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Chippewa

A cura di Gianni Albertoli

L’avanzata Chippewa verso ovest, fino alle terre dell’Upper Mississippi, avrebbe interessato almeno due secoli di storia, questi indiani dovettero combattere aspramente i bellicosi Sioux per ritagliarsi i loro spazi vitali. La trattazione ci porterà fino all’alba del XIX secolo, quando la situazione cambierà anche notevolmente.
Dalle terre a nord dei Grandi Laghi, i Chippewa si sarebbero gradatamente stanziati sull’Upper Mississippi, gruppi anche consistenti si sarebbero infiltrati in quelle nuove terre per cacciare e continuare a commerciare con i bianchi, così continue guerre intertribali si sarebbero scatenate e i Sioux, antichi abitatori del territorio, dovettero combattere duramente contro i nuovi arrivati. La maggior parte dei Chippewa (“Saulteurs”) aveva abbandonato la missione di Chequamegon per prepararsi ad una nuova spedizione contro i “Scioux”; lo scoppio di queste ostilità avrebbe costretto i francesi ad interrompere le loro esplorazioni per almeno un decennio.
La prima menzione di questi indiani si trova in alcune Relazioni del 1640, dove si diceva che in prossimità della “Nation des Puans” (Winnebago) vi erano gli indiani “Nadvesiv” (“Nadowessioux”), “Assinipour” (Assiniboin) e “altri gruppi”. Nelle Relazioni del 1642 si affermava che gruppi di “Nadouessis” erano localizzati a “diciotto giorni di viaggio, a ovest e nord-ovest di Sault St. Marie”. I primi esploratori che entrarono nel loro territorio capirono subito che i Dakota erano divisi in due grandi gruppi, gli orientali delle foreste e gli occidentali delle Pianure. Una più completa ed accurata classificazione sembra essere la seguente: 1. “Mdewakanton”, 2. “Wahpeton”, 3. “Wahpekute”, 4. “Sisseton”, 5. “Yankton”, 6. “Yankton”, 7. “Teton”; queste suddivisioni rappresentavano il “Consiglio dei Sette Fuochi”. I primi quattro gruppi costituivano gli “Isanyati”, o “Santee”, ovvero la divisione orientale di cui i Mdewakanton sembra costituissero il nucleo originario, con un loro particolare dialetto. Questi quattro gruppi abitavano il territorio del Minnesota. I Mdewakanton avrebbero occupato le terre lungo il corso del Mississippi, stabilendovi parecchi villaggi posti tra le Sauk Rapids e la foce del Wisconsin River. Il Le Suer ricordava gli “Eastern Dakota” come “Issati” e i Mdewakanton come “Mendeouacantons”. Gli Yankton e gli Yanktonai erano suddivisi in “Upper” e “Lower”, questi ultimi noti come “Hunkpatina”, il loro territorio si estendeva tra il Lake Traverse e il Missouri, nel Dakota orientale; anche questi gruppi avevano un proprio dialetto, affine a quello degli Assiniboin.


Falls St. Anthony, dipinto di Albert Bierstadt

Secondo le tradizioni Chippewa, li avrebbero incontrati per la prima volta a Sault St. Marie. Il Duluth (1678) e l’Hennepin (1680) incontrarono gruppi Dakota nella regione del Mille Lac, indicato dal missionario come “Lac Issati”, e nella sua mappa come “Lac Buade”; i due francesi probabilmente intendevano indicare i Mdewakanton, parte dei Sisseton, probabilmente tutti i Wahpeton e, forse, anche i Wahpekute. Comunque, l’Hennepin, nella sua mappa, localizzava gli “indiani Issati” (Mdewakanton) nelle zone del “Lac Buade”, gli “indiani Oüa de Battons” (Wahpeton) a nord-est del lago, gli “indiani Hanctons” (Yankton o Yanktonai) più a nord del lago, con gli “indiani Tinthonha, o Gens des Prairies Teton” a ovest, sull’alto Mississippi. Non sappiamo se queste localizzazioni siano esatte, però, abbiamo una dato certo, quello che i gruppi occidentali si attardavano ancora nelle regioni dell’Upper Mississippi, infatti, ben pochi gruppi avevano attraversato il fiume Missouri prima del 1750. Le guerre intertribali avrebbero continuato ad imperversare e le piste commerciali che portavano al Lago Superiore vennero bloccate; il compito di riaprirle sarebbe toccato a Daniel Greysolon, “Sieur du Luth”, meglio noto come “Duluth”, il quale, pur rischiando la vita (1679) avanzò nelle terre dei Chippewa e, infine, nei territori dei loro grandi nemici, “i fieri e intrattabili Scioux”. Altri materiali a nostra disposizione sono quelli relative alla figura del Carver, il quale, il primo maggio 1767, entrava nella “great Cave”, nel cuore delle terre Sioux, dove avrebbe incontrato due “grandi sachem” vestiti con i loro “simboli tribali”. Il Duluth avrebbe poi scritto: « Il 2 luglio 1679 ho avuto l’onore di portare le armi di Sua Maestà nel grande villaggio… dove nessun francese era mai stato ». L’arrivo dei bianchi avrebbe giocato un ruolo importante nel territorio. Stando alle fonti, i francesi avrebbero istigato alla guerra le due tribù per poi parteggiare apertamente per i Chippewa. Intorno al 1750 i Chippewa, muovendo dalle sponde del Lago Superiore, attaccarono e distrussero alcuni insediamenti Sioux. «Molto tempo fa i Mdewakanton Dakota vivevano intorno al Mille Lacs Lake, nel Minnesota centrale. Intorno al 1750 i nostri antenati vennero scacciati da un’altra nazione, gli Anishinnabe, e dovettero spostarsi nelle terre più meridionali». I Sioux vennero allora sconfitti e scacciati dal territorio. Il Daniel Greysolon, “Sieur du Lhut” (1679) registrava l’esistenza di circa 40 insediamenti “Scioux” nelle vicinanze, ma resta il fatto che l’avanzata Chippewa è accertata storicamente. A grandi linee questi indiani si mossero dalle zone di Chequamegon (“La Pointe”), erano Chippewa che appartenevano, probabilmente, al gruppo successivamente conosciuto come “Pillager” – si sarebbero spostati verso occidente. Il loro primo movimento fu quello di raggiungere il “Lac Courte Oreilles e il Lac Flambeau”, nel Wisconsin settentrionale, da dove si sarebbero diffusi ulteriormente verso occidente per attaccare il cuore delle terre dei “Scioux”, entrando così nel Minnesota per raggiungere il Mille Lacs. Nel frattempo, avanzando dalla Thunder Bay, altri gruppi Chippewa, alleati con i Cree e gli Assiniboin, occupavano il Rainy River scacciando i Sioux dal territorio posto sul confine fra l’Ontario e il Minnesota. Dopo tre giorni di battaglia i Dakota furono costretti ad abbandonare il territorio del Minnesota settentrionale (“Mille Lacs, Sandy Lake, Red Lake, Leech Lake, Cass Lake e Lake Winnebegosh”) per ritirarsi a sud; infatti, nell’anno 1780, non veniva segnalato alcun insediamento Dakota a nord del Minnesota River. Il 2 luglio 1679 il Duluth poneva la bandiera francese nelle “aree sacre dei Dakota”, nelle terre del Mille Lacs abitate da “selvaggi pagani”.
Il missionario, nei primi mesi del 1680 venne catturato dai “Scioux” nelle vicinanze del Lake Pepin, che l’Hennepin avrebbe chiamato “Lago delle Lacrime” a causa del trattamento a lui riservato; gli indiani lo avrebbero poi portato nelle zone del Rum River, cui il missionario dette il nome di “St. Francis”, e successivamente nell’insediamento del “Mille Lacs Lake”. Il Duluth (circa 1639-25 febbraio 1710) era un soldato francese che viene considerato il primo europeo ad aver esplorato le zone del Minnesota, avrebbe raggiunto la Nuova Francia nel 1674 e, quattro anni dopo, entrava nelle terre del Lago Superiore, dove trascorse l’inverno a Sault-Sainte Marie, raggiungendo l’estremità occidentale del lago nell’autunno successivo. Si sarebbe poi impegnato nel tentativo di riappacificare gli indiani “ HYPERLINK “http://en.wikipedia.org/wiki/Ojibwa” \o “Ojibwa” Saulteur” e le “nazioni Scioux”. Attratto dalle grandi esplorazioni, nelle terre occidentali avrebbe aperto postazioni di scambio sul Nipigon Lake e a Fort Caministigoyan, presso la foce del fiume Kaministiquia, sul Lago Superiore, nella Thunder Bay dell’Ontario (probabilmente 1684-85); infine avrebbe dato vita a Fort St. Joseph (“Port Huron”), tra i laghi Erie e Huron. Il Duluth sarebbe morto di gotta a Montreal, il 25 febbraio 1710. Questi Sioux da lui incontrati appartenevano alla divisione nota come “Mdewakanton”. Anche il Radisson, che sembra avesse appreso “almeno una infarinatura della lingua Dakota”, doveva sicuramente conoscere il nome di questo gruppo Sioux. Il primo termine ortografico menzionato nelle fonti europee era comunque “Naduesiu”, una variante dell’algonchino “Nadouess-iw”, un termine significante “vipere” in quanto nemici, e applicato loro dai Chippewa. Qualche tempo dopo il termine venne distorto dai francesi in “Scioux” e, infine, in “Sioux”. Padre Jacques Marquette ebbe modo di notare la loro indole guerriera, infatti li definiva gli “Irochesi di queste terre… ma meno perfidi degli Irochesi, in quanto non attaccano mai prima di essere assaliti…”. Moralmente erano ritenuti superiori a tutte le tribù stanziate più a est, erano conosciuti come indiani “magnanimi” che spesso “liberavano i guerrieri catturati in battaglia”. Queste pitture sembrano essere esagerate, ma non possiamo dimenticare che le fonti ne parlano troppo spesso, il che viene da chiedersi se siano veritiere. Quindi, i primi bianchi a visitare i Santee del Mille Lacs furono proprio il Duluth e l’Hennepin. Alcune osservazioni del missionario confermano altre fonti precedenti, “il trucco preferito dei Scioux” era “il pianto”. “Aguipaguetin”, il leader del gruppo che lo aveva catturato, “piangeva copiosamente nella speranza di convincere i suoi compagni a consentirgli di uccidere gli uomini bianchi”. Quando l’Hennepin venne portato al villaggio di “Izatys”, un “capo amichevole”, “Ouasicoudé” si sarebbe preso cura dei francesi, stanchi, affamati e con “i piedi e le gambe gonfie”.

I Sioux “ballarono intensamente per diverse notti”, specialmente “quando Aguipaguetin aveva ucciso un grande orso”. I Sioux parlavano spesso delle “Falls of St. Anthony” (“Cascate di St. Anthony”) e della grande caverna sotto di esse dove, stando alle loro tradizioni, viveva “Onktehi”, “la più grande divinità della regione dell’Upper Mississippi, che molti Scioux ritengono il creatore della Terra e di tutti gli esseri viventi”. L’Hennepin ricordava che, “I loro volti e i corpi erano sporchi di vernice, ogni guerriero era dipinto con il simbolo di qualche animale, animali appropriati per la storia familiare o selezionati in base alla loro fantasia. Alcuni avevano i capelli corti pieni di grasso d’orso e decorati con piume rosse e bianche. Altri avevano uccelli aggrappati al grasso dei capelli. Ballavano tutti con le mani sui fianchi…”. Poi continuava dicendo che, “… Sono moralmente superiori a tutte le altre tribù familiari ai francesi. Sono pari agli Iroquois nel coraggio e fanno tremare tutte le genti vicine anche se usano soltanto l’arco e le frecce. Questi indiani corrono più veloce degli Iroquois, non sono maleducati come gli Iroquois e non mangiano la carne umana dei loro nemici come gli Iroquois, e neppure bruciano i loro nemici”. In genere i Dakota non vennero accusati di torturare i loro prigionieri, resta però qualche dubbio sul fatto che i loro nemici non venissero bruciati, casi di questo tipo sarebbero stati accertati. Le fonti dell’Hennepin restano comunque piuttosto ambigue e, in alcuni casi, addirittura incredibili; numerosi studiosi ne sono convinti. Parlando dei loro riti religiosi, il missionario annotava che molti Dakota portavano sempre con loro “le ossa di un deceduto parente importante, ossa avvolte in pelli decorate con aculei di porcospino rossi e neri”, fra questi vi era anche il potente capo Aquipaguetin. Resta comunque il fatto che l’Hennepin rimane tuttora una delle fonti più preziose sugli antichi Sioux, e sembra essere ben più informato di altri esploratori. Il missionario ricordava che vi erano i “Tinthonha, gli Uomini della Prateria”, chiaramente i futuri Tetons, i quali si erano già spostati nelle grandi Pianure; gli “Oudebathon”, probabilmente i Wahpeton, e i “Chongaskethon”, probabilmente i Sisseton, anche se molti storici non concordano con questa identificazione. Il gruppo che l’Hennepin conosceva come “Issati” includeva i Mdewakanton ed anche i Wahpekutes; altri nomi appaiono nei suoi scritti, ma non sono identificabili. Riferendoci alle descrizioni del missionario, risalenti alla seconda parte del XVII secolo, il La Shea diceva: «…otto leghe sopra St. Anthony Falls, scendendo sulla destra si trova il fiume degli Issati, o Nadoussion (Rum River), che ha una stretta foce, ma che è possibile risalire a nord per circa 70 leghe fino al Lac Buade (Mille Lac)… Nelle zone del Lac Buade vi sono altri laghi e molti fiumi, sulle cui rive vivono gli Issati, i Nadouessans Tinthonha, o “Uomini delle Praterie”, il “Popolo del fiume Ouadebathon” e i Chongaskethon Dog, o Wolf Tribe (infatti, il nome “chonga”, presso queste genti, significava “cane” o “lupo”). In queste terre vivevano anche altri gruppi sotto il nome di Nadonessiou ». In queste terre “… gli Issati si distinguono dai Tinthonha (Teton), dagli Ouadebathon (Wahpeton), dai Chongaskethon (Sisseton) e dai Nadouessans (probabilmente i Wahpekute)”. A partire dal 1700, quando il Le Sueur entrava nelle loro terre, i Dakota divennero un fattore estremamente importante nella storia del nord-ovest. Il loro graduale spostamento verso occidente fu comunque dovuto ai continui attacchi dei Chippewa provenienti dall’est e ben riforniti di armi da fuoco francesi. Il Le Sueur si limitava a dividere i Dakota nei “Scioux d’occidente” e nei “Scioux d’oriente”, ma vi includeva gli indiani “Oudebathons e Chongaskethons” dell’Hennepin e un altro gruppo chiamato “Mendeouacantons”, indiscutibilmente i Mdewakanton. Il Newton H. Winchell ha cercato di ricostruire la geografia del Minnesota e gli indiani del territorio, avrebbe così preparato una mappa basata principalmente sulla storia e le tradizioni native, al fine di ricostruire la distribuzione delle bande Sioux ai tempi dell’Hennepin. Il Winchell localizzava i Mdewakantons nell’area del Mille Lacs e nelle zone più a est; i Wahpetons a nord e a ovest del Mille Lacs Lake; i Sissetons a nord dei laghi Cass e Winnibigoshish; gli Yanktons, divisi in due gruppi, uno tra il Leech Lake e il Red River, e l’altro nella “Pipestone area”; i Tetons intorno al Big Stone Lake e il Lake Traverse. Nessun riferimento viene invece riportato per i gruppi Wahpekutes e Yanktonais.
I Wahpekute (“wakhpe” “leaf”, “kute” “shooters in the leaves”) vivevano anche essi nelle zone del Mille Lac quando i primi francesi entrarono nel territorio (1678-80) ma, nel 1766, venivano ormai segnalati dal Carver sul fiume Minnesota. Durante il XVIII secolo tutti i Sioux si riunivano in primavera presso la “Spring Armadale Grove”, sul fiume James, nelle vicinanze dell’attuale città di Redfield (South Dakota), per una grande fiera commerciale che poteva coinvolgere anche mille o milleduecento tende. La fiera serviva essenzialmente per il commercio delle pellicce ed anche per rinsaldare i rapporti di sangue fra i vari gruppi. I Wahpeton erano probabilmente noti come “dwellers among leaves”. L’Hennepin li ricordava stanziati nelle zone del Mille Lac (1680), presso gli insediamenti dei Mdewakanton, dei Sisseton e dei Tetons, in particolare, nelle terre a nord-est del lago. La prima menzione degli indiani Sisseton risalirebbe all’Hennepin (1683), il quale affermava che nelle zone del Mille Lacs, e in quelle circostanti, sulle rive dei fiumi vivevano gli “Issati, Nadouessans Tinthonha (Teton), Oudebathon (Wahpeton), Chongaskethon (Sisseton) e altre tribù, tutte note sotto il nome di Nadouessiou”. L’Hennepin cadeva però in un grossolano errore quando, nella sua mappa, poneva questi gruppi nelle zone del Rainy Lake; comunque, nel 1689, i Sisseton vivevano nelle vicinanze degli insediamenti dei Mdewakanton, a nord-est del Mississippi e, qualche anno prima, nel luglio 1679, il Duluth li stabiliva nelle vicinanze dei Wahpeton. Nelle terre più a ovest del Missouri gli americani vi trovarono i Tetons, i quali rappresentavano più della metà dell’intera nazione, ed erano a loro volta divisi in sette gruppi, alcuni dei quali abbastanza grandi da essere considerati delle sottotribù di notevoli dimensioni. Il gruppo centrale era rappresentato dagli Yankton e dagli Yanktonai, vicini occidentali degli “Issati” o “Santee”.
Durante il XVII e il XVIII secolo si ebbero dei profondi spostamenti di popolazioni, o meglio, l’arrivo di nuove genti, nel Minnesota centrale e nel Wisconsin occidentale. I gruppi Dakota, antichi abitanti dei territori in questione, si spostarono in terre più a sud e a ovest quando apparvero numerosi gruppi di etnia Algonchina, provenienti da terre poste più a nord e a est, e note come “Chippewa”. Alcuni studiosi ritengono che questi nuovi arrivati avrebbero espulso i Dakota grazie soprattutto alle armi da fuoco, altri storici ritengono invece che il loro spostamento sarebbe stato causato dalla forte attrazione rappresentata dalle grandi Pianure occidentali. Secondo l’Hickerson, il conflitto Dakota-Chippewa, durante il XVII secolo, avrebbe portato alla creazione di una zona cuscinetto tra le foreste e le praterie; questa zona era molto ambita da entrambe le popolazioni ed era ricca di selvaggina. La creazione della zona cuscinetto sarebbe avvenuta nel periodo 1679-1760, ciò avrebbe costituito il nucleo degli studi di parecchi ricercatori. Fino al 1736 le due popolazioni furono impegnate a confrontarsi per mantenere il controllo del commercio delle pellicce nel Minnesota centrale e nel Wisconsin occidentale. Uno dei motivi principali dell’avanzata dei Chippewa era rappresentato da una eventuale situazione di pace con i nemici Dakota, l’alleanza avrebbe coinvolto lo scambio di merci francesi attraverso i Chippewa stessi, che diventavano così i grandi beneficiari di questi interscambi. In cambio, i nuovi arrivati, potevano cacciare in ricche terre appartenenti ai loro nemici di sempre. Comunque, nel 1736, sarebbe scoppiata una nuova guerra, la causa fu dovuta ai tentativi francesi di eliminare il ruolo di intermediari operato dai Chippewa, i commercianti bianchi volevano ora contattare direttamente i Dakota. « In effetti, i Chippewa di Chequamegon non avrebbero più avuto alcun accesso alle aree di caccia e di commercio poste a ovest, furono allora costretti a vivere in un territorio con scarse risorse di cacciagione offerte dalle povere terre delle foreste boreali che circondano la parte occidentale del Lago Superiore…». L’Hickerson affermava che le condizioni di pace tra i Chippewa e i Dakota si mantennero per tutto il periodo 1679-1736 ma, probabilmente, si dimenticava che spesso e volentieri i Chippewa dovevano prendere le armi per poter cacciare nel Minnesota, il che presupponeva che i Dakota interrompevano volontariamente i flussi commerciali dei loro nemici dell’est. Le spedizioni di guerra Chippewa provocarono la distruzione di parecchi insediamenti Dakota del Minnesota centrale e del Wisconsin occidentale ma, ancora non erano in grado di occupare stabilmente quelle terre, infatti, il controllo della zona neutra era ancora conteso e le spedizioni di guerra, da ambo le parti, si sarebbero susseguite l’un l’altra. Il grande problema sembra essere facilmente risolvibile e, principalmente, dovuto al fatto che le due popolazioni erano divise in diversi gruppi autonomi fra loro. Sostanzialmente l’Hickerson riteneva che sia i Chippewa che i Dakota fossero due tribù omogenee, ma questo non era sicuramente il caso di queste due genti. Le poche fonti a disposizione contengono parecchi episodi di guerra tra alcuni gruppi Chippewa contro alcuni gruppi Dakota, proprio mentre altri gruppi mantenevano la pace. E’ quindi possibile che i commerci intertribali sarebbero stati tra banda e banda, ma non coinvolgevano sicuramente tutti i gruppi. Inoltre, rimane sospetto il fatto che, stando all’Hickerson, i gruppi Dakota fossero dipendenti dai commercianti Chippewa, resta accertato che numerosi francesi erano già entrati, e continuavano ad entrare, nelle terre dei Dakota. La distribuzione geografica dei gruppi orientali dei Dakota è estremamente interessante. Stanziati a ovest e a sud-ovest del Lago Superiore verso la metà del XVIII secolo, questi indiani vagavano anche al di fuori di queste zone. Tuttavia, a partire dal 1660, gruppi Cree vivevano da tempo a nord del Lago Superiore e, intorno al 1680, venivano segnalati scontri tra i Dakota, i Chippewa e gli stessi Cree, ma anche con altri gruppi posti più a ovest. Anche se, fra i Chippewa e i Dakota veniva segnalata una temporanea pace (1679), i Dakota e i Cree continuarono a combattersi pur essendo divisi da una terra considerata neutrale. Dopo il 1716 i gruppi Cree, e i loro alleati Assiniboin, occupavano una vasta area a ovest e a nord-ovest del Lago Superiore; area che includeva anche la Rainy River Valley. Gli ufficiali francesi e i commercianti che esplorarono il territorio a ovest del Lago Superiore, sarebbero entrati in contatto con gruppi alleati dei Cree che ormai controllavano le zone del Rainy e del Woods Lake, allora ancora chiamato “Lake of the Christinaux”. Nel periodo 1717-21, il La Noue stava cercando di stabilire relazioni commerciali con i Cree del Rainy Lake (“Tekamamiouen”), per poi spingersi a ovest alla ricerca del “Mare occidentale”. In una lettera del 1720 al Ministero della Marina, il Governatore Generale, “Marquis de Vaudreuil”, avvisava che il La Noue stava cercando di stabilire una postazione a “Tekamamiouen”, nelle terre dei Cree; cercando inoltre di convincerli a portare le loro pellicce a “Kamanistigouya” e ad abbandonare i loro rapporti con gli inglesi della Hudson Bay. Il La Vérendrye riportava notizie interessanti risalenti al periodo 1729-36, quando nel territorio vagavano i Cree e i loro alleati Monsoni; il francese diceva che queste popolazioni erano ben radicate nel territorio di confine, e che loro fedeli alleati erano gli Assiniboin, stanziati più a occidente nelle regioni comprese fra il Red River e il Winnipeg Lake, dove combattevano i Dakota stanziati più a sud. A partire dal 1736, i Cree stavano orientandosi sempre più verso occidente seguendo gli spostamenti del La Vérendrye. Proprio in quell’anno sembra che alcuni gruppi Chippewa si siano riappacificati con i Dakota, ma alcune bande del Lago Superiore si sarebbero unite ai Cree e agli Assiniboin per attaccarli nel Minnesota settentrionale e nelle praterie occidentali; nel frattempo apparivano bande Chippewa sul fiume Vermilion, a est del Rainy Lake. Questa fu la prima referenza di indiani Chippewa che occupavano aree a ovest del Lago Superiore, era questo il primo movimento che anticipava quelli più estesi del tardo XVIII secolo.

