Washakie, capo degli Shoshoni

Capo Washakie
Gli Shoshoni furono prevalentemente alleati con il popolo bianco e raramente si resero protagonisti di episodi guerreschi nei loro confronti. Furono, piuttosto, eterni rivali dei Sioux e dei loro alleati e contro questi rivolsero ogni energia di cui disponevano. In tal senso deve forse essere interpretata l’alleanza con l’esercito delle “giacche blu”.
Uno dei personaggi di maggior spicco tra gli Shoshoni fu senza alcun dubbio il capo Washakie, vissuto tra il 1804 ed il 1900, a cavallo del periodo più turbolento per le popolazioni indiane dell’ovest.
Washakie era figlio di un indiano Umatilla e di una Shoshone e per quasi tutta la sua infanzia visse con il gruppo del padre. Di lui tutti ricordavano la pelle, di colorazione insolitamente chiara.
Solo nel corso della giovinezza si spostò nella tribù Shoshone della madre, maturando le prime e più significative esperienze di vita e divenendo rapidamente un guerriero temuto e assai coraggioso, in grado di mutare le sorti dei piccoli conflitti intertribali che sempre hanno caratterizzato lo scorrere del tempo tra le Nazioni indiane. Leggi il resto

Massai

A cura di Paolo Brizzi

Massai
Nel Settembre 1886, un Apache Chiricahua prigioniero di guerra saltò giù dal treno diretto in Florida ed entrò nella leggenda dell’ovest. Quell’indiano si chiamava Massai (pronunciato Mah-sii dalla sua gente).
Massai era nato probabilmente nel New Mexico sud-occidentale intorno al 1847.
Nel 1877 era a San Carlos con la sua gente, i Warm Springs; qui aveva vari figli. Non sappiamo se era già sposato prima di giungere nella riserva, comunque a San Carlos sua moglie era Nahgotsieh, nata forse nel 1850 (fu poi sposata a Stephen Kyzha e, dopo, a Chino e morì il 25 Dicembre 1908).
Massai non si unì a Victorio e non partecipò alla sua fuga dalla riserva, rimanendovi con la maggior parte dei Mimbres, sotto Loco. Leggi il resto

Curley era con Custer? Sì, ma non fino alla fine…

A cura di Sergio Mura

Curley, scout Crow
L’immagine più nota è quella che ci ha tramandato un film del 1909, On The Little Big Horn, con Curley in piedi a fianco di Custer mentre lotta sulla Last Stand Hill. Fino alla fine.
In quell’occasione ad interpretare Curley era stato chiamato proprio… Curley! Ormai prossimo alla cinquantina, l’ex scout di Custer aveva provato a fissare con la recitazione un concetto che sembrava abbastanza scontato: lui aveva combattuto con Custer, lo aveva difeso fino a che lo stesso generale lo aveva mandato via coprendolo con una coperta di pelliccia di bisonte. Così si confermava la leggenda che Curley fosse stata l’ultima faccia amica vista da Custer prima dell’oblio della morte sul campo di battaglia. Leggi il resto

Tom Horn

A cura di Pietro Greco

Tom Horn
Tom Horn, assurto a vera leggenda del West, è stato sicuramente una figura emblematica degli ultimi violenti anni della Frontiera.
Era nato a Memphis, nel Missouri, il 21 novembre del 1860. Il padre coltivava la terra e voleva fare di Tom un buon agricoltore Americano, ma il ragazzo imparò piuttosto bene a maneggiare le armi e dimostrò un’ottima mira col fucile.
Dopo i litigi continui col padre abbandonò la sua casa per intraprendere adolescente una vita avventurosa ed errabonda nel west. Iniziò giovanissimo a lavorare per le ferrovie facendo il sorvegliante, poi a 17 anni fu reclutato dall’esercito come scout, buon conoscitore com’era degli Apache Chiricahua di cui aveva appreso il gergo. Leggi il resto

Al Sieber

A cura di Pietro Greco


Al Sieber (a destra) – clicca per INGRANDIRE
Albert “Al” Sieber fu definito dalle cronache del suo tempo “il principe degli scouts” e certamente fu una delle figure più caratteristiche e leggendarie dell’intera storia del west. Era nato in Germania a Mingolsheim il 29 febbraio del 1844, ma all’età di cinque anni, dopo la perdita del padre, con la madre vedova e sei tra fratelli e sorelle, raggiunse l’america per trovare fortuna, stabilendosi nel Minnesota nei pressi del famoso fiume Conestoga (in quella zone si costruivano i famosi carri dei pionieri detti proprio “Conestoga”). Leggi il resto

