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Le vivandiere della Guerra Civile

A cura di Renato Panizza

La figura della “vivandiera“, l’intrepida donna che porta il barilotto di liquore per rincuorare i combattenti con un sorso di acquavite e rischia la sua vita mescolandosi ai soldati per prestare loro i primi soccorsi, compare già nella Francia del XVII secolo e diviene in seguito personaggio caratteristico durante la Rivoluzione francese.
La vivandiera della metà del XIX secolo non deve essere confusa con una semplice aiutante che svolge mansioni varie, di cucina o di pulizia degli indumenti e del Campo; la vivandiera, che porta anche tabacco e rifornimenti di cibo ai soldati, è inquadrata ufficialmente nelle fila del Reggimento, veste una sua divisa di foggia femminile… e spesso è armata!
Marie Brose Tepe, detta “French Mary”A quel tempo l’Esercito francese era considerato dai più come tra i migliori del mondo e non c’era Reggimento del Secondo Impero di Napoleone III che non disponesse, per dirsi veramente al completo, delle sue “figlie”, delle Vivandiere.
I Reggimenti Zuavi erano famosi per le loro elaborate e vistose uniformi di foggia africana, per la qualità del loro addestramento e il valore sempre dimostrato in combattimento: erano “il meglio del meglio”.
E le loro vivandiere, con divise altrettanto sgargianti, li seguirono in Crimea, nella Campagna del Risorgimento nel 1859 con l’Esercito di Vittorio Emanuele II, in Messico…
C’erano nomi noti come Madame Jouay del 3° Zuavi e Antoinette Trimoreau del 2° Zuavi (che ricevette una medaglia al valore militare per aver salvato a Magenta l’Aquila del Reggimento); e Jeanne Marie Barbe della Guardia Zuava, anch’essa decorata durante questa battaglia.
Alle vivandiere era consentito seguire i soldati in combattimento (per questo erano armate), mentre le altre aiutanti di Campo non lo potevano fare.


Zuavi Francesi

Dal 1854 in poi le vivandiere vennero chiamate “cantiniere” anche se non si limitavano a servire bevande alcoliche ma anche cibo e tabacco; e prestavano le prime cure ai feriti.
La loro divisa (come anche avvenne negli Eserciti della Guerra Civile Americana in seguito) riprendeva quella del Reggimento di appartenenza, ma veniva ingentilita da abbellimenti tipicamente femminili quali piume e nastri colorati, grembiuli e ricami.
Una vivandiera Francese
I loro cappelli erano sempre di foggia civile e mai militari.
Non stupisce quindi che allo scoppio della Guerra Civile Americana , entrambi gli Eserciti, nordista e sudista, si siano presto dotati di Compagnie e anche di interi Reggimenti che vestivano zuavo, arrivando persino a premiare le unità che dimostravano miglior addestramento e qualità nel combattimento con uniformi zuave che erano importate direttamente dalla Francia o erano confezionate in patria in modo quasi identico all’originale o elaborate in modo simil-zuavo.
E’ interessante notare, a questo proposito, che moltissime delle uniformi importate dovettero essere allargate perché la “taglia media” del soldato americano era superiore a quella del soldato francese!
Così anche la tradizione di arruolare donne volontarie allo scopo di dotarsi della figura della “vivandiera” fu presto acquisita sia dall’esercito della Confederazione che da quello dell’Unione.
Tra i Reggimenti nordisti, il 114° Pennsylvania, Collis’ Zouaves , vestiva una tra le uniformi più simili a quelle degli Zuavi francesi: i pantaloni erano rossi ma meno larghi e con un cavallo più alto; la giacca corta e di color blu notte era finemente ornata di nastri rossi con forme a trifoglio; fez rosso e nappa gialla; panciotto blu, fusciacca e polsini azzurri rendevano particolarmente elegante questa figura di soldato.