Le terre del Rainy Lake erano state anticamente occupate dai Monsoni, ora giungevano i Chippewa e divampavano le guerre. Nello stesso periodo, il Governatore Generale, “Marquis de Beauharnois”, riportava al Ministero che un missionario ritornato alla postazione francese di Kaministiquia, a nord-ovest del Lago Superiore, aveva riferito che il Vérendrye era al “Grand Portage”. « … i Saulteur sono in Consiglio con un influente capo della zona il quale era disposto ad attaccare i Scioux del sud… cercai di dissuaderli ed allora richiesero la pace e poi dichiararono di raggiungere Montreal guidati dai capi di Point Chagouamigon… Sto cercando di prevenire eventuali attacchi portati da altri gruppi, quelli di Nipigon, Kaministikwia, Tecamamiouen, con i Monsoni, i Cree, e gli Assiniboin che stanno preparandosi per attaccare i Scioux … Il capo diceva che in primavera i Scioux sono solo buoni da mangiare e che per mano sua ne vuole uccidere abbastanza per nutrire tutta la tribù ».
Le guerre con i Dakota avrebbero portato all’organizzazione tribale di parecchi gruppi di cacciatori Chippewa, con la costituzione di nuove bande. Un attento esame delle documentazioni, tra il 1660 e il 1760, indicano chiaramente che le situazioni sopra elencate erano veritiere; ciò significherebbe che quegli anni erano frammentati da piccole e continue ostilità fra i Dakota e i Chippewa. Le “Relazioni” riguardanti gli anni antecedenti al 1660 sono limitate ma, per le notizie a nostra disposizione, possiamo affermare che i rapporti tra le due popolazioni erano sostanzialmente pacifici almeno fino al 1665. Infatti, una “Relazione” gesuita del 1657-58, contiene varie indicazioni sulle attitudini pacifiche tra i Dakota e i gruppi Algonchini che in seguito vennero assorbiti dai Chippewa. Negli elenchi delle tribù scoperte in quel periodo, e presenti nelle “Relazioni” dei Gesuiti, troviamo che, “… il settimo gruppo è chiamato Poualak o ‘guerrieri’, i quali hanno trenta villaggi siti a ovest e a nord di St. Michel. L’ottavo gruppo si trovava a nord-ovest, a dieci giorni di viaggio da St. Michel, questi avevano 40 villaggi abitati dai Nadouechiouek e dai Mantouek. Il nono gruppo era stanziato al di là dei Nadouechiouek, 35 leghe o giù di lì dagli Assinipoualak, o ‘guerrieri delle rocce’…”. L’Hodge identificava i Poualak e i Nadouechiouek come gruppi Dakota. Gli Assinipoualak erano indiscutibilmente gli Assiniboin e, infine, i Mantouek vennero identificati come “Algonchini” sia dalla Warren che dall’Hodge. I Mantouek possono essere identificati nei “Mundua” del Lake of the Woods, che furono decimati dai Chippewa e poi assorbiti; i sopravvissuti sarebbero gli appartenenti al clan “Marten”. Padre Gabriel Dreuillettes riferiva che – in una “Relazione” del 1657-58 – un gruppo Dakota, chiamato “Nadouechiouek” e un gruppo Algonchino, chiamato “Mantouek”, vivevano pacificamente ed in piena armonia. Dobbiamo inoltre dire che “la nazione” composta dai Nadouechiouek e dai Mantouek si differenziava dai gruppi Siouan dei Poualak e degli Assinipoualak. Già i primi Rapporti francesi collocavano i Dakota ai margini delle grandi Pianure; una Relazione gesuita del 1659-60 poneva i Poualak in una terra “… dove il legno scarseggiava”. Dalle fonti del Radisson, possiamo trarre un dato importante, ovvero che i Dakota e i Pauoestigonce combatterono al fianco dei francesi, nell’anno 1660, contro gli Irochesi. I Pauoestigonce, che erano alleati dei Dakota, venivano identificati dal Radisson come la “Nation of the Sault” ed erano quasi sicuramente i Saulteurs, identificati dall’Hodge come Chippewa. Lo stesso Nicolas Perrot riportava che i gruppi algonchini stanziati a Chequamegon e Keweenaw mantenevano relazioni pacifiche con i Dakota nel periodo 1661-65. Sembra che questo stato di pace abbia resistito per qualche tempo, infatti, sentendosi al sicuro da attacchi provenienti da ovest, i Chippewa di queste terre avrebbero intrapreso una campagna vittoriosa contro gli Irochesi – come riferito dal Perrot -, tornando poi “in trionfo a Chequamegon e Keweenaw, dove a lungo abitarono in pace”. La pace fra le tribù non viene comunque dipinta come di lunga durata, ovvero 56 anni, ma di breve durata, come d’altronde ipotizzabile. In una lettera del Duluth, scritta da Michilimackinac nel 1684, si diceva che alcune bande Chippewa si erano impegnate, l’anno precedente, in un attacco contro i Dakota. Il Duluth, nella stessa lettera, ricordava anche un attacco dei Dakota contro i Chippewa. « Ho ricevuto numerose notizie concernenti il numero di selvaggi che si stanno riunendo ad Achiganaga, molti stanno cacciando a Kiaonan (Keweenaw)… questa primavera vogliono attaccare nuovamente i Nadouecioux per vendicare la morte di un figlio di Onenous ». Le relazioni Chippewa-Dakota rimasero comunque piuttosto instabili e tendenti anche ad ostilità molto frequenti anche negli anni successivi. Nel 1693, il Le Sueur venne inviato a Chequamegon per cercare di mantenere la pace nel territorio, ma la motivazione principale della missione era rappresentata dal mantenimento dei rapporti commerciali con i Dakota. Una nuova guerra sarebbe scoppiata nel periodo 1730-40. Un Rapporto del 1696-97 riferiva che una banda Miami era stata assalita sia dai Chippewa che dai Dakota; però non è chiaro se entrambi i gruppi facessero parte della stessa spedizione di guerra. Un attacco convergente sulla banda Miami avrebbe potuto rappresentare un fatto insolito in quanto il Rapporto diceva che, “vi è grande confusione nel territorio e molte nazioni sono disposte a scendere in guerra”. Comunque, riferimenti diretti ai rapporti Chippewa-Dakota, nel periodo 1696-1718, sono molto carenti, specialmente dopo il ritiro di varie licenze commerciali nel Canada. Anche se abbiamo pochi riferimenti sulla situazione nel nord-ovest, non possiamo escludere altre ostilità fra i due gruppi. Ciò può essere dedotto dai rapporti dei Chippewa e dei Dakota nei confronti dei Fox. Il Wedel (1974) descriveva i Fox come uno dei nemici principali dei Dakota agli inizi del XVII secolo; tuttavia, il Winchell, nell’esaminare gli eventi, annotava rapporti poco chiari tra queste due popolazioni. Il Wichell affermava che spesso i Dakota combattevano contro i Sauk e i Fox ma, “qualche volta”, si ponevano al loro fianco per combattere i Chippewa e i francesi. Questo ambivalente comportamento sarebbe continuato per parecchi anni. Nel 1714 il Charlevoix ricordava che i Dakota si unirono ai Fox e che, nello stesso periodo, vi erano forti ostilità tra i Fox e i Chippewa; infatti, nel 1712, tre canoe di indiani Fox sarebbero state assalite da una spedizione di guerra dei Chippewa nelle zone di Detroit. Sembra che, a partire dal 1717, i Dakota siano stati spesso impegnati al fianco dei Fox; infatti, in quegli anni il Charlevoix ricordava una nuova alleanza tra le due popolazioni. Le relazioni tra i Fox e i Dakota sembrano solidificarsi a partire dal 1718. Nel frattempo, i francesi avevano ristabilito la loro presenza a Chequamegon e Kaministiquia, da dove poterono rilevare nuove azioni di ostilità fra i Chippewa e i Dakota. Nel 1718 i Dakota massacrarono 17 indiani presso Kaministiquia, questo attacco avrebbe allarmato i gruppi Chippewa di Chequamegon, i quali si prepararono a portare la guerra nel territorio nemico. Quando due ufficiali di La Pointe, il Pachet e il Linctot, accusarono i Dakota dell’attacco, scoprirono che in quel periodo erano strettamente alleati con i Fox. Apparentemente, in quel periodo, si sarebbero formate due alleanze ostili fra loro, la prima fra gli indiani di Chequamegon e Kaministiquia e la seconda tra i Fox e i Dakota. E’ probabile che il risultato di queste due alleanze siano state la continuazione delle ostilità esistenti fra i Chippewa e i Dakota. Le ostilità tra i Fox e i Chippewa erano endemiche in quel periodo e, soprattutto, durante l’anno 1724; i francesi dal canto loro cercavano con ogni mezzo di ristabilire la pace fra le due popolazioni. Sebbene non vi sia alcun riferimento ad una guerra Chippewa-Dakota nel 1724, i continui tentativi francesi di riappacificare i due gruppi erano in atto da tempo. In questo periodo, le due popolazioni sarebbero rimaste in pace, ma il La Verendrye citava, nel 1733, una spedizione Chippewa pronta ad attaccare nelle zone del fiume Assiniboine. Nel frattempo, giungevano altri Rapporti inerenti ad una possibile nuova alleanza tra i Dakota occidentali e i Fox, era l’anno 1736. Poco sappiamo su questa alleanza, ma dobbiamo dire che in quel periodo la dura sconfitta dei francesi, contro i Chickasaw del Tennessee, aveva aperto nuovi orizzonti politici nell’alto Mississippi. Probabilmente i gruppi occidentali dei Dakota stavano osteggiando l’avanzata francese nel territorio del Missouri. Secondo alcuni studiosi, le guerre del 1736 avrebbero portato ad una spinta espansionistica verso ovest dei gruppi Chippewa di Chequamegon e Kaministiquia. Dobbiamo però ricordare che in quel periodo i gruppi Dakota che vivevano nelle zone forestali erano sostanzialmente di piccole dimensioni, soltanto piccole bande occupavano allora le terre poste a sud e a ovest del Lago Superiore. Un censimento francese del 1736 ricordava soltanto circa 300 guerrieri Dakota nelle regioni boschive, poi ricordava che però almeno 2 mila guerrieri erano stabiliti più a ovest, nelle pianure e nelle zone intermedie. Questi dati ci indicano indiscutibilmente che il loro movimento migratorio verso occidente era già in atto da tempo. Un particolare esempio di tale situazione si sarebbe verificato proprio nel 1736, quando 21 francesi perdettero la vita presso il “Lake of the Woods” e nelle “Prairie Dakota”. In pratica, la vera ragione delle continue ostilità tra i Dakota e i Chippewa era rappresentata dall’avanzata commerciale francese a partire dal decennio 1730-40. Ora i Dakota potevano commerciare direttamente e i gruppi Chippewa venivano scavalcati, la loro posizione di intermediari era ormai distrutta, ora dovevano combattere. La situazione stava precipitando. Verso la fine del 1736 il conflitto prese fuoco, così, due anni dopo, i francesi dovettero intervenire e la situazione si risolse nel 1739, quando venne ristabilita la postazione di Fort Beauharnois. Pur essendo una situazione piuttosto precaria, sia i Chippewa che i Dakota inviarono guerrieri per affiancare i francesi nella loro guerra contro i Chickasaw. Un altro tentativo per ristabilire la pace venne fatto nel 1742, quando alcune tribù, tra cui i Dakota e i Chippewa, inviarono delegati a Montreal. Secondo le informazioni di padre Coquart, la tribù aveva soltanto intenzione di passare tranquillamente l’inverno, per poi, attaccare in primavera quando i nemici non avrebbero avuto alcun sospetto. I francesi fiutarono il nuovo pericolo e riuscirono a sventarlo. Ufficialmente, nel 1744, i Chippewa e i Dakota erano in pace ma, alcune ostilità continuavano. La pace venne riportata nel 1746, quando le fonti menzionavano buoni rapporti tra i Dakota e i Chippewa di Chequamegon; inoltre, questi ultimi erano ancora ufficialmente in pace, stando ai Rapporti militari, nel 1750 e nel 1751. Altri gruppi Chippewa non accettavano però tale situazione. I gruppi di Sault St. Marie, per esempio, si consideravano ancora in guerra con i Dakota e, nel 1751, stavano pianificando azioni di guerra contro i loro nemici. Secondo l’Hickerson, i gruppi Chippewa che si muovevano nell’entroterra del Lago Superiore, contro i Sioux, erano quelli di Chequamegon e Kaministiquia, ma le fonti sembrano non concordare. I gruppi di Sault. St. Marie, e probabilmente anche quelli del lago Ontario e di Michipicoten, avrebbero attaccato i nemici dell’ovest nonostante i Chippewa di Chequamegon fossero allora in pace.
Nel 1760, alla fine della dominazione francese nel Canada, un gruppo di circa 12 mila indiani, inclusi i Chippewa, i Dakota e i Cree, vengono riportati come guerrieri al fianco delle truppe francesi nella disperata difesa di Quebec. Nel frattempo, la situazione non era migliorata e i rapporti stavano peggiorando sensibilmente. Il ruolo delle armi da fuoco avrebbero avuto significative implicazioni nelle relazioni tra le due popolazioni nel periodo 1660-1736. Generalmente si diceva che il loro possesso dava grandi vantaggi, ma allora diventa difficile spiegare il fatto che i Dakota dipendessero commercialmente dai Chippewa; sembra inspiegabile che questi ultimi fornissero armi da fuoco ai loro nemici. Quasi sicuramente i Dakota avevano fonti di approvvigionamento diverse. Tra il 1680 e il 1760 i Dakota potevano accedere facilmente alle mercanzie europee attraverso i “trading posts”, i “coureurs de bois” e tramite altri indiani, specialmente quelli delle Pianure centro-meridionali. Qualche anno prima, nel 1693 il Le Sueur venne inviato a Chequamegon per stipulare l’ennesima pace tra i Sioux e i Chippewa, ma il suo compito doveva anche valutare una nuova postazione sul Mississippi, nelle terre dei Dakota. Il problema rappresentato dai Fox avrebbe creato seri problemi, ma le postazioni nelle terre dei Dakota continuavano però ad essere importante per stabilire la pace fra loro e i Chippewa, ma anche fra i Dakota e i loro nemici Cree ed Assiniboin, i quali vagavano nelle terre inesplorate della “Boundary Waters Region”. Così, una nuova Compagnia si mosse verso ovest nel 1731, doveva rimettere in funzione i commerci a Fort Beauharnois; Linctot, il comandante, avrebbe poi costruito Fort Linctot passandovi l’inverno, per poi spostarsi a Fort Beauharnois in primavera. Nel 1739 il Marin riportava che vi erano ottime condizioni per stabilirvi una postazione commerciale, però non faceva alcuna menzione di una postazione presso la foce del fiume Wisconsin. In ogni caso, i Dakota non avevano apparentemente una postazione commerciale nell’anno 1742, infatti avrebbero richiesto ai francesi la creazione di una postazione. Le postazioni francesi nelle terre dei Dakota sarebbero state costruite in tre periodi storici: dal 1683 al 1702, dal 1727 al 1739 e dal 1750 al 1756. Il periodo più lungo fu indiscutibilmente il primo. Il Duluth, il Perrot e il Le Sueur mantennero posti di scambio nelle terre dei Dakota per circa 19 anni ma, al contrario delle affermazioni di alcuni studiosi, sembra proprio che i rapporti fra i Chippewa e i Dakota non fossero idilliaci. Il Joseph Marin rappresenta un personaggio sicuramente interessante, avrebbe commerciato nelle terre dell’ovest per parecchi anni, specialmente nel periodo 1753-54; ed avrebbe visitato gli indiani del territorio nello stesso periodo dei La Vérendrye. Joseph Gaultier, Sieur de La Vérendrye, aveva seguito le orme del padre Pierre, esplorando le Pianure dell’ovest fino alla sua morte, avvenuta nel 1749. Il Joseph fu quello che tenne i diari del padre del 1742-43, ma un altro personaggio importante fu Joseph de la Margue, Sieur Marin. Già nel 1719, il padre del Marin aveva iniziato ad esplorare le terre dell’ovest e, nel 1729, era stato inviato dal Governatore Beauharnois sull’Upper Mississippi per “completare la sottomissione delle tribù occidentali” alla fine della “Seconda Guerra dei Fox”. Il figlio, Joseph, nel 1749 era a La Pointe con il compito di pacificare le tribù del territorio; due anni dopo raggiunse l’Upper Mississippi per scoprire nuove popolazioni sconosciute ai francesi. Il Marin sarebbe entrato in contatto con i Fox, i Sauk, i Winnebagoes, i “Sioux dei laghi”, i “Sioux delle praterie”, i Menominee e gli Illinois.

La costruzione della postazione doveva servire a controllare la “grande tribù Scioux”, al fine di convincerla ad aumentare i commerci con i bianchi. Il francese si mise in movimento nel giugno 1750, lasciando suo figlio a La Pointe, il cui compito era quello di controllare gli indiani Chippewa. E’ probabile che la postazione costruita dal Theodore Lewis nel 1885, presso il Red Wing, sia stata sovrapposta al Fort La Jonquière del Marin. Il più anziano dei Marin sarebbe poi morto nel 1753. Il giovane avrebbe operato nel territorio a partire dal 17 agosto 1753, a Mackinac, e sarebbe entrato in contatto con gli indiani della Green Bay, stabilendosi per qualche tempo presso i Menominee, da lui chiamati “Folles Avoines”. In seguito avrebbe esplorato le terre dei fiumi Fox e Wisconsin per poi raggiungere il Mississippi dove, il 15 settembre, entrava in contatto con i Sauk i quali, erano inviperiti con gli Illinois che, qualche tempo prima, avevano massacrato un uomo e due donne della tribù, e un francese chiamato “Amiot”. La situazione avrebbe convinto il francese a stabilirsi fra loro per l’inverno onde evitare nuove ostilità fra le tribù. Le intenzioni del Marin erano comunque rivolte agli indiani Cree, i quali rappresentavano un serio problema per i francesi; questi bellicosi indiani, stando al Lacroix, dovevano stipulare la pace con i loro nemici Sioux; nel frattempo, il Marin invitava questi ultimi a liberare due prigionieri Cree. Il Lacroix era sicuro che i Cree avrebbero partecipato al Consiglio di Pace, ma temevano agguati da parte dei loro nemici Sioux. La situazione non sarebbe comunque migliorata e gli scontri sarebbero continuati nonostante la liberazione di due prigionieri. Il Marin avrebbe poi inviato un trader di nome “Houl”, con “tre canoe cariche di regali”, per andare nei villaggi Sioux, avrebbe raggiunto le terre del fiume Crow Wing – che i Sioux chiamavano “Pine River” – alla ricerca degli Yankton. Gli Yankton erano proprio nel territorio quando il Marin lo avrebbe esplorato; ancora una volta le intenzioni dei francesi erano quelle di porre fine alle guerre con i Cree. Il 17 settembre il Marin riportava il nome di un certo “La Fantaisie”, il quale era stato inviato lungo il corso del “River of the Mascoutens”, un fiume che sfocia nel Missouri “12 leghe” sotto il Rock River. L’identità di questo fiume è ancora incerta. Le antiche mappe francesi indicavano gli indiani Oto come “Mascouten Sioux” e chiamavano “Fiume dei Mascouten Sioux” il Minnesota River. E’ però probabile che il fiume che si butta nel Mississippi, nel punto indicato dal Marin, sia stato il Des Moines. Nel 1752 il Legardeur de St. Pierre – comandante a La Pointe nel 1729 e a Fort Beauharnois nel tardo 1737 – ordinava l’apertura di una nuova pista che portasse al “Sea of the West”, pista che conduceva al Lake of the Woods, al Manitoba, al Saskatchewan e, infine, al Pacifico. La spedizione non avrebbe dato alcun risultato, si sarebbe fermata nelle vicinanze del Lake Winnipeg per circa due anni. Nel luglio 1752 le fonti francesi annotavano che i “Sioux delle praterie” stavano pianificando una spedizione di guerra nelle terre dei Cree, mentre questi ultimi stavano preparandosi a combattere. Dalla sua postazione sul Mississippi, il Marin avrebbe cooperato con il St. Pierre inducendo i Mdewakanton, e “i loro alleati Sioux orientali”, a riappacificarsi con i Cree, ma anche con l’intento di invitare i gruppi Sioux orientali ad allearsi con i Cree per combattere i Sioux occidentali. I Mdewakanton promisero di inviare alcuni capi a Mackinac per incontrare i leader dei Cree. Fu in questo periodo che i Sioux liberarono i due prigionieri Cree nelle loro mani. Comunque, alcuni capi Mdewakanton raggiunsero Mackinac ma, per qualche ragione a noi sconosciuta, l’appuntamento con i capi Cree non ebbe luogo. Il 14 ottobre 1753 il Marin raggiungeva la foce del Wisconsin River dove avrebbe incontrato “Peminan con i Sioux dei Laghi”. Il Marin apprese da questi Mdewakanton che le bande delle praterie – probabilmente Teton – erano in guerra contro gli Illinois, ma ricordavano che i Chippewa avevano ucciso un Sioux, ma che non potevano attaccarli in primavera per mancanza di armi. I capi dicevano di aver inviato il “Calumet della Pace ai Chippewa” per chiedere spiegazioni sui loro atti di guerra visto che, “avevano fatto la pace con loro e gli permettevano di cacciare nelle loro terre”. Il giorno dopo si riunirono in Consiglio tutti i capi presenti – Sauk, Fox e Sioux -, il francese disse loro di trascorrere pacificamente l’inverno nelle terre tra i fiumi Turkey e Wisconsin poi, durante la notte, si accampò “quattro leghe più a sud”; infine, dopo aver pianificato le sue future operazioni, raggiunse la foce del fiume “Wapsipinicon”, e il “Makoakité” (“Maquoketa”) dove prevedeva che i Sioux avrebbero cacciato. Il fiume chiamato “Maquoketa” entrava nel Mississippi da ovest, nell’Iowa orientale, proprio tra i fiumi Turkey e “Wapsipinicon”. Il 26 ottobre il Marin rientrava nella sua postazione, che chiamava “Fort Vaudreuil”, probabilmente in onore a Pierre Rigaud de Vaudreuil, futuro Governatore Generale della Nuova Francia. Era un fratello di François Arnaud (“Marquis de Rigaud”), di stanza a La Baye (Green Bay). Nel 1759, il François Pouchot elencava gli indiani che commerciavano con i traders francesi, erano loro alleati e combattevano anche duramente nel corso della “Guerra dei Sette Anni”. Tra questi citava il Charles Langlade e il “la Verandrie” i quali erano in contatto con circa 1.200 indiani Cree, Sioux, “Folles Avoines”, Sauk, Chippewa e Fox; il Langlade aveva grande indiani su queste popolazioni, ma non sicuramente con i Cree, con i quali non venne comunque mai associato. L’anno dopo il Marin avrebbe esplorato le terre del fiume St. Croix, specialmente presso la sua confluenza nel Mississippi; avrebbe passato l’inverno sul Sunrise River dove, “… fu per me una notevole perdita, in quanto ero stato privato di tutte le mercanzie che avevo a disposizione per commerciare con i Wahpeton, che si erano presentati con almeno 40 logge…”. Secondo il Marin, il La Vérendrye era seriamente intenzionato a contattare i bellicosi Cree, che stavano terrorizzando il territorio con le loro continue incursioni; questi indiani, stando agli informatori Sioux, svernavano preferibilmente sul Leech Lake; nello stesso periodo il Marin invitava l’Houl a contattare assolutamente gli Yankton, molto importanti per il commercio francese. E’ chiaro che il Marin e il La Vérendrye stavano cercando di stabilire i confini delle loro terre, dove ognuno di essi poteva commerciare tranquillamente con i nativi. Il 2 dicembre giunsero a Fort Vaudreuil quattro Sisseton inviati dai loro capi, erano seriamente intenzionati a stipulare una pace con i Cree; sarebbero venuti a conoscenza del fatto che gli Yankton erano già entrati in contatto con il La Vérendrye. I Sisseton erano convinti che i francesi stavano cercando di ingannarli, affermando che gli Yankton avevano già raggiunto le praterie con “un centinaio di persone e 60 logge”; comunque, ottennero il permesso di presentarsi in gran numero a Fort Vaudreuil, dove il Marin li avrebbe incontrati volentieri. Il 4 dicembre riapparve Peminan, portava la notizia che aveva individuate un villaggio Sioux “molto lontano e con circa 200 logge”; diceva che sarebbe stato in grado di portarli con lui anche se, erano probabilmente indiani Yankton che si stavano spostando nelle grandi praterie, presso “le forcelle del Cotté de Missouri”. In dicembre, 19 logge Sisseton si stabilirono nelle vicinanze della postazione del Marin. Il 20 giugno 1754, il Marin lasciava il forte per dirigersi a Mackinac.
Comunque, nelle terre dei Dakota si era sviluppato un fiorente commercio e le annotazioni del Perrot, del La Potherie e dei traders del Le Sueur lo indicavano chiaramente su tutto l’alto corso del Mississippi. Il “Carver’s Journal” diceva: « Le bande Naudowessee possono mettere in campo circa 300 guerrieri. Sono continuamente in guerra con i Chippeways, gli indiani Illinois, i Pawnees sul Missure (Missouri River) e gli Asnibboils. Ogni anno vendono schiavi Pawnees e Asnibboils ai traders, e sono diventati famosi per richiedere in cambio di uno schiavo una gorgiera fatta di sole conchiglie di mare ». Il ruolo dello schiavismo indiano nella regione dell’Upper Mississippi non ha ricevuto grande attenzione da parte degli studiosi, eppure avrebbe giocato un ruolo importante nei commerci delle Pianure. Gli schiavi venivano offerti come, diciamo, “offerte di pace”, ma soprattutto come forza lavoro, come manodopera nelle zone meridionali del Canada; nei territori più meridionali, in Louisiana, sembra che la manodopera nativa non dava grandi garanzie, infatti, due schiavi negri potevano venir scambiati con almeno tre schiavi nativi. Il Bienville avrebbe cercato di razionalizzare il mercato degli schiavi affermando che gli schiavi indiani andavano bene soltanto nelle loro terre originarie. Un misero destino sarebbe toccato a “Kiala”, un capo dei Fox, grande nemico dei francesi, catturato e deportato nella Martinica intorno al 1734. Nel frattempo, parecchi traffici illegali provenivano dal sud, in particolare dalla Louisiana e gruppi di coureurs de bois continuavano a raggiungere i Dakota per commerciare, provenivano proprio dal sud. Il La Harpe ricordava ben due spedizioni canadesi sull’Upper Mississippi, da dove discendevano il fiume partendo dalle terre dei Dakota, per spingersi nell’Illinois. E’ accertato che parecchi “coureurs de bois” seguirono lo stesso percorso e, nello stesso anno, visitarono i villaggi degli Illinois per poi scendere ancora più a sud per commerciare a Biloxi. Non vi è alcuna traccia di guerre negli anni successivi, fatta eccezione per un Rapporto del La Vérendrye risalente al 1744.

In una lettera dell’anno 1700, il Calliers scriveva al Tonti (il “the younger”) invitandolo a recuperare i coureurs de bois di Michilimackinac, il francese sarebbe soltanto riuscito a portarne una ventina, i restanti 84 preferirono rimanere nel territorio per unirsi ad altri 30 coureurs de bois che, con 10 canoe, sarebbero scesi a Biloxi per commerciare. Il Calliers avrebbe poi nuovamente ricordato che altre 10 canoe sarebbero discese a sud provenendo dal Canada. Molti “coureurs de bois” restarono in Louisiana e quando, nel 1718, l’Illinois venne annesso alla Louisiana, iniziarono a commerciare con i Dakota, rifornendoli di armi da fuoco, specialmente pistole, polvere da sparo e altro. L’Hickerson diceva che i Chippewa erano i principali fornitori di merci europee ai Dakota prima del 1736. Tuttavia, non tutti gli studiosi sono concordi con questa tesi. Esisterebbero comunque alcune segnalazioni su rapporti commerciali tra le due popolazioni, in gran parte concentrate intorno all’anno 1680. Molte poche referenze esistono nelle fonti sui rapporti commerciali fra i due gruppi negli anni successivi, specialmente dopo il 1696. Abbiamo a disposizione molte referenze sulle ostilità scoppiate tra i Dakota e i Fox nel XVII secolo ma, agli inizi del secolo successivo, si sarebbero sviluppati amichevoli rapporti tra queste due tribù.


