Gli indiani e il sentiero di guerra

A cura di Sergio Mura

Ai primi uomini bianchi che misero i piedi sul suolo americano, gli indiani dovettero certamente sembrare un qualcosa appena più in là dell’uomo primitivo. Non è una nostra opinione, ma una certezza derivante dalla lettura dei diari e delle relazioni del tempo. Agli europei che arrivavano in America interessava solo evidenziare tutto ciò che ai nativi mancava, trascurando deliberatamente tutto quel che erano in grado di esprimere attraverso la loro ricca cultura, molto incentrata sull’essere parte integrante della natura.
Erano tempi in cui gli indiani non possedevano cavalli, anche perchè non vi erano cavalli in tutto il continente. Leggi il resto

Nella terra dei Cacaxtle

A cura di Gianni Albertoli


Nel vasto territorio desertico del Messico nord-orientale e del Texas meridionale vi erano originariamente stanziati numerosi gruppi nativi di cacciatori-raccoglitori. Con l’arrivo dei primi spagnoli, a partire dall’inizio del XVI secolo, la fragile economia di questi indiani venne letteralmente sconvolta; la popolazione nativa iniziò a declinare e le varie identità etniche vennero distrutte. Molti di questi gruppi sono però rimasti nelle fonti storiche dell’epoca ma, nonostante l’impegno di numerosi studiosi, le notizie sono piuttosto scarse e, alcune volte, anche completamente errate. Leggi il resto

Il lungo viaggio di Estevanico

A cura di Pietro Costantini


Estevanico
Una delle più grandi odissee della storia americana iniziò nella piccola città di Azamor, sulla costa occidentale del Marocco, all’inizio del XVI secolo. Il giovane, che aveva trascorso i suoi primi anni di vita guardando le rive dell’Atlantico, poteva non avere alcun sentore del bizzarro futuro che il fato aveva in serbo per lui: un viaggio attraverso quel grande oceano fino alle terre di genti che non avevano alcuna conoscenza dell’Islam in cui era nato. In quelle terre sarebbe morto con un nome cristiano in una città che si credeva contenesse favolose ricchezze. Leggi il resto

Le Guerre Coloniali – 4

A cura di Pietro Costantini
Tutte le puntate: 1, 2, 3, 4.

LA GUERRA ANGLO-SPAGNOLA (1739-1742)

I semi di questo conflitto furono gettati quando, nel 1731, il capitano di un vascello mercantile inglese, Robert Jenkins, vide il suo brigantino, il “Rebecca”, che stava facendo contrabbando, bloccato da un vascello della guardia costiera spagnola al largo della costa della Florida. Nella concitazione che ne seguì il capitano delle guardie spagnole tagliò un orecchio di Jenkins, a quanto pare dichiarando: “Portalo al re tuo capo, che, se fosse presente, tratterei alla stessa maniera.” Leggi il resto

Le guerre indiane dal 1680 al 1840 – 1

A cura di Domenico Rizzi
Tutte le puntate: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19.


Fin dal loro primo sbarco sul suolo americano, i “bianchi” si sono distinti per la scarsa riconoscenza mostrata verso i gruppi tribali di Nativi che di volta in volta si erano persino premurati di ospitarli ed assisterli. Ricordare come la vita dei colonizzatori sia dipesa a più riprese dalla generosità dei popoli “rossi” è persino ridondante.
Il fatto è, però, che i bianchi si insediarono, rafforzarono le proprie difese, si armarono al meglio, fecero arrivare dall’Europa fiumi di persone alla ricerca di nuovi spazi. Leggi il resto

Nueva Vizcaya

A cura di Gianni Albertoli

Secondo l’Orozco y Berra e il Bancroft, il “Regno della Nueva Vizcaya”, nel XVII secolo, era la terra di alcuni gruppi indigeni ben definiti linguisticamente, tra i quali i principali erano i Tepehuanes, gli Acaxees, i Xiximes, i Tarahumaras, i Conchos e i Tobosos. Il Chihuahua sarebbe diventato il nucleo centrale del regno. I primi esploratori spagnoli lo raggiunsero verso la metà del XVI secolo, e il Chihuahua divenne importante dopo la scoperta delle miniere di Santa Barbara (1567). Leggi il resto