Una vivandiera del 114° Pennsylvania

La sua vivandiera era altrettanto elegante ed appariscente:
la giacca era praticamente uguale, e vestiva una gonna blu notte, con un bel bordo rosso sul fondo, sopra i tipici pantaloni rossi; la cintura sopra la fusciacca azzurra era chiusa da una placca più grande e decorata; una camicetta bianca e un bel nastro azzurro sul cappello davano il giusto tocco di femminilità alla sua uniforme.
Ma l’elemento che la caratterizzava di più era il barilotto di liquore dotato di un piccolo rubinetto e… la pistola al fianco, chiusa nella fondina.
Questa era proprio la divisa di Marie Tepe che accompagnò il 114° Pennsylvania, ma non sappiamo se lei abbia mai usato quella pistola.
I soldati nordisti del 72° Pennsylvania erano Zuavi ma la loro uniforme era molto diversa per via del panciotto e dei pantaloni, piuttosto stretti, di colore azzurro (blu cielo).
Inoltre non avevano sempre il fez zuavo ma spesso un normale berretto blu. Caratteristica la corta giacca blu notte con molti bottoncini tra due passamanerie rosse .
La loro vivandiera vestiva interamente di blu notte e portava oltre alla pistola anche uno spadino su un fianco; la caratterizzava il berretto stile Rivoluzione Americana.


Zuavi di Coppens

Alcune vivandiere dimostrarono capacità spiccate nel curare i feriti e vennero dotate di fusciacca e di galloni verdi, proprio come i medici e gli infermieri del reggimento.
Molte di queste donne si arruolarono per seguire il proprio marito in guerra, ma lo facevano a loro rischio e pericolo e non solo per quanto riguarda la possibilità di essere ferite, uccise o (peggio!) prese dal nemico.
Il Capitano di un Reggimento di uomini di Fanteria del Tennessee che fu a contatto con il Reggimento zuavo sudista del 1° Louisiana, gli Zuavi di Coppens, scrisse a casa: “Billy si è terribilmente invaghito delle Vivandiere di Coppens… insiste perché io chieda di convertire la mia Compagnia in Zuavi e poter avere anche noi due di queste Vivandiere!”
In genere il numero di Vivandiere era stabilito in una o due per battaglione di fanteria, due per squadrone di cavalleria, quattro per reggimento di artiglieria e genio.
E’ evidente quindi che in America le Vivandiere ebbero così successo che tutti le volevano, non solo gli Zuavi!


Kady Brownell, servì nel 1° e nel 5° Rhode Island Infantry

Le Vivandiere al seguito dei Reggimenti venivano spesso descritte come donne forti, di robusta e sana costituzione, dalla pelle abbronzata per la lunga esposizione al sole; ma anche di carattere volitivo e battagliero.
Dopo la prima battaglia di Bull Run del Luglio 1861, in Virginia, si racconta che Lavinia Williams, una Vivandiera che era al seguito degli Zuavi sudisti di Wheat (le famose “tigri della Louisiana” di New Orleans) per raccogliere un po’ di denaro che le serviva per uno zuavo ferito che aveva in cura, tenne uno spettacolo in Sud Carolina.
French Marie
Il biglietto costava 25 Cents e lo spettacolo ebbe grande successo; Lavinia si esibì in vari numeri tra i quali emozionanti dimostrazioni di come si usava il coltello e altre tecniche di combattimento proprie degli Zuavi, che erano considerati maestri nell’adoperare la baionetta.
Così ne parlò un cronista del “Edgefield Advertiser” nell’Ottobre del 1861: “..è una donna dal forte aspetto… tutti erano protesi a guardarla nel suo vivace costume di soldato zuavo… e i ragazzini si accalcavano nel teatro… raccontava con estrema disinvoltura di come si ammazza uno Yankee col coltello… e altre cose simili…”
Le Vivandiere si trovarono a volte costrette a combattere, essendo in prima linea accanto ai loro uomini, e svolsero oltre al ruolo di dispensare “cicchetti” di liquore, cibarie e tabacco, anche quello di cuoche, assistenti e cantanti, ma anche spie e, talvolta, se molto giovani, di “mascotte”.
Questo fu il caso di Molly Divver che era una piccola orfana di nove anni che venne adottata dal 7° Reggiment New York State Militia.