Winnebago

Questi ultimi avevano operato “azioni di brigantaggio” lungo il corso del Fox River nel periodo 1680-1710, la loro intenzione era quella controllare le vie commerciali che conducevano nelle terre dei Dakota. In effetti i Fox stavano cercando di creare una nuova via commerciale che, da Albany, attraversava le terre degli Irochesi per giungere sull’Upper Mississippi. Nel tardo 1696 il Frontenac prometteva ai Fox, “niente polvere da sparo e ferro ai Scioux, e se i miei giovani li riforniranno li castigherò severamente”. Una tale manovra, in un contesto di guerra, sarebbe stata vantaggiosa per i Fox, ma i rapporti tra le due popolazioni divennero più amichevoli per motivi sia politici che economici. I successivi rapporti commerciali tra i Fox e i Dakota indicavano chiaramente che i primi erano particolarmente interessati a diventare intermediari con i Dakota ma, erano comunque poco propensi a rifornirli di armi da fuoco.
A partire dal 1727 i documenti francesi mettevano spesso in risalto i problemi rappresentati dai Fox: « … questi selvaggi non lasciano passare nessun francese diretto nelle terre dei Scioux ». I Fox chiedevano pedaggi piuttosto pesanti ai viaggiatori, infatti, nel 1712, il Juchereau de Saint-Denis riuscì a passare pagando un pedaggio del valore di “mille scudi di beni”, per discendere in canoa il fiume. Tuttavia, stando agli studiosi, a partire dal 1714 le motivazioni politiche sarebbero diventate molto più importanti. Il Colden diceva che, nel 1715, i Fox stavano cercando di allearsi con gli inglesi ad Albany e, addirittura, cercavano di allearsi con i loro nemici Chickasaw. Le alleanze tra i Fox e gli Irochesi, e tra i Fox e i Dakota sono ben documentate in vari Rapporti dal 1714 al periodo 1740-50 in maniera abbastanza regolare; secondo i francesi i Fox stavano cercando di trovare terre ospitali in caso di una loro sconfitta militare. Secondo altri ufficiali, però, pur essendo in guerra, i Fox riuscivano ancora ad ottenere armi di fabbricazione francese. Viste le continue perdite umane, stando al Vaudreuil, i Fox dovevano continuamente attaccare altre popolazioni per recuperare il maggior numero di schiavi, specialmente giovani, che poi sarebbero stati integrati all’interno della tribù. Nel 1725 il Du Tisne, dall’Illinois scriveva che gli indiani Fox attaccavano tutte le genti del territorio in modo continuativo. Nello stesso periodo e, in particolare, a partire dalla metà del 1730-40 vari gruppi Chippewa avevano raggiunto il fiume Vermilion (Minnesota) e le terre a est del Rainy Lake; nell’estate 1736, queste terre vennero visitate dai traders del La Vérendrye. Le prime bande che entrarono nel territorio soffrirono le incursioni dei Dakota, ma poi, visto il continuo afflusso di nuovi arrivi la situazione cambiò e altri villaggi vennero costruiti. Tra i Dakota e i Fox si ebbe un riavvicinamento nell’anno 1696, quando il Boucherville e il Guignas dovettero riparare a Fort Beauharnois, nel 1728; i Dakota sarebbero però rimasti neutrali e negarono qualsiasi tipo di aiuto ai bellicosi Fox. La tribù aveva bisogno di una postazione commerciale nel proprio territorio infatti, l’Hocquart e il Beauharnois scrivevano al Ministro: « La postazione è assolutamente necessaria per mantenere ottimi rapporti con i Scioux e per tenere sotto controllo i Renards… ». Ritornando ai Chippewa, è accertato che quando i francesi iniziarono a trattare direttamente con i Dakota, i Chippewa riaprirono le ostilità. Indiscutibilmente, possiamo affermare che le ostilità Chippewa-Dakota furono endemiche nel periodo compreso tra il 1679 e il 1736 e che, inoltre, i Dakota non furono del tutto dipendenti dagli intermediari Chippewa. Nel frattempo, altri gruppi Dakota continuavano a spostarsi verso occidente, attratti dalle grandi Pianure. Il White individuava tre fasi di movimento dei gruppi Dakota verso occidente. « L’avanzata verso ovest si è svolta in tre fasi identificabili: inizialmente un movimento, durante il XVII e la prima parte del XVIII secolo, nelle praterie a est del Missouri; poi la conquista della regione centrale del corso del Missouri, durante il tardo XVIII e i primi decenni del XIX secolo; ed infine una avanzata a sud del Missouri intorno alla metà del XIX secolo… ». Il La Harpe descriveva gli indiani Sioux dell’ovest in questi termini: « Questi indiani non fanno uso di canoe e non raccolgono avena selvatica, si mantengono nelle praterie tra l’alto Mississippi e il Missouri ». L’Hennepin, nel 1680, venne visitato da quattro “indiani dell’ovest”, evidentemente Dakota delle Pianure, conoscevano la lingua dei gruppi dell’est e portavano pelli di castoro aventi una colorazione più grigia rispetto a quelle dell’est. Il Tabeau descriveva un “rendez-vous” dei Dakota Sioux: « Tutti gli altri Titons, che per vie diverse entrano nel cuore delle praterie, si trovano con altri gruppi fra i quali vi sono anche gli Yinctons del nord e del sud, i Scissitons e altri gruppi dei laghi e delle foreste. Questi “rendez-vous” spesso contengono 1.200 logge con almeno tremila guerrieri. Ogni uomo porta diversi articoli da commerciare, a seconda dei luoghi da cui proviene. Quelli che vivono sul fiume St. Peters forniscono armi, bollitori e altri articoli e ottengono dai Titons cavalli, tende di pelle, abiti di pelle di bisonte camicie e leggins di pelle di antilope ». Gli esploratori ricordavano anche alcune pratiche di questi gruppi, per esempio l’adulterio, che veniva colpito severamente, si poteva giungere a tagliare il naso e il cuoio capelluto della colpevole, proprio come venne notato dal Radisson e commentato da padre Lalemant, il quale ebbe notizie dal Groseilliers. « Presso i Nadwechiwec si possono vedere donne sfigurate alle estremità del loro naso, cui è stata tagliata la cartilagine in quella parte del viso. Sembrano le teste dei morti. Inoltre, esse hanno una parte rotonda del cuoio capelluto strappata via… Questa è la legge di questo paese, cui vengono sottoposte le donne colpevoli di adulterio, le quali portano sul viso la vergogna dei loro peccati ». Due esploratori francesi, il Radisson e il Groseilliers, entrarono in Montreal nell’agosto 1660. « Il giorno 17, il “ monseigneurs of petraea” raggiungeva Trois Rivières e Montreal con Monsieur de Charny e altri, con loro vi erano quattro indiani Oiochroinons (Cayuga). Essi arrivarono a Montreal il giorno 21 alle cinque di sera. Gli Outawats vi arrivarono il 19 e ripartirono il giorno dopo per recarsi a Trois Rivières il 24… Essi erano in trecento e il Des Grosilleres era in loro compagnia, l’anno precedente aveva visitato il loro paese… Il Des Grosilleres aveva passato l’inverno con la nazione dello “Ox” (“Titons”), affermando che erano molto numerosi e con circa quattro mila uomini, sono questi i Nadwesseronons ». Inoltre, il Radisson ricordava che gli indiani “Scioux” e i “Christino” (“Cree”) si stavano combattendo da lungo tempo. L’acquisizione del cavallo presso questi indiani non sembra essere chiara. La presenza del cavallo presso gli Yanktonai viene segnalata già nei primi mesi del 1692, ma ciò non significa che era già stato utilizzato e addomesticato. Comunque sia, nel 1707 gli Yanktonai ottenevano un cavallo dando in cambio un coltello; il Baptiste registrava che i Brulé ottennero i cavalli dagli Omaha negli anni 1708-09 e dagli Assiniboin nel 1709-10. Il commercio dei cavalli era sicuramente da tempo in atto tra gli Arikara e i Teton, spesso e volentieri i Teton razziavano cavalli nelle vicinanze dei villaggi Arikara. Il Tabeau descriveva la situazione molto chiaramente: « In questa stagione i Sioux giungono da tutte le parti carichi di carne secca, grasso, vestiti di pelle e altre merci.

Fissano come vogliono il prezzo di ciò che loro appartiene, ed ottengono in cambio quantità di mais, tabacco, zucche e fagioli. Poi si accampano nelle pianure vicine… e rubano cavalli per poi insultare le donne con ogni genere di insulto. Tutti i giorni portano via cavalli ai Ree ». Chiaramente, con gli Arikara i Dakota usavano sistemi “poco onorevoli”, infatti, stando al Lewis e Clark i Teton: « Gli Arikara commerciano parzialmente con i loro oppressori Tetons, con cui barattano cavalli, muli, mais, fagioli e una specie di tabacco che coltivano, ricevono in cambio armi, munizioni, bollitori, asce e altri articoli che i Tetons ottengono dagli Yanktons del nord e dai Sissatones, che commerciano con il signor Cameron sul fiume St. Peters. I Ricaras ottengono i cavalli dai loro vicini occidentali che li visitano frequentemente ». L’accesso alle vie commerciali si differenziava comunque tra i vari gruppi Dakota, ciò viene già segnalato nel 1701, quando il Le Sueur stabiliva Fort Huillier sull’Earth Blue River. Nello stesso periodo, i Dakota orientali erano seriamente intenzionati a mantenere il controllo sull’afflusso delle merci europee provenienti dall’est nei confronti delle popolazioni stanziate più a ovest. Ritornando alle grandi guerre tra le due tribù, sembra doveroso soffermarci a lungo sugli scritti del Warren. In queste terre, padre Hennepin, un missionario francescano, con due compagni – Michael Ako (Michel Accault) e Picard du Gay (Antoine Du Gay Auguel, “le Picard”), vennero catturati dai Dakota del Mille Lacs, ciò significava che, “in tale data, questa tribù risiedeva ancora nelle vicinanze del lago” (Warren), d’altronde, durante l’inverno 1777-78 i Dakota furono visti cacciare sul fiume St. Croix. Alcuni studiosi ritengono che sia stata l’influenza dei traders francesi ad indurre i Mdewakanton ad evacuare il territorio del Mille Lacs, “dove si ergevano le loro permanenti capanne di terra e dove riposavano i loro antenati”. Le tradizioni degli indiani Chippewa non concordano assolutamente con queste tesi, i loro antenati avrebbero scacciato i Dakota dal territorio e ciò viene confermato dai vecchi della tribù. Quando la guerra riprese con grande vigore, i Dakota erano stanziati in due villaggi, uno localizzato sul “Cormorant Point” e l’altro “all’uscita del lago”; un altro insediamento, “di dimensioni più limitate”, era sito più a sud, presso un piccolo lago collegato al Mille Lac dal Rum River. Questi villaggi erano composti da “capanne di terra, che si trovano ancora in uso tra gli Arikarees e altre tribù dell’Upper Missouri”. Alcuni studiosi affermano che i Dakota non avrebbero mai fatto uso di capanne di terra, come per esempio quelle degli Hidatsa, i quali, in tempi più antichi, avrebbero abitato le terre del Mille Lac. L’avanguardia dei Chippewa giunse all’alba a “Cormorant Point”, i guerrieri attaccarono furiosamente e lo scontro si concluse velocemente, “portando allo sterminio quasi totale degli abitanti”, ben pochi Dakota riuscirono a sfuggire alle mazze da guerra dei Chippewa, ma alcuni raggiunsero le canoe e si diressero velocemente verso l’altro grande insediamento. Ancora una volta i Chippewa attaccarono con tutte le forze a disposizione, i Dakota si “difesero coraggiosamente con i loro archi e le frecce spinate”, poi si rifugiarono nelle loro “logge di terra per sfuggire le armi letali dei loro nemici”. I Chippewa dovettero combattere aspramente, dettero fuoco ad alcune fascine di arbusti e poi le gettarono all’interno delle abitazioni, “… le fascine seminarono morte e sgomento”, i Dakota subirono perdite pesantissime e pochi sfuggirono al massacro, i più fortunati si dileguarono poi nelle paludi del territorio. Nelle vicinanze di un piccolo lago i Dakota dovettero combattere nuovamente, era “la loro ultima resistenza”, la battaglia si protrasse per “una giornata intera”; alla mattina del giorno seguente i Chippewa rinnovarono gli attacchi contro i gruppetti che erano riusciti a fuggire “lungo il fiume sulle loro canoe”. La battaglia si fece nuovamente cruenta e sarebbe durata ben tre giorni, alla fine i Dakota “… vennero spazzati via per sempre dal loro amato paese”. I vecchi Chippewa che raccontavano questi eventi, chiamavano “O-maum-ee” gli abitanti originari del Mille Lacs, affermando che vennero completamente sterminati. Altri Chippewa affermavano che questi indiani sterminati erano gli “A-boin”, o “Dakotas”, i quali avevano il loro insediamento principale su una penisola chiamata “Min-a-waum”, da allora vennero conosciuti come “O-maum-ee”. Collegando questi fatti con le affermazioni dei primi esploratori francesi, è chiaro che gli indiani “Mdé Wakantons” abitavano le zone del Mille Lacs, il che significherebbe che furono proprio i Chippewa a scacciarli dal territorio. Il Comandante francese dell’Upper Mississippi, Joseph Marin, nel 1753 scriveva che i Dakota si lamentavano continuamente degli attacchi dei Chippewa nelle zone di Crow Wing, questi attacchi si sarebbero protratti per circa un anno. In quell’anno, però, i Chippewa non avevano ancora preso possesso delle zone del Mille Lacs, ma ormai avevano insediamenti sul Sandy Lake. E’ molto probabile che il La Vérendrye abbia incoraggiato i Chippewa di Chequamegon a spingersi sull’alto Mississippi, dove la selvaggina da pelliccia era abbondante. Altre tradizioni Chippewa affermavano che i Dakota scacciati dal Mille Lacs avevano costruito un nuovo villaggio sul Rum River, lasciando definitivamente la regione soltanto intorno all’anno 1770 quando, una nuova spedizione dei Chippewa, avrebbe raggiunto l’alto corso del Mississippi per impegnarsi nella vittoriosa “battaglia di Crow Wing”.


L’avanzata dei Chippewa

Dopo la sanguinosa battaglia i Chippewa iniziarono ad occupare il territorio spingendosi sul Rice Lake e lungo il fiume St. Croix, e nessuna pace venne stipulata tra le due tribù. Le tradizioni ci indicano che questi eventi sarebbero accaduti intorno all’anno 1695. La battaglia del Mille Lacs avvenne però intorno all’anno 1755, quindi, circa quattro generazioni dopo quella data, se calcoliamo 25 anni ogni generazione. La storiografia sembra essere poco chiara ma, dalle fonti francesi, verso la fine del XVII secolo, i Dakota venivano localizzati nelle terre comprese tra il Leech Lake e la foce del Wisconsin River. I francesi, in questo periodo di guerre intertribali tra le due popolazioni, attraversavano continuamente i loro territori per commerciare, esplorare e negoziare la pace fra i Dakota e i Chippewa, molti traders avrebbero perso la vita per mano dei guerrieri di entrambe le tribù. Il commercio delle pellicce venne così posto in serio pericolo, i cacciatori di castori Dakota o Chippewa non potevano cacciare tranquillamente e molto spesso venivano massacrati dalle spedizioni di guerra che si aggiravano nel territorio. La pace venne alla fine raggiunta e le due tribù poterono cacciare liberamente nelle loro aree. Lungo il corso del St. Croix i cacciatori potevano ora muoversi liberamente, i francesi favorivano la pace e la cooperazione fra le due tribù, un caso analogo si ebbe nel 1754 con Joseph Marin, ma quando questi dovette ritornare a Quebec, le ostilità ripresero furiosamente. In quel periodo, molte donne Chippewa andarono in sposa a uomini Dakota, e viceversa, con i Chippewa che davano vita al loro primo insediamento nelle zone del St. Croix, per poi stabilirsi sul Rice Lake. Prima della battaglia, i Chippewa avevano valutato la consistenza numerica delle logge per rendersi conto della forza nemica, erano ben “trecento capanne” ma, alla fine, essendo talmente tante “i guerrieri non le contarono tutte”. Nel villaggio vi erano diversi gruppi Dakota, i Chippewa lo avevano capito “dai loro dialetti parlati”, ritenevano che fossero presenti gruppi “considerevoli di Sisseton e Yankton”, ma la loro forza guerriera era nettamente superiore e allora decisero di attaccare all’alba. Si “avvicinarono silenziosamente da una gola profonda, attraversarono alte scogliere che costeggiavano il lago” e si lanciarono all’attacco. Era una mattina ventosa, i guerrieri avanzavano e videro una donna Dakota, stava rientrando nella sua tenda; quando “sboccarono nella prateria non persero tempo”, gli assalitori si mossero per circondare il villaggio e, “quando il movimento venne completato”, in “perfetto silenzio si avvicinarono alle logge dei nemici dormienti”, fu allora che i cani iniziarono ad ululare, “ma non erano lupi gli assalitori”. Il terrore si sparse velocemente e “il grido di guerra venne emesso da centinaia di guerrieri assetati di sangue”. I Chippewa “scagliarono frecce e proiettili contro i fragili e indifesi tepee, grida e urla si sentirono all’interno delle logge”, era un attacco portato in modo deciso e “assordante”. Colti di sorpresa, i Dakota combatterono “in condizione di grosso svantaggio, le donne e i bambini corsero urlando verso l’acqua, saltarono in fretta sulle loro strette canoe e tentarono di attraversare il lago per raggiungere le sponde opposte”; il vento però aumentava continuamente e “spazzava il lago con una terribile tempesta”, le grandi onde rovesciavano le canoe e molte donne e bambini “fuggirono in una tomba d’acqua”. Dopo una lunga e strenua difesa i Dakota furono costretti a ritirarsi e, stando alle tradizioni, soltanto una trentina riuscirono a fuggire “sotto una grande roccia sporgente”, ma erano completamente circondati e “furono abbattuti uno dopo l’altro”. Questa battaglia avrebbe rappresentato uno dei maggiori eventi bellici della tribù Chippewa, tramandata di generazione in generazione. Dopo questo scontro la guerra si sarebbe rinnovata; molti matrimoni misti erano avvenuti ed ora altro sangue sarebbe stato versato anche fra parenti. Ora, molti uomini si separarono dalle mogli, ma sembra che i gruppi Chippewa del Rice Lake, e del St. Croix River, continuarono a mantenere relazioni pacifiche con i Dakota, proprio mentre “la guerra infuriava nelle altre parti del paese”. Infatti, è accertato che uno dei due figli, il maggiore, di un capo Dakota del Rice Lake, divenne l’indiscusso leader dei Chippewa del River Lake, conosciuto come “O-mig-aun-dib” (“Sore Head”), il figlio minore sarebbe diventato un capo di minore importanza, la cui banda viveva sullo Yellow Lake. Questi furono i primi due insediamenti permanenti dei Chippewa nelle terre del St. Croix River, di cui il secondo sarebbe stato costituito circa 40 anni dopo il primo. Il capo “Omig-aun-dib” aveva ben tre fratellastri tra i Dakota, i quali sarebbero diventati anche essi leader importanti grazie alla grande influenza del padre. Queste connessioni parentali avrebbero permesso ai due gruppi di vivere pacificamente per molti anni, anche se la guerra sarebbe comunque continuata, infatti, qualche tempo dopo, una spedizione di guerra Dakota avrebbe ucciso tre bambini sul Rice Lake. Uno di questi apparteneva al gruppo di Omig-aun-dib, impegnato allora nella caccia; al suo ritorno, visti i resti del bambino, “pur straziato dal dolore, il capo non pianse”, seppellì silenziosamente il bimbo e, la mattina seguente, salì da solo sulla sua “canoa di betulla”, procedendo “lungo il fiume verso il paese dei Dakota”.

Nelle zone di Point Douglas il capo scoprì un grande campo Sioux, dove alcuni guerrieri erano appena arrivati con gli scalpi dei tre bambini, avvicinandosi all’insediamento, Omig-aun-dib, sentì “i tamburi e i canti di gioia dei guerrieri, con giovani e vecchi che ballavano per celebrare l’impresa”. Continuò remando fino al centro del villaggio, i Sioux lo videro e venne subito riconosciuto, la sua canoa approdò sulla riva, e il nome di Omig-aun-dib “passò di bocca in bocca”; “i Dakota parlavano a bassa voce fra loro” mentre il capo Chippewa si “sedette tranquillamente sulla canoa fumando la sua pipa”. Una “lunga fila di uomini anziani, i capi del villaggio, lo riconobbero, alzarono la voce e piansero ad alta voce” di fronte al potente capo, alla fine “l’intero accampamento era in lacrime, un grande lamento”. I Sioux partecipavano al suo dolore, il capo in lutto venne portato davanti alla tenda principale, “chiese di entrare” e il capo villaggio disse, “Vieni tra noi parente mio, sarai trattato con grande onore”, il Chippewa rispose, “Sono venuto tra voi perché voglio che mi trattate come avete trattato mio figlio, perché lo voglio seguire nella terra degli Spiriti”. I capi Sioux erano addolorati, i loro guerrieri avevano ucciso il figlio di un loro parente di sangue, il quale “non aveva mai alzato il suo braccio armato contro la loro gente”. Omig-aun-dib avrebbe ripetuto la sua offerta di sacrificio nel pubblico Consiglio, ovviamente i Sioux rifiutarono e, con grande difficoltà, “fu indotto ad accettare le loro scuse”. Quando il capo ritornò al suo villaggio la guerra si sarebbe ampliata e cruenti scontri interessarono il territorio. L’avanzata Chippewa avrebbe comunque costretto i Dakota a spostarsi più a ovest, occupando le terre, fluviali e lacustri, presso le sorgenti del “Padre dei Fiumi”, il “Grande Fiume”, il Mississippi, da dove si rinnovarono gli scontri contro i Fox. Gli anziani della tribù riferivano che il ragazzo, che perse il padre combattendo gli “indiani O-dug-am-ees” (“Fox”), divenne un grande guerriero che non lasciò niente di intentato per vendicarsi e che, fu particolarmente temuto dai nemici della sua gente. La guerra, “per lui divenne lo scopo della sua vita… avrebbe ripreso il nome di suo padre, Bi-aus-wah”, il grande leader di guerra e, “il primo pioniere nel paese dell’alto Mississippi”. Dopo la morte del padre, si diresse a Fond du Lac, e poi ancor più a ovest, dove avrebbe riunito parecchi gruppi guerrieri per attaccare i Sioux al Sandy Lake. Bi-aus-wah ottenne l’ammirazione e la fiducia del suo popolo, portava sempre con sé la sua “mazza da guerra, il tabacco e la cintura di wampum”, invitando i guerrieri alla guerra contro i Dakota, per scacciarli dal Sandy Lake. Uomini provenienti da tutti i villaggi risposero all’appello e, “canoe cariche di guerrieri” giunsero velocemente a Sault St. Marie, Grand Portage e La Pointe, provenivano da tutti i villaggi dei Grandi Laghi occidentali. I Chippewa marciarono contro i Dakota e li trovarono “pronti e ben disposti a combattere” ma, dopo “una lotta severa”, armati con fucili dei “visi pallidi”, ebbero la meglio e costrinsero i nemici ad evacuare i loro insediamenti. Altri scontri si sarebbero succeduti negli anni seguenti, i Chippewa, ormai vittoriosi, si sarebbero stabiliti permanentemente nel territorio, insediandosi in un villaggio su un’isola del lago, per poi occupare anche le zone presso la foce dell’East Savannah River. Gradualmente continuarono a spingersi a ovest, conquistando nuove terre, poi si sarebbero spinti a nord ed anche a sud, alla ricerca di altri territori di caccia. Molti gruppi familiari del Lago Superiore, e dei gruppi settentrionali e meridionali della tribù si mossero velocemente per unirsi ai gruppi già stanziati a ovest. Il Sandy Lake (“Kah-me-tah-wung-a-guma”, significante “il Lago dell’Acqua Sabbiosa”), divenne il primo insediamento permanente Chippewa dell’Upper Mississippi. Fu proprio da questo villaggio che partirono le spedizioni di guerra contro i Sioux, i quali furono costretti ad evacuare le zone dei laghi Leech, Winnepeg, Cass e Red, senza dimenticare le terre del Gull Lake, del Crow Wing e dei Mille Lacs. Una ulteriore penetrazione Chippewa, presso le sorgenti del Mississippi, sarebbe avvenuta poco dopo la partenza del Joseph Marin (1754). “Esh-ke-bug-e-coshe fu a capo dei saccheggiatori, era un leader rispettato”, avrebbe dato parecchie informazioni importanti al Warren, facendocele giungere fino a noi. Il capo si sarebbe anche incontrato con le tribù dell’Upper Missouri, affermando che vi erano gli indiani “Gi-aucth-in-in-e-wug”, gli (“Uomini dei tempi Antichi”), ovvero i “Gros Ventres” dei francesi, gli Hidatsa. Il termine Chippewa corretto era comunque “Gi-autch-in-in-e-wug”, cui si doveva aggiungere “gaiat” (“Tempi Antichi”), il Warren avrebbe però confuso “tch” con “cth”. Comunque, il capo riferiva che gli Hidatsa erano stati costretti a spostarsi sul Missouri sotto la spinta dei Dakota Sioux. I “Gros Ventres” (Hidatsa) dissero ai capi dei Pillager che, “… i nostri padri hanno vissuto in capanne di terra e i pochi che sono rimasti nella zona hanno dovuto fuggire al coltello dello scalping e al flagello del vaiolo …”. In effetti gli Hidatsa vivevano in capanne di terra presso la foce del Flat Mouth e parlavano un dialetto del ceppo Siouan; avrebbero raggiunto il Missouri verso la fine del XVIII secolo, ma anche in queste terre sarebbero stati colpiti da devastanti epidemie di vaiolo. In quegli anni i “Kniste-no” (Cree) e gli “Assineboins” organizzavano parecchie spedizioni di guerra contro gli insediamenti degli Hidatsa e degli “Arickarees” e spesso i Chippewa venivano indotti a parteciparvi. I continui attacchi avrebbero obbligato gli Hidatsa ad evacuare i loro villaggi sulla riva orientale del Missouri e spostarsi più a ovest, “ponendo questo grande fiume tra loro e i più potenti nemici”. L’avanzata dei Chippewa fu veramente inarrestabile, guidati da Bi-aus-wah, potevano contare sul continuo afflusso di nuovi guerrieri provenienti dai numerosi insediamenti della tribù; dopo il Sandy Lake, i Dakota erano ormai in fuga e dovettero evacuare anche i villaggi e le ricche terre dei laghi Cass e Winnepeg, per concentrare le loro forze sulle isole del Leech Lake dove, per alcuni anni, sarebbero riusciti a mantenerne il controllo. La situazione era particolarmente delicata, i Sioux erano grandi cacciatori e non potevano continuare a vivere sulle isole dei laghi, inoltre, erano impotenti e non potevano contrattaccare per bloccare l’avanzata nemica. Dovettero allora chiedere aiuto ai gruppi stanziati più a sud e a ovest, così, stando alle tradizioni, nelle vicinanze del Leech Lake, si sarebbero radunati numerosi guerrieri appartenenti a varie divisioni della nazione. Stando alle notizie a nostra disposizione, sembra che i Sioux, invece di concentrare le loro forze per spazzare via i vari villaggi Chippewa, si sarebbero separati in tre gruppi guerrieri con l’intenzione di attaccare i nemici da varie direzioni. Una spedizione si mosse contro gli insediamenti del Sandy Lake, un’altra contro quelli del Rainy Lake e una terza, procedendo verso nord-ovest, aveva intenzione di attaccare il piccolo gruppo Chippewa delle zone di Pembina. La spedizione Sioux che mosse contro il villaggio del Rainy Lake, avrebbe incontrato un folto gruppo di Chippewa, una grande battaglia venne combattuta e i Sioux ritornarono al Leech Lake con parecchie perdite e particolarmente scoraggiati. La seconda si mosse in canoa per raggiungere il villaggio sul Sandy Lake, avrebbe subito la stessa sorte della precedente; quando intravidero una spedizione di guerra Chippewa diretta verso il Leech Lake, questo gruppo si trovò impegnato in una terribile battaglia.


