Osage, il popolo venuto dalle stelle (Origini – 1800)

Gli Osage e la Spagna

Con il trattato di Parigi del 1763 il Territorio della Louisiana passò dalla Francia alla Spagna. Era stato un trattato amichevole (Carlo III di Spagna e Luigi XV erano parenti, e alleati in funzione anti-inglese). Non c’è da meravigliarsi che i Piccoli non avvertissero il cambiamento, quando gli stessi Francesi della Louisiana non se ne erano resi conto.
Ora il centro principale della regione era San Louis del Yllinois. Ulloa, il governatore generale spagnolo residente a Nouvelle Orleans, aveva deciso di punirle gli Osage per le loro azioni contro i mercanti francesi, anche in adesione alla ribellione di Pontiac. Aveva perciò proibito gli scambi commerciali fra Osage e mercanti bianchi. Gli Osage ormai erano dipendenti da questo commercio: l’importanza del mon’ce, il metallo, e di tutti i manufatti che da esso derivavano, era tale che intorno ad esso i Piccoli Anziani avevano addirittura elaborato una apposita cerimonia. A partire dal 1770, per almeno vent’anni si svilupparono numerosi conflitti tra gli Spagnoli e gli Indiani del Missouri, specialmente gli Osage.
La maggior parte degli attacchi alle tribù di ceppo Caddo, di cui si lagnava Mèziéres, governatore di Natchitoches, provenissero da alcuni clan degli Hunkah che avevano degli accampamenti di caccia e di guerra praticamente fissi nelle vicinanze delle Three Forks, la confluenza dei fiumi Verdigris e Neosho con l’Arkansas. Si trattava dei Sa’n Solé, quelli che durante la grande alluvione si erano fermati sull’altopiano ad accendere i fuochi per asciugarsi: il Popolo dei Foresta-in-Alto. Erano guidati dal capo Gra-Mo’n, Freccia-che-Torna-a-Casa, e da Wa-Tcha-Wa-Ha, più noto ai Francesi come Jean Lafon. Con ogni probabilità gli attacchi avvenivano ad insaputa dei grandi capi Hunkah e Tzi-Sho del Posto-dei-Molti-Cigni. In questo frangente gli Spagnoli si ritrovarono nella stessa posizione dei loro predecessori francesi: erano costretti ad usare le tribù delle pianure come cuscinetto contro il nemico (gli Inglesi), fingendo di ignorare i viaggiatori e i commercianti scotennati dagli Osage. Non sempre però avvenivano uccisioni: la maggior parte delle volte i Piccoli aspettavano le piroghe dei commercianti che risalivano il Missouri cariche di merce, o le carovane di muli che attraversavano il territorio, per circondarli e portarli al loro villaggio principale, dove pretendevano una specie di “pedaggio” in beni di consumo. I mercanti francesi, abituati a trattare con i Piccoli, si lasciavano circondare e sequestrare parte del carico. Poi potevano proseguire. Scene come queste si ripeterono chissà quante volte in quegli anni, con gli Spagnoli che di tanto in tanto si irrigidivano, gli Osage che si mettevano in guerra, gli Spagnoli che poi revocavano il divieto, magari mandando Auguste Chouteau, intraprendente mercante francese amico degli Osage, a parlamentare con loro. La guerra finiva, per poi ricominciare quando gli Osage si accorgevano che qualche commerciante aveva venduto fucili e polvere da sparo ai loro nemici. Se i commercianti franco-spagnoli non rifornivano i Pawnee del Platte e del Republican, gli Oto, gli Iowa e i Kansa, l’avrebbero certo fatto gli Inglesi, con merci migliori e più a buon mercato e, alla lunga, con buone prospettive di assumere il controllo della regione. Per far questo, occorreva scontrarsi con gli Osage, ma non ufficialmente, bensì avvalendosi di una confederazione di tribù nemiche dei Piccoli.