Marie Tepe nei pressi di Cemetery Ridge, a Gettysburg nel 1863

Della cinquantina di vivandiere nordiste e della quindicina sudiste di cui si conoscono i nomi, sono pochissime le foto che si posseggono e molte sono state scattate alcuni anni dopo la guerra.
La consuetudine di tenere Vivandiere fu adottata presto anche da Reggimenti non zuavi.
Un aspetto curioso e interessante è che sono state scoperte uniformi originali di Vivandiere Zuave con i pantaloni, che venivano indossati sotto la gonna, che erano formati da due parti cucite insieme: la parte superiore, che arrivava fino al bordo della gonna, era di cotone di un colore qualunque e la parte che spuntava sotto alla gonna (e che era l’unica parte che si vedeva), fatta di lana e del colore, rosso o blu, tipico dei pantaloni portati dai soldati del Reggimento di appartenenza.


La belga Catherine dei Volteggiatori francesi nel 1865 in Messico

Pare che le Vivandiere siano state viste in circolazione soprattutto nei primi due anni, ma sempre meno con il procedere della guerra, specialmente quando le campagne di guerra per i Nordisti si svolgevano sempre più lontano da casa. Infatti pare anche che molte Vivandiere se ne tornassero a casa in inverno per tornare tra i soldati solo ad inizio primavera.
Quando il Generale Grant assunse il comando nel teatro di guerra dell’Est, non volle più tenere Vivandiere e allontanò dai campi tutte le donne, svolgenti qualsiasi mansione.
Le Vivandiere “mascotte”, che erano bambine di 9 o 10 anni, non furono quasi mai viste sui campi di battaglia; mentre quelle adulte, specie se erano le mogli degli ufficiali o dei soldati, sì.
Una vivandiera re-enactor sudista
Fra le Vivandiere della Civil War, “French Mary” è la più conosciuta e fu tra quelle pochissime che rimasero in attività per tutta la durata della guerra.
Il suo soprannome presso i soldati si deve al fatto che Marie Brose nacque in Francia, a Brest, il 24 Agosto del 1834, da madre Francese e padre Turco. Il padre morì che Marie aveva solo dieci anni e così la madre decise di abbandonare la Francia e migrare negli States.
Si sposò a vent’anni con un certo Bernardo Tepe (detto Tebe) che faceva il sarto a Philadelfia e quando scoppiò la guerra, nonostante la volontà del marito, non rimase a portare avanti la loro piccola sartoria, ma volle seguirlo come vivandiera con il 27° Pennsylvania nel quale si era arruolato. Aveva 27 anni. Una notte però successe che alcuni soldati entrarono nella sua tenda e la derubarono. I ladri vennero presi e condannati: tra loro c’era anche suo marito! Marie non ne volle più sapere né del marito, né del suo Reggimento e si fece trasferire come Vivandiera nel 114° Pennsylvania Volunteers, gli Zuavi di Collis, nonostante le insistenze dei soldati affinché rimanesse tra loro.