Un bel dipinto di D. Hall

I Sioux inseguirono un gruppo Chippewa nelle “zone di un piccolo lago”, dove il grosso li stava aspettando, la battaglia fu cruentissima e si sarebbe protratta per una mezza giornata senza interruzione sulle rive del lago. Alla fine i Sioux ebbero la peggio e pagarono un durissimo prezzo. Un guerriero Dakota ucciso fu trovato con i piedi tagliati e da allora il lago dove venne combattuta la battaglia prese il nome di “Keesh-ke-sid-a-boin Sah-ga-e-gun” (“Lake of the cut foot Dakota”). Il “Cut Foot Sioux Lake” rappresenta una parte del Winnibigoshish Lake. Dopo lo scontro le due spedizioni ritornarono ai loro villaggi per curarsi le ferite, se i Sioux avevano avuto perdite pesantissime, anche i Chippewa non avevano comunque assorbito il colpo. Il terzo gruppo di guerra Sioux stava muovendosi velocemente verso nord, in direzione Red River, non trovando i nemici e neppure tracce intorno a Pembina, sarebbe ritornato mestamente ai loro villaggi. Una decina di guerrieri procedette invece nelle terre dei “Kenisteno” (Cree), dove scoprirono due isolati “wigwams” di cacciatori Chippewa, i Sioux attaccarono, distrussero le due logge ma perdettero anche due guerrieri. Dopo questi scontri i Sioux avrebbero perso l’importante posizione del Leech Lake e si spostarono ancor più a ovest, intorno alle sorgenti dei fiumi Minnesota e Red River. Molti gruppi, appartenenti ai clan “Bear” e “Catfish”, avrebbero gradualmente preso possesso dei ricchi territori di caccia, per poi insediarsi in villaggi posti sulle isole dei laghi Cass, Winnepeg e Leech, dove formarono un raggruppamento di villaggi composto da famiglie provenienti dal Rainy Lake, dal Sandy Lake e dal Lago Superiore. Quando i Chippewa presero possesso delle zone del Leech Lake, trovarono un territorio ricco di cacciagione di ogni specie. In un primo momento, non sentendosi ancora sicuri, preferirono stabilire i loro villaggi sulle isole del lago; infatti, i Dakota continuavano a lanciare incursioni contro i nemici da poco insediati nel territorio. Spesso i Chippewa vedevano indiani Sioux che tornavano a visitare i luoghi dove erano seppelliti i propri antenati; ma molti cacciatori Chippewa cadevano sotto i colpi delle spedizioni di vendetta dei nemici Dakota. E’ molto probabile che il continuo afflusso di nuovi gruppi, provenienti dal Lago Superiore, abbia salvato i Chippewa dal tracollo. Come diceva il Warren, questa era comunque “l’arena storica della sanguinosa faida tra i Dakota e i Chippewa”, spesso, cacciatori di entrambe le tribù venivano sorpresi e uccisi dai nemici. Per avere maggior sicurezza di fronte ai continui attacchi nemici, i Chippewa dell’Upper Mississippi, sotto la guida di Bi-aus-wah, dettero vita ad un unico villaggio, meglio controllato e con grandi quantità di guerrieri pronti alle armi. Nei periodi invernali i nemici Sioux si astenevano dall’attaccare l’insediamento, preferendo tendere imboscate a piccoli gruppi di cacciatori. Qualche tempo dopo, viste le continue perdite umane da entrambe le parti, le due tribù preferirono riappacificarsi, almeno temporaneamente, scambiandosi regali e riscattando i prigionieri di guerra.
Bi-aus-wah si sarebbe poi impegnato nel mantenere la pace con i Sioux, voleva una duratura pace per assicurare una solida base alla sua gente, la quale ora poteva cacciare liberamente sull’alto corso del Mississippi. L’occupazione del Sandy Lake sarebbe avvenuta intorno al 1730, ma ancora i traders francesi non avevano raggiunto quelle terre e i Chippewa si trovarono in difficoltà. Alcuni studiosi ritengono invece che l’occupazione delle terre del Sandy Lake sia avvenuta almeno 20 anni dopo, nel 1750, questa datazione sembra essere la più logica. Le bande del Rainy Lake, e i gruppi che si erano spinti a nord, fino a Pembina e sul Red River, agirono spesso al fianco dei “Kenisteno e degli Assineboins” e poterono raggiungere la Hudson Bay per commerciare con i traders della Compagnia. L’occupazione dei territori lungo i corsi dei fiumi Chippeway e Wisconsin fu anche essa intensiva; dopo aver scacciato i Fox costruirono parecchi insediamenti di caccia, ma dovettero spesso fronteggiare gli attacchi dei Dakota e dei Fox alleatisi fra loro. Spesso si spostavano sul Lac du Flambeau e sul Lac Coutereille, per poi tornare in inverno a La Pointe (“Shaug-a-waum-ik-ong”) dove, con altri gruppi della tribù si celebravano riti sacri al Grand Medawe e dove venivano visitati dai traders. Le tradizioni ci dicono che, intorno al 1745, il “primo cacciatore Chippewa, sfidando gli attacchi dei nemici, pose il suo wigwam sulle rive del lago Coutereille”, formando così il primo villaggio nel territorio. Quando, nel 1767, il Carver visitò l’insediamento, si rese conto che era occupato dai Chippewa, con “quindici case e settanta guerrieri”; il James Stanley Goddard, un mercante di Montreal che lo accompagnava, ricordava invece “sessanta guerrieri” e riportava i nomi di tre capi: Andickweas (Andaigweas?), Megose e Ochick. I fondatori di questo insediamento erano tre fratelli del “Bear clan” che, quando raggiunsero il Lac Coutereille (Ottaway Lake), durante una battuta di caccia, perdettero uno dei loro figli, così decisero di stabilirvisi per dar vita ad un insediamento isolato. Da allora i Chippewa avrebbero controllato anche queste terre e, spingendosi a ovest, avrebbero poi dato vita ad altri villaggi sul Lac Shatac, sul Red Cedar e sul Long Lakes, fino al Chippeway River, dove fondarono l’insediamento di “Puk-wa-wanuh”. Nel frattempo i Chippewa, a partire dalla metà del decennio 1760-70, avevano sostituito i Cree anche a ovest del Rainy Lake. A partire dal 1775 i Chippewa intensificarono la loro avanzata e, nei primi mesi del 1780, si erano ormai estesi nelle regioni del Red River e sull’alto Mississippi. L’Alexander Henry avrebbe visitato ben tre insediamenti Chippewa a ovest del Lago Superiore. Il primo sul “Lac La Croix”, a est del Rainy Lake, dove vi era “un tempo un largo villaggio dei Chipeways, ora distrutto dai Nadowessies (Sioux)”, ho “trovato soltanto tre logge con poveri e sporchi abitanti, quasi nudi, da cui ho comprato dei pesci e del riso selvatico di cui loro ne hanno in abbondanza”. A ovest del Rainy Lake, l’Henry visitò un villaggio Chippewa di 50 logge, da questi indiani avrebbe acquistato delle nuove canoe: « Essi insistevano per avere mercanzie europee, promettevano di pagarle in seguito… ho dato loro del rum con il quale sono diventati fastidiosi e ubriachi durante la notte ». All’entrata del Woods Lake, ancora più a ovest, entrava in contatto con un altro insediamento comprendente almeno un centinaio di persone, da questi Chippewa ottenne pesci freschi e riso selvatico, poi li rifornì di rum e di munizioni e, come al solito, “gli indiani si ubriacarono”. Dopo “una notte di bagordi” l’Henry preferì allontanarsi velocemente anche a causa del comportamento dei suoi uomini nei confronti delle donne indiane. Altri insediamenti della tribù erano presenti nelle vicinanze, specialmente nelle zone del “Rat Portage” del Woods Lake. Questi villaggi erano abitati da gruppi e da bande di “canaglie e saccheggiatori” noti come “Pillager”, un termine affibbiato in epoche più tarde alle bande del Leech Lake. Inizialmente fu un insediamento di piccola scala, avvenuta nel 1736, con gruppi di rifugiati che si stabilivano sul fiume Vermilion ma, durante il periodo seguente, probabilmente fino al 1760, la situazione mutò e i Dakota, inferociti, iniziarono ad attaccare i nuovi venuti. Una ventina di anni dopo, intorno al 1780, i Chippewa si erano notevolmente rinforzati con l’arrivo di altre bande e, alla fine, buona parte del Minnesota settentrionale cadeva nelle loro mani, anche se una zona neutra venne istituita onde evitare azioni nemiche. Ormai, la nuova frontiera fra le due popolazioni era rappresentata dal “Grand Portage”-Rainy Lake-Lake of the Woods. Quando il Carver trovò i Dakota, nel 1766, sul Lake Pepin, impegnati nei commerci, provenivano dalle terre del Mille Lac e del Rum River; l’inglese li avrebbe identificati come “Dakota orientali”. Il 7 dicembre 1766 il Carver si spinse ancor più a ovest, dove avrebbe incontrato un grosso gruppo di indiani “Naudowessies”, con cui avrebbe risieduto per ben sette mesi. « Questi indiani costituiscono una parte delle otto bande dei Naudowessies delle Pianure, e sono conosciuti come Wawpeentowahs, Tintons, Afrahcootans, Mawhaws e Schians. Le altre tre bande, i cui nomi sono Schianese, Chongousceton e Waddapawjestin, risiedono più a nord, a ovest del fiume St. Pierre… I Naudowessies, quando si uniscono, mettono in campo circa duemila guerrieri. Gli Assinipoils, che si sono rivoltati contro di loro, hanno circa trecento guerrieri, e si sono alleati con i Killistinoes; questi due gruppi sono costantemente in guerra con le altre undici bande ». Rimane molto difficile individuare le bande sopra citate, anche se è possibile che il Carver abbia commesso qualche errore immettendo gli indiani “Mawhaws, Schians e Schianese” all’interno dei gruppi Dakota Sioux. In effetti, il La Salle diceva che i “Chaa”? (“Sharha”), nel 1680, gli dissero che vivevano alla testa del “Great River” (Mississippi), e il Carver, nel 1766, menzionava gli “Schians” stabiliti in un grande accampamento sul Minnesota River. Gli indiani “Schianese” vivevano però più a ovest; comunque, un centinaio di anni dopo, il Riggs e il Williamson, ricordavano che le tradizioni Sioux dicevano che gli Cheyenne, nei tempi antichi, vivevano proprio sul Minnesota River, per poi spostarsi a ovest sul fiume Sheyenne, un tributario occidentale del “Red River of the North”, il cui villaggio era posto presso l’attuale Lisbon (North Dakota). Il George Bird Grinnell affermava che le antiche tradizioni della tribù, sui loro spostamenti, “gli Tsis Tsis Tas e i Suhtai” erano ormai un gruppo singolo e vivevano ai bordi di una regione ricca di laghi e fiumi; la regione in questione era sicuramente il Minnesota, probabilmente la parte nord-orientale. In seguito avrebbero vissuto in un “paese di fiumi dall’acqua blu e dalla terra blu, dove vissero per lungo tempo”, era probabilmente il territorio del Minnesota River. Il Riggs ricordava che poi la tribù si sarebbe ritirata in una terra posta tra il Big Stone Lake e il Lake Traverse, per poi spostarsi sulla curvatura meridionale dello Sheyenne River. Da questo insediamento gli Cheyenne si sarebbero poi mossi a ovest verso il Missouri River. Esplorando il fiume St. Pierre, il Carver notava l’accampamento di questi indiani e osservava parecchie canoe che solcavano i torrenti della zona. Nel territorio vagavano però anche bande nemiche, soprattutto, nelle zone del “Grand Portage è una piccola baia. Qui vi era una grossa banda di indiani Killistinoes e Assinipoils con i loro capi e le loro famiglie” (luglio 1767); “Erano venuti in questo luogo per commerciare con i traders provenienti da Michilimackinac, i quali si spingono sempre a nord-ovest. Da loro sono venuto a conoscenza dei numerosi laghi che si trovano a nord-ovest del Lago Superiore”. Il Carver ricordava che, l’anno dopo (1767) i Dakota continuavano ad avere un ruolo importante nel commercio degli schiavi nativi: « Queste bande di Naudowessee possono mettere in campo circa 300 guerrieri. Continuano a combattere i Chippeways e gli Illinois, ma anche i Pawnees sul Missure e gli Asnibboils. Dalle ultime due popolazioni portano annualmente numerosi schiavi che poi scambiano con i traders. Essi sono stati conosciuti come quelli che danno uno schiavo in cambio di una gorgiera fatta con conchiglie di mare… ». Il Carver ci offre altre notizie sui Sioux. « … Presso il fiume St. Croix risiedono tre bande di indiani Naudowessies, chiamati “River Bands” ». « Questa nazione è attualmente composta da undici bande, ma originariamente erano dodici. Alcuni anni prima gli Assinipoils si erano ribellati per separarsi dagli altri… Le “River Bands” sono così chiamate perché vagano presso le rive di questo fiume (St. Croix River), mentre le altre otto si distinguono come “Naudowessies of the Plains”, e abitano terre poste molto più a ovest. Questi gruppi sono rappresentati dai Nehogatawonahs, dai Mawtawbauntowahs e dai Shahsweentowahs, i quali possono mettere in campo circa 400 guerrieri. Qualche tempo dopo sarebbe entrato nelle terre dei “Naudowessies delle Pianure”, dove venne ricevuto con “rispetto ed onore”. Quando poi ritornò a est, “molti mesi dopo”, entrò in un villaggio dei “Chipéway presso il lago Ottowaw” (Lago Superiore), dove “la mia fama aveva raggiunto questo posto prima di me”; l’esploratore venne accolto amichevolmente e, i capi, “mi ricevettero con grande cordialità e mi ringraziarono per aver portato la pace”. Nonostante le ottimistiche tesi del Carver, però, gli stessi capi Chippewa lo informarono che la guerra con i Dakota si protraeva ininterrottamente da almeno “quaranta inverni”. Anche il tenente Gorrell, un ufficiale inglese, ricordava i Dakota intorno al 1763: « Oggi, dodici guerrieri Sous sono con me nella Green Bay. Sono certamente la più grande nazione indiana mai scoperta, anche se non superano i duemila guerrieri, hanno armi da fuoco in abbondanza, ma alcuni usano ancora archi e frecce con grande abilità, più di qualsiasi altra nazione del nord America. Essi possono sparare alle grandi bestie selvagge dei boschi da 70-100 metri di distanza. Essi si distinguono per le loro danze e molte altre nazioni spesso le usano ». Lo stesso ufficiale ricordava che i Dakota erano sempre in guerra con i Chippewa e che, entrarono in contatto con gli inglesi dopo il crollo della potenza francese. E’ nel 1783-84 che troviamo la prima menzione del commercio delle pellicce nelle zone lacustri e fluviali del Minnesota settentrionale; il Jean Baptiste Perrault commerciava con i Chippewa negli anni 1784-85 e un trader, chiamato “Blondish”, sarebbe entrato nella regione nell’anno 1783.
Diamo uno sguardo anche a quello che successe più a nord. « Ritengo che gli Cheyenne, i Piedineri, gli Arapaho e gli Atsina facessero tutti parte di quella popolazione algonchina che, attorno al 1600, viveva allo stato nomade nella fredda regione compresa tra la sponda settentrionale del Lago Superiore e la James Bay della baia di Hudson. Questa popolazione era fornita di canoe. Durante l’inverno era impossibile trovare cibo per gruppi numerosi, per cui questi indiani erano costretti a suddividersi in piccoli gruppi familiari, e ogni famiglia viveva nella foresta lontana da tutte le altre. Nevicava durante tutto l’inverno, e questi gruppi si mantenevano mangiando conigli e probabilmente cacciando con racchette da neve » (George Hyde). Secondo il grande studioso, gli Cheyenne, ed anche i Piedineri, fecero parte dello stesso gruppo che, spostandosi verso sud, raggiunsero il Minnesota settentrionale attorno al 1600; inoltre, riteneva che, gli Arapaho e gli Atsina formassero un gruppo a sé, che sarebbe calato nel Minnesota quasi contemporaneamente agli Cheyenne e ai Piedineri (Blackfoot). Nelle regioni degli “Headwaters Lakes”, presso le sorgenti del Mississippi, questo gruppo algonchino (Cheyenne e Piedineri) proveniente da nord, avrebbe incontrato i Sioux. Abbiamo però un’immagine molto confusa del Minnesota del XVII secolo. Gli Arapaho ricordano che vi erano i Piedineri, mentre i Chippewa affermano che gli indiani Siouan appartenevano alle “famiglie Hidatsa e Corvi”, popolazioni “arrivate fino al Missouri spinte dai loro nemici… i nomi di laghi e fiumi della regione, come Red Lake, Red Lake River, Red River of the North, erano originariamente algonchini, e la parola che è stata tradotta come red (rosso) originariamente significava sangue”. Secondo l’Hyde era questo un indizio di antiche guerre e massacri verificatisi quando le genti native, “munite solo di armi di pietra”, furono attaccate da nemici armati dai francesi con “coltelli di metallo e con qualche arma da fuoco”. E’ accertato che i Piedineri, presenti nella regione, avrebbero abbandonato velocemente il territorio, infatti, nel 1690, venivano localizzati nel Manitoba, quindi, più a ovest.


Dipinto di Z.S. Liang

E’ probabile che, “gli Hidatsa, i Corvi, gli Cheyenne, gli Arapaho e gli Atsina furono costretti a spostarsi verso occidente, raggiungendo e superando il Red River”. Secondo l’Hyde, le tradizioni Cheyenne, riguardanti il loro spostamento a ovest, sembrano “migliori” di quelle degli Arapaho, secondo cui, “la loro tribù, gli Cheyenne, e gli Atsina si sarebbero mossi in un sol gruppo”. Stando ai dati a nostra disposizione, risulterebbe invece che, questi indiani, come gli Hidatsa e i Corvi, si sarebbero spostati in piccoli gruppi e in periodi diversi, ciò confermerebbe le tradizioni Cheyenne. Il diario di Joseph La France, ma anche quello del La Vérendrye, ricordavano la tribù “Beaux Hommes”, la quale, almeno fino al 1740, gravitava attorno al Red River of the North. Questi indiani, “o una parte di loro”, sarebbero rimasti in queste terre anche in periodi successivi, “tra gli Assiniboin nel Manitoba e i Sioux sul fiume Minnesota”; questi “Beaux Hommes” erano indiscutibilmente indiani Crow (“Corvi, Absaroka”), ma potevano anche essere “Hidatsa o Corvi insieme”, d’altronde, anche “il resoconto del Bouganville, del 1757, li colloca sul Missouri, vicino ai Mandan”. I resoconti del Bouganville citavano il nome algonchino del “Popolo dell’Arco”, il cui nome, stando all’Hyde, significava “Corda dell’Arco” e “non semplicemente Arco”. Questi indiani sarebbero stati incontrati dai figli del La Vérendrye nelle pianure a ovest del Missouri (1742), e “il nome suggerisce che avrebbe potuto trattarsi di indiani di quell’accampamento Cheyenne in cui i guerrieri della Corda dell’Arco avevano una posizione preminente”. Un’altra piccola traccia della storia antica degli Cheyenne è possibile trovarla nel Minnesota settentrionale, a nord del Mississippi vi era un fiume noto come “Bowstring” (“Corda dell’Arco”), il quale potrebbe indicarci l’ubicazione dei gruppi Cheyenne nei tempi più lontani. Nel risalire il Missouri, dai villaggi degli Arikara a quelli dei Mandan, agli inizi del 1743, i figli del La Vérendrie, avvistarono un villaggio indiano che “ritennero Sioux”, tuttavia, stando all’Hyde, “il nome di quel gruppo, riportato dai Vérendrye, è Popolo delle Frecce Dipinte, e anche in questo caso potrebbe trattarsi di un riferimento ad un secondo gruppo di Cheyenne, quello che custodiva le Frecce della Medicina”. Sembra inoltre che l’incontro sia avvenuto nelle zone dove, alcuni decenni dopo, gli Cheyenne avrebbero costruito due villaggi con “capanne di terra”, sulle rive occidentali del Missouri, ciò “suggerisce che il campo dei custodi delle Frecce della Medicina faceva parte del gruppo di Cheyenne dei villaggi di terra”. Secondo l’Hyde, i gruppi si sarebbero mossi per raggiungere i “grandi acquitrini” dell’Ontario meridionale e del Minnesota settentrionale, e per accamparsi ai margini di queste terre. Nuovamente in movimento, gli Cheyenne “levarono il campo, caricarono le canoe e attraversarono senza alcun pericolo gli acquitrini per giungere ad un grande lago”, dove stabilirono un nuovo accampamento. Non sappiamo con certezza la posizione di questo villaggio, ma sembra che vi rimasero per molti anni, “pescando nel lago e cacciando nella prateria”. L’ubicazione del villaggio rimane sconosciuta ma, probabilmente, era posto a sud del Lake of the Woods (Minnesota nord-occidentale), in una regione con centinaia di laghi. Il successivo spostamento li avrebbe portati a sud. Qui, gli Cheyenne incontrarono i Sioux dell’alto Mississippi, posti a est del loro insediamento; “Le due tribù fecero pace e i loro rapporti furono amichevoli per lungo tempo”. Una tradizione Sioux affermava che questo villaggio, “dalle capanne di terra”, si trovava presso le sorgenti del Minnesota River, vicino allo Yellow Medicine River (Minnesota sud-occidentale). Questo villaggio sarebbe stato costruito “poco prima del 1675 ed abbandonato prima dell’anno 1700”. Qualche tempo dopo la tribù ebbe modo di visitare il “Red Pipestone Quarry” (Minnesota sud-occidentale), a sud del Minnesota River. Nello stesso periodo gli Cheyenne avrebbero incontrato, per la prima volta, gli “Uomini bianchi” ma poi, avrebbero continuato la loro migrazione verso occidente; la tribù lasciava così il villaggio posto sul Lake Traverse (Big Stone Lake), alle sorgenti del Mississippi, probabilmente qualche anno prima del 1700. Secondo l’Hyde, i motivi dell’abbandono di questo insediamento furono dovuti al fatto che la posizione era difficilmente difendibile, specialmente se gli attacchi venivano portati da genti provviste di armi da fuoco. E’ accertato che, nel periodo 1680-1700, i Chippewa, stanziati più a est, e i Cree e gli Assiniboin, stanziati più a nord degli Cheyenne, si erano procurati armi da fuoco dai francesi, ma anche dagli inglesi della Hudson Bay. Queste genti organizzavano devastanti incursioni a sud e attaccavo continuamente le tribù del Minnesota. Fu allora che gli Cheyenne si spostarono a ovest, “costruendo il nuovo villaggio in una forte posizione in cima ad un dirupo”, mentre gli Iowa si trasferirono anche essi a ovest; inoltre, parte dei Sioux sarebbero stati scacciati dall’alto corso del Mississippi per ritirarsi presso le sorgenti del Minnesota River. In effetti, gli Cheyenne costruirono un nuovo insediamento molto solido, avente capanne di terra e circondato da una robusta palizzata; il villaggio si trovava su una altura che “precipitava bruscamente” sullo Sheyenne Fork, un affluente occidentale del Red River. In seguito, questo torrente venne conosciuto dai Sioux come “Shaien wojubi” (“il Luogo dove Seminano gli Cheyenne”). Comunque, anche in questi periodi gli Cheyenne furono spesso assaliti dai loro nemici Cree, Assiniboin e Chippewa ma, stando all’Hyde, ebbero anche modo di prendersi la rivincita sconfiggendo una banda guerriera di Assiniboin. Alla fine sarebbero però stati costretti ad abbandonare anche questa postazione per spingersi verso il Missouri. Intorno al 1740, i Chippewa mossero contro i Sioux, non trovandoli, sulla via del ritorno, si vendicarono sugli Cheyenne e distrussero il loro insediamento, “sterminando buona parte della tribù”, con i pochi superstiti costretti a fuggire in direzione sud dopo aver attraversato il Missouri. Secondo l’Hyde, questo resoconto sembra essere corretto, ma lo studioso ritiene che le perdite siano esagerate. Durante questo nuovo spostamento, gli Cheyenne furono accompagnati dal misterioso gruppo noto come “Moiseyu”, una tribù la cui “dimora originaria stava nella regione dei laghi del Minnesota nord-occidentale”. Questa popolazione, stando ai vecchi Cheyenne, era di etnia Siouan, ma sarebbe ritornata ben presto a nord; la loro identificazione rimane però ancora incerta. Il nome originario ha una incerta origine, forse algonchina, infatti, alcuni studiosi li ritengono un gruppo Monsoni, una popolazione affine ai Cree; il termine poteva significare “molte Mosche” o “Popolo della Selce”. Negli anni seguenti la tribù avrebbe attraversato il Missouri per entrare definitivamente nelle grandi Pianure. Anche gli Arapaho ebbero avuto un ruolo significativo. Sulla loro origine degli abbiamo ancora parecchi dubbi, secondo il Mooney erano originariamente una popolazione sedentaria e dedita ad una certa forma di agricoltura, e stanziata “nei dintorni della valle del Red River, nel Minnesota del nord”. La tribù si sarebbe poi mossa verso sud-ovest “pressappoco nello stesso periodo in cui gli Cheyenne vennero via dal Minnesota…”. Le mappe sembrano indicare la posizione delle due tribù sulle due sponde del Red River (Minnesota) fra il XII e il XIV secolo; nella stessa ubicazione appaiono nuovamente nel XV secolo ma, nel XVII secolo, la loro posizione è più spostata verso occidente. La prima scissione viene indicata anteriormente al XVIII secolo, il loro spostamento sarebbe avvenuto verso il Devil’s Lake, attraverso il “Couteau du Missouri”, in direzione dell’area presso la foce del Little Missouri. Intorno al 1720-30 gli Atsina si sarebbero spostati a nord-ovest, stabilendosi nel Saskatchewan, mentre gli Arapaho, probabilmente, si mossero a sud intorno alla metà del XVIII secolo. Sembra che il ramo nord-occidentale degli Algonchini – Arapaho e Piedineri – si trovava nelle pianure settentrionali già nel 1650; gli altri tre gruppi – Cheyenne, Chippewa delle Pianure e Cree – vi sarebbero giunti in epoche successive. Comunque sia, gli Arapaho sono i più antichi abitatori delle Pianure settentrionali. Nello stesso periodo i Fox vennero scacciati dal fiume Wisconsin e obbligati a spostarsi a ovest del Mississippi, fu allora che i Chippewa presero possesso delle loro antiche terre, soprattutto quelle poste sull’alto corso del Wisconsin River. Comunque, il capo che guidò i Chippewa in queste terre era Sha-da-wish, figlio di un grande leader del clan “Crane” il quale, nel 1671, venne insignito con una medaglia d’oro a Sault St. Marie. Molti discendenti di questo capo sarebbero diventati importanti, come Keesh-ke-mun, Waub-ish-gaug-aug-e (“White Crow”) e Ah-mous (“Little Bee”). Un altro leader importante fu A-ke-gui-ow, il cui gruppo viveva a La Pointe, che sembra sia succeduto al deceduto Tug-waug-aun-e. I francesi ricordavano che alcuni gruppi Chippewa occupavano l’alto corso del fiume Wisconsin e le zone del “Lac du Flambeau”, da cui la banda avrebbe preso il nome. I Chippewa chiamavano questo lago “Lake of Torches” (“Lago delle Torce”), nella loro lingua “Waus-wag-im-ing”, dall’antica consuetudine di pescare sotto la luce delle fiaccole. Prima di stabilirsi permanentemente nelle zone del lago, i Chippewa, sotto la guida di Sha-da-wish, si sarebbero spinti sul Trout Lake e sul Turtle Portage, ma soltanto con il figlio e successore, “Keesh-ke-mun”, la banda avrebbe raggiunto il Lake du Flambeau, per stabilirsi in modo permanente. Però, negli accordi di pace di Michilimackinac – datati 12 luglio 1787 -, si diceva che l’unico insediamento Chippewa del distretto del Lake du Flambeau era posto sul Trout Lake; da questa importante postazione, diversi gruppi della tribù iniziarono a muoversi per occupare le terre del fiume Wisconsin, fino a raggiungere le “Yellow Banks”, presso la foce del fiume Fox. Altri gruppi del Trout Lake avrebbero raggiunto i Pelican Lakes, in direzione del grande lago Michigan. Durante la loro avanzata i Chippewa dovettero combattere duramente “in battaglie mortali” contro i Sioux, i Fox e i Winnebago, i quali non avevano alcuna intenzione di trovarsi una tribù così potente nelle vicinanze. Nel momento in cui i villaggi del Lac du Flambeau, e del “Lac Coutereille” divennero importanti postazioni della tribù, avrebbero assunto il privilegio di poter organizzare i riti tribali del “Me-da-we-win”, tanto che questi gruppi vennero considerati come delle vere e proprie realtà separate della nazione, ben distinti dai gruppi ancora concentrati a La Pointe, sul Lago Superiore.
La “Guerra dei Sette Anni” avrebbe determinato il crollo della supremazia francese su buona parte del territorio nordamericano (1763). I gruppi Chippewa orientali – stanziati a Sault St. Marie, Mackinac e sul Lake Huron – avrebbero apertamente parteggiato per i francesi, fornendo contingenti di guerrieri che combatterono contro gli inglesi. Guerrieri Chippewa furono presenti soprattutto a Detroit, Fort Duquesne, Niagara, Montreal e Quebec. Una spedizione proveniente da La Pointe, sul Lago Superiore, avrebbe raggiunto Quebec sotto la guida del capo “Ma-mong-e-se-da”, per poi partecipare, con il Montcalm, alla “Battle of the Plains of Abraham” (1759), dove però non conosciamo il nome del leader Chippewa che avrebbe guidato i guerrieri.

