Algonquins

Comunque, i Kichesipirini non restarono per molto nelle vicinanze delle missioni, si sarebbero spostati per continuare a combattere i nemici Irochesi; la maggior parte di loro sarebbero stati “sterminati il mercoledì delle Ceneri del marzo 1647”. Il giorno prima, due Algonkin della missione di Three Rivers erano stati catturati dagli Irochesi che, dopo averli torturati lungamente, li costrinsero a rivelare la posizione della banda. Il 6 marzo 1647, gli Irochesi, divisi in due gruppi – uno a nord e l’altro a sud del San Lorenzo -, entrarono nelle terre nemiche; il gruppo del nord trovarono tracce fresche nella neve, portavano al campo principale, dove vi erano soltanto donne, vecchi e bambini, gli uomini stavano cacciando sulla riva meridionale del fiume. Gli Irochesi circondarono il campo e catturarono facilmente i residenti poi, quando Simon Piscaret entrò nel campo venne subito “inchiodato a terra da una lancia”; i razziatori lo scalparono e seguirono le sue tracce fino ad avvistare gli altri cacciatori. < < Tutti sono stati uccisi >>. Nel frattempo, il gruppo di guerra meridionale attaccava un altro accampamento, ben più consistente; i cacciatori vennero colti di sorpresa, “combatterono valorosamente” ma alla fine vennero costretti ad “arrendersi”. Ironia della sorte, uno dei pochi sopravvissuti era proprio Tessouat, il capo era ormai troppo vecchio per “partecipare alla caccia”. Sette anni dopo i gesuiti scrissero che, “Paolo Tessouat, il famoso orbo, il vecchio capitano Algonquin dell’isola, importante oratore della sua gente, è morto finalmente con umiltà cristiana dopo una lunga malattia durata due anni”.


Indiani Mohawk

La situazione mutò drasticamente nel XVII secolo, quando intervennero gli europei che andarono ad interferire nell’ordine naturale delle tribù indiane; ora, le rivalità militari e commerciali dei bianchi avrebbero avuto forti ripercussioni sulle tribù. Le guerre sarebbero diventate ben più distruttive anche per l’introduzione delle armi da fuoco. Gli Irochesi attaccarono le tribù del nord quando cominciarono a scarseggiare i castori nei loro territori, era questa ormai una necessità vitale. La prima campagna francese avvenne nell’estate del 1609 quando, Iroquet – capo dei Weskarini – e Ochasteguin – capo degli Huron -, si presentarono sul San Lorenzo con una forza guerriera che andava dai 300 ai 400 uomini, cercavano l’aiuto francese per attaccare i nemici Mohawk. Questo “meeting” (1609) avrebbe rappresentato il primo diretto contatto tra i francesi e gli Hurons, i quali sarebbero diventati dei fedeli alleati contro gli Irochesi. Una flottiglia di canoe, e una scialuppa con 11 francesi a bordo, avrebbe navigato fino alla foce del fiume Richelieu, dove la maggior parte degli indiani decisero di “ritornare a casa con le loro famiglie e con i propri averi che avevano barattato”. La flottiglia continuò a navigare fino alle Chambly Rapids, dove il Champlain si rese conto di non poter continuare vista la forza delle rapide, così i francesi lasciarono la scialuppa e si imbarcarono sulle canoe. Due volontari rimasero allora con il Champlain, mentre gli altri preferirono tornare indietro, così “la forza armata della nuova alleanza” consisteva in 24 canoe con 60 indiani Huron, Montagnais e Algonkin, e con il Champlain e due francesi, “tutti carichi di attrezzature pesanti”. Dal fiume Richelieu entrarono nel lago Champlain, dove venne combattuta una durissima battaglia con gli Irochesi. Lo scontro iniziò all’alba, i francesi prepararono i loro moschetti e si sdraiarono a terra per meglio fronteggiare i circa 200 Irochesi, “… sono arrivati lentamente, ci venivano incontro, erano uomini forti e robusti, erano calmi e alla loro testa vi erano tre capi”. I francesi puntarono i moschetti e due capi caddero ai primi spari, “un altro indiano venne colpito e morì poco dopo”, gli “archibugi e le pistole a miccia pesante mietevano vittime, non solo erano in grado di infliggere terribili ferite”, ma erano anche un’efficace arma psicologica. Il Champlain e i suoi continuavano a sparare e a caricare i moschetti. Gli Irochesi attaccavano con archi e frecce, non avevano mai visto le armi da fuoco e quando i loro capi perdettero la vita, “fuggirono in preda al terrore”. Gli indiani alleati massacrarono i nemici feriti e presero dodici prigionieri che, in seguito, vennero “torturati e uccisi”. L’anno dopo il Champlain venne nuovamente coinvolto in un’altra battaglia, questa volta lungo il corso del Richelieu, in prossimità di una zona che, in seguito, venne chiamata “Cap de la Victoire”. Il comandante venne leggermente ferito e questo fatto stabilì una forte reputazione del francese presso gli indiani; ancora una volta le armi da fuoco decisero le sorti dello scontro. < < Gli Irochesi rimasero stupiti dei nostri archibugi, soprattutto perché trafiggevano meglio delle frecce… avevano scudi intrecciati, ma questo non offriva loro nessuna protezione contro i proiettili o le spade francesi >>. Subirono perdite pesantissime, molti perirono annegati mentre cercavano di attraversare il fiume, e 15 guerrieri vennero catturati, era “un destino ben peggiore della morte sul campo di battaglia”, infatti, “alcuni dei prigionieri vennero torturati a morte sul posto, altri sono stati divisi tra i Montagnais e gli Algonquins”. Le fonti dell’epoca ci danno descrizioni terribili e raccapriccianti sui metodi di tortura, “nessuna delle tribù coinvolte nelle Guerre Irochesi aveva il monopolio del sadismo e della crudeltà”; il Champlain registrava come uno degli Irochesi venne messo a morte dopo la battaglia di “Cap de la Victoire”. < < Nel frattempo, i nostri indiani accesero un fuoco, e quando fu ben illuminato, questo povero disgraziato venne bruciato poco alla volta in modo da farlo soffrire sotto grandi tormenti. A volte se ne andavano via gettandogli acqua sulla schiena. Poi gli hanno strappato le unghie e appiccato il fuoco sul suo “membrum virile”, poi lo hanno scalpato e dalla sommità del capo gocciolava sangue molto caldo… gli hanno bucato le braccia vicino ai polsi e con dei bastoni gli hanno strappato i muscoli con forza, ma quando videro che non potevano tirarli fuori glieli hanno tagliati.


