In viaggio nelle terre del west

31/8
Nostra intenzione è arrivare in serata a Durango in Colorado. Lungo la strada raggiungiamo la marina di Wahweap passando per la Glen Canyon Dam, la grossa diga che sbarra il fiume Colorado e che ha creato il lago artificiale di Powell.


La diga sul lago Powell


Il lago Powell

Con una barca vogliamo raggiungere il “Rainbow Natural Bridge”, l’arco in pietra più grande del mondo. Alla marina ci dicono di attendere sino alle 12.30. Noi siamo già lì alle 9.00 e francamente l’attesa di tre ore e mezza è eccessiva. Rinunciamo e allora ripartiamo in direzione della Monument Valley.


Capanna al Navajo National Monument


Navajo National Monument

Lungo la strada ci fermiamo ad ammirare il “Navayo National Monument”, una sorta di Mesa Verde in piccolo. Trattasi delle case degli indiani Anasazi costruite in grosse caverne per difendersi dagli attacchi delle tribù predoni.


Verso la Monument Valley

Arriviamo alla Monument Valley accompagnati purtroppo dalla pioggia. Non facciamo tutto il percorso in considerazione della pioggia e del fatto che già c’eravamo stati nel viaggio precedente.


La Monument Valley (Utah)

Riprendiamo il viaggio e puntiamo decisi verso Durango non prima di aver fatto un salto (siamo di strada) al cosiddetto “Four Corners”, l’unico punto degli Stati Uniti dove si incontrano quattro Stati: Utah, Colorado, Arizona e New Mexico.


Four Corners


La foto ricordo di Fernando

La gente si diverte a mettersi carponi con le mani e con i piedi a toccare gli angoli dei quattro Stati. Anche Fernando lo fa, come si può vedere dalla foto. Arriviamo a Durango nel tardo pomeriggio, mangiamo qualcosa e poi prendiamo il motel.

1/9
Ci alziamo molto presto con l’intenzione di prendere il trenino da Durango per Silverton (Colorado).


La stazione di Durango

La ferrovia si snoda lungo un percorso che attraversa luoghi incontaminati e selvaggi. Il treno va molto piano perché i binari sono situati a volte proprio lungo il margine a strapiombo della montagna. Viene la pelle d’oca a guardare giù. Il treno è stupendo, molto simile a quelli che solcavano il west nell’ottocento.

Dopo tre ore e mezza siamo a Silverton (Colorado), una località che ha conservato molto di come appariva nel diciannovesimo secolo. Wyatt Earp ha gestito anche qui uno dei suoi innumerevoli saloon.


Silverton

Facciamo le solite foto, mangiamo qualcosa poi torniamo verso Durango sempre in treno. In città troviamo un ottimo ristorante (finalmente!!!) il cui proprietario, Guido, è italiano. Per la prima volta mangio qualcosa che si può definire cibo. Negli Stati Uniti si mangia e si beve malissimo e il popolo statunitense è un popolo malato. Torniamo al motel e io mi accingo a continuare il diario del viaggio. Domani sarà una tappa di trasferimento dal Colorado verso il Wyoming.

2/9
Partiamo da Durango e lungo la strada ci fermiamo (Colorado), dove nel è stato sicuramente sepolto Doc Holliday l’8 Novembre 1887.


Il Pionier Cemetery a Glenwood Springs


La tomba fittizia di Doc Holliday

Poi il luogo della tomba si è perso (….come si fa a perdere una tomba!!!). Si dice che il corpo di Doc sia stato preso dal padre e portato a Valdosta (Georgia). A suo tempo io ho scritto un articolo sul sito su questo fatto. Chi vuole può andare a rivedere. In questo cimitero è stato sepolto nel 1904 anche quel pessimo elemento del Mucchio Selvaggio che risponde al nome di Harvey Logan (Kid Curry). Ma anche di quest’ultimo si sono perse le tracce della tomba.


La tomba fittizia di Kid Curry

Nel west si sono perse le tracce delle tombe di molti desperados… vedi Billy The Kid e Bill Longley. Facciamo le foto alle pietre tombali, ma come ripeto quelle sono solo tombe fittizie. Lasciamo il cimitero e riprendiamo la strada verso Craig (Colorado) dove passeremo la notte. Domani entreremo nel Wyoming.

3/9
Partiamo di buon ora da Craig. Fatte poche miglia siamo nel Wyoming con l’idea di passare la notte a Pinedale, una cittadina non troppo distante dal parco di Yellowstone. Durante il tragitto facciamo una deviazione in direzione di “South Pass”, una località molto attiva al tempo della frontiera per le miniere nonché come punto di passaggio delle carovane di pionieri che andavano verso ovest.


South Pass

Calamity Jane ha passato molto del suo tempo in questa località come prostituta nonché come conduttrice di carri. Oggi è rimasto poco o niente di ciò che era una volta South Pass. Un cartello all’ingresso del paese dice: “South Pass, 4 persone, 3 gatti e 3 cani”.