Berretto di foggia militare e borraccia al posto del barilotto…

Le sue mansioni di Vivandiera consistevano, durante i momenti di vita al campo, nel cuocere i pasti, fare il bucato, rammendare e riparare i vestiti. Per tutto ciò veniva regolarmente pagata e poteva guadagnare 25 Cents in più al giorno quando le era richiesto di prestare servizio come infermiera o inserviente al Quartier Generale.
Ma il suo stipendio, che si aggirava sui $ 21,45 al mese, saliva quando il reggimento si spostava e lei, vestita di tutto punto con la sua bella e sgargiante uniforme zuava e il suo barilotto a tracolla, passava tra i soldati a offrire vino, sigari e tabacco da masticare, tutti generi che l’esercito non passava.
Se poi era riuscita a procurarsi del whisky, il suo commercio si faceva prospero perché poteva guadagnare anche $ 5 per ogni pinta (un po’ più di mezzo litro).
Marie era una donna forte, robusta fisicamente, e non si lasciava scoraggiare dalle difficoltà: si era procurata un vecchio mulo per riuscire a trasportare il suo armamentario di roba senza troppi problemi quando (spesso) si dovevano guadare dei fiumi.


La canzone di Lora Hudson per gli “Ellsworth’s Avengers” Zuavi di New York

Della sua presenza nell’Esercito c’è traccia nelle lettere che i soldati scrivevano a casa per parlare di lei, perché vedere una donna vestita in uniforme in guerra era una cosa che faceva sempre notizia.
A Fredericksburg, nel Dicembre 1862, dopo aver partecipato ad allestire l’ospedale da campo prima della battaglia che si profilava imminente, fu vista muoversi con coraggio tra i soldati che sparavano. E fu qui che si prese una pallottola in una caviglia e si guadagnò una coppa d’argento che gli venne consegnata dal Tenente Colonnello Cavada, con su scritto:
“A Marie per la nobile condotta sul campo di battaglia”.
E subito dopo ricevette una lettera dal Colonnello Collis, comandante del Reggimento, che la lodava e la ringraziava per il coraggio mostrato.
La vivandiera Juanita Leisch
Ma il coronamento della sua dedizione avvenne dopo la battaglia di Chancellorsville, nel Maggio del 1863, quando era tra le poche donne che ancora seguivano l’esercito.
Non solo contribuì fattivamente al lavoro nell’ospedale da campo, ma fu di nuovo vista in prima fila vicino ai soldati che combattevano, a distribuire coraggiosamente sostegno e soccorso. Dopo la battaglia ricevette la “Croce di Kearney” al valore militare che vediamo al suo petto nelle rare foto che la ritraggono.
La sua presenza a Gettysburg, nel Luglio1863, è documentata da una fotografia che la riprende appoggiata a un palo nei pressi di Cemetery Hill, dopo che era stata nell’ospedale da campo dietro alla famosa collina “Round Tops” teatro di cruenti scontri.
Nei quartieri invernali, racconta un soldato, “…il gioco d’azzardo era molto diffuso e anche la “nostra” Marie, la cantiniera, si lasciò attirare a tentare la fortuna, ma invece di vincere continuava a perdere e dopo quest’esperienza, più povera di cinquanta dollari, non si lasciò mai più acchiappare e non la si vide mai più giocare!”
Nella Primavera del 1864 partecipò alla battaglia di Spotsylvania: “…sotto il tiro nemico, quando i proiettili che arrivavano mettevano alla prova anche i più saldi di nervi tra i nostri, lei si aggirava tra i soldati a soccorrere i feriti… la sua sottana era crivellata di buchi.” Così ne scrisse un ufficiale che la vide sul campo di battaglia.



Un completo per Vivandiera nordista

Si pensa che “French Marie” fosse presente con i suoi Zuavi anche durante la grande parata militare che si tenne a Washington D.C. nel Maggio del 1865 per festeggiare la vittoria, a cui seguì dopo pochi giorni lo scioglimento del reggimento. Marie si risposò con un veterano di Cavalleria del Maryland nel 1872, dal quale avrebbe divorziato nel 1897. Nel 1893 fu fotografata a una riunione per commemorare la battaglia di Fredericksburg. Visse da sola a Pittsburg, in Pennsylavania, gli ultimi anni della sua vita e nel 1901, a Maggio, forse anche provata dai reumatismi e dalla sofferenza della sua vecchia ferita, si tolse la vita bevendo un pesticida.