- www.farwest.it - https://www.farwest.it -

Le guerre indiane nell’Ovest (1840-1890)

A cura di Sergio Amendolia

“Lassù morì il sogno di un popolo” pronunciò amaramente Alce nero parlando dell’eccidio avvenuto il 29 dicembre 1890 sulle rive del torrente Wounded Knee in South Dakota, ove quasi 300 tra uomini, donne e bambini Sioux perirono sotto le armi del 7° cavalleria, quel medesimo reggimento che quasi quindici anni prima, agli ordini di Custer, era stato praticamente annientato a Little Big Horn da una coalizione di tribù composta in buona parte proprio da guerrieri Sioux. 
E fu proprio quel massacro a sancire, tradizionalmente, la fine delle guerre indiane che insanguinarono l’Ovest americano per oltre mezzo secolo. Un periodo storico di incredibile violenza ma anche di vibrante audacia e romanticismo, tanto spietato quanto esuberante e sentimentalista. Furono quelli gli anni, soprattutto nella seconda metà del XIX sec., in cui nacquero i grandi miti del West: selvaggi guerrieri delle pianure così abili a cavallo contrapposti ad esperti cavalleggeri dell’Esercito, grandi condottieri indiani come Geronimo, Cochise, Nuvola Rossa, Toro Seduto e Cavallo Pazzo, scout e pistoleri, predicatori e giocatori d’azzardo, cowboys e maestrine.
Al di là del mito, tuttavia, resta comunque arduo inquadrare secondo un preciso ordine storico l’esatto susseguirsi degli scontri ad ovest del Mississipi, considerato il vasto teatro di guerra e le numerose tribù coinvolte, a volte singolarmente e a volte coalizzate tra loro. Durante gli anni dell’espansione degli Stati Uniti ad Ovest, inoltre, i conflitti erano spesso contraddistinti da razzie e contro razzie, scontri che nascevano, si interrompevano e ricominciavano, tanto da renderne difficile una precisa collocazione cronologica.


I soldati inseguono i guerrieri indiani

Risalendo alla genesi di tali eventi, si può comunque affermare che il 28 maggio del 1830 fu una data essenziale per le guerre che, nei successivi 60 anni, scoppiarono nell’ovest. Fu allora che il Presidente Andrew Jackson, già distintosi per durezza nei confronti delle tribù del sud–est Chikasaw, Choctaw, Creek, Seminole e Cherokee, promulgò l’Indian Removal Act, la legge che autorizzava la deportazione forzata delle “cinque tribù civilizzate” dalle terre d’origine al cosiddetto territorio indiano, in sostanza tutta quella parte degli Stati Uniti a Ovest del Mississipi non rientrante negli Stati del Missouri, Louisiana e territori dell’Arkansas. Quella diventava la frontiera indiana permanente che nessun bianco avrebbe dovuto oltrepassare per stabilirvisi.


Il sito di Wounded Knee, riserva Lakota di Pine Ridge, South Dakota [foto dell’autore]

Tale linea di demarcazione, oltre a nascere da un vero e proprio sopruso, non poteva comunque durare a lungo, anche perché strideva con la pressante presenza di migranti provenienti dall’Europa e con la dottrina del “destino Manifesto”, concetto generico usato qualche anno più tardi (1840) proprio dai democratici di Jackson e più volte ripreso nella Storia del Paese, secondo cui il continuo ed incessante espandersi a Ovest degli Stati Uniti e il conseguente bisogno di civilizzare i territori non solo era buono, ma era anche “ovvio” (manifesto) e “inevitabile” (destino).


Gli indiani assaltano un villaggio

Nei decenni che seguirono, pertanto, sarebbero inevitabilmente esplosi diversi conflitti in varie aree del West, riassumibili per comodità di esposizione in quattro grandi blocchi cronologici:

Le guerre del periodo 1840-1850

In questo iniziale periodo le sommosse nell’Ovest riguardarono in gran parte le pianure meridionali, il sud ovest e l’area nord occidentale sul Pacifico. Si trattava inizialmente di razzie e rappresaglie di singole tribù poco organizzate, spesso episodiche e non cronologicamente definite, dovute alla difficile convivenza con i nuovi coloni bianchi. Queste le più importanti.

