I Comanche all’assalto del Messico

A cura di Renato Ruggeri

Verso il Messico
I war parties Comanche iniziarono a spingersi a sud del Rio Grande a partire dal 1780 e per le quattro decadi successive razziarono la regione in modo intermittente.
Svariati motivi condussero i Comanche a sud, così lontano dai loro confini. Alcuni raids erano rapide operazioni militari del tipo “uccidi e distruggi” finalizzate a indebolire la resistenza dei villaggi Apache nel sud del New Mexico e in Texas e a prevenire la possibile entrata di bande Lipan e Mescalero nelle aree vicine a San Antonio, che erano zone di caccia e di razzia contese tra i due popoli. Inoltre i Comanches catturavano prigionieri Apache e li vendevano, con buon profitto, a San Antonio, Santa Fe e Nacogdoches.
I Mescalero vivevano, oltre che in New Mexico, anche sul confine nord-orientale del Chihuahua, mentre sul basso Rio Grande vi erano le due principali comunità Lipan. La prima abitava un’area compresa tra Laredo e il territorio Mescalero vicino a El Paso, la seconda, più a sud, tra Laredo e la costa. I due gruppi erano formati da circa 1000 persone ciascuno.
I leaders Comanche spiegarono in seguito alle autorità messicane che “già che c’erano, i giovani guerrieri non avevano resistito alla tentazione di rubare le mandrie ai coloni”.
Così alcuni war parties presero di mira gli avamposti Spagnoli. Li razziavano e poi chiedevano doni ai presidi lungo il Rio Grande aumentando, in questo modo, il loro hinterland tributario.
Per i Comanches occidentali, che avevano firmato una pace ininterrotta col New Mexico nel 1786, si apriva nel sud un nuovo mondo di razzie, bottino, onori e prestigio.
Inoltre, gli stati settentrionali del Messico, Tamaulipas, Nuevo Leon, Coahuila, Chihuahua e Durango, erano “proprietà” di poche famiglie, che possedevano gran parte delle terre e il controllo dei fiumi.
La più vasta di queste haciendas era nel Coahuila. La famiglia Sanchez-Navarro aveva iniziato a comprare terre e diritti sull’acqua nel XVI secolo. Nel 1840 i loro possedimenti occupavano un’area, o una regione, di 16,5 milioni di acri. Connecticut, Massachusetts, New Jersey, Rhode Island e Delaware, tutti insieme, non raggiungevano l’ampiezza della “tenuta” dei Sanchez-Navarro.Per fare un esempio, il più grande ranch nella storia americana, l’XIT in Texas, era solo un-quinto.Questa enorme hacienda, e altre simili, occupavano migliaia di lavoratori, spesso legati ai loro padroni da debiti che passavano da generazione in generazione.Molte di queste persone lavoravano vicino alla dimora principale, altre in ranches sparsi all’interno delle proprietà.Vi erano villaggi abbastanza grossi ma, di regola, i ranches erano piccoli e sparpagliati.Dal momento che l’economia rurale era fondata sugli animali e gli animali avevano bisogno di spazio e dovevano essere ben distribuiti, a causa della scarsità di erba nutriente nel nord del Messico, anche coloro che li sorvegliavano dovevano essere distanti e sparpagliati. Pastori e mandriani, che lavoravano soli o in piccoli gruppi erano, perciò, i più esposti agli attacchi dei Comanches, così come i ranches e le comunità isolate, che venivano raramente preavvisate e che di rado riuscivano a respingere i razziatori senza la perdita di beni o vite umane.Al di fuori delle grandi dimore familiari e di pochi grossi villaggi e città la difesa era quasi impossibile.