Freccia-che-Torna-a-Casa e la moglie – dipinto di G. Catlin

Intorno al 1791 gli Osage e i Difficili-da-Uccidere (Sac e Fox) seppellirono l’ascia di guerra e un folto gruppo di di questi ultimi si stabilì momentaneamente sul fiume Missouri per andare a caccia con gli Osage. Questa pace momentanea faceva parte della strategia degli Inglesi: se avessero potuto rendere alleati i potenti Sac e Fox, a loro fedeli, e i valorosi Osage, il fiume Missouri sarebbe stato una porta aperta per gli agenti commerciali delle inglesi Compagnia della Baia di Hudson e Compagnia del Nord-Ovest.
Dai Sac e Fox gli Osage vennero a sapere che Chouteau stava mercanteggiando con i Kansa, andarono a chiedergli perché il governatore generale spagnolo di New Orleans, Mirò, aveva proibito il commercio con gli Osage e perché lo stesso Chouteau non fosse andato da loro anziché dai Kansa. Egli rispose che l’ordine era stato emanato dal “Piccolo Padre” degli I-Spa-Tho (gli Spagnoli) che stava a New Orlèans, dal momento che i Piccoli avevano ucciso parecchi Francesi e Spagnoli lungo le rive dell’Arkansas. Gli Osage riferirono che con Mirò si erano già accordati, cosa che lui non sapeva; che era solo Manuel Perez, comandante di St. Louis, a impedire ai commercianti di recarsi presso gli Osage, ma che loro sarebbero andati a St. Louis per catturarlo, e che tanto per cominciare si sarebbero presi le merci che Chouteau aveva con sé. Solo la saggezza del capo spedizione riuscì ad impedire che la situazione degenerasse.
Quando Manuel Perez venne a sapere dell’accaduto da Chouteau, informò subito Mirò che in caso di aggressione da parte degli Osage non avrebbe avuto i mezzi per opporsi, e tutto il suo distretto ne avrebbe patito le conseguenze.
Ma non passò molto tempo che la situazione tornò al punto di prima: spedizioni commerciali verso altre tribù intercettate lungo il Missouri, alcuni bianchi scotennati. Perez non consentì a revocare il divieto di commerciare con gli Osage. La notizia che il blocco sarebbe continuato irritò parecchio i Grandi Capi Osage: duecento guerrieri, con i volti dipinti di nero e di giallo si appostarono in vari punti della riva destra delle Acque Fumanti e aspettarono, a cavallo con i moschetti posati di traverso al garrese delle cavalcature. Quando arrivarono, i commercianti compresero che in ogni caso non erano in pericolo di vita, e diressero le canoe verso la riva. Caricarono sui cavalli da soma le merci che gli Osage volevano e li seguirono fino al Posto-dei-Molti-Cigni. I Grandi Capi Hunkah e Tzi-Sho ascoltarono le proteste dei mercanti, poi replicarono con due discorsi più o meno simili. Dissero che il Piccolo Padre dei Grandi Sopracciglia non era il padre dei Figli delle Acque di Mezzo, e se contava qualcosa nella sua città a valle del fiume, lì, nel loro villaggio, non contava un bel niente.
Guerriero Osage – 1875
Ricordarono i confini del loro vasto territorio e le tribù che avevano sempre tenuto a distanza: gli Illinois a est, i Sac e Fox a nord, i Pawnee e le tribù delle Grandi Pianure ad ovest, i Caddo a sud del Red River. In conclusione, i commercianti potevano restare al villaggio quanto volevano, avrebbero avuto i cavalli quando desiderassero tornare alle piroghe, e invece che essere tristi avrebbero dovuto rallegrarsi per il fatto di avere i capelli ancora in testa e un bel po’ di merce sulle piroghe.
Questo episodio venne riferito in una lettera dell’8 novembre 1791 che Manuel Perez scrisse al suo superiore a New Orlèans, Don Esteban Mirò.
Per i Francesi e gli Spagnoli il problema degli Osage si era fatto pressante: i prodotti di fabbricazione inglese erano migliori e più a buon mercato; la maggior parte dei commercianti di Montreal disponevano di agenti committenti in Inghilterra, a loro volta finanziati da ricchissimi uomini d’affari, che non avevano bisogno di acconti ogni anno e potevano aspettare anche anni prima di incassare i loro enormi profitti; il prezzo degli articoli inglesi veniva fissato a Londra e le spese di spedizione via mare delle merci verso il Canada e delle pellicce in Inghilterra erano inferiori. Invece per i mercanti del corso inferiore del Missouri, ogni piroga di merce perduta per mano dei “doganieri” Osage, era fonte di lacrime amare.
Di fronte a questa situazione era vitale, per salvaguardare le attività commerciali franco-spagnole lungo il Missouri, poter rimuovere l’ostacolo degli Osage.