Cartier a Hochelaga

Questo povero disgraziato pronunciava strane grida e io sentivo grande pietà nel vederlo trattato in questo modo, eppure lui mostrava tanta fierezza… mi pregò di prendere del fuoco e fare come loro… I miei indiani hanno visto che non ero contento…e il prigioniero mi disse di dargli un colpo con l’archibugio, l’ho fatto e con un solo colpo gli ho tolto tutti i tormenti che avrebbe sofferto… Poi gli hanno tagliato la testa, le braccia e le gambe spargendole nel terreno, ma hanno tenuto il cuoio capelluto che avevano scorticato >>. La tortura è stata spesso associata al cannibalismo e, sicuramente, non sarebbe completa senza il seguente racconto del Champlain: < < Hanno fatto un’altra cosa terribile, era quella di tagliare il cuore in diversi pezzi per poi darlo da mangiare al fratello del morto e agli altri prigionieri. Questi lo presero in bocca senza ingerirlo >>. La tortura, se dobbiamo credere al Champlain e ai suoi contemporanei, non era comunque dominio dei soli guerrieri. Le donne Algonkins e Montagnais hanno preso parte all’uccisione dei prigionieri irochesi a “Cap de la Victoire”: < < …sono stati riservati per essere messi a morte dalle mani delle mogli e delle figlie di questi, le quali in questa materia non si mostrano meno disumane degli uomini; infatti, esse superano di gran lunga gli uomini in crudeltà perché con la loro astuzia inventano i più crudeli tormenti e si dilettano in essi. Le donne provocano i loro prigionieri a porre fine alla loro vita nella più profonda sofferenza >>. In quel periodo gli Irochesi erano indiscutibilmente sulla difensiva, attaccati ripetutamente dagli Algonkin, dai Montagnais e dagli Huron, avrebbero cercato varie volte di concludere una pace. Nel 1622, alcuni ambasciatori riuscirono a organizzare un Consiglio di pace a Three Rivers, tuttavia la pace non avrebbe avuto ripercussioni su tutte le tribù della Confederazione. Nel 1634 gli Algonkins stipularono un Trattato di Pace con i Mohawk, erano rappresentati da due leader importanti come Oumasasikweie e Tessouat; questi capi speravano di poter commerciare con le postazioni olandesi del New England. Quando però il capo Oumasasikweie attraversò il territorio dei Mohawk, venne barbaramente ucciso con i suoi compagni da una banda Mohawk. Tra il 1630 e il 1640, guerrieri Huron invadevano comunque le terre nemiche, così, per ritorsione, alcune spedizione di guerra, operate principalmente dai Mohawk, attaccavano i nemici Huron e Algonkins lungo i corsi dei fiume San Lorenzo e Ottawa. Nello stesso periodo molti Algonkins, soprattutto Weskarini e Kichesipirini, dovettero abbandonare le loro terre della Ottawa Valley per spostarsi nelle zone di Three Rivers, in vicinanza delle missioni francesi. Era questa una zona più sicura ma, soprattutto, vantaggiosa in termini commerciali, ora, non dovevano più compiere pericolosi viaggi “su e giù per il fiume” (Ottawa River); quando poi, a partire dal 1642, le incursioni dei Mohawk interessarono anche le zone di Three Rivers, alcuni gruppi si spostarono verso ovest per unirsi ai gruppi Kichesipirini rimasti nella Morrison Island