tutti i bianchi invasori senza distinzione, così come è altrettanto sbagliato fare di tutta l’erba un fascio e parteggiare per coloro che volevano essere i padroni a spese di chi consideravano “inferiore”, che si trattasse di intere tribù o di un isolato nativo ucciso per spregio, paura o, è terribile dirlo, divertimento. Una serie di rappresaglie continue nella quale le ragioni del singolo, che a volte potevano essere anche valide a seconda dei casi, si perdono e vengono inglobate proprio come quando si lancia un sasso che poi si trasforma in una valanga. All’epoca probabilmente sarei stato considerato un rinnegato per queste mie parole: secondo il mio modo di ragionare la convivenza non sarebbe poi stata così impossibile, nel rispetto reciproco. Comunque per me sarebbe stato un complimento (a parte il fatto che altrettanto probabilmente avrebbero cercato di appendermi all’albero più vicino).
Ho risposto prima indiani anche per altri due motivi. Mi ha sempre incuriosito ed affascinato il loro modo di rapportarsi alla spiritualità, al loro contatto interiore con le “alte sfere”, con il Creatore che vedevano in molteplici aspetti della vita quotidiana. Gli uomini della medicina erano rispettati come i capi in sostanzialmente tutte le genti del popolo rosso, ma anche immedesimandosi in un “semplice” indiano, che vivesse in un teepee o in un hogan, con le piume tra i capelli o una cresta sulla testa e la faccia pitturata, penso che ognuno a modo suo avesse una speciale interazione con “gli spiriti”. Forse o senza forse più intima di quanta ne abbiamo noi nel nostro mondo moderno.
Mi ha sempre impressionato il fatto che in un villaggio gli abitanti cercassero per la maggior parte dei casi di aiutarsi e sostenersi vicendevolmente come se si trattasse di una grande famiglia.
Non sto asserendo che far parte di una tribù fosse come camminare nel Giardino dell’Eden, anzi, alcuni aspetti della formazione dei guerrieri in alcune culture non avevano nulla da invidiare ai nostri “vicini di casa” di qualche millennio fa, gli Spartani.
Ma ho sempre percepito, magari erroneamente, un senso di solidarietà che doveva unire i membri di quelle comunità, dalla cura dei bambini che erano il futuro non di una sola coppia ma di tutti alla condivisione delle prede. Così come la somministrazione di una punizione non era condita da settimane o mesi di “musi lunghi” ma una volta scontata la pena si tornava al proprio posto. Beh, certo, se non si aveva la testa rotta dalle bastonate ricevute.
Mi piace però anche un aspetto che accomuna sia i pellerossa che il “West bianco” e cioè la libertà.
Esatto, per me West per certi versi è sinonimo di libertà.
Sia per gli sconfinati territori che al solo osservarli anche in una cartolina allargano il cuore come se permettessero per un attimo di respirare meglio sia per il concetto in senso stretto: la libertà di vivere come si voleva, libertà di seguire le proprie tradizioni e di fare quello che più sembrava giusto sulla propria terra. E di combattere per questo diritto se veniva minacciato.
Non sto parlando di mancanza di regole, ma di quel concetto di libertà che dovrebbe essere alla base, e qui mi ripeto, di una convivenza civile senza il bisogno di migliaia di leggi ed ordinamenti. Ne basterebbe una: la mia libertà finisce dove inizia la tua e viceversa. Io non posso (e sinceramente per quanto mi riguarda io non voglio neanche) dirti cosa fare o come devi vivere la tua vita ma nemmeno tu devi farlo.
Ovviamente va da sé che non fosse tutto rose e fiori e purtroppo questa indipendenza doveva essere difesa con le armi perché il lato oscuro di tale atteggiamento, derivante dal lato oscuro degli uomini, consiste nel fatto che spesso aveva ragione chi era più svelto a mettere mano alla pistola. O al pugnale.

D: Nella stesura del tuo romanzo, a che modelli narrativi ti sei ispirato?
R: Devo dire che non ho seguito un binario standard per il racconto. Ogni volta che penso ad una storia mi piace mettere qualcosa di mio in uno o più personaggi. Non sto affermando che “faccio l’eroe” del racconto ma secondo me la buona riuscita di un protagonista o di un comprimario è da attribuire anche al fatto che lo scrittore deve “sentirli”. Non intendo dire che è una regola fissa ma per citare una famosissima battuta di Indiana Jones: “A me capita sempre.”
Un’altra peculiarità del mio modo di scrivere è proprio il linguaggio: anche se non si fa economia di piombo in una scena non scivolo mai nel volgare inserendo insulti che darebbe fastidio a me veder scritti ma rimango sulle colorite espressioni classiche del genere.
Non ho un autore in particolare da citare come modello ma essendo un gran divoratore di film western, per rispondere alla domanda, mi sono ispirato all’atmosfera che traspariva o per meglio dire che io percepivo vedendo quei film, che si tratti di pellicole “vecchie” anche se ai miei occhi mai fuori moda come “I magnifici sette” o praticamente tutti i film con il Duca John Wayne fino a prodotti più moderni, da “Balla coi Lupi” a “Open Range” tanto per fare un paio di esempi.
Non manca qualche battuta qua e là per stemperare la tensione o per caratterizzare un personaggio. Quello che cerco di fare è guidare il lettore nel percorso, rendendo plausibile ed il più realistico e veritiero possibile il dipanarsi della trama, alternando scene d’azione a brevi ma necessari ragionamenti del protagonista come per invogliare a partecipare a ciò che accade o sta per accadere nel libro.