Comunque, secondo il John Baptiste Cadotte, gli inglesi chiamavano il leader Chippewa col nome di “Shaug-un-aush”, un termine significante “Quello che Appare fra le Nuvole”, forse in riferimento al fatto che l’esercito britannico, che stava salendo le scogliere poste a ovest di Quebec durante la notte, all’alba poté vedere l’intera pianura cosparsa di circa tremila guerrieri pronti alla battaglia. Nel 1760 tutte le postazioni francesi dei Grandi Laghi caddero in mano agli inglesi, i quali entrarono in contatto con gli indiani del territorio per dar vita a fruttuosi scambi commerciali. Negli anni seguenti Alexander Henry avrebbe attraversato il territorio entrando in contatto con varie bande Chippewa, in particolare quella di Mackinaw, guidata da Mih-neh-weh-na; questo leader però continuava ad appoggiare i francesi, soprattutto al fianco di Pontiac, grande capo degli Ottawa. Fra tutte le tribù dei Grandi Laghi settentrionali, i Chippewa avrebbero organizzato un Consiglio segreto con gli “indiani Osaugees” (“Sauk”), lo scopo era quello di conquistare due postazioni fortificate britanniche. I guerrieri si raggrupparono nelle vicinanze di Fort Mackinaw e si prepararono all’attacco, erano dai 400 ai 600 combattenti. La mattina del 4 giugno, grazie ad uno stratagemma, gli indiani attaccarono e occuparono il forte. Alexander Henry, che sopravvisse al massacro, avrebbe dato un ampio resoconto del massacro, sarebbe poi stato adottato da un guerriero Chippewa di nome “Wa-wat-am” (“Wow-yat-ton”, “Whirling Eddy”). « Dei traders francesi che caddero in mano agli indiani soltanto il signor Tracy perdette la vita. Mr. Ezekiel Solomons e Mr. Henry Bostwick vennero presi dagli Ottawas, e dopo la pace portati a Montreal per essere riscattati. Dei 90 soldati, circa 70 vennero uccisi, i sopravvissuti vennero portati alla Baia dei Puants (Green Bay) e sul fiume St. Joseph dove, protetti dagli indiani Ottawas fino alla stipulazione della pace, vennero riscattati a Montreal ». Negli anni successivi, Mih-neh-weh-na avrebbe continuato ad appoggiare la causa di Pontiac e avrebbe continuato a combattere gli inglesi fino alla morte (1770). Il Jean Baptiste Cadotte, un figlio di Monsieur Cadeau, il quale aveva raggiunto le terre dei Chippewa nel lontano 1671, era stato inviato nel territorio dal Sieur du Lusson, e doveva trattare, a Sault St. Marie, con le tribù delle aree nord-occidentali. Il Cadotte fu un chiaro esempio di esploratore che andava nelle terre del nord-ovest fino al Mississippi; avrebbe visitato i più remoti villaggi Chippewa per commerciare con gli indiani. Nel 1751 si stabiliva a Sault St. Marie, dove il “Chevalier De Repentigny” gli dette il compito di costruire una postazione commerciale nella zona, da allora i Chippewa lo conobbero come “Ke-che-sub-ud-ese” (“Great Strong One”); in seguito avrebbe sposato, con rito cattolico, una donna del clan “A-waus-e”. Al termine della guerra, il Cadotte si stabilì a Sault St. Marie, dove divenne il principale trader francese presso i Chippewa, con al fianco la sua donna indiana, di grande carattere e notevole influenza; i suoi due figli – John Baptiste e Michel – avrebbero poi seguito le orme del padre. Lo stesso Alexander Henry avrebbe avuto modo di ricordare la sua grande influenza presso tutti i gruppi Chippewa del territorio; l’Henry, dopo la sua cattura, avrebbe passato l’inverno con gli indiani in un accampamento di caccia, sotto la protezione del potente Wa-wa-tam, e soltanto in seguito sarebbe ritornato a Michilimackinac. L’amico e fratello “Wa-wa-tam” lasciava allora Mackinac durante la notte, dirigendosi velocemente verso la “Isle aux Outaders”, lungo la via che portava a Sault St. Marie; qui, “Nonen”, la moglie di Wa-wa-tam, cadde malata e allora il guerriero e l’Henry dovettero assisterla per qualche giorno, temevano soprattutto il continuo passaggio di spedizioni guerriere che da Missisaukie si spostavano allo “Straits of Niagara” per continuare la guerra contro gli inglesi. Quando poi avvistarono una canoa carica di canadesi poterono tirare un sospiro di sollievo. L’Henry, grazie all’appoggio del capo non ebbe alcun problema, anche perché il capo “Match-i-ki-wish” lo prese in forte simpatia. Questo leader, noto anche come “Matchekewis”, o “Madjekewis”, aveva partecipato alla conquista di Fort Michilimackinac (4 giugno 1763), ed era anche conosciuto come “Madjikiwiss”. Nei due anni successivi alla fine della guerra, i traders inglesi preferirono comunque non avventurarsi nei più remoti villaggi Chippewa dell’interno, il pericolo era ancora incombente; la situazione sarebbe migliorata quando “Ma-mong-e-se-da”, capo di guerra di La Pointe, avrebbe incontrato il Johnson per richiedere commercianti bianchi.

Il padre del capo apparteneva al “Reindeer clan”, e apparteneva alla divisione settentrionale della tribù. Spostatosi con la sua banda, dal Grand Portage a “Shaugha-waum-ik-ong”, si sarebbe distinto anche come un abile cacciatore e avrebbe partecipato attivamente alla battaglia di Point Prescott, dove i Sioux subirono una devastante sconfitta. Poi, avrebbe sposato una donna nativa di La Pointe che, alcuni anni prima, era stata maritata con un leader dei Dakota, con il rinnovarsi della guerra fra le due tribù, aveva dovuto separarsi dal marito e dai suoi due figli, uno dei quali sarebbe diventato molto famoso fra i Sioux, divenne un capo importante chiamato “Wabasha”, ben noto sia nelle tradizioni Dakota che in quelle Chippewa. “Ma-mong-e-se-da” (“Big Feet”, “Grande Piede”), era invece il figlio del cacciatore del “Reindeer clan”, sarebbe diventato un potente leader dei Chippewa; spesso, con la sua gente entrava nelle terre Sioux per cacciare sul fiume Chippeways, dove si stabiliva in un insediamento ritenuto molto grande.


Dipinto di Paul Kane

Trovandosi sempre nelle zone di confine tra il Mississippi e il Lago Superiore, le tradizioni ricordano che, “… una mattina, una banda Dakota sparò contro il suo villaggio”, alla seconda scarica di colpi venne ferito “uno dei suoi uomini”, “Ma-mong-e-se-da prese il suo fucile, uscì dalla tenda e ad alta voce pronunciò il suo nome in lingua Dakota”, il capo chiedeva se fra gli assalitori vi era “suo fratello Wabasha”. Il “fuoco cessò immediatamente, e dopo una breve pausa di silenzio, una alta figura, ornata con un abito da guerra e con la testa coperta da piume d’aquila”, si fece avanti tra le fila dei Dakota “presentando la sua gente”. Era il suo fratellastro Wabasha, il quale “lo invitava ad entrare nella sua tenda”, e Ma-mong-e-se-da accettò l’invito “nello stile di un capo”. Dopo il fallimento dell’opposizione indiana alle armi inglesi (1764), Ma-mong-e-se-da, sarebbe entrato in contatto con Sir William Johnson, abbracciando la causa inglese. Alla sua morte gli sarebbe successo il figlio Waub-o-jeeg, un grande e valoroso capo di guerra che divenne ancor più importante del padre. Ma-mong-e-se-da morì nel 1793, mentre il figlio e successore “Waubojeeg” sarebbe morto di tubercolosi lo stesso anno del padre. L’Alexander Henry menzionava anche “Ke-che-wash-keenh” (“Great Buffalo”) di La Pointe, il quale, con altri capi di Sault St. Marie, concedette alcune terre agli inglesi. Come abbiamo visto in precedenza, i Chippewa, sotto la guida di Bi-aus-wah, avevano combattuto strenuamente contro i Sioux per controllare le aree dell’Upper Mississippi, almeno fino all’anno 1768. Questo gruppo occupava quasi stabilmente le zone del Sandy Lake, cacciando nelle terre vicine alla sorgente del Mississippi, ciò avrebbe provocato numerosi scontri con i Sioux, fra i quali molto importante fu la battaglia combattuta presso la confluenza del Crow Wing River con il Mississippi. La fonte più attendibile sembra essere quella data da un venerabile capo dei Chippewa, “Esh-ke-bug-e-coshe”, il quale ottenne notizie precise dal nonno “Waus-e-ko-gub-ig” (“Bright Forehead”, “Fronte Luminosa”), uno dei capi guerrieri che parteciparono allo scontro. La tradizione diceva che, alla fine, i “M’dé-wak-anton Dakotas” dovettero evacuare i loro grandi villaggi del Mille Lacs e del Knife Lake, per stabilirsi lungo le rive del Rum River. I Dakota, ormai in piena ritirata, volevano riconquistare i loro vecchi territori, erano determinati ad unirsi ad altri gruppi per fronteggiare l’avanzata nemica. Dopo essere stati riforniti di armi da fuoco dai commercianti francesi, i Dakota potevano ora meglio difendersi, così, numerose spedizioni vennero organizzate nei vari villaggi Sioux, poi, i guerrieri si sarebbero ritrovati alle Falls of St. Anthony. I Dakota riunirono circa 500 guerrieri che, “imbarcati sulle canoe”, si mossero lungo il Mississippi senza incontrare nemici; infine giunsero alla confluenza del Crow Wing con il “Father of the Rivers” (“Padre dei Fiumi”). I Dakota ben conoscevano il territorio, tutti i fiumi e i laghi, i “portages” e le zone di caccia, esplorarono le terre dei laghi Gull, Leech, Cass e Winnepegosish, poi discesero il Mississippi partendo dalla fonte, l’obiettivo era quello di assalire il villaggio dei Chippewa occidentali posto sul Sandy Lake. La spedizione avrebbe poi risalito il corso dei fiumi Crow Wing e Gull, per entrare nel Gull Lake; sull’estremità settentrionale del lago attraversarono il primo “portage”, si caricarono sulle spalle le loro canoe per circa due miglia, per imbracarsi nuovamente nel Lake Sibley; infine, dopo un altro “portage”, raggiunsero il White Fish Lake (“Ud-e-kum-ag”), e dopo una serie di laghetti, attaccarono un solitario Chippewa che stava cacciando presso il “Wab-ud-ow” Lake (dal nome del cacciatore ucciso, “Wab-ud-ow”, “White Gore”). Continuando, i guerrieri Sioux entrarono nel Gauss Lake, dove sotto i loro colpi perirono un cacciatore Chippewa, la moglie e i figli. Con grande euforia la spedizione si mosse nuovamente dirigendosi verso il Little Boy Lake (“Que-wis-ans”), dove i guerrieri sorpresero e uccisero tre bambini Chippewa impegnati nella raccolta del riso selvatico, mentre i loro genitori riuscirono a sfuggire alla presa dopo aver sentito gli spari. I Dakota entrarono allora nel Leech Lake e, attraverso un “portage”, giunsero al Cass Lake, dove iniziarono a discendere il Mississippi. Sopra le “Falls of Puk-a-gum-ah”, si spostarono sulla terraferma e marchiarono alcuni alberi di pino, che poi i Chippewa chiamarono “Mun-zin-auk-wi-e-gun” (“tree picture marks”). Ad una certa distanza dalle “Puk-a-gum-ah” Falls, vi erano due cacciatori Chippewa su una canoa di betulla, quando avvistarono i nemici cercarono di fuggire lungo il fiume, inseguiti dai Sioux intenzionati ad attaccare il villaggio del Sandy Lake. I fuggitivi riuscirono a dare l’allarme durante la notte, ma si resero conto che un gruppo guerriero aveva da poco disceso il corso del Mississippi, mentre gli altri avevano bevuto in abbondanza i liquori commerciati con i traders di Mackinaw e Sault St. Marie. L’allarme venne comunque dato, anche se, “gli uomini più anziani erano già fuori dalla lotta per gli effetti dei liquori”. Alcuni scouts andarono in avanscoperta con le canoe, i nemici vennero avvistati, le loro canoe erano cariche di uomini pronti a combattere, ma il grosso dei Sioux stava avvicinandosi a piedi. Uno scouts venne scoperto e dovette fuggire in canoa, “… sbarcò su una isola, trascinò la sua canoa e poi remò velocemente dall’altra riva per sfuggire i nemici”, la manovra riuscì perfettamente e gli inseguitori furono distanziati, anche perché facevano uso di canoe ben più pesanti. Nel frattempo, la spedizione Sioux, appiedata, sorprese un gruppo di donne Chippewa che stavano “raccogliendo mirtilli”, vennero circondate e “catturate facilmente”, erano “trenta giovani donne di cui molte non sposate”. Poco dopo i Sioux attaccarono il villaggio, me vennero respinti dopo una lotta furiosa, i guerrieri Chippewa ubriachi combatterono valorosamente grazie all’apporto delle donne del villaggio che fecero passare loro la sbornia immergendoli nella fredda acqua lacustre. I Dakota si ritirarono sulle loro canoe con i loro prigionieri e discesero il corso del Mississippi per tornare nei loro villaggi; “erano comunque condannati per la loro temerarietà, pagarono a caro prezzo il loro coraggio”. I Chippewa, sotto la guida di “Waus-uk-o-gub-ig”, procedettero lungo il Mississippi su velocissime canoe di betulla, era loro intenzione distruggere i nemici. Nel territorio Sioux lasciarono le canoe e si diressero verso un accampamento del Crow Wing e, dopo aver esplorato il territorio, si posizionarono a breve distanza dal fiume, appostandosi in agguato per intercettare gli incursori che avevano catturato le loro donne. Non lasciarono nulla al caso e costruirono trincee, erano pronti a combattere e avevano razioni alimentari sufficienti per parecchi giorni, gli scouts avvistarono allora i primi Dakota. « Una mattina, dopo il completamento dei preparativi, apparvero i Dakotas, scendevano tranquillamente il Mississippi lungo la riva. Non temevano alcun attacco e mentre portavano le loro mani alla bocca per bere, un guerriero si rese conto del pericolo incombente e, istintivamente, si gettò sulla riva strisciando inosservato sulla terraferma ». Il guerriero Dakota avvistò i nemici appostati e, velocemente, avvisò gli altri guerrieri che si prepararono allo scontro, così, nelle vicinanze della foce del Crow Wing, i Dakota scesero a terra e, incuranti del pericolo, “accesero il fuoco e vi appesero i loro bollitori sopra per cucinare il pasto mattutino”, con loro vi erano le donne catturate, i Chippewa videro i guerrieri nemici “disporsi in cerchio per ballare, urlare e gioire con i loro scalpi; bruciavano di rabbia, lì vi erano le loro donne, mogli, sorelle e figlie”. Attesero con impazienza il momento in cui i Dakotas sarebbero stati a tiro dei loro fucili e delle loro frecce, sembrava che non si rendessero conto dell’imminente pericolo, il capo era infuriato, i suoi giovani e temerari guerrieri si stavano impegnando “nelle orge con le giovani Chippewa”. Improvvisamente, “con un rumore tremendo”, il “Jeen-go-dum” venne acclamato dai guerrieri, era un particolare grido dei guerrieri Dakota che avevano ucciso un nemico. I Dakota risalirono sulle canoe e continuarono a discendere il fiume, “una flottiglia compatta e gioiosa che la corrente portava sempre più giù, li avrebbe portati nel luogo dell’agguato”. Il “tempo era giunto” e, “ai fischi dei loro capi di guerra”, i Chippewa scagliarono “un volo di frecce spinate e proiettili”, a ranghi serrati i Dakotas non poterono opporsi e molti valorosi guerrieri, “figure piumate importanti”, caddero sotto i colpi nemici. Il grido di guerra dei Chippewa colpiva duramente i Sioux, e “le loro paure”, il “sas-sak-way” (“grido di guerra”) accompagnava “le armi letali che falcidiavano i nemici”, e molti guerrieri raggiunsero così “la terra degli Spiriti”.


Tipico “portage”, dipinto di Paul Kane

Tra i Dakota la confusione era totale, l’improvviso attacco aveva avuto un ruolo determinante, “i prigionieri rovesciarono le canoe mettendole una contro l’altra, con i guerrieri che cercavano di reimbarcarsi”, molti feriti urlavano in acqua e fra questi molti annegarono. Alcuni guerrieri fuggirono sulla sponda opposta, dove si riunirono per “vedere i loro compagni morire sotto i colpi sicuri dei Chippewa”, altri si lasciarono trascinare dalla corrente per “ritrovarsi circa un miglio al di sotto del luogo dell’attacco, dove poterono recuperare qualche canoa”. La maggior parte dei prigionieri riuscirono a ricongiungersi ai Chippewa, altri preferirono combattere e si unirono immediatamente ai guerrieri. I Chippewa continuarono ad attaccare, mentre i Sioux soffrirono terribilmente il fatto di combattere senza alcuna protezione. Con il calar della notte i Dakota si ritirarono dal campo di battaglia con notevoli perdite. I Chippewa udirono distintamente “i lamenti dei loro nemici” ma, al primo bagliore di luce mattutina, i Dakotas, “assetati di vendetta”, tornarono all’attacco e, “con grande cautela e maggiore diffidenza”, si avvicinarono alle difese Chippewa “scavando buche e facendo argini di terra o di tronchi”. Ormai le due linee nemiche erano così vicine che “si poteva scagliare facilmente una pietra da una buca all’altra”, tanto che, stando alle tradizioni, un giovane guerriero – il futuro capo “We-esh-coob” (“Sweet”) – “ricevette un colpo tremendo sul volto, che gli avrebbe rotto la mandibola”. Molti guerrieri si fronteggiarono in spietati corpo a corpo, armati di coltelli e bastoni; durante lo scontro un Chippewa venne ucciso per “aver combattuto avventatamente”, il suo corpo sarebbe poi stato scalpato. I Sioux attaccavano furiosamente, “non si perdevano d’animo”, ma trovarono una “ostinata resistenza” dei Chippewa, i quali riuscirono a respingerli con gravi perdite; i Sioux si ritirarono disordinatamente, ma ancora i vincitori non si sentivano al sicuro, temevano la vendetta nemica e nuovi attacchi ai loro villaggi. Dopo questa epica battaglia i “M’dé-wak-an-ton” evacuarono le terre del Rum River per trasferirsi sul fiume Minnesota. Alcune leggende Dakota sono ancor oggi ricordate dai loro discendenti, molte di queste ricordano il capo Waub-o-jeeg (“White Fisher”), il quale aveva vissuto la sua giovinezza presso i Sioux, “imparando perfettamente la loro lingua”. Un giovane guerriero Dakota si sarebbe unito ad una spedizione di guerra che si stava riunendo presso le “St. Anthony’s Fall”, loro intenzione era quella di spazzare via dall’alto Mississippi le varie bande Chippewa. Il giovane “aveva preso in moglie una bella ragazza, che amava teneramente ed era ricambiato… non volle ascoltare le parole della sua donna, le sue carezze non dovevano influenzarlo, stava andando a combattere, rinunciare significava far ridere tutta la sua gente”. Il giovane doveva guadagnare grande fama, “le lacrime della giovane moglie non gli fecero cambiare idea”, la donna disse che, “il mio cuore ha capito che non ritornerai”, ma il giovane era sicuro di avere “l’appoggio degli Spiriti”. La separazione fu “triste e in lacrime e lei non riusciva nemmeno a partecipare alla cerimonia di partenza dei guerrieri che continuavano ad arrivare”. La giovane donna cominciò “a contare i giorni dell’assenza del marito, giorni che aumentavano sempre più, ma con impazienza attendeva il suo ritorno”; la spedizione non tornava, e le donne attendevano con ansia il loro ritorno. Le “mogli e le fidanzate si erano addobbate con raffinatezza”, ma la moglie del giovane guerriero, “una mattina presto, si sedette sulle rive erbose del Mississippi, aveva splendidi capelli e lunghe trecce”, attendeva il suo giovane marito e aveva “ricordato il suo nome agli Spiriti”. Il tempo “scorreva silenziosamente e mentre gettava gli occhi sulla pigra corrente del fiume, vide uno scuro oggetto galleggiante sotto la superficie delle acque”; i vortici del fiume portarono l’oggetto “ai suoi piedi e, con un urlo di leggera sorpresa e un brivido freddo, riconobbe una figura umana”. La giovane donna, “istintivamente balzò in avanti, prese il corpo per un braccio e lo tirò a terra”, fu allora che la donna riconobbe il suo giovane marito, “una freccia spinata e piumata gli aveva trafitto il cuore e la sua punta fuoriusciva dal suo petto”. Gli “abitanti del villaggio udirono un grido disperato, corsero al fiume e scoprirono il corpo senza vita del giovane guerriero” che aveva combattuto nella battaglia di Crow Wing. Il giovane guerriero era stato probabilmente ucciso alla prima scarica, quando le canoe Sioux vennero rovesciate, sarebbe stato colpito nel fiume, il quale poi lo avrebbe condotto dalla sua giovane donna. I resti della spedizione sarebbero ritornati lo stesso giorno, ma la giovane donna, che “aveva presagito la morte del marito”, sarebbe morta poco dopo, “felice di ricongiungersi nella terra degli Spiriti”. L’anno dopo la battaglia di Crow Wing, i Chippewa si organizzarono per vendicarsi dell’attacco Sioux contro i loro insediamenti dell’alto Mississippi. Nella primavera successiva un forza guerriera di circa 200 uomini si riunì per portare guerra ai loro nemici; la spedizione si mosse in canoa, “remando vigorosamente contro la corrente del Mississippi per raggiungere le terre nemiche”. Nessun indizio indicava la presenza dei Sioux e, dopo aver raggiunto la foce del Crow River, a circa 30 miglia dalle “St. Anthony Falls”, i guerrieri lasciarono le canoe e procedettero fino al corso del Minnesota, dove scoprirono un villaggio presso la confluenza con il grande fiume. In questo frangente le fonti sono discordi, ma le tradizioni Chippewa, al contrario di quelle Sioux, parlano di un esito positivo, un vero successo tanto che i guerrieri sarebbero ritornati trionfanti ai loro insediamenti e con grandi quantità di scalpi nemici. Stando ai ricordi del capo Waub-o-jeeg (“White Fisher”) – che intorno al 1850 guidava ancora i Chippewa del Mississippi -, e il cui nonno, No-ka, fu uno dei leader della spedizione, fu una grande vittoria, anche se il Warren sembra astenersi dal dare giudizi precisi visti i troppi punti oscuri e spesso mescolati con dettagli innaturali e spirituali.


Dipinto di S. Eastman

Alcuni anni dopo l’incursione di No-ka, i Chippewa organizzarono un’altra spedizione composta da circa 120 uomini e, sotto la guida di Ke-che-waub-ish-ashe (“Grande Martora”), un importante guerriero che, grazie all’apporto di Bi-aus-wah, seguì il corso del Mississippi. La flottiglia giunse a breve distanza dalla foce dell’Elk River, quando gli scouts poterono udire nella foresta “indiani che ridevano, cantavano e parlavano la lingua Dakota”; dopo aver riferito ai capi, i Chippewa si avvicinarono silenziosamente, e “videro una lunga fila di guerrieri Dakota”, il loro numero era di poco superiore al loro, “… camminavano tranquillamente lungo il sentiero che li portava ai loro villaggi”. La spedizione attese che fossero “a portata di tiro”, poi “i guerrieri fuoriuscirono dalla foresta e il loro grido di guerra risuonò nella prateria”; si ebbe un rapido scambio di colpi da entrambe le parti, “raffiche successive con i corpi in continuo movimento, le piume sulle teste si agitavano avanti e indietro, e i guerrieri pronunciavano il loro feroce e acuto grido di guerra. Avevano un aspetto selvaggio e bellicoso”. I Dakota reagirono, ma continuavano “a vedere guerrieri Chippewa che uscivano urlanti dalle foreste”, pensavano fossero in molti e allora decisero di ritirarsi; i Dakota “correvano e, di tanto in tanto, si giravano per sparare raffiche contro gli inseguitori”. La lotta si protrasse e i Chippewa inseguirono i nemici, per circa tre miglia, “sparando e urlando”, ma la situazione sarebbe mutata quando un grosso gruppo Dakota raggiunse il Minnesota River; surclassati dal numero, i Chippewa dovettero allora retrocedere, “da cacciatori stavano diventando prede”, finché decisero di “posizionarsi in un boschetto di querce presso le rive dell’Elk River”. La lotta continuò a lungo ma, alla fine, i Sioux abbandonarono la partita, avevano subito perdite pesantissime, “ricorsero allora ad un espediente singolare”. Un forte vento soffiava da sud, ed essendo in primavera, “la prateria era ancora coperta dell’erba secca dell’anno precedente”; i Sioux dettero fuoco alla prateria e “il vento spinse le fiamme contro i Chippewa”, i guerrieri fuggirono nell’interno delle foreste, ma quelli feriti vennero “divorati dalle fiamme o catturati”. I Chippewa fuggirono “nel denso fumo della prateria in fiamme”, si buttarono nelle acque del Mississippi e si posizionarono su un isolotto del grande fiume, si diceva che “la bava alla bocca degli stanchi guerrieri restava attaccata alle labbra”. I Dakota inseguirono i nemici, ma “non osarono attaccarli sull’isola dove avevano cercato rifugio”, allora “entrambe le parti sarebbero ritornate ai loro villaggi”; i Chippewa, stando alle loro tradizioni, perdettero otto guerrieri, con altri tre catturati o periti tra le fiamme, ma ricordavano che i loro nemici avevano subito perdite molto pesanti. I Dakota riferivano invece di aver perso tre guerrieri e di aver colpito duramente gli avversari. L’anno successivo 60 guerrieri Chippewa procedettero lungo il corso del Mississippi e si posizionarono nello stesso punto dell’anno precedente. Anche per questo evento il Warren sembra non sbilanciarsi, ma riferiva che i Sioux sarebbero stati circa 400, un numero piuttosto elevato. I Chippewa, sotto la guida di un capo di guerra del “Big Marten clan”, avvistarono i nemici ma preferirono non impegnarsi avventatamente in battaglia, scavarono ancora profonde buche, in questo modo intendevano resistere al prevedibile attacco Sioux, i quali, ben consci della superiorità numerica, avrebbero attaccato la mattina successiva. I due gruppi guerrieri si fronteggiarono in una battaglia senza mai giungere al corpo a corpo, mantenendosi sempre al riparo e sparando contro le postazioni avversarie. Dopo le prime ore di scontri, però, alcuni coraggiosi uscirono dai ripari e combatterono contro altri coraggiosi. Verso sera, il leader dei Chippewa cadeva sotto i colpi mortali dei Sioux, ed allora i guerrieri, scoraggiati, si ritirarono durante la notte per tornare ai loro insediamenti del Sandy Lake. Il luogo dove vennero combattute queste due battaglie, tra i fiumi Elk e Mississippi, sarebbe stato chiamato “Me-gaud-e-win-ing”, o “Battle Ground”, dai Chippewa. “Ke-che-waub-ish-ash”, il capo caduto in battaglia, come abbiamo visto in precedenza, apparteneva al clan “Marten” e fu contemporaneo di Bi-aus-wah, essendo il suo braccio destro; questo leader fu indiscutibilmente il capo militare dei Chippewa dell’Upper Mississippi, mentre Bi-aus-wah ne era il capo civile. Nello stesso periodo si sarebbe conclusa anche la lunga e sanguinosa guerra Chippewa contro i Fox; questi indiani erano stati costretti, dai francesi e dai loro alleati nativi, ad evacuare le loro terre poste sui fiumi Fox e Wisconsin, per raggiungere il Mississippi e “porsi sotto la protezione degli Osaugees” (Sauk). La tribù aveva subito perdite notevoli ed era stata fortemente ridimensionata dai loro numerosi nemici, ora però cercava vendetta e i Chippewa erano per loro grandi antagonisti. I Fox ascesero in canoa il corso del Mississippi, era loro intenzione unirsi agli alleati Dakotas, così procedettero verso il St. Croix ma, mentre attraversavano il “portage” del fiume, nelle vicinanze delle cascate, si trovarono di fronte una spedizione Chippewa, “… e qui, tra le rocce e i massi del St. Croix, gli Odugamies combatterono la loro ultima battaglia tribale”. La data approssimativa di questo scontro sembra essere l’anno 1770, come affermavano il Warren e lo Schoolcraft. Le tradizioni Chippewa ci vengono in aiuto. Il capo Waub-o-jeeg (“White Fisher”), e il padre Ma-mong-e-se-da, parteciparono allo scontro, ma sembra che il loro obiettivo erano i Dakotas. Secondo lo Schoolcraft, “Ma-mong-e-se-da” sarebbe morto nell’anno 1793 e Waub-o-jeeg gli sarebbe succeduto al potere anche prima della morte del padre, quindi una pratica inusuale presso questi indiani. Circa 300 guerrieri si riunirono a La Pointe (“Shaug-a-waum-ik-ong”) sotto la guida di Waub-o-jeeg. La lunga carovana di canoe si mosse salendo il ramo sinistro del Bad River (“Mush-kee-se-be”) per raggiungere la sorgente, dopo un lungo “portage”, entrarono nel Long Lake e, dopo altri “portages” entrarono in un ramo del St. Croix, il “Num-a-kaug-un”, dove i Chippewa erano ben consci di essere nelle terre dei loro nemici. I capi inviarono subito scouts in avanscoperta, “temevano imboscate”, ma procedettero velocemente e, “dopo sei giorni di viaggio”, giunsero alla foce dello Snake River, dove attesero con ansia l’arrivo di altri guerrieri provenienti dai villaggi del Sandy Lake e del Mille Lac. Waub-o-jeeg attese vanamente l’arrivo dei rinforzi, e allora i suoi guerrieri si posizionarono alla testa delle St. Croix Falls dove, la mattina seguente, vennero avvistati guerrieri Dakota e “Odugamies” ai “piedi delle cascate”. I Chippewa, “fortemente eccitati”, si prepararono a combattere e i più giovani, vennero “spinti in acqua per togliere la vernice nera che denotava il loro primo combattimento”; i “guerrieri afferrarono le borse della Medicina e, in fretta, adornarono i loro volti e il nudo corpo con pitture di guerra … altri mettevano piume d’aquila sulle loro teste o sui copri capi, ciò indicava che avevano ucciso nemici o preso scalpi in combattimento”, molti guerrieri avevano il “pe-na-se-wi-am” e si consideravano “invulnerabili”, altri portavano “bracciali e cinture d’oro”. Il capo di guerra “chiedeva a gran voce la protezione del Grande Spirito e il successo per i suoi guerrieri”, poi, rivolgendosi ai suoi seguaci, li “esortò alla battaglia”, “siate forti nel cuore e non piangete per la perdita di vostri compagni”. Dopo lunghi preparativi si mossero, ma anche gli scouts dei Dakota e dei Fox ben conoscevano la loro posizione e, “dopo aver valutato la loro limitata consistenza numerica”, si posizionarono nel “bel mezzo del portage”, dove la lotta divenne “bestiale”. La battaglia che ne seguì fu molto cavalleresca e viene raccontata in numerose tradizioni tribali. Gli “Odugamies” erano intenzionati a reggere da soli il peso dello scontro, “si fidavano della bravura dei loro numerosi guerrieri e, si dice che abbiano chiesto ai Dakota, di non partecipare allo scontro, dovevano soltanto testimoniare la loro grande vittoria e il gran numero di scalpi che avrebbero raccolto”. I Dakota si misero da parte e riempirono con calma le loro pipe per assistere allo scontro. Le tradizioni ci dicono che durante la battaglia si ebbero molti “atti di grande valore personale”, le “voci dei capi risuonavano sopra il crepitio delle fucilate e delle grida dei loro guerrieri, li invitavano a mantenere la loro posizione e non voltare le spalle al nemico”. In effetti, la natura del terreno dove si combatteva era “quasi impraticabile e molto difficile sarebbe stato ritirarsi”, si doveva combattere fino alla fine. Era un territorio roccioso, “tagliato da numerose gole profonde, attraverso il quale una rapida corrente impediva i movimenti”, nelle vicinanze vi era un bosco che si “univa alle rocce”, era questo l’unico punto dove i guerrieri potevano ritirarsi.