Razzie Comanche e Kiowa.
Con l’indipendenza del Texas dal Messico la neo-costituita milizia dei Texas Rangers (1836) acquisì la funzione primaria a protezione delle circa 700 famiglie di coloni vittime di continue razzie dei Comanche e dei loro alleati Kiowa. Molti furono gli scontri e, nonostante i trattati che tentavano di limitare la Comancheria (1840) i continui scambi di prigionieri ed i singoli tentativi volti a costituire un periodo di pace, le ostilità da ambo le parti non cessarono per molti anni.
Rivolte Navajo. Negli stessi anni, al termine della guerra Stati Uniti – Messico (1848) i territori degli odierni New Mexico, Arizona e Utah passarono sotto la giurisdizione americana, con il relativo stanziamento di coloni la cui presenza provocò le ostilità da parte delle tribù Navajo che abitavano l’area. Le scorrerie spinsero l’Esercito, nel 1851, a rinforzare l’area con la creazione di Fort Defiance, nell’attuale Contea di Apache in Arizona, il primo avamposto in terra Navajo. Erano i primi anni dello scontro.

Guerra Cayuse (1847-1850).
Nei territori dell’attuale Oregon, fin dal 1836, la coppia di missionari Marcus e Narcissa Whitman fondarono una missione con lo scopo dichiarato di convertire le popolazioni Cayuse al cristianesimo. L’aumento negli anni successivi della presenza di commercianti bianchi portò anche malattie che sfociarono, nel 1847, in un’epidemia di morbillo con la morte di oltre metà dei componenti dell’insediamento.


L’uccisione di Marcus Whitman

Per i capi Cayuse il contagio era un tentativo di avvelenamento della popolazione indiana, per cui il 29 novembre attaccarono la missione, trucidando la coppia di missionari e 14 coloni. Iniziò la ribellione indiana, sedata tre anni dopo dalle milizie del fondamentalista sacerdote Cornelio Gilliam.

Le guerre del periodo 1850-1860

Decennio in cui l’espansione dell’uomo bianco aumentò parecchio, con la creazione di Forti e Strade militari a protezione di cacciatori, commercianti e cercatori d’oro che si riversavano sulle grandi pianure fino all’oceano pacifico. Diversi i conflitti, divenuti più tangibili e definiti, tra i quali:

Guerra di Mariposa (1850-1851).
La scoperta dell’oro nei fiumi Tuolumne e Mariposa, tra le montagne della Sierra Nevada riversò in quei territori un’orda di disperati in cerca di fortuna (in California dal 1848 al 1850 la popolazione bianca passò da 1.000 a 20.000 persone) tanto che, inevitabilmente, dopo un iniziale favore dovuto alle possibilità di commercio, venne osteggiata dalle popolazioni native, fino alla rivolta del dicembre 1850 in cui una banda di guerrieri Yosemites (Miwok) e Chowchillas (Yokut) distrusse il Savage Trading Post a Fresno Crossing uccidendo tre civili addetti. La milizia formatasi agli ordini del proprietario del trading post, James. D. Savage, inseguì i guerrieri in fuga in tre distinte campagne invernali, fino alla loro cattura definitiva avvenuta il 22 maggio 1851.


Una veduta del massiccio montuoso della Sierra Nevada, nel Parco Nazionale di Yosemite [foto dell’autore]

Insurrezione Yuma e Mojave (1850-1853).
Una serie di operazioni militari condotte nel sud della California (e sud- ovest dell’odierna Arizona) contro alcune bande di indiani Yuma e Mojave, a seguito dei continui attacchi contro alcuni coloni stanziati in prevalenza lungo le rive del fiume Colorado.


La rivolta degli Yuma in California

Sull’insurrezione si parlò e scrisse molto nell’Est negli anni successivi, soprattutto con riferimento alla storia della famiglia mormone degli Oatman, quasi interamente trucidata durante tali eventi.

Guerre Yakima (1855-1856) e dei Coeur d’Alene-anche chiamata guerra degli Spokane (1858).
Con l’aumento smisurato di disordini tra i minatori, i coloni e gli indiani, i Governatori dei territori di Washington e Oregon cercarono, nel 1855, di limitare le popolazioni native (Yakima, Walla Walla, Umatilla e Cayuse) in riserve circoscritte. Gli scontri isolati che ne seguirono provocarono la morte anche del sub-agente indiano Andrew J.Bolton, con il conseguente invio di contingenti dell’Esercito che diedero inizio ad un conflitto vero e proprio. La fase conclusiva della guerra avvenne nel 1858 e prese il nome dalla battaglia finale dei quattro laghi nei pressi di Spokane (Washington). Alla fine della sommossa furono 24 i capi catturati, impiccati o fucilati, mentre il resto delle tribù coinvolte vennero rinchiuse definitivamente in riserve.