La guerra degli Arikara

A cura di Sergio Mura

La guerra degli Arikara, sviluppatasi nel 1823, è conosciuta da tutti gli studiosi per essere stata la prima vera guerra tra esercito statunitense e indiani nelle grandi pianure del nord-ovest americano.
Gli Arikara, conosciuti anche come Arikaree o Ree erano allora indiani semi-nomadi che vivevano nei classici tepee lungo le pianure dell’attuale Sud Dakota. Ad essere precisi vivevano lì da qualche centinaio di anni per cui erano certamente i padroni di casa incontrastati. Leggi il resto

Schierati contro il loro stesso sangue

A cura di Marcello Floris

Custer e i suoi scout indiani
Le guerre indiane per la conquista dell’Ovest hanno certamente avuto delle specificità proprie, diverse da quelle a loro contemporanee tradizionalmente studiate sui libri di scuola. Diverse soprattutto dai conflitti del vecchio continente.
Un solo dato è davvero significativo: durante tutte le guerre indiane dal 1775 al 1890 morirono circa cinquantamila indiani, meno uomini di quanti ne morivano spesso in una sola battaglia durante la prima guerra mondiale. Combattimenti mordi e fuggi in uno sterminato campo di battaglia grande decine di volte l’Italia. Conflitti senza dichiarazioni di guerra e senza armistizi: privi, insomma, di molti dei connotati salienti delle guerre occidentali. Leggi il resto

Kit Carson, leggenda del west

A cura di Federico Boggio Merlo


Kit Carson – clicca per INGRANDIRE
Uomo di frontiera, cacciatore di pellicce, soldato e guida, Christopher Carson, meglio noto come Kit Carson, è uno dei grandi eroi del vecchio West. Agli inizi del XIX secolo Carson era un leggendario uomo delle montagne e commerciante del sud-ovest americano, e si era guadagnato un’ottima reputazione per il suo commercio di pelli e per le sue eccezionali qualità di guida lungo le piste selvagge dal New Mexico alla California. Leggi il resto

La battaglia del Rosebud

A cura di Sergio Mura


Nel corso dei primi mesi del 1876 fu chiaro a tutti, ad eccezione degli indiani considerati ostili dal governo degli stati Uniti, che si stava muovendo la più grande forza militare contro gli ultimi resistenti delle pianure del nord-ovest.
L’ingiunzione a tutte le bande ancora fuori dagli stretti ambiti delle riserve, a farvi rientro (o ad entrarvi se era la prima volta) abbandonando la vita libera, fu la mossa decisiva.
Una pretesa che considerava solo l’esigenza della gente bianca e del governo americano, ma assai poco rispettosa delle usanze e delle necessità delle tribù indiane.
L’ordine, infatti, fu emanato intimando tempi molto ristretti e imponendo l’obbedienza degli indiani in pochissime settimane, cosa impossibile con l’inverno alle porte. Leggi il resto

La battaglia di Beecher Island

A cura di Domenico Rizzi

L’idea di costituire una forza mobile per contrastare le frequenti incursioni degli Indiani delle Pianure Centrali degli Stati Uniti era venuta al generale Philip Henry Sheridan, comandante del Dipartimento Militare del Missouri.
Dopo la fine della Guerra Civile (1861-65) ad ovest del Mississippi imperversavano bande di Lakota-Sioux, Cheyenne, Kiowa, Arapaho e Comanche, assalendo carovane, diligenze, convogli ferroviari, fattorie e centri abitati.
La dura repressione attuata a Sand Creek dai Volontari del Colorado nel 1864, per iniziativa del colonnello John M. Chivington, aveva provocato una forte reazione da parte degli indiani. Una serie di razzie fu portata a segno in tutto il territorio compreso fra il fiume Platte (Nebraska) e la frontiera settentrionale del Texas, con numerose vittime civili e militari.
Anche al nord, nelle regioni del Wyoming e del Montana, l’esercito aveva subito un brutto e durissimo colpo con il massacro dell’intera colonna del capitano William J. Fetterman, caduto il 21 dicembre 1866 con tutti i suoi 80 uomini in un’imboscata dei Sioux di Nuvola Rossa. Leggi il resto

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