La costruzione delle sod house e la vita dei coloni

A cura di Sergio Mura

Una tipica, umile sod house
Gli indiani che popolavano il west vivevano spesso nelle infinite praterie dove c’era una cronica scarsità di alberi. Per costruire le loro capanne utilizzavano zolle di terra o di terra mista ad erba. Ne risultavano alloggiamenti robusti e stabili, freschi nelle estati torride e tiepidi nel gelido inverno.
I coloni americani che raggiunsero le praterie e le abitarono dopo i nativi usavano gli stessi poveri materiali disponibili in quei luoghi per edificare le loro casette rettangolari, le “sod house”. Quegli agricoltori realizzavano delle semplici zolle di terra erbosa che venivano estratte dal terreno umido per le piogge utilizzando delle zappe metalliche.
Una sod house è quindi una casetta rettangolare con pareti costruite con zolle di terra o torba, posate in strati orizzontali; non mancavano ovviamente alcune piccole finestre e un tetto, anch’esso ricoperto di zolle di terra o di paglia. Case simili erano assai comuni tra quelle edificate dai coloni delle grandi pianure. D’altra parte le più classiche alternative erano ababstanza improponibili in quei luoghi per via della grande penuria di alberi e persino di pietre.
Cosa significa la parola “sod”? Sod è lo strato superiore della terra, altrimenti comunemente detto torba, uno strato che include l’erba, le sue radici e il terriccio che resta aggrappato alle radici stesse. Nelle praterie questo strato di terra era assai più forte che in altre zone degli Stati Uniti.


Una famiglia di coloni davanti alla loro sod house

L’Homestead Act del 1862, alimentato dalla viva fede nel “destino manifesto” dell’America, unitamente alla fortissima espansione verso l’Ovest, incoraggiò circa 600.000 famiglie povere e talvolta diseredate a viaggiare verso il west dove le attendeva la terra promessa costituita da 160 acri di terreno quasi gratuiti.
Uno dei requisiti per ottenere un appezzamento di terra libera era proprio quello di costruire, entro sei mesi, una casa in cui vivere. Non era una cosa semplice. La vita dei coloni era molto complessa. La terra era praticamente priva di alberi e c’erano poche rocce o pietre. La mancanza di risorse naturali come legno e pietra costringevano i coloni a vivere in alloggi di fortuna, proprio quelli che vennero chiamati “sod house”, fatti con umilissimo tappeto erboso in zolle. D’altro canto, i coloni erano generalmente agricoltori ed avevano una grande familiarità con la lavorazione della terra. Nonostante ciò, inizialmente sperimentarono grandi difficoltà nella costruzione di case di buona qualità. Le sod house divennero presto un simbolo dello spirito pionieristico e della capacità di adattamento degli americani.


Una sod-house ancora abbastanza povera e incompleta

L’assenza di materie prime importantissime come il legno e la pietra, i coloni non ebbero altre soluzioni a portata di ingegno se non quelle già ampiamente sperimentate dagli indiani delle pianure. Molte tribù indiane native, Omaha, Mandan, Arikara, Pawnee, Otoe, Ponca, Hidatsa e Osage, vivevano egregiamente in capanne di terra (“lodge”) che avevano imparato a costruire con erba o zolle di terra. Chiaramente, gli uomini bianchi adattarono quei metodi alle loro esigenze, realizzando non delle capanne, ma delle vere e proprie casette. I primi pionieri che riuscirono a superare le molte difficoltà collegate all’edificazione di quelle case vennero chiamati “sodbusters.” I coloni tendevano ad usare meno legno rispetto alle tribù indiane native perché spesso erano costretti a stabilirsi troppo lontano dalle più vicine zone boschive.


Sui tetti potevano persino vedersi i bovini al pascolo

Le sod house venivano costruite lungo le grandi praterie del nord-ovest degli Stati Uniti, principalmente nei territori di Kansas, Minnesota, Missouri, Iowa, Nebraska, North Dakota e South Dakota.
Per costruire una sod house era richiesto un terreno ricco di radici erbose. I tipi di erba erano molti ed erano quasi tutti adattissimi: Buffalo grass, Indian grass, Blue Stem, Wiregrass, Prairie Cord Grass, Wheat Grass e persino prugna selvatica; tutti questi erano materiali ideali per la creazione dei “mattoni” per la costruzione di questo tipo di abitazione di terra.
La realizzazione di una casa nella prateria era richiesto circa un acro di torba. I tetti venivano realizzati con travi di cedro o di salice che venivano a loro volta ricoperte di zolle o di paglia che venivano fissate con l’ausilio di pali di cedro o di pioppo. Semplici serramenti di legno venivano posizionati nelle pareti e dotati, quando possibile, di vetri. Le porte erano comunemente costituite da tre o quattro assi unite da diverse traverse. Le pareti erano rese lisce con una vanga ed erano spesso intonacate con argilla e cenere e poi eventualmente imbiancate. Un foglio di carta bianca o tela pesante o di catrame veniva fissato alle travi del soffitto come copertura.


Ancora una sod house, stavolta completamente “fuori terra”

Una semplice casetta interamente fatta di zolle poteva essere costruito in circa una settimana di lavoro. Occorreva molto più tempo utilizzando solamente una vanga per scavare faticosamente la terra da cui tagliare i mattoni, ma nel 1838 un certo John Deere rivoluzionò l’agricoltura americana attraverso lo sviluppo e la messa in produzione di un particolare aratro in acciaio che ebbe il merito di semplificare il dissodamento dei terreni, consentendo anche il notevole miglioramento del processo di estrazione delle zolle per l’edificazione. Il costo finale della casa era di poco inferiore ai cinque dollari.
Non era raro che una famiglia di sei e persino dieci persone vivesse in una sola di queste case.