Guerra del Rogue River (1855-1856).
Le popolazioni di ceppo Athabaska (Tututni, Takelma e Shasta) che abitavano l’area della Rogue Valley, in Oregon, avevano già da anni dovuto subire numerose infiltrazioni di bianchi sulla Oregon Trail e per la California Gold Rush, per cui, nonostante il trattato di table rock del 1853, le tensioni erano all’ordine del giorno.


La guerra del Rogue River

Per tutto il 1855 bande di guerrieri al comando del Capo Tecumtum sfidarono in sanguinosi attacchi le truppe di Fort Lane. La dura ribellione fu faticosamente domata l’anno successivo dopo l’ultima resistenza indiana sul fiume Big Bend e la conseguente deportazione di un migliaio di nativi nelle riserve di Siletz e Grand Ronde, marcia tristemente paragonata al Trail of tears Cherokee.

Il massacro Grattan (1854).
Il 19 agosto 1854 un drappello di soldati provenienti da Fort Laramie alla guida del Tenente John Grattan irruppe in un villaggio di Sioux Brulè a poche miglia dal Forte, per arrestare un indiano accusato di avere ucciso la mucca di un emigrante mormone. La tensione e l’indignazione crebbero in pochi minuti e un soldato, probabilmente spaventato, sparò al capo del villaggio Orso che conquista mentre questi protestava indignato. La ritorsione dei Sioux fu immediata e si concluse con il massacro di 29 soldati, del tenente Grattan e di un interprete civile. Era l’inizio delle guerre indiane sulle grandi pianure.


Alloggi della Cavalleria a Fort Laramie (Wyoming) [foto dell’autore]

Battaglia di Solomon Fork (1857).
Anche se il trattato di Fort Laramie del 1851 aveva consegnato i territori del West- Kansas e dell’East-Colorado alle tribù Cheyenne e Arapaho, il continuo procedere di colonne di carri lungo il Santa Fe trail in direzione nord verso il fiume Platte aveva causato già dai primi anni ‘50 una serie di attacchi e razzie. Nell’estate del 1857, muovendosi a protezione delle carovane di pionieri, il Col. Edwin V. Sumner con il suo squadrone di Dragoni, alcune unità di fanteria e pezzi di artiglieria al seguito, diede la caccia a circa 350 guerrieri Cheyenne, irriducibili ed imprendibili, riuscendo ad incrociarli temporaneamente sul Solomon River. Nonostante le numerose cariche alla sciabola la battaglia non sortì grandi effetti e la banda indiana riuscì in gran parte a dileguarsi. Gli inseguimenti proseguirono fino al settembre inoltrato, allorquando lo squadrone, esausto e sfiduciato, fece rientro a Fort Leavenworth.

Le guerre del periodo 1860-1865

Durante gli anni della guerra di secessione la presenza dei militari all’ovest diminuì sensibilmente, per cui le iniziative belliche da parte delle tribù, trovatesi in maggioranza numerica, crebbero anche in violenza ed efficacia, opponendosi con forza alle nuove ondate di bianchi, attirati tra l’altro dalla nuova corsa all’oro nel Colorado iniziata nel ’58. Presero così corpo le prime grandi insurrezioni:

Guerra del Pyramid lake (1860).
Nella zona di Comstock, territori del Nevada, attorno al 1860 si riversarono migliaia di minatori attirati dall’estrazione di argento e oro, con evidenti tensioni con le popolazioni Paiute e Shoshone. La scintilla – nel maggio dello stesso anno – fu il rapimento e la molestia di due sorelle dodicenni indiane da parte dei fratelli Williams, gestori di una Stazione di sosta sul fiume Carson.


Pyramid lake

La reazione fu immediata, i due fratelli trucidati unitamente ad altri tre bianchi, la Stazione incendiata e le ragazze liberate. La prima milizia formata da un centinaio di volontari decisi a reagire al massacro (il Nevada non era ancora un territorio presidiato dall’Esercito) venne quasi interamente massacrata presso il Pyramid Lake, lungo il fiume Truckee, cosicchè nel giugno successivo arrivarono in rinforzo oltre 500 volontari dalla California, subito raggiunti da un contingente di 200 soldati alla guida del Cap. Joseph Stewart. Al violento scontro nuovamente sul lago Pyramid seguì la fuga e la dispersione delle bande Paiute, che non riuscirono mai più ad organizzare un’efficace azione di contrasto all’espansione bianca nell’area di Comstock.