Interni a South Pass

Facciamo le foto, poi ripartiamo verso Pinedale che raggiungiamo nel primo pomeriggio. Al cimitero locale facciamo una visita alla tomba di Walter Punteney, l’ultimo fuorilegge del Mucchio Selvaggio di Butch Cassidy arrivato a vivere sino al 1950. Sembra ieri, io avevo già quattro anni. Proprio accanto al cimitero c’è il museo dei Trapper, per la felicità di Fernando. Paghiamo il biglietto e facciamo le foto agli innumerevoli oggetti contenuti nel museo.


Il museo dei trapper

Dopodiché ci ritiriamo nel motel.
4/9
Partiamo di buon ora da Pinedale e arriviamo al gate del parco di Yellowstone dove paghiamo l’entrata con 50 dollari. Un po’ cara decisamente, ma le bellezze del parco ci ripagano l’onere della cifra sborsata. Creato nel 1872, primo parco del mondo, Yellowstone è un’altra delle meraviglie di questo fantastico paese. Foreste senza fine, fiumi, vallate lussureggianti, laghi, canyons e geyser sono quanto di più bello la natura abbia creato nel corso dei secoli. La prima meraviglia che vediamo è “l’Old Faithful”, un geyser che erutta ciò che ribolle nel sottosuolo ogni 75 minuti.


Old Faithful

In più di cento anni, il vecchio Old Faithful non ha mai tardato una volta all’appuntamento con i suoi ammiratori. Tutta la zona è come una grande pentola a pressione. Ma non ci solo i geyser.


Laghi con le acque dai mille colori prodotti dai batteri presenti, le cascate dei fiumi e le terrazze in calcare di Mammouth Hot Springs fanno di questo un parco unico al mondo. Incontriamo i bisonti più di una volta e udite udite… antilopi che pascolano tranquilli tra la gente a Mammouth Springs.

Fare il giro del parco è sfibrante poiché la strada è tortuosa e lunga. Usciamo dal parco e arriviamo a Cody quasi a sera. In città si respira l’aria del vecchio west.


Cody

Tutto qui è in funzione della leggendaria figura di William F. Cody, Buffalo Bill per la cronaca. Sul tardi mangiamo in un tipico locale western. Una grossa bistecca e la musica country rendono piacevole la serata. Fa freddo quando usciamo dal locale, ci salutiamo e ci ritiriamo nel motel per riposare. Domani raggiungeremo “Little Big Horn”.

5/9
Dopo aver lasciato il motel, ci dirigiamo verso “Old Trail Town” appena fuori Cody. Questa piccola pittoresca località è nata dall’assembramento di alcune cabine trasportate dai loro luoghi di origine. Sembra veramente di aver fatto un salto all’indietro di centocinquanta anni e di essere capitati d’un tratto in una vera città western.


Old Trail Town

Alcune di quelle cabine sono state trasportate da “Hole in The Wall”, la località sperduta nel Wyoming dove si rifugiava il Mucchio Selvaggio di Butch Cassidy. Siamo entrati in quelle cabine e mi è sembrato di sentire ancora la presenza di quei desperados.


L’interno di una cabina


La cabina originale del Mucchio Selvaggio

Proprio fuori le cabine ci sono alcune tombe. Una di queste è quella del famoso mountain man Jeremiah Johnston, quello che mangiava il fegato agli indiani uccisi. Chissà, forse è solo una leggenda.


La tomba di Jeremiah Johnson

In una delle tombe accanto è sepolto Jack Stilwell, quello che ha ucciso alla battaglia della “Beechers Island” il grande guerriero cheyenne Naso Aquilino nel 1868. Naturalmente scattiamo alcune foto. In una di queste si può vedere l’attore Robert Redford mentre porta la bara di Jeremiah Johnston verso l’Old Trail Town dove il corpo di Johnston viene di nuovo sepolto. Redford aveva interpretato il ruolo di Johnston nel film “Corvo rosso non avrai il mio scalpo”.


La tomba di Jim White


Un saloon

Lasciamo Old Trail Town per andare verso il Visitor Center del Buffalo Bill Museum dove ci sono cimeli, armi e vestiti della famoso personaggio.


Il Buffalo Bill Center

Finalmente partiamo da Cody per andare a Little Big Horn. Lungo la strada ci fermiamo ad ammirare quell’altra meraviglia della natura che è il “Big Horn Canyon”. Il Canyon è una visione di una drammaticità esagerata, una visione che fa sobbalzare il cuore e che provoca una emozione senza fine. Trattasi di una lunga e netta fenditura che, come tracciata da un rasoio, taglia la pianura creando profondità insospettabili. Le pareti assolutamente a picco e l’acqua del Big Horn River completano la visione irreale del Canyon.


Big Horn Canyon

Riprendiamo la marcia e arriviamo a Little Big Horn, la collina dove Custer ha portato a morire altri duecentocinquanta cavalleggeri assieme a lui. Io c’ero già stato, ma non gli altri viaggiatori che sono stati contentissimi di arrivare sin lì.


La collina di Custer

Fatte le foto, riprendiamo la marcia verso Sheridan dove ci fermiamo in uno dei motel della città.

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