Heyoka, il contrario

A cura di Angelo Lacerenza

ZZ0FBDD0EFIl Contrario/Heyoka è, nella cultura dei Nativi, un personaggio “Sacro” al quale vengono attribuiti grandi poteri in virtù dei quali è temuto e rispettato al punto che i suoi interventi non vengono interpretati comicamente, ma fungono come stimoli di riflessione.
Mi piace definire l’Heyoka un ‘agevolatore di pensiero’ paragonabile, per analogia, alla nostra figura del Sacerdote.
Il Contrario non lo è di nascita: la sua vocazione gli viene dagli Spiriti “Wakinyan”, gli “Esseri del Tuono” e colui che riceve la visione è consapevole dell’arduo compito, al servizio della sua gente, al quale è chiamato.
Nel ricevere la visione inviatagli dagli Wakinyan il futuro Contrario si sottopone ad una cerimonia di iniziazione conscio del fatto che dovrà accettare ritualmente la sua morte simbolica appannaggio di una nuova nascita, destino questo, per quanto doloroso gli si presenti, al quale non si puo’ sottrarre perchè voluto dal Grande Spirito. Leggi il resto

Mitologia degli Indiani d’America

A cura di Cesare Bartoccioni

Quando i bianchi iniziarono a colonizzare il Nord America, vaste foreste coprivano i territori che si estendevano dal Labrador e dalle coste della baia di Hudson giù fino alle terre alluvionali del Golfo del Messico.
Questi territori erano abitati da moltissime tribù connesse con le grandi famiglie Algonchina ed Irochese: bellicose tribù di cacciatori. I miti di queste grandi tribù sono popolati di figure ideali di eroi civilizzatori, considerati in parte come i primi uomini, in parte come demiurghi e creatori. Tali esseri possiedono la conoscenza delle arti magiche, ed hanno il potere di trasformarsi in animali.
Gli indiani d’America credono che ogni elemento della Natura (esseri viventi, piante, pietre…) sia abitato da un potere misterioso, che si diffonde ed influenza gli altri esseri. Gli Irochesi (1) lo chiamano “Orenda”, mentre per gli Algonchini (2) è “Manitou”. Esso comprende tutti i poteri magici della “medicina”, dai più bassi ai più elevati. Gli uomini devono ottenere il controllo dei poteri più piccoli, e nel frattempo fare tutto il possibile per ottenere il favore degli spiriti intelligenti, i “Manitou”. Leggi il resto

Gli Hopi e la Danza del Serpente

A cura di Ginetta Rocchi

Danzatori Hopi
Gli Hopi si ritengono i primi abitanti dell’America. Infatti il loro villaggio di “Old Oraibi” è considerato il più antico del Nordamerica. Gli Hopi vivono in villaggi di pietra, con terrazze, appollaiati in cima a tre “mesas” sospese tra cielo e terra, nell’Arizona Settentrionale, a circa 60 miglia a nord della linea principale della Ferrovia di Santa Fe. Gli Hopi si riferiscono a se stessi come “Hopitu Shinumu”, cioè “il piccolo popolo della pace”. Sono agricoltori e il loro alimento principale è il granturco.
I bambini hanno un ruolo importante nella vita degli Hopi, fin dalla nascita. Le bambine in particolare, hanno un posto speciale nella società, poiché assicurano il perpetuarsi della tribù. Il bambino appartiene alla tribù della madre, e i suoi legami più stretti, dalla nascita alla morte li avrà con la madre.
Durante i primi 20 giorni dalla nascita, sono poste nella culla, ai due lati del neonato due pannocchie di granturco. Una rappresenta la madre, l’altra il bimbo. Sono chiamate “pannocchie della madre” e sono considerate sacre. Leggi il resto

Amicizia con la terra

Imperdibile raccolta di fotografie storiche, di racconti, discorsi, poesie dei pellerossa. Incorniciata da una superba impaginazione e accompagnata dalle suggestive fotografie di Edward Curtis (scattate sul finire del secolo scorso), la raccolta che ci viene proposta comprende testi originali dei popoli Nativi americani che ci rendono partecipi del loro profondo amore e rispetto per la natura della quale si sentivano parte assolutamente integrante e comunque “figli”.
Per la nostra moderna società civile, la saggezza che traspira da queste pagine, lungamente ignorata e solo ora parzialmente riscoperta, costituisce un’importante eredità spirituale, altamente remunerativa e di grandissima attualità.
La Via degli Indiani d’America rappresenta uno stile di vita che può condurci ad assumere un nuovo atteggiamento, un modus vivendi che rispetta ogni forma di vita e tiene conto dell’universo nella sua molteplicità. Leggi il resto

La terra è la nostra madre. Discorsi dei capi indiani

“La terra è la nostra madre. Discorsi dei capi indiani” è un libro forte, straziante. Si tratta di una potente raccolta di discorsi svolti da capi indiani o guerrieri autorevolissimi. Discorsi talvolta fatti a rappresentanti del popolo “Invasore”, quel popolo bianco contro il quale si rivolgevano giustissime lamentazioni.
Un esempio vale più di mille parole: “Insudiciano la nostra madre (la terra) con le loro case e la loro spazzatura. La costringono a generare quando non è il suo tempo. E quando non dà più frutti la riempiono di medicine affinché generi ancora. Ciò che fanno non è sacro.
Questo è un breve discorso fatto da Toro Seduto ed è uno dei tantissimi riportati nel libro in questione.Lo considero un ottimo libretto che offre molti spunti di meditazione assai attuali.
Penso che valga molto più del bla-bla che ci propinano i padroni del mondo di oggi quando parlano di rimediare ai danni che l’occidente sta creando al pianeta e quindi a tutti i viventi.
Ah! Costa davvero poco. Leggi il resto