Sommossa Apache in Arizona e New Mexico (1861-1863).
L’area del Sud Ovest rimase in scacco alle bande di Apache per circa 25 anni, ma uno degli episodi che fecero precipitare gli scontri in una delle più violente e sanguinarie sommosse del West fu senz’altro il cosiddetto “Bascom Affair”, quando nei primi mesi del 1861 una cinquantina di soldati agli ordini del tenente George Nicholas Bascom, come rappresaglia per il rapimento di un ragazzo bianco, avvenuto durante una razzia in un ranch a Sonoita Creek, fece impiccare molti Apache Chiricahua membri della famiglia di Cochise, uno dei capi più influenti del territorio. Solo più tardi si scoprì che la razzia ed il rapimento erano in realtà stati compiuti da una banda di Apache Coyoteros, presso i quali fu ritrovato diverso tempo dopo il ragazzo, che tra l’altro divenne un conosciuto scout Apache per l’esercito.

Battaglia del Bear River (1863).
Gli isolati scontri di quegli anni nello Utah settentrionale tra le tribù Shoshone ed i coloni Mormoni spinsero il Governo Unionista ad inviare sul territorio 200 volontari del 3° Fanteria della California alla guida del Col. Patrick Edward Connor. Partito da Fort Douglas nella neve profonda del gennaio 1863, il contingente sorprese il villaggio Shoshone di “Bear Hunter” a circa 120 miglia a nord dell’odierna Preston, Idaho.


Il massacro di Bear River

La carneficina fu implacabile e si estese alle donne ed ai bambini. Solo la mancanza di solide prove e la conseguente assenza di pubblicità nell’Est in tempi di guerra civile, evitò probabilmente di catalogare ufficialmente in maniera circostanziata tale massacro, anche se alcuni lo definirono addirittura peggiore di quello perpetrato a Wounded Knee, con una stima di indiani uccisi quel giorno dalle truppe unioniste che si aggira dai 250 ai 400.

Insurrezione dei Sioux in Minnesota e Nord Dakota (1862-1864).
Nel 1862 le popolazioni Dakota Santee già confinate in riserve nei territori del Minnesota, a causa dei continui gravi maltrattamenti, sfruttati e affamati dagli agenti indiani, scelsero la ribellione uccidendo diversi coloni bianchi, nonche? prendendo in ostaggio e violentando le donne degli insediamenti attaccati. La campagna militare del Generale Sibley, dopo aspre battaglie con la banda di Piccolo Corvo (tra le quali, nel settembre, quella di Birch Coulee, dove 13 soldati perirono e 47 rimasero feriti) si concluse verso la fine dell’anno con la liberazione di molte delle donne rapite e con la resa dei rivoltosi.


La rivolta dei Dakota nel 1862

Il 26 dicembre 38 indiani furono impiccati in massa nella cittadina di Mankato, oltre 1600 inizialmente rinchiusi nel campo di prigionia di Pike Island (molti dei quali vi morirono per fame e stenti) venendo poi espulsi dai territori del Minnesota. I Santee scampati alle deportazioni in Missouri fuggirono ad ovest, unendosi alle tribù Lakota Teton e ingaggiando fino a tutto il 1864 duri scontri con le truppe stanziate in Minnesota, per poi continuare la lotta per oltre 10 anni sulle grandi pianure.

Guerra Navajo in New Mexico e Arizona (1863-1866).
Da oltre un decennio le popolazioni Navajo dell’area si contrapponevano all’espansione dei coloni e, dopo l’iniziale abbandono dei Forti da parte delle truppe dell’Unione spostate ad Est, tali scontri ripresero in forza tanto che nel 1863 il governatore del distretto militare del New Mexico ordinò la resa e la deportazione nella riserva di Bosque Redondo di 18 capi Navajo. Al rifiuto dei Navajo il Col. Kit Carson con i suoi miliziani braccarono letteralmente per mesi le tribù in fuga, le quali prese per fame dopo una strenua resistenza nel Canyon De Chelly in Arizona, cominciarono ad arrendersi.