La mappa delle incursioni dei Comanche

I raids oltre confine aumentarono marcatamente nel 1816, quando Comanches e Lipans strinsero una breve alleanza. La tregua diede ai Comanches il libero accesso alla valle del Rio Grande. Per alcuni anni bande congiunte Comanche e Lipan razziarono Laredo, Revilla, Palafox e altri villaggi lungo il corso del fiume in cerca di cavalli e prigionieri. Spesso si spingevano più a sud e all’interno per assalire le ricche haciendas in Nuevo Leon, Tamaulipas e Coahuila. I Lipanes, inoltre, vivevano da lungo tempo tra i Messicani. Vagabondavano tra ranches e città, vivendo di caccia, commercio e rapine.Conoscevano molto bene la regione e scouts Lipan istruirono i Comanches sulle migliori pozze d’acqua, i sentieri più sicuri e gli insediamenti più esposti e indifesi al di là del fiume.
Il Texas divenne una terra di passaggio. “I Comanches sono costretti a attraversare questa regione per andare a razziare le frontiere delle Provincias Internas” – scrisse un osservatore nel 1818 – …hanno regolari campi base nei luoghi dove possono trovare acqua e pascolo per i cavalli.Il sentiero è conosciuto come Chemin de Guerre des Comanches”.
Nel 1822 i Comanches firmarono un trattato nazionale a Mexico City e uno provinciale a San Antonio e così i raids in Messico diminuirono. Sempre nello stesso anno l’alleanza Comanche-Lipan collassò, quando i Lipanes uccisero alcuni Comanches che si erano sposati all’interno dei loro villaggi. Negli anni seguenti i Comanches furono impegnati a combattere una dura guerriglia contro i Lipanes.
I raids su larga scala ripresero nel 1825 e 1826. Accompagnati dai Kiowas e guidati da prigionieri messicani, i Comanches inviarono molti war parties a sud, devastando la frontiera del Rio Grande da El Paso al Coahuila. Nel 1828 assalirono il villaggio militare di Palafox, uccidendo la maggior parte degli abitanti. L’anno seguente, resi arroganti dalla debolezza del sistema difensivo messicano, attraversarono la frontiera in svariati punti. Presero controllo dei sentieri di guerra Apache da Matamoros fino al Chihuahua, costringendo i Lipans e i Mescaleros a spostare le loro operazioni militari a ovest, sud e nord.
Dopo il 1830 i Comanches iniziarono una continua invasione della frontiera orientale dal Chihuahua fino alla costa. Conducevano a nord immense mandrie di cavalli e muli e uccidevano, o prendevano prigionieri, tutti coloro che incontravano. Vi fu un ulteriore aumento della loro attività nel 1840 e 1841, quando war parties molto numerosi penetrarono all’interno del Messico e presto il network operativo Comanche coprì buona parte del Chihuahua, Nuevo Leon, Tamaulipas, Durango, Zacatecas e San Luis Potosi. Quando scoppiò la guerra tra Messicani e Americani, le bande raggiunsero i Tropici, penetrando in un nuovo mondo di giungle e alte sierras. Durante questi raids videro, sugli alberi, le kwasi taivo, gli “uomini con la coda”, ovvero le scimmie. Furono attivi in Jalisco e assalirono, almeno una volta, la città di Queretaro, che dista solo 135 miglia da Mexico City. I loro war trails si estendevano per 1000 miglia, circa 15 gradi di latitudine, a sud della Comancheria.


Uno dei tanti assalti a postazioni di bianchi

In questa drammatica espansione non è difficile riconoscere un intento strategico. Spingendosi così a sud, i Comanches separavano le zone di conflitto dalle zone pacifiche all’interno del loro territorio. Spostando il focus geografico delle razzie lontano dai loro confini, veniva meno il pericolo di spedizioni punitive contro la Comancheria. Era una misura difensiva. Più si spingevano all’interno del Messico, più si sentivano sicuri a casa propria.
Inoltre, all’inizio del 1800 la Comancheria era un dinamico mercato, il centro di un impero commerciale che si spingeva a grandi distanze, fino al cuore del Nord America.
Il commercio Comanche, spostando grandi mandrie di cavalli e muli a nord e est, supportava le numerose società equestri delle Grandi Pianure e contribuiva all’espansione a ovest della frontiera Americana. In cambio, i Comanches ricevevano ortaggi, frutta, grano, pane, zucchero, prodotti che sostenevano una popolazione di circa 20-30 mila individui e armi da fuoco e polvere da sparo che permettevano loro di difendere un territorio così vasto dai nemici “nativi” e dalla giovane Repubblica Texana.
Questo sistema di scambi era, però, giunto al suo limite.
I Comanches riservavano ad un uso proprio la maggior parte dei cavalli allevati e così la sopravvivenza del loro network commerciale dipendeva dalle razzie.
Ma agli inizi del 1820, i loro tradizionali territori “di rapina” erano ormai esausti o impraticabili. Decadi di continue ruberie avevano indebolito l’economia pastorale del Texas, mentre il New Mexico si era legato alla Comancheria con un trattato nel 1786.
A partire dal 1830 si era poi aperto un nuovo mercato con l’arrivo delle nazioni civilizzate nel Territorio Indiano. Per far correre l’economia, i Comanches avevano bisogno di nuovi territori vergini, e li trovarono nel Messico settentrionale e centrale.
Oltre alle mandrie, i Comanches si spinsero a sud del Rio Grande in cerca di schiavi Apache e Messicani.