L’originale aratro inventato da John Deere

Originariamente il processo di taglio delle zolle e realizzazione dei era accompagnato dall’uso di una vanga o di un aratro di legno, ma si trattava di un compito difficile e faticoso. Come dicevamo prima, nel 1838 John Deere (1804-1886) inventò un aratro leggero e resistente, l’aratro d’acciaio, che ha avuto il gran merito di migliorare il processo di aratura ed estrazione delle zolle enormemente. Con l’aratro acciaio si tagliavano le zolle di torba in strisce che misuravano un piede di larghezza ed avevano uno spessore di circa 4 pollici. Queste strisce venivano suddivise in mattoni che venivano disposti mentre erano ancora umidi.
Prima di iniziare la costruzione vera e propria, era necessaria un’ampia e precisa ricognizione dei luoghi, alla ricerca del posto più indicato. Il posto migliore era in prossimità di un fiume o di un torrente e preferibilmente a ridosso delle collinette che fungevano da riparo dai venti.
Il manto erboso veniva tagliato vicino alla posizione in cui doveva essere costruita la casa, ripulendo la superficie e creando nel contempo una buona base di appoggio per i mattoni che andavano sistemati velocemente prima che si seccassero. I “mattoni” venivano disposti con l’impianto radicale in alto, in modo da consentire alle radici di crescere fissandosi nel mattone superiore e questo consentiva alla casa di avere una certa solidità e questa solidità veniva rafforzata dall’alternanza longitudinale e trasversale secondo cui le zolle venivano sistemate.
I serramenti in legno venivano collocati nel momento stesso in cui la costruzione del muro ne consentiva la sistemazione. Intorno ai telai degli infissi si disponeva della torba, ma nella parte alta si lasciava uno spazio che veniva riempito con stracci e questo serviva ad evitare che in qualche modo il peso della struttura potesse schiacciare le finestre e rompere i vetri che erano gli ultimi ad essere aggiunti.


L’interno di una casa di zolle

Le travi del tetto venivano aggiunte quando i muri erano in grado di sostenerne la struttura. Sulle travi veniva infine collocata la copertura di paglia o zolle.
La dimensione delle case di zolle era quanto mai varia, ma una misura media era di 16×20 piedi; al suo interno c’era normalmente una sola stanza che veniva a sua volta suddivisa in nuovi spazi con delle coperte appese al soffitto e lasciate cadere verso il pavimento.
Vivere in una casa di zolle era difficile, ma così tanto difficile che molti coloni non riuscivano ad adattarsi ad uno stile di vita necessariamente rigorosissimo e pericoloso e la metà di loro finiva, prima o poi, per tornare sui suoi passi, oppure si spingeva ancor più a ovest alla ricerca di condizioni migliori.
Tuttavia, molti di loro restarono, ben determinati a vivere delle propria terra, liberi come solo nel west era possibile vivere. Le pareti spesse e la capacità isolante del materiale da costruzione garantivano un buon isolamento dagli agenti atmosferici e dalle condizioni climatiche che nelle prateria americane erano talvolta estreme. Era facile mantenere una casa calda in inverno e fresca d’estate. Le case di zolle erano praticamente a prova di fuoco, un vantaggio estremamente importante per coloro che vivevano in zone dove l’incendio della prateria era un evento comune.


La preparazione delle zolle

L’evidenziata scarsità di legname poneva ai coloni problemi aggiuntivi. Per accendere il fuoco domestico e mantenerlo acceso ci si ingegnava com’era possibile, prendendo spunto dall’esperienza degli indiani che usavano lo sterco dei bisonti essiccato. Così fecero anche i coloni, affiancando a quello anche lo sterco dei bovini che allevavano nelle fattorie. Questo combustibile veniva chiamato “chip”. La casa veniva così scaldata, ma a causa dello sterco, si diffondeva anche una notevole puzza.
L’acqua era essenziale e se non c’era un fiume a ridosso della casa, se non era stato costruito neppure un pozzo, allora non restava che percorrere tutta la strada, talvolta diverse miglia, per raggiungere il ruscello più vicino. L’acqua veniva conservata in una grande botte vicino alla parte anteriore della sod house.
Dentro casa era complicato mantenere un minimo di pulizia e per le donne si trattava di un compito arduo. D’altra parte, lo sporco cadeva dalle pareti e dal soffitto, portando con sé gli insetti, i topi e talvolta persino serpenti. Sopra la stufa e nei dintorni del fuoco si sistemavano delle specie di coperture precarie che servivano proprio ad evitare che qualcosa di sgradito cadesse nelle pignatte in cui veniva cucinato lo stufato.


L’interno di una casa di zolle

Le donne di casa facevano del loro meglio per rendere la vita in quelle lande desolate e dentro le loro case più dignitosa e decente possibile; talvolta imbiancavano le pareti e piantavano fiori sui tetti delle loro casa di zolle, ma la vita era e restava assai difficile.
In genere i vicini di casa erano a miglia di distanza e questa distanza accentuava il senso di solitudine che in qualche caso sfociava in vere e proprie patologie di cui i coloni si ammalavano. E quando arrivava la malattia, quasi nulla poteva essere fatto, né si poteva contare – se non in rarissimi casi – sulla presenza nelle vicinanze di un medico o di qualcuno pratico dei rudimenti della medicina.
Una delle cose che facevano i coloni era piantare degli alberi, tanto che nel loro futuro c’era spesso la possibilità di relegare la sod house a fienile o stalla, sostituendola con una più comoda casa di legno.

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