Durante la guerra con i Navajo

L’ultimo a piegarsi fu il capo Manuelito (1866) che diede inizio all’ennesima triste pagina denominata “lunga marcia Navajo” verso Bosque Redondo.


Canyon De Chelly, Contea di Apache, riserva Navajo dell’Arizona [foto dell’autore]

Guerra Cheyenne e Arapaho (1864-1865).
Le difficili condizioni di sopravvivenza nelle riserve assegnate loro nel 1861 nei territori del Colorado e del Kansas, provocavano continui scontri e razzie di bestiame dai ranch. Nel 1864 lo scontro coinvolse un distaccamento dell’Esercito, causando l’uccisione di diversi soldati. Fallito ogni tentativo di ripristinare l’ordine iniziarono attacchi a carovane, fattorie ed avamposti, con relativi contrattacchi da parte delle truppe che, nell’autunno dello stesso anno, si macchiarono del famoso eccidio nei confronti di un villaggio Cheyenne accampato sul fiume Sand Creek. Gli scontri si intensificarono diventando ancora più sanguinosi, fino all’invio di tre colonne dell’Esercito che costrinsero definitivamente le tribù ribelli ad oltrepassare il fiume Arkansas verso l’Oklahoma.

Le guerre del periodo 1865-1890

La guerra entrò nella fase definitiva, la più cruenta ed estesa, da più parti considerata un’unica grande lotta. E’ il periodo della ferrovia transcontinentale con sempre più linee cariche di immigrati, di veterani e di disoccupati in cerca di appezzamenti di terra demaniali. In 25 anni una dozzina di campagne militari sferrate con rinata intensità e tecnologicamente organizzate come mai fino ad allora, oltre 1000 combattimenti, la strenua lotta delle nazioni indiane coalizzate alla guida dei capi più famosi. Dopo il tragico massacro dei Cheyenne sul Sand Creek si può infatti affermare che la determinazione e la resistenza degli indiani si solidificò diventando sempre più un’aperta lotta per rivendicare un’identità sempre più difficile da mantenere, con la coscienza di dover protrarre le contrapposizioni fino alle estreme conseguenze. Ecco un sommario il più attendibile possibile degli eventi bellici principali:

Guerra sul Bozeman Trail nel Wyoming e Montana (1866-1868).
Nel 1866 il Governo inviò a Fort Laramie l’eroe della guerra civile William T. Sherman a parlamentare con lo scopo di strappare ai capi Sioux il permesso di attraversamento dei territori indiani, progettando la costruzione di una linea ferroviaria che collegasse il fiume Platte alle miniere del Montana e tre forti militari nella zona del fiume Powder a protezione dei coloni (Fort Reno, Fort Phil Kearney e Fort C. Smith). Il progetto in realtà era già in atto per cui il rappresentante delle tribù, il Capo Oglala Nuvola Rossa rifiutò sdegnato ogni trattativa, dando il via ad una serie di attacchi tra i quali il più cruento fu quello contro Fort Phil Kearney, nei pressi dell’odierna Buffalo, dove furono massacrati il Comandante del Forte Cap. William Fetterman con 80 soldati.


La guerra lungo il Bozeman Trail

I Sioux tennero in scacco per due anni l’Esercito infliggendogli numerose perdite di uomini e materiali, tanto da costringere, nell’aprile del 1868, il Gen. Sherman ad accettare le condizioni di pace di Nuvola Rossa, che prevedevano la chiusura del Bozeman Trail e l’abbandono dei tre forti militari, dati immediatamente alle fiamme dai guerrieri delle pianure.


Ciò che resta della palizzata di Fort Phil Kearney , sul Bozeman Trail, Wyoming [foto dell’autore]

Guerra degli Snakes in Oregon e Idaho (1866-1868).
Violento conflitto fra le truppe del Gen. George Crook e le tribù degli indiani Snake (detti anche Paiute del Nord), Yahuskin e Walpapi, sconfitti solo dopo diverse perdite tra i soldati e dopo una campagna condotta prevalentemente, per scelta tattica dello stesso Crook, nelle stagioni invernali 1866 e 1867, in cui le tribù potevano essere prese per fame.