Falls St. Anthony, dipinti di S. Eastman

Waub-o-jeeg si era assicurato questa posizione, in caso di pericolo poteva servire per una rapida ritirata. Erano queste le St. Croix Falls descritte dallo Schoolcraft. Verso mezzogiorno, “dopo aver combattuto con grande disperazione”, i Fox iniziarono a perdere terreno e si dettero alla fuga nella “confusione più totale”, soltanto l’intervento dei Dakota impedì la loro distruzione, un “nuovo grido di guerra sarebbe corso in aiuto dei loro alleati”. I Chippewa, a corto di munizioni, dovettero retrocedere e ben pochi “avrebbero raccontato la triste storia della sconfitta e la morte di uomini coraggiosi”, erano in pochi, ma continuavano a resistere agli attacchi nemici. Fu allora che, “nel momento opportuno”, arrivarono i guerrieri “tanto attesi”, erano “freschi e baldanzosi e volevano mostrare il loro coraggio in battaglia”, “desiderosi di combattere, si precipitarono sul campo di battaglia”, i Dakota e i Fox non seppero resistere all’urto, “si dettero alla fuga” e, “si dice che molti di loro caddero in battaglia, molti vennero sbattuti sulle rocce dalla furia dell’acqua, altri precipitarono nei vortici del fiume”. Altri ancora, nel tentativo di “saltare sulle strette canoe, si capovolsero nelle rapide”; “ogni fessura delle scogliere avrebbe contenuto un nemico morto o ferito”, i Chippewa subirono notevoli perdite e fra i morti vi era il fratello di Waub-o-jeeg, ma lo stesso capo si trovò sul corpo “i segni della grande lotta combattuta, tra i quali spiccava una profonda ferita al petto”. I resti dei Fox fuggirono velocemente, ma sul terreno avevano lasciato un gran numero di morti. La battaglia delle St. Croix Falls venne ricordata in varie tradizioni Chippewa, il capo che aveva guidato i guerrieri era Waub-o-jeeg, un leader ben noto che pose fine alla potenza dei Fox, antichi nemici della sua gente. Le tradizioni Chippewa ci dicono che questo leader avrebbe condotto la sua gente in sette vittoriose battaglie contro i Sioux e gli “Outagamies” (Fox), dove era stato ferito per ben tre volte, alla coscia, alla spalla destra e, l’ultima volta, nel fianco e nel petto. Quando, durante l’ultima spedizione, Waub-o-jeeg, guidò i Chippewa nella battaglia del St. Croix, lo Schoolcraft ci è venuto in aiuto. Lo studioso non menziona i circa sessanta guerrieri provenienti dai villaggi del Sandy Lake, ovvero quelli che decisero le sorti della battaglia; le tradizioni di questo epico scontro riguardano principalmente quelle dei gruppi dell’alto Mississippi, i quali appresero “dalle labbra dei loro padri presenti allo scontro”, le gesta eroiche della tribù.
Dopo la battaglia del St. Croix, il capo aveva forse una ventina d’anni, ma già era ben noto come abile commerciante, avrebbe allora incontrato “un giovane signore di una rispettabile famiglia dell’Irlanda del nord…”, questi, John Johnston, avrebbe sposato sua figlia nel 1792 e avrebbe vissuto nelle zone di La Pointe per circa un anno. Comunque, Waub-o-jeeg sarebbe morto ancora giovane, probabilmente all’età di soli 45 anni; la data della sua morte riconduce all’anno 1793 nel suo villaggio di “Chagoimegon”. I suoi discendenti furono molto numerosi, alcuni di sangue misto, e tutti “connessi con famiglie importanti del nord-ovest”, lo Schoolcraft avrebbe sposato una donna del suo clan, “una moglie educata in Irlanda, una moglie amabile e amorevole”. Nell’anno 1781, una grossa banda Chippewa prese definitivamente possesso delle zone del Leech Lake, questa banda venne poi conosciuta con il nome di “Pillagers”, ovvero “Muk-im-dua-win-in-e-wug”, o “Madandwewiniwag” (“gli Uomini che Prendono con la Forza”). Questo gruppo avrebbe continuato per lunghi anni a guerreggiare contro i Dakotas, per togliere loro ampi territori di caccia, “ogni uomo capace di portare armi divenne un guerriero”; erano una banda bellicosa e di “spirito audace e indipendente”. La banda si sarebbe formata da gruppi provenienti dai clan “Bear” (Orso) e “Catfish” (Pesce Gatto, “A-waus-e”), e probabilmente composta da almeno un centinaio di guerrieri. Le bande dei laghi Red, Cass e Winnipeg, e sul fiume Pembina, sarebbero invece diventate note come “Northern Chippewa”. I Pillagers, nonostante le continue guerre contro i Sioux, si sarebbero sempre più rinforzati numericamente, divenendo una delle più importanti bande della nazione. Le tradizioni dei vecchi Pillagers raccontano il perché vennero conosciuti con questo nome. « Durante l’estate la banda del Lago Leech si mosse verso il ricco territorio di caccia dei Dakotas, accampandosi presso l’ingresso di una piccola insenatura del Crow Wing River, circa 10 miglia sopra la sua confluenza nel Mississippi. Molti preparativi furono fatti per svolgere il grande rito del medawe, quando una grande canoa giunse dalla parte inferiore del Mississippi, era presidiata da uomini bianchi e carica di mercanzie … Il capo dei bianchi era molto malato (Mr. Berti) e non fu in grado di barattare con gli ansiosi indiani. Molta merce era bagnata dalla pioggia ed era esposta al sole per asciugare … Gli indiani erano ansiosi, avevano molte pellicce ed erano pronti a festeggiare … Non vi era un piano concertato e nessuna intenzione di saccheggiare i bianchi. Un certo numero di giovani, donne e bambini stavano intorno e ammiravano i beni che erano stati esposti ad asciugare, desideravano di possederli … ma ben sapevano che vi erano uomini bianchi molto avari … gli uomini bianchi avevano notato le pelli di castoro e furono disposti a barattare … Un giovane Chippewa prese un panno e altri seguirono il suo esempio portando via camicie, tessuti per coperte e altre mercanzie che portarono come trofei alle loro logge. I saccheggi divennero effettivi e tutti, uomini, donne e bambini, si assicuravano la maggior quantità di prodotti possibili. Un barile di acqua di fuoco venne scoperto, ciò aggiunse eccitazione e gli uomini divennero pericolosi, così i bianchi si imbarcarono sulla vuota canoa e lasciarono l’inospitale campo dei Chippewa per salvarsi la vita ». Si dice che il capo dei traders sia morto della malattia di cui era affetto alle Sauk Rapids, sul Mississippi. Nello stesso periodo, le bande dell’Upper Mississippi non commerciavano ancora regolarmente con i traders, gli indiani erano obbligati a spostarsi a La Pointe, Sault St. Marie e Mackinaw durante i periodi estivi, alfine di procurarsi i vettovagliamenti e le armi a loro necessarie. Pochi commercianti bianchi si spingevano così a ovest ma, in genere, si fermavano sulle rive del Lago Superiore. Per compensare la cattiva condotta dei Pillagers, ed anche prevenire conseguenze spiacevoli, parecchi gruppi Chippewa raccolsero un gran numero di balle di pellicce di castoro e le portarono a Mackinaw per consegnarle alle autorità britanniche. Tutti i Chippewa che ricevettero regali dagli inglesi “si ammalarono rapidamente, uno dopo l’altro, e morirono”. La malattia si diffuse rapidamente in diversi villaggi, i morti furono numerosi e le varie bande devastate dall’ennesima epidemia di vaiolo; molti indiani ancor oggi ritengono che il vaiolo venne portato dai bianchi “per punirli dell’attacco ai commercianti”. Era una “cattiva Medicina” ed anche il Douglas Houghton ne sentì parlare, tanto da segnalarla allo stesso Schoolcraft nel 1832, la datazione da lui data per il tragico evento era l’anno 1770. Le fonti del Warren sembrano comunque essere ben più attendibili. « Un gruppo di guerra composto da Kenistenos, Assineboines e Chippewa si riuniva presso un grande villaggio sul Dead River, posto nelle vicinanze del Northern Red River ». La spedizione procedette verso ovest fino al “Ke-che-pe-gan-o” (Missouri), dove si sarebbe imbattuta in un grande villaggio degli indiani “Gi-aucth-in-ne-wug” (“Gros Ventres”, “Hidatsa”). I guerrieri circondarono l’insediamento e poi attaccarono, rendendosi ben presto conto che la resistenza degli nativi era troppo debole per impensierirli. I razziatori si “assicurarono un gran numero di scalpi, ma scoprirono molte logge piene di cadaveri, di cui non si poteva sopportare la puzza”; i Chippewa, e i loro alleati, si ritirarono velocemente dopo “essersi assicurati gli scalpi dei nemici che avevano ucciso, tra i quali vi era il cuoio capelluto di un vecchio che doveva essere un gigante di grandi dimensioni, si diceva che il suo cuoio capelluto era grande come una pelle di castoro. Al loro ritorno a casa, per cinque notti consecutive, questo cuoio capelluto era stato attaccato ad un corto bastone ma, la mattina dopo, venne trovato inclinato verso ovest. Questo semplice caso avrebbe suscitato timori nei superstiziosi Chippewa, e quando, il quarto giorno, uno di loro morì, gettarono via lo scalpo e procedettero verso casa velocemente”.

Nel frattempo, l’epidemia iniziava a mietere vittime, molti indiani “si ammalarono e morirono”, il vaiolo avrebbe attaccato diversi insediamenti e la malattia continuò a mietere vittime. Questi tragici eventi colpirono anche i Cree e gli Assiniboin, i quali chiamarono “Ne-bo” il Death River, il “Fiume della Morte”. Alexander Henry, “il Giovane”, avrebbe attraversato questo fiume il 17 agosto 1800, scrisse che il nome gli venne dato dopo che una spedizione di guerra Sioux aveva assalito un piccolo accampamento di indiani Cree, portando alla morte un gran numero di uomini, donne e bambini; la maggior parte dei guerrieri Cree era impegnata nei commerci e per gli aggressori fu particolarmente facile attaccare il campo. Nel tentativo di sfuggire l’epidemia, i Chippewa di questo villaggio si spostarono ancor più a nord-ovest, ma il contagio si era ormai diffuso sul Rainy Lake, dove perirono molti indiani; poi si sul Pigeon River e, infine, negli insediamenti del Lago Superiore, per poi, dal Grand Portage a Fond du Lac, proprio nel momento in cui i Pillagers entravano in contatto con gli inglesi di Mackinaw. L’epidemia sarebbe allora stata portata al Sandy Lake e ai villaggi del Leech Lake dove, a quanto sembra, avrebbe gradatamente perso forza. E’ accertato che il grande villaggio Chippewa del Sandy Lake abbia subito pesantemente l’epidemia di vaiolo e, a quanto sembra, il grande villaggio si ridusse a sole sette capanne abitate. La massiccia epidemia del 1780-82 avrebbe anche raggiunto il fiume Mississippi. Sembra che le perdite fra le tribù alleate – Chippewa, Cree e Assiniboin – siano ammontate a diverse migliaia di anime; per quanto riguarda i Chippewa si parlava dai 1.500 ai 2 mila morti. Negli ultimi anni del XVIII secolo, i castori, i bisonti, le alci e i cervi e altri animali stavano ormai scomparendo dalle terre dei laghi Leech e Sandy, fu allora che le bande Chippewa di queste terre dovettero mettersi in movimento alla ricerca di nuovi territori di caccia. Alcuni gruppi avrebbero raggiunto il Gull Lake e la confluenza del Crow Wing con il grande Mississippi, per poi spostarsi sempre più all’interno del territorio dei Dakota. In quel periodo, la Long Prairie era il territorio invernale preferito dalle bande Dakota poi conosciute come “Warpeton e Sisseton”. Gli scontri con i Chippewa erano però all’ordine del giorno e, spesso, “guerrieri solitari rientravano carichi di scalpi nemici”. I capi degli accampamenti Dakota e Chippewa ma, soprattutto gli anziani, “deprecavano questo stato di cose”, alla fine venne “fumato il calumet della pace” e, per lunghe settimane “la caccia si svolse amichevolmente e molte visite ai campi nemici si sarebbero susseguite senza alcun timore”. Una pace temporanea serviva a rinsaldare la tribù, ma anche a trovare nuovi amici negli accampamenti un tempo nemici, ora era importante creare il “pin-dig-o-daud-e-win”, un termine nativo significante “Quelli che Entrano nelle Logge degli altri”. I capi Chippewa “marciavano senza paura verso i campi dei Dakota, questi, circondati da donne e bambini, pensavano alla sicurezza dei loro cari, con i loro cuori probabilmente pieni di fiele e di vendetta … ma salutavano con il lancio di armi l’arrivo dei nuovi amici”. Poi la “pipa della pace” aveva il sopravvento e gli scambi di visite amichevoli divennero sempre più frequenti, “spesso si scambiavano regali, e spesso un capo Dakota, o viceversa, adottava un bambino Chippewa come fratello”. Questi legami venivano contratti anche per rinvigorire e riempire un vuoto numerico all’interno di una famiglia allargata; spesso, nelle guerre fra le due tribù, un fratello adottato venne salvato da morte sicura. Nel corso della loro storia, vi erano comunque molti casi in cui la pace temporanea veniva rotta da gesti compiuti da “giovani sciocchi”, le dirette conseguenze riportavano i tempi in cui le tribù si combattevano aspramente. Un capo dei Pillagers, “Esh-ke-bug-e-coshe”, avrebbe avuto un ruolo importante nel corso della storia dei Chippewa, avrebbe riportato alle fonti notizie estremamente interessanti. Esh-ke-bug-e-coshe era figlio del capo Wa-son-aun-e-qua (“Yellow Hair”), ma non fu un leader che aveva ereditato la carica, anzi, aveva dovuto guadagnarsela, viste le sue grandi doti di oratore, cacciatore, guerriero e uomo di Medicina. Capelli Gialli “aveva grande temperamento, ma era anche molto vendicativo e assetato di vendetta … Si diceva che le persone che gli dettero dispiaceri perdevano la vita in maniera improvvisa e inspiegabile”; il suo popolo “lo temeva ma aveva di lui grande considerazione”. Un guerriero “War-pe-ton” (Wahpeton), richiese a Capelli Gialli (“Yellow Hair”) di “diventare suo fratello”; la richiesta venne subito accettata e “i due guerrieri si trattarono vicendevolmente come fratelli”, Capelli Gialli imparò la lingua Dakota, poi prese in moglie una donna Sioux prigioniera, “imparando la lingua con maggiore facilità”. Le due tribù si incontravano spesso sul Mississippi durante l’estate e l’inverno. Capelli Gialli stava cacciando nella Long Prairie, “il suo campo era costituito da sole quattro logge, si trovava sulle rive boscose di un piccolo lago che, in parte, entrava in una profonda foresta; l’altra estremità del lago si estendeva nella aperta prateria”. Le tradizioni ci dicono che, “i ragazzi delle quattro logge erano abituati ad andare a giocare sul lago ghiacciato … i genitori li lasciavano andare perché non avevano nulla da temere”. Una mattina Capelli Gialli si spinse nella foresta a cacciare, “la madre dei suoi figli stava facendo i suoi doveri nella loggia, quando un gemito lamentoso si udì improvvisamente, la madre, correndo via, vide il ragazzo più vecchio che strisciava dolorosamente verso casa in mezzo alla neve, era sanguinante e scalpato”. Il ragazzo, stremato, “sono stati i Dakota!”, “l’angoscia della madre piangente si trasmise anche alle logge vicine”, gli altri corsero velocemente sulla riva del lago, “tre bambini giacevano morti e straziati, il tomahawk dei Dakota aveva colpito”. Il “cacciatore Chippewa” giunse verso sera al campo, “giusto in tempo per sentire il suo ragazzo che stava morendo”, avrebbe ascoltato in silenzio il suo racconto, “aveva il cuore straziato, ma nessuna lacrima gli rigava il volto”. La mattina successiva “il campo venne tolto” e gli indiani si trasferirono sul Leech Lake “portandosi dietro i cadaveri dei figli assassinati”; Capelli Gialli sarebbe ben presto ritornato indietro alla ricerca degli assassini, al suo fianco vi erano cinque guerrieri. Nelle zone del Crow Wing “trovarono i Chippewa del Sandy Lake”, i quali accusarono apertamente i Dakota delle Praterie e non sicuramente i “Warpeton” (o “Lower Dakotas”). I capi dei Chippewa del Sandy Lake invitarono Capelli Gialli ad un Consiglio, cercarono vanamente di impedirgli di scendere “sul sentiero di guerra”, volevano continuare a vivere in pace. Capelli Gialli era inflessibile, accettò i regali dei capi del campo e poi, con i suoi cinque uomini, si mosse verso casa “fingendo di aver accettato i loro consigli”. Infine si diresse verso la Long Prairie. Giunti al Sault Lake scoprirono tracce che si diramavano in varie direzioni, continuando la marcia si imbatterono in due logge, i guerrieri “capirono che stavano avvicinandosi velocemente alle loro prede”, erano “desiderosi di combattere e volevano dimostrare il loro coraggio”. Sull’alto corso del Crow River, Yellow Hair aveva finalmente raggiunto “i suoi nemici”, ed ora era pronto a colpire. Alle prime luci dell’alba i Sioux vennero svegliati dal grido di guerra dei Chippewa, dopo i primi momenti di sorpresa, “i Dakotas reagirono al fuoco nemico e la lotta infuriò vorticosamente”, durante “un intervallo di fuoco”, una voce “ferita” chiamò gli assalitori, “Ahimé! Perché volete che io muoia? Pensavo che la mia strada fosse libera e che cieli senza nuvole fossero sopra di me. La mia gente vive in queste terre e il sangue non è nei miei pensieri”. Yellow Hair riconobbe la voce del guerriero, era “suo fratello di sangue, ma ora il suo cuore era diventato duro come la selce”, capì le sue parole e rispose, “Fratello mio, anche il cielo sopra di me era senza nuvole, ho vissuto senza paura, ma un lupo ha distrutto i miei figli … Fratello mio, si può morire anche per questo”. Fratello mio, “io non lo sapevo”, rispose il Dakota, “nessuno della mia gente si aspettava l’arrivo dei lupi della prateria”, ma la battaglia continuò fino a coprire le voci dei guerrieri. Dopo questo primo tragico scontro la lotta riprese furiosamente, Yellow Hair si spinse all’attacco, i guerrieri entrarono nel piccolo accampamento e il capo entrò nella loggia di “suo fratello”, questi, benché ferito, trovò la forza di sparare con il suo fucile, il colpo venne sviato e Yellow Hair lo uccise, poi, con i suoi guerrieri riprese la via del ritorno. La vendetta era stata completata. Nel 1783, il vecchio capo dei Pillagers, “Esh-ke-bug-e-coshe”, raccontava che quando era ragazzino fu presente ad un incontro con i traders sulla confluenza del Partridge River (“Pe-na”, in Chippewa “biné”) con il Crow Wing River, quando la sua gente venne attaccata da una “grande spedizione di guerra dei Dakotas”. Un “trading house” era stato costruito da un commerciante che gli indiani conoscevano come “Ah-wish-to-yah” (“il Fabbro”), il quale, “avventurosamente” si era spinto in quelle terre pericolose, dove Pillagers e Sioux si combattevano strenuamente. Alcuni giorni prima dieci cacciatori si erano spinti nelle zone di caccia per “mettere trappole per i castori”, una notte, mentre gli indiani “dormivano tranquillamente”, improvvisamente apparvero i Dakotas, “erano circa 200 guerrieri”.


Dipinto di Dough Hall

I “dieci cacciatori, il giorno precedente, scoprirono le tracce del nemico, si dirigevano verso il loro campo, le loro narici odoravano ancora il profumo del tabacco dei Dakotas, il loro senso acuto delle narici distinguevano i grandi cacciatori”. La direzione dei nemici portava al campo indifeso, allora si mossero velocemente procedendo verso il “trading house” del francese, evitando il campo nemico, i cui guerrieri stavano riposando durante la notte. Marciarono tutta la notte e giunsero alla postazione prima dell’arrivo nemico, “rafforzarono le barriere difensive intorno alla casa …, mentre le donne e i bambini si rifugiavano all’interno dell’abitazione”. I cacciatori, e il commerciante, affiancati da alcuni “coureurs du bois”, ammontavano a circa 20 uomini, ma erano pronti a combattere duramente contro i numerosi nemici. Fece allora la sua comparsa il nemico, erano “sulla riva opposta del fiume e stavano preparandosi alla battaglia, si adornavano con piume, ornamenti e colori vari” e, “facendo affidamento sul loro numero, attraversarono coraggiosamente il torrente ghiacciato, poi iniziarono a scagliare frecce accompagnate da terrificanti grida di guerra”. Le frecce nemiche furono innocue, ma la risposta dei traders e dei cacciatori Chippewa fu tremenda, “proiettili di morte mietevano vittime e i Dakotas che si avvicinavano alla palizzata pagavano duramente la loro temerarietà”. I “Dakotas delle praterie avevano ben pochi fucili, forse dodici in tutto”, combatterono con archi e frecce ma vennero respinti, “però molte frecce cadevano all’interno dei recinti e sulle teste dei difensori, alcuni dei quali furono costretti a ritirarsi nei ricoveri … le frecce spinate cadevano come fiocchi di neve e la battaglia ridiventò cruenta”. Ma i nemici “esaurirono le frecce, erano esausti e avevano perso numerosi guerrieri”, alla fine si ritirarono “trascinando via i loro morti che poi gettarono in buche praticate nel ghiaccio, onde evitare che venissero scalpati”. Dopo la battaglia giunsero altri indiani Chippewa, ormai erano “in circa 40 con i bianchi”, questi, verso il tramonto, erano “ansiosi di perseguire i nemici in piena ritirata”, fu il commerciante francese a dissuaderli dall’impresa, ed allora rinunciarono ai loro intenti.
Intorno al 1792 saliva alla ribalta John Baptiste Cadotte, un trader spesso menzionato nelle narrative di Alexander Henry. Il Cadotte, educato in un collegio di Montreal (1773-80), avrebbe passato l’inverno nella “Bay of Shag-a-waum-ik-ong”, dove ottenne un gran numero di pelli di castoro da commerciare a Montreal. Nello stesso anno venne segnalato, con il fratello Michel, nelle zone di Sault St. Marie, L’Ance, La Pointe, Folle Avoine, Las Courtes d’Oreilles, Crow Wing e Little Lake Winnipeg. Quando l’Henry gli mise a disposizione un largo equipaggiamento, il Cadotte si sarebbe spostato sull’alto corso del Mississippi, dove i castori erano molto abbondanti. Secondo il Jean Baptiste Perrault, fu nel 1791 che il Cadotte venne equipaggiato dall’Henry per raggiungere il Leech Lake, dove vivevano i Chippewa noti come “Pillagers”. I pochi intraprendenti traders che si avventuravano a ovest rischiavano seriamente la vita, potevano essere uccisi dai Dakotas oppure dai Chipppewa. Il Cadotte avrebbe organizzato una grande spedizione, composta da uomini esperti affiancati da alcuni Irochesi che da lungo tempo affiancavano i traders. Al suo fianco vi erano ben noti personaggi, fra questi spiccavano il Reyaulm, il Pickette, il Roberts e il Bell, tutti “ben attrezzati per commerciare e catturare animali da pelliccia”. Complessivamente la spedizione comprendeva una sessantina di uomini, tra cui Michael, il giovane fratello del Cadotte; questi uomini si raggrupparono a Sault St. Marie nella tarda estate, avevano grandi canoe di corteccia di betulla, che divennero poi famose come le “Canoe du maitre” (“Canoe Maestre”), ben adatte per commerciare pellicce, erano abbastanza leggere e potevano essere trasportate – dai “coureurs du bois” sulle spalle – senza grande fatica lungo i molti “portages” del territorio. La spedizione avrebbe costeggiato le rive meridionali del Lago Superiore, procedendo poi verso Fond du Lac ed entrare nel St. Louis River; poi, dopo nove miglia di accidentato territorio raggiungeva un “grand portage”, per trovarsi di fronte le “tremende rapide del fiume”, ed infine raggiungere il Sandy Lake. Da questa posizione, le informazioni a nostra disposizione differiscono sensibilmente. Alcune ricordano che risalirono il corso del Mississippi fino al Leech Lake, poi al Cass Lake e, dopo un “breve portage”, proseguirono fino al Red Lake, al Red River e, seguendo il corso di un torrente, si sarebbero stabiliti per l’inverno nella “Prairie Portage”, dove incontrarono due traders provenienti dal “Grand Portage” lungo la rotta del Rainy Lake. Uno di questi era il famoso Cameron. Proseguirono lungo il corso del Mississippi fino alla confluenza del Crow Wing River, per giungere infine al Leaf, un fiume che sfocia nel Crow Wing, e dove i trappers scoprirono molte tracce indicanti la presenza di numerosi castori, così, “procedettero verso le terre dei Dakotas. In quel periodo, le terre del Leech Lake erano considerate l’estrema frontiera nord-occidentale del territorio Chippewa, in particolare dei “Pillagers”, i quali, onde evitare attacchi improvvisi, si ritiravano su un’isola del lago. I Dakotas ben sapevano che queste terre erano molto ambite dai traders, dai Pillagers e dai Chippewa del Sandy Lake, allora si posizionavano in accampamenti invernali per poter fronteggiare l’eventuale avanzata degli invasori ma, in alcuni casi, commerciavano liberamente con i bianchi.