Alcuni guerrieri a cavallo

Il vecchio traffico di schiavi “rossi” verso est era finito quando gli Stati Uniti avevano acquistato la Louisiana, con il conseguente avvento dello schiavismo nero, più a buon mercato e numeroso.
I Comanches trovavano, però, un mercato ancora vantaggioso per donne e bambini in New Mexico e Texas. Inoltre, decimati da tre successive epidemie di vaiolo nel 1790, 1808 e 1816, avevano bisogno di rimpolpare la loro forza lavoro coatta. Si trasformarono, così, in schiavisti su larga scala e devastarono il nord del Messico in cerca di prigionieri.
Secondo Miguel Ramos Arizpe, un prete e diplomatico ben informato, nelle provincie settentrionali del Messico, tra il 1816 e il 1821, furono catturati più di 2000 uomini, donne e bambini.
“I Comanches” – affermò un altro osservatore – “guardano a donne e bambini con grande cupidigia. Le sposano e li adottano”.
Le razzie dei Comanches generavano un continuo flusso di beni dal Messico alla Comancheria e questo traffico suscitò l’interesse di molti gruppi Nordamericani.
Il commercio con i mercanti Anglo-Americani subì un notevole incremento a seguito di alcuni trattati firmati, tra il 1834 e il 1840, dal Governo Americano con le tribù delle pianure e gli Indiani civilizzati dell’est.
Uno dei primi traders fu Holland Coffee. Nel 1833 costruì il suo primo trading post sul Red River, vicino all ‘”Old Wichita Village”. Nel 1835 Coffee fu uno degli interpreti e negoziatori durante la stipula del trattato di Camp Holmes tra il Governo Americano e i popoli delle pianure meridionali. Quello stesso anno ufficiali Messicani allarmati affermarono che i Comanches e i Kiowas frequentavano, con regolarità, il suo trading post difeso da 25 Nordamericani ben armati. Gli ufficiali riferirono che Coffee aveva detto agli Indiani “…andate all’interno del Messico, uccidete i Messicani e portatemi i loro muli e cavalli. Ve li pagherò bene”.
I suoi trading posts rimasero un importante outlet per animali razziati fino al 1846, quando fu ucciso, durante una lite, con un bowie knife, da un mercante che aveva insultato sua moglie.
Alla fine degli anni ’30 altri gruppi di “capitalisti” Anglo-Americani avevano costruito posti di scambio ai bordi della Comancheria per comprare e scambiare l’immenso bottino che i Comanches, “la più prospera e la più potente tra le più selvagge nazioni del Nord America” portava al nord dal Messico.
August Pierre Chouteau costruì un trading post a Camp Holmes, sul South Canadian, nel 1835 e nel 1837 ne edificò un altro sul Cache Creek, vicino all’odierno Fort Sill.
Chouteau, o Soto, come lo chiamavano i Kiowas, aveva pedigree. Veniva da una famiglia di St. Louis che si era arricchita col commercio delle pellicce nelle Montagne Rocciose e che aveva forti legami con gli Osages.
Secondo molti osservatori dell’epoca era il migliore tra tutti gli Americani nel comprendere e interpretare i nativi e nell’interagire con loro. Chouteau strinse vantaggiosi rapporti commerciali con i capi Tenewa Isacony e Tabequena e inviò con regolarità membri della famiglia all’interno delle pianure meridionali in cerca di Comanches e Kiowas con cui trafficare. Mooney situò il trading post di Chouteau sul Cache Creek “sulla riva occidentale del fiume, a 3 miglia dall’odierno Fort Sill, in territorio Kiowa”.


In cammino

A differenza di Pierre Chouteau, i fratelli Bent non riuscirono, inizialmente, a stabilire regolari rapporti economici con gli Indiani delle pianure meridionali. Chouteau commerciava con i Comanches e i Kiowas e li scoraggiava ad andare a Fort Bent. La sua morte, nel 1838, e il conseguente abbandono della sua trading house cambiarono, radicalmente, la situazione. Nell’estate 1840 fu stipulata la Great Peace, la Grande Pace tra Cheyennes e Arapahos, da un lato, e Comanches e Kiowas dall’altro, e per i Bent si aprì un nuovo e luminoso orizzonte. Nel gennaio del 1841, mentre i Comanches si dilettavano a devastare 3 stati del nord del Messico, Charles Bent scrisse al Governatore del New Messico “di aspettare 1500 lodges Comanche al forte in primavera” e 31 capi Kiowas e Comanches arrivarono in marzo “per fare la pace”. Quello stesso anno i Bent costruirono un trading post sul South Fork del Canadian River, nel Texas Panhandle, con lo scopo specifico di commerciare con gli Indiani delle pianure meridionali.
Edificarono un altro posto di scambio nel Panhandle nel 1845. Questo post divenne poi famoso come Adobe Walls.
Seguendo il boom economico e la moda del momento, i Bent si specializzarono in pelli e vestiti lavorati dalle donne della Comancheria e, dopo il 1840, raddoppiarono il numero delle pelli che inviavano a est.
Anche la giovane Repubblica del Texas favorì la creazione di trading posts permanenti.
Secondo l’articolo 3 della Legge del 28 maggio 1838, i commercianti Texani avrebbero avuto il monopolio del commercio Comanche.
All’inizio del 1840 i fratelli Thomas, John e David Torrey costruirono una serie di trading houses. La prima fu a New Braunfels, altre a Austin e San Antonio. Nel 1843 i fratelli Torrey ricevettero la licenza per costruire un nuovo trading post sul Tehuacana Creek, a 8 miglia dall’odierna Waco, vicino alle Brazos Falls, ai bordi della Comancheria. Proprio qui fu firmato, l’anno dopo, un trattato in cui i Comanches si impegnavano a commerciare solo col popolo Texano.
Le razzie dei Comanches nel Messico settentrionale si trasformarono così in una proficua industria e all’inizio degli anni ’30 il singolo sentiero attraverso il Texas si era ormai evoluto in una griglia di Trails ben tracciati.
I Trails iniziavano a Big Springs, una sorgente d’acqua che serviva da punto di raduno. Qui si fermavano le bande Comanche e Kiowa provenienti da tutta la Comancheria per abbeverare e riposare i cavalli, prima di scendere verso il Messico.
Da Big Springs due cammini diversi portavano a sud i razziatori. Le due linee si dividevano in quattro vicino al Rio Grande e si spingevano profondamente all’interno del Messico, evitando le città più grandi e i posti militari.