Campagna di Hancock nelle pianure centrali (1867).
L’offensiva dell’esercito, finalmente riorganizzato dopo la guerra civile, venne sferrata contro Sioux, Arapaho e Cheyenne delle pianure centrali, con lo scopo di ripristinare l’ordine in Kansas, Colorado e Nebraska ma, in realtà, si rivelò un completo fallimento costringendo l’aiutante di campo del Gen. Hancock, il giovane ufficiale di cavalleria George A. Custer, a sfiancare le truppe in un infinito peregrinare sulle pianure, senza mai riuscire ad ingaggiare un vero e proprio confronto con le tribù ostili che, evitando il contatto, si dedicavano praticamente indisturbate alle scorrerie lungo le stazioni di posta, i treni e osando persino incursioni contro Fort Wallace. La campagna armata si interruppe nel 1867 lasciando la parola ai trattati di Medicine Lodge e Fort Laramie.

Campagna di Sheridan nelle pianure meridionali (1868-1869).
Incaricato dal Presidente Grant di pacificare le Grandi Pianure, Sheridan nell’inverno 1868/69 iniziò una campagna militare contro le tribù Cheyenne, Kiowa e Comanche, tagliando loro rifornimenti e bestiame e uccidendo chiunque avesse resistito. Strategia che costrinse in breve tempo i nativi sopravvissuti a rientrare nelle riserve loro assegnate.

Guerra dei Modoc in California (1872-1873).
Nel 1871, un gruppo di 160 Modoc alla guida del Capo Kintpuash (Capitan Jack), abbandonarono per l’ennesima volta la riserva di Klamath in Oregon, dove le condizioni di sopravvivenza erano proibitive, spingendosi a sud. I tentativi delle truppe di intercettare e riportare all’ordine i ribelli comportò per oltre otto mesi numerose e sanguinose battaglie. Anche il tentativo nell’aprile 1873 di imporre la resa incondizionata, posto in essere dal Gen. Edward Canby nei confronti di kintpuash, si concluse con l’uccisione dell’alto ufficiale e dell’intera delegazione. Solo il 1° giugno 1873, dopo ulteriori scontri, il Capo indiano, ormai braccato ed allo stremo, si consegnò ai bianchi venendo impiccato nell’ottobre dello stesso anno, mentre la tribù venne esiliata nel territorio indiano.

Guerra del Red River nelle pianure meridionali (1874-1875).
Dal 1874 al 1878 furono completamente sterminati ad opera dei cacciatori bianchi tutti i bisonti americani delle pianure meridionali, sui quali il trattato del Medicine Lodge (1867) aveva invece dato piena giurisdizione di caccia alle tribù Comanche, Kiowa e Cheyenne stanziate nell’area.


La guerra sul Red River

Per tentare di evitare tale carneficina le tribù, guidate dal Capo Comanche Quanah Parker e dal Sakem Isa-Tai, provarono ad attaccare un insediamento di cacciatori di bufali presso Adobe Walls, venendo però da questi respinti. Il Gen. Sheridan, colta la palla al balzo, fece convergere immediatamente nel Texas cinque colonne di soldati accerchiando completamente la zona del fiume rosso e ingaggiando con i rivoltosi una ventina di battaglie fino al giugno 1875, quando Quanah Parker e la sua banda si arresero a Fort Sill.

Guerra delle Black Hills in South Dakota, Wyoming e Montana (1876-1877).
Con la scoperta, nel 1874, dell’oro nelle Black Hills, circa 15.000 cercatori si riversarono illegalmente nell’area, che era chiaramente parte della Grande Riserva Sioux. Al rifiuto di qualsiasi ipotesi di cessione del territorio da parte di Toro Seduto, il leader più influente di queste bande, il Governo ordinò che tutti i nativi nei territori non ceduti dovessero recarsi nelle agenzie della Riserva entro la fine di gennaio 1876, altrimenti sarebbero stati considerati ostili. Pochi mesi dopo, quindi, tre colonne di soldati partirono rispettivamente da Fort Ellis in Montana, da Fort Abraham in North Dakota e da Fort Fetterman in Wyoming dirette verso la zona a nord-est delle Bighorn Mountains a sud del fiume Yellowstone, credendo di dover fronteggiare tra i 500 e gli 800 indiani ribelli. Il 17 giugno la colonna Wyoming agli ordini del Gen. George Crook fu attaccata dai guerrieri guidati da Cavallo Pazzo e fu costretta a ritirarsi, abbandonando la campagna. La colonna proveniente da Nord al comando del Col. George A. Custer, arrivato per primo il 25 successivo sul fiume Little Big Horn, si scontrò con un numero impressionante di avversari (il villaggio Sioux fu stimato in circa 12.000 indiani) venendo praticamente annientato.