I traders, dal canto loro, si muovevano in piccoli gruppi e visitavano i vari accampamenti Sioux per commerciare. Fu in quel periodo che il Cadotte si sarebbe imbattuto in una spedizione di guerra Sioux, “gli indiani erano già pronti a combattere”, si avvicinarono alla palizzata di tronchi, che “circondava le cabine”, “saltavano da un lato all’altro e gridavano i loro war-whoop”, poi, risposero al fuoco dei traders e “scaricarono nuvole di frecce… ben pochi erano armati di pistole”, e non poterono resistere al preciso fuoco dei fucili. Due traders vennero feriti leggermente, ma i bianchi non ebbero alcuna vittima e, alla fine, gli assalitori si ritirarono. Qualche tempo dopo i bianchi “piantarono la bandiera britannica nel terreno, mentre i Dakotas appesero una bandiera bianca su un palo”; le speranze del Cadotte non andarono deluse, “non appena vennero issate le bandiere, il fuoco cessò e, dopo una breve consultazione, un certo numero di guerrieri si avvicinarono cautamente alla palizzata”.


Dipinto di Don Oelze

Il Cadotte, “in piedi davanti alla porta della sua casa”, riferì loro, attraverso il “coureur du bois chiamato Rasle”, che ben conosceva la lingua Dakota, che “non era venuto nel loro paese per portare la guerra, ma soltanto per commerciare”. I Sioux replicarono che non intendevano accettare Chippewa nelle loro terre, avevano allora “riunito i guerrieri per scacciarli, ma non avevano alcuna intenzione di scontrarsi con gli uomini bianchi”. Alla fine, il Cadotte, grande conoscitore del carattere tipico degli indiani, decise di accettare le loro richieste, e allora chiese di poter parlamentare con i capi della tribù. Fu allora che i capi Dakota vennero invitati ad entrare nella capanna del Cadotte, il quale, comunque preoccupato, teneva “all’erta i suoi uomini”. I bianchi distribuirono munizioni e tabacco agli indiani, allora i Dakota dettero loro il benvenuto. Il capo Sioux insistette per accompagnare il Cadotte con i suoi guerrieri “in segno di grande onore e rispetto”, allora dovette accettare e fu “incapace di resistere alle offerte indiane”; la spedizione si mosse con gli indiani, “insieme lasciarono il campo e spesso si fermarono per fumare e riposare”. In una zona del territorio, “improvvisamente il capo Dakota si fermò, nelle vicinanze vi era una macchia scura di alberi e arbusti”, il capo si fermò “sul ciglio della strada, si sedette e incominciò a riempire di tabacco la sua pipa, invitando i suoi fratelli bianchi ad andare avanti”. Il Cadotte e i suoi si insospettirono, soprattutto quando il Rasle si mostrò dello stesso parere “sospettando il tradimento”. Il Rasle aveva notato che già alla mattina, quando lasciarono il campo, molti guerrieri erano “scomparsi” e, secondo lui, già durante la notte avevano tenuto Consigli di guerra; inoltre, ricordava che la boscaglia vicina era l’ideale per una imboscata, mentre il capo e gli altri guerrieri, sarebbero poi intervenuti “alle nostre spalle”. Il Cadotte rimase comunque molto sospettoso e mise in guardia i suoi uomini, dovevano controllare le mercanzie, temeva un attacco a sorpresa dei Sioux e bisognava “prepararsi ad un attacco improvviso”. Avvicinandosi al capo che “fumava tranquillamente”, il Rasle gli disse che temeva un tradimento, ma che “i primi a cadere in battaglia sarebbe stato lui e i suoi uomini”, inoltre lo invitò a consegnare le armi. Il capo, “in un primo momento respinse le accuse” poi, quando i bianchi disarmarono i suoi uomini, “scoppiò in lacrime pregando per la sua vita e quella dei suoi guerrieri”; qualche istante dopo “un gran numero di guerrieri dipinti emersero dal bosco e tranquillamente, in singola fila, mossero verso il loro accampamento attraverso la grande prateria”. Il capo e i suoi sarebbero stati presi come ostaggi, ma poi rilasciati con doni di tabacco e altre mercanzie. Il Cadotte e i suoi rimasero nel territorio tutto l’inverno, i Sioux non gli avrebbero dato alcun problema, anche se spesso bande guerriere furono avvistate nelle vicinanze. In primavera i Dakotas evacuarono il territorio, mentre la spedizione seguì il corso del Leaf River per giungere all’Otter Tale Lake e discendere poi il Red River. Due anni dopo (1794-95) il Cadotte avrebbe svernato sul fiume Assiniboine (20 settembre-23 aprile), per poi raggiungere il Rainy Lake, costruire nuove canoe durante l’estate, e raggiungere il “Grand Portage”, il principale deposito della Northwest Company nel territorio. Nel 1796 la Northwest Company costruiva una postazione fortificata sul Sandy Lake e, poco dopo, un’altra sul Leech Lake; queste rappresentavano gli immediati risultati delle operazioni del Cadotte; da allora le bande Chippewa dell’Upper Mississippi avrebbero commerciato con i traders di queste postazioni, riducendo le periodiche visite a Sault St. Marie. Il “vecchio e intelligente capo della Red Lake band”, “Wa-won-je-quon”, fu spesso in contatto con questi commercianti, ricordando che continuavano ad esplorare tutte le terre circostanti. Le bande del Lac Coutereille e del Lac du Flambeau erano stanziate in villaggi nelle vicinanze dei laghi e dei fiumi del territorio, e praticavano anche una certa forma di agricoltura, specialmente mais e patate, coltivazioni introdotte presso di loro dai commercianti bianchi. I vecchi della tribù ricordavano che la loro avanzata verso occidente avrebbe portato all’acquisizione di nuove terre appartenenti alla tribù nemica. Le fonti ricordano il primo commerciante bianco che passò l’inverno con questi Chippewa sull’alto corso del Chippeway River. I primi bianchi avrebbero svernato, agli inizi dell’anno 1784, sul fiume “Num-a-ka-gun”, un tributario del St. Croix, era posta sotto il “portage”, sulla pista che conduceva al Lac Coutereille. Da questa posizione i commercianti entravano in contatto con i gruppi del Chippeway e del St. Croix, barattavano pellicce in cambio di mercanzie provenienti da Michilimackinac e dal Flambeau River, anche chiamato “Manidowish”. Alcuni anni dopo i traders si accamparono nel periodo invernale sul Chippeway River, fiume conosciuto come “Puk-a-wah-on-aun”, a poca distanza dalla foce del Flambeau.

Il territorio in questione era ambito dai loro antichi padroni, i Dakotas, e per i cacciatori Chippewa era estremamente pericoloso inoltrarsi nella zona. La banda del Lac Coutereille navigava il Chippeway River per posizionare il campo presso un “trading house”, dove poteva incontrare quella del Lac Flambeau; in queste zone creavano un villaggio di grandi dimensioni per meglio difendersi dagli attacchi dei Dakotas. In questi anni, il basso fiume Chippeway era ancora considerato territorio di caccia dei Sioux, ma era ormai fortemente ambito dai Chippewa, i cui insediamenti stavano più a nord dove, grande influenza aveva il capo “Kishkemun”, o “Gishkiman”, appartenente alla banda del Lake Flambeau. Gli accampamenti erano sempre ben sorvegliati e al suo interno vi si poteva trovare anche un famoso trader di Prairie du Chien, si trattava di un vecchio pioniere noto come “La Roque” (Augustin Rock o Rocquebrunne), il quale viveva sul Lake Pepin. Gli scontri tra questi due gruppi Chippewa si sarebbero protratti contro i gruppi Dakota dei villaggi “Wabasha” e “Red Wing”; la guerra sarebbe stata molto sanguinosa per entrambe le parti, e avrebbe interessato parecchie tribù Sioux, quelle stanziate sul St. Croix e sull’Upper Mississippi, ovvero i “Kaposia, Warpeton e Sisseton Dakotas”. Secondo le fonti, quasi tutte le terre dei fiumi Chippeways e Menominee furono teatro di cruenti scontri e ripetuti agguati mortali; quando alcuni studiosi chiesero ai vecchi Chippewa, questi replicarono che, “il territorio è cosparso dalle ossa dei loro padri, ed è intriso del loro sangue”. Nel 1788-89, il Perrault fu impegnato seriamente nel tentativo di riappacificare i Chippewa del Lac Courte Oreilles con i Dakotas del Mississippi. Little Crow, capo di un gruppo Dakota, diceva che Bear Heart, leader dei Chippewa, guidava la sua gente sempre più verso occidente, sembra che i rapporti tra i due leader fossero buoni, ma soltanto “quando erano presenti i traders bianchi” e gli uomini delle due tribù potevano impegnarsi nella caccia senza temere alcun attacco. Però, qualche tempo dopo i Sioux avrebbero assalito e ferito due cacciatori Chippewa, ma ormai i Chippewa erano i veri padroni del territorio compreso tra il Lago Superiore e le “Lower Falls” del Chippeway River, a due giorni di marcia dal grande Mississippi. Solo saltuariamente le due tribù stipulavano trattati di pace. John Baptiste e Michel Cadotte, dalla parte dei Chippewa, e il La Roque per i Sioux, riuscivano a porre fine ai continui scontri. Nell’estate 1795, un capo di guerra del Lac Coutereille, “The Big Ojibway” organizzò una spedizione di guerra composta da 23 uomini, procedendo verso ovest, raggiunse la foce del Chippeway, i Chippewa rimasero sorpresi nel non vedere segni che indicavano la presenza dei nemici; giunti sul Mississippi, avvistarono sulla riva opposta un grosso accampamento, i guerrieri capirono dai canti che i Sioux stavano partendo per una nuova spedizione di guerra. Era un occasione da non perdere, e i Chippewa prepararono una imboscata in una foresta sulle rive del Chippeway. Gli scouts si posizionarono presso la foce, proprio di fronte al villaggio, dovevano osservare i movimenti dei Dakotas. La mattina successiva i Dakota si mossero sulle loro canoe, erano circa “duecento uomini” e procedettero seguendo la corrente del fiume; gli scouts Chippewa si mossero anch’essi per avvisare il capo del movimento dei nemici. I guerrieri cercarono di convincere “Big Ojibway” a desistere, “erano veramente troppi per le loro forze”, il capo fu inflessibile, accusò di codardia alcuni suoi uomini, giungendo addirittura a minacciarli di morte, poi si “preparò all’imminente scontro”. I pochi guerrieri restarono al suo fianco e si prepararono all’imboscata; i Sioux non sospettavano di nulla e continuarono a vogare lungo il fiume quando, “una improvvisa raffica di pallottole uccise tre guerrieri, ferendone parecchi altri”; i Chippewa sapevano di essere in pochi, alcuni sparavano e altri caricavano, “erano ottimi tiratori e continuavano a mietere vittime”. Però, nella confusione dell’attacco, speravano soprattutto di trovare il momento opportuno per fuggire; “rimasero delusi”, i nemici “non si persero d’animo, saltarono a terra e si misero a seguire le loro tracce”.


Indiani Santee

Il capo dei Chippewa era “un uomo grosso e corpulento, poco adatto a fuggire velocemente nelle foreste”, rimase indietro e “cominciò a sentire chiaramente le urla dei nemici Dakotas che lo inseguivano”, i suoi guerrieri decisero allora di attenderlo e di combattere. Il leader li invitò a lasciarlo, ma si rifiutarono fermamente, allora disse che, “le mie ossa avrebbero sbiancato la foresta, il suo spirito guardiano glielo aveva predetto in sogno”, voi, “miei guerrieri, dovete tornare dalle vostre famiglie”. Lo avrebbero “lasciato a malincuore”, ma le gesta di questo capo sarebbero rimaste per sempre nel cuore degli indiani Chippewa. “Big Ojibway” si “sedette su un ciuffo di erba alta, in un piccolo prato, per fumare tranquillamente la sua pipa”. Quando apparvero i guerrieri Dakotas, “improvvisamente si fermarono, iniziando poi a saltare da una parte all’altra per distrarlo”, il capo però “finse di non farci caso” e allora i guerrieri nemici attesero l’arrivo degli altri, “temevano agguati e non si fidavano dell’impavido nemico che continuava tranquillamente a fumare”. Il capo venne circondato e, quando si accorsero che era solo, iniziarono a “sparare contro di lui, alla prima raffica il capo cadde in avanti e i Dakotas cercarono di prendere il suo ambito scalpo”. I guerrieri si avvicinarono ma, “improvvisamente balzò in piedi, trascinò a terra un guerriero e lo uccise a coltellate … fin quando venne trafitto da punte di lancia e frecce spinate, allora cadde in ginocchio grondante di sangue”. “Big Ojibway” era morto, “venne scalpato e con i coltelli i Dakotas gli tagliarono la testa”. Le tradizioni Chippewa ci dicono che durante la lotta il capo avrebbe deriso i suoi nemici, e che quando venne ucciso e “la sua testa separata dal corpo, il suo viso era ancora avvolto in un sorriso”, infine, i guerrieri Dakota, impressionati dal valore del nemico ucciso, avrebbero tagliato il suo cuore in piccoli pezzi per poterlo inghiottire alfine di renderli “altrettanto forti di cuore”. Nello stesso periodo, in particolare nell’anno 1798, “una manciata di guerrieri Ojibway” avrebbero combattuto una grande battaglia contro i Sioux nelle vicinanze del Prairie Rice Lake. Questo lago fu spesso teatro di aspri scontri fra le due tribù. Nella “Nicollet’s map” viene chiamato “Mille Lacs”, e “svuota le sue acque” nel Red Cedar, un tributario del Chippeway River.
Nel 1798, una piccola parte della banda del Lac Coutereille, sotto la guida di “Yellow Head”, si era ritirata sul Prairie Rice Lake per raccogliere riso selvatico, il villaggio era stato posizionato su una isola per evidenti problemi di difesa. Il capo chiamò a raccolta la sua gente e spiegò che, durante la notte, il suo “Spirito guardiano” gli era apparso in sogno, “i Dakotas erano molto vicini”; allora invitò i suoi uomini a non andare a caccia, poi inviò due giovani ad esplorare le rive del lago. Gli scouts si imbarcarono su una canoa quando, a circa un miglio dal villaggio, “avvicinandosi alla riva”, vennero attaccati dai Dakotas; uno venne ucciso alla prima scarica, ma l’altro, “anche se gravemente ferito”, riuscì a fuggire. I Chippewa udirono gli spari e si prepararono al peggio, 25 guerrieri, “molti dei quali erano vecchi”, salirono sulle canoe e “remarono verso il luogo dello scontro”, ma quando si resero conto che stavano per cadere in un altro agguato, preferirono ritirarsi nel villaggio, anche grazie alle segnalazioni delle donne. Yellow Head decise allora di assalire i nemici via terra, condusse i suoi guerrieri attraverso un boschetto, da dove poterono vedere i Dakotas che continuavano a sparare. I Chippewa continuarono ad avvicinarsi ai nemici quando, scoprirono una donna Sioux che “teneva in braccio un bambino di circa due anni, ben coperto con ornamenti d’argento e grandi quantità di conchiglie”. Era la moglie di un famoso capo di guerra dei Dakotas ucciso in battaglia dai Chippewa, la donna aveva seguito la spedizione della sua gente per vendicare la morte del marito, alfine di potersi “togliere il lutto dal suo volto”. I Dakotas si “nascosero nella macchia” proprio mentre la donna chiedeva aiuto, allora intervennero, erano circa un centinaio, ma un giovane guerriero affiancò la donna “e la pugnalò alla schiena, poi si chinò per tagliarli la testa”, che fece volare, allora i Dakotas gli furono addosso. Il giovane Chippewa venne raggiunto da colpi di lancia, ma Yellow Head, “da dietro un albero di pino”, attaccò il Dakota e lo uccise; “il guerriero caduto portava una camicia bianca, una medaglia d’argento sul petto e altri ornamenti d’argento sulle braccia”, era il capo di guerra dei Sioux, “un uomo importante”. La battaglia sarebbe continuata per lungo tempo, “i 25 coraggiosi si misero al riparo dietro gli alberi e i cespugli e combatterono per l’intera giornata”, al calar delle tenebre dovettero ritirarsi “lasciando sette morti sul campo di battaglia”. Alcuni giorni dopo i Chippewa trovarono un certo numero di corpi nemici, i Dakotas li avevano nascosti in una palude adiacente al campo di battaglia. Altri scontri si sarebbero verificati nella zona qualche tempo dopo. Una piccola loggia Chippewa, situata sulle rive del Prairie Rice Lake, venne assalita “da un gruppo di circa 200 guerrieri Dakotas”, i pochi abitanti vennero massacrati fino all’ultimo. Un’altra famiglia Chippewa venne massacrata nello stesso periodo; “Le-bud-ee”, il figlio di un vecchio guerriero ucciso dai Dakotas, avrebbe organizzato una spedizione di guerra per l’inverno dell’anno successivo, attaccando una grande loggia Sioux posta sulle rive del fiume Hay. Gli otto Sioux all’interno della loggia combatterono valorosamente, risposero al fuoco nemico e si “difesero ostinatamente”, “Le-bud-ee, con i suoi compagni, si precipitò in avanti all’impazzata, aprì con un coltello affilatissimo il cuoio della tenda ed entrò nella loggia assalendo i Dakotas ancora in vita”. Lo scontro fu durissimo e parecchi guerrieri perdettero la vita, i Sioux vennero tutti massacrati, ma due donne furono catturate prima che giungessero i rinforzi con la conseguente fuga degli assalitori. Qualche tempo dopo le due donne prigioniere sarebbero state restituite ai Dakotas. Nel frattempo, vari gruppi appartenenti alle bande del Lac Coutereille e Lake du Flambeau, si erano spostate a ovest, dando vita a nuovi insediamenti nel cuore del territorio rivendicato dai Sioux, soprattutto nelle zone dei fiumi Chippeways e Wisconsin. Le terre del Lac Shatac sarebbero state occupate da un gruppo che, gradatamente, si sarebbe reso autonomo dalle altre bande, così come pure il gruppo di “Ke-che-puk-wa-i-wah”, nelle zone del fiume Chippeway.

La banda del Lac Flambeau si sarebbe divisa ed una nuova comunità si sarebbe formata lungo il fiume Wisconsin, dove entrò in contatto con i Winnebago del Fox River, altri nemici storici della tribù che spesso si erano uniti ai Dakotas per combatterli. Un’altro considerevole gruppo si era stabilito a “Suk-a-aug-un-ing”, sulla pista che portava alla Green Bay, vennero poi conosciuti come “Pelican Lake band”. Questa banda veniva annotata come “Sokaogan”, o “More Lake”, e divenne nota per aver combattuto i Dakotas in una famosa battaglia, nell’anno 1806, per il controllo di una zona ricca di riso selvatico. Comunque, dopo lunghi periodi di cacce intensive e continui commerci, operati dai Chippewa del Red Lake, del Leech Lake e del Sandy Lake, durante il decennio 1780-90, la cacciagione avrebbe iniziato a scarseggiare e la situazione cambiò nuovamente. A partire dal 1789 i traders e i Chippewa iniziarono a setacciare nuovi territori di caccia, erano tutti lungo le frontiere con le terre dei Dakota.
Nessuna pace venne stabilita nonostante un grande Consiglio tenutosi a Mackinac nel 1786. Robert Dickson, un trader, nel 1793, quattro anni dopo il primo movimento dei Chippewa verso il Red River, pose la sua attenzione sulle terre contese fra le due tribù, ricordava che non vi si poteva avvicinare per le continue spedizioni di guerra che imperversavano nel territorio. Nel 1798, cinque anni dopo il Rapporto del Dickson, e nel periodo in cui i Chippewa si mossero in gran numero verso i territori del Red River, il geografo della Northwest Company, David Thompson, scriveva: « Il 6 maggio siamo arrivati al Sand Lake River (Sandy Lake)… Da quando abbiamo lasciato il Red River, il giorno 9 aprile, non abbiamo visto molta selvaggina, pochi cervi e pochi castori … Gli indiani sono costretti a vivere con il riso selvatico, hanno scarsità di munizioni e usano ancora l’arco e le frecce. Gli indiani Nahathaways (Cree) sono a piedi nudi e vestiti molto male ». Nello stesso periodo i gruppi occidentali controllavano l’accesso ai villaggi degli Arikara, dove esisteva un fiorente commercio di cavalli. In pratica, i gruppi occidentali ottenevano dai loro fratelli orientali le merci europee che poi barattavano con gli Arikara per ottenere cavalli. Inoltre, è accertato che i Santee e i “Middle Dakota groups” ottenevano cavalli, schiavi e articoli vari delle pianure dai Tetons in cambio di prodotti europei. I vari gruppi Teton usavano poi i loro surplus per ottenere altri cavalli nei villaggi degli Arikara. Molti cavalli delle pianure erano commerciati con i Santee e i gruppi Nakota annualmente, quando venivano organizzati nuovi rendez-vous. Chiaramente, l’attrazione delle grandi Pianure diventava sempre più forte, infatti, i gruppi Nakota commerciavano spesso nelle zone del fiume James con gli altri gruppi affini. Quando nuovi traders estesero le loro attività sul Missouri (1790-1800), provenendo da St. Louis, l’importanza dei Tetons si sarebbe moltiplicata. Controllando la regione del medio Missouri i Dakota potevano bloccare l’accesso dei bianchi nei villaggi degli Arikara e, di conseguenza, imporre loro pesanti pedaggi. Inoltre, i Santee e i “Middle Dakota” (Yankton e Yanktonai), che spesso frequentavano le postazioni del fiume Minnesota, assunsero il ruolo di “agenti provocatori” proprio in riguardo alla situazione del medio Missouri. Secondo le descrizioni del Trudeau, (1796), “Le tribù Sioux sono quelle che cacciano maggiormente i castori sull’alto Missouri. Essi setacciano tutti i fiumi e i torrenti senza temere nessuno … Ogni primavera scambiano le loro mercanzie con gli altri Sioux del St. Peters e del Des Moines, postazioni frequentate dai canadesi”. Nel tardo decennio 1780-90, alcune bande di indiani Chippewa apparvero nella bassa vallata del “Red River of the North” e sui suoi tributari settentrionali (Manitoba). Nell’arco di due decadi questa bande avrebbero esteso i loro territori di caccia, sia verso ovest che verso sud fino alle grandi praterie ricche di bisonti dove, spesso, si scontravano con i Dakota. Il nucleo di questa regione era rappresentato nelle aree dove si uniscono i fiumi Red e Pembina, nelle zone dell’attuale Pembina (North Dakota), proprio a sud del confine tra il Canada e gli Stati Uniti. Nel 1801 a Pembina venne costruito un “trading post”. Negli anni successivi i Chippewa del territorio vennero conosciuti come “Pembina bands”; questi indiani avrebbero raggiunto le terre del basso corso dei fiumi Red e Assiniboine nel periodo compreso tra il 1798 e il 1800, poi si espansero nelle zone di Pembina e sul medio Red River nel periodo 1801-08, per continuare a commerciare pellicce con le Compagnie inglesi ed americane. Nel territorio vi si potevano trovare anche gruppi di Assiniboin provenienti dalle zone a ovest di Winnipeg (Manitoba). Nello stesso periodo, gli insediamenti del Rainy Lake erano posti a sud rispetto a quelli più isolati del nord, spesso, i Chippewa di queste zone non erano attivamente impegnati nelle guerre contro i Dakota, ma i loro parenti li rifornivano abbondantemente di tabacco per invitarli a prendere le armi ed unirsi a loro. Comunque, nel periodo 1790-1800 furono anch’essi sul sentiero di guerra. Il McKay, un trader, nel 1794, riferiva che 19 guerrieri del Rainy Lake stavano unendosi alle bande del nord per portare la guerra ai Sioux, vennero però dissuasi dai commercianti bianchi. Questi gruppi cacciavano spesso nelle regioni del Red River e, nel 1798, parteciparono ad un Consiglio di guerra con i gruppi del Red Lake e di altre zone vicine ma, ancora una volta sarebbero intervenuti i traders della Northwest Company. I vecchi Chippewa del territorio ricordavano le spedizioni contro i Dakota negli anni anteriori al 1775. Comunque, rispetto ad altri gruppi, i Chippewa del Rainy Lake non erano molto numerosi, ben più consistenti erano quelli del Minnesota meridionale. Un trader della Northwest Company, John MacDonell, nel 1793 descriveva l’incontro con un indiano, chiamato “Premier”, al cui fianco vi erano 20 giovani. Nel 1804-05, un altro bianco, che operava nelle zone del Rainy Lake, Hugh Faries, ricordava questo leader, la cui banda era accampata sul Black River; ma sembra però che non fosse il solo capo della banda, infatti al suo fianco vi era “Picotte”. Altre bande venivano ricordate. A parte la banda di Premier, nel 1793 il McKay ricordava che il “chief” della banda del “Lake of the Woods” era deceduto. L’anno dopo il McKenzie segnalava di aver incontrato due bande nelle zone del Wood Lake, tra queste vi era il gruppo di “Duck Indian” che vi passava l’inverno cacciando anatre selvatiche. Nel frattempo, altri gruppi Chippewa, provenienti dal Rainy Lake, dal Red Lake e dal Leech Lake, stavano penetrando nelle terre del basso corso del Red River, a nord della sua giunzione con il fiume Assiniboine. La Red River Valley divideva le terre dei Chippewa dalle bande Sioux che scorrazzavano nelle praterie tra il Red River e l’alto Missouri. L’Alexander Henry, “Younger”, nel 1800, localizzava la “frontiera settentrionale” dei Sioux lungo il corso del fiume Cheyenne. I Sioux stavano opponendosi all’avanzata Chippewa nelle regioni pianeggianti del Minnesota occidentale nel periodo 1780-1800 e, successivamente, anche più a ovest. I Chippewa, all’epoca mancavano quasi completamente di cavalli, fin quando, nel 1789, dalle regioni boscose a est del Red River iniziarono a spingersi più a ovest per raggiungere il Mississippi e il Crow Wing. Però, solo occasionalmente i gruppi del Leech Lake si avventuravano nelle pianure. Il Perrault, per esempio, ricordava che un gruppo di Chippewa del Leech Lake, nel 1784-85, venne duramente assalito dai Sioux mentre stava ritornando dalla caccia, dovettero allora abbandonare tutte le loro provvigioni. D’altronde, le terre del Red River, almeno fino al 1730, furono spesso teatro di grandi scontri tra i Sioux e i Cree e gli Assiniboin. Il La Vérendrye, che aveva stabilito due “trading post” sul Woods Lake e sulla foce del Red River nei primi anni del 1730-40, parlava di numerose azioni di guerra che interessavano i Cree e gli Assiniboin, in guerra contro i Sioux; il Woods Lake era molto vulnerabile agli attacchi dei Sioux che seguivano le piste del St. Pierre River. Le terre del Red River continuarono per anni ad essere attraversate da bande Sioux che fronteggiavano l’avanzata Chippewa verso il basso corso del fiume. John McDonell, della Northwest Company, ricordava che intorno alla metà del decennio 1790-1800, “Il paese lungo le rive del Fiume Rosso è molto frequentato dalle spedizioni di guerra … sia dai Sioux che dai Chippewa”. Nel 1793, lo stesso trader, spostandosi verso ovest, avrebbe trovato due logge indiane (Chippewa?) presso la giunzione dei fiumi Red e Assiniboine; il bianco rimarcava che dopo aver lasciato “il paese dei Scioux” raggiungeva il fiume Assiniboine, dove spesso si potevano trovare cacciatori Chippewa, Cree e Assiniboin. John Tanner, un bianco catturato dagli Ottawa, narrava che, dopo il 1797, i Sioux vagavano nelle terre fra i fiumi Red e Assiniboine per combattere i loro nemici.