D: Da un po’ hai inaugurato con noi di Farwest.it una serie in cui si ricercano le radici storiche nelle avventure del West. Cosa ti piace delle avventure “storiche” di Tex?
R: Ammiro la capacità di adattare un’avventura che vede impegnati i Pards in una indagine, quindi un prodotto di pura fantasia, ad eventi storici come per esempio la Guerra Civile o momenti che hanno segnato la vera storia degli Stati Uniti, quali l’assassinio del presidente Lincoln o le grandi corse ai territori in Oklahoma.
Dietro ad una “semplice” citazione, che magari può anche passare sotto silenzio se non si è un ficcanaso dalla testa ai piedi come il sottoscritto, c’è un gran lavoro di approfondimento, di studio e di ricerca. Sia per gli sceneggiatori che per i disegnatori che devono riprodurre visivamente quella realtà. Certo, quando leggi Tex sai già che in un modo o nell’altro il cattivo verrà punito e che questo non influisce in alcun modo sulla linea temporale lungo la quale si svolgono gli avvenimenti. Non si può “cambiare la storia”, né sarebbe giusto farlo. Ricreare il modo di vivere di una tribù, le usanze, le fattezze di un determinato sakem non troppo famoso al grande pubblico ma realmente esistito rimanendo il più possibile vicini al suo reale aspetto, stesso discorso per persone note anche a chi non è appassionato di West, da Buffalo Bill a Geronimo, a noi appare una cosa normale ma ritengo che ciò equivalga alla sensazione che si ha osservando gli acrobati al circo: sembra facile quando lo fanno loro ma in realtà è tutto il contrario.
Tex, anzi, concedetemi di esagerare dicendo tutto il West, cattura. Non lo si legge solamente sui giornalini o sui libri. Non lo si guarda esclusivamente al cinema. Il West si vive. Anche ed ancora ai nostri giorni.
Secondo me perfino al più scettico, avendo magari la possibilità di osservare per quanto distrattamente una storia rappresentativa se parliamo di Fumetti o un film iconico se vogliamo riferirci all’intero genere western, in cuor suo qualcosa rimarrebbe: una frase, una scena, un trucco per ritrovare le tracce, una vignetta, una veduta della prateria. Qualcosa. Per un attimo, anche solo un attimo, si sentirebbe audace, si sentirebbe libero.

D: Stai già pensando ad un nuovo libro western?
R: A dire la verità sì. Innanzitutto tra breve, cioè a Gennaio se tutto va bene, uscirà sempre in formato ebook il mio secondo libro per la Santi Editore che contiene la continuazione di questo, dal titolo “Shadow: la scorta”. Attualmente è già in fase di produzione e comparirà anch’esso sulle principali piattaforme e siti che ho indicato prima, allo stesso prezzo.
Inoltre posso sbilanciarmi dicendo che l’anno prossimo dovrebbe venire pubblicata la versione cartacea di entrambi i libri. Per lo meno questo è il programma.
Di recente poi ho messo insieme una storia per un nuovo racconto, indipendente dai due libri summenzionati, però non posso ancora parlare di eventuali sviluppi non perché io voglia fare il prezioso ma perché proprio non so come andranno le cose.
Inoltre un mio sogno è quello di poter pubblicare il mio romanzo ambientato nel West che ho battezzato “Buco nel cuore”. Questo è proprio un sogno con ancora le impalcature dal momento che devo terminarne la stesura, nonostante nella mia testa sia già pronta anche l’eventuale copertina, stavolta disegnata da me.
Non ci sono solo sparatorie e cazzotti ma anche ampie descrizioni ed un percorso interiore, una sorta di rinascita del protagonista che si chiama Larry Scott. Diciamo che, come si desume dal nome, ha delle connotazioni che potremmo definire autobiografiche.
Vi farò sapere se e quando questo grosso sogno diventerà una realtà.
E poi chissà, magari l’anno prossimo sentirete ancora parlare di me.
No, vi assicuro che non era una minaccia.
Grazie a tutti! Visto il periodo auguro buone feste ai lettori di Farwest.it sperando che diventino anche lettori di “Shadow: la prima missione” magari regalando o regalandosi una galoppata sulle polverose piste che tutti amiamo, al prezzo di meno di due caffè. Hasta luego, hermanos!

Titolo: Shadow, la prima missione
Autore: Lorenzo Barruscotto
Editore: Santi Editore
Collana: Western
Prezzo: 1,99 €
Formato: eBook
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