La guerra tra gli Osage e la Spagna

Il 12 giugno 1793 Sua Maestà Cattolica Carlo IV di Spagna dichiarò guerra alle tribù dei Great e Little Osage. In Louisiana gli Spagnoli blandivano tutte le tribù del Mississippi tramite doni di armi, cavalli, piroghe, medaglie e ogni genere di merce, al fine di costituire un’armata intertribale contro gli Osage. Il piano era di rifornire le tribù di armi e cavalli, e scatenare l’offensiva nel mese di agosto, quando le bande dei Piccoli avrebbero fatto ritorno ai villaggi principali degli accampamenti estivi di caccia, per attaccarle separatamente e uccidere i vecchi e i bambini rimasti nei villaggi. Malgrado i ripetuti avvertimenti spagnoli che l’attacco sarebbe stato sferrato collegialmente in agosto, piccoli gruppi di guerrieri Miami, Sac e Fox, Potawatomi, Quapaw, Pawnee e Iowa continuarono a presentarsi a St. Louis singolarmente, più ansiosi di caricarsi della merce e dei regali promessi che di ascoltare con attenzione il piano d’attacco.
Ma i Piccoli attaccarono per primi. Con ogni probabilità la notizia che le tribù del Mississippi si stavano preparando per un attacco a sorpresa giunse all’orecchio di alcuni cacciatori Osage verso la fine dell’estate, e questi ne riferirono subito al Posto-dei-Molti-Cigni. La preparazione alla guerra dei Piccoli, come viene da loro riferita parlando del conflitto con gli Spagnoli, è simile – con qualche lieve variante – a quanto avveniva solitamente in queste occasioni. I riti di preparazione bellica non erano molto complicati: canti rituali, suppliche e preghiere, simbolismi vari. Tutto poteva essere accelerato in caso di urgenza, badando che i gesti compiuti fossero quelli necessari a soddisfare Wah’Kon-Tah. I gruppi di guerra potevano essere formati da un singolo clan, oppure da diversi clan della stessa suddivisione tribale, oppure, come nel caso di una guerra nazionale – ciò che si verificava ora – dall’intera tribù.
Il capo clan dei Wah-Sha-She Wa’no’n, il clan della Tartaruga, venne incaricato di presentare la sacra pipa al Consiglio tribale. Il Consiglio scelse il Do-Do’n-Hunkah, il Consacratore dell’Organizzazione-di-Guerra, che sarebbe stato il mediatore fra il popolo e Wah-Ko’n-Tah.


