Scuole, istruzione e insegnanti nel west

A cura di Sergio Mura

Bambini a scuola
Alla frontiera c’era giusto il tempo per imparare quel che era utile a sopravvivere. L’inclemenza del clima, le difficoltà di relazione tra bianchi e con gli indiani, la distanza dalla civiltà, la natura sostanzialmente ostile, erano tutti elementi che rendevano quasi inutile pensare a qualcosa legato all’istruzione delle persone. D’altro canto, quando erano pochissimi gli adulti che sapevano leggere o far di conto, era perlomeno un azzardo pensare alla scuola ed alla sua promozione.
Solo dopo il 1870 gli stati decisero di affrontare seriamente la problematica, istituendo i distretti scolastici nel tentativo di migliorare la diffusione dell’istruzione in tutto il West.
Nonostante queste premesse, in numerosi avamposti della civiltà, a ovest del Missouri, c’era sempre chi tentava di istruire i propri bambini. Leggi il resto

Il coraggio della famiglia Blachly dopo la tragedia

A cura di Sergio Mura da un lavoro di Mark Boardman

L’uccisione di un cassiere di banca
Tutti noi ricordiamo bene lo svolgersi delle innumerevoli sparatorie di gran parte dei film western. Lo ricordiamo anche perché il “plot” si ripete sostanzialmente in maniera invariata di film in film, a dispetto del quantitativo di sangue mostrato o dei buchi di pallottola sparsi nelle pareti delle scenografie. La scena, dicevamo, è più o meno questa: il “cattivone” di turno ferisce o infastidisce un amico del “buono”. Il buono interviene e fronteggia il cattivo o i cattivi, abbattendo il male a suon di pistolettate. Infine, si allontana a cavallo, magari con la “bella” della storia. Questo accade nei film…
Il problema è che nella vita reale le cose non andavano così, praticamente mai!
Prendiamo ad esempio la storia dell’assalto alla Farmers and Merchant Bank in Delta, in Colorado, fatto accaduto il 7 settembre del 1893.
In quell’occasione la banda dei McCarty non riuscì a portare a termine la rapina, ma uccise il cassiere della banca, Andrew Trew Blachly. Leggi il resto

La civilizzazione forzata

A cura di Gaetano Della Pepa

Bambini indiani nel cortile di una scuola
Appena arrivati presso le “scuole per indiani” gli adolescenti venivano raggruppati e fotografati nei loro variopinti costumi. Subito dopo venivano lavati, tagliati loro i capelli, pettinati, disinfettati e fatte indossare loro le uniformi della scuola simili alle divise militari. Le bambine e le adolescenti erano vestite con camicette da donna e lunghe gonne e con i capelli accorciati e raccolti. Tutti calzavano rigide ed alte scarpe nere alposto dei mocassini. Così agghindati venivano di nuovo fotografati. Con queste foto si voleva dimostrare che già dall’inizio era possibile indurre gli indiani ad abbandonare le loro usanze. Infatti si vedono nelle foto computi ed irrigiditi ragazzini con la mano destra infilata tra il secondo e quarto bottone della giubba alla stessa maniera degli ufficiali USA, mentre le meste fanciulline avevano le mani raccolte in grembo. Leggi il resto

Carlisle Indian School: “Uccidi l’indiano, salva l’uomo”

A cura di Sergio Mura

Studenti indiani a Carlisle
Erano trascorsi appena due anni dalla terribile tragedia di Wounded Knee (dicembre 1890) quando il capitano Richard Henry Pratt, fondatore della Carlisle Indian Industrial School della Pennsylvania, fu invitato a partecipare alla diciannovesima conferenza nazionale della “Carità e della correzione”.
Questa conferenza, dal nome certamente altisonante, si teneva quell’anno a Denver. Lì il capitano parlò tenendo in mano un foglietto di carta su cui aveva annotato un breve intervento.
” Un grande generale – disse – ha sostenuto che l’unico indiano buono è quello morto e che la scelta finale della distruzione dell’uomo rosso è stata la scusa per numerosi massacri. In un certo senso mi trovo d’accordo con l’idea di fondo, ma solo con quella. Leggi il resto

Cercatori d’ossa nel west

A cura di Luca Barbieri

Dinosauri e Far West sono argomenti per i quali l’associazione mentale non è proprio immediata, ma esiste comunque tra loro un legame fatto non solo di qualche psichedelica avventura di Tex Willer nel ventre della terra.
Fu l’anatomista inglese Richard Owen a coniare il termine “dinosauri”; era il 1841, ma delle ossa delle “terribili lucertole” se ne parlava già da quasi cinquant’anni, da quando cioè il paleontologo francese Georges Cuvier aveva cominciato a guardarle con occhio scientifico alla luce dell’imperante razionalismo illuminista. L’intuizione di Owen, però, fu quella di avviare una sistematica revisione di tutte le catalogazione confuse e piuttosto approssimative avvenute negli anni precedenti, giungendo alla conclusione che tutte le ossa dissepolte appartenevano a un’unica grande famiglia: quella di rettili mostruosi e giganteschi estintisi milioni di anni prima. Leggi il resto