Lapidi sul campo di battaglia di Little Bighorn nel Montana [foto dell’autore]

In tutto i caduti della battaglia furono 268 per il 7o Cavalleria contro le perdite dei nativi americani stimate approssimativamente dai 30 ai 300 guerrieri. La sconfitta motivò l’esercito a intensificare la campagna contro i Lakota, le bande di indiani al di fuori della riserva furono inseguite implacabilmente e costrette ad arrendersi entro l’ottobre successivo, tutte ad eccezione dei guerrieri di Bile e Toro Seduto (rifugiatisi in Canada) e di Cavallo Pazzo, il quale rimase per mesi alla macchia sulle Bighorn Mountains, fino alla resa e all’uccisione del 5 settembre 1877 a Fort Robinson.

Guerra dei Nez-Perce (1877).
Capo Giuseppe dei Nasi Forati, cristianizzato e convinto sostenitore della pace, cercò a lungo di sostenere i difficili rapporti con gli stati Uniti che confinavano il suo popolo dalle terre di origine sul Pacifico in anguste riserve dell’Idaho. Nel 1877 Chief Joseph decise di far fuggire la sua tribù in Canada, attraverso un’estenuante marcia di oltre 2.700 km in Oregon e Montana, sempre incalzato dalle truppe dei Generali Howard e Miles e dei Col. Sturgis e Gibbon con i quali ingaggiò alcuni violenti scontri che provocarono diversi morti, anche tra donne e bambini.


La guerra contro i Nez Perce

Il 30 settembre 1877 dovette arrendersi all’artiglieria nella battaglia delle Bear Paw Mountains, a soli 65 km dal confine canadese. Solo alcuni indiani riuscirono a fuggire oltre confine mentre Chief Joseph ed i restanti sopravvissuti della tribù furono arrestati e deportati in Oklahoma.

Guerra dei Bannock in Idaho e Oregon (1878).
Ribellatisi nel 1878 alle misere condizioni di vita nella riserva assegnata nell’Idaho, oltre 2000 indiani Bannock e Paiute del Nord, sotto la guida del capo Corno di Bufalo lanciarono un’offensiva spostandosi sulle pianure e razziando gli insediamenti dei coloni bianchi, in cerca di cibo. La campagna vigorosa del Gen. Otis Howard portò alla cattura di circa 1.000 indiani nel mese di agosto e alla definitiva resa dei rivoltosi dopo un duro scontro nel successivo 5 Settembre, in cui furono uccisi circa 140 indiani tra uomini, donne e bambini ed al quale seguì l’internamento in riserva dei sopravvissuti.

Fuga dei Cheyenne settentrionali verso le pianure centrali (1878).
Nel 1877 Il Capo Dull Knife con circa 150 Cheyenne in fuga da fame e malattie patite nella riserva dell’Oklahoma, cercarono rifugio nell’Agenzia di Nuvola Rossa, nel Nord Ovest del Nebraska, non sapendo che Red Cloud e il suo popolo erano stati nel frattempo spostati in territorio Dakota. Intercettati il 24 ottobre 1878 da una pattuglia dell’Esercito furono trattenuti nel vicino Fort Robinson, fino alla notte del 9 gennaio 1879, allorquando Dull Knife, temendo di essere nuovamente deportato a Sud, organizzò la fuga della sua gente nel freddo e nella neve.


La fuga dei Cheyenne

Inseguiti dai soldati lungo la valle del White River vennero rintracciati qualche giorno dopo e catturati, dopo due violenti scontri in cui undici soldati nonché sessantaquattro tra uomini, donne e bambini indiani restarono uccisi. Solo Dull Knife e pochi membri della sua famiglia riuscirono a fuggire riuscendo a riunirsi con Nuvola Rossa.

Guerra degli Sheepeaters in Idaho (1879).
Verso la fine degli anni ’70, domate le rivolte dei Nez Perce e dei Bannock, restavano sulle montagne dell’Idaho centrale poche centinaia di indiani Shoshone settentrionali (chiamati mangiatori di pecore sheepeaters) ai quali veniva imputato, spesso ingiustamente, ogni incidente, omicidio e ogni mucca o cavallo smarrito o rubato. La scintilla per un definitivo intervento dei soldati da Fort Howard e da Boise, fu il ritrovamento dei cadaveri di due coloni in un ranch sull’Elk Creek nel 1879. La campagna durò da maggio ad ottobre e si concluse con la resa degli Shoshone ed il loro trasferimento a Fort Hall.