Pettorale Osage – 1880 circa

Questi prese la pipa e si allontanò a piedi dal villaggio, dirigendosi verso ovest, per pregare e digiunare per sette giorni. Seguì il fiume a monte fino a trovarsi in aperta prateria, dove sarebbe stato interamente sotto lo sguardo vigile di Wah-Ko’n-Tah, senza gli alberi a fare da schermo. Il fornello della sacra pipa fu riempito di foglie di sommacco tritate e la pipa accesa, in modo che il fumo, salendo, portasse al cielo le preghiere di tutto il popolo. Una volta ricevuta la visione o il messaggio soprannaturale, il Consacratore tornò al villaggio. Dopo aver mangiato e riposato, ricevette una mazza da guerra, un coltello, uno scalpo, un arco e alcune frecce, e lo stendardo di guerra con la pelle di cigno, tutti simboli degli oggetti che i guerrieri avrebbero portato.
La mattina del primo giorno ufficiale di guerra, prima che Nonno Sole scacciasse l’oscurità della notte con la mano, due Piccoli Anziani si alzarono prima di tutti per accendere due falò di legna di “redbud” e per intonare i canti cerimoniali. Dopo, a fiamme ormai spente, ad un loro gesto i guerrieri si precipitarono verso i due falò per prendere ognuno un pezzetto di carbone con cui annerirsi la faccia. Poi si misero in marcia verso ovest, a dispetto del fatto che il nemico si trovava ad est. Ma non appena fuori del villaggio deviarono bruscamente, imboccando la direzione opposta. L’ovest era il punto cardinale dal quale per tradizione era sempre arrivato il nemico, la direzione della guerra e della morte, e la pantomima altro non era che una dimostrazione di riverenza nei confronti di Wah’Kon-Tah.
Il gruppo di guerra lasciò il corso del Missouri e attraversò la regione fino al fiume Meramec. Il capo spedizione, il Do-Do’n Hunkah era Gta-Mo’n (o Gle-Mo’n), Freccia-che-Torna-a-Casa, che veniva chiamato anche To-Wo’n Ga-Xe, Costruttore-di-Città. Non incontrarono nessuno, le capanne di tronchi dei coloni erano abbandonate, con le porte sbarrate. Non c’erano impronte di zoccoli di cavalli solitari, ma tracce fresche di spostamenti di gruppo, tutte dirette verso est e il Mississippi. I Folte Sopracciglia e gli I-Spa-Tho non si fidavano più a viaggiare da soli. I villaggi più a rischio erano Carondelet, che non era fortificato; S.te Geneviève, che nel 1785 aveva subito un’impetuosa piena del Mississippi e, a parte una porzione di paese trasferita in collina, nelle zone vicine al fiume era molto vulnerabile; St. Louis, che però i Piccoli non avevano alcuna intenzione di attaccare: la chiamavano Sho’to To-Wo’n, la “città di Chouteau”.
I Piccoli scorrazzarono per settimane sui loro cavalli da guerra, sul volto i colori giallo e nero, le penne d’aquila inalberate sulla testa, attaccate all’unico ciuffo di capelli, il petto tatuato da intricati disegni geometrici. Qua e là si scontrarono con qualche banda di Sac e Fox, di Pawnee Loup, di Shawnee, di Potawatomi, di Iowa o di Quapaw, e qualche volta una banda di Osage a caccia di cervi o di wapiti veniva sorpresa da una banda di qualche tribù della confederazione; qualche scalpo adornò le criniere dei cavalli e le lance dei contendenti. A questi combattimenti non presero mai parte gli Spagnoli. I discendenti del clan dell’Aquila raccontano che i loro antenati si presentarono in cima ad un colle sopra St. Louis, rivolgendo gesti di scherno e insulti ai soldati spagnoli, senza riuscire a indurli a combattere. Dicono che catturarono tutti i cavalli che riuscirono a trovare e uccisero diversi vagabondi isolati. Sulla base delle lettere di Trudeau, comandante di St. Louis, al suo superiore, barone di Carondelet, governatore generale di New Orleans, risulta che un solo uomo venne ucciso e scotennato.


