Cavallo Pazzo. Il grande condottiero di Little Bighorn

Cavallo Pazzo è uno dei pochissimi capi indiani il cui nome sia universalmente noto e deve la sua fama principalmente alla straordinaria vittoria che riuscì a conseguire a Little Bighorn, alla testa di un esercito di indiani Lakota e Cheyenne, sul reggimento dell’esercito americano guidato dal generale Custer.
Grazie a quella celeberrima impresa, che pure non ebbe risultati duraturi, tanto che Cavallo Pazzo si arrese ai bianchi meno di un anno dopo, il grande capo Lakota occupa un posto ben preciso nell’immaginario di tutti noi, appassionati o meno dell’epopea western. La sua figura storica, tuttavia, è molto meno nitida di quella che ci consegna il mito, e questa biografia di Kingsley M. Bray tenta di ricostruirla in modo attendibile. Non emerge solo il grande guerriero, ma anche l’indiano Lakota, immerso in un mondo, in una mentalità e una civiltà che, ormai scomparse, erano al tempo vive, vibranti e impegnate in una lotta mortale quanto inutile contro l’America dei pionieri, dei cow-boy e del Settimo cavalleria. Leggi il resto

Il massacro di Wounded Knee

127° anniversario della battaglia di Wounded Knee (29-12-1890 / 29-12-2017)


Una distesa di cadaveri in ogni direzione – clicca per INGRANDIRE
La notizia dell’uccisione di Toro Seduto si diffuse nelle grandi pianure con la velocità del lampo ed arrivò anche, com’era logico, fino alla banda di Sioux Minneconjou di Piede Grosso (Si Tanka, 1825-1890).
Giunse portata da alcuni Hunkpapa della banda di Toro Seduto in fuga dai soldati.
Appena il capo apprese la notizia, sentì a tal punto l’imminenza del pericolo che preferì decidere lo smantellamento del campo e la partenza della sua gente verso Pine Ridge, nella speranza di potersi mettere sotto la protezione di Nuvola Rossa. Leggi il resto

Toro Seduto, uomo sacro dei Sioux

127° anniversario dell’uccisione di Toro Seduto (15-12-1890 / 15-12-2017)

Toro Seduto fu capo e uomo sacro per gli Hunkpapa Lakota e sotto la sua guida si radunarono tutti i Sioux nella disperata lotta per la sopravvivenza nelle pianure settentrionali.
Toro Seduto fu per tutta la vita assai insofferente nei confronti dello strapotere militare degli americani e delle loro promesse continuamente rinnegate. Leggi il resto

Cavallo Pazzo, incubo dei bianchi, eroe dei Sioux

A cura di Nino Gorio

Quando nacque, sua madre lo chiamò Cha-o-Ha, che vuol dire Tra-gli-Alberi, perché l’aveva partorito in un bosco. Ma lui, una volta adulto, decise di assumere il nome di suo padre, morto prematuramente, Tashunka Wikto, che i bianchi tradussero in Crazy Horse, cioè Cavallo Pazzo. Ebbe una vita breve ma leggendaria: fu capo di una tribù dei Sioux, guidò con Toro Seduto la resistenza indiana, umiliò l’esercito degli Stati Uniti nella battaglia di Little Big Horn; infine si arrese, vinto da un inverno rigidissimo più che dalle Giubbe Blu. Leggi il resto

“Volevo essere un eroe”. Il caso di Molti Cavalli

A cura di Anna Maria Paoluzzi

Molti Cavalli (Plenty Horses)
Il giorno 8 gennaio 1891, tutti i giornali degli Stati Uniti riportarono un tragico evento, verificatosi nel bel mezzo dei tumulti che in quello stesso periodo stavano infiammando le riserve Sioux del South Dakota. Un abile e popolare ufficiale dell’esercito era stato ucciso a tradimento da un giovane guerriero Sioux mentre tentava di entrare in uno degli accampamenti ostili per avviare una trattativa di pace. La morte del tenente Edward W. Casey sconvolse e addolorò folle di amici e ammiratori; Molti Cavalli, il suo uccisore, fu sottoposto a una sorta di ordalia che nella sua tragica figura vide incarnarsi il disastro culturale che sconvolse l’esistenza degli Indiani, costretti all’odiata vita nelle riserve dalla sempre maggiore scarsità di terre e cacciagione.
L’uccisione del tenente Casey si verificò durante il conflitto che segnò la triste fine delle guerre indiane nella storia americana. I Sioux avevano risentito di un decennio di disintegrazione culturale dovuto all’impatto dei programmi avviati nelle riserve, il cui scopo era quello di “civilizzarli”. Leggi il resto