Gli accessi al Messico per i razziatori Comanche

Dai sentieri principali si dipanavano numerose linee laterali, che formavano una specie di griglia attraverso buona parte del Messico settentrionale, permettendo ai Comanches di aggiustare il loro cammino a seconda del tempo, della presenza di selvaggina o dei competitori Apache,
I Comanches conoscevano, lungo e intorno ai sentieri, pozze d’acqua, punti di osservazione, luoghi in cui accamparsi e pascoli invernali.
Una vivace descrizione del Great Comanche War Trail si trova nel libro di C. G. Rath “The Romance of Davis Mountains and Big Bend Country”.
Ogni anno nella luce vivida della luna messicana (in questo modo è chiamata la luna piena di settembre), il Comanche War Trail si popolava di parties di questi barbari guerrieri, in gruppi da mezza dozzina a un centinaio e più, che comprendevano fuorilegge di molte altre tribù e rinnegati Messicani che si affrettavano a partecipare a questo carnevale di sangue e rapina sul lato meridionale del Rio Grande.
Il sentiero li portava nella parte sudorientale del gran Llano Estacado dove, per centinaia di miglia, non si vede nulla se non lo spazio aperto, una pianura erbosa popolata solo dal jackrabbit e dall’antilope e vigilata dal volo del gabbiano e del falco, giù attraverso il passo a forma di torrione chiamato Castle Gap, poco sopra il fiume Pecos, e poi nella pianura fitta di mesquite del fiume Pecos, oltre il Guado della Testa di Cavallo (Horsehead Crossing) e, dopo aver superato la famosa sorgente di Comanche Springs, all’interno delle colline calcaree a forma di mesa, poi nelle montagne di roccia vulcanica, monumenti del fuoco primordiale, fino al Rio Grande e alla terra promessa.
Qui le bande si separavano, ognuna nella sua zona prescelta. Una devastava le fertili valli del Rio Concho, fino alle molte mura di Chihuahua City, altre portavano fuoco e lancia nei confini del Durango, alcune andavano verso le miniere, altre verso le valli coltivate, ma la maggior parte cercava le haciendas dove potevano trovare cavalli e muli, la grande fonte di ricchezza dei selvaggi.
Poi, in novembre e dicembre, i war parties cominciavano il ritorno. Il Grande Sentiero Comanche sembrava, un’altra volta, un quadro animato. Qui una banda conduce una mandria di bestiame, là un gruppo di cavalli selvaggi. All’interno di un’altra banda possiamo vedere una piccola fila di prigionieri, “legati come Mazeppa a un Tartaro della razza Ucraina” (dalla poesia di Lord Byron), ammassati e condotti come tutte le altre bestie destinate all’uso umano. Là vi è un gran fuoco appiccato alla prateria da una party di razziatori per sfuggire agli inseguitori, mentre la medesima banda si stacca dal sentiero principale. Ma non vi è modo di coprire o nascondere il Grande Sentiero. Era profondamente scolpito dalle orme di innumerevoli viaggiatori, uomini e bestie, ed era colorato di bianco dalle ossa di molti animali. Era una grande linea di gesso sulla mappa del West Texas, tagliata attraverso il cuore del Big Bend.
Una volta a sud del Rio Grande le bande Comanche si accampavano spesso nel Bolson del Mapimi, un plateau scarsamente popolato annidato tra le aspre catene montuose e le sierras boscose del Coahuila sudoccidentale, Chihuahua orientale e Durango settentrionale. Il Bolson era facilmente accessibile e offriva ai Comanches un santuario di clima temperato, sorgenti naturali, torrenti puliti, lagune e trincee naturali di rocce dove accamparsi. A partire dal 1830, le loro razzie si trasformarono in una migrazione stagionale. Le bande Comanche iniziarono a portare le famiglie e a estendere i tempi del soggiorno e così il desolato Bolson divenne una colonia permanente e autosufficiente.Come nella Comancheria, i Comanches trascorrevano la giornata a cacciare la selvaggina locale, a raccogliere il cibo selvatico e a accudire e allevare i figli e, come nelle pianure meridionali, il Bolson fu popolato da stabili rancherias. Il loro luogo preferito era la Laguna de Jaco, nel Coahuila e i Comanches la fortificarono con trinceramenti. “In autunno e in inverno” – scrisse un osservatore – “la loro casa è il Bolson del Mapimi, un vasto bacino incastrato tra le montagne”. A causa del territorio vasto, arido e difficile, gli ufficiali Messicani trovavano grandi difficoltà a pattugliarlo regolarmente e si accontentavano di spedizioni occasionali.


War party Comanche a caccia di Messicani e Apaches

Il Bolson del Mapimi divenne, così, il punto di partenza di devastanti e estese razzie attraverso il Messico. A volte in piccoli gruppi, a volte in grandi war parties, i Comanches si muovevano da un bersaglio all’altro, vivendo della terra mentre saccheggiavano haciendas, fattorie, villaggi, città e comunità minerarie. Razziavano intere mandrie di cavalli e muli, catturavano donne e bambini e macellavano (per cibarsene) mucche, maiali, pecore e capre. Al fine di incutere terrore, uccidevano i Messicani, bruciavano le case, distruggevano le provviste e massacravano gli animali che non portavano con loro. Dopo aver accumulato il bottino, ritornavano a svernare nel Bolson, aspettando la crescita dell’erba lungo i sentieri che portavano a nord.
Ora ci occupereremo di due anni, il 1843 e 1844, in cui le devastazioni dei Comanches furono particolarmente accanite.
Il periodo si apre quando una piccola banda mise in scena un carnevale di mezzo-inverno nel Durango settentrionale. I guerrieri venivano dal loro campo sulla Sierra Mojada, un’aspra catena del Bolson posta al confine tra Coahuila e Chihuahua. All’alba del 2 gennaio 1843 rubarono una mandria di muli a meno di due miglia da Mapimi. Il fatto che Mapimi fosse un presidio militare e una città mineraria non li impressionava di certo. Nelle vicinanze spaventarono un convoglio di muli e rubarono un’altra mandria nella seconda settimana del nuovo anno. Eludere il Capitano don Antonio Zepeda e la sua compagnia di soldati fu per loro un gioco da ragazzi. Fortunatamente per don Antonio, la storia l’avrebbe ricordato per la sua vittoria sull’armata Francese di Massimiliano una generazione dopo.