Immagine di S.te Geneviève nel 1735

Una mattina della Luna-da-Sola (gennaio) del 1794, duecento guerrieri Osage con le pitture di guerra si presentarono, cantando, davanti al villaggio di S.te Geneviève. Immediatamente la gente terrorizzata andò a nascondersi nei rifugi. I guerrieri rimasero fermi a cavallo, soddisfatti del fuggifuggi provocato. Uccisero solo un uomo che, isolato, cercava di raggiungere il villaggio. Dopo che il gruppo di guerrieri se ne fu andato, i cittadini di S.te Geneviève uscirono dal villaggio per raccogliere la salma del malcapitato, e inviarono una delegazione a Trudeau chiedendogli di concludere al più presto una pace con gli Osage. Il fatto fornì a tutti una scusa per salvare la faccia, perché effettivamente nessuno voleva la guerra, tranne le tribù del Mississippi e i Caddo del Red River.
La guerra si concluse quando la Francia e la Spagna entrarono in conflitto, e ci fu il pericolo di un’invasione degli Americani ad ovest del Mississippi. Il governatore generale spagnolo Carondelet restituì allora ai mercanti francesi il diritto esclusivo di commercio con gli Osage. Non si sa se l’iniziativa fu di Carondelet o di Auguste Choteau, ma fatto sta che Chouteau propose di costruire un forte sul fiume Osage a spese sue e di suo fratello Pierre. In cambio doveva essere loro concesso il diritto esclusivo di commercio con i Great e i Little Osage.
Carondelet accolse con gioia la proposta. Se i fratelli Chouteau erano in grado di tener tranquilli gli Osage rifornendoli delle merci di cui avevano bisogno, si risolveva finalmente il problema delle razzie contro i mercanti che risalivano il Missouri. Il contratto fu firmato con validità di sei anni, cioè fino al 1800. Per questo contratto esclusivo ci furono rimostranze da parte di altri mercanti della regione, ma per il timore di altre ostilità prevalse la voglia di pace degli abitanti di St. Louis e S.te Geneviève.
I fratelli Chouteau edificarono il forte sulla sponda destra del fiume Osage, su una roccia di pietra calcarea oggi chiamata “Haleys Bluff”, nella contea di Vernon, Missouri. In onore del governatore generale spagnolo, lo chiamarono Fort Carondelet, come il villaggio omonimo sul Mississippi vicino a St. Louis. “Don Augusto” Chouteau sapeva di non avere il potere di far cessare le incursioni dei singoli clan Osage, e che la Spagna non aveva né la forza né l’intenzione di intervenire. Dunque era meglio che le azioni militari dei Piccoli si sfogassero sull’Arkansas, piuttosto che sull’importante pista commerciale del Missouri.
Un ritratto di Auguste Chouteau
In un carteggio di Trudeau con il suo superiore Carondelet, si legge che la situazione, nonostante la nocività degli Osage sull’Arkansas, non era affatto malvagia, in quanto veniva lasciato in pace l’importante distretto dell’Illinois, che in quel momento stava attirando un grosso flusso migratorio di stranieri, e di cui bisognava curare la prosperità, mentre venivano considerati “lievi disagi” quelli sofferti dai cacciatori e dai vagabondi dell’Arkansas, “la feccia degli avamposti”. Riguardo a questi ultimi, i Piccoli li consideravano esattamente allo stesso modo di Trudeau. Erano i figli e i nipoti dei peggiori emigranti sfuggiti alle galere di mezza Francia. I più nobili fra i nuovi espatriati stavano invece gradualmente diventando la spina dorsale di un’importante e raffinata cultura della Louisiana meridionale.
Auguste e Pierre Chouteau riuscivano a mantenere le promesse fatte agli Spagnoli, e non solo erano molto popolari fra gli Osage, ma avevano anche sposato donne della tribù. Nel 1798 Trudeau scriveva che finalmente le velleità degli Osage erano state represse grazie alle “buone maniere, all’ascendente e ai consigli dissuasivi di Don Augusto Chouteau”.
Sempre nel 1795, e nonostante la buona volontà dei Chouteau, gli Osage attaccarono anche qualche fattoria isolata sul Mississippi. Inoltre, poiché alcune tribù algonchine loro nemiche tentavano di formare una federazione per attaccarli in forze, i guerrieri di almeno due clan attraversarono il Mississippi. Ma anziché attaccare le tribù nemiche, l’inferocito clan dell’Orso sferrò un attacco contro l’insediamento di coloni di Canteen Creek, a sole 12 miglia da St. Louis. L’altro clan era probabilmente quello del Puma.
I Piccoli erano spaventati a morte dal we-lu-schka, il “popolo maligno”, i germi e le malattie, e soprattutto le piccole ed invisibili “cose cattive” che l’Uomo Bianco portava annidate nel suo liquido seminale. Nell’anno 1800 i selvaggi Osage quasi non uscirono dai loro villaggi: avevano sentito che gli Iowa, gli Omaha e forse anche gli Oto erano stati contaminati dal we-lu-schka e stavano morendo come mosche con la faccia piena di pustole. Gli Hunkah scacciarono senza tanti complimenti a valle del fiume i “bohémien” e i pochi commercianti bianchi non sposati con donne Osage.

Pagine di questo articolo: 1 2 3

Commenti

Vuoi scrivere qualcosa? Usa i commenti!

Devi eseguire il log-in per inserire un messaggio.