I Wagluhe, Oglala che i bianchi chiamavano progrediti

A cura di Sergio Mura

Capo Vecchio Fumo
I Wagluhe, della grande famiglia dei Sioux Oglala, erano apprezzati e conosciuti dai bianchi fin da poco tempo dopo il “contatto” in quanto venivano ritenuti “progrediti” rispetto agli altri Sioux del loro raggruppamento. Questo perché effettivamente, dopo aver conosciuto la potenza dell’uomo bianco e dei soldati in particolare, avevano ricercato una via di pace e avevano cercato di apprendere il più possibile dai bianchi.
La gente Wagluhe era una delle sette tribù che componevano il raggruppamento d Lakota Oglala all’interno della grande famiglia dei Sioux. La tribù Wagluhe è nota anche come “Banda dei Mocassini”.
Gli Oglala erano divisi in sette distinte tribù che si incontravano e condividevano la lingua e gran parte di usi e costumi: Wagluhe, Ite Sica, Oyukpe, Wazaza, Tapisleca, Payabaya e Kiyaksa. Leggi il resto

Cavallo Pazzo

A cura di Sergio Mura


Cavallo Pazzo – clicca per INGRANDIRE

Cavallo Pazzo (in lingua Lakota Tashunke Witko, ossia, letteralmente, “His-Horse-Is-Crazy” o “His-Horse-Is-Spirited”) è stato un capo di guerra dei Lakota Oglala. Si ritiene che sia nato intorno al 1840, ma in assenza di certezze c’é anche chi si spinge fino al 1845… E’ certa invece la data in cui venne ucciso da un soldato all’interno di Fort Robinson: il 5 Settembre 1877. Leggi il resto

Nuvola Rossa (Red Cloud), capo dei Sioux

Nuvola Rossa, in virtù dei successi ottenuti in vari drammatici scontri con l’avanzata americana verso ovest, conquistò un posto di assoluto primo piano tra i capi Lakota del XIX secolo.
Sebbene i dettagli del suo primo periodo di vita ci siano sconosciuti, sappiamo che Nuvola Rossa nacque vicino alla biforcazione del Platte River, in prossimità di ciò che oggi è il North Platte, nel Nebraska.
Sua madre era una donna Oglala e suo padre, che morì quando Nuvola Rossa era giovinetto, era un Brulè.
Nuvola Rossa fu allevato nella tenda dello zio materno, il capo Vecchio Fumo (Smoke).
Gran parte della giovinezza di Nuvola Rossa trascorse facendo la guerra in special modo contro gli odiato vicini Crow e Pawnee, talvolta anche contro altri Oglala. Leggi il resto

La battaglia di Little Bighorn

141° anniversario della battaglia di Little Big Horn (25-06-1876/25-06-2017)
A cura di Sergio Mura


La battaglia del Little Bighorn — spesso identificata come “Custer’s Last Stand” o “Il massacro di Custer” o, ancora, secondo gli indiani, come la Battaglia di Greasy Grass — fu uno scontro molto duro tra una coalizione di Lakota e Cheyenne del nord e il 7° Cavalleria degli Stati Uniti. Lo scontro si svolse tra il 25 ed il 26 giugno del 1876 nei pressi del fiume Little Bighorn nella parte orientale del Territorio del Montana. Al Little Bighorn vinse la coalizione indiana e questo rese la battaglia l’episodio più noto tra tutti quelli che hanno caratterizzato le Guerre Indiane. Il distaccamento del 7° Cavalleria comandato dal Tenente Colonnello George A. Custer fu completamente annientato. Leggi il resto

La disfatta di Custer e la paternità delle colpe

141° anniversario della battaglia di Little Big Horn (25-06-1876/25-06-2017)
Un ritratto del Generale
Sul Generale Custer e sulla clamorosa disfatta al Little Big Horn in cui egli stesso perse la vita insieme ai suoi soldati si è sempre ragionato in termini quanto mai diversi.
Vi è la nutrita schiera dei fan che sostiene che la sconfitta del 7° Cavalleria sia stata solo un episodio sfortunato in cui un parte delle colpe sono da attribuirsi ad altri; ma vi è anche la nutrita schiera che ha lavorato lungamente per dimostrare che quel giorno gli indiani seppero essere tatticamente superiori e ben più determinati. E su questo, le discussioni non si concluderanno mai, per via della completa assenza di testimoni diretti degli eventi. D’altra parte, quando ti incammini sulle colline che guardano verso il Little Big Horn puoi capire perché il generale Custer è andato incontro alla morte. Leggi il resto

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