La Laguna de Jaco in Chihuahua, luogo preferito dei Comanches

Le attività predatorie dei Comanches costituivano una tale minaccia per i viaggiatori e per il welfare commerciale e industriale che il Governatore Generale del Chihuahua don Josè Mariano Monterde inviava, mensilmente, truppe di scorta per proteggere i convogli che procedevano da Chihuahua City fino al Durango. Qui, nel Durango settentrionale, si trovava Cerro Gordo, l’attuale Villa Hidalgo, un posto militare ben munito che inviava molte spedizioni militari contro gli indiani, ma non poteva proteggere i convogli fino a quando non erano nelle immediate vicinanze.
Al fine di contrastare la minaccia degli Indiani delle Pianure con un diverso approccio, il Governatore Monterde prese in prestito un vecchio stratagemma che le autorità Inglesi, Francesi, Olandesi, Spagnole, Messicane e Americane avevano usato per generazioni. Era l’espediente di reclutare tribù che portassero ai Messicani gli scalpi degli Indiani ostili. Monterde stipulò alcuni accordi con i capi dei Gileno, Mogollon e Mescalero Apaches. Avrebbero levato il coltello da scalpo sui Comanches e i Kiowas.
Ma questa politica del Governatore, divide et inpera, non portò il flusso di capelli previsto nel mercato dello scalpo. I risultati furono praticamente nulli.
Nell’ottobre 1843 gli indiani delle Pianure incontrarono un loro familiare avversario, il Capitano don Juan Armendariz con 130 soldati di Cerro Gordo. Guidati dal pittoresco avventuriero don Santiago Kirker, la spedizione si inoltrò nei recessi del Bolson, tra le sue asperità, le giungle di cactus, le sorgenti sparse, i campi di rendezvous dei nomadi, le tane per gli schiavi. Questo era il luogo da cui i guerrieri lanciavano i loro attacchi e raccoglievano il bottino, i prigionieri e le mandrie rubate.
I Comanches erano elusivi. Stavano al di fuori della vista di Armendariz e dei suoi scouts. Gli invasori abbandonarono i loro nascondigli e le trincee di rocce alla laguna de Las Palomas nel Chihuahua sudorientale prima dell’arrivo dei soldati. Difese, segni di tepee, crani e ossa di animali diedero il benvenuto ai soldati quando giunsero alle 7, 8 sorgenti sulle sierras dove i nomadi si erano accampati. Il lungo sentiero che iniziava alla sorgente di Sombreretillo rammentò, a Armendariz, un’arteria trafficata che univa luoghi popolati. Alla sorgente di Espiritu Santo i soldati trovarono segni evidenti che i Comanches avevano portato con loro le famiglie. Mentre i guerrieri razziavano, le donne avevano accudito gli animali rubati e preparato frecce dalle canne.Armendariz osservò, inoltre, che dopo un raid un Comanche poteva cavalcare per 40, 50 miglia per 24 ore filate, mentre un soldato Messicano copriva la stessa distanza in un tempo doppio.
Quando i soldati inseguivano i Comanches, spesso andavano incontro a risultati disastrosi.Quello che accadde nella seconda settimana di dicembre lo dimostrò.
Una banda attraversò il Bolson e penetrò nel distretto di Santa Rosalia lungo il Rio Conchos. Una compagnia uscita da Ciudad Camargo li inseguì fino alla Laguna de los Pastores. Improvvisamente gli Indiani si fermarono e li assalirono uccidendo 31 soldati.


La Laguna de los Pastores in Chihuahua.Qui i Comanches uccisero 31 soldati Messicani

Quando i Comanches si dividevano in piccoli gruppi correvano molti più rischi.Una piccola banda incontrò 52 soldati del Coahuila all’Arroyo del Jaralito nel Bolson orientale nel mese di dicembre e lasciò 7 morti sul terreno prima di ricongiungersi all’orda principale.
Nella prima settimana del gennaio 1844 i Comanches fecero di San Juan Bautista, 40 miglia a sud di Chihuahua City, il centro delle loro razzie. Si mossero come il vento, evitando Armendariz quando scese in campo, e tornarono nel Bolson con il bottino. Il 20 gennaio venti Indiani uccisero un soldato e rubarono 300 muli a un quarto di miglio da Mapimi, mentre il Capitano Nabor de la O, con 52 soldati, li stava aspettando più a nord.Rubarono altri 400 muli prima di ripartire per il Bolson. Raggiunsero Loma Prieta, 14 miglia a nord di Mapimi, all’alba del giorno dopo. Improvvisamente si udì uno sparo, de la O aveva preparato un’imboscata. I Comanches spronarono gli animali con grande furia e ruppero l’accerchiamento, perdendo solo 82 muli.De la O non li inseguì, i suoi cavalli erano sfiniti. La superiorità equestre dei Comanches era il fattore che più li favoriva nei confronti dei Messicani.