Comunque, la prima penetrazione Chippewa in queste regioni si ebbe nel periodo 1789-90, purtroppo abbiamo ben poche notizie su questa avanzata. Quando, nel 1800, il Mackenzie giunse nel territorio avrebbe subito notato due gruppi Chippewa, uno proveniente dal Leech Lake e l’altro dal Red Lake. I traders del Minnesota, fra i quali il Jean Bapitste Perrault, affermavano che grossi gruppi Chippewa avevano abbandonato il territorio per spostarsi sul Leech Lake nel 1791. Il Perrault ricordava che un trader, Joseph Reaume, si muoveva proprio in quelle zone, dove accadde un incidente importante. « Alcuni anni fa, sul fiume Schian (Cheyenne River), Monsieur Reame ha tentato da riappacificare le due nazioni », ma i Sioux attaccarono i Chippewa, ne uccisero alcuni e poi concordarono una specie di tregua grazie “all’intervento dei bianchi”. Purtroppo, le attività dei Chippewa nelle regioni del Red River, tra il 1789 e il 1796, sono scarsamente documentate. Un documento spagnolo del 1795 parlava di un migliaio di Chippewa stanziati lungo l’intero corso del Red River. Il Tanner affermava che i suoi Ottawa si erano da tempo alleati con i Chippewa del Red River, con i quali cacciavano lungo l’Assiniboine e i suoi affluenti nel periodo 1780-90. Il Macdonell ricordava le zone del Netley Creek (“Riviere aux Morts”, Death River), erano ritenute ottime per stabilire accampamenti indiani, infatti ricordava che, “In genere vi troviamo gruppi sbandati di Sauteux o Pilleurs (la Pillager band del Leech Lake) proveniente dal Lago Rosso (Red Lake), che generalmente barattano pelli per avere liquori”. In un altro passaggio ricordava: « Presso i Sauteux del fiume Assiniboil le superstizioni prevalgono sul loro stile di vita e sui loro costumi, essi provengono dal Rainy Lake e dal Red Lake ». Questi Chippewa non erano però da identificare con quelli che stavano penetrando verso ovest, appartenevano ai gruppi del Minnesota orientale; i gruppi che si spingevano a ovest attraversavano il fiume Assiniboine. Gli ufficiali spagnoli (1796), ricordavano che i Chippewa, i Sioux e gli Assiniboin erano ostili ai loro traders e facevano l’interesse degli inglesi. Il Macdonell li chiamava “roving Sauteux” e diceva che, “gli indiani che commerciano sul La Souris sono gruppi misti di nazioni del fiume Assiniboils, ma fra loro i Krees sono i più numerosi. Gli altri sono gli itineranti Sauteux”. Questi “roving Sauteux” commerciavano a Fort Dauphin, sull’omonimo lago del Manitoba sud-occidentale, ma alcuni gruppi si spostavano sul “Lac du Manitouba” e con gli “Assiniboils” raggiungevano anche il “Fort des Prairies”, sul fiume Saskatchewan. Il John Tanner, il bianco prigioniero che con una piccolo banda di Ottawa era migrato nelle terre del Red River da Saginaw (1796), ricordava che spesso i Chippewa si spingevano fin sulle Montagne Rocciose per assalire i “Fall Indians” (Atsina), una loro incursione così a ovest venne segnalata prima della fine del XIX secolo. Inoltre, il Tanner ricordava anche spedizioni di guerra dei Chippewa, Ottawa, Cree e Assiniboin, alleati con i Mandan, che si spingevano a combattere gli Arikara del Missouri, come è ben documentato dalle fonti spagnole. Nei Rapporti della Hudson’s Bay Company(1795-96), il McKay menzionava la morte di due capi Chippewa della “tribù di Musquash”, il che significava che questo “Musquash” (“Topo Muschiato”) era un leader e non un “animale totemico” che distingueva il gruppo. Alcuni anni dopo, nel 1823-24, il McLoughlin ricordava la “Rat’s band” che cacciava nelle zone del Woods Lake; tuttavia, lo stesso McLoughlin riferiva di un gruppo familiare di 10-12 persone sullo Sturgeon Lake che cacciava con altre 5-6 famiglie dei “Rats of Mille Lac”. Indiscutibilmente si trattava di gruppi diversi della stessa banda. Un altro riferimento parlava di un capo chiamato “Spaniard”, il quale aveva grande influenza nel territorio, spesso affiancato da un altro leader chiamato “Hunter”, anche questi capi sembra facessero parte dei gruppi dei “Rats”. Qualche tempo dopo sarebbero apparsi sulla scena i figli di “Hunter”, di cui uno era noto come “Chasseur”. La banda di “Spaniard” cacciava principalmente sul suolo americano e commerciava, al “Grand Portage” con la American Fur Company. Nei loro primi anni di vita, nelle terre del Red River, i Chippewa si dedicarono alla ricerca di sistemi di vita migliori. Nel 1797, diverse centinaia di Chippewa, con qualche gruppo Ottawa, cacciarono castori lungo i corsi dei fiumiciattoli del territorio, nei tributari orientali del Red River ed anche in quelli occidentali, in particolare nel Souris River (Manitoba occidentale), e sul Red Deer River, un fiume che confluisce nel Lake Winnepegosis, a nord del Manitoba Lake. Il Chaboillez, della Northwest Company, all’epoca si era stabilito presso la foce del fiume Pembina (1797), questi ricordava diversi gruppi Chippewa che cacciavano nelle zone della “Rivière le Biche” (Red Deer River); il Tanner ricordava che molto spesso i Chippewa e gli Ottawa cacciavano a ovest del Souris River, dove gli indiani avevano un accampamento. I gruppi più occidentali ponevano i loro accampamenti di caccia nelle terre dei Cree e degli Assiniboin. Lo stesso Tanner ricordava che la sua gente spesse volte cacciava con i Cree, ma solo occasionalmente con gli Assiniboin, lungo i corsi dei fiumi Souris e Assiniboine. Il commercio delle pellicce era la loro principale attività, infatti, nel 1796, il Tanner diceva chiaramente che i gruppi Chippewa avevano migrato verso il Red River soltanto per cacciare i castori. Il Warren affermava che Flat Mouth (Bocca Piatta), un capo civile dei Chippewa del Leech Lake, aveva visitato, in età giovanile, i villaggi del Missouri con i suoi alleati Cree. Chiaramente i due gruppi scambiavano armi da fuoco per ottenere cavalli. La visita di Flat Mouth sarebbe avvenuta ben prima dell’inizio del XIX secolo. Questo capo apparteneva al gruppo del Leech Lake infatti, nel 1805, sarebbe stato incontrato anche dallo Zebulon Pike, dal quale seppe che si spostava spesso sul Red River. Nel periodo 1789-96 un indeterminato numero di Chippewa, dei laghi Rainy, Leech e Red, entrava nelle grandi Pianure a ovest del Red River, stabilendosi lungo il fiume Assiniboine e i suoi affluenti, da dove potevano cacciare e commerciare attivamente. Gli indiani preferirono non spingersi a sud del fiume, evitarono così la Red River Valley e preferirono non varcare il corso del fiume Cheyenne per timore di attacchi nemici. Nell’autunno del 1797 il Charles Baptiste Chaboillez erigeva un “trading post” presso la giunzione dei fiumi Pembina e Red. La postazione del Chaboillez era sita sul Red River durante l’inverno del 1797-98, mentre la rivale Hudson’s Bay Company aveva costruito un forte alla foce del fiume Pembina. Il Pembina era importante per la sua posizione centrale, si buttava nel Red River da ovest e permetteva così l’accesso alle Pembina Mountains (“Chaboillez’ Montagne”), circa 40 miglia a ovest del Red River, montagne che si estendevano dal North Dakota settentrionale al Manitoba meridionale. Il Chaboillez menzionava anche i nomi di alcuni leader, alcuni dei quali, con le loro bande, venivano dalle zone dei laghi Leech, Rainy e Red, il più noto ed influente era Wiscoup (“Sweet, Sucre”), intenzionato ad attaccare i Sioux; Zebulon Pike lo riteneva il capo del gruppo del Red Lake. Vi erano anche referenze per i gruppi del Rainy Lake. Il Chaboillez menzionava “Wesiniwaganse”, impegnato a commerciare a Pembina durante l’inverno; senza dimenticare “Boiteux”, la cui banda vagava presso la foce del fiume Forest. Altri leader menzionati erano “Old Menominee” e “Charalo” che facevano parte dei gruppi “Pilleurs” (“Pillagers”) del Leech Lake. Tra gli altri capi erano ben noti “Old Wild Rice, Old Necklace, Little Chief, Charlo e Corbeau (“Coues, New Light”)”, menzionati dall’Henry agli inizi del XIX secolo. Il Chaboillez menzionava praticamente gli stessi leader chiamando “Menominee” il capo Old Wild Rice, “Nabaquiwock” l’Old Necklace e “Charlo” il Charalo. L’Hugh Facies ricordava invece i capi “Boiteux, Little Chief, Cedar e Blackbird”, ovvero i “Boiteux, Little Chief, Cenigob e Blackbird” del Chaboillez. Il Chaboillez avrebbe notato che, quando terminava la stagione dei commerci, gli indiani si ritiravano più a nord per stabilirsi in un grande accampamento presso la giunzione dei fiumi Assiniboine e Red, dove si dedicavano alla pesca e alla caccia nelle terre a ovest dell’Assiniboine River. Durante la stagione dei commerci, da settembre ai primi di maggio, i Chippewa si spostavano in un vasto territorio contiguo alla Red River Valley, specialmente sui tributari Morris, Roseau, Sale e Rat, tutti fiumi del Manitoba. Spesso questi indiani cacciavano sul fiume Goose, ma anche sul Tongue, dove correvano il pericolo di trovarsi di fronte i Sioux. Nel territorio operava ancora la banda Ottawa del Tanner, la quale si univa ai Chippewa per cacciare a nord del fiume Assiniboine; il Tanner menzionava, nel 1790-1800, campi sul fiume Souris e alcune spedizioni di guerra nelle terre degli Atsina e degli Arikara. Le guerre ebbero un ruolo importante nella storia dei Chippewa occidentali. I bianchi notarono subito che il territorio a nord del fiume Assiniboine era continuamente attraversato da bande guerriere Chippewa e Sioux; il Tanner (estate 1797) era particolarmente preoccupato nel scendere in canoa il corso del fiume che andava a gettarsi nel Red River, soprattutto perché “le due forcelle dei fiumi erano frequentate dalle spedizioni di guerra Sioux”. I Sioux rappresentarono un grosso ostacolo alla penetrazione verso sud dei Chippewa e, inoltre, avevano grandi vantaggi dovuti alla quantità di cavalli a loro disposizione. Quando l’Henry giunse nel territorio, nel 1800, rimarcava che gli “indiani Saulteurs” non avevano alcun cavallo anche se, qualche tempo dopo, la “Red Sucker’s band” ne possedeva alcuni. Anche il David Thompson, che visitò la postazione del Chaboillez a Pembina (marzo 1798), per poi spostarsi sul Red Lake, citava il capo della banda, il quale diceva che i Sioux erano fortemente avvantaggiati perché avevano molte cavalcature. Il Thompson riportava una frase del capo “Sheshepaskut”: « Finché non avremo i cavalli come loro dobbiamo continuare a vivere nelle foreste; troppe volte danno fuoco alle pianure e dobbiamo fuggire precipitosamente ».
Infatti, il Perrault, nel 1789-90, affermava che un’intera famiglia di Chippewa del Leech Lake avrebbe trovato la morte, “bruciata viva ai margini della prateria”. Nel 1789 l’Alexander Henry rimarcava che i Chippewa non potevano opporsi allo strapotere dei Sioux nelle praterie e stavano cercando disperatamente di procurarsi cavalli. Lo stesso Tanner, in una occasione, avrebbe richiesto un cavallo ai traders per unirsi ad una spedizione di guerra contro i Sioux. Egli annotava che i Chippewa si unirono ai Cree e agli Assiniboin per attaccare gli Atsina verso la fine dell’anno 1790, la spedizione ebbe grande successo e gli assalitori rientrarono con “180 cavalli e 150 scalpi”. Nel 1797-98 fu il Chaboillez a prestare alcuni cavalli ai Chippewa, il trader li aveva ottenuti dai Cree o dagli Assiniboin. L’Henry ricordava che, durante la sua permanenza a Pembina, i Chippewa commerciavano pistole e medicinali, provenienti dal Lago Superiore, con gli Assiniboin e ricevevano in cambio cavalli di ottima qualità; inoltre ricordava anche il capo Charlo, il quale ricevette cavalli dalla Hudson’s Bay Company sul fiume Souris. Nel 1804, una banda di 65 Chippewa del Red River vagava a ovest di Pembina con soltanto 10 cavalli. Nel 1798 il Chaboillez annotava che i cacciatori Chippewa del territorio non possedevano cavalli e che usavano soltanto canoe o viaggiavano a piedi; uno dei loro capi era “Carpe Rouge” (Red Carp o Red Sucker) che, qualche tempo dopo, aveva ottenuto qualche cavalcatura per la sua gente. E’ accertato che, qualche piccola banda Chippewa aveva a disposizione i cavalli e così poteva spingersi nelle pianure per cacciare i bisonti, ma la maggior parte dei gruppi del Red River viveva ancora come nei tempi più antichi. Comunque sia, anche i Cree e gli Assiniboin cercavano di opporsi all’avanzata Chippewa verso ovest e sud, le due tribù cercavano di controllare queste terre con ogni mezzo. Il Tanner parlava di un “abituale sentimento ostile” verso i Chippewa e i suoi Ottawa. Il Chaboillez ricordava uno dei suoi cacciatori, “Challifoux”, ucciso quasi sicuramente dagli indiani “Stony” mentre cacciava nelle zone del Pembina. Anche l’Henry era dello stesso parere e lo ricordava nei suoi scritti affermando che i Cree non vedevano di buon occhio i Chippewa nelle Pembina Mountains; nel 1801, scriveva che gli Assiniboin non visitavano la sua postazione perché sapevano che vi erano i Chippewa. Quattro anni dopo, Lewis e Clark dicevano che i Chippewa del Leech Lake erano “parzialmente in guerra” con gli Assiniboin, ma si alleavano spesso con loro contro i Sioux e gli Arikara.

Queste spedizioni di guerra però, spesso e volentieri, fallivano miseramente per i forti contrasti interni fra le tribù. L’Henry ricordava sempre l’insicurezza dei Chippewa sul medio corso del Red River; nelle zone comprese tra i fiumi Rat e Morris, un grosso gruppo di Chippewa individuò parecchie carcasse di bisonti uccisi dai Sioux, così si accamparono in una vantaggiosa posizione in caso di attacco. Nelle zone del fiume Roseau, a nord di Pembina, i Chippewa dell’Henry erano costantemente allerta per timore di attacchi. Qualche tempo dopo giunsero segnalazioni riguardanti una spedizione nelle zone dell’attuale Kittson County (Minnesota). Anche questa volta era un falso allarme. Nelle zone del Park River, l’Henry scriveva che, “… i miei indiani sono preoccupati, non hanno intenzione di cacciare i bisonti per timore di nuovi attacchi nemici”. I Chippewa erano convinti che le bande Sioux si trovavano sulle rive orientali del Red River; un indiano parlava di tracce fresche che portavano ad un grande accampamento sul Park River. Secondo l’Henry i timori dei Chippewa erano infondati, parlava di “croniche paure”, infatti, non vi era alcuna traccia di Sioux. L’Henry avrebbe continuato a commerciare con i Chippewa appartenenti a due bande del basso Red River, che il trader chiamava “Saulteurs” e “Red Suckers”, ma anche con un piccolo gruppo del Red Lake guidati da Maymiutch. Nonostante i frequenti allarmi, sembra che i Sioux non fossero presenti nel territorio, anche se gli indiani dicevano che stavano setacciando le terre della Red River Valley, tra il fiume Morris e il Red Lake. Verso la fine di ottobre i Chippewa decisero di contrattaccare e, al “Bois Percé”, invitarono alla guerra anche i Cree e gli Assiniboin. Il mese dopo gruppi di Cree e Assiniboin si radunarono presso le Pembina Mountains, ma numerosi contrasti portarono al rinvio della spedizione nella primavera seguente. In gennaio, “Berdache”, un Chippewa degli accampamenti del fiume Assiniboine, entrava in un campo sul Park River, portava tabacco per fomentare una nuova guerra contro i Sioux. Purtroppo non abbiamo a disposizione alcuna notizia su questo evento; l’Henry non riporta assolutamente niente, mentre il Tanner, per quell’anno, non ricorda alcuna guerra intertribale. Non vi sarebbe stata nessuna rappresaglia immediata e, a quanto sembra, nessuna spedizione Sioux venne avvistata. I Chippewa furono spesso al fianco dei loro alleati per organizzare spedizioni contro i nemici Sioux, ma nessuna offensiva su larga scala venne organizzata almeno fino all’anno 1804. I Sioux, tuttavia, attaccarono i Chippewa per ben due volte nella regione del Red River. Nel maggio 1802, sette Chippewa perdevano la vita nelle vicinanze del Red Lake; l’Henry affermava che erano accampati nei pressi della postazione di Pembina e che ormai erano “in preda alla costernazione”. Nel novembre dell’anno successivo, altri tre Chippewa venivano massacrati mentre stavano cacciando sul Wild Rice. Il primo di questi attacchi era sicuramente da ricondurre ad una forte ripresa dei Chippewa che stavano stabilendosi permanentemente nelle zone del Grand Forks, dove i bianchi avevano dato vita ad una postazione commerciale. La seconda era probabilmente una azione di vendetta per il fatto che i Chippewa stavano allargandosi anche a sud del Wild Rice, dove la selvaggina era abbondante e il potenziale commercio notevole. Ormai, nel periodo 1801-05, i Chippewa stavano occupando parecchie zone che interessavano anche ai Sioux, anzi, che erano sempre state in mano ai Sioux. Questi Chippewa penetravano ormai a fondo nel territorio nemico per cacciare, poi tornavano a Pembina per commerciare e cacciare nei piccoli corsi d’acqua della zona; altri gruppi restavano invece nelle terre del Red River. Le bande di Pembina stavano prendendo piede in tutto il territorio e, nell’estate del 1804, veniva segnalata una spedizione di guerra contro i Sioux. I Chippewa ritenevano ormai che le zone di Pembina erano allora abbastanza sicure e che potevano contare sull’aiuto dei bianchi; infatti, nel maggio 1804, l’Henry dichiarava che, presso Pembina, “le donne indiane stanno preparando il terreno per seminare patate, mais e zucche… inoltre, stanno bruciando i rovi”. Il 7 maggio l’Henry osservava che gli indiani stavano levando i loro campi sulle “Hair Hills” (Pembina Mountains); il giorno dopo affermava che i Chippewa si stavano muovendo “in una fila lunga più di un miglio con 65 uomini e donne, 10 cavalli e 60 cani”. Nell’autunno del 1804 ricordava che, “i nostri indiani sono stati in guerra per tutta l’estate nel paese dei Sioux, ma i loro obiettivi non sono stati raggiunti”. Il Tanner descriveva un loro ennesimo insuccesso quando, durante l’estate, “Muskegoes”, un Cree, probabilmente appartenente ad una banda del Woods Lake, aveva organizzato una spedizione di Cree e Chippewa contro i Sioux. Il gruppo si sarebbe sciolto ben presto perché “Tabashaw”, un “capo ostile a Muskegoes”, aveva abbandonato il Consiglio di guerra. Comunque, in agosto, una spedizione avrebbe lasciato Pembina per entrare nelle zone del “Sheyenne River”, dove però non vi era alcuna traccia dei Sioux; questa spedizione era composta da Chippewa e da Assiniboin, e comprendeva circa 300 guerrieri, di cui la metà a cavallo. In tutto il territorio questa spedizione venne ricordata come la più grande lanciata contro i nemici. Il largo numero di cavalli sembra essere da ricondurre alla presenza degli Assiniboin. La spedizione non avrebbe oltrepassato il fiume Cheyenne, ritenuto allora la “frontiera dei Sioux”. Nell’anno 1801 l’Henry avrebbe sposato la figlia di un cacciatore Chippewa, tal “Liard”; qualche anno dopo, nel 1805, il Liard e la sua famiglia vennero massacrati da una spedizione Sioux. Fu allora che l’Henry, infuriato, decise di appoggiare una spedizione contro i nemici di sempre; decise di distribuire regali ai capi più influenti, e molti abiti pregiati e grandi quantità di liquori entrarono nei villaggi Chippewa. Alcuni di questi capi, in particolare “Aisainse” (“Little Shell”), “Payjick” (“Buffalo”) e “Tabashaw”, furono particolarmente importanti in quegli anni. Però, anche questa volta gli odiati nemici non furono intercettati. Lewis e Clark si riferivano a questi gruppi come “Chippewa del fiume Pembena”, e affermavano che erano uno dei tre gruppi della tribù “Chipaways”; le altre due divisioni erano quelle dei laghi Red e Leech. Nel 1805 i gruppi del Red River venivano considerati come una divisione separata, un gruppo distinto da quelli di Pembina. A partire dal 1805 la selvaggina iniziò a scarseggiare seriamente, lo stesso Henry ne era cosciente, così i Chippewa furono costretti a spingersi sempre più verso sud, in particolare nelle zone del Minnesota occidentale, tra i fiumi Red e Minnesota. Questa nuova espansione trovava nuovamente l’opposizione dei Sioux. L’Henry ricordava che, mentre i suoi cacciatori stavano impegnandosi a sud del Wild Rice, i Sioux attaccarono di sorpresa e uccisero tre Chippewa. L’anno 1805 sarebbe così stato piuttosto turbolento, raggiungendo punte mai viste nel territorio. Se l’attività di guerra dei Chippewa, e dei loro alleati, fu sporadica nel 1804, l’estate del 1805 vide i Sioux all’offensiva, quando assalirono di sorpresa un gruppo di cacciatori sul Tongue, gli assalitori uccisero e catturarono 14 uomini, donne e bambini, tra i quali una parente dell’Henry. Anche in quell’epoca, i Sioux erano abbondantemente riforniti di cavalli, mentre i Chippewa erano in genere appiedati, e i guerrieri potevano circondare i Chippewa per tagliare loro qualsiasi tipo di ritirata.

Una spedizione di rappresaglia venne subito organizzata dai Chippewa, dagli Assiniboin e dai Cree, secondo l’Henry era composta da “300 guerrieri, di cui molti a cavallo”, lo stesso trader vi avrebbe contribuito con “polveri e munizioni” per “incoraggiare i guerrieri”. Il John Tanner, che fece parte della spedizione, ricordava circa 400 guerrieri che lasciavano Pembina, erano “un centinaio di Assiniboin e circa 300 Crees ed Ojibbways con alcuni Muskegoes”, inoltre vi erano anche una ventina di “indiani Ottawas” che il Tanner, probabilmente, includeva tra i guerrieri Chippewa. Anche questa volta i nemici non vennero intercettati, ma la spedizione si spinse a fondo nelle terre dei Sioux; nelle zone delle “Chief Mountain”, un prolungamento meridionale delle Pembina Mountains, a ovest del Lake Traverse (South Dakota), per poi spostarsi sull’alto corso del Minnesota. Il Tanner, che ben conosceva la situazione, descriveva le solite dispute fra i vari capi, ma questa volta metteva in risalto l’inesperienza dei giovani guerrieri che, “contribuirono al fallimento dell’impresa”. I Chippewa abbandonarono la spedizione e furono poi seguiti dagli Assiniboin i quali, non contenti, razziarono alcuni cavalli ai loro stessi alleati. Nelle zone del Lake Traverse, prima di avanzare nelle Chief Mountains, della spedizione facevano parte ormai circa 120 uomini, tre soli guerrieri Assiniboin, una ventina di Cree e Ottawa, e circa 80 Chippewa. Sulle Chief Mountains venne lanciato un attacco contro un villaggio Sioux, il leader di guerra era “Black Duck”, un capo Chippewa, gli assalitori si resero ben presto conto che il villaggio era stato abbandonato da tempo e così poterono soltanto dare alle fiamme le tende rimaste. Il Tanner ricordava che, quando la spedizione ritornò a Pembina, almeno un centinaio di guerrieri Sioux li stavano seguendo ad una certa distanza. Nel febbraio 1806, secondo l’Henry, “Pishawbey”, il capo del piccolo gruppo di Ottawa del Red River, stava ormai spostandosi verso l’Otter Tail Lake, un territorio da lungo tempo conteso dai Chippewa e dai Sioux. Il Lawrence Taliaferro, l’Agente Indiano della “St. Peters Agency” – posta presso la giunzione dei fiumi Mississippi e Minnesota -, nel 1836, avrebbe vietato alla American Fur Company di costruire una postazione per i Chippewa presso l’Otter Tail Lake. Il Taliaferro, Agente Indiano dei Sioux, ben conosceva la situazione e ben sapeva che i suoi indiani si sarebbero scatenati. Comunque, gli Ottawa di “Pishawbey”, con altri cacciatori, si sarebbe spostato sul fiume Pelican che sfociava nell’Otter Tail River per poi entrare nell’Otter Tail Lake. L’Henry ricordava che gli Ottawa cacciarono nel territorio con ottimi risultati, ma che “avevano avvistato parecchie volte i Sioux”.