Guerra degli Ute nel Colorado (1879).
L’agente indiano Nathan Meeker nel settembre 1879 chiese la protezione dell’Esercito per placare la rabbia degli Ute del White River in Colorado, scoppiata dopo il tentativo di imporre loro la conversione al cristianesimo e la loro trasformazione da cacciatori in agricoltori. Prima dell’arrivo del contingente di 153 soldati una parte dei guerrieri assaltarono l’agenzia uccidendo 10 bianchi e trattenendo la famiglia dell’agente Meeker in ostaggio, mentre il resto della banda affrontava le truppe infliggendo loro ingenti perdite (tra i caduti anche il Comandante del contingente Magg. Thornburgh).


Un episodio della guerra contro gli Ute

Solo l’ulteriore invio di oltre 500 soldati, compresa una compagnia di Buffalo Soldiers, costrinse gli Ute a ritirarsi dalla battaglia, dopo sei giorni di furiosi combattimenti. La tribù, costretta a firmare la resa, venne trasferita nella riserva di Ouray nello Utah.

Gli apache: Campagna di Tonto Basin (1872-1873), resistenza di Victorio (1877-1880) e resistenza di Geronimo (1881-1886).
Nei primi anni ’70 violenti scontri, razzie e rappresaglie tra Apache e bianchi si intensificarono nei territori dell’Arizona. Tra gli scontri tristemente famosi la battaglia del Salt River Canyon (28 dicembre 1872) nella quale 130 soldati del 5° Cavalleria agli ordini di Crook assediarono un gruppo di Yavapai in una grotta, causando oltre 70 morti tra i quali donne e bambini. Le tensioni crebbero ulteriormente dopo la morte di Cochise (1874) e durarono diversi anni, fino a quando, nel 1879, un nutrita banda di Apache sotto la guida di Victorio, lanciò un’energica campagna contro i coloni nel New Mexico. Tra gli scontri più cruenti si ricordano il massacro di Alma e l’assedio di Fort Tularosa, nel 1880. La campagna militare contro Victorio fu poderosa e nello stesso anno i Chiricahua, braccati da più parti dall’Esercito e dai Texas Ranger furono sospinti nel Messico dove, accerchiati da ingenti truppe agli ordini del Col. Joaquin Terrazas, furono praticamente sterminati e i pochi sopravvissuti venduti come schiavi. Morto Victorio restava l’ultimo temibile condottiero ad affrontare i bianchi: Geronimo. Catturato più volte e più volte fuggito, provò senza riuscirvi a negoziare una pace onorevole insieme al Gen. Crook (quest’ultimo fu aspramente criticato dai giornali dell’epoca per l’eccessiva indulgenza con cui trattava gli indiani) fino al 1886, anno in cui l’Ufficiale venne sostituito dal Gen. Miles che, alla testa di un numero impressionante di soldati (5000 truppe regolari, centinaia di scout indiani e migliaia di miliziani civili) impiegò pochi mesi a costringere alla resa Geronimo e le sue poche decine di guerrieri restatigli fedeli.


La Mitragliatrice Gatling usata dal 7° Cavalleria a Wounded Knee (Museo di Fort Laramie) [foto dell’autore]

Era il 1886 quando Geronimo e la sua banda, unitamente ad altri 500 Apache, lasciavano l’Ovest in catene, deportati in Florida. Toro Seduto all’epoca aveva già preso parte al Wild West Show di Buffalo Bill e, da lì a quattro anni, sarebbe stato ucciso a Standing Rock nel South Dakota, il 15 dicembre 1890.

Il massacro di Wounded Knee (29 dicembre 1890).
Wounded Knee è una località degli USA, nel South Dakota, presso le rive dell’omonimo corso d’acqua. Qui il 29 dicembre 1890 oltre 200 Sioux, compresi donne, vecchi e bambini, catturati il giorno precedente dopo essere fuggiti dalla riserva di Pine Ridge, furono massacrati dagli uomini del 7° cavalleggeri. Il massacro di Wounded Knee avrebbe posto fine per sempre al sogno della “danza degli spettri” e alle guerre indiane.
Dopo 60 anni di scontri la resa dei conti era infine giunta, le grandi mandrie di bisonti, la linea di frontiera ed il modo di vivere degli indiani d’America erano scomparsi per sempre.

Condividi l'articolo!