dove, “nessun gruppo nemico aveva osato attaccare l’isola fortezza”. In quell’anno però, una spedizione guerriera, “viaggiando su neve e ghiaccio”, si mosse verso ovest proprio nel momento in cui i guerrieri Kichesipirini erano impegnati nella caccia, “molti ignari Algonquins, compresi i bambini piccoli, vennero uccisi e mangiati sul posto”, una donna sarebbe scampata al massacro e avrebbe spiegato il massacro ai missionari. < < Hanno preso i nostri figlioli e li hanno messi sul fuoco dell’incendio, li hanno arrostiti davanti ai nostri occhi…Quei poveri piccoli non sapevano ancora cos’era il fuoco e quando hanno sentito il suo calore hanno cominciato a guardarci gridando con tutte le loro forze. I nostri cuori si spaccavano davanti al fuoco, erano tutti nudi e venivano cotti a fuoco lento >>. Altri prigionieri vennero portati al villaggio dei Mohawk, sarebbero stati anch’essi torturati a morte, “circa 30 giovani donne vennero torturate e ricevettero ferite terribili, ma le loro vite sarebbero state risparmiate”, divennero “miserabili schiave” degli Irochesi. Nella primavera dello stesso anno, i Mohawk attaccavano i Weskarini, ne uccisero parecchi e catturarono diverse famiglie; non contenti, nello stesso periodo, tesero un’imboscata ad un gruppo di commercianti Huron alle Chaudière Falls, poi attaccarono Fort Richelieu mentre era ancora in costruzione. Tuttavia, questa ultima incursione non avrebbe dato loro i risultati sperati; infatti, a partire dal 1643 gli Irochesi mutarono strategia e iniziarono a dividersi in piccoli gruppi di incursori che stazionavano lungo il corso dei fiumi Ottawa e San Lorenzo. Quando una banda “ritornava a casa, un’altra era pronta a sostituirla”. L’anno dopo (1644), ben dieci bande di incursori erano in azione: due alle Chaudière Falls, una alle Long Sault Rapids, “sopra Montreal” e, in particolare sulla Montreal Island e lungo la “Rivière des Prairies”, e altre tre tra Three Rivers e Montreal. Un altro gruppo operava sull’alto corso dell’Ottawa, nelle terre che allora appartenevano ancora agli Huron.

La nuova strategia di guerra dette i frutti sperati, gli Huron e gli Algonkin, con i loro alleati di sempre, non furono più in grado di continuare i loro commerci, su via fluviale, essendo costantemente assaliti dagli Irochesi che ormai controllavano l’importante “Grand River degli Algonkins” e le terre limitrofe. Il nuovo Governatore della “Nouvelle France”, Charles Huault de Montmagny – successore del Champlain -, che gli indiani chiamavano “Onontio” (“grande Montagna”), si rese conto delle situazione, i commerci delle pellicce erano praticamente interrotti, allora dovette inviare 22 soldati provenienti dalla madrepatria per riaprire la via commerciale e rafforzare l’alleanza con gli indiani del territorio. Il contingente svernò presso le missioni gesuite di Sainte-Marie, nell’Huronia, proprio mentre il Governatore stava cercando di negoziare una nuova pace con gli Irochesi. Alcuni prigionieri Mohawk, in mano agli Algonkins, vennero liberati e “mandati a casa con un messaggio di pace”.

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