Il Bolson del Mapimi, santuario Comanche

Una banda Comanche entrò nel Durango nordoccidentale nella terza settimana di febbraio.L’area intorno a Santa Maria del Oro e Indè era uno dei loro territori di caccia preferiti.Vi erano villaggi popolosi, fattorie con mandrie e bestiame e convogli carichi di beni e metalli da assalire. I Comanches incontrarono, qui, il Capitano Josè Maria Patino e la sua milizia composta da soldati del presidio di Santiago Papasquiaro armati con fucili, da cavalieri con lance reclutati dai villaggi e indios Tepehuane con arco e frecce. Gli antenati di questi Tepehuanes erano stati i primi a sperimentare la politica delle taglie, le cosidette “Bounty Laws” o “Contratas de Sangre”. Durante la rivolta del 1618 le autorità Spagnole avevano pagato una somma di denaro per le loro teste. Da questa prima legge sarebbero derivate, in seguito, le taglie sulle piezas, ovvero mani, teste, scalpi e orecchie. Patino si servìva dei Tepehuanes come scouts per esplorare il territorio. I Messicani non trovarono, però, alcuna traccia dei Comanches, nè segni della loro presenza. Quando i soldati si ritirarono e tornarono a casa, i diavoli rossi, improvvisamente, riapparvero e volarono sul Distretto di Santiago Papasquiaro nell’ultima settimana di febbraio.
I Comanches avevano buoni fucili. Li avevano acquistati dai trafficanti Americani e dagli Indiani civilizzati. I Creeks, in particolare, ne avevano venduti molti, a 5 dollari l’uno.
Settantotto Messicani scesero in campo nell’ultima settimana di febbraio guidati dal Giudice di Pace di San Gregorio. Molti di loro avevano solo machete, vanghe e forconi, altri vecchi fucili. In uno scontro a La Tinaya questa armata Brancaleone si comportò valorosamente e 3 Comanches rimasero sul terreno.
Nell’ultima settimana di marzo i Comanches continuarono il loro infernale lavoro nel Durango settentrionale. Razziarono 600 cavalli dal ranch La Zarca. Il Colonnello Miguel Veloso, uscito da Cerro Gordo, seguì il loro cammino tracciato da carri e case bruciate e cadaveri, ma vide solo polvere e fumo. Alla fine del mese a Balesquillo sul Rio San Juan, nel Distretto di Balleza, i diavoli rossi uccisero Francisco Montoya e rapirono il figlio. Sempre nello stesso Distretto, all’inizio di aprile, uccisero 4 persone e portarono via 2 giovani donne. Mentre ne massacravano altre, riuscirono a eludere i soldati e le milizie di Balleza, Parral, Jimenez e Allende.
Venticinque guerrieri assassinarono 2 donne e ne rapirono 5 nel villaggio di Salgado. Poi l’orda si riunì intorno a una pozza d’acqua a pochi passi dal villaggio di Tescate, mentre gli abitanti guardavano tremando. Quando i Comanches videro avvicinarsi le truppe del Colonnello Velasco e del Capitano Armendariz, in numero considerevole, prepararono un’imboscata e riuscirono quasi a intrappolarle. Nel combattimento che seguì, 5 guerrieri rimasero sul terreno e 4 prigionieri furono liberati. I corpi furono decapitati e gli scalpi appesi alla porta d’ingresso di Cerro Gordo.
Nel mese di luglio il Governatore del New Mexico don Mariano Martinez de Lejarza inviò a Chihuahua City un preoccupante messaggio. Trecento Comanches si preparavano a attraversare il Rio Grande e a penetrare in Messico. Nell’ultima settimana di agosto la grande caccia al bottino ebbe inizio. Il 26 gli invasori rubarono la mandria di muli e cavalli del ranch Sestin, sul Rio Oro. Poi si diressero a nord, verso il Bolson, con un migliaio di capi. I razziatori non ebbero problemi a evitare un’imboscata preparata dai soldati di Cerro Gordo, e spazzarono via, in un combattimento di 2 ore, la milizia di La Noria, in Chihuahua.


Santa Maria del Oro e Indè in Durango, territori di caccia preferiti dei Comanches