Iniziazione presso gli Amerindi. La capanna sudatoria e i riti sciamanici

Charles-Rafaèl Payeur racconta e analizza in questo libro un’esperienza vissuta presso i nativi americani, una iniziazione ai misteri del sacro, dell’uomo e della natura attraverso il rituale della capanna sudatoria.
Questa cerimonia simboleggia il ritorno nel grembo di Madre Terra ed è una forma di purificazione, sia fisica sia spirituale, accompagnata da preghiere e canti (oltre che un momento di toccante condivisione intorno al Fuoco Sacro, simbolo del Potere Creativo che tutto trasforma e guarisce). Attraverso di essa ci si libera dai gravami dell’identità individuale e si raggiunge una consapevolezza più profonda del proprio Sé interiore.
Payeur introduce il lettore a questa esperienza con sensibilità ed erudiziene. Spesso compara ciò che sta vivendo, e ciò che gli viene insegnato, alle parole dei filosofi classici, alle tradizioni antiche, alle religioni e alle teologie dei popoli più diversi. Spesso cita la Bibbia e la tradizione cristiana, a cui è tornato con rinnovata convinzione, consapevole del fatto che le grandi esperienze spirituali sono costruite sugli stessi archetipi. Leggi il resto

La ruota di medicina. La via amerindiana alla conoscenza di sé

Presso gli Indiani d’America la parola «medicina» indicava molto di più che un rimedio per ristabilire la salute: era un’energia vitale disponibile per tutti coloro che la invocavano ma, soprattutto, significava «conoscenza».
In questo libro Kenneth Meadows ci introduce al lavoro di esplorazione e sviluppo personale per mezzo di uno straordinario strumento: un distillato dell’antica saggezza sciamanica degli Indiani d’America. È un metodo di auto-conoscenza che può aiutarci a prendere coscienza della meraviglia della Natura, a trovare il modo di dirigere consapevolmente il nostro destino, a imparare a vivere il momento presente e trovare soddisfazione nella vita.
Naturalmente si tratta di sistemi e metodi affidati ad una sapienza antica.
Kenneth Meadows ha scritto un testo facile da leggere, completo di esercizi e «compiti esplorativi» illuminanti e divertenti. «Un maestro di medicina mi disse: “Non cercare di seguirmi, di contemplarmi, non inchinarti davanti a me. Questo è il tuo sentiero e cammini su di esso per scoprire la tua verità e acquisire potere con la tua medicina. Solo tu puoi trovarla e divenire libero e responsabile». Leggi il resto

Il Natale nel vecchio west

A cura di Sergio Mura

Una scena natalizia nel west
A partire dalla metà del 1800 la tradizione cristiana del Natale era ben diffusa anche nel vecchio west esattamente come la conosciamo oggi. Più o meno si usava decorare l’albero di Natale, fare i regali, aspettare Babbo Natale (Santa Claus), spedire qualche cartolina o lettera con gli auguri, trascorrere le festività in un clima di generale allegria e festa e divertimento.
E’ chiaro che c’era west e west! Chi viveva alla frontiera era costretto a limitare le attività festaiole per via delle diffuse esigenze della vita di ogni giorno; compresi i notevoli rischi e pericoli.
Più ci si allontanava dalla civiltà e minore era l’eco della mondanità del Natale.
Comunque, anche nelle lande più remote persino i trapper e gli esploratori amavano scambiarsi qualche dono e ricordare il Natale. Leggi il resto

Le Noël Huron (Canto di Natale degli Huron)

A cura di Anna Maria Paoluzzi

Natale tra gli Huron
Quest’inno fu scritto nel 1643 dal gesuita Jean de Brébeuf per la comunità di Huron da lui e altri convertita al cristianesimo.
Brébeuf, che visse tra gli Huron (Wyandot) tra il 1625-1629 e il 1634-49, morì ucciso, assieme al confratello Gabriel Lallemant, dagli Irochesi che avevano attaccato un villaggio Huron e la vicina missione di St. Ignace.
La traduzione italiana è stata condotta sulla versione inglese del linguista John Steckley (Teondecheron),più aderente all’originale Huron della notissima “Twas In The Moon of Winter Time” di Middleton.
In fondo all’articolo trovate un piccolo video in cui è possibile ascoltare dalla voce degli Huron questo Canto di Natale. Leggi il resto

Il Natale al tempo (duro) della Guerra Civile

A cura di Sergio Mura

Molte tra le tradizioni americane di Natale sono nate nel corso del XIX secolo. Paradossalmente, alcune tra le più rilevanti e durature sono venute a maturazione durante gli anni terribili della Guerra Civile, quando la violenza, il caos e la perdita dei beni personali sembravano in grado di soffocare completamente i cori natalizi.
Molti degli artisti di quel periodo, Winslow Homer, Thomas Nast, e Alfred Waud hanno realizzato numerose opere che testimoniano il diffondersi di quelle che oggi consideriamo serenamente delle tradizioni consolidate, come Santa Claus, gli alberi di Natale, lo scambio dei doni e le cartoline di Natale. Nast e Homer dipinsero scene del tempo della guerra civile in cui si viluppava la pratica dell’invio di pacchi regalo contenenti vestiti fatti in casa e cibo per i familiari al fronte.
Anche sul Natale la guerra civile ebbe un fortissimo impatto che lasciò molte conseguenze, non tutte spiacevoli e alcune durature. Leggi il resto

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