Big Bend 1673-1674

A cura di Gianni Albertoli

Nell’aprile 1673, don Marcos, un leader Jumanos, comparve davanti al generale Echeberz y Subiça a Saltillo, il capo richiedeva alle autorità il permesso di stabilirsi in un pueblo. Don Marcos era accompagnato da suo fratello don Lacaro Agustin, e da un altro capo anche esso noto come don Marcos, e appartenente alla tribù Babane. Il generale spagnolo avrebbe richiesto l’aiuto di padre Juan Larios, ben noto conoscitore della lingua nativa Nahuatl; l’Echeberz y Subiça avrebbe poi invitato il capo Jumanos a portare la sua gente a discutere con le autorità. Il don Marcos dichiarava che vi erano tre gruppi al suo seguito e tutti volevano insediarsi in un pueblo, oltre ai suoi, vi erano i Babane e i Bobole, questi ultimi con i loro alleati e stanziati nella “Provincia del Coahuila e nella valle del bufalo”. Il generale dovette organizzare una riunione per valutare la fondatezza delle richieste, soprattutto le autorità militari ed ecclesiastiche si sarebbero dichiarate entusiaste della proposta. Leggi il resto

Le origini della storia dei Kiowa

A cura di Renato Ruggeri

L’origine dei Kiowas è incerta. Rappresentano, infatti, un’anomalia tra i popoli dei Grandi Piani. Parlavano il Tanoan, un linguaggio oggi quasi scomparso.
L’Aztec-Tanoan è il più grande gruppo linguistico nel Sudovest ma, al contrario dell’Uto-Aztecan, ancora largamente diffuso, il linguaggio Tanoan sopravvive solo in piccole comunità, diviso in 4 sub-famiglie.
Tre di queste, Tiwa,Tewa e Towa, localizzate sul corso superiore del Rio Grande, sono parlate dai Pueblo di Taos, San Juan, Isleta e Jemez; la quarta dai Kiowas delle Pianure.
Nancy Hickerson, una studiosa che si è a lungo occupata dei Jumanos, antichi abitatori del Sudovest, ipotizza che i Jumanos parlassero un Tanoan affiliato alla sub-famiglia Tiwa, come pure i Mansos e i Sumas, estinti anche loro da lungo tempo e la cui lingua non è conosciuta.
Ci sarebbe stato, quindi, un “blocco” di popoli di lingua Tanoan che popolava un’estesa area comprendente parte del New Mexico, la valle del Rio Grande, i deserti del Chihuahua settentrionale fino a Casas Grande, la regione del fiume Pecos e il Llano Estacado e la valle del fiume Colorado in Texas.Una zona molto più estesa rispetto ai pochi pueblo dove oggi si parla una lingua quasi morta. Leggi il resto

Le guerre indiane dal 1680 al 1840 – 2

A cura di Domenico Rizzi
Tutte le puntate: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19.


LA RIVOLTA DI METACOMET

Man mano che ci si avvicinava alla fine del XVII secolo, la prospettiva di scacciare dal suolo americano la gente venuta dal mare diventava sempre meno probabile.
Gli Indiani non avevano saputo porre fine per tempo alle loro antiche inimicizie, per creare un’alleanza in grado di respingere gli Spagnoli, gli Inglesi, i Francesi e gli Olandesi. La popolazione bianca presente sul continente assommava già a centinaia di migliaia di persone e la forza potenziale dei Pellirosse eguagliava a stento, dal punto di vista numerico, la marea inarrestabile in arrivo dall’Europa. Leggi il resto

Osage, il popolo venuto dalle stelle (Origini – 1800)

A cura di Pietro Costantini

Nel corso del XVII secolo, le Pianure orientali furono occupate da una serie di nazioni agricole, sia di lingua Caddo, come i Wichita, i Caddo e i Pawnee, sia di lingua Siouan, nella variante Dhegihan come gli Osage, i Kansa (o Kaw), gli Omaha e i Ponca, e nella variante Chiwere come gli Iowa e i Missouri. Costruivano vicino a fiumi e torrenti villaggi di case circolari coperte di terra o erba, coltivavano campi di mais, zucche, fagioli e tabacco, e parte dell’anno si avventuravano nelle praterie per cacciare il bisonte.
Il popolo Osage proveniva dalla valle del fiume Ohio, nell’attuale Kentucky, dove aveva vissuto per migliaia di anni. Come per altri popoli, la necessità di migrare a ovest fu determinata dalla forte espansione degli Irochesi nelle loro terre d’origine. Al culmine della loro potenza, a cavallo fra il XVII e il XVIII secolo, gli Osage controllavano una zona compresa fra gli stati attuali del Kansas, Missouri, Arkansas e Oklahoma. Leggi il resto

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