Il 5 settembre il governatore del Chihuahua don Mariano Monterde ricevette un nuovo dispaccio che gli fece rizzare i capelli. Alcuni Comanches avevano raccontato ai suoi emissari che 2000 guerrieri erano in procinto di invadere il suo Dipartimento nell’ultimo quarto dell’anno. I capi volevano prendere posizione tra Presidio del Norte e Ciudad Camargo, a est della stessa capitale. Si sarebbero, così trovati, nel cuore del Chihuahua. Nell’avanzata verso sud, l’orda Comanche si divise.
Un gruppo andò a est e entrò nel Tamaulipas, altri 300 guerrieri si diressero a ovest e attraversarono il Rio Grande nella prima settimana di ottobre. Gli esploratori Messicani affermarono che con loro vi erano anche degli Shawnees. Le truppe dei presidi di frontiera non fermarono gli invasori che raggiunsero La Cruz del Refugio, 75 miglia ad est di Chuhuahua City, il 15 ottobre 1844. Qui i Comanches uccisero una donna e rubarono una mandria di cavalli. Rapirono, inoltre, alcuni giovani Messicani, Anastasio, di 9 anni, Hipoliti Santa Anna, Ramona Romero, 16, Eulalia Romero, Remigio Garcia, 14, Bonifacio Gonzales, 15, Crescenzio Corral, 10 e Eulalia Nunoz, 15. Poi i guerrieri lasciarono la Cruz seguendo l’odierna Pan American Highway, incalzati dal Colonnello Don Mauricio Ugarte con 250 soldati. Il 16 ottobre, a ovest di Ciudad Camargo, i Comanches osservarono un’armata Messicana che si preparava a d assalirli. Ugarte si era riunito a Armendariz e ai suoi 250 soldati e al Capitano Campos con una compagnia da Jimenez. In tutto erano circa 600 uomini.
Gli indiani si divisero in due gruppi e galopparono nella valle del Rio Parral, prendendo altri prigionieri. Resoconti allarmanti li precedevano e compagnie di soldati si muovevano da un punto all’altro in modo confuso. Il Governatore Heredia, credendo erroneamente che fossero 2000, ordinò la mobilizzazione generale di tutte le forze del Durango.
Nel suo Dipartimento i Comanches saccheggiarono e bruciarono, il 20 ottobre, gli edifici del ranch Amador, sul Rio Oro, che apparteneva a don Francisco Figueroa. Molti dei suoi servi riuscirono a raggiungere la casa padronale, ma i razziatori uccisero la moglie e i due piccoli figli di don Ignacio Ortiz e rapirono le figlie, Maria Remigia di anni 24, e Marcelina, 3. Poi i “barbaros” distrussero un convoglio di carri, uccisero 4 conducenti e rubarono 700 pesos. Al ranch Sestin, sempre nella valle del Rio Oro, ammazzarono altre 3 persone, portarono via una donna e due bambini e tutti i cavalli. Presero altri cavalli al ranch Castaneda e coprirono il terreno intorno all’Arroyo de Sardinas coi corpi di mucche e asini uccisi.


Comanches su una sierra Messicana

La politica Comanche era di eliminare mucche, pecore, maiali e altri animali domestici che li avrebbero rallentati nei loro spostamenti. Il 21 ottobre razziarono i muli di don Juan Ruiz a Agua Caliente, poi quelli di don Josè Maria Celis. Poi i piccoli gruppi di guerrieri si riunirono e quando passarono attraverso il villaggio di Las Sauces de Cardona erano più di 500, secondo quanto raccontò don Tomas Carrete.
A Las Sauces i guerrieri costrinsero un sacerdote, vestito con tutti i suoi paramenti, a confessare un prigioniero ferito. I Comanches portavano con loro una specie di Giovanna d’Arco indiana, che li ispirava in battaglia. Indossava un vestito elaborato e montava un grande cavallo. Avevano, pure, una banda musicale sufficiente per un reggimento, che includeva flauti e trombe. Producevano, da una ventina di strumenti, una cacofonia di suoni assordanti, negli intervalli musicali alcuni guerrieri colpivano le mucche con le lance e il pollame con le frecce. Rapirono altri bambini prima di ripartire, Miguel Herrera, di 12 anni, Merced Quinonez, 6, Blas Eulalio Sendreda, 13 e probabilmente altri ancora.
Passando attraverso la regione, lasciarono dietro di loro case bruciate e terrore. Al villaggio di El Corral de Piedra si ripetè la stessa storia, 4 morti, 2 bambini rapiti, mucche e pecore uccise, cavalli e muli rubati. Joaquin Martos con 30 uomini, uscì da Santa Maria del Oro e si mise sulle loro tracce. Poi i Comanches circondarono Magistral, ai piedi di una sierra, uccisero gli uomini, rapirono i bambini, saccheggiarono le case e portarono via la mandria. Quando Martos arrivò, trovò giovani e vecchi che piangevano i loro morti e dispersi. Frammentandosi in piccoli gruppi, l’orda Comanche rastrellò un vasto territorio. Il Giudice di Pace di San Bernardo scrisse che stavano ripulendo la regione di tutti gli animali, lasciando la popolazione “nuda, disperata e in condizioni miserabili”.
Quando i Comanches si accamparono al Passo del Corral, il 21 ottobre, avevano con loro almeno 18 prigionieri e più di 2000 animali. Ma il vero numero doveva essere molto più grande. Nel Distretto di Indè una dozzina di razziatori pagò a caro prezzo il tentativo di rubare un centinaio di cavalli ai cowboys del ranch San Salvador. Uno di loro, Estevan Rubio, passò in mezzo ai guerrieri e colpì con una lancia il capo. Sei Comanches rimasero sul terreno e le loro teste furono portate al padrone del ranch. Il 23 ottobre i Comanches attraversarono il nord del Durango diretti verso il Bolson. Con loro avevano una grande mandria e almeno 32 prigionieri.
Rientrati in Chihuahua, una banda di circa 200 guerrieri si diresse verso la Laguna de Las Palomas e qui si accampò. All’alba del 26 ottobre i guerrieri si accorsero, con stupore, di essere stati accerchiati dalle 3 compagnie del Capitano Armendariz, che li aveva preceduti. Assaliti da direzioni diverse, i guerrieri trovarono la compagnia del Capitano Zepeda che tagliava loro la ritirata. Videro i soldati del Capitano de la O che bloccavano la loro fuga sul versante opposto. Armendariz li attaccò da un’altra posizione. Gli indiani si divisero in due gruppi, ma i Messicani ne spinsero uno, formato da 70 guerrieri, nella laguna. Secondo il rapporto di Armendariz, tutti questi guerrieri affogarono o furono uccisi. Il secondo gruppo riuscì a rompere l’accerchiamento e fuggì verso la Sierra Mojada. I razziatori abbandonarono tutti i prigionieri e circa 2500 cavalli e muli.
Armendariz inviò i prigionieri a Hidalgo del Parral e Jimenez, e i giornali del Chihuahua e del Durango pubblicarono la lista dei nomi, in modo che i genitori potessero riabbracciare i loro figli.
I Comanches e i Kiowas che erano andati a est e entrati in Tamaulipas fecero una grande carneficina. Nella seconda settimana di ottobre 500 guerrieri colpirono 75 miglia a sud di Laredo. Gli invasori distrussero un distaccamento di 80 soldati Messicani vicino a Guerrero. Poi, come furie, uccisero 100 persone al ranch de La Palmita.


Chihuahua City, Ciudad Camargo, Parral e lo Stato del Durango, i luoghi dell’invasione

Quando giunsero al ranch de Los Moros, trovarono l’insediamento abbandonato, ad eccezione di un edificio dove si erano barricati 20 uomini, donne e bambini. I razziatori appiccarono il fuoco alla costruzione e li bruciarono vivi. Durante il mese di novembre ogni città e villaggio da El Paso fino al Golfo poteva aspettarsi un attacco. Nella prima settimana del mese 400 guerrieri entrarono in Chihuahua. Sorpresero Presidio del Norte ma furono respinti. Furono probabilmente gli stessi ad essere attaccati dal colonnello Ugarte il 14 novembre al ranch La Ramada, tra Ciudad Camargo e Jimenez. I Comanches fuggirono in Durango, ma lasciarono sul terreno 52 morti, se i resoconti Messicani sono corretti. Ugarte identificò due dei cadaveri come Anglo-Americani. Uno di essi aveva “l’aspetto da bianco, capelli rossi e faccia nordica”. Il Governatore del Chihuahua Monterde affermò “…i Texani stanno fomentando la guerra contro di noi”. Il 17 novembre un’altra grossa banda di razziatori si scontrò con i soldati di Camargo e Mier in Tamaulipas. Gli Indiani uccisero 9 Messicani ma lasciarono sul terreno una ventina di morti. Alcuni di questi guerrieri indossavano medaglie d’argento con la data 1837, il busto del Presidente Martin Van Buren e l’Aquila Americana.
Un’altra grossa banda Comanche, formata da circa 500 guerrieri, entrò in Durango il 20 novembre e si accampò sul Llano de la Boquilla. Armendariz marciò contro di loro con 300 soldati. I Comanches cercarono di rompere la linea Messicana, ma Armendariz fece smontare i suoi cavalieri e formò un quadrato.Questa formazione tenne duro finchè il nemico si ritirò. I Messicani persero 7 uomini, i Comanches 9. Quando i soldati tornarono a Cerro Gordo, appresero la notizia di una ribellione in Jalisco per spodestare Santa Anna.ll 26 novembre il Governatore Monterde fece un appello ai suoi cittadini. Bisognava respingere gli invasori, i cui movimenti erano diretti dai Texani. Disse che l’infernale macchinazione aveva lo scopo di aiutare il Generale rivoluzionario Paredes y Arrillaga con l’impegno degli Indiani. Solo supportando il magnifico Generale Santa Anna, la regione poteva essere salvata dalla ferocia Comanche.
Il 27 novembre i Comanches apparvero alle porte del presidio militare di Hidalgo del Parral. I cittadini, tremando e pregando, si rinchiusero nelle case, immaginando già le loro strade trasformate in un mattatoio, I razziatori si accontentarono di ucciderne solo alcuni e rubare gli animali, poi entrarono in Durango. L’Assemblea di questo Dipartimento affermò che gli Indiani stavano devastando lo stato “in tutte le sue estremità”. I nomadi prolungarono la loro invasione del 1844 anche nella prima parte dell’anno seguente poi, in primavera, gli invasori si ritirarono.Sarebbero tornati l’autunno seguente per un altro, devastante, raid.
Le annuali invasioni dei Comanches in Messico termineranno, solo, 30 anni dopo, quando l’Esercito degli Stati Uniti li costringerà a vivere in riserva.

Bibliografia principale:
Brian DeLay-War of a thousand deserts.
Ralph Adam Smith-The Comanche bridge between Oklahoma and Mexico 1843-44.
Pekka Hamalainen-The Comanche empire.
Thomas Kavanagh-Comanche political history.
Gerald Betty-Comanche society before riservation.
C.C.Rath-The romance of Davis Mountains and